Tutte le domande del quiz : Brani lunghitratto da:Ospedale dei Colli Quiz 8 collaboratori amministrativi 2020Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 8 Collaboratori Amministrativi Professionali, categoria D - 2020 - Banca dati UFFICIALE  Esercitati su questo Quiz  |
RISPOSTA   In tutte le epoche ed in tutte le comunità umane si sono date esperienze di religiosità, infatti il praticare culti a forze trascendenti è una costante della convivenza umana. Tuttavia, tali esperienze comuni hanno assunto le forme più diverse. Alcune, come quelle di tipo animista, riconoscono la presenza del trascendente nelle forze della natura e in alcuni individui. In questi casi si può dire che il trascendente sia immanente e il sacro agisca direttamente sul mondo. Altre forme di religiosità presuppongono la presenza di una o più divinità che abitano una dimensione altra rispetto a quella mondana, ma riescono a stabilire un collegamento con gli esseri umani. Tuttavia, il fatto di praticare forme di religiosità non significa necessariamente postulare l'esistenza di un Dio o di più divinità personali: infatti la religiosità si può esprimere anche in modalità non ritualizzate nel contesto di una religione ufficiale, ma determinate dal fatto stesso di agire alcune pratiche e di sviluppare alcune credenze. Molto spesso nella storia umana le pratiche religiose hanno avuto un carattere molto locale, cioè sono state concepite e si sono sviluppate solamente all'interno di un tipo specifico di comunità o di territorio. Le religioni basate sul totemismo e sull'animismo tuttora mantengono un forte radicamento etnico e territoriale locale. Sono però anche comparse, in differenti momenti e in differenti luoghi, pratiche religiose che hanno saputo allargare il proprio raggio di fedeli e adepti a comunità e territori anche assai diversificati tra loro. In alcuni casi esse sono riuscite ad attraversare i confini di territori e di continenti. È per questo che si parla di alcune religioni come "universali", a segnalare il loro espandersi e il loro emanciparsi dalla appartenenza ad una territorio specifico. È questo il caso di religioni come il Buddismo, il Cristianesimo e l'Islam, che si sono largamente diffuse in più aree ed in più culture. È corretto affermare che ogni culto religioso presuppone l'esistenza di una o più divinità? |
RISPOSTA   In tutte le epoche ed in tutte le comunità umane si sono date esperienze di religiosità, infatti il praticare culti a forze trascendenti è una costante della convivenza umana. Tuttavia, tali esperienze comuni hanno assunto le forme più diverse. Alcune, come quelle di tipo animista, riconoscono la presenza del trascendente nelle forze della natura e in alcuni individui. In questi casi si può dire che il trascendente sia immanente e il sacro agisca direttamente sul mondo. Altre forme di religiosità presuppongono la presenza di una o più divinità che abitano una dimensione altra rispetto a quella mondana, ma riescono a stabilire un collegamento con gli esseri umani. Tuttavia, il fatto di praticare forme di religiosità non significa necessariamente postulare l'esistenza di un Dio o di più divinità personali: infatti la religiosità si può esprimere anche in modalità non ritualizzate nel contesto di una religione ufficiale, ma determinate dal fatto stesso di agire alcune pratiche e di sviluppare alcune credenze. Molto spesso nella storia umana le pratiche religiose hanno avuto un carattere molto locale, cioè sono state concepite e si sono sviluppate solamente all'interno di un tipo specifico di comunità o di territorio. Le religioni basate sul totemismo e sull'animismo tuttora mantengono un forte radicamento etnico e territoriale locale. Sono però anche comparse, in differenti momenti e in differenti luoghi, pratiche religiose che hanno saputo allargare il proprio raggio di fedeli e adepti a comunità e territori anche assai diversificati tra loro. In alcuni casi esse sono riuscite ad attraversare i confini di territori e di continenti. È per questo che si parla di alcune religioni come "universali", a segnalare il loro espandersi e il loro emanciparsi dalla appartenenza ad una territorio specifico. È questo il caso di religioni come il Buddismo, il Cristianesimo e l'Islam, che si sono largamente diffuse in più aree ed in più culture. Individuare l'affermazione esatta: |
RISPOSTA   L'Autismo fa parte, insieme alla Sindrome di Asperger, alla Sindrome di Rett, al Disturbo Pervasivo dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato (PDD-NOS) e al Disturbo Disintegrativo dell'Infanzia, del gruppo dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo. Tuttavia i clinici sempre più spesso ormai utilizzano la dizione 'Disturbi dello Spettro Autistico' (Autism Spectrum Disorders, ASD) per Autismo, Asperger e PDD-NOS. Questa definizione (spettro autistico) significa che il disturbo colpisce ciascuna persona in modo differente variando da una lieve a una grave sintomatologia. I disturbi dello spettro autistico originano comunque da una compromissione dello sviluppo che coinvolge le abilità di comunicazione e di socializzazione, e sono in generale associati a comportamenti inusuali (ad esempio comportamenti ripetitivi o stereotipati) e ad un'alterata capacità immaginativa. L'autismo è stato per anni erroneamente considerato un disturbo dovuto ad inadeguate relazioni nell'ambiente familiare dipendenti dal comportamento dei genitori ed attribuito quindi ad un'origine psicodinamica. Attualmente la posizione scientifica condivisa a livello internazionale considera l'autismo una sindrome comportamentale associata ad un disturbo dello sviluppo sia del cervello che comprende alterazioni della struttura e delle funzioni nervose, sia della mente che include alterazioni dello sviluppo psico-cognitivo ed emozionale con esordio nei primi tre anni di vita. Sia fattori genetici che ambientali sono oggi considerati all'origine dello spettro autistico. La sindrome si configura come una disabilità permanente che compare in età infantile ma accompagna il soggetto per tutta la durata della vita. Le caratteristiche del deficit sociale e cognitivo, come in generale la sintomatologia clinica, sono eterogenee in termini di complessità e gravità e presentano un'espressività variabile nel tempo. Dal punto di vista clinico gli individui con autismo sono spesso divisi in due grandi gruppi: autismo sindromico ed autismo primario. L'autismo sindromico, o secondario a cause note, si presenta circa nel 10 % dei casi. In questa categoria la sindrome autistica è associata a malformazioni o caratteristiche dismorfiche evidenti soprattutto a livello facciale. In essa sono compresi individui che mostrano alterazioni in un singolo gene come nel caso della sclerosi tuberosa, della sindrome da X-Fragile, della Neurofibromatosi e di alcune malattie citogenetiche. Inoltre a questa categoria appartengono quei casi dovuti a infezioni contratte dalla madre in gravidanza (quali rosolia e citomegalovirus) e casi di autismo derivanti da esposizione prenatale ad agenti teratogenici quali la talidomide o l'antiepilettico acido valproico. L'autismo primario o idiopatico, detto anche essenziale, è invece caratterizzato dai classici segni clinici della sindrome autistica, mentre sono assenti malformazioni e caratteristiche dismorfiche. A questo secondo gruppo appartiene il restante 90% dei casi. Individuare l'affermazione corretta. |
RISPOSTA   L'Autismo fa parte, insieme alla Sindrome di Asperger, alla Sindrome di Rett, al Disturbo Pervasivo dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato (PDD-NOS) e al Disturbo Disintegrativo dell'Infanzia, del gruppo dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo. Tuttavia i clinici sempre più spesso ormai utilizzano la dizione 'Disturbi dello Spettro Autistico' (Autism Spectrum Disorders, ASD) per Autismo, Asperger e PDD-NOS. Questa definizione (spettro autistico) significa che il disturbo colpisce ciascuna persona in modo differente variando da una lieve a una grave sintomatologia. I disturbi dello spettro autistico originano comunque da una compromissione dello sviluppo che coinvolge le abilità di comunicazione e di socializzazione, e sono in generale associati a comportamenti inusuali (ad esempio comportamenti ripetitivi o stereotipati) e ad un'alterata capacità immaginativa. L'autismo è stato per anni erroneamente considerato un disturbo dovuto ad inadeguate relazioni nell'ambiente familiare dipendenti dal comportamento dei genitori ed attribuito quindi ad un'origine psicodinamica. Attualmente la posizione scientifica condivisa a livello internazionale considera l'autismo una sindrome comportamentale associata ad un disturbo dello sviluppo sia del cervello che comprende alterazioni della struttura e delle funzioni nervose, sia della mente che include alterazioni dello sviluppo psico-cognitivo ed emozionale con esordio nei primi tre anni di vita. Sia fattori genetici che ambientali sono oggi considerati all'origine dello spettro autistico. La sindrome si configura come una disabilità permanente che compare in età infantile ma accompagna il soggetto per tutta la durata della vita. Le caratteristiche del deficit sociale e cognitivo, come in generale la sintomatologia clinica, sono eterogenee in termini di complessità e gravità e presentano un'espressività variabile nel tempo. Dal punto di vista clinico gli individui con autismo sono spesso divisi in due grandi gruppi: autismo sindromico ed autismo primario. L'autismo sindromico, o secondario a cause note, si presenta circa nel 10 % dei casi. In questa categoria la sindrome autistica è associata a malformazioni o caratteristiche dismorfiche evidenti soprattutto a livello facciale. In essa sono compresi individui che mostrano alterazioni in un singolo gene come nel caso della sclerosi tuberosa, della sindrome da X-Fragile, della Neurofibromatosi e di alcune malattie citogenetiche. Inoltre a questa categoria appartengono quei casi dovuti a infezioni contratte dalla madre in gravidanza (quali rosolia e citomegalovirus) e casi di autismo derivanti da esposizione prenatale ad agenti teratogenici quali la talidomide o l'antiepilettico acido valproico. L'autismo primario o idiopatico, detto anche essenziale, è invece caratterizzato dai classici segni clinici della sindrome autistica, mentre sono assenti malformazioni e caratteristiche dismorfiche. A questo secondo gruppo appartiene il restante 90% dei casi. I disturbi dello spettro autistico: |
RISPOSTA   L'Autismo fa parte, insieme alla Sindrome di Asperger, alla Sindrome di Rett, al Disturbo Pervasivo dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato (PDD-NOS) e al Disturbo Disintegrativo dell'Infanzia, del gruppo dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo. Tuttavia i clinici sempre più spesso ormai utilizzano la dizione 'Disturbi dello Spettro Autistico' (Autism Spectrum Disorders, ASD) per Autismo, Asperger e PDD-NOS. Questa definizione (spettro autistico) significa che il disturbo colpisce ciascuna persona in modo differente variando da una lieve a una grave sintomatologia. I disturbi dello spettro autistico originano comunque da una compromissione dello sviluppo che coinvolge le abilità di comunicazione e di socializzazione, e sono in generale associati a comportamenti inusuali (ad esempio comportamenti ripetitivi o stereotipati) e ad un'alterata capacità immaginativa. L'autismo è stato per anni erroneamente considerato un disturbo dovuto ad inadeguate relazioni nell'ambiente familiare dipendenti dal comportamento dei genitori ed attribuito quindi ad un'origine psicodinamica. Attualmente la posizione scientifica condivisa a livello internazionale considera l'autismo una sindrome comportamentale associata ad un disturbo dello sviluppo sia del cervello che comprende alterazioni della struttura e delle funzioni nervose, sia della mente che include alterazioni dello sviluppo psico-cognitivo ed emozionale con esordio nei primi tre anni di vita. Sia fattori genetici che ambientali sono oggi considerati all'origine dello spettro autistico. La sindrome si configura come una disabilità permanente che compare in età infantile ma accompagna il soggetto per tutta la durata della vita. Le caratteristiche del deficit sociale e cognitivo, come in generale la sintomatologia clinica, sono eterogenee in termini di complessità e gravità e presentano un'espressività variabile nel tempo. Dal punto di vista clinico gli individui con autismo sono spesso divisi in due grandi gruppi: autismo sindromico ed autismo primario. L'autismo sindromico, o secondario a cause note, si presenta circa nel 10 % dei casi. In questa categoria la sindrome autistica è associata a malformazioni o caratteristiche dismorfiche evidenti soprattutto a livello facciale. In essa sono compresi individui che mostrano alterazioni in un singolo gene come nel caso della sclerosi tuberosa, della sindrome da X-Fragile, della Neurofibromatosi e di alcune malattie citogenetiche. Inoltre a questa categoria appartengono quei casi dovuti a infezioni contratte dalla madre in gravidanza (quali rosolia e citomegalovirus) e casi di autismo derivanti da esposizione prenatale ad agenti teratogenici quali la talidomide o l'antiepilettico acido valproico. L'autismo primario o idiopatico, detto anche essenziale, è invece caratterizzato dai classici segni clinici della sindrome autistica, mentre sono assenti malformazioni e caratteristiche dismorfiche. A questo secondo gruppo appartiene il restante 90% dei casi. Individuare l'affermazione errata. |
| RISPOSTA   L'Autismo fa parte, insieme alla Sindrome di Asperger, alla Sindrome di Rett, al Disturbo Pervasivo dello Sviluppo Non Altrimenti Specificato (PDD-NOS) e al Disturbo Disintegrativo dell'Infanzia, del gruppo dei Disturbi Pervasivi dello Sviluppo. Tuttavia i clinici sempre più spesso ormai utilizzano la dizione 'Disturbi dello Spettro Autistico' (Autism Spectrum Disorders, ASD) per Autismo, Asperger e PDD-NOS. Questa definizione (spettro autistico) significa che il disturbo colpisce ciascuna persona in modo differente variando da una lieve a una grave sintomatologia. I disturbi dello spettro autistico originano comunque da una compromissione dello sviluppo che coinvolge le abilità di comunicazione e di socializzazione, e sono in generale associati a comportamenti inusuali (ad esempio comportamenti ripetitivi o stereotipati) e ad un'alterata capacità immaginativa. L'autismo è stato per anni erroneamente considerato un disturbo dovuto ad inadeguate relazioni nell'ambiente familiare dipendenti dal comportamento dei genitori ed attribuito quindi ad un'origine psicodinamica. Attualmente la posizione scientifica condivisa a livello internazionale considera l'autismo una sindrome comportamentale associata ad un disturbo dello sviluppo sia del cervello che comprende alterazioni della struttura e delle funzioni nervose, sia della mente che include alterazioni dello sviluppo psico-cognitivo ed emozionale con esordio nei primi tre anni di vita. Sia fattori genetici che ambientali sono oggi considerati all'origine dello spettro autistico. La sindrome si configura come una disabilità permanente che compare in età infantile ma accompagna il soggetto per tutta la durata della vita. Le caratteristiche del deficit sociale e cognitivo, come in generale la sintomatologia clinica, sono eterogenee in termini di complessità e gravità e presentano un'espressività variabile nel tempo. Dal punto di vista clinico gli individui con autismo sono spesso divisi in due grandi gruppi: autismo sindromico ed autismo primario. L'autismo sindromico, o secondario a cause note, si presenta circa nel 10 % dei casi. In questa categoria la sindrome autistica è associata a malformazioni o caratteristiche dismorfiche evidenti soprattutto a livello facciale. In essa sono compresi individui che mostrano alterazioni in un singolo gene come nel caso della sclerosi tuberosa, della sindrome da X-Fragile, della Neurofibromatosi e di alcune malattie citogenetiche. Inoltre a questa categoria appartengono quei casi dovuti a infezioni contratte dalla madre in gravidanza (quali rosolia e citomegalovirus) e casi di autismo derivanti da esposizione prenatale ad agenti teratogenici quali la talidomide o l'antiepilettico acido valproico. L'autismo primario o idiopatico, detto anche essenziale, è invece caratterizzato dai classici segni clinici della sindrome autistica, mentre sono assenti malformazioni e caratteristiche dismorfiche. A questo secondo gruppo appartiene il restante 90% dei casi. L'Autismo sindromico: |
RISPOSTA   L'insieme degli strumenti di cui si avvale la psicologia clinica per effettuare valutazioni e diagnosi, comprende svariati tipi di test: test attitudinali, test di intelligenza, test di personalità, test di profitto, test neuropsicologici ecc...Dal momento che gli psicologi che operano nel contesto clinico, necessitano di fonti diverse per poter fare una diagnosi accurata dell'individuo, l'utilizzo concomitante di più test è da preferirsi rispetto all'impiego di un singolo strumento, perchè anche i reattivi più attendibili e validi non possono autonomamente restituire una diagnosi. Tuttavia, alcuni test neuropsicologici sono strutturati appositamente come strumenti clinici per la valutazione della compromissione delle funzioni mentali e sono in grado, sulla base del punteggio riportato dal soggetto, di fornire indicazioni precise in merito alla compromissione indagata.I principali test che rientrano in questa categoria sono: 1. Il Bender Gestalt test, che misura le funzioni visuo-percettive e visuo-costruttive e che si basa sui principi della psicologia della Gestalt 2. Il test di Goldstein, che nacque per studiare le ripercussioni del danno cerebrale sul comportamento dei soldati durante la prima guerra mondiale, e che tutt'ora è applicato ai cerebrolesi 3. Il test di memoria visiva di Benton, basato sullo studio della percezione spaziale, della memora immediata e della riproduzione visuo- motrice, che valuta lo stato di compromissione delle funzioni psichiche dei bambini e degli adolescenti. Indicare quale tra le seguenti affermazioni è errata: |
RISPOSTA   L'insieme degli strumenti di cui si avvale la psicologia clinica per effettuare valutazioni e diagnosi, comprende svariati tipi di test: test attitudinali, test di intelligenza, test di personalità, test di profitto, test neuropsicologici ecc...Dal momento che gli psicologi che operano nel contesto clinico, necessitano di fonti diverse per poter fare una diagnosi accurata dell'individuo, l'utilizzo concomitante di più test è da preferirsi rispetto all'impiego di un singolo strumento, perchè anche i reattivi più attendibili e validi non possono autonomamente restituire una diagnosi. Tuttavia, alcuni test neuropsicologici sono strutturati appositamente come strumenti clinici per la valutazione della compromissione delle funzioni mentali e sono in grado, sulla base del punteggio riportato dal soggetto, di fornire indicazioni precise in merito alla compromissione indagata.I principali test che rientrano in questa categoria sono: 1. Il Bender Gestalt test, che misura le funzioni visuo-percettive e visuo-costruttive e che si basa sui principi della psicologia della Gestalt 2. Il test di Goldstein, che nacque per studiare le ripercussioni del danno cerebrale sul comportamento dei soldati durante la prima guerra mondiale, e che tutt'ora è applicato ai cerebrolesi 3. Il test di memoria visiva di Benton, basato sullo studio della percezione spaziale, della memora immediata e della riproduzione visuo- motrice, che valuta lo stato di compromissione delle funzioni psichiche dei bambini e degli adolescenti. Il test di Goldstein, il Bender Gestalt test ed il test di memoria visiva di Benton rientrano nella categoria: |
RISPOSTA   L'insieme degli strumenti di cui si avvale la psicologia clinica per effettuare valutazioni e diagnosi, comprende svariati tipi di test: test attitudinali, test di intelligenza, test di personalità, test di profitto, test neuropsicologici ecc...Dal momento che gli psicologi che operano nel contesto clinico, necessitano di fonti diverse per poter fare una diagnosi accurata dell'individuo, l'utilizzo concomitante di più test è da preferirsi rispetto all'impiego di un singolo strumento, perchè anche i reattivi più attendibili e validi non possono autonomamente restituire una diagnosi. Tuttavia, alcuni test neuropsicologici sono strutturati appositamente come strumenti clinici per la valutazione della compromissione delle funzioni mentali e sono in grado, sulla base del punteggio riportato dal soggetto, di fornire indicazioni precise in merito alla compromissione indagata.I principali test che rientrano in questa categoria sono: 1. Il Bender Gestalt test, che misura le funzioni visuo-percettive e visuo-costruttive e che si basa sui principi della psicologia della Gestalt 2. Il test di Goldstein, che nacque per studiare le ripercussioni del danno cerebrale sul comportamento dei soldati durante la prima guerra mondiale, e che tutt'ora è applicato ai cerebrolesi 3. Il test di memoria visiva di Benton, basato sullo studio della percezione spaziale, della memora immediata e della riproduzione visuo- motrice, che valuta lo stato di compromissione delle funzioni psichiche dei bambini e degli adolescenti. Secondo il brano indicare quale tra le seguenti affermazioni è corretta: |
RISPOSTA   L'insieme degli strumenti di cui si avvale la psicologia clinica per effettuare valutazioni e diagnosi, comprende svariati tipi di test: test attitudinali, test di intelligenza, test di personalità, test di profitto, test neuropsicologici ecc...Dal momento che gli psicologi che operano nel contesto clinico, necessitano di fonti diverse per poter fare una diagnosi accurata dell'individuo, l'utilizzo concomitante di più test è da preferirsi rispetto all'impiego di un singolo strumento, perchè anche i reattivi più attendibili e validi non possono autonomamente restituire una diagnosi. Tuttavia, alcuni test neuropsicologici sono strutturati appositamente come strumenti clinici per la valutazione della compromissione delle funzioni mentali e sono in grado, sulla base del punteggio riportato dal soggetto, di fornire indicazioni precise in merito alla compromissione indagata.I principali test che rientrano in questa categoria sono: 1. Il Bender Gestalt test, che misura le funzioni visuo-percettive e visuo-costruttive e che si basa sui principi della psicologia della Gestalt 2. Il test di Goldstein, che nacque per studiare le ripercussioni del danno cerebrale sul comportamento dei soldati durante la prima guerra mondiale, e che tutt'ora è applicato ai cerebrolesi 3. Il test di memoria visiva di Benton, basato sullo studio della percezione spaziale, della memora immediata e della riproduzione visuo- motrice, che valuta lo stato di compromissione delle funzioni psichiche dei bambini e degli adolescenti. Secondo il brano quale test fu utilizzato nella prima guerra mondiale? |
RISPOSTA   La memoria, di qualunque tipo sia, è il frutto di quattro processi diversi: 1. codificazione: processo con il quale si concentra l'attenzione su informazioni nuove che vengono analizzate appena le si contatta. Dall'efficienza della codificazione (attenzione e motivazione) dipende quanto bene sarà conservata la traccia mnemonica. 2. consolidamento: quei processi di modifica delle nozioni appena acquisite, ma ancora labili, in modo da renderli più stabili e di lunga durata. Il consolidamento richiede l'espressione di geni e la sintesi di nuove proteine.3. conservazione: riguarda i meccanismi ed i siti in cui la memoria viene mantenuta per lungo tempo. Tale capacità di conservazione sembra illimitata.4. recupero: quei processi che consentono di richiamare alla mente un ricordo. È la fase di ricostruzione di tutte le distinte informazioni, riguardanti un soggetto, che sono state "archiviate" in zone diverse della neocortex.Classificando la memoria in termini di "tipo di informazione" possiamo distinguere due tipi di memoria che riguardano rispettivamente le capacità pratiche e le conoscenze:- La memoria esplicita è molto duttile; essa si divide in episodica (riguarda eventi ed esperienze personali) e semantica (riguarda la conoscenza di fatti e nozioni). Può essere inoltre definita attraverso 3 stadi di elaborazione: memoria sensoriale, a breve termine e a lungo termine;- La memoria implicita è più rigida e strettamente connessa alle condizioni originali in cui ha avuto luogo l'apprendimento. Essa non dipende direttamente da processi consci, nè il suo ricordo richiede una ricerca conscia delle tracce mnemoniche. È una memoria che si instaura lentamente, a seguito della ripetizione di molti tentativi e si esprime soprattutto sotto forma di prestazioni e non di parole. Le diverse forme di memoria implicita vengono acquisite con forme diverse di apprendimento con l'intervento di aree diverse della corteccia. La memoria implicita può essere definita come "un sistema della consuetudine", come "la conoscenza che è espressa nel corso di una prestazione senza che i soggetti abbiano la consapevolezza fenomenologica di possederla". Individuare l'affermazione errata: |
RISPOSTA   La memoria, di qualunque tipo sia, è il frutto di quattro processi diversi: 1. codificazione: processo con il quale si concentra l'attenzione su informazioni nuove che vengono analizzate appena le si contatta. Dall'efficienza della codificazione (attenzione e motivazione) dipende quanto bene sarà conservata la traccia mnemonica. 2. consolidamento: quei processi di modifica delle nozioni appena acquisite, ma ancora labili, in modo da renderli più stabili e di lunga durata. Il consolidamento richiede l'espressione di geni e la sintesi di nuove proteine.3. conservazione: riguarda i meccanismi ed i siti in cui la memoria viene mantenuta per lungo tempo. Tale capacità di conservazione sembra illimitata.4. recupero: quei processi che consentono di richiamare alla mente un ricordo. È la fase di ricostruzione di tutte le distinte informazioni, riguardanti un soggetto, che sono state "archiviate" in zone diverse della neocortex.Classificando la memoria in termini di "tipo di informazione" possiamo distinguere due tipi di memoria che riguardano rispettivamente le capacità pratiche e le conoscenze:- La memoria esplicita è molto duttile; essa si divide in episodica (riguarda eventi ed esperienze personali) e semantica (riguarda la conoscenza di fatti e nozioni). Può essere inoltre definita attraverso 3 stadi di elaborazione: memoria sensoriale, a breve termine e a lungo termine;- La memoria implicita è più rigida e strettamente connessa alle condizioni originali in cui ha avuto luogo l'apprendimento. Essa non dipende direttamente da processi consci, nè il suo ricordo richiede una ricerca conscia delle tracce mnemoniche. È una memoria che si instaura lentamente, a seguito della ripetizione di molti tentativi e si esprime soprattutto sotto forma di prestazioni e non di parole. Le diverse forme di memoria implicita vengono acquisite con forme diverse di apprendimento con l'intervento di aree diverse della corteccia. La memoria implicita può essere definita come "un sistema della consuetudine", come "la conoscenza che è espressa nel corso di una prestazione senza che i soggetti abbiano la consapevolezza fenomenologica di possederla". Quale tra i seguenti processi consente di migliorare stabilità e durata dei ricordi? |
| RISPOSTA   La memoria, di qualunque tipo sia, è il frutto di quattro processi diversi: 1. codificazione: processo con il quale si concentra l'attenzione su informazioni nuove che vengono analizzate appena le si contatta. Dall'efficienza della codificazione (attenzione e motivazione) dipende quanto bene sarà conservata la traccia mnemonica. 2. consolidamento: quei processi di modifica delle nozioni appena acquisite, ma ancora labili, in modo da renderli più stabili e di lunga durata. Il consolidamento richiede l'espressione di geni e la sintesi di nuove proteine.3. conservazione: riguarda i meccanismi ed i siti in cui la memoria viene mantenuta per lungo tempo. Tale capacità di conservazione sembra illimitata.4. recupero: quei processi che consentono di richiamare alla mente un ricordo. È la fase di ricostruzione di tutte le distinte informazioni, riguardanti un soggetto, che sono state "archiviate" in zone diverse della neocortex.Classificando la memoria in termini di "tipo di informazione" possiamo distinguere due tipi di memoria che riguardano rispettivamente le capacità pratiche e le conoscenze:- La memoria esplicita è molto duttile; essa si divide in episodica (riguarda eventi ed esperienze personali) e semantica (riguarda la conoscenza di fatti e nozioni). Può essere inoltre definita attraverso 3 stadi di elaborazione: memoria sensoriale, a breve termine e a lungo termine;- La memoria implicita è più rigida e strettamente connessa alle condizioni originali in cui ha avuto luogo l'apprendimento. Essa non dipende direttamente da processi consci, nè il suo ricordo richiede una ricerca conscia delle tracce mnemoniche. È una memoria che si instaura lentamente, a seguito della ripetizione di molti tentativi e si esprime soprattutto sotto forma di prestazioni e non di parole. Le diverse forme di memoria implicita vengono acquisite con forme diverse di apprendimento con l'intervento di aree diverse della corteccia. La memoria implicita può essere definita come "un sistema della consuetudine", come "la conoscenza che è espressa nel corso di una prestazione senza che i soggetti abbiano la consapevolezza fenomenologica di possederla". Quale tra le seguenti affermazioni non si riferisce correttamente alla memoria di tipo esplicito? |
RISPOSTA   La memoria, di qualunque tipo sia, è il frutto di quattro processi diversi: 1. codificazione: processo con il quale si concentra l'attenzione su informazioni nuove che vengono analizzate appena le si contatta. Dall'efficienza della codificazione (attenzione e motivazione) dipende quanto bene sarà conservata la traccia mnemonica. 2. consolidamento: quei processi di modifica delle nozioni appena acquisite, ma ancora labili, in modo da renderli più stabili e di lunga durata. Il consolidamento richiede l'espressione di geni e la sintesi di nuove proteine.3. conservazione: riguarda i meccanismi ed i siti in cui la memoria viene mantenuta per lungo tempo. Tale capacità di conservazione sembra illimitata.4. recupero: quei processi che consentono di richiamare alla mente un ricordo. È la fase di ricostruzione di tutte le distinte informazioni, riguardanti un soggetto, che sono state "archiviate" in zone diverse della neocortex.Classificando la memoria in termini di "tipo di informazione" possiamo distinguere due tipi di memoria che riguardano rispettivamente le capacità pratiche e le conoscenze:- La memoria esplicita è molto duttile; essa si divide in episodica (riguarda eventi ed esperienze personali) e semantica (riguarda la conoscenza di fatti e nozioni). Può essere inoltre definita attraverso 3 stadi di elaborazione: memoria sensoriale, a breve termine e a lungo termine;- La memoria implicita è più rigida e strettamente connessa alle condizioni originali in cui ha avuto luogo l'apprendimento. Essa non dipende direttamente da processi consci, nè il suo ricordo richiede una ricerca conscia delle tracce mnemoniche. È una memoria che si instaura lentamente, a seguito della ripetizione di molti tentativi e si esprime soprattutto sotto forma di prestazioni e non di parole. Le diverse forme di memoria implicita vengono acquisite con forme diverse di apprendimento con l'intervento di aree diverse della corteccia. La memoria implicita può essere definita come "un sistema della consuetudine", come "la conoscenza che è espressa nel corso di una prestazione senza che i soggetti abbiano la consapevolezza fenomenologica di possederla". Indicare quale tra i seguenti completamenti non è esatto: "La memoria di tipo implicito ______.". |
| RISPOSTA   La ricerca sperimentale ha come obiettivo principale l'individuazione di relazioni causali tra fattori e si basa sulla manipolazione della variabile indipendente (x) nonché sulla rilevazione dei suoi effetti sulla variabile dipendente (y). La variabile indipendente è manipolata poiché è quella che viene gestita dallo sperimentatore, mentre la variabile dipendente varia a seconda del cambiamento della variabile x, senza però essere modificata direttamente dallo sperimentatore. Ad esempio, volendo valutare i livelli di concentrazione (y) degli studenti a seconda delle ore di lezione (x), si manipolerebbe la variabile x, aumentando e diminuendo le ore di lezione, e si osserverebbe poi il cambiamento (o meno) dei livelli di concentrazione degli studenti.La sperimentazione viene in genere condotta in un ambiente controllato, quale ad esempio il laboratorio, dal momento che in un contesto non controllato, quale potrebbe essere l'ambiente naturale, risulterebbe impossibile per lo sperimentatore agire sulla variabile di interesse.Il disegno sperimentale rappresenta la struttura di base di tutta la ricerca, garantisce la validità interna dello studio ed in misura minore anche quella esterna. Un disegno di ricerca sperimentale dovrebbe inoltre consentire una interpretazione non ambigua dei risultati, escludendo a priori tutte le possibili interpretazioni alternative ed assicurando l'affidabilità dei risultati. Nel disegno di ricerca sperimentale, lo sperimentatore: |
RISPOSTA   La ricerca sperimentale ha come obiettivo principale l'individuazione di relazioni causali tra fattori e si basa sulla manipolazione della variabile indipendente (x) nonché sulla rilevazione dei suoi effetti sulla variabile dipendente (y). La variabile indipendente è manipolata poiché è quella che viene gestita dallo sperimentatore, mentre la variabile dipendente varia a seconda del cambiamento della variabile x, senza però essere modificata direttamente dallo sperimentatore. Ad esempio, volendo valutare i livelli di concentrazione (y) degli studenti a seconda delle ore di lezione (x), si manipolerebbe la variabile x, aumentando e diminuendo le ore di lezione, e si osserverebbe poi il cambiamento (o meno) dei livelli di concentrazione degli studenti.La sperimentazione viene in genere condotta in un ambiente controllato, quale ad esempio il laboratorio, dal momento che in un contesto non controllato, quale potrebbe essere l'ambiente naturale, risulterebbe impossibile per lo sperimentatore agire sulla variabile di interesse.Il disegno sperimentale rappresenta la struttura di base di tutta la ricerca, garantisce la validità interna dello studio ed in misura minore anche quella esterna. Un disegno di ricerca sperimentale dovrebbe inoltre consentire una interpretazione non ambigua dei risultati, escludendo a priori tutte le possibili interpretazioni alternative ed assicurando l'affidabilità dei risultati. La variabile dipendente: |
RISPOSTA   La ricerca sperimentale ha come obiettivo principale l'individuazione di relazioni causali tra fattori e si basa sulla manipolazione della variabile indipendente (x) nonché sulla rilevazione dei suoi effetti sulla variabile dipendente (y). La variabile indipendente è manipolata poiché è quella che viene gestita dallo sperimentatore, mentre la variabile dipendente varia a seconda del cambiamento della variabile x, senza però essere modificata direttamente dallo sperimentatore. Ad esempio, volendo valutare i livelli di concentrazione (y) degli studenti a seconda delle ore di lezione (x), si manipolerebbe la variabile x, aumentando e diminuendo le ore di lezione, e si osserverebbe poi il cambiamento (o meno) dei livelli di concentrazione degli studenti.La sperimentazione viene in genere condotta in un ambiente controllato, quale ad esempio il laboratorio, dal momento che in un contesto non controllato, quale potrebbe essere l'ambiente naturale, risulterebbe impossibile per lo sperimentatore agire sulla variabile di interesse.Il disegno sperimentale rappresenta la struttura di base di tutta la ricerca, garantisce la validità interna dello studio ed in misura minore anche quella esterna. Un disegno di ricerca sperimentale dovrebbe inoltre consentire una interpretazione non ambigua dei risultati, escludendo a priori tutte le possibili interpretazioni alternative ed assicurando l'affidabilità dei risultati. Un disegno di ricerca sperimentale: |
RISPOSTA   La ricerca sperimentale ha come obiettivo principale l'individuazione di relazioni causali tra fattori e si basa sulla manipolazione della variabile indipendente (x) nonché sulla rilevazione dei suoi effetti sulla variabile dipendente (y). La variabile indipendente è manipolata poiché è quella che viene gestita dallo sperimentatore, mentre la variabile dipendente varia a seconda del cambiamento della variabile x, senza però essere modificata direttamente dallo sperimentatore. Ad esempio, volendo valutare i livelli di concentrazione (y) degli studenti a seconda delle ore di lezione (x), si manipolerebbe la variabile x, aumentando e diminuendo le ore di lezione, e si osserverebbe poi il cambiamento (o meno) dei livelli di concentrazione degli studenti.La sperimentazione viene in genere condotta in un ambiente controllato, quale ad esempio il laboratorio, dal momento che in un contesto non controllato, quale potrebbe essere l'ambiente naturale, risulterebbe impossibile per lo sperimentatore agire sulla variabile di interesse.Il disegno sperimentale rappresenta la struttura di base di tutta la ricerca, garantisce la validità interna dello studio ed in misura minore anche quella esterna. Un disegno di ricerca sperimentale dovrebbe inoltre consentire una interpretazione non ambigua dei risultati, escludendo a priori tutte le possibili interpretazioni alternative ed assicurando l'affidabilità dei risultati. Nell'esempio riportato nel brano (ore di lezione-livelli di concentrazione), la variabile "livelli di concentrazione": |
RISPOSTA   Le lavagne interattive, favorendo l'apprendimento visivo, costituiscono un utile strumento didattico in grado di rispondere alle esigenze di un grande numero di studenti, compresa, secondo la definizione che ne dà il noto pedagogista Dario Ianes, la complessa galassia degli alunni con "bisogni educativi speciali" quali i casi di disabilità, gli studenti stranieri di recente immigrazione, gli studenti con DSA (esempio dislessia) ed a-specifici.In particolare l'uso delle LIM, permettendo un ampio ricorso a risorse di tipo iconico, favorisce l'apprendimento nei soggetti sordi i quali, come è noto, posseggono capacità di apprendimento visuo-spaziale superiori alla norma. Possono inoltre trarne beneficio anche gli studenti ipovedenti dal momento che le LIM permettono di ingrandire immagini e caratteri nonché di lavorare su aspetti quali il contrasto e il colore e di trasformare il testo scritto a mano in testo a caratteri di stampa.Attualmente la principale novità nel panorama delle tecnologie didattiche è costituita proprio dalle lavagne interattive, che sono comparse sul finire degli anni '90.La lavagna interattiva è uno strumento che racchiude in un unico oggetto le principali tecnologie didattiche precedentemente utilizzate (video proiettore, videoregistratore, televisione, computer).Le LIM stimolano, oltre ad un apprendimento di tipo uditivo (possibilità di inserire suoni, registrazioni di voci narranti, musiche) e tattile/cinestesico, anche e soprattutto un apprendimento di tipo visivo.I punti di forza della LIM consistono nella chiarezza degli stimoli, nelle dimensioni delle immagini, nella presenza di uno schermo dinamico, nella possibilità di creare, spostare, recuperare e salvare una grande quantità di risorse. La versatilità delle LIM permette di dare risposte personalizzate a complessi bisogni di apprendimento.Stimolando più canali percettivi si incontrano le esigenze di studenti con stili diversi di apprendimento.L'utilizzo di elementi visivi (statici o dinamici), in particolare stimola:-le abilità dello studente di analizzare e processare l'informazione,-le capacità di astrazione,-la memorizzazione dei materiali,-l'apprendimento cooperativo,-la motivazione e il coinvolgimento attivo,-l'attenzione. Perché l'utilizzo della lavagna interattiva può essere un sussidio utile all'apprendimento negli alunni sordi? |
RISPOSTA   Le lavagne interattive, favorendo l'apprendimento visivo, costituiscono un utile strumento didattico in grado di rispondere alle esigenze di un grande numero di studenti, compresa, secondo la definizione che ne dà il noto pedagogista Dario Ianes, la complessa galassia degli alunni con "bisogni educativi speciali" quali i casi di disabilità, gli studenti stranieri di recente immigrazione, gli studenti con DSA (esempio dislessia) ed a-specifici.In particolare l'uso delle LIM, permettendo un ampio ricorso a risorse di tipo iconico, favorisce l'apprendimento nei soggetti sordi i quali, come è noto, posseggono capacità di apprendimento visuo-spaziale superiori alla norma. Possono inoltre trarne beneficio anche gli studenti ipovedenti dal momento che le LIM permettono di ingrandire immagini e caratteri nonché di lavorare su aspetti quali il contrasto e il colore e di trasformare il testo scritto a mano in testo a caratteri di stampa.Attualmente la principale novità nel panorama delle tecnologie didattiche è costituita proprio dalle lavagne interattive, che sono comparse sul finire degli anni '90.La lavagna interattiva è uno strumento che racchiude in un unico oggetto le principali tecnologie didattiche precedentemente utilizzate (video proiettore, videoregistratore, televisione, computer).Le LIM stimolano, oltre ad un apprendimento di tipo uditivo (possibilità di inserire suoni, registrazioni di voci narranti, musiche) e tattile/cinestesico, anche e soprattutto un apprendimento di tipo visivo.I punti di forza della LIM consistono nella chiarezza degli stimoli, nelle dimensioni delle immagini, nella presenza di uno schermo dinamico, nella possibilità di creare, spostare, recuperare e salvare una grande quantità di risorse. La versatilità delle LIM permette di dare risposte personalizzate a complessi bisogni di apprendimento.Stimolando più canali percettivi si incontrano le esigenze di studenti con stili diversi di apprendimento.L'utilizzo di elementi visivi (statici o dinamici), in particolare stimola:-le abilità dello studente di analizzare e processare l'informazione,-le capacità di astrazione,-la memorizzazione dei materiali,-l'apprendimento cooperativo,-la motivazione e il coinvolgimento attivo,-l'attenzione. Quale tipo di apprendimento può essere favorito dall'utilizzo delle lavagne interattive? |
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In tutte le epoche ed in tutte le comunità umane si sono date esperienze di religiosità, infatti il praticare culti a forze trascendenti è una costante della convivenza umana. Tuttavia, tali esperienze comuni hanno assunto le forme più diverse. Alcune, come quelle di tipo animista, riconoscono la presenza del trascendente nelle forze della natura e in alcuni individui. In questi casi si può dire che il trascendente sia immanente e il sacro agisca direttamente sul mondo. Altre forme di religiosità presuppongono la presenza di una o più divinità che abitano una dimensione altra rispetto a quella mondana, ma riescono a stabilire un collegamento con gli esseri umani. Tuttavia, il fatto di praticare forme di religiosità non significa necessariamente postulare l'esistenza di un Dio o di più divinità personali: infatti la religiosità si può esprimere anche in modalità non ritualizzate nel contesto di una religione ufficiale, ma determinate dal fatto stesso di agire alcune pratiche e di sviluppare alcune credenze. Molto spesso nella storia umana le pratiche religiose hanno avuto un carattere molto locale, cioè sono state concepite e si sono sviluppate solamente all'interno di un tipo specifico di comunità o di territorio. Le religioni basate sul totemismo e sull'animismo tuttora mantengono un forte radicamento etnico e territoriale locale. Sono però anche comparse, in differenti momenti e in differenti luoghi, pratiche religiose che hanno saputo allargare il proprio raggio di fedeli e adepti a comunità e territori anche assai diversificati tra loro. In alcuni casi esse sono riuscite ad attraversare i confini di territori e di continenti. È per questo che si parla di alcune religioni come "universali", a segnalare il loro espandersi e il loro emanciparsi dalla appartenenza ad una territorio specifico. È questo il caso di religioni come il Buddismo, il Cristianesimo e l'Islam, che si sono largamente diffuse in più aree ed in più culture. È corretto affermare che ogni culto religioso presuppone l'esistenza di una o più divinità?
In tutte le epoche ed in tutte le comunità umane si sono date esperienze di religiosità, infatti il praticare culti a forze trascendenti è una costante della convivenza umana. Tuttavia, tali esperienze comuni hanno assunto le forme più diverse. Alcune, come quelle di tipo animista, riconoscono la presenza del trascendente nelle forze della natura e in alcuni individui. In questi casi si può dire che il trascendente sia immanente e il sacro agisca direttamente sul mondo. Altre forme di religiosità presuppongono la presenza di una o più divinità che abitano una dimensione altra rispetto a quella mondana, ma riescono a stabilire un collegamento con gli esseri umani. Tuttavia, il fatto di praticare forme di religiosità non significa necessariamente postulare l'esistenza di un Dio o di più divinità personali: infatti la religiosità si può esprimere anche in modalità non ritualizzate nel contesto di una religione ufficiale, ma determinate dal fatto stesso di agire alcune pratiche e di sviluppare alcune credenze. Molto spesso nella storia umana le pratiche religiose hanno avuto un carattere molto locale, cioè sono state concepite e si sono sviluppate solamente all'interno di un tipo specifico di comunità o di territorio. Le religioni basate sul totemismo e sull'animismo tuttora mantengono un forte radicamento etnico e territoriale locale. Sono però anche comparse, in differenti momenti e in differenti luoghi, pratiche religiose che hanno saputo allargare il proprio raggio di fedeli e adepti a comunità e territori anche assai diversificati tra loro. In alcuni casi esse sono riuscite ad attraversare i confini di territori e di continenti. È per questo che si parla di alcune religioni come "universali", a segnalare il loro espandersi e il loro emanciparsi dalla appartenenza ad una territorio specifico. È questo il caso di religioni come il Buddismo, il Cristianesimo e l'Islam, che si sono largamente diffuse in più aree ed in più culture. Individuare l'affermazione esatta: