Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il 18 dicembre, in occasione della Giornata dei migranti, l'Ethical Trading Initiative (ETI) � un'alleanza britannica formata da imprese, sindacati e ONG, impegnata per il rispetto dei diritti dei lavoratori nel mondo � ha invitato i rivenditori inglesi di generi alimentari a controllare la filiera produttiva. La raccomandazione è contenuta in un rapporto che denuncia il massiccio sfruttamento degli immigrati nell'industria del pomodoro nelle regioni del sud-Italia e alcune infiltrazioni di tipo mafioso.I pomodori italiani rappresentano il 60% del prodotto venduto in Gran Bretagna (il 16% circa delle nostre esportazioni) e l'ETI sottolinea come più del 25% dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose siano aziende agricole e imprese legate al settore agroalimentare. L'ETI afferma che le aziende italiane trasformatrici di pomodori devono controllare con maggiore attenzione la filiera di approvvigionamento. Secondo l'associazione il governo dovrebbe colmare alcune lacune legislative, i caporali [1] che gestiscono il lavoro nero dovrebbero essere perseguiti ed è necessario intensificare le ispezioni e verificare il rispetto dei contratti collettivi di lavoro.Secondo i dati Istat, nel 2014 i lavoratori stranieri nell'agricoltura italiana erano 116.000 Secondo il rapporto, nell'agricoltura italiana la forza lavoro irregolare è cresciuta negli ultimi anni, sino a raggiungere un terzo del totale, e le previsioni indicano un'ulteriore aumento delle irregolarità. Per l'Istat, nel 2014 i lavoratori stranieri erano 116.000, pari al 16% del totale. Il rapporto dell'ETI osserva che le stime non comprendono gli immigrati irregolari e questa è una realtà importantissima tanto che l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione indica come cifra realistica quasi mezzo milione di persone, tra immigrati regolari e irregolari. L'ETI invita i rivenditori britannici, e in generale quelli europei, ad agire, perché loro hanno la possibilità di modificare i comportamenti scorretti. (da: www.istat.it) Secondo quanto riportato nel brano, completare correttamente la frase seguente: "L'ETI sottolinea come ... dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose siano aziende agricole e imprese legate al settore agroalimentare". |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il 18 dicembre, in occasione della Giornata dei migranti, l'Ethical Trading Initiative (ETI) � un'alleanza britannica formata da imprese, sindacati e ONG, impegnata per il rispetto dei diritti dei lavoratori nel mondo � ha invitato i rivenditori inglesi di generi alimentari a controllare la filiera produttiva. La raccomandazione è contenuta in un rapporto che denuncia il massiccio sfruttamento degli immigrati nell'industria del pomodoro nelle regioni del sud-Italia e alcune infiltrazioni di tipo mafioso.I pomodori italiani rappresentano il 60% del prodotto venduto in Gran Bretagna (il 16% circa delle nostre esportazioni) e l'ETI sottolinea come più del 25% dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose siano aziende agricole e imprese legate al settore agroalimentare. L'ETI afferma che le aziende italiane trasformatrici di pomodori devono controllare con maggiore attenzione la filiera di approvvigionamento. Secondo l'associazione il governo dovrebbe colmare alcune lacune legislative, i caporali [1] che gestiscono il lavoro nero dovrebbero essere perseguiti ed è necessario intensificare le ispezioni e verificare il rispetto dei contratti collettivi di lavoro.Secondo i dati Istat, nel 2014 i lavoratori stranieri nell'agricoltura italiana erano 116.000 Secondo il rapporto, nell'agricoltura italiana la forza lavoro irregolare è cresciuta negli ultimi anni, sino a raggiungere un terzo del totale, e le previsioni indicano un'ulteriore aumento delle irregolarità. Per l'Istat, nel 2014 i lavoratori stranieri erano 116.000, pari al 16% del totale. Il rapporto dell'ETI osserva che le stime non comprendono gli immigrati irregolari e questa è una realtà importantissima tanto che l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione indica come cifra realistica quasi mezzo milione di persone, tra immigrati regolari e irregolari. L'ETI invita i rivenditori britannici, e in generale quelli europei, ad agire, perché loro hanno la possibilità di modificare i comportamenti scorretti. (da: www.istat.it) I pomodori italiani rappresentano: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il 18 dicembre, in occasione della Giornata dei migranti, l'Ethical Trading Initiative (ETI) � un'alleanza britannica formata da imprese, sindacati e ONG, impegnata per il rispetto dei diritti dei lavoratori nel mondo � ha invitato i rivenditori inglesi di generi alimentari a controllare la filiera produttiva. La raccomandazione è contenuta in un rapporto che denuncia il massiccio sfruttamento degli immigrati nell'industria del pomodoro nelle regioni del sud-Italia e alcune infiltrazioni di tipo mafioso.I pomodori italiani rappresentano il 60% del prodotto venduto in Gran Bretagna (il 16% circa delle nostre esportazioni) e l'ETI sottolinea come più del 25% dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose siano aziende agricole e imprese legate al settore agroalimentare. L'ETI afferma che le aziende italiane trasformatrici di pomodori devono controllare con maggiore attenzione la filiera di approvvigionamento. Secondo l'associazione il governo dovrebbe colmare alcune lacune legislative, i caporali [1] che gestiscono il lavoro nero dovrebbero essere perseguiti ed è necessario intensificare le ispezioni e verificare il rispetto dei contratti collettivi di lavoro.Secondo i dati Istat, nel 2014 i lavoratori stranieri nell'agricoltura italiana erano 116.000 Secondo il rapporto, nell'agricoltura italiana la forza lavoro irregolare è cresciuta negli ultimi anni, sino a raggiungere un terzo del totale, e le previsioni indicano un'ulteriore aumento delle irregolarità. Per l'Istat, nel 2014 i lavoratori stranieri erano 116.000, pari al 16% del totale. Il rapporto dell'ETI osserva che le stime non comprendono gli immigrati irregolari e questa è una realtà importantissima tanto che l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione indica come cifra realistica quasi mezzo milione di persone, tra immigrati regolari e irregolari. L'ETI invita i rivenditori britannici, e in generale quelli europei, ad agire, perché loro hanno la possibilità di modificare i comportamenti scorretti. (da: www.istat.it) Per "caporale" [1] si intende: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il 18 dicembre, in occasione della Giornata dei migranti, l'Ethical Trading Initiative (ETI) � un'alleanza britannica formata da imprese, sindacati e ONG, impegnata per il rispetto dei diritti dei lavoratori nel mondo � ha invitato i rivenditori inglesi di generi alimentari a controllare la filiera produttiva. La raccomandazione è contenuta in un rapporto che denuncia il massiccio sfruttamento degli immigrati nell'industria del pomodoro nelle regioni del sud-Italia e alcune infiltrazioni di tipo mafioso.I pomodori italiani rappresentano il 60% del prodotto venduto in Gran Bretagna (il 16% circa delle nostre esportazioni) e l'ETI sottolinea come più del 25% dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose siano aziende agricole e imprese legate al settore agroalimentare. L'ETI afferma che le aziende italiane trasformatrici di pomodori devono controllare con maggiore attenzione la filiera di approvvigionamento. Secondo l'associazione il governo dovrebbe colmare alcune lacune legislative, i caporali [1] che gestiscono il lavoro nero dovrebbero essere perseguiti ed è necessario intensificare le ispezioni e verificare il rispetto dei contratti collettivi di lavoro.Secondo i dati Istat, nel 2014 i lavoratori stranieri nell'agricoltura italiana erano 116.000 Secondo il rapporto, nell'agricoltura italiana la forza lavoro irregolare è cresciuta negli ultimi anni, sino a raggiungere un terzo del totale, e le previsioni indicano un'ulteriore aumento delle irregolarità. Per l'Istat, nel 2014 i lavoratori stranieri erano 116.000, pari al 16% del totale. Il rapporto dell'ETI osserva che le stime non comprendono gli immigrati irregolari e questa è una realtà importantissima tanto che l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione indica come cifra realistica quasi mezzo milione di persone, tra immigrati regolari e irregolari. L'ETI invita i rivenditori britannici, e in generale quelli europei, ad agire, perché loro hanno la possibilità di modificare i comportamenti scorretti. (da: www.istat.it) L'ETI sostiene che gli immigrati irregolari che lavorano nei campi sono: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il 18 dicembre, in occasione della Giornata dei migranti, l'Ethical Trading Initiative (ETI) � un'alleanza britannica formata da imprese, sindacati e ONG, impegnata per il rispetto dei diritti dei lavoratori nel mondo � ha invitato i rivenditori inglesi di generi alimentari a controllare la filiera produttiva. La raccomandazione è contenuta in un rapporto che denuncia il massiccio sfruttamento degli immigrati nell'industria del pomodoro nelle regioni del sud-Italia e alcune infiltrazioni di tipo mafioso.I pomodori italiani rappresentano il 60% del prodotto venduto in Gran Bretagna (il 16% circa delle nostre esportazioni) e l'ETI sottolinea come più del 25% dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose siano aziende agricole e imprese legate al settore agroalimentare. L'ETI afferma che le aziende italiane trasformatrici di pomodori devono controllare con maggiore attenzione la filiera di approvvigionamento. Secondo l'associazione il governo dovrebbe colmare alcune lacune legislative, i caporali [1] che gestiscono il lavoro nero dovrebbero essere perseguiti ed è necessario intensificare le ispezioni e verificare il rispetto dei contratti collettivi di lavoro.Secondo i dati Istat, nel 2014 i lavoratori stranieri nell'agricoltura italiana erano 116.000 Secondo il rapporto, nell'agricoltura italiana la forza lavoro irregolare è cresciuta negli ultimi anni, sino a raggiungere un terzo del totale, e le previsioni indicano un'ulteriore aumento delle irregolarità. Per l'Istat, nel 2014 i lavoratori stranieri erano 116.000, pari al 16% del totale. Il rapporto dell'ETI osserva che le stime non comprendono gli immigrati irregolari e questa è una realtà importantissima tanto che l'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione indica come cifra realistica quasi mezzo milione di persone, tra immigrati regolari e irregolari. L'ETI invita i rivenditori britannici, e in generale quelli europei, ad agire, perché loro hanno la possibilità di modificare i comportamenti scorretti. (da: www.istat.it) I pomodori costituiscono circa: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il 25 luglio 1956 cominciò con una bella giornata di sole. L'Andrea Doria stava navigando a 23 nodi verso New York, con 1134 passeggeri a bordo, che si aggiungevano ai 572 componenti dell'equipaggio. Intorno all'ora di pranzo, l'orizzonte si fece meno nitido. L'ammiraglia [1] italiana incontrò una leggera foschia, la quale, qualche ora dopo, si fece più densa. Il comandante Piero Calamai fiutò la nebbia nell'aria e salì in plancia. Sapeva che, presto, la coltre bianca sarebbe diventata ancor più fitta e diede l'allerta. Non sbagliò. Alle 20, era diventata un muro bianco.La nebbia, dunque. Probabilmente, se la notte fosse stata limpida, buia ma non velata, la collisione che alle 23,10 decretò la fine di quella bella nave e segnò le vite di tutti coloro � vittime e sopravvissuti � che si trovavano a bordo, non si sarebbe verificata. Gli ufficiali non si sarebbero affidati esclusivamente al radar, ma avrebbero integrato il quadro che prendeva forma sullo schermo delle strumentazioni con l'osservazione personale dei fanali e delle luci di navigazione; non ci sarebbe stato bisogno di udire le segnalazioni sonore richieste alle navi, per segnalare presenza e manovre, in presenza di nebbia; il terzo ufficiale della Stockholm non avrebbe � perché questo è successo � sbagliato a stimare la distanza dell'Andrea Doria, a causa della scala del radar errata, e non avrebbe ordinato l'improvvisa, decisa accostata a dritta che portò la sua nave a tagliare la rotta di quella italiana, a ferirla a morte (52 vittime nel sinistro, 46 sull'Andrea Doria, che sarà teatro del più grande salvataggio della storia della navigazione, con il 70% dei passeggeri soccorsi dall'equipaggio della nave italiana).La nebbia è anche uno degli aspetti poco chiari di questa tragedia sul mare. O meglio, dibattuti, perché alla luce di cinquant'anni di studi, non ci dovrebbero essere più dubbi.Gli ufficiali italiani, nelle dichiarazioni rese in sede processuale e d'inchiesta, hanno parlato di nebbia fitta, densa; di un muro bianco che, dopo averli accompagnati per buona parte della sera, all'approssimarsi dell'ora della collisione, e subito dopo, sembrò sfilacciarsi, diradarsi, tanto da consentire la visione di qualche stella. Da parte svedese, invece, la nebbia è stata negata tout court. Almeno, nelle relazioni e dichiarazioni rilasciate dal personale in seguito al sinistro. (da: "La Stampa", Fabio Pozzo) Quale delle seguenti affermazioni NON si può dedurre dal testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il 25 luglio 1956 cominciò con una bella giornata di sole. L'Andrea Doria stava navigando a 23 nodi verso New York, con 1134 passeggeri a bordo, che si aggiungevano ai 572 componenti dell'equipaggio. Intorno all'ora di pranzo, l'orizzonte si fece meno nitido. L'ammiraglia [1] italiana incontrò una leggera foschia, la quale, qualche ora dopo, si fece più densa. Il comandante Piero Calamai fiutò la nebbia nell'aria e salì in plancia. Sapeva che, presto, la coltre bianca sarebbe diventata ancor più fitta e diede l'allerta. Non sbagliò. Alle 20, era diventata un muro bianco.La nebbia, dunque. Probabilmente, se la notte fosse stata limpida, buia ma non velata, la collisione che alle 23,10 decretò la fine di quella bella nave e segnò le vite di tutti coloro � vittime e sopravvissuti � che si trovavano a bordo, non si sarebbe verificata. Gli ufficiali non si sarebbero affidati esclusivamente al radar, ma avrebbero integrato il quadro che prendeva forma sullo schermo delle strumentazioni con l'osservazione personale dei fanali e delle luci di navigazione; non ci sarebbe stato bisogno di udire le segnalazioni sonore richieste alle navi, per segnalare presenza e manovre, in presenza di nebbia; il terzo ufficiale della Stockholm non avrebbe � perché questo è successo � sbagliato a stimare la distanza dell'Andrea Doria, a causa della scala del radar errata, e non avrebbe ordinato l'improvvisa, decisa accostata a dritta che portò la sua nave a tagliare la rotta di quella italiana, a ferirla a morte (52 vittime nel sinistro, 46 sull'Andrea Doria, che sarà teatro del più grande salvataggio della storia della navigazione, con il 70% dei passeggeri soccorsi dall'equipaggio della nave italiana).La nebbia è anche uno degli aspetti poco chiari di questa tragedia sul mare. O meglio, dibattuti, perché alla luce di cinquant'anni di studi, non ci dovrebbero essere più dubbi.Gli ufficiali italiani, nelle dichiarazioni rese in sede processuale e d'inchiesta, hanno parlato di nebbia fitta, densa; di un muro bianco che, dopo averli accompagnati per buona parte della sera, all'approssimarsi dell'ora della collisione, e subito dopo, sembrò sfilacciarsi, diradarsi, tanto da consentire la visione di qualche stella. Da parte svedese, invece, la nebbia è stata negata tout court. Almeno, nelle relazioni e dichiarazioni rilasciate dal personale in seguito al sinistro. (da: "La Stampa", Fabio Pozzo) Leggendo il brano si deduce che: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il 25 luglio 1956 cominciò con una bella giornata di sole. L'Andrea Doria stava navigando a 23 nodi verso New York, con 1134 passeggeri a bordo, che si aggiungevano ai 572 componenti dell'equipaggio. Intorno all'ora di pranzo, l'orizzonte si fece meno nitido. L'ammiraglia [1] italiana incontrò una leggera foschia, la quale, qualche ora dopo, si fece più densa. Il comandante Piero Calamai fiutò la nebbia nell'aria e salì in plancia. Sapeva che, presto, la coltre bianca sarebbe diventata ancor più fitta e diede l'allerta. Non sbagliò. Alle 20, era diventata un muro bianco.La nebbia, dunque. Probabilmente, se la notte fosse stata limpida, buia ma non velata, la collisione che alle 23,10 decretò la fine di quella bella nave e segnò le vite di tutti coloro � vittime e sopravvissuti � che si trovavano a bordo, non si sarebbe verificata. Gli ufficiali non si sarebbero affidati esclusivamente al radar, ma avrebbero integrato il quadro che prendeva forma sullo schermo delle strumentazioni con l'osservazione personale dei fanali e delle luci di navigazione; non ci sarebbe stato bisogno di udire le segnalazioni sonore richieste alle navi, per segnalare presenza e manovre, in presenza di nebbia; il terzo ufficiale della Stockholm non avrebbe � perché questo è successo � sbagliato a stimare la distanza dell'Andrea Doria, a causa della scala del radar errata, e non avrebbe ordinato l'improvvisa, decisa accostata a dritta che portò la sua nave a tagliare la rotta di quella italiana, a ferirla a morte (52 vittime nel sinistro, 46 sull'Andrea Doria, che sarà teatro del più grande salvataggio della storia della navigazione, con il 70% dei passeggeri soccorsi dall'equipaggio della nave italiana).La nebbia è anche uno degli aspetti poco chiari di questa tragedia sul mare. O meglio, dibattuti, perché alla luce di cinquant'anni di studi, non ci dovrebbero essere più dubbi.Gli ufficiali italiani, nelle dichiarazioni rese in sede processuale e d'inchiesta, hanno parlato di nebbia fitta, densa; di un muro bianco che, dopo averli accompagnati per buona parte della sera, all'approssimarsi dell'ora della collisione, e subito dopo, sembrò sfilacciarsi, diradarsi, tanto da consentire la visione di qualche stella. Da parte svedese, invece, la nebbia è stata negata tout court. Almeno, nelle relazioni e dichiarazioni rilasciate dal personale in seguito al sinistro. (da: "La Stampa", Fabio Pozzo) Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il 25 luglio 1956 cominciò con una bella giornata di sole. L'Andrea Doria stava navigando a 23 nodi verso New York, con 1134 passeggeri a bordo, che si aggiungevano ai 572 componenti dell'equipaggio. Intorno all'ora di pranzo, l'orizzonte si fece meno nitido. L'ammiraglia [1] italiana incontrò una leggera foschia, la quale, qualche ora dopo, si fece più densa. Il comandante Piero Calamai fiutò la nebbia nell'aria e salì in plancia. Sapeva che, presto, la coltre bianca sarebbe diventata ancor più fitta e diede l'allerta. Non sbagliò. Alle 20, era diventata un muro bianco.La nebbia, dunque. Probabilmente, se la notte fosse stata limpida, buia ma non velata, la collisione che alle 23,10 decretò la fine di quella bella nave e segnò le vite di tutti coloro � vittime e sopravvissuti � che si trovavano a bordo, non si sarebbe verificata. Gli ufficiali non si sarebbero affidati esclusivamente al radar, ma avrebbero integrato il quadro che prendeva forma sullo schermo delle strumentazioni con l'osservazione personale dei fanali e delle luci di navigazione; non ci sarebbe stato bisogno di udire le segnalazioni sonore richieste alle navi, per segnalare presenza e manovre, in presenza di nebbia; il terzo ufficiale della Stockholm non avrebbe � perché questo è successo � sbagliato a stimare la distanza dell'Andrea Doria, a causa della scala del radar errata, e non avrebbe ordinato l'improvvisa, decisa accostata a dritta che portò la sua nave a tagliare la rotta di quella italiana, a ferirla a morte (52 vittime nel sinistro, 46 sull'Andrea Doria, che sarà teatro del più grande salvataggio della storia della navigazione, con il 70% dei passeggeri soccorsi dall'equipaggio della nave italiana).La nebbia è anche uno degli aspetti poco chiari di questa tragedia sul mare. O meglio, dibattuti, perché alla luce di cinquant'anni di studi, non ci dovrebbero essere più dubbi.Gli ufficiali italiani, nelle dichiarazioni rese in sede processuale e d'inchiesta, hanno parlato di nebbia fitta, densa; di un muro bianco che, dopo averli accompagnati per buona parte della sera, all'approssimarsi dell'ora della collisione, e subito dopo, sembrò sfilacciarsi, diradarsi, tanto da consentire la visione di qualche stella. Da parte svedese, invece, la nebbia è stata negata tout court. Almeno, nelle relazioni e dichiarazioni rilasciate dal personale in seguito al sinistro. (da: "La Stampa", Fabio Pozzo) Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il 25 luglio 1956 cominciò con una bella giornata di sole. L'Andrea Doria stava navigando a 23 nodi verso New York, con 1134 passeggeri a bordo, che si aggiungevano ai 572 componenti dell'equipaggio. Intorno all'ora di pranzo, l'orizzonte si fece meno nitido. L'ammiraglia [1] italiana incontrò una leggera foschia, la quale, qualche ora dopo, si fece più densa. Il comandante Piero Calamai fiutò la nebbia nell'aria e salì in plancia. Sapeva che, presto, la coltre bianca sarebbe diventata ancor più fitta e diede l'allerta. Non sbagliò. Alle 20, era diventata un muro bianco.La nebbia, dunque. Probabilmente, se la notte fosse stata limpida, buia ma non velata, la collisione che alle 23,10 decretò la fine di quella bella nave e segnò le vite di tutti coloro � vittime e sopravvissuti � che si trovavano a bordo, non si sarebbe verificata. Gli ufficiali non si sarebbero affidati esclusivamente al radar, ma avrebbero integrato il quadro che prendeva forma sullo schermo delle strumentazioni con l'osservazione personale dei fanali e delle luci di navigazione; non ci sarebbe stato bisogno di udire le segnalazioni sonore richieste alle navi, per segnalare presenza e manovre, in presenza di nebbia; il terzo ufficiale della Stockholm non avrebbe � perché questo è successo � sbagliato a stimare la distanza dell'Andrea Doria, a causa della scala del radar errata, e non avrebbe ordinato l'improvvisa, decisa accostata a dritta che portò la sua nave a tagliare la rotta di quella italiana, a ferirla a morte (52 vittime nel sinistro, 46 sull'Andrea Doria, che sarà teatro del più grande salvataggio della storia della navigazione, con il 70% dei passeggeri soccorsi dall'equipaggio della nave italiana).La nebbia è anche uno degli aspetti poco chiari di questa tragedia sul mare. O meglio, dibattuti, perché alla luce di cinquant'anni di studi, non ci dovrebbero essere più dubbi.Gli ufficiali italiani, nelle dichiarazioni rese in sede processuale e d'inchiesta, hanno parlato di nebbia fitta, densa; di un muro bianco che, dopo averli accompagnati per buona parte della sera, all'approssimarsi dell'ora della collisione, e subito dopo, sembrò sfilacciarsi, diradarsi, tanto da consentire la visione di qualche stella. Da parte svedese, invece, la nebbia è stata negata tout court. Almeno, nelle relazioni e dichiarazioni rilasciate dal personale in seguito al sinistro. (da: "La Stampa", Fabio Pozzo) Qual è il significato del termine "ammiraglia" [1] nel contesto del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il 3 ottobre 1990 la Repubblica Democratica Tedesca (DDR) cessò di esistere come Stato indipendente ed entrò a far parte della Repubblica Federale di Germania (BRD), la Germania ovest, portando a termine un percorso iniziato meno di un anno prima con la caduta del muro di Berlino. La squadra del 1989 era probabilmente la più competitiva che la DDR avesse mai avuto [1]: c'era il futuro Pallone d'Oro Matthias Sammer, l'ex giocatore della Lazio Thomas Doll e Ulf Kirsten, il miglior marcatore europeo nella storia del Bayer Leverkusen.La Germania dell'Est non si qualificò per soli due punti ai Mondiali che sarebbero cominciati l'anno dopo in Italia: solo pochi giocatori tedeschi sembrarono veramente dispiaciuti, gli altri avevano in testa il futuro della loro carriera.Nel mese di febbraio del 1990 la nazionale della Germania dell'Est fu inclusa comunque nei sorteggi per le qualificazioni ai Campionati europei del 1992. Era già chiaro che la DDR avrebbe cessato di esistere da lì a pochi mesi e la partita contro il Belgio, in programma per il 12 settembre, fu declassata a semplice amichevole. La maggior parte dei giocatori più forti della DDR si erano già trasferiti in Bundesliga e decisero di non rispondere alla convocazione per evitare rischi inutili in una partita senza alcun tipo di valore.Al ritiro si presentarono una decina di giocatori: i più giovani, che volevano sfruttare l'opportunità per mettersi in mostra e rimediare qualche contratto con una squadra occidentale, ma anche quelli che ci tenevano a giocare l'ultima partita nella storia.L'unico giocatore di un certo livello che rispose alla chiamata fu Matthias Sammer, che all'epoca giocava già per lo Stoccarda ed era il capitano della DDR. Quando arrivò al ritiro della nazionale, vedendo solo una decina di giocatori, Sammer cercò un volo per fare ritorno a Stoccarda; non lo trovò e decise quindi di rimanere in ritiro con i pochi compagni di squadra.I giocatori disponibili il giorno della partita, che si giocò a Bruxelles, furono in tutto 14, tra cui due portieri e tre debuttanti. Sammer segnò due gol che permisero alla nazionale della DDR di vincere l'ultima partita della sua storia. I giocatori tedeschi che scesero in campo, nonostante fossero delle seconde scelte, giocarono tutti al massimo delle loro capacità e dominarono la partita. Nei minuti finali dell'incontro l'allenatore tedesco mandò in campo il portiere 25enne Jens Adler, che non aveva mai giocato una partita internazionale: giocò pochi minuti, non toccò mai il pallone e quella fu la sua prima e ultima partita con la maglia di una nazionale. (da: "L'ultima partita della Germania Est", Ilpost.it) Quale di queste affermazioni si può intuire dalla lettura del testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il 3 ottobre 1990 la Repubblica Democratica Tedesca (DDR) cessò di esistere come Stato indipendente ed entrò a far parte della Repubblica Federale di Germania (BRD), la Germania ovest, portando a termine un percorso iniziato meno di un anno prima con la caduta del muro di Berlino. La squadra del 1989 era probabilmente la più competitiva che la DDR avesse mai avuto [1]: c'era il futuro Pallone d'Oro Matthias Sammer, l'ex giocatore della Lazio Thomas Doll e Ulf Kirsten, il miglior marcatore europeo nella storia del Bayer Leverkusen.La Germania dell'Est non si qualificò per soli due punti ai Mondiali che sarebbero cominciati l'anno dopo in Italia: solo pochi giocatori tedeschi sembrarono veramente dispiaciuti, gli altri avevano in testa il futuro della loro carriera.Nel mese di febbraio del 1990 la nazionale della Germania dell'Est fu inclusa comunque nei sorteggi per le qualificazioni ai Campionati europei del 1992. Era già chiaro che la DDR avrebbe cessato di esistere da lì a pochi mesi e la partita contro il Belgio, in programma per il 12 settembre, fu declassata a semplice amichevole. La maggior parte dei giocatori più forti della DDR si erano già trasferiti in Bundesliga e decisero di non rispondere alla convocazione per evitare rischi inutili in una partita senza alcun tipo di valore.Al ritiro si presentarono una decina di giocatori: i più giovani, che volevano sfruttare l'opportunità per mettersi in mostra e rimediare qualche contratto con una squadra occidentale, ma anche quelli che ci tenevano a giocare l'ultima partita nella storia.L'unico giocatore di un certo livello che rispose alla chiamata fu Matthias Sammer, che all'epoca giocava già per lo Stoccarda ed era il capitano della DDR. Quando arrivò al ritiro della nazionale, vedendo solo una decina di giocatori, Sammer cercò un volo per fare ritorno a Stoccarda; non lo trovò e decise quindi di rimanere in ritiro con i pochi compagni di squadra.I giocatori disponibili il giorno della partita, che si giocò a Bruxelles, furono in tutto 14, tra cui due portieri e tre debuttanti. Sammer segnò due gol che permisero alla nazionale della DDR di vincere l'ultima partita della sua storia. I giocatori tedeschi che scesero in campo, nonostante fossero delle seconde scelte, giocarono tutti al massimo delle loro capacità e dominarono la partita. Nei minuti finali dell'incontro l'allenatore tedesco mandò in campo il portiere 25enne Jens Adler, che non aveva mai giocato una partita internazionale: giocò pochi minuti, non toccò mai il pallone e quella fu la sua prima e ultima partita con la maglia di una nazionale. (da: "L'ultima partita della Germania Est", Ilpost.it) Quale di queste affermazioni si può intuire dalla lettura del testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il 3 ottobre 1990 la Repubblica Democratica Tedesca (DDR) cessò di esistere come Stato indipendente ed entrò a far parte della Repubblica Federale di Germania (BRD), la Germania ovest, portando a termine un percorso iniziato meno di un anno prima con la caduta del muro di Berlino. La squadra del 1989 era probabilmente la più competitiva che la DDR avesse mai avuto [1]: c'era il futuro Pallone d'Oro Matthias Sammer, l'ex giocatore della Lazio Thomas Doll e Ulf Kirsten, il miglior marcatore europeo nella storia del Bayer Leverkusen.La Germania dell'Est non si qualificò per soli due punti ai Mondiali che sarebbero cominciati l'anno dopo in Italia: solo pochi giocatori tedeschi sembrarono veramente dispiaciuti, gli altri avevano in testa il futuro della loro carriera.Nel mese di febbraio del 1990 la nazionale della Germania dell'Est fu inclusa comunque nei sorteggi per le qualificazioni ai Campionati europei del 1992. Era già chiaro che la DDR avrebbe cessato di esistere da lì a pochi mesi e la partita contro il Belgio, in programma per il 12 settembre, fu declassata a semplice amichevole. La maggior parte dei giocatori più forti della DDR si erano già trasferiti in Bundesliga e decisero di non rispondere alla convocazione per evitare rischi inutili in una partita senza alcun tipo di valore.Al ritiro si presentarono una decina di giocatori: i più giovani, che volevano sfruttare l'opportunità per mettersi in mostra e rimediare qualche contratto con una squadra occidentale, ma anche quelli che ci tenevano a giocare l'ultima partita nella storia.L'unico giocatore di un certo livello che rispose alla chiamata fu Matthias Sammer, che all'epoca giocava già per lo Stoccarda ed era il capitano della DDR. Quando arrivò al ritiro della nazionale, vedendo solo una decina di giocatori, Sammer cercò un volo per fare ritorno a Stoccarda; non lo trovò e decise quindi di rimanere in ritiro con i pochi compagni di squadra.I giocatori disponibili il giorno della partita, che si giocò a Bruxelles, furono in tutto 14, tra cui due portieri e tre debuttanti. Sammer segnò due gol che permisero alla nazionale della DDR di vincere l'ultima partita della sua storia. I giocatori tedeschi che scesero in campo, nonostante fossero delle seconde scelte, giocarono tutti al massimo delle loro capacità e dominarono la partita. Nei minuti finali dell'incontro l'allenatore tedesco mandò in campo il portiere 25enne Jens Adler, che non aveva mai giocato una partita internazionale: giocò pochi minuti, non toccò mai il pallone e quella fu la sua prima e ultima partita con la maglia di una nazionale. (da: "L'ultima partita della Germania Est", Ilpost.it) A che modo e tempo appartiene la voce verbale "avesse avuto" [1]? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il 3 ottobre 1990 la Repubblica Democratica Tedesca (DDR) cessò di esistere come Stato indipendente ed entrò a far parte della Repubblica Federale di Germania (BRD), la Germania ovest, portando a termine un percorso iniziato meno di un anno prima con la caduta del muro di Berlino. La squadra del 1989 era probabilmente la più competitiva che la DDR avesse mai avuto [1]: c'era il futuro Pallone d'Oro Matthias Sammer, l'ex giocatore della Lazio Thomas Doll e Ulf Kirsten, il miglior marcatore europeo nella storia del Bayer Leverkusen.La Germania dell'Est non si qualificò per soli due punti ai Mondiali che sarebbero cominciati l'anno dopo in Italia: solo pochi giocatori tedeschi sembrarono veramente dispiaciuti, gli altri avevano in testa il futuro della loro carriera.Nel mese di febbraio del 1990 la nazionale della Germania dell'Est fu inclusa comunque nei sorteggi per le qualificazioni ai Campionati europei del 1992. Era già chiaro che la DDR avrebbe cessato di esistere da lì a pochi mesi e la partita contro il Belgio, in programma per il 12 settembre, fu declassata a semplice amichevole. La maggior parte dei giocatori più forti della DDR si erano già trasferiti in Bundesliga e decisero di non rispondere alla convocazione per evitare rischi inutili in una partita senza alcun tipo di valore.Al ritiro si presentarono una decina di giocatori: i più giovani, che volevano sfruttare l'opportunità per mettersi in mostra e rimediare qualche contratto con una squadra occidentale, ma anche quelli che ci tenevano a giocare l'ultima partita nella storia.L'unico giocatore di un certo livello che rispose alla chiamata fu Matthias Sammer, che all'epoca giocava già per lo Stoccarda ed era il capitano della DDR. Quando arrivò al ritiro della nazionale, vedendo solo una decina di giocatori, Sammer cercò un volo per fare ritorno a Stoccarda; non lo trovò e decise quindi di rimanere in ritiro con i pochi compagni di squadra.I giocatori disponibili il giorno della partita, che si giocò a Bruxelles, furono in tutto 14, tra cui due portieri e tre debuttanti. Sammer segnò due gol che permisero alla nazionale della DDR di vincere l'ultima partita della sua storia. I giocatori tedeschi che scesero in campo, nonostante fossero delle seconde scelte, giocarono tutti al massimo delle loro capacità e dominarono la partita. Nei minuti finali dell'incontro l'allenatore tedesco mandò in campo il portiere 25enne Jens Adler, che non aveva mai giocato una partita internazionale: giocò pochi minuti, non toccò mai il pallone e quella fu la sua prima e ultima partita con la maglia di una nazionale. (da: "L'ultima partita della Germania Est", Ilpost.it) Quale di queste affermazioni si può intuire dalla lettura del testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il 3 ottobre 1990 la Repubblica Democratica Tedesca (DDR) cessò di esistere come Stato indipendente ed entrò a far parte della Repubblica Federale di Germania (BRD), la Germania ovest, portando a termine un percorso iniziato meno di un anno prima con la caduta del muro di Berlino. La squadra del 1989 era probabilmente la più competitiva che la DDR avesse mai avuto [1]: c'era il futuro Pallone d'Oro Matthias Sammer, l'ex giocatore della Lazio Thomas Doll e Ulf Kirsten, il miglior marcatore europeo nella storia del Bayer Leverkusen.La Germania dell'Est non si qualificò per soli due punti ai Mondiali che sarebbero cominciati l'anno dopo in Italia: solo pochi giocatori tedeschi sembrarono veramente dispiaciuti, gli altri avevano in testa il futuro della loro carriera.Nel mese di febbraio del 1990 la nazionale della Germania dell'Est fu inclusa comunque nei sorteggi per le qualificazioni ai Campionati europei del 1992. Era già chiaro che la DDR avrebbe cessato di esistere da lì a pochi mesi e la partita contro il Belgio, in programma per il 12 settembre, fu declassata a semplice amichevole. La maggior parte dei giocatori più forti della DDR si erano già trasferiti in Bundesliga e decisero di non rispondere alla convocazione per evitare rischi inutili in una partita senza alcun tipo di valore.Al ritiro si presentarono una decina di giocatori: i più giovani, che volevano sfruttare l'opportunità per mettersi in mostra e rimediare qualche contratto con una squadra occidentale, ma anche quelli che ci tenevano a giocare l'ultima partita nella storia.L'unico giocatore di un certo livello che rispose alla chiamata fu Matthias Sammer, che all'epoca giocava già per lo Stoccarda ed era il capitano della DDR. Quando arrivò al ritiro della nazionale, vedendo solo una decina di giocatori, Sammer cercò un volo per fare ritorno a Stoccarda; non lo trovò e decise quindi di rimanere in ritiro con i pochi compagni di squadra.I giocatori disponibili il giorno della partita, che si giocò a Bruxelles, furono in tutto 14, tra cui due portieri e tre debuttanti. Sammer segnò due gol che permisero alla nazionale della DDR di vincere l'ultima partita della sua storia. I giocatori tedeschi che scesero in campo, nonostante fossero delle seconde scelte, giocarono tutti al massimo delle loro capacità e dominarono la partita. Nei minuti finali dell'incontro l'allenatore tedesco mandò in campo il portiere 25enne Jens Adler, che non aveva mai giocato una partita internazionale: giocò pochi minuti, non toccò mai il pallone e quella fu la sua prima e ultima partita con la maglia di una nazionale. (da: "L'ultima partita della Germania Est", Ilpost.it) Quale di queste affermazioni si può intuire dalla lettura del testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il Centro Studi Naturalistici Onlus è da tempo molto attivo sul territorio e si è assunto l'arduo compito di svolgere il ruolo di memoria storica e [1] pungolo per salvaguardare, valorizzare e diffondere le bellezze naturalistiche soprattutto del Foggiano. Ora è impegnato a salvare dalla totale scomparsa la Gallina prataiola, nell'ambito del progetto Life+ Tetrax, che ha lo scopo di salvare dall'estinzione questo uccello presente da almeno 20.000 anni nella nostra regione e che ormai, in seguito alla non corretta gestione delle aree a pascolo, è quasi completamente estinto.Un tentativo che vanta da svariati anni, ricerche, appelli e studi, ma con scarsi risultati reali di protezione.Tra le varie azioni messe in atto per scongiurare la scomparsa della specie, il Csn ci fa sapere che ha condotto uno specifico studio per comprenderne la distribuzione storica a partire dal 1800, esaminando le collezioni ornitologiche presenti in tutti i musei del Mondo. Nella fattispecie sono state consultate più di 300 istituzioni museali pubbliche e private di tutti i continenti. Di queste collezioni a oggi sappiamo che in 64 musei italiani e in 91 stranieri sono custoditi reperti riferiti alla Gallina prataiola.I risultati sono stati incoraggianti: sono stati trovati circa 1.000 reperti a partire dagli animali in pelle, materiale osteologico, tessuti, uova, per finire ai fossili datati pleistocene raccolti in Puglia e conservati nel Museo di Storia Naturale dell'Ontario.I reperti censiti provengono da 46 Nazioni. Quelli provenienti dall'Italia arrivano da diverse regioni anche se la maggior parte di essi sono stati raccolti nella provincia di Foggia. Da questo punto di vista è stato particolarmente emozionate scoprire che le principali istituzioni museali mondiali quali: Natural History Museum di Londra, Peabody Museum of Natural History dell'Università di Yale, solo per citarne alcuni, custodiscono esemplari di Gallina prataiola provenienti dalla Capitanata.Di certo, rimane l'amaro in bocca a pensare che a dare importanza alla conservazione dei reperti naturalistici siano principalmente istituzioni di altre Nazioni, mentre per esempio a Foggia, dove vi è una importante collezione ornitologica, con diversi reperti della specie, questo museo resti chiuso e la stessa collezione, per errori storici di conservazione, è a rischio di trasformarsi in polvere per opera di piccolissimi organismi che si nutrono dei tessuti degli esemplari musealizzati, riuscendo a vanificare il lavoro di generazioni di naturalisti. (Da: "La Gallina Prataiola nei musei del mondo ma non a Foggia", vglobale.it) Qual è l'opinione dell'autore in merito alla conservazione dei reperti naturalistici in Italia? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il Centro Studi Naturalistici Onlus è da tempo molto attivo sul territorio e si è assunto l'arduo compito di svolgere il ruolo di memoria storica e [1] pungolo per salvaguardare, valorizzare e diffondere le bellezze naturalistiche soprattutto del Foggiano. Ora è impegnato a salvare dalla totale scomparsa la Gallina prataiola, nell'ambito del progetto Life+ Tetrax, che ha lo scopo di salvare dall'estinzione questo uccello presente da almeno 20.000 anni nella nostra regione e che ormai, in seguito alla non corretta gestione delle aree a pascolo, è quasi completamente estinto.Un tentativo che vanta da svariati anni, ricerche, appelli e studi, ma con scarsi risultati reali di protezione.Tra le varie azioni messe in atto per scongiurare la scomparsa della specie, il Csn ci fa sapere che ha condotto uno specifico studio per comprenderne la distribuzione storica a partire dal 1800, esaminando le collezioni ornitologiche presenti in tutti i musei del Mondo. Nella fattispecie sono state consultate più di 300 istituzioni museali pubbliche e private di tutti i continenti. Di queste collezioni a oggi sappiamo che in 64 musei italiani e in 91 stranieri sono custoditi reperti riferiti alla Gallina prataiola.I risultati sono stati incoraggianti: sono stati trovati circa 1.000 reperti a partire dagli animali in pelle, materiale osteologico, tessuti, uova, per finire ai fossili datati pleistocene raccolti in Puglia e conservati nel Museo di Storia Naturale dell'Ontario.I reperti censiti provengono da 46 Nazioni. Quelli provenienti dall'Italia arrivano da diverse regioni anche se la maggior parte di essi sono stati raccolti nella provincia di Foggia. Da questo punto di vista è stato particolarmente emozionate scoprire che le principali istituzioni museali mondiali quali: Natural History Museum di Londra, Peabody Museum of Natural History dell'Università di Yale, solo per citarne alcuni, custodiscono esemplari di Gallina prataiola provenienti dalla Capitanata.Di certo, rimane l'amaro in bocca a pensare che a dare importanza alla conservazione dei reperti naturalistici siano principalmente istituzioni di altre Nazioni, mentre per esempio a Foggia, dove vi è una importante collezione ornitologica, con diversi reperti della specie, questo museo resti chiuso e la stessa collezione, per errori storici di conservazione, è a rischio di trasformarsi in polvere per opera di piccolissimi organismi che si nutrono dei tessuti degli esemplari musealizzati, riuscendo a vanificare il lavoro di generazioni di naturalisti. (Da: "La Gallina Prataiola nei musei del mondo ma non a Foggia", vglobale.it) L'argomento principale del brano è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il Centro Studi Naturalistici Onlus è da tempo molto attivo sul territorio e si è assunto l'arduo compito di svolgere il ruolo di memoria storica e [1] pungolo per salvaguardare, valorizzare e diffondere le bellezze naturalistiche soprattutto del Foggiano. Ora è impegnato a salvare dalla totale scomparsa la Gallina prataiola, nell'ambito del progetto Life+ Tetrax, che ha lo scopo di salvare dall'estinzione questo uccello presente da almeno 20.000 anni nella nostra regione e che ormai, in seguito alla non corretta gestione delle aree a pascolo, è quasi completamente estinto.Un tentativo che vanta da svariati anni, ricerche, appelli e studi, ma con scarsi risultati reali di protezione.Tra le varie azioni messe in atto per scongiurare la scomparsa della specie, il Csn ci fa sapere che ha condotto uno specifico studio per comprenderne la distribuzione storica a partire dal 1800, esaminando le collezioni ornitologiche presenti in tutti i musei del Mondo. Nella fattispecie sono state consultate più di 300 istituzioni museali pubbliche e private di tutti i continenti. Di queste collezioni a oggi sappiamo che in 64 musei italiani e in 91 stranieri sono custoditi reperti riferiti alla Gallina prataiola.I risultati sono stati incoraggianti: sono stati trovati circa 1.000 reperti a partire dagli animali in pelle, materiale osteologico, tessuti, uova, per finire ai fossili datati pleistocene raccolti in Puglia e conservati nel Museo di Storia Naturale dell'Ontario.I reperti censiti provengono da 46 Nazioni. Quelli provenienti dall'Italia arrivano da diverse regioni anche se la maggior parte di essi sono stati raccolti nella provincia di Foggia. Da questo punto di vista è stato particolarmente emozionate scoprire che le principali istituzioni museali mondiali quali: Natural History Museum di Londra, Peabody Museum of Natural History dell'Università di Yale, solo per citarne alcuni, custodiscono esemplari di Gallina prataiola provenienti dalla Capitanata.Di certo, rimane l'amaro in bocca a pensare che a dare importanza alla conservazione dei reperti naturalistici siano principalmente istituzioni di altre Nazioni, mentre per esempio a Foggia, dove vi è una importante collezione ornitologica, con diversi reperti della specie, questo museo resti chiuso e la stessa collezione, per errori storici di conservazione, è a rischio di trasformarsi in polvere per opera di piccolissimi organismi che si nutrono dei tessuti degli esemplari musealizzati, riuscendo a vanificare il lavoro di generazioni di naturalisti. (Da: "La Gallina Prataiola nei musei del mondo ma non a Foggia", vglobale.it) Il progetto Life+ Tetrax: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il Centro Studi Naturalistici Onlus è da tempo molto attivo sul territorio e si è assunto l'arduo compito di svolgere il ruolo di memoria storica e [1] pungolo per salvaguardare, valorizzare e diffondere le bellezze naturalistiche soprattutto del Foggiano. Ora è impegnato a salvare dalla totale scomparsa la Gallina prataiola, nell'ambito del progetto Life+ Tetrax, che ha lo scopo di salvare dall'estinzione questo uccello presente da almeno 20.000 anni nella nostra regione e che ormai, in seguito alla non corretta gestione delle aree a pascolo, è quasi completamente estinto.Un tentativo che vanta da svariati anni, ricerche, appelli e studi, ma con scarsi risultati reali di protezione.Tra le varie azioni messe in atto per scongiurare la scomparsa della specie, il Csn ci fa sapere che ha condotto uno specifico studio per comprenderne la distribuzione storica a partire dal 1800, esaminando le collezioni ornitologiche presenti in tutti i musei del Mondo. Nella fattispecie sono state consultate più di 300 istituzioni museali pubbliche e private di tutti i continenti. Di queste collezioni a oggi sappiamo che in 64 musei italiani e in 91 stranieri sono custoditi reperti riferiti alla Gallina prataiola.I risultati sono stati incoraggianti: sono stati trovati circa 1.000 reperti a partire dagli animali in pelle, materiale osteologico, tessuti, uova, per finire ai fossili datati pleistocene raccolti in Puglia e conservati nel Museo di Storia Naturale dell'Ontario.I reperti censiti provengono da 46 Nazioni. Quelli provenienti dall'Italia arrivano da diverse regioni anche se la maggior parte di essi sono stati raccolti nella provincia di Foggia. Da questo punto di vista è stato particolarmente emozionate scoprire che le principali istituzioni museali mondiali quali: Natural History Museum di Londra, Peabody Museum of Natural History dell'Università di Yale, solo per citarne alcuni, custodiscono esemplari di Gallina prataiola provenienti dalla Capitanata.Di certo, rimane l'amaro in bocca a pensare che a dare importanza alla conservazione dei reperti naturalistici siano principalmente istituzioni di altre Nazioni, mentre per esempio a Foggia, dove vi è una importante collezione ornitologica, con diversi reperti della specie, questo museo resti chiuso e la stessa collezione, per errori storici di conservazione, è a rischio di trasformarsi in polvere per opera di piccolissimi organismi che si nutrono dei tessuti degli esemplari musealizzati, riuscendo a vanificare il lavoro di generazioni di naturalisti. (Da: "La Gallina Prataiola nei musei del mondo ma non a Foggia", vglobale.it) Quale delle seguenti informazioni sulla Gallina prataiola è FALSA? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il Centro Studi Naturalistici Onlus è da tempo molto attivo sul territorio e si è assunto l'arduo compito di svolgere il ruolo di memoria storica e [1] pungolo per salvaguardare, valorizzare e diffondere le bellezze naturalistiche soprattutto del Foggiano. Ora è impegnato a salvare dalla totale scomparsa la Gallina prataiola, nell'ambito del progetto Life+ Tetrax, che ha lo scopo di salvare dall'estinzione questo uccello presente da almeno 20.000 anni nella nostra regione e che ormai, in seguito alla non corretta gestione delle aree a pascolo, è quasi completamente estinto.Un tentativo che vanta da svariati anni, ricerche, appelli e studi, ma con scarsi risultati reali di protezione.Tra le varie azioni messe in atto per scongiurare la scomparsa della specie, il Csn ci fa sapere che ha condotto uno specifico studio per comprenderne la distribuzione storica a partire dal 1800, esaminando le collezioni ornitologiche presenti in tutti i musei del Mondo. Nella fattispecie sono state consultate più di 300 istituzioni museali pubbliche e private di tutti i continenti. Di queste collezioni a oggi sappiamo che in 64 musei italiani e in 91 stranieri sono custoditi reperti riferiti alla Gallina prataiola.I risultati sono stati incoraggianti: sono stati trovati circa 1.000 reperti a partire dagli animali in pelle, materiale osteologico, tessuti, uova, per finire ai fossili datati pleistocene raccolti in Puglia e conservati nel Museo di Storia Naturale dell'Ontario.I reperti censiti provengono da 46 Nazioni. Quelli provenienti dall'Italia arrivano da diverse regioni anche se la maggior parte di essi sono stati raccolti nella provincia di Foggia. Da questo punto di vista è stato particolarmente emozionate scoprire che le principali istituzioni museali mondiali quali: Natural History Museum di Londra, Peabody Museum of Natural History dell'Università di Yale, solo per citarne alcuni, custodiscono esemplari di Gallina prataiola provenienti dalla Capitanata.Di certo, rimane l'amaro in bocca a pensare che a dare importanza alla conservazione dei reperti naturalistici siano principalmente istituzioni di altre Nazioni, mentre per esempio a Foggia, dove vi è una importante collezione ornitologica, con diversi reperti della specie, questo museo resti chiuso e la stessa collezione, per errori storici di conservazione, è a rischio di trasformarsi in polvere per opera di piccolissimi organismi che si nutrono dei tessuti degli esemplari musealizzati, riuscendo a vanificare il lavoro di generazioni di naturalisti. (Da: "La Gallina Prataiola nei musei del mondo ma non a Foggia", vglobale.it) Quale significato assume il termine "pungolo", indicato da [1] nel brano, nel contesto della frase in cui è inserito? |
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Leggere attentamente il seguente brano. Il 3 ottobre 1990 la Repubblica Democratica Tedesca (DDR) cessò di esistere come Stato indipendente ed entrò a far parte della Repubblica Federale di Germania (BRD), la Germania ovest, portando a termine un percorso iniziato meno di un anno prima con la caduta del muro di Berlino. La squadra del 1989 era probabilmente la più competitiva che la DDR avesse mai avuto [1]: c'era il futuro Pallone d'Oro Matthias Sammer, l'ex giocatore della Lazio Thomas Doll e Ulf Kirsten, il miglior marcatore europeo nella storia del Bayer Leverkusen.La Germania dell'Est non si qualificò per soli due punti ai Mondiali che sarebbero cominciati l'anno dopo in Italia: solo pochi giocatori tedeschi sembrarono veramente dispiaciuti, gli altri avevano in testa il futuro della loro carriera.Nel mese di febbraio del 1990 la nazionale della Germania dell'Est fu inclusa comunque nei sorteggi per le qualificazioni ai Campionati europei del 1992. Era già chiaro che la DDR avrebbe cessato di esistere da lì a pochi mesi e la partita contro il Belgio, in programma per il 12 settembre, fu declassata a semplice amichevole. La maggior parte dei giocatori più forti della DDR si erano già trasferiti in Bundesliga e decisero di non rispondere alla convocazione per evitare rischi inutili in una partita senza alcun tipo di valore.Al ritiro si presentarono una decina di giocatori: i più giovani, che volevano sfruttare l'opportunità per mettersi in mostra e rimediare qualche contratto con una squadra occidentale, ma anche quelli che ci tenevano a giocare l'ultima partita nella storia.L'unico giocatore di un certo livello che rispose alla chiamata fu Matthias Sammer, che all'epoca giocava già per lo Stoccarda ed era il capitano della DDR. Quando arrivò al ritiro della nazionale, vedendo solo una decina di giocatori, Sammer cercò un volo per fare ritorno a Stoccarda; non lo trovò e decise quindi di rimanere in ritiro con i pochi compagni di squadra.I giocatori disponibili il giorno della partita, che si giocò a Bruxelles, furono in tutto 14, tra cui due portieri e tre debuttanti. Sammer segnò due gol che permisero alla nazionale della DDR di vincere l'ultima partita della sua storia. I giocatori tedeschi che scesero in campo, nonostante fossero delle seconde scelte, giocarono tutti al massimo delle loro capacità e dominarono la partita. Nei minuti finali dell'incontro l'allenatore tedesco mandò in campo il portiere 25enne Jens Adler, che non aveva mai giocato una partita internazionale: giocò pochi minuti, non toccò mai il pallone e quella fu la sua prima e ultima partita con la maglia di una nazionale. (da: "L'ultima partita della Germania Est", Ilpost.it) Quale di queste affermazioni si può intuire dalla lettura del testo?