Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il cervello degli adolescenti ha una capacità superiore di formare nuovi ricordi, ma è anche esposto a un maggiore stress sociale e all'attrazione per droghe e alcol. [1] Lo afferma una nuova metanalisi degli studi che però non suffragano l'ipotesi che il cervello adolescente conservi lo stesso livello di plasticità di quello dei bambini. Si ritiene che la plasticità cerebrale, cioè la capacità del cervello, molto elevata nell'infanzia, di modificare la propria struttura in funzione dell'attività dei neuroni in risposta anche agli input sensoriali, si conservi fino all'adolescenza. Ma in realtà, secondo una nuova analisi della letteratura scientifica pubblicata su "Trends in Cognitive Sciences" da ricercatori dello University College London, non esistono prove scientifiche sufficienti a suffragare questa ipotesi. La plasticità cerebrale permane in qualche misura a tutte le età ma è elevata soprattutto nei primi anni di vita, in cui è come se il cervello "si aspettasse" di ricevere determinati stimoli. Nell'adolescenza, alcuni studi hanno evidenziato un incremento nella capacità del cervello di formare nuovi ricordi, testimoniata dal fatto che molte persone oltre i 35 anni ricordano meglio gli eventi tra i 10 e i 30 anni di quelli vissuti in seguito.Semplici capacità legate alla memoria di lavoro e all'elaborazione delle informazioni possono raggiungere la piena maturità già nell'infanzia, mentre capacità più elaborate continuano a svilupparsi durante la prima fase dell'adolescenza. Quest'ultimo è un periodo critico anche per l'insorgenza di molti disturbi mentali, come la schizofrenia, innescati da una situazione di stress in soggetti geneticamente predisposti. La metanalisi mostra che in effetti il cervello degli adolescenti è molto sensibile agli stress, in particolare a quelli di tipo sociale. "Gli adolescenti sono più lenti nel dimenticare gli eventi negativi o paurosi", ha spiegato Delia Fuhrmann, primo autore dell'articolo. Infine, gli adolescenti sembrano particolarmente influenzabili dal comportamento e dalla percezione del rischio dei coetanei. "Dimostrare in modo definitivo l'esistenza di periodi sensibili del cervello degli adolescenti richiederebbe studi comparativi che coinvolgono bambini, adolescenti e adulti, tenendo conto anche della variabilità individuale", ha concluso Fuhrmann. "Gli adolescenti hanno molta più capacità dei bambini di scegliere il proprio ambiente e di scegliere quali esperienze vogliono vivere". (da: "Le sensibilità speciali del cervello dei ragazzi", in "Le Scienze") Quale delle seguenti affermazioni sulla metanalisi descritta nel testo è corretta? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il cervello degli adolescenti ha una capacità superiore di formare nuovi ricordi, ma è anche esposto a un maggiore stress sociale e all'attrazione per droghe e alcol. [1] Lo afferma una nuova metanalisi degli studi che però non suffragano l'ipotesi che il cervello adolescente conservi lo stesso livello di plasticità di quello dei bambini. Si ritiene che la plasticità cerebrale, cioè la capacità del cervello, molto elevata nell'infanzia, di modificare la propria struttura in funzione dell'attività dei neuroni in risposta anche agli input sensoriali, si conservi fino all'adolescenza. Ma in realtà, secondo una nuova analisi della letteratura scientifica pubblicata su "Trends in Cognitive Sciences" da ricercatori dello University College London, non esistono prove scientifiche sufficienti a suffragare questa ipotesi. La plasticità cerebrale permane in qualche misura a tutte le età ma è elevata soprattutto nei primi anni di vita, in cui è come se il cervello "si aspettasse" di ricevere determinati stimoli. Nell'adolescenza, alcuni studi hanno evidenziato un incremento nella capacità del cervello di formare nuovi ricordi, testimoniata dal fatto che molte persone oltre i 35 anni ricordano meglio gli eventi tra i 10 e i 30 anni di quelli vissuti in seguito.Semplici capacità legate alla memoria di lavoro e all'elaborazione delle informazioni possono raggiungere la piena maturità già nell'infanzia, mentre capacità più elaborate continuano a svilupparsi durante la prima fase dell'adolescenza. Quest'ultimo è un periodo critico anche per l'insorgenza di molti disturbi mentali, come la schizofrenia, innescati da una situazione di stress in soggetti geneticamente predisposti. La metanalisi mostra che in effetti il cervello degli adolescenti è molto sensibile agli stress, in particolare a quelli di tipo sociale. "Gli adolescenti sono più lenti nel dimenticare gli eventi negativi o paurosi", ha spiegato Delia Fuhrmann, primo autore dell'articolo. Infine, gli adolescenti sembrano particolarmente influenzabili dal comportamento e dalla percezione del rischio dei coetanei. "Dimostrare in modo definitivo l'esistenza di periodi sensibili del cervello degli adolescenti richiederebbe studi comparativi che coinvolgono bambini, adolescenti e adulti, tenendo conto anche della variabilità individuale", ha concluso Fuhrmann. "Gli adolescenti hanno molta più capacità dei bambini di scegliere il proprio ambiente e di scegliere quali esperienze vogliono vivere". (da: "Le sensibilità speciali del cervello dei ragazzi", in "Le Scienze") Qual è il pensiero di Fuhrmann in relazione al brano? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il cervello degli adolescenti ha una capacità superiore di formare nuovi ricordi, ma è anche esposto a un maggiore stress sociale e all'attrazione per droghe e alcol. [1] Lo afferma una nuova metanalisi degli studi che però non suffragano l'ipotesi che il cervello adolescente conservi lo stesso livello di plasticità di quello dei bambini. Si ritiene che la plasticità cerebrale, cioè la capacità del cervello, molto elevata nell'infanzia, di modificare la propria struttura in funzione dell'attività dei neuroni in risposta anche agli input sensoriali, si conservi fino all'adolescenza. Ma in realtà, secondo una nuova analisi della letteratura scientifica pubblicata su "Trends in Cognitive Sciences" da ricercatori dello University College London, non esistono prove scientifiche sufficienti a suffragare questa ipotesi. La plasticità cerebrale permane in qualche misura a tutte le età ma è elevata soprattutto nei primi anni di vita, in cui è come se il cervello "si aspettasse" di ricevere determinati stimoli. Nell'adolescenza, alcuni studi hanno evidenziato un incremento nella capacità del cervello di formare nuovi ricordi, testimoniata dal fatto che molte persone oltre i 35 anni ricordano meglio gli eventi tra i 10 e i 30 anni di quelli vissuti in seguito.Semplici capacità legate alla memoria di lavoro e all'elaborazione delle informazioni possono raggiungere la piena maturità già nell'infanzia, mentre capacità più elaborate continuano a svilupparsi durante la prima fase dell'adolescenza. Quest'ultimo è un periodo critico anche per l'insorgenza di molti disturbi mentali, come la schizofrenia, innescati da una situazione di stress in soggetti geneticamente predisposti. La metanalisi mostra che in effetti il cervello degli adolescenti è molto sensibile agli stress, in particolare a quelli di tipo sociale. "Gli adolescenti sono più lenti nel dimenticare gli eventi negativi o paurosi", ha spiegato Delia Fuhrmann, primo autore dell'articolo. Infine, gli adolescenti sembrano particolarmente influenzabili dal comportamento e dalla percezione del rischio dei coetanei. "Dimostrare in modo definitivo l'esistenza di periodi sensibili del cervello degli adolescenti richiederebbe studi comparativi che coinvolgono bambini, adolescenti e adulti, tenendo conto anche della variabilità individuale", ha concluso Fuhrmann. "Gli adolescenti hanno molta più capacità dei bambini di scegliere il proprio ambiente e di scegliere quali esperienze vogliono vivere". (da: "Le sensibilità speciali del cervello dei ragazzi", in "Le Scienze") La migliore definizione di "metanalisi" [1] deducibile dal brano è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il cervello degli adolescenti ha una capacità superiore di formare nuovi ricordi, ma è anche esposto a un maggiore stress sociale e all'attrazione per droghe e alcol. [1] Lo afferma una nuova metanalisi degli studi che però non suffragano l'ipotesi che il cervello adolescente conservi lo stesso livello di plasticità di quello dei bambini. Si ritiene che la plasticità cerebrale, cioè la capacità del cervello, molto elevata nell'infanzia, di modificare la propria struttura in funzione dell'attività dei neuroni in risposta anche agli input sensoriali, si conservi fino all'adolescenza. Ma in realtà, secondo una nuova analisi della letteratura scientifica pubblicata su "Trends in Cognitive Sciences" da ricercatori dello University College London, non esistono prove scientifiche sufficienti a suffragare questa ipotesi. La plasticità cerebrale permane in qualche misura a tutte le età ma è elevata soprattutto nei primi anni di vita, in cui è come se il cervello "si aspettasse" di ricevere determinati stimoli. Nell'adolescenza, alcuni studi hanno evidenziato un incremento nella capacità del cervello di formare nuovi ricordi, testimoniata dal fatto che molte persone oltre i 35 anni ricordano meglio gli eventi tra i 10 e i 30 anni di quelli vissuti in seguito.Semplici capacità legate alla memoria di lavoro e all'elaborazione delle informazioni possono raggiungere la piena maturità già nell'infanzia, mentre capacità più elaborate continuano a svilupparsi durante la prima fase dell'adolescenza. Quest'ultimo è un periodo critico anche per l'insorgenza di molti disturbi mentali, come la schizofrenia, innescati da una situazione di stress in soggetti geneticamente predisposti. La metanalisi mostra che in effetti il cervello degli adolescenti è molto sensibile agli stress, in particolare a quelli di tipo sociale. "Gli adolescenti sono più lenti nel dimenticare gli eventi negativi o paurosi", ha spiegato Delia Fuhrmann, primo autore dell'articolo. Infine, gli adolescenti sembrano particolarmente influenzabili dal comportamento e dalla percezione del rischio dei coetanei. "Dimostrare in modo definitivo l'esistenza di periodi sensibili del cervello degli adolescenti richiederebbe studi comparativi che coinvolgono bambini, adolescenti e adulti, tenendo conto anche della variabilità individuale", ha concluso Fuhrmann. "Gli adolescenti hanno molta più capacità dei bambini di scegliere il proprio ambiente e di scegliere quali esperienze vogliono vivere". (da: "Le sensibilità speciali del cervello dei ragazzi", in "Le Scienze") Quale delle seguenti frasi NON riprende un concetto espresso negli studi di metanalisi? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il cervello degli adolescenti ha una capacità superiore di formare nuovi ricordi, ma è anche esposto a un maggiore stress sociale e all'attrazione per droghe e alcol. [1] Lo afferma una nuova metanalisi degli studi che però non suffragano l'ipotesi che il cervello adolescente conservi lo stesso livello di plasticità di quello dei bambini. Si ritiene che la plasticità cerebrale, cioè la capacità del cervello, molto elevata nell'infanzia, di modificare la propria struttura in funzione dell'attività dei neuroni in risposta anche agli input sensoriali, si conservi fino all'adolescenza. Ma in realtà, secondo una nuova analisi della letteratura scientifica pubblicata su "Trends in Cognitive Sciences" da ricercatori dello University College London, non esistono prove scientifiche sufficienti a suffragare questa ipotesi. La plasticità cerebrale permane in qualche misura a tutte le età ma è elevata soprattutto nei primi anni di vita, in cui è come se il cervello "si aspettasse" di ricevere determinati stimoli. Nell'adolescenza, alcuni studi hanno evidenziato un incremento nella capacità del cervello di formare nuovi ricordi, testimoniata dal fatto che molte persone oltre i 35 anni ricordano meglio gli eventi tra i 10 e i 30 anni di quelli vissuti in seguito.Semplici capacità legate alla memoria di lavoro e all'elaborazione delle informazioni possono raggiungere la piena maturità già nell'infanzia, mentre capacità più elaborate continuano a svilupparsi durante la prima fase dell'adolescenza. Quest'ultimo è un periodo critico anche per l'insorgenza di molti disturbi mentali, come la schizofrenia, innescati da una situazione di stress in soggetti geneticamente predisposti. La metanalisi mostra che in effetti il cervello degli adolescenti è molto sensibile agli stress, in particolare a quelli di tipo sociale. "Gli adolescenti sono più lenti nel dimenticare gli eventi negativi o paurosi", ha spiegato Delia Fuhrmann, primo autore dell'articolo. Infine, gli adolescenti sembrano particolarmente influenzabili dal comportamento e dalla percezione del rischio dei coetanei. "Dimostrare in modo definitivo l'esistenza di periodi sensibili del cervello degli adolescenti richiederebbe studi comparativi che coinvolgono bambini, adolescenti e adulti, tenendo conto anche della variabilità individuale", ha concluso Fuhrmann. "Gli adolescenti hanno molta più capacità dei bambini di scegliere il proprio ambiente e di scegliere quali esperienze vogliono vivere". (da: "Le sensibilità speciali del cervello dei ragazzi", in "Le Scienze") Come viene spiegata la teoria esposta nella frase "i quarantenni ricordano meglio gli eventi tra i dieci e i trenta anni rispetto ai successivi"? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il collezionista possiede una preziosa qualità, la capacità di meravigliarsi del mondo e dei suoi oggetti, di intuirne la potenza evocativa, di entusiasmarsi della loro scoperta, di creare nessi tra i grandi capolavori e le piccole cose che ne hanno costituito il contesto storico, dando un'immagine più completa della cultura del passato. Legando le opere tra loro in quella che P. Valéry ha definito vertigine della mescolanza, il collezionista ordina le opere in una misteriosa relazione di senso e riordina, nel contempo, l'infinita geografia del proprio mondo interiore.Lungo il corso dei secoli un'immensa opera di preservazione e catalogazione degli oggetti più preziosi è stata intrapresa da tanti mecenati e collezionisti in musei, archivi e collezioni pubbliche e private, contro la dispersione, la confusione e la frammentarietà in cui versano le cose di questo mondo.Bisogna subito dire che il bisogno di accumulare cose è un tratto comune. In ogni casa le cantine e i solai sono stipati di cose inutili di cui non riusciamo a separarci e che spesso ingombrano gli spazi di vita. Il mercato stesso così improntato al consumismo ci induce all'accumulo; le catene di negozi di ogni tipo di merce a prezzi bassi ci tentano non con la qualità ma con la quantità, stimolando in noi un bisogno dilatato, un'avidità inarrestabile di cose che poi si accumulano nei nostri frigoriferi, dispense, armadi, cantine, garage. Siamo immersi in una complessa frammentazione riaggregata [1]. Come lo sono le città stesse con i loro palazzi e manufatti di epoche diverse giustapposte, stratificazioni di secoli che compongono la storia in una forma diversa da quella ufficiale, una storia alternativa. Come lo sono le nostre case, approdi e sedimentazioni di scelte fatte nel corso degli anni. Un grandioso caos minimo che appare ai nostri occhi non solo composto e coerente ma dotato di uno stile rassicurante e familiare e che continuamente e quotidianamente riordiniamo, ricomponiamo, distruggiamo e ricicliamo.Si può affermare che accumulare cose senza una loro organizzazione spaziale e senza catalogazione non possa essere considerato vero collezionismo, ma una grave forma di cupidigia. (da: "Collezionismo. La magnifica ossessione" di Rosita Lappi in "Conferenza tenuta presso l'Associazione Percorsi Estravaganti a Rimini, 11 aprile 2010") Quale tra le seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il collezionista possiede una preziosa qualità, la capacità di meravigliarsi del mondo e dei suoi oggetti, di intuirne la potenza evocativa, di entusiasmarsi della loro scoperta, di creare nessi tra i grandi capolavori e le piccole cose che ne hanno costituito il contesto storico, dando un'immagine più completa della cultura del passato. Legando le opere tra loro in quella che P. Valéry ha definito vertigine della mescolanza, il collezionista ordina le opere in una misteriosa relazione di senso e riordina, nel contempo, l'infinita geografia del proprio mondo interiore.Lungo il corso dei secoli un'immensa opera di preservazione e catalogazione degli oggetti più preziosi è stata intrapresa da tanti mecenati e collezionisti in musei, archivi e collezioni pubbliche e private, contro la dispersione, la confusione e la frammentarietà in cui versano le cose di questo mondo.Bisogna subito dire che il bisogno di accumulare cose è un tratto comune. In ogni casa le cantine e i solai sono stipati di cose inutili di cui non riusciamo a separarci e che spesso ingombrano gli spazi di vita. Il mercato stesso così improntato al consumismo ci induce all'accumulo; le catene di negozi di ogni tipo di merce a prezzi bassi ci tentano non con la qualità ma con la quantità, stimolando in noi un bisogno dilatato, un'avidità inarrestabile di cose che poi si accumulano nei nostri frigoriferi, dispense, armadi, cantine, garage. Siamo immersi in una complessa frammentazione riaggregata [1]. Come lo sono le città stesse con i loro palazzi e manufatti di epoche diverse giustapposte, stratificazioni di secoli che compongono la storia in una forma diversa da quella ufficiale, una storia alternativa. Come lo sono le nostre case, approdi e sedimentazioni di scelte fatte nel corso degli anni. Un grandioso caos minimo che appare ai nostri occhi non solo composto e coerente ma dotato di uno stile rassicurante e familiare e che continuamente e quotidianamente riordiniamo, ricomponiamo, distruggiamo e ricicliamo.Si può affermare che accumulare cose senza una loro organizzazione spaziale e senza catalogazione non possa essere considerato vero collezionismo, ma una grave forma di cupidigia. (da: "Collezionismo. La magnifica ossessione" di Rosita Lappi in "Conferenza tenuta presso l'Associazione Percorsi Estravaganti a Rimini, 11 aprile 2010") Per "complessa frammentazione riaggregata" [1] l'autore intende: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il collezionista possiede una preziosa qualità, la capacità di meravigliarsi del mondo e dei suoi oggetti, di intuirne la potenza evocativa, di entusiasmarsi della loro scoperta, di creare nessi tra i grandi capolavori e le piccole cose che ne hanno costituito il contesto storico, dando un'immagine più completa della cultura del passato. Legando le opere tra loro in quella che P. Valéry ha definito vertigine della mescolanza, il collezionista ordina le opere in una misteriosa relazione di senso e riordina, nel contempo, l'infinita geografia del proprio mondo interiore.Lungo il corso dei secoli un'immensa opera di preservazione e catalogazione degli oggetti più preziosi è stata intrapresa da tanti mecenati e collezionisti in musei, archivi e collezioni pubbliche e private, contro la dispersione, la confusione e la frammentarietà in cui versano le cose di questo mondo.Bisogna subito dire che il bisogno di accumulare cose è un tratto comune. In ogni casa le cantine e i solai sono stipati di cose inutili di cui non riusciamo a separarci e che spesso ingombrano gli spazi di vita. Il mercato stesso così improntato al consumismo ci induce all'accumulo; le catene di negozi di ogni tipo di merce a prezzi bassi ci tentano non con la qualità ma con la quantità, stimolando in noi un bisogno dilatato, un'avidità inarrestabile di cose che poi si accumulano nei nostri frigoriferi, dispense, armadi, cantine, garage. Siamo immersi in una complessa frammentazione riaggregata [1]. Come lo sono le città stesse con i loro palazzi e manufatti di epoche diverse giustapposte, stratificazioni di secoli che compongono la storia in una forma diversa da quella ufficiale, una storia alternativa. Come lo sono le nostre case, approdi e sedimentazioni di scelte fatte nel corso degli anni. Un grandioso caos minimo che appare ai nostri occhi non solo composto e coerente ma dotato di uno stile rassicurante e familiare e che continuamente e quotidianamente riordiniamo, ricomponiamo, distruggiamo e ricicliamo.Si può affermare che accumulare cose senza una loro organizzazione spaziale e senza catalogazione non possa essere considerato vero collezionismo, ma una grave forma di cupidigia. (da: "Collezionismo. La magnifica ossessione" di Rosita Lappi in "Conferenza tenuta presso l'Associazione Percorsi Estravaganti a Rimini, 11 aprile 2010") Secondo quanto deducibile dal brano, un collezionista NON è colui che: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il collezionista possiede una preziosa qualità, la capacità di meravigliarsi del mondo e dei suoi oggetti, di intuirne la potenza evocativa, di entusiasmarsi della loro scoperta, di creare nessi tra i grandi capolavori e le piccole cose che ne hanno costituito il contesto storico, dando un'immagine più completa della cultura del passato. Legando le opere tra loro in quella che P. Valéry ha definito vertigine della mescolanza, il collezionista ordina le opere in una misteriosa relazione di senso e riordina, nel contempo, l'infinita geografia del proprio mondo interiore.Lungo il corso dei secoli un'immensa opera di preservazione e catalogazione degli oggetti più preziosi è stata intrapresa da tanti mecenati e collezionisti in musei, archivi e collezioni pubbliche e private, contro la dispersione, la confusione e la frammentarietà in cui versano le cose di questo mondo.Bisogna subito dire che il bisogno di accumulare cose è un tratto comune. In ogni casa le cantine e i solai sono stipati di cose inutili di cui non riusciamo a separarci e che spesso ingombrano gli spazi di vita. Il mercato stesso così improntato al consumismo ci induce all'accumulo; le catene di negozi di ogni tipo di merce a prezzi bassi ci tentano non con la qualità ma con la quantità, stimolando in noi un bisogno dilatato, un'avidità inarrestabile di cose che poi si accumulano nei nostri frigoriferi, dispense, armadi, cantine, garage. Siamo immersi in una complessa frammentazione riaggregata [1]. Come lo sono le città stesse con i loro palazzi e manufatti di epoche diverse giustapposte, stratificazioni di secoli che compongono la storia in una forma diversa da quella ufficiale, una storia alternativa. Come lo sono le nostre case, approdi e sedimentazioni di scelte fatte nel corso degli anni. Un grandioso caos minimo che appare ai nostri occhi non solo composto e coerente ma dotato di uno stile rassicurante e familiare e che continuamente e quotidianamente riordiniamo, ricomponiamo, distruggiamo e ricicliamo.Si può affermare che accumulare cose senza una loro organizzazione spaziale e senza catalogazione non possa essere considerato vero collezionismo, ma una grave forma di cupidigia. (da: "Collezionismo. La magnifica ossessione" di Rosita Lappi in "Conferenza tenuta presso l'Associazione Percorsi Estravaganti a Rimini, 11 aprile 2010") Quale delle seguenti, secondo l'autore, è una causa dell'accumulo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il collezionista possiede una preziosa qualità, la capacità di meravigliarsi del mondo e dei suoi oggetti, di intuirne la potenza evocativa, di entusiasmarsi della loro scoperta, di creare nessi tra i grandi capolavori e le piccole cose che ne hanno costituito il contesto storico, dando un'immagine più completa della cultura del passato. Legando le opere tra loro in quella che P. Valéry ha definito vertigine della mescolanza, il collezionista ordina le opere in una misteriosa relazione di senso e riordina, nel contempo, l'infinita geografia del proprio mondo interiore.Lungo il corso dei secoli un'immensa opera di preservazione e catalogazione degli oggetti più preziosi è stata intrapresa da tanti mecenati e collezionisti in musei, archivi e collezioni pubbliche e private, contro la dispersione, la confusione e la frammentarietà in cui versano le cose di questo mondo.Bisogna subito dire che il bisogno di accumulare cose è un tratto comune. In ogni casa le cantine e i solai sono stipati di cose inutili di cui non riusciamo a separarci e che spesso ingombrano gli spazi di vita. Il mercato stesso così improntato al consumismo ci induce all'accumulo; le catene di negozi di ogni tipo di merce a prezzi bassi ci tentano non con la qualità ma con la quantità, stimolando in noi un bisogno dilatato, un'avidità inarrestabile di cose che poi si accumulano nei nostri frigoriferi, dispense, armadi, cantine, garage. Siamo immersi in una complessa frammentazione riaggregata [1]. Come lo sono le città stesse con i loro palazzi e manufatti di epoche diverse giustapposte, stratificazioni di secoli che compongono la storia in una forma diversa da quella ufficiale, una storia alternativa. Come lo sono le nostre case, approdi e sedimentazioni di scelte fatte nel corso degli anni. Un grandioso caos minimo che appare ai nostri occhi non solo composto e coerente ma dotato di uno stile rassicurante e familiare e che continuamente e quotidianamente riordiniamo, ricomponiamo, distruggiamo e ricicliamo.Si può affermare che accumulare cose senza una loro organizzazione spaziale e senza catalogazione non possa essere considerato vero collezionismo, ma una grave forma di cupidigia. (da: "Collezionismo. La magnifica ossessione" di Rosita Lappi in "Conferenza tenuta presso l'Associazione Percorsi Estravaganti a Rimini, 11 aprile 2010") Chi è P. Valéry? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il Dott. Paolo Cianconi sostiene che l'etnopsichiatria non viene sufficientemente studiata nelle università e nelle scuole di specializzazione, non in modo approfondito e costante. Com'è possibile, mi chiedo, che in una società come la nostra, fatta di continui flussi migratori (in tutto il mondo al 2015 si stimavano 243.700.236 migranti) non si presti più attenzione e dedizione a questa disciplina? Il Dott. Cianconi afferma che solo negli ultimi 10/15 anni la psicologia ha cominciato a occuparsi di migrazione come Fenomeno di Mobilità Umana (F.M.U.) e se pensiamo all'Io di una persona che ha cambiato luoghi e culture di continuo, intendendo l'Io non come un'identità ferma e immutabile ma come un lettore, capace di cogliere e farsi permeare da aspetti circostanti, potremmo cogliere tutte quelle che sono le implicazioni [1] per un migrante. Si parla infatti di "doppio registro" [2] per indicare quel continuo scontro tra provenienza e appartenenza: quando parti non sei più quello di prima ma non sarai nemmeno appartenente al nuovo luogo, o comunque non totalmente. La psicologia transculturale si inserisce qui: in un sempre più crescente interesse tra gli psicologi a capire i fattori culturali ed etnici in modo da fornire prestazioni psicologiche adeguate, riconoscendo che il paziente ha un suo punto di vista culturale, tenendo presente la sua identità, le sue regole culturali e il suo trauma migratorio. Come dice il Professor Moulay Zidane Elamrani "non si può negare la diversità, ma ciò che ci accomuna è più grande di ciò che ci differenzia perché ciò che ci differenzia non è stato fatto per dividerci ma per distinguerci, permettendo di conoscerci vicendevolmente". (Da: culturaemotiva.it) Che cosa si intende per "doppio registro" [2]? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il Dott. Paolo Cianconi sostiene che l'etnopsichiatria non viene sufficientemente studiata nelle università e nelle scuole di specializzazione, non in modo approfondito e costante. Com'è possibile, mi chiedo, che in una società come la nostra, fatta di continui flussi migratori (in tutto il mondo al 2015 si stimavano 243.700.236 migranti) non si presti più attenzione e dedizione a questa disciplina? Il Dott. Cianconi afferma che solo negli ultimi 10/15 anni la psicologia ha cominciato a occuparsi di migrazione come Fenomeno di Mobilità Umana (F.M.U.) e se pensiamo all'Io di una persona che ha cambiato luoghi e culture di continuo, intendendo l'Io non come un'identità ferma e immutabile ma come un lettore, capace di cogliere e farsi permeare da aspetti circostanti, potremmo cogliere tutte quelle che sono le implicazioni [1] per un migrante. Si parla infatti di "doppio registro" [2] per indicare quel continuo scontro tra provenienza e appartenenza: quando parti non sei più quello di prima ma non sarai nemmeno appartenente al nuovo luogo, o comunque non totalmente. La psicologia transculturale si inserisce qui: in un sempre più crescente interesse tra gli psicologi a capire i fattori culturali ed etnici in modo da fornire prestazioni psicologiche adeguate, riconoscendo che il paziente ha un suo punto di vista culturale, tenendo presente la sua identità, le sue regole culturali e il suo trauma migratorio. Come dice il Professor Moulay Zidane Elamrani "non si può negare la diversità, ma ciò che ci accomuna è più grande di ciò che ci differenzia perché ciò che ci differenzia non è stato fatto per dividerci ma per distinguerci, permettendo di conoscerci vicendevolmente". (Da: culturaemotiva.it) Il Professor Moulay Zidane Elamrani sostiene che: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il Dott. Paolo Cianconi sostiene che l'etnopsichiatria non viene sufficientemente studiata nelle università e nelle scuole di specializzazione, non in modo approfondito e costante. Com'è possibile, mi chiedo, che in una società come la nostra, fatta di continui flussi migratori (in tutto il mondo al 2015 si stimavano 243.700.236 migranti) non si presti più attenzione e dedizione a questa disciplina? Il Dott. Cianconi afferma che solo negli ultimi 10/15 anni la psicologia ha cominciato a occuparsi di migrazione come Fenomeno di Mobilità Umana (F.M.U.) e se pensiamo all'Io di una persona che ha cambiato luoghi e culture di continuo, intendendo l'Io non come un'identità ferma e immutabile ma come un lettore, capace di cogliere e farsi permeare da aspetti circostanti, potremmo cogliere tutte quelle che sono le implicazioni [1] per un migrante. Si parla infatti di "doppio registro" [2] per indicare quel continuo scontro tra provenienza e appartenenza: quando parti non sei più quello di prima ma non sarai nemmeno appartenente al nuovo luogo, o comunque non totalmente. La psicologia transculturale si inserisce qui: in un sempre più crescente interesse tra gli psicologi a capire i fattori culturali ed etnici in modo da fornire prestazioni psicologiche adeguate, riconoscendo che il paziente ha un suo punto di vista culturale, tenendo presente la sua identità, le sue regole culturali e il suo trauma migratorio. Come dice il Professor Moulay Zidane Elamrani "non si può negare la diversità, ma ciò che ci accomuna è più grande di ciò che ci differenzia perché ciò che ci differenzia non è stato fatto per dividerci ma per distinguerci, permettendo di conoscerci vicendevolmente". (Da: culturaemotiva.it) La psicologia transculturale: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il Dott. Paolo Cianconi sostiene che l'etnopsichiatria non viene sufficientemente studiata nelle università e nelle scuole di specializzazione, non in modo approfondito e costante. Com'è possibile, mi chiedo, che in una società come la nostra, fatta di continui flussi migratori (in tutto il mondo al 2015 si stimavano 243.700.236 migranti) non si presti più attenzione e dedizione a questa disciplina? Il Dott. Cianconi afferma che solo negli ultimi 10/15 anni la psicologia ha cominciato a occuparsi di migrazione come Fenomeno di Mobilità Umana (F.M.U.) e se pensiamo all'Io di una persona che ha cambiato luoghi e culture di continuo, intendendo l'Io non come un'identità ferma e immutabile ma come un lettore, capace di cogliere e farsi permeare da aspetti circostanti, potremmo cogliere tutte quelle che sono le implicazioni [1] per un migrante. Si parla infatti di "doppio registro" [2] per indicare quel continuo scontro tra provenienza e appartenenza: quando parti non sei più quello di prima ma non sarai nemmeno appartenente al nuovo luogo, o comunque non totalmente. La psicologia transculturale si inserisce qui: in un sempre più crescente interesse tra gli psicologi a capire i fattori culturali ed etnici in modo da fornire prestazioni psicologiche adeguate, riconoscendo che il paziente ha un suo punto di vista culturale, tenendo presente la sua identità, le sue regole culturali e il suo trauma migratorio. Come dice il Professor Moulay Zidane Elamrani "non si può negare la diversità, ma ciò che ci accomuna è più grande di ciò che ci differenzia perché ciò che ci differenzia non è stato fatto per dividerci ma per distinguerci, permettendo di conoscerci vicendevolmente". (Da: culturaemotiva.it) Per cogliere la condizione psicologica di un migrante occorre pensare all'Io come: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il Dott. Paolo Cianconi sostiene che l'etnopsichiatria non viene sufficientemente studiata nelle università e nelle scuole di specializzazione, non in modo approfondito e costante. Com'è possibile, mi chiedo, che in una società come la nostra, fatta di continui flussi migratori (in tutto il mondo al 2015 si stimavano 243.700.236 migranti) non si presti più attenzione e dedizione a questa disciplina? Il Dott. Cianconi afferma che solo negli ultimi 10/15 anni la psicologia ha cominciato a occuparsi di migrazione come Fenomeno di Mobilità Umana (F.M.U.) e se pensiamo all'Io di una persona che ha cambiato luoghi e culture di continuo, intendendo l'Io non come un'identità ferma e immutabile ma come un lettore, capace di cogliere e farsi permeare da aspetti circostanti, potremmo cogliere tutte quelle che sono le implicazioni [1] per un migrante. Si parla infatti di "doppio registro" [2] per indicare quel continuo scontro tra provenienza e appartenenza: quando parti non sei più quello di prima ma non sarai nemmeno appartenente al nuovo luogo, o comunque non totalmente. La psicologia transculturale si inserisce qui: in un sempre più crescente interesse tra gli psicologi a capire i fattori culturali ed etnici in modo da fornire prestazioni psicologiche adeguate, riconoscendo che il paziente ha un suo punto di vista culturale, tenendo presente la sua identità, le sue regole culturali e il suo trauma migratorio. Come dice il Professor Moulay Zidane Elamrani "non si può negare la diversità, ma ciò che ci accomuna è più grande di ciò che ci differenzia perché ciò che ci differenzia non è stato fatto per dividerci ma per distinguerci, permettendo di conoscerci vicendevolmente". (Da: culturaemotiva.it) Con quale dei seguenti sostantivi si può sostituire il termine "implicazioni" [1] senza modificare il senso della frase? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il fenofibrato, un farmaco utilizzato da molti anni per ridurre l'eccesso di colesterolo e trigliceridi nel sangue, produce ottimi risultati nel controllo delle crisi notturne di epilessia. È il primo esito di uno studio condotto dal Centro interdipartimentale di medicina del sonno guidato dalla ricercatrice di neurologia dell'Università di Cagliari Monica Puligheddu e realizzato in collaborazione con la collega dell'Istituto di neuroscienze (In) del Cnr di Cagliari Anna Lisa Muntoni. I risultati sono stati presentati nel corso del XXV Congresso nazionale della Società italiana di medicina del sonno, organizzato dall'1 al 3 ottobre scorso a Pula (Cagliari) e dedicato al tema 'Ricerca traslazionale e nuove frontiere della terapia nella medicina del sonno'."Dallo studio è emerso che il fenofibrato agisce come efficace modulatore negativo del recettore coinvolto nelle forme di epilessia caratterizzate da crisi notturne", afferma Anna Lisa Muntoni, medico e primo ricercatore dell'In-Cnr. "L'attività di tale recettore, che nell'epilessia frontale notturna risulta 'potenziata', viene ridotta attraverso la somministrazione del farmaco, determinando quindi un ottimo controllo delle crisi notturne. Sono attualmente in corso le analisi preliminari degli effetti sulla struttura del sonno, che appare ristabilizzata in maniera efficace dopo sei mesi di trattamento".Portata avanti grazie a un finanziamento Miur, la ricerca ha rappresentato un esempio di proficua collaborazione tra ricercatori di base e clinici. "In particolare come In-Cnr ci siamo occupati di studiare il meccanismo d'azione del fenofibrato e verificarne l'efficacia in un modello animale di epilessia frontale notturna", aggiunge Muntoni. "La possibilità di poter svolgere degli studi in parallelo, preclinici e clinici, ha conferito alla nostra ricerca un carattere traslazionale e ci ha permesso di vedere applicato con successo nell'uomo quanto già osservato nel modello animale".L'epilessia notturna del lobo frontale autosomica dominante (Andfle) è una rara forma ereditaria causata da mutazioni in uno dei geni codificanti per le varie componenti del recettore nicotinico per l'acetilcolina. Si manifesta prevalentemente durante l'infanzia e determina crisi convulsive che, allo stato attuale, possono essere trattate solo con farmaci antiepilettici. La malattia tende a migliorare con il passare del tempo e le funzioni cognitive rimangono di solito intatte, ma i pazienti possono sviluppare disturbi psichiatrici e difficoltà intellettuali. (Da: A. L. Muntoni, "Una nuova cura per l'epilessia frontale notturna", www.almanacco.cnr.it) Il fenofibrato è un farmaco: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il fenofibrato, un farmaco utilizzato da molti anni per ridurre l'eccesso di colesterolo e trigliceridi nel sangue, produce ottimi risultati nel controllo delle crisi notturne di epilessia. È il primo esito di uno studio condotto dal Centro interdipartimentale di medicina del sonno guidato dalla ricercatrice di neurologia dell'Università di Cagliari Monica Puligheddu e realizzato in collaborazione con la collega dell'Istituto di neuroscienze (In) del Cnr di Cagliari Anna Lisa Muntoni. I risultati sono stati presentati nel corso del XXV Congresso nazionale della Società italiana di medicina del sonno, organizzato dall'1 al 3 ottobre scorso a Pula (Cagliari) e dedicato al tema 'Ricerca traslazionale e nuove frontiere della terapia nella medicina del sonno'."Dallo studio è emerso che il fenofibrato agisce come efficace modulatore negativo del recettore coinvolto nelle forme di epilessia caratterizzate da crisi notturne", afferma Anna Lisa Muntoni, medico e primo ricercatore dell'In-Cnr. "L'attività di tale recettore, che nell'epilessia frontale notturna risulta 'potenziata', viene ridotta attraverso la somministrazione del farmaco, determinando quindi un ottimo controllo delle crisi notturne. Sono attualmente in corso le analisi preliminari degli effetti sulla struttura del sonno, che appare ristabilizzata in maniera efficace dopo sei mesi di trattamento".Portata avanti grazie a un finanziamento Miur, la ricerca ha rappresentato un esempio di proficua collaborazione tra ricercatori di base e clinici. "In particolare come In-Cnr ci siamo occupati di studiare il meccanismo d'azione del fenofibrato e verificarne l'efficacia in un modello animale di epilessia frontale notturna", aggiunge Muntoni. "La possibilità di poter svolgere degli studi in parallelo, preclinici e clinici, ha conferito alla nostra ricerca un carattere traslazionale e ci ha permesso di vedere applicato con successo nell'uomo quanto già osservato nel modello animale".L'epilessia notturna del lobo frontale autosomica dominante (Andfle) è una rara forma ereditaria causata da mutazioni in uno dei geni codificanti per le varie componenti del recettore nicotinico per l'acetilcolina. Si manifesta prevalentemente durante l'infanzia e determina crisi convulsive che, allo stato attuale, possono essere trattate solo con farmaci antiepilettici. La malattia tende a migliorare con il passare del tempo e le funzioni cognitive rimangono di solito intatte, ma i pazienti possono sviluppare disturbi psichiatrici e difficoltà intellettuali. (Da: A. L. Muntoni, "Una nuova cura per l'epilessia frontale notturna", www.almanacco.cnr.it) Quale delle seguenti affermazioni sulla ricerca presentata nel brano è vera? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il fenofibrato, un farmaco utilizzato da molti anni per ridurre l'eccesso di colesterolo e trigliceridi nel sangue, produce ottimi risultati nel controllo delle crisi notturne di epilessia. È il primo esito di uno studio condotto dal Centro interdipartimentale di medicina del sonno guidato dalla ricercatrice di neurologia dell'Università di Cagliari Monica Puligheddu e realizzato in collaborazione con la collega dell'Istituto di neuroscienze (In) del Cnr di Cagliari Anna Lisa Muntoni. I risultati sono stati presentati nel corso del XXV Congresso nazionale della Società italiana di medicina del sonno, organizzato dall'1 al 3 ottobre scorso a Pula (Cagliari) e dedicato al tema 'Ricerca traslazionale e nuove frontiere della terapia nella medicina del sonno'."Dallo studio è emerso che il fenofibrato agisce come efficace modulatore negativo del recettore coinvolto nelle forme di epilessia caratterizzate da crisi notturne", afferma Anna Lisa Muntoni, medico e primo ricercatore dell'In-Cnr. "L'attività di tale recettore, che nell'epilessia frontale notturna risulta 'potenziata', viene ridotta attraverso la somministrazione del farmaco, determinando quindi un ottimo controllo delle crisi notturne. Sono attualmente in corso le analisi preliminari degli effetti sulla struttura del sonno, che appare ristabilizzata in maniera efficace dopo sei mesi di trattamento".Portata avanti grazie a un finanziamento Miur, la ricerca ha rappresentato un esempio di proficua collaborazione tra ricercatori di base e clinici. "In particolare come In-Cnr ci siamo occupati di studiare il meccanismo d'azione del fenofibrato e verificarne l'efficacia in un modello animale di epilessia frontale notturna", aggiunge Muntoni. "La possibilità di poter svolgere degli studi in parallelo, preclinici e clinici, ha conferito alla nostra ricerca un carattere traslazionale e ci ha permesso di vedere applicato con successo nell'uomo quanto già osservato nel modello animale".L'epilessia notturna del lobo frontale autosomica dominante (Andfle) è una rara forma ereditaria causata da mutazioni in uno dei geni codificanti per le varie componenti del recettore nicotinico per l'acetilcolina. Si manifesta prevalentemente durante l'infanzia e determina crisi convulsive che, allo stato attuale, possono essere trattate solo con farmaci antiepilettici. La malattia tende a migliorare con il passare del tempo e le funzioni cognitive rimangono di solito intatte, ma i pazienti possono sviluppare disturbi psichiatrici e difficoltà intellettuali. (Da: A. L. Muntoni, "Una nuova cura per l'epilessia frontale notturna", www.almanacco.cnr.it) L'epilessia notturna del lobo frontale autosomica dominante: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il fenofibrato, un farmaco utilizzato da molti anni per ridurre l'eccesso di colesterolo e trigliceridi nel sangue, produce ottimi risultati nel controllo delle crisi notturne di epilessia. È il primo esito di uno studio condotto dal Centro interdipartimentale di medicina del sonno guidato dalla ricercatrice di neurologia dell'Università di Cagliari Monica Puligheddu e realizzato in collaborazione con la collega dell'Istituto di neuroscienze (In) del Cnr di Cagliari Anna Lisa Muntoni. I risultati sono stati presentati nel corso del XXV Congresso nazionale della Società italiana di medicina del sonno, organizzato dall'1 al 3 ottobre scorso a Pula (Cagliari) e dedicato al tema 'Ricerca traslazionale e nuove frontiere della terapia nella medicina del sonno'."Dallo studio è emerso che il fenofibrato agisce come efficace modulatore negativo del recettore coinvolto nelle forme di epilessia caratterizzate da crisi notturne", afferma Anna Lisa Muntoni, medico e primo ricercatore dell'In-Cnr. "L'attività di tale recettore, che nell'epilessia frontale notturna risulta 'potenziata', viene ridotta attraverso la somministrazione del farmaco, determinando quindi un ottimo controllo delle crisi notturne. Sono attualmente in corso le analisi preliminari degli effetti sulla struttura del sonno, che appare ristabilizzata in maniera efficace dopo sei mesi di trattamento".Portata avanti grazie a un finanziamento Miur, la ricerca ha rappresentato un esempio di proficua collaborazione tra ricercatori di base e clinici. "In particolare come In-Cnr ci siamo occupati di studiare il meccanismo d'azione del fenofibrato e verificarne l'efficacia in un modello animale di epilessia frontale notturna", aggiunge Muntoni. "La possibilità di poter svolgere degli studi in parallelo, preclinici e clinici, ha conferito alla nostra ricerca un carattere traslazionale e ci ha permesso di vedere applicato con successo nell'uomo quanto già osservato nel modello animale".L'epilessia notturna del lobo frontale autosomica dominante (Andfle) è una rara forma ereditaria causata da mutazioni in uno dei geni codificanti per le varie componenti del recettore nicotinico per l'acetilcolina. Si manifesta prevalentemente durante l'infanzia e determina crisi convulsive che, allo stato attuale, possono essere trattate solo con farmaci antiepilettici. La malattia tende a migliorare con il passare del tempo e le funzioni cognitive rimangono di solito intatte, ma i pazienti possono sviluppare disturbi psichiatrici e difficoltà intellettuali. (Da: A. L. Muntoni, "Una nuova cura per l'epilessia frontale notturna", www.almanacco.cnr.it) Che cosa si può dedurre dal brano in merito alla ricerca traslazionale? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Il fenofibrato, un farmaco utilizzato da molti anni per ridurre l'eccesso di colesterolo e trigliceridi nel sangue, produce ottimi risultati nel controllo delle crisi notturne di epilessia. È il primo esito di uno studio condotto dal Centro interdipartimentale di medicina del sonno guidato dalla ricercatrice di neurologia dell'Università di Cagliari Monica Puligheddu e realizzato in collaborazione con la collega dell'Istituto di neuroscienze (In) del Cnr di Cagliari Anna Lisa Muntoni. I risultati sono stati presentati nel corso del XXV Congresso nazionale della Società italiana di medicina del sonno, organizzato dall'1 al 3 ottobre scorso a Pula (Cagliari) e dedicato al tema 'Ricerca traslazionale e nuove frontiere della terapia nella medicina del sonno'."Dallo studio è emerso che il fenofibrato agisce come efficace modulatore negativo del recettore coinvolto nelle forme di epilessia caratterizzate da crisi notturne", afferma Anna Lisa Muntoni, medico e primo ricercatore dell'In-Cnr. "L'attività di tale recettore, che nell'epilessia frontale notturna risulta 'potenziata', viene ridotta attraverso la somministrazione del farmaco, determinando quindi un ottimo controllo delle crisi notturne. Sono attualmente in corso le analisi preliminari degli effetti sulla struttura del sonno, che appare ristabilizzata in maniera efficace dopo sei mesi di trattamento".Portata avanti grazie a un finanziamento Miur, la ricerca ha rappresentato un esempio di proficua collaborazione tra ricercatori di base e clinici. "In particolare come In-Cnr ci siamo occupati di studiare il meccanismo d'azione del fenofibrato e verificarne l'efficacia in un modello animale di epilessia frontale notturna", aggiunge Muntoni. "La possibilità di poter svolgere degli studi in parallelo, preclinici e clinici, ha conferito alla nostra ricerca un carattere traslazionale e ci ha permesso di vedere applicato con successo nell'uomo quanto già osservato nel modello animale".L'epilessia notturna del lobo frontale autosomica dominante (Andfle) è una rara forma ereditaria causata da mutazioni in uno dei geni codificanti per le varie componenti del recettore nicotinico per l'acetilcolina. Si manifesta prevalentemente durante l'infanzia e determina crisi convulsive che, allo stato attuale, possono essere trattate solo con farmaci antiepilettici. La malattia tende a migliorare con il passare del tempo e le funzioni cognitive rimangono di solito intatte, ma i pazienti possono sviluppare disturbi psichiatrici e difficoltà intellettuali. (Da: A. L. Muntoni, "Una nuova cura per l'epilessia frontale notturna", www.almanacco.cnr.it) Anna Lisa Muntoni sostiene che: |
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Leggere attentamente il seguente brano. Il cervello degli adolescenti ha una capacità superiore di formare nuovi ricordi, ma è anche esposto a un maggiore stress sociale e all'attrazione per droghe e alcol. [1] Lo afferma una nuova metanalisi degli studi che però non suffragano l'ipotesi che il cervello adolescente conservi lo stesso livello di plasticità di quello dei bambini. Si ritiene che la plasticità cerebrale, cioè la capacità del cervello, molto elevata nell'infanzia, di modificare la propria struttura in funzione dell'attività dei neuroni in risposta anche agli input sensoriali, si conservi fino all'adolescenza. Ma in realtà, secondo una nuova analisi della letteratura scientifica pubblicata su "Trends in Cognitive Sciences" da ricercatori dello University College London, non esistono prove scientifiche sufficienti a suffragare questa ipotesi. La plasticità cerebrale permane in qualche misura a tutte le età ma è elevata soprattutto nei primi anni di vita, in cui è come se il cervello "si aspettasse" di ricevere determinati stimoli. Nell'adolescenza, alcuni studi hanno evidenziato un incremento nella capacità del cervello di formare nuovi ricordi, testimoniata dal fatto che molte persone oltre i 35 anni ricordano meglio gli eventi tra i 10 e i 30 anni di quelli vissuti in seguito.Semplici capacità legate alla memoria di lavoro e all'elaborazione delle informazioni possono raggiungere la piena maturità già nell'infanzia, mentre capacità più elaborate continuano a svilupparsi durante la prima fase dell'adolescenza. Quest'ultimo è un periodo critico anche per l'insorgenza di molti disturbi mentali, come la schizofrenia, innescati da una situazione di stress in soggetti geneticamente predisposti. La metanalisi mostra che in effetti il cervello degli adolescenti è molto sensibile agli stress, in particolare a quelli di tipo sociale. "Gli adolescenti sono più lenti nel dimenticare gli eventi negativi o paurosi", ha spiegato Delia Fuhrmann, primo autore dell'articolo. Infine, gli adolescenti sembrano particolarmente influenzabili dal comportamento e dalla percezione del rischio dei coetanei. "Dimostrare in modo definitivo l'esistenza di periodi sensibili del cervello degli adolescenti richiederebbe studi comparativi che coinvolgono bambini, adolescenti e adulti, tenendo conto anche della variabilità individuale", ha concluso Fuhrmann. "Gli adolescenti hanno molta più capacità dei bambini di scegliere il proprio ambiente e di scegliere quali esperienze vogliono vivere". (da: "Le sensibilità speciali del cervello dei ragazzi", in "Le Scienze") Quale delle seguenti affermazioni sulla metanalisi descritta nel testo è corretta?