Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Comune di Napoli / RIPAM Quiz - Concorso pubblico per il reclutamento di 94 istruttori socio-educativi (categoria C, posizione economica C1, codice concorso ISE/NAE)  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Come candele al vento si sono spente nel mondo già tre delle otto sottospecie di tigre esistenti, le cinque sopravvissute sono a rischio. Ma c'è ancora una speranza. Un gruppo di esperti si è unito per ideare un sistema di riferimento destinato a chi si occupa della tutela del felino. Con l'aiuto di immagini satellite hanno tracciato una serie di unità protette, foreste cioè dove le tigri siano libere di condurre la propria battaglia per la sopravvivenza, nel subcontinente indiano, in Indocina e in Indonesia. Eppure, alcune comunità più marginali rischiano di svanire in un paio di anni e le zone che, dallo spazio, appaiono ricche di foreste, potrebbero in realtà rivelarsi prive di animali. In India la tigre è rispettata per tradizione e per fede. Ma convivere con il felino è questione ben più pragmatica, soprattutto se è a rischio la vita dell'uomo e quella del bestiame; allora i contadini si armano. Ma c'è un'altra minaccia, più grave: il bracconaggio per rifornire di ossa e organi di tigre la medicina tradizionale cinese e la produzione di afrodisiaci. Non esistono tuttavia prove scientifiche a favore delle virtù terapeutiche delle ossa, che sono come quelle di ogni altro mammifero: per ottenere il "sensazionale effetto" afrodisiaco desiderato dai consumatori, spesso i fornitori vi aggiungono arsenico e mercurio. Tre sottospecie di tigre si sono estinte: |
RISPOSTA   Come candele al vento si sono spente nel mondo già tre delle otto sottospecie di tigre esistenti, le cinque sopravvissute sono a rischio. Ma c'è ancora una speranza. Un gruppo di esperti si è unito per ideare un sistema di riferimento destinato a chi si occupa della tutela del felino. Con l'aiuto di immagini satellite hanno tracciato una serie di unità protette, foreste cioè dove le tigri siano libere di condurre la propria battaglia per la sopravvivenza, nel subcontinente indiano, in Indocina e in Indonesia. Eppure, alcune comunità più marginali rischiano di svanire in un paio di anni e le zone che, dallo spazio, appaiono ricche di foreste, potrebbero in realtà rivelarsi prive di animali. In India la tigre è rispettata per tradizione e per fede. Ma convivere con il felino è questione ben più pragmatica, soprattutto se è a rischio la vita dell'uomo e quella del bestiame; allora i contadini si armano. Ma c'è un'altra minaccia, più grave: il bracconaggio per rifornire di ossa e organi di tigre la medicina tradizionale cinese e la produzione di afrodisiaci. Non esistono tuttavia prove scientifiche a favore delle virtù terapeutiche delle ossa, che sono come quelle di ogni altro mammifero: per ottenere il "sensazionale effetto" afrodisiaco desiderato dai consumatori, spesso i fornitori vi aggiungono arsenico e mercurio. Le sottospecie di tigre che sono sopravvissute: |
| RISPOSTA   Come candele al vento si sono spente nel mondo già tre delle otto sottospecie di tigre esistenti, le cinque sopravvissute sono a rischio. Ma c'è ancora una speranza. Un gruppo di esperti si è unito per ideare un sistema di riferimento destinato a chi si occupa della tutela del felino. Con l'aiuto di immagini satellite hanno tracciato una serie di unità protette, foreste cioè dove le tigri siano libere di condurre la propria battaglia per la sopravvivenza, nel subcontinente indiano, in Indocina e in Indonesia. Eppure, alcune comunità più marginali rischiano di svanire in un paio di anni e le zone che, dallo spazio, appaiono ricche di foreste, potrebbero in realtà rivelarsi prive di animali. In India la tigre è rispettata per tradizione e per fede. Ma convivere con il felino è questione ben più pragmatica, soprattutto se è a rischio la vita dell'uomo e quella del bestiame; allora i contadini si armano. Ma c'è un'altra minaccia, più grave: il bracconaggio per rifornire di ossa e organi di tigre la medicina tradizionale cinese e la produzione di afrodisiaci. Non esistono tuttavia prove scientifiche a favore delle virtù terapeutiche delle ossa, che sono come quelle di ogni altro mammifero: per ottenere il "sensazionale effetto" afrodisiaco desiderato dai consumatori, spesso i fornitori vi aggiungono arsenico e mercurio. I produttori di afrodisiaci: |
RISPOSTA   Come candele al vento si sono spente nel mondo già tre delle otto sottospecie di tigre esistenti, le cinque sopravvissute sono a rischio. Ma c'è ancora una speranza. Un gruppo di esperti si è unito per ideare un sistema di riferimento destinato a chi si occupa della tutela del felino. Con l'aiuto di immagini satellite hanno tracciato una serie di unità protette, foreste cioè dove le tigri siano libere di condurre la propria battaglia per la sopravvivenza, nel subcontinente indiano, in Indocina e in Indonesia. Eppure, alcune comunità più marginali rischiano di svanire in un paio di anni e le zone che, dallo spazio, appaiono ricche di foreste, potrebbero in realtà rivelarsi prive di animali. In India la tigre è rispettata per tradizione e per fede. Ma convivere con il felino è questione ben più pragmatica, soprattutto se è a rischio la vita dell'uomo e quella del bestiame; allora i contadini si armano. Ma c'è un'altra minaccia, più grave: il bracconaggio per rifornire di ossa e organi di tigre la medicina tradizionale cinese e la produzione di afrodisiaci. Non esistono tuttavia prove scientifiche a favore delle virtù terapeutiche delle ossa, che sono come quelle di ogni altro mammifero: per ottenere il "sensazionale effetto" afrodisiaco desiderato dai consumatori, spesso i fornitori vi aggiungono arsenico e mercurio. Le zone che, dallo spazio, appaiono ricche di foreste: |
| RISPOSTA   Come candele al vento si sono spente nel mondo già tre delle otto sottospecie di tigre esistenti, le cinque sopravvissute sono a rischio. Ma c'è ancora una speranza. Un gruppo di esperti si è unito per ideare un sistema di riferimento destinato a chi si occupa della tutela del felino. Con l'aiuto di immagini satellite hanno tracciato una serie di unità protette, foreste cioè dove le tigri siano libere di condurre la propria battaglia per la sopravvivenza, nel subcontinente indiano, in Indocina e in Indonesia. Eppure, alcune comunità più marginali rischiano di svanire in un paio di anni e le zone che, dallo spazio, appaiono ricche di foreste, potrebbero in realtà rivelarsi prive di animali. In India la tigre è rispettata per tradizione e per fede. Ma convivere con il felino è questione ben più pragmatica, soprattutto se è a rischio la vita dell'uomo e quella del bestiame; allora i contadini si armano. Ma c'è un'altra minaccia, più grave: il bracconaggio per rifornire di ossa e organi di tigre la medicina tradizionale cinese e la produzione di afrodisiaci. Non esistono tuttavia prove scientifiche a favore delle virtù terapeutiche delle ossa, che sono come quelle di ogni altro mammifero: per ottenere il "sensazionale effetto" afrodisiaco desiderato dai consumatori, spesso i fornitori vi aggiungono arsenico e mercurio. Come sistema di riferimento, sono state tracciate una serie di unità protette: |
RISPOSTA   Dai suoi primordi, la tecnologia degli impulsi laser ultrabrevi ha ottenuto importanti successi. Nello scorso decennio si sono prodotti impulsi al di sotto di 10 femtosecondi e ha visto la luce una nuova generazione di laser versatili e compatti. L'impiego di impulsi luminosi ultrabrevi è utile per studiare in dettaglio processi fondamentali - come i moti degli elettroni durante la rottura o la formazione di legami atomici e molecolari che avvengono a scale temporali dell'ordine di centinaia di femtosecondi. Il pionieristico lavoro svolto al California Institute of Technology, ha consentito di osservare reazioni a scale temporali di circa 200 femtosecondi. Molte applicazioni sfruttano la potenza elevatissima e concentrata nel tempo che ogni impulso fornisce. Sebbene la potenza media del laser e l'energia di un impulso siano molto contenute, la breve durata dell'impulso stesso fa sì che i valori di picco siano molto alti. Quando è focalizzata su un punto, questa energia riesce a vaporizzare molti materiali, rendendo i laser a impulsi ultrabrevi adatti per microlavorazioni di precisione. Anche in campo medico le applicazioni non mancano: in chirurgia microvascolare un laser a impulsi ultrabrevi può praticare minuscoli fori nelle pareti del cuore per fornire sangue ossigenato al muscolo cardiaco se i vasi sono bloccati. Un'ulteriore applicazione si è avuta al Lawrence Livermore National Laboratory, dove si sono usati laser a impulsi ultrabrevi per rimuovere intrusioni ossee nel midollo spinale senza danneggiare il tessuto nervoso adiacente. I laser a impulsi ultrabrevi, in futuro, contribuiranno in misura sempre maggiore alla qualità della vita e allo sviluppo dell'economia mondiale. In un laboratorio di ricerca, utilizzando il laser ultrabreve, sono state effettuate operazioni di: |
RISPOSTA   Dai suoi primordi, la tecnologia degli impulsi laser ultrabrevi ha ottenuto importanti successi. Nello scorso decennio si sono prodotti impulsi al di sotto di 10 femtosecondi e ha visto la luce una nuova generazione di laser versatili e compatti. L'impiego di impulsi luminosi ultrabrevi è utile per studiare in dettaglio processi fondamentali - come i moti degli elettroni durante la rottura o la formazione di legami atomici e molecolari che avvengono a scale temporali dell'ordine di centinaia di femtosecondi. Il pionieristico lavoro svolto al California Institute of Technology, ha consentito di osservare reazioni a scale temporali di circa 200 femtosecondi. Molte applicazioni sfruttano la potenza elevatissima e concentrata nel tempo che ogni impulso fornisce. Sebbene la potenza media del laser e l'energia di un impulso siano molto contenute, la breve durata dell'impulso stesso fa sì che i valori di picco siano molto alti. Quando è focalizzata su un punto, questa energia riesce a vaporizzare molti materiali, rendendo i laser a impulsi ultrabrevi adatti per microlavorazioni di precisione. Anche in campo medico le applicazioni non mancano: in chirurgia microvascolare un laser a impulsi ultrabrevi può praticare minuscoli fori nelle pareti del cuore per fornire sangue ossigenato al muscolo cardiaco se i vasi sono bloccati. Un'ulteriore applicazione si è avuta al Lawrence Livermore National Laboratory, dove si sono usati laser a impulsi ultrabrevi per rimuovere intrusioni ossee nel midollo spinale senza danneggiare il tessuto nervoso adiacente. I laser a impulsi ultrabrevi, in futuro, contribuiranno in misura sempre maggiore alla qualità della vita e allo sviluppo dell'economia mondiale. Quando l'energia di un impulso viene focalizzata su un punto: |
RISPOSTA   Dai suoi primordi, la tecnologia degli impulsi laser ultrabrevi ha ottenuto importanti successi. Nello scorso decennio si sono prodotti impulsi al di sotto di 10 femtosecondi e ha visto la luce una nuova generazione di laser versatili e compatti. L'impiego di impulsi luminosi ultrabrevi è utile per studiare in dettaglio processi fondamentali - come i moti degli elettroni durante la rottura o la formazione di legami atomici e molecolari che avvengono a scale temporali dell'ordine di centinaia di femtosecondi. Il pionieristico lavoro svolto al California Institute of Technology, ha consentito di osservare reazioni a scale temporali di circa 200 femtosecondi. Molte applicazioni sfruttano la potenza elevatissima e concentrata nel tempo che ogni impulso fornisce. Sebbene la potenza media del laser e l'energia di un impulso siano molto contenute, la breve durata dell'impulso stesso fa sì che i valori di picco siano molto alti. Quando è focalizzata su un punto, questa energia riesce a vaporizzare molti materiali, rendendo i laser a impulsi ultrabrevi adatti per microlavorazioni di precisione. Anche in campo medico le applicazioni non mancano: in chirurgia microvascolare un laser a impulsi ultrabrevi può praticare minuscoli fori nelle pareti del cuore per fornire sangue ossigenato al muscolo cardiaco se i vasi sono bloccati. Un'ulteriore applicazione si è avuta al Lawrence Livermore National Laboratory, dove si sono usati laser a impulsi ultrabrevi per rimuovere intrusioni ossee nel midollo spinale senza danneggiare il tessuto nervoso adiacente. I laser a impulsi ultrabrevi, in futuro, contribuiranno in misura sempre maggiore alla qualità della vita e allo sviluppo dell'economia mondiale. I laser ultrabrevi si basano: |
RISPOSTA   Dai suoi primordi, la tecnologia degli impulsi laser ultrabrevi ha ottenuto importanti successi. Nello scorso decennio si sono prodotti impulsi al di sotto di 10 femtosecondi e ha visto la luce una nuova generazione di laser versatili e compatti. L'impiego di impulsi luminosi ultrabrevi è utile per studiare in dettaglio processi fondamentali - come i moti degli elettroni durante la rottura o la formazione di legami atomici e molecolari che avvengono a scale temporali dell'ordine di centinaia di femtosecondi. Il pionieristico lavoro svolto al California Institute of Technology, ha consentito di osservare reazioni a scale temporali di circa 200 femtosecondi. Molte applicazioni sfruttano la potenza elevatissima e concentrata nel tempo che ogni impulso fornisce. Sebbene la potenza media del laser e l'energia di un impulso siano molto contenute, la breve durata dell'impulso stesso fa sì che i valori di picco siano molto alti. Quando è focalizzata su un punto, questa energia riesce a vaporizzare molti materiali, rendendo i laser a impulsi ultrabrevi adatti per microlavorazioni di precisione. Anche in campo medico le applicazioni non mancano: in chirurgia microvascolare un laser a impulsi ultrabrevi può praticare minuscoli fori nelle pareti del cuore per fornire sangue ossigenato al muscolo cardiaco se i vasi sono bloccati. Un'ulteriore applicazione si è avuta al Lawrence Livermore National Laboratory, dove si sono usati laser a impulsi ultrabrevi per rimuovere intrusioni ossee nel midollo spinale senza danneggiare il tessuto nervoso adiacente. I laser a impulsi ultrabrevi, in futuro, contribuiranno in misura sempre maggiore alla qualità della vita e allo sviluppo dell'economia mondiale. Il laser ad impulsi ultrabrevi: |
| RISPOSTA   Dai suoi primordi, la tecnologia degli impulsi laser ultrabrevi ha ottenuto importanti successi. Nello scorso decennio si sono prodotti impulsi al di sotto di 10 femtosecondi e ha visto la luce una nuova generazione di laser versatili e compatti. L'impiego di impulsi luminosi ultrabrevi è utile per studiare in dettaglio processi fondamentali - come i moti degli elettroni durante la rottura o la formazione di legami atomici e molecolari che avvengono a scale temporali dell'ordine di centinaia di femtosecondi. Il pionieristico lavoro svolto al California Institute of Technology, ha consentito di osservare reazioni a scale temporali di circa 200 femtosecondi. Molte applicazioni sfruttano la potenza elevatissima e concentrata nel tempo che ogni impulso fornisce. Sebbene la potenza media del laser e l'energia di un impulso siano molto contenute, la breve durata dell'impulso stesso fa sì che i valori di picco siano molto alti. Quando è focalizzata su un punto, questa energia riesce a vaporizzare molti materiali, rendendo i laser a impulsi ultrabrevi adatti per microlavorazioni di precisione. Anche in campo medico le applicazioni non mancano: in chirurgia microvascolare un laser a impulsi ultrabrevi può praticare minuscoli fori nelle pareti del cuore per fornire sangue ossigenato al muscolo cardiaco se i vasi sono bloccati. Un'ulteriore applicazione si è avuta al Lawrence Livermore National Laboratory, dove si sono usati laser a impulsi ultrabrevi per rimuovere intrusioni ossee nel midollo spinale senza danneggiare il tessuto nervoso adiacente. I laser a impulsi ultrabrevi, in futuro, contribuiranno in misura sempre maggiore alla qualità della vita e allo sviluppo dell'economia mondiale. Una delle più sorprendenti applicazioni dei laser ultrabrevi: |
| RISPOSTA   Della breve stagione nucleare italiana molto si è detto: si sa, ad esempio, che non vi è più da vari anni alcuna centrale termonucleare in funzione. Ciò che forse è meno noto è che quella stagione, pur limitata nel tempo, ha tuttavia prodotto una notevole quantità di rifiuti radioattivi, rifiuti che devono in qualche modo essere sistemati e che si sommano a quelli provenienti da attività mediche e industriali, tanto che oggi, nel nostro Paese, sono presenti tutte le tipologie di rifiuti: quelli ad alta attività, i rifiuti del combustile spento e i variegati rifiuti a bassa e media attività. Nella centrale nucleare di Caorso il nocciolo del reattore è vuoto e il combustibile è stato trasferito nella piscina dell'impianto, ma il percorso delle barre non finisce lì, presto il combustibile sarà alloggiato in grossi contenitori cilindrici detti cask. Per i rifiuti radioattivi meno tossici (a bassa e media attività) si è abbandonata a livello internazionale la pratica dell'affondamento in mare. Lo stoccaggio dei rifiuti ad alta attività e del combustibile spento è un argomento ancora aperto. Questi rifiuti sono in alcuni casi sistemati in depositi temporanei in attesa (qualche decennio) che il calore sviluppato dal decadimento radioattivo cali drasticamente. In qualche caso si preferisce lasciare aperta la porta a un'eventuale riutilizzazione del combustibile spento; bisogna inoltre tener conto del lungo tempo necessario per studiare in modo adeguato la formazione geologica profonda ove sistemare in via definitiva il materiale radioattivo. Attualmente si tende a riunire in uno stesso sito rifiuti di diversa origine e natura, principalmente a causa del fatto che la scelta di un sito è complessa dal punto di vista tecnico, politico e sociale. I rifiuti di diversa origine e natura: |
| RISPOSTA   Della breve stagione nucleare italiana molto si è detto: si sa, ad esempio, che non vi è più da vari anni alcuna centrale termonucleare in funzione. Ciò che forse è meno noto è che quella stagione, pur limitata nel tempo, ha tuttavia prodotto una notevole quantità di rifiuti radioattivi, rifiuti che devono in qualche modo essere sistemati e che si sommano a quelli provenienti da attività mediche e industriali, tanto che oggi, nel nostro Paese, sono presenti tutte le tipologie di rifiuti: quelli ad alta attività, i rifiuti del combustile spento e i variegati rifiuti a bassa e media attività. Nella centrale nucleare di Caorso il nocciolo del reattore è vuoto e il combustibile è stato trasferito nella piscina dell'impianto, ma il percorso delle barre non finisce lì, presto il combustibile sarà alloggiato in grossi contenitori cilindrici detti cask. Per i rifiuti radioattivi meno tossici (a bassa e media attività) si è abbandonata a livello internazionale la pratica dell'affondamento in mare. Lo stoccaggio dei rifiuti ad alta attività e del combustibile spento è un argomento ancora aperto. Questi rifiuti sono in alcuni casi sistemati in depositi temporanei in attesa (qualche decennio) che il calore sviluppato dal decadimento radioattivo cali drasticamente. In qualche caso si preferisce lasciare aperta la porta a un'eventuale riutilizzazione del combustibile spento; bisogna inoltre tener conto del lungo tempo necessario per studiare in modo adeguato la formazione geologica profonda ove sistemare in via definitiva il materiale radioattivo. Attualmente si tende a riunire in uno stesso sito rifiuti di diversa origine e natura, principalmente a causa del fatto che la scelta di un sito è complessa dal punto di vista tecnico, politico e sociale. Si deve attendere qualche decennio: |
| RISPOSTA   Della breve stagione nucleare italiana molto si è detto: si sa, ad esempio, che non vi è più da vari anni alcuna centrale termonucleare in funzione. Ciò che forse è meno noto è che quella stagione, pur limitata nel tempo, ha tuttavia prodotto una notevole quantità di rifiuti radioattivi, rifiuti che devono in qualche modo essere sistemati e che si sommano a quelli provenienti da attività mediche e industriali, tanto che oggi, nel nostro Paese, sono presenti tutte le tipologie di rifiuti: quelli ad alta attività, i rifiuti del combustile spento e i variegati rifiuti a bassa e media attività. Nella centrale nucleare di Caorso il nocciolo del reattore è vuoto e il combustibile è stato trasferito nella piscina dell'impianto, ma il percorso delle barre non finisce lì, presto il combustibile sarà alloggiato in grossi contenitori cilindrici detti cask. Per i rifiuti radioattivi meno tossici (a bassa e media attività) si è abbandonata a livello internazionale la pratica dell'affondamento in mare. Lo stoccaggio dei rifiuti ad alta attività e del combustibile spento è un argomento ancora aperto. Questi rifiuti sono in alcuni casi sistemati in depositi temporanei in attesa (qualche decennio) che il calore sviluppato dal decadimento radioattivo cali drasticamente. In qualche caso si preferisce lasciare aperta la porta a un'eventuale riutilizzazione del combustibile spento; bisogna inoltre tener conto del lungo tempo necessario per studiare in modo adeguato la formazione geologica profonda ove sistemare in via definitiva il materiale radioattivo. Attualmente si tende a riunire in uno stesso sito rifiuti di diversa origine e natura, principalmente a causa del fatto che la scelta di un sito è complessa dal punto di vista tecnico, politico e sociale. La pratica dell'affondamento in mare: |
| RISPOSTA   Della breve stagione nucleare italiana molto si è detto: si sa, ad esempio, che non vi è più da vari anni alcuna centrale termonucleare in funzione. Ciò che forse è meno noto è che quella stagione, pur limitata nel tempo, ha tuttavia prodotto una notevole quantità di rifiuti radioattivi, rifiuti che devono in qualche modo essere sistemati e che si sommano a quelli provenienti da attività mediche e industriali, tanto che oggi, nel nostro Paese, sono presenti tutte le tipologie di rifiuti: quelli ad alta attività, i rifiuti del combustile spento e i variegati rifiuti a bassa e media attività. Nella centrale nucleare di Caorso il nocciolo del reattore è vuoto e il combustibile è stato trasferito nella piscina dell'impianto, ma il percorso delle barre non finisce lì, presto il combustibile sarà alloggiato in grossi contenitori cilindrici detti cask. Per i rifiuti radioattivi meno tossici (a bassa e media attività) si è abbandonata a livello internazionale la pratica dell'affondamento in mare. Lo stoccaggio dei rifiuti ad alta attività e del combustibile spento è un argomento ancora aperto. Questi rifiuti sono in alcuni casi sistemati in depositi temporanei in attesa (qualche decennio) che il calore sviluppato dal decadimento radioattivo cali drasticamente. In qualche caso si preferisce lasciare aperta la porta a un'eventuale riutilizzazione del combustibile spento; bisogna inoltre tener conto del lungo tempo necessario per studiare in modo adeguato la formazione geologica profonda ove sistemare in via definitiva il materiale radioattivo. Attualmente si tende a riunire in uno stesso sito rifiuti di diversa origine e natura, principalmente a causa del fatto che la scelta di un sito è complessa dal punto di vista tecnico, politico e sociale. Il combustibile spento: |
RISPOSTA   Della breve stagione nucleare italiana molto si è detto: si sa, ad esempio, che non vi è più da vari anni alcuna centrale termonucleare in funzione. Ciò che forse è meno noto è che quella stagione, pur limitata nel tempo, ha tuttavia prodotto una notevole quantità di rifiuti radioattivi, rifiuti che devono in qualche modo essere sistemati e che si sommano a quelli provenienti da attività mediche e industriali, tanto che oggi, nel nostro Paese, sono presenti tutte le tipologie di rifiuti: quelli ad alta attività, i rifiuti del combustile spento e i variegati rifiuti a bassa e media attività. Nella centrale nucleare di Caorso il nocciolo del reattore è vuoto e il combustibile è stato trasferito nella piscina dell'impianto, ma il percorso delle barre non finisce lì, presto il combustibile sarà alloggiato in grossi contenitori cilindrici detti cask. Per i rifiuti radioattivi meno tossici (a bassa e media attività) si è abbandonata a livello internazionale la pratica dell'affondamento in mare. Lo stoccaggio dei rifiuti ad alta attività e del combustibile spento è un argomento ancora aperto. Questi rifiuti sono in alcuni casi sistemati in depositi temporanei in attesa (qualche decennio) che il calore sviluppato dal decadimento radioattivo cali drasticamente. In qualche caso si preferisce lasciare aperta la porta a un'eventuale riutilizzazione del combustibile spento; bisogna inoltre tener conto del lungo tempo necessario per studiare in modo adeguato la formazione geologica profonda ove sistemare in via definitiva il materiale radioattivo. Attualmente si tende a riunire in uno stesso sito rifiuti di diversa origine e natura, principalmente a causa del fatto che la scelta di un sito è complessa dal punto di vista tecnico, politico e sociale. Il combustibile presente nell'impianto di Caorso: |
| RISPOSTA   Dopo l'annuncio nel 1996 della scoperta di fossili in un meteorite di origine marziana, noto come ALH8400, si sono sentite solo smentite. Ora un gruppo di scienziati è tornato a sostenere l'esistenza della vita marziana. Secondo alcuni ricercatori di Houston, che hanno pubblicato la loro scoperta su diverse riviste scientifiche, il meteorite conterrebbe minuscoli cristalli di magnetite che sulla Terra sono un tipico prodotto dell'attività biologica. I cristalli si presentano infatti in piccole catene che molti batteri terrestri, che vivono sul fondo dei laghi, utilizzano come bussole per orientarsi. Secondo gli autori del lavoro, non esistono cristalli simili che si siano formati in modi non biologici. Nei batteri terrestri, poi, i cristalli sono ricoperti da una membrana, di cui gli scienziati sostengono di aver visto i resti fossili al microscopio elettronico analizzando il meteorite marziano. Anche se in effetti sulla Terra simili catene di cristalli si formano solo per processi biologici, altri geologi che hanno studiato a fondo il meteorite, avvertono però che le conclusioni di questa ricerca sono forse affrettate e non andrebbero accettate senza un ulteriore studio. Un primo problema è che il meteorite contiene molti altri cristalli di magnetite che non sono attribuibili alla vita, per cui non è escluso che ci sia un meccanismo non biologico in grado di produrre anche le catene. Non è escluso ora che queste ricerche subiscano una brusca frenata a causa delle profonde divergenze che dividono i ricercatori. Precedentemente alla pubblicazione dell'articolo dei ricercatori di Houston: |
| RISPOSTA   Dopo l'annuncio nel 1996 della scoperta di fossili in un meteorite di origine marziana, noto come ALH8400, si sono sentite solo smentite. Ora un gruppo di scienziati è tornato a sostenere l'esistenza della vita marziana. Secondo alcuni ricercatori di Houston, che hanno pubblicato la loro scoperta su diverse riviste scientifiche, il meteorite conterrebbe minuscoli cristalli di magnetite che sulla Terra sono un tipico prodotto dell'attività biologica. I cristalli si presentano infatti in piccole catene che molti batteri terrestri, che vivono sul fondo dei laghi, utilizzano come bussole per orientarsi. Secondo gli autori del lavoro, non esistono cristalli simili che si siano formati in modi non biologici. Nei batteri terrestri, poi, i cristalli sono ricoperti da una membrana, di cui gli scienziati sostengono di aver visto i resti fossili al microscopio elettronico analizzando il meteorite marziano. Anche se in effetti sulla Terra simili catene di cristalli si formano solo per processi biologici, altri geologi che hanno studiato a fondo il meteorite, avvertono però che le conclusioni di questa ricerca sono forse affrettate e non andrebbero accettate senza un ulteriore studio. Un primo problema è che il meteorite contiene molti altri cristalli di magnetite che non sono attribuibili alla vita, per cui non è escluso che ci sia un meccanismo non biologico in grado di produrre anche le catene. Non è escluso ora che queste ricerche subiscano una brusca frenata a causa delle profonde divergenze che dividono i ricercatori. Alcuni geologi hanno affrontato il problema dei cristalli di magnetite concludendo: |
RISPOSTA   Dopo l'annuncio nel 1996 della scoperta di fossili in un meteorite di origine marziana, noto come ALH8400, si sono sentite solo smentite. Ora un gruppo di scienziati è tornato a sostenere l'esistenza della vita marziana. Secondo alcuni ricercatori di Houston, che hanno pubblicato la loro scoperta su diverse riviste scientifiche, il meteorite conterrebbe minuscoli cristalli di magnetite che sulla Terra sono un tipico prodotto dell'attività biologica. I cristalli si presentano infatti in piccole catene che molti batteri terrestri, che vivono sul fondo dei laghi, utilizzano come bussole per orientarsi. Secondo gli autori del lavoro, non esistono cristalli simili che si siano formati in modi non biologici. Nei batteri terrestri, poi, i cristalli sono ricoperti da una membrana, di cui gli scienziati sostengono di aver visto i resti fossili al microscopio elettronico analizzando il meteorite marziano. Anche se in effetti sulla Terra simili catene di cristalli si formano solo per processi biologici, altri geologi che hanno studiato a fondo il meteorite, avvertono però che le conclusioni di questa ricerca sono forse affrettate e non andrebbero accettate senza un ulteriore studio. Un primo problema è che il meteorite contiene molti altri cristalli di magnetite che non sono attribuibili alla vita, per cui non è escluso che ci sia un meccanismo non biologico in grado di produrre anche le catene. Non è escluso ora che queste ricerche subiscano una brusca frenata a causa delle profonde divergenze che dividono i ricercatori. Le ricerche sul metorite: |
RISPOSTA   Dopo l'annuncio nel 1996 della scoperta di fossili in un meteorite di origine marziana, noto come ALH8400, si sono sentite solo smentite. Ora un gruppo di scienziati è tornato a sostenere l'esistenza della vita marziana. Secondo alcuni ricercatori di Houston, che hanno pubblicato la loro scoperta su diverse riviste scientifiche, il meteorite conterrebbe minuscoli cristalli di magnetite che sulla Terra sono un tipico prodotto dell'attività biologica. I cristalli si presentano infatti in piccole catene che molti batteri terrestri, che vivono sul fondo dei laghi, utilizzano come bussole per orientarsi. Secondo gli autori del lavoro, non esistono cristalli simili che si siano formati in modi non biologici. Nei batteri terrestri, poi, i cristalli sono ricoperti da una membrana, di cui gli scienziati sostengono di aver visto i resti fossili al microscopio elettronico analizzando il meteorite marziano. Anche se in effetti sulla Terra simili catene di cristalli si formano solo per processi biologici, altri geologi che hanno studiato a fondo il meteorite, avvertono però che le conclusioni di questa ricerca sono forse affrettate e non andrebbero accettate senza un ulteriore studio. Un primo problema è che il meteorite contiene molti altri cristalli di magnetite che non sono attribuibili alla vita, per cui non è escluso che ci sia un meccanismo non biologico in grado di produrre anche le catene. Non è escluso ora che queste ricerche subiscano una brusca frenata a causa delle profonde divergenze che dividono i ricercatori. Alcuni ricercatori americani, studiando il meteorite: |
RISPOSTA   Dopo l'annuncio nel 1996 della scoperta di fossili in un meteorite di origine marziana, noto come ALH8400, si sono sentite solo smentite. Ora un gruppo di scienziati è tornato a sostenere l'esistenza della vita marziana. Secondo alcuni ricercatori di Houston, che hanno pubblicato la loro scoperta su diverse riviste scientifiche, il meteorite conterrebbe minuscoli cristalli di magnetite che sulla Terra sono un tipico prodotto dell'attività biologica. I cristalli si presentano infatti in piccole catene che molti batteri terrestri, che vivono sul fondo dei laghi, utilizzano come bussole per orientarsi. Secondo gli autori del lavoro, non esistono cristalli simili che si siano formati in modi non biologici. Nei batteri terrestri, poi, i cristalli sono ricoperti da una membrana, di cui gli scienziati sostengono di aver visto i resti fossili al microscopio elettronico analizzando il meteorite marziano. Anche se in effetti sulla Terra simili catene di cristalli si formano solo per processi biologici, altri geologi che hanno studiato a fondo il meteorite, avvertono però che le conclusioni di questa ricerca sono forse affrettate e non andrebbero accettate senza un ulteriore studio. Un primo problema è che il meteorite contiene molti altri cristalli di magnetite che non sono attribuibili alla vita, per cui non è escluso che ci sia un meccanismo non biologico in grado di produrre anche le catene. Non è escluso ora che queste ricerche subiscano una brusca frenata a causa delle profonde divergenze che dividono i ricercatori. Grazie agli studi sul meteorite ALH8400: |
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Come candele al vento si sono spente nel mondo già tre delle otto sottospecie di tigre esistenti, le cinque sopravvissute sono a rischio. Ma c'è ancora una speranza. Un gruppo di esperti si è unito per ideare un sistema di riferimento destinato a chi si occupa della tutela del felino. Con l'aiuto di immagini satellite hanno tracciato una serie di unità protette, foreste cioè dove le tigri siano libere di condurre la propria battaglia per la sopravvivenza, nel subcontinente indiano, in Indocina e in Indonesia. Eppure, alcune comunità più marginali rischiano di svanire in un paio di anni e le zone che, dallo spazio, appaiono ricche di foreste, potrebbero in realtà rivelarsi prive di animali. In India la tigre è rispettata per tradizione e per fede. Ma convivere con il felino è questione ben più pragmatica, soprattutto se è a rischio la vita dell'uomo e quella del bestiame; allora i contadini si armano. Ma c'è un'altra minaccia, più grave: il bracconaggio per rifornire di ossa e organi di tigre la medicina tradizionale cinese e la produzione di afrodisiaci. Non esistono tuttavia prove scientifiche a favore delle virtù terapeutiche delle ossa, che sono come quelle di ogni altro mammifero: per ottenere il "sensazionale effetto" afrodisiaco desiderato dai consumatori, spesso i fornitori vi aggiungono arsenico e mercurio. Le sottospecie di tigre che sono sopravvissute:
Dai suoi primordi, la tecnologia degli impulsi laser ultrabrevi ha ottenuto importanti successi. Nello scorso decennio si sono prodotti impulsi al di sotto di 10 femtosecondi e ha visto la luce una nuova generazione di laser versatili e compatti. L'impiego di impulsi luminosi ultrabrevi è utile per studiare in dettaglio processi fondamentali - come i moti degli elettroni durante la rottura o la formazione di legami atomici e molecolari che avvengono a scale temporali dell'ordine di centinaia di femtosecondi. Il pionieristico lavoro svolto al California Institute of Technology, ha consentito di osservare reazioni a scale temporali di circa 200 femtosecondi. Molte applicazioni sfruttano la potenza elevatissima e concentrata nel tempo che ogni impulso fornisce. Sebbene la potenza media del laser e l'energia di un impulso siano molto contenute, la breve durata dell'impulso stesso fa sì che i valori di picco siano molto alti. Quando è focalizzata su un punto, questa energia riesce a vaporizzare molti materiali, rendendo i laser a impulsi ultrabrevi adatti per microlavorazioni di precisione. Anche in campo medico le applicazioni non mancano: in chirurgia microvascolare un laser a impulsi ultrabrevi può praticare minuscoli fori nelle pareti del cuore per fornire sangue ossigenato al muscolo cardiaco se i vasi sono bloccati. Un'ulteriore applicazione si è avuta al Lawrence Livermore National Laboratory, dove si sono usati laser a impulsi ultrabrevi per rimuovere intrusioni ossee nel midollo spinale senza danneggiare il tessuto nervoso adiacente. I laser a impulsi ultrabrevi, in futuro, contribuiranno in misura sempre maggiore alla qualità della vita e allo sviluppo dell'economia mondiale. I laser ultrabrevi si basano: