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Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbale

tratto da:
Regione Campania
Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania



 Esercitati su questo Quiz 

RISPOSTA    Il ritrovamento di ossa di antichi animali, rimaste per cinquant'anni nei magazzini di un museo archeologico greco, sembra aver chiarito una annosa controversia riguardante la credibilità dei testi omerici circa le usanze religiose delle antiche popolazioni greche. Le ossa furono ritrovate nel Palazzo di Nestore da archeologi della UC. Dallo studio dei 30 chilogrammi di scheletri si è avuta la prova conclusiva di sacrifici di animali nell'Età del Bronzo greca. «È stata risolta - ha spiegato uno dei ricercatori della UC - una controversia riguardante la progenie dei greci, sul fatto che certe pratiche comuni nella Grecia classica, tra cui i sacrifici animali mediante incenerimento, avesse origine nell'Età del Bronzo. Si sospettava da molti anni che le élite che vivevano nei palazzi della civiltà micenea, fiorita nel XIII secolo avanti Cristo, offrissero questo tipo di sacrifici agli dèi, ma la certezza esisteva solo per la Grecia classica. Questa ricerca dimostra la continuità tra un periodo e il successivo in questo significativo aspetto della vita religiosa greca». La seconda conclusione è che l'Odissea è uno scritto attendibile dal punto di vista storico riguardo ai sacrifici di animali. I ritrovamenti evocano immediatamente le prime righe del terzo libro di Omero, in cui il giovane Telemaco, figlio di Ulisse, incontra il re Nestore che sacrifica agli dèi tori neri sulle spiagge di Pilo. Interessante anche la grande varietà di specie sacrificate e le modalità dei sacrifici, ricostruite in base a vari dettagli. «Abbiamo trovato - ha continuato l'archeologo - mandibole, zampe anteriori e altre ossa. Molte di esse sono di bovini, poche di cervi. I segni di tagli indicano la separazione di queste ossa dal resto della carcassa e il taglio a pezzi delle carni prima dell'incenerimento. Queste conclusioni derivano dal confronto con la grande quantità di ossa non combuste trovata in varie parti del palazzo». Uno delle nuove certezze emerse grazie a questo ritrovamento:
RISPOSTA    Il ritrovamento di ossa di antichi animali, rimaste per cinquant'anni nei magazzini di un museo archeologico greco, sembra aver chiarito una annosa controversia riguardante la credibilità dei testi omerici circa le usanze religiose delle antiche popolazioni greche. Le ossa furono ritrovate nel Palazzo di Nestore da archeologi della UC. Dallo studio dei 30 chilogrammi di scheletri si è avuta la prova conclusiva di sacrifici di animali nell'Età del Bronzo greca. «È stata risolta - ha spiegato uno dei ricercatori della UC - una controversia riguardante la progenie dei greci, sul fatto che certe pratiche comuni nella Grecia classica, tra cui i sacrifici animali mediante incenerimento, avesse origine nell'Età del Bronzo. Si sospettava da molti anni che le élite che vivevano nei palazzi della civiltà micenea, fiorita nel XIII secolo avanti Cristo, offrissero questo tipo di sacrifici agli dèi, ma la certezza esisteva solo per la Grecia classica. Questa ricerca dimostra la continuità tra un periodo e il successivo in questo significativo aspetto della vita religiosa greca». La seconda conclusione è che l'Odissea è uno scritto attendibile dal punto di vista storico riguardo ai sacrifici di animali. I ritrovamenti evocano immediatamente le prime righe del terzo libro di Omero, in cui il giovane Telemaco, figlio di Ulisse, incontra il re Nestore che sacrifica agli dèi tori neri sulle spiagge di Pilo. Interessante anche la grande varietà di specie sacrificate e le modalità dei sacrifici, ricostruite in base a vari dettagli. «Abbiamo trovato - ha continuato l'archeologo - mandibole, zampe anteriori e altre ossa. Molte di esse sono di bovini, poche di cervi. I segni di tagli indicano la separazione di queste ossa dal resto della carcassa e il taglio a pezzi delle carni prima dell'incenerimento. Queste conclusioni derivano dal confronto con la grande quantità di ossa non combuste trovata in varie parti del palazzo». Una prova certa dei sacrifici animali nell'Età del Bronzo:
RISPOSTA    Il ritrovamento di ossa di antichi animali, rimaste per cinquant'anni nei magazzini di un museo archeologico greco, sembra aver chiarito una annosa controversia riguardante la credibilità dei testi omerici circa le usanze religiose delle antiche popolazioni greche. Le ossa furono ritrovate nel Palazzo di Nestore da archeologi della UC. Dallo studio dei 30 chilogrammi di scheletri si è avuta la prova conclusiva di sacrifici di animali nell'Età del Bronzo greca. «È stata risolta - ha spiegato uno dei ricercatori della UC - una controversia riguardante la progenie dei greci, sul fatto che certe pratiche comuni nella Grecia classica, tra cui i sacrifici animali mediante incenerimento, avesse origine nell'Età del Bronzo. Si sospettava da molti anni che le élite che vivevano nei palazzi della civiltà micenea, fiorita nel XIII secolo avanti Cristo, offrissero questo tipo di sacrifici agli dèi, ma la certezza esisteva solo per la Grecia classica. Questa ricerca dimostra la continuità tra un periodo e il successivo in questo significativo aspetto della vita religiosa greca». La seconda conclusione è che l'Odissea è uno scritto attendibile dal punto di vista storico riguardo ai sacrifici di animali. I ritrovamenti evocano immediatamente le prime righe del terzo libro di Omero, in cui il giovane Telemaco, figlio di Ulisse, incontra il re Nestore che sacrifica agli dèi tori neri sulle spiagge di Pilo. Interessante anche la grande varietà di specie sacrificate e le modalità dei sacrifici, ricostruite in base a vari dettagli. «Abbiamo trovato - ha continuato l'archeologo - mandibole, zampe anteriori e altre ossa. Molte di esse sono di bovini, poche di cervi. I segni di tagli indicano la separazione di queste ossa dal resto della carcassa e il taglio a pezzi delle carni prima dell'incenerimento. Queste conclusioni derivano dal confronto con la grande quantità di ossa non combuste trovata in varie parti del palazzo». Importanti notizie circa le pratiche religiose dell'antica Grecia:
RISPOSTA    Il ritrovamento di ossa di antichi animali, rimaste per cinquant'anni nei magazzini di un museo archeologico greco, sembra aver chiarito una annosa controversia riguardante la credibilità dei testi omerici circa le usanze religiose delle antiche popolazioni greche. Le ossa furono ritrovate nel Palazzo di Nestore da archeologi della UC. Dallo studio dei 30 chilogrammi di scheletri si è avuta la prova conclusiva di sacrifici di animali nell'Età del Bronzo greca. «È stata risolta - ha spiegato uno dei ricercatori della UC - una controversia riguardante la progenie dei greci, sul fatto che certe pratiche comuni nella Grecia classica, tra cui i sacrifici animali mediante incenerimento, avesse origine nell'Età del Bronzo. Si sospettava da molti anni che le élite che vivevano nei palazzi della civiltà micenea, fiorita nel XIII secolo avanti Cristo, offrissero questo tipo di sacrifici agli dèi, ma la certezza esisteva solo per la Grecia classica. Questa ricerca dimostra la continuità tra un periodo e il successivo in questo significativo aspetto della vita religiosa greca». La seconda conclusione è che l'Odissea è uno scritto attendibile dal punto di vista storico riguardo ai sacrifici di animali. I ritrovamenti evocano immediatamente le prime righe del terzo libro di Omero, in cui il giovane Telemaco, figlio di Ulisse, incontra il re Nestore che sacrifica agli dèi tori neri sulle spiagge di Pilo. Interessante anche la grande varietà di specie sacrificate e le modalità dei sacrifici, ricostruite in base a vari dettagli. «Abbiamo trovato - ha continuato l'archeologo - mandibole, zampe anteriori e altre ossa. Molte di esse sono di bovini, poche di cervi. I segni di tagli indicano la separazione di queste ossa dal resto della carcassa e il taglio a pezzi delle carni prima dell'incenerimento. Queste conclusioni derivano dal confronto con la grande quantità di ossa non combuste trovata in varie parti del palazzo». I ritrovamenti hanno mostrato una certa similitudine tra le pratiche religiose dell'Età del Bronzo greca:
RISPOSTA    Il ritrovamento di ossa di antichi animali, rimaste per cinquant'anni nei magazzini di un museo archeologico greco, sembra aver chiarito una annosa controversia riguardante la credibilità dei testi omerici circa le usanze religiose delle antiche popolazioni greche. Le ossa furono ritrovate nel Palazzo di Nestore da archeologi della UC. Dallo studio dei 30 chilogrammi di scheletri si è avuta la prova conclusiva di sacrifici di animali nell'Età del Bronzo greca. «È stata risolta - ha spiegato uno dei ricercatori della UC - una controversia riguardante la progenie dei greci, sul fatto che certe pratiche comuni nella Grecia classica, tra cui i sacrifici animali mediante incenerimento, avesse origine nell'Età del Bronzo. Si sospettava da molti anni che le élite che vivevano nei palazzi della civiltà micenea, fiorita nel XIII secolo avanti Cristo, offrissero questo tipo di sacrifici agli dèi, ma la certezza esisteva solo per la Grecia classica. Questa ricerca dimostra la continuità tra un periodo e il successivo in questo significativo aspetto della vita religiosa greca». La seconda conclusione è che l'Odissea è uno scritto attendibile dal punto di vista storico riguardo ai sacrifici di animali. I ritrovamenti evocano immediatamente le prime righe del terzo libro di Omero, in cui il giovane Telemaco, figlio di Ulisse, incontra il re Nestore che sacrifica agli dèi tori neri sulle spiagge di Pilo. Interessante anche la grande varietà di specie sacrificate e le modalità dei sacrifici, ricostruite in base a vari dettagli. «Abbiamo trovato - ha continuato l'archeologo - mandibole, zampe anteriori e altre ossa. Molte di esse sono di bovini, poche di cervi. I segni di tagli indicano la separazione di queste ossa dal resto della carcassa e il taglio a pezzi delle carni prima dell'incenerimento. Queste conclusioni derivano dal confronto con la grande quantità di ossa non combuste trovata in varie parti del palazzo». Alcuni archeologi affermano con una certa sicurezza che i resti ritrovati sono frutto di pratiche religiose:
RISPOSTA    Il ritrovamento di ossa di antichi animali, rimaste per cinquant'anni nei magazzini di un museo archeologico greco, sembra aver chiarito una annosa controversia riguardante la credibilità dei testi omerici circa le usanze religiose delle antiche popolazioni greche. Le ossa furono ritrovate nel Palazzo di Nestore da archeologi della UC. Dallo studio dei 30 chilogrammi di scheletri si è avuta la prova conclusiva di sacrifici di animali nell'Età del Bronzo greca. «È stata risolta - ha spiegato uno dei ricercatori della UC - una controversia riguardante la progenie dei greci, sul fatto che certe pratiche comuni nella Grecia classica, tra cui i sacrifici animali mediante incenerimento, avesse origine nell'Età del Bronzo. Si sospettava da molti anni che le élite che vivevano nei palazzi della civiltà micenea, fiorita nel XIII secolo avanti Cristo, offrissero questo tipo di sacrifici agli dèi, ma la certezza esisteva solo per la Grecia classica. Questa ricerca dimostra la continuità tra un periodo e il successivo in questo significativo aspetto della vita religiosa greca». La seconda conclusione è che l'Odissea è uno scritto attendibile dal punto di vista storico riguardo ai sacrifici di animali. I ritrovamenti evocano immediatamente le prime righe del terzo libro di Omero, in cui il giovane Telemaco, figlio di Ulisse, incontra il re Nestore che sacrifica agli dèi tori neri sulle spiagge di Pilo. Interessante anche la grande varietà di specie sacrificate e le modalità dei sacrifici, ricostruite in base a vari dettagli. «Abbiamo trovato - ha continuato l'archeologo - mandibole, zampe anteriori e altre ossa. Molte di esse sono di bovini, poche di cervi. I segni di tagli indicano la separazione di queste ossa dal resto della carcassa e il taglio a pezzi delle carni prima dell'incenerimento. Queste conclusioni derivano dal confronto con la grande quantità di ossa non combuste trovata in varie parti del palazzo». Una delle conclusioni cui si è giunti dopo il ritrovamento di resti animali conservati in un museo archeologico greco:
RISPOSTA    Il ritrovamento di ossa di antichi animali, rimaste per cinquant'anni nei magazzini di un museo archeologico greco, sembra aver chiarito una annosa controversia riguardante la credibilità dei testi omerici circa le usanze religiose delle antiche popolazioni greche. Le ossa furono ritrovate nel Palazzo di Nestore da archeologi della UC. Dallo studio dei 30 chilogrammi di scheletri si è avuta la prova conclusiva di sacrifici di animali nell'Età del Bronzo greca. «È stata risolta - ha spiegato uno dei ricercatori della UC - una controversia riguardante la progenie dei greci, sul fatto che certe pratiche comuni nella Grecia classica, tra cui i sacrifici animali mediante incenerimento, avesse origine nell'Età del Bronzo. Si sospettava da molti anni che le élite che vivevano nei palazzi della civiltà micenea, fiorita nel XIII secolo avanti Cristo, offrissero questo tipo di sacrifici agli dèi, ma la certezza esisteva solo per la Grecia classica. Questa ricerca dimostra la continuità tra un periodo e il successivo in questo significativo aspetto della vita religiosa greca». La seconda conclusione è che l'Odissea è uno scritto attendibile dal punto di vista storico riguardo ai sacrifici di animali. I ritrovamenti evocano immediatamente le prime righe del terzo libro di Omero, in cui il giovane Telemaco, figlio di Ulisse, incontra il re Nestore che sacrifica agli dèi tori neri sulle spiagge di Pilo. Interessante anche la grande varietà di specie sacrificate e le modalità dei sacrifici, ricostruite in base a vari dettagli. «Abbiamo trovato - ha continuato l'archeologo - mandibole, zampe anteriori e altre ossa. Molte di esse sono di bovini, poche di cervi. I segni di tagli indicano la separazione di queste ossa dal resto della carcassa e il taglio a pezzi delle carni prima dell'incenerimento. Queste conclusioni derivano dal confronto con la grande quantità di ossa non combuste trovata in varie parti del palazzo». Gli animali utilizzati per le pratiche religiose:
RISPOSTA    Il ritrovamento di ossa di antichi animali, rimaste per cinquant'anni nei magazzini di un museo archeologico greco, sembra aver chiarito una annosa controversia riguardante la credibilità dei testi omerici circa le usanze religiose delle antiche popolazioni greche. Le ossa furono ritrovate nel Palazzo di Nestore da archeologi della UC. Dallo studio dei 30 chilogrammi di scheletri si è avuta la prova conclusiva di sacrifici di animali nell'Età del Bronzo greca. «È stata risolta - ha spiegato uno dei ricercatori della UC - una controversia riguardante la progenie dei greci, sul fatto che certe pratiche comuni nella Grecia classica, tra cui i sacrifici animali mediante incenerimento, avesse origine nell'Età del Bronzo. Si sospettava da molti anni che le élite che vivevano nei palazzi della civiltà micenea, fiorita nel XIII secolo avanti Cristo, offrissero questo tipo di sacrifici agli dèi, ma la certezza esisteva solo per la Grecia classica. Questa ricerca dimostra la continuità tra un periodo e il successivo in questo significativo aspetto della vita religiosa greca». La seconda conclusione è che l'Odissea è uno scritto attendibile dal punto di vista storico riguardo ai sacrifici di animali. I ritrovamenti evocano immediatamente le prime righe del terzo libro di Omero, in cui il giovane Telemaco, figlio di Ulisse, incontra il re Nestore che sacrifica agli dèi tori neri sulle spiagge di Pilo. Interessante anche la grande varietà di specie sacrificate e le modalità dei sacrifici, ricostruite in base a vari dettagli. «Abbiamo trovato - ha continuato l'archeologo - mandibole, zampe anteriori e altre ossa. Molte di esse sono di bovini, poche di cervi. I segni di tagli indicano la separazione di queste ossa dal resto della carcassa e il taglio a pezzi delle carni prima dell'incenerimento. Queste conclusioni derivano dal confronto con la grande quantità di ossa non combuste trovata in varie parti del palazzo». I ritrovamenti sono stati una conferma:
RISPOSTA    Il settore idrico nei Paesi più industrializzati ha da tempo raggiunto livelli di concentrazione ed efficienza assai elevati. In Francia la riorganizzazione di questo settore è iniziata subito dopo il secondo conflitto mondiale e in pochi anni ha portato alla costituzione di tre grandi gruppi industriali che oggi controllano l'80% del mercato francese. Queste aziende, tutte di cospicue dimensioni, si sono organizzate in modo tale da sviluppare un proprio know how tecnico e gestionale e hanno creato al proprio interno numerose società di ingegneria e sviluppo di software di tipo idraulico. Questi colossi transalpini sono protagonisti di gare internazionali, anche sul territorio italiano. In Germania, nel dopoguerra, il settore idrico si è sviluppato a livello di autonomie locali, raggiungendo un livello di efficienza analogo a quello francese e inglese, pur mantenendo un'alta frammentazione gestionale. Attualmente il mercato tedesco è in fase di transizione e di concentrazione tra le aziende. In Gran Bretagna, la riorganizzazione del settore è stata avviata negli anni '70 e '80. Tutte le aziende britanniche sono molto attive sul fronte della ricerca e dello sviluppo, grazie anche alla successiva acquisizione di un numero cospicuo di società d'ingegneria. In Italia un mercato dell'acqua non è mai esistito. Il settore risente in effetti di un'eccessiva frammentazione e mancano investimenti, ma, soprattutto, ciò che manca è ricerca, sviluppo e cultura industriale. In Francia, il settore idrico:
RISPOSTA    Il settore idrico nei Paesi più industrializzati ha da tempo raggiunto livelli di concentrazione ed efficienza assai elevati. In Francia la riorganizzazione di questo settore è iniziata subito dopo il secondo conflitto mondiale e in pochi anni ha portato alla costituzione di tre grandi gruppi industriali che oggi controllano l'80% del mercato francese. Queste aziende, tutte di cospicue dimensioni, si sono organizzate in modo tale da sviluppare un proprio know how tecnico e gestionale e hanno creato al proprio interno numerose società di ingegneria e sviluppo di software di tipo idraulico. Questi colossi transalpini sono protagonisti di gare internazionali, anche sul territorio italiano. In Germania, nel dopoguerra, il settore idrico si è sviluppato a livello di autonomie locali, raggiungendo un livello di efficienza analogo a quello francese e inglese, pur mantenendo un'alta frammentazione gestionale. Attualmente il mercato tedesco è in fase di transizione e di concentrazione tra le aziende. In Gran Bretagna, la riorganizzazione del settore è stata avviata negli anni '70 e '80. Tutte le aziende britanniche sono molto attive sul fronte della ricerca e dello sviluppo, grazie anche alla successiva acquisizione di un numero cospicuo di società d'ingegneria. In Italia un mercato dell'acqua non è mai esistito. Il settore risente in effetti di un'eccessiva frammentazione e mancano investimenti, ma, soprattutto, ciò che manca è ricerca, sviluppo e cultura industriale. In Germania:
RISPOSTA    Il settore idrico nei Paesi più industrializzati ha da tempo raggiunto livelli di concentrazione ed efficienza assai elevati. In Francia la riorganizzazione di questo settore è iniziata subito dopo il secondo conflitto mondiale e in pochi anni ha portato alla costituzione di tre grandi gruppi industriali che oggi controllano l'80% del mercato francese. Queste aziende, tutte di cospicue dimensioni, si sono organizzate in modo tale da sviluppare un proprio know how tecnico e gestionale e hanno creato al proprio interno numerose società di ingegneria e sviluppo di software di tipo idraulico. Questi colossi transalpini sono protagonisti di gare internazionali, anche sul territorio italiano. In Germania, nel dopoguerra, il settore idrico si è sviluppato a livello di autonomie locali, raggiungendo un livello di efficienza analogo a quello francese e inglese, pur mantenendo un'alta frammentazione gestionale. Attualmente il mercato tedesco è in fase di transizione e di concentrazione tra le aziende. In Gran Bretagna, la riorganizzazione del settore è stata avviata negli anni '70 e '80. Tutte le aziende britanniche sono molto attive sul fronte della ricerca e dello sviluppo, grazie anche alla successiva acquisizione di un numero cospicuo di società d'ingegneria. In Italia un mercato dell'acqua non è mai esistito. Il settore risente in effetti di un'eccessiva frammentazione e mancano investimenti, ma, soprattutto, ciò che manca è ricerca, sviluppo e cultura industriale. Il settore idrico italiano:
RISPOSTA    Il settore idrico nei Paesi più industrializzati ha da tempo raggiunto livelli di concentrazione ed efficienza assai elevati. In Francia la riorganizzazione di questo settore è iniziata subito dopo il secondo conflitto mondiale e in pochi anni ha portato alla costituzione di tre grandi gruppi industriali che oggi controllano l'80% del mercato francese. Queste aziende, tutte di cospicue dimensioni, si sono organizzate in modo tale da sviluppare un proprio know how tecnico e gestionale e hanno creato al proprio interno numerose società di ingegneria e sviluppo di software di tipo idraulico. Questi colossi transalpini sono protagonisti di gare internazionali, anche sul territorio italiano. In Germania, nel dopoguerra, il settore idrico si è sviluppato a livello di autonomie locali, raggiungendo un livello di efficienza analogo a quello francese e inglese, pur mantenendo un'alta frammentazione gestionale. Attualmente il mercato tedesco è in fase di transizione e di concentrazione tra le aziende. In Gran Bretagna, la riorganizzazione del settore è stata avviata negli anni '70 e '80. Tutte le aziende britanniche sono molto attive sul fronte della ricerca e dello sviluppo, grazie anche alla successiva acquisizione di un numero cospicuo di società d'ingegneria. In Italia un mercato dell'acqua non è mai esistito. Il settore risente in effetti di un'eccessiva frammentazione e mancano investimenti, ma, soprattutto, ciò che manca è ricerca, sviluppo e cultura industriale. I gruppi industriali francesi:
RISPOSTA    Il settore idrico nei Paesi più industrializzati ha da tempo raggiunto livelli di concentrazione ed efficienza assai elevati. In Francia la riorganizzazione di questo settore è iniziata subito dopo il secondo conflitto mondiale e in pochi anni ha portato alla costituzione di tre grandi gruppi industriali che oggi controllano l'80% del mercato francese. Queste aziende, tutte di cospicue dimensioni, si sono organizzate in modo tale da sviluppare un proprio know how tecnico e gestionale e hanno creato al proprio interno numerose società di ingegneria e sviluppo di software di tipo idraulico. Questi colossi transalpini sono protagonisti di gare internazionali, anche sul territorio italiano. In Germania, nel dopoguerra, il settore idrico si è sviluppato a livello di autonomie locali, raggiungendo un livello di efficienza analogo a quello francese e inglese, pur mantenendo un'alta frammentazione gestionale. Attualmente il mercato tedesco è in fase di transizione e di concentrazione tra le aziende. In Gran Bretagna, la riorganizzazione del settore è stata avviata negli anni '70 e '80. Tutte le aziende britanniche sono molto attive sul fronte della ricerca e dello sviluppo, grazie anche alla successiva acquisizione di un numero cospicuo di società d'ingegneria. In Italia un mercato dell'acqua non è mai esistito. Il settore risente in effetti di un'eccessiva frammentazione e mancano investimenti, ma, soprattutto, ciò che manca è ricerca, sviluppo e cultura industriale. In Gran Bretagna:
RISPOSTA    Il settore idrico nei Paesi più industrializzati ha da tempo raggiunto livelli di concentrazione ed efficienza assai elevati. In Francia la riorganizzazione di questo settore è iniziata subito dopo il secondo conflitto mondiale e in pochi anni ha portato alla costituzione di tre grandi gruppi industriali che oggi controllano l'80% del mercato francese. Queste aziende, tutte di cospicue dimensioni, si sono organizzate in modo tale da sviluppare un proprio know how tecnico e gestionale e hanno creato al proprio interno numerose società di ingegneria e sviluppo di software di tipo idraulico. Questi colossi transalpini sono protagonisti di gare internazionali, anche sul territorio italiano. In Germania, nel dopoguerra, il settore idrico si è sviluppato a livello di autonomie locali, raggiungendo un livello di efficienza analogo a quello francese e inglese, pur mantenendo un'alta frammentazione gestionale. Attualmente il mercato tedesco è in fase di transizione e di concentrazione tra le aziende. In Gran Bretagna, la riorganizzazione del settore è stata avviata negli anni '70 e '80. Tutte le aziende britanniche sono molto attive sul fronte della ricerca e dello sviluppo, grazie anche alla successiva acquisizione di un numero cospicuo di società d'ingegneria. In Italia un mercato dell'acqua non è mai esistito. Il settore risente in effetti di un'eccessiva frammentazione e mancano investimenti, ma, soprattutto, ciò che manca è ricerca, sviluppo e cultura industriale. I tre colossi transalpini:
RISPOSTA    Il settore idrico nei Paesi più industrializzati ha da tempo raggiunto livelli di concentrazione ed efficienza assai elevati. In Francia la riorganizzazione di questo settore è iniziata subito dopo il secondo conflitto mondiale e in pochi anni ha portato alla costituzione di tre grandi gruppi industriali che oggi controllano l'80% del mercato francese. Queste aziende, tutte di cospicue dimensioni, si sono organizzate in modo tale da sviluppare un proprio know how tecnico e gestionale e hanno creato al proprio interno numerose società di ingegneria e sviluppo di software di tipo idraulico. Questi colossi transalpini sono protagonisti di gare internazionali, anche sul territorio italiano. In Germania, nel dopoguerra, il settore idrico si è sviluppato a livello di autonomie locali, raggiungendo un livello di efficienza analogo a quello francese e inglese, pur mantenendo un'alta frammentazione gestionale. Attualmente il mercato tedesco è in fase di transizione e di concentrazione tra le aziende. In Gran Bretagna, la riorganizzazione del settore è stata avviata negli anni '70 e '80. Tutte le aziende britanniche sono molto attive sul fronte della ricerca e dello sviluppo, grazie anche alla successiva acquisizione di un numero cospicuo di società d'ingegneria. In Italia un mercato dell'acqua non è mai esistito. Il settore risente in effetti di un'eccessiva frammentazione e mancano investimenti, ma, soprattutto, ciò che manca è ricerca, sviluppo e cultura industriale. Nel campo della ricerca e dello sviluppo:
RISPOSTA    Il settore idrico nei Paesi più industrializzati ha da tempo raggiunto livelli di concentrazione ed efficienza assai elevati. In Francia la riorganizzazione di questo settore è iniziata subito dopo il secondo conflitto mondiale e in pochi anni ha portato alla costituzione di tre grandi gruppi industriali che oggi controllano l'80% del mercato francese. Queste aziende, tutte di cospicue dimensioni, si sono organizzate in modo tale da sviluppare un proprio know how tecnico e gestionale e hanno creato al proprio interno numerose società di ingegneria e sviluppo di software di tipo idraulico. Questi colossi transalpini sono protagonisti di gare internazionali, anche sul territorio italiano. In Germania, nel dopoguerra, il settore idrico si è sviluppato a livello di autonomie locali, raggiungendo un livello di efficienza analogo a quello francese e inglese, pur mantenendo un'alta frammentazione gestionale. Attualmente il mercato tedesco è in fase di transizione e di concentrazione tra le aziende. In Gran Bretagna, la riorganizzazione del settore è stata avviata negli anni '70 e '80. Tutte le aziende britanniche sono molto attive sul fronte della ricerca e dello sviluppo, grazie anche alla successiva acquisizione di un numero cospicuo di società d'ingegneria. In Italia un mercato dell'acqua non è mai esistito. Il settore risente in effetti di un'eccessiva frammentazione e mancano investimenti, ma, soprattutto, ciò che manca è ricerca, sviluppo e cultura industriale. Un certo numero di società di ingegneria:
RISPOSTA    Il sughero è composto per il 45% di suberina, una miscela di acidi grassi e alcol organici pesanti impermeabili ai gas e ai liquidi. E' elastico e, in presenza di umidità, si dilata fino al 140% del suo spessore. Il primo raccolto, non adatto alla fabbricazione dei tappi, avviene, per legge, quando il tronco ha un'altezza dal suolo di 1,30 m e un diametro di 70 cm. Il secondo raccolto, quello di sughero per tappi, avviene quando l'altezza è 3 volte il diametro. Le cortecce raccolte vengono inviate alle fabbriche dove, vengono lasciate all'aria e all'acqua per almeno sei mesi, impilate in enormi cataste. Finita la stagionatura le plance vengono bollite. Il gas nella parete intracellulare si espande e le plance si distendono. Dopo una settimana si tagliano a listelli e da qui si stampano i tappi. Una volta controllata la compattezza della superficie (che deve essere alta per i tappi di qualità) i tappi vengono lavati con acqua ossigenata e non con candeggina, come avveniva prima della normativa europea. Gli scarti si tritano per fare altri prodotti o tappi più economici. In Portogallo, è attiva da un anno la prima banca dei semi, voluta dall'associazione degli agricoltori, che studia come ottenere, attraverso le biotecnologie, alberi di qualità stabile. Nel 2000 il Consorzio europeo del sughero ha emanato le norme per regolare il processo produttivo. Questo sforzo normativo è volto sia a ridurre la possibilità di sviluppo del Tca, la muffa che può rovinare il vino e attaccare il sughero anche nelle fasi di lavorazione, sia per contrastare l'avanzata dei tappi in plastica che vengono usati dai produttori d'Oltreoceano. Per fabbricare i tappi è necessario utilizzare il sughero:
RISPOSTA    Il sughero è composto per il 45% di suberina, una miscela di acidi grassi e alcol organici pesanti impermeabili ai gas e ai liquidi. E' elastico e, in presenza di umidità, si dilata fino al 140% del suo spessore. Il primo raccolto, non adatto alla fabbricazione dei tappi, avviene, per legge, quando il tronco ha un'altezza dal suolo di 1,30 m e un diametro di 70 cm. Il secondo raccolto, quello di sughero per tappi, avviene quando l'altezza è 3 volte il diametro. Le cortecce raccolte vengono inviate alle fabbriche dove, vengono lasciate all'aria e all'acqua per almeno sei mesi, impilate in enormi cataste. Finita la stagionatura le plance vengono bollite. Il gas nella parete intracellulare si espande e le plance si distendono. Dopo una settimana si tagliano a listelli e da qui si stampano i tappi. Una volta controllata la compattezza della superficie (che deve essere alta per i tappi di qualità) i tappi vengono lavati con acqua ossigenata e non con candeggina, come avveniva prima della normativa europea. Gli scarti si tritano per fare altri prodotti o tappi più economici. In Portogallo, è attiva da un anno la prima banca dei semi, voluta dall'associazione degli agricoltori, che studia come ottenere, attraverso le biotecnologie, alberi di qualità stabile. Nel 2000 il Consorzio europeo del sughero ha emanato le norme per regolare il processo produttivo. Questo sforzo normativo è volto sia a ridurre la possibilità di sviluppo del Tca, la muffa che può rovinare il vino e attaccare il sughero anche nelle fasi di lavorazione, sia per contrastare l'avanzata dei tappi in plastica che vengono usati dai produttori d'Oltreoceano. Il Consorzio europeo del sughero:
RISPOSTA    Il sughero è composto per il 45% di suberina, una miscela di acidi grassi e alcol organici pesanti impermeabili ai gas e ai liquidi. E' elastico e, in presenza di umidità, si dilata fino al 140% del suo spessore. Il primo raccolto, non adatto alla fabbricazione dei tappi, avviene, per legge, quando il tronco ha un'altezza dal suolo di 1,30 m e un diametro di 70 cm. Il secondo raccolto, quello di sughero per tappi, avviene quando l'altezza è 3 volte il diametro. Le cortecce raccolte vengono inviate alle fabbriche dove, vengono lasciate all'aria e all'acqua per almeno sei mesi, impilate in enormi cataste. Finita la stagionatura le plance vengono bollite. Il gas nella parete intracellulare si espande e le plance si distendono. Dopo una settimana si tagliano a listelli e da qui si stampano i tappi. Una volta controllata la compattezza della superficie (che deve essere alta per i tappi di qualità) i tappi vengono lavati con acqua ossigenata e non con candeggina, come avveniva prima della normativa europea. Gli scarti si tritano per fare altri prodotti o tappi più economici. In Portogallo, è attiva da un anno la prima banca dei semi, voluta dall'associazione degli agricoltori, che studia come ottenere, attraverso le biotecnologie, alberi di qualità stabile. Nel 2000 il Consorzio europeo del sughero ha emanato le norme per regolare il processo produttivo. Questo sforzo normativo è volto sia a ridurre la possibilità di sviluppo del Tca, la muffa che può rovinare il vino e attaccare il sughero anche nelle fasi di lavorazione, sia per contrastare l'avanzata dei tappi in plastica che vengono usati dai produttori d'Oltreoceano. Il lavaggio dei tappi con l'acqua ossigenata:
RISPOSTA   Domanda di media difficoltà Il sughero è composto per il 45% di suberina, una miscela di acidi grassi e alcol organici pesanti impermeabili ai gas e ai liquidi. E' elastico e, in presenza di umidità, si dilata fino al 140% del suo spessore. Il primo raccolto, non adatto alla fabbricazione dei tappi, avviene, per legge, quando il tronco ha un'altezza dal suolo di 1,30 m e un diametro di 70 cm. Il secondo raccolto, quello di sughero per tappi, avviene quando l'altezza è 3 volte il diametro. Le cortecce raccolte vengono inviate alle fabbriche dove, vengono lasciate all'aria e all'acqua per almeno sei mesi, impilate in enormi cataste. Finita la stagionatura le plance vengono bollite. Il gas nella parete intracellulare si espande e le plance si distendono. Dopo una settimana si tagliano a listelli e da qui si stampano i tappi. Una volta controllata la compattezza della superficie (che deve essere alta per i tappi di qualità) i tappi vengono lavati con acqua ossigenata e non con candeggina, come avveniva prima della normativa europea. Gli scarti si tritano per fare altri prodotti o tappi più economici. In Portogallo, è attiva da un anno la prima banca dei semi, voluta dall'associazione degli agricoltori, che studia come ottenere, attraverso le biotecnologie, alberi di qualità stabile. Nel 2000 il Consorzio europeo del sughero ha emanato le norme per regolare il processo produttivo. Questo sforzo normativo è volto sia a ridurre la possibilità di sviluppo del Tca, la muffa che può rovinare il vino e attaccare il sughero anche nelle fasi di lavorazione, sia per contrastare l'avanzata dei tappi in plastica che vengono usati dai produttori d'Oltreoceano. La suberina:

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