Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   La Borsa di New York (Nyse) è nata nel 1792 e nel corso dei decenni è diventata il più grande mercato mobiliare del mondo, dove oggi sono quotate sia le grandi, medie e piccole aziende americane, sia i principali gruppi industriali e finanziari europei e asiatici. La presenza delle imprese non americane ha fatto registrare una notevole impennata. Uno dei criteri fondamentali che le imprese devono rispettare per operare nella Borsa di New York è quello della trasparenza. Le possibilità e la facilità di investimento all'interno del mercato della Borsa di New York sono abbastanza agevoli anche per chi opera dall'Europa. La negoziazione dei titoli viene condotta attraverso un meccanismo d'asta tra i membri della borsa (broker), che operano sul mercato su commissione da parte di investitori privati o istituzionali, e alcuni operatori specialisti che hanno la responsabilità di gestire i titoli di una società quotata e che si fanno garanti della transazione (devono cioè coprire eventuali ordini inevasi per evitare forti destabilizzazioni e oscillazioni dei prezzi delle azioni). Questa tipologia di mercato garantisce, in linea di massima, una maggiore stabilità e sicurezza per gli investitori ed un corretto equilibrio tra domanda e offerta. Per aprirsi ulteriormente all'internazionalizzazione il Nyse ha annunciato il graduale passaggio dal sistema dei sedicesimi a quello dei decimali per la quotazione dei titoli. Il sistema dei decimali è adottato da tutte le altre piazze borsistiche mondiali, ma è osteggiato dai broker statunitensi che ritengono di avere maggior potere contrattuale (che si traduce in maggiori margini di guadagno) con il sistema dei sedicesimi. Le scelte annunciate dal Nyse per aprirsi ulteriormente all'internazionalizzazione sono: |
| RISPOSTA   La Borsa di New York (Nyse) è nata nel 1792 e nel corso dei decenni è diventata il più grande mercato mobiliare del mondo, dove oggi sono quotate sia le grandi, medie e piccole aziende americane, sia i principali gruppi industriali e finanziari europei e asiatici. La presenza delle imprese non americane ha fatto registrare una notevole impennata. Uno dei criteri fondamentali che le imprese devono rispettare per operare nella Borsa di New York è quello della trasparenza. Le possibilità e la facilità di investimento all'interno del mercato della Borsa di New York sono abbastanza agevoli anche per chi opera dall'Europa. La negoziazione dei titoli viene condotta attraverso un meccanismo d'asta tra i membri della borsa (broker), che operano sul mercato su commissione da parte di investitori privati o istituzionali, e alcuni operatori specialisti che hanno la responsabilità di gestire i titoli di una società quotata e che si fanno garanti della transazione (devono cioè coprire eventuali ordini inevasi per evitare forti destabilizzazioni e oscillazioni dei prezzi delle azioni). Questa tipologia di mercato garantisce, in linea di massima, una maggiore stabilità e sicurezza per gli investitori ed un corretto equilibrio tra domanda e offerta. Per aprirsi ulteriormente all'internazionalizzazione il Nyse ha annunciato il graduale passaggio dal sistema dei sedicesimi a quello dei decimali per la quotazione dei titoli. Il sistema dei decimali è adottato da tutte le altre piazze borsistiche mondiali, ma è osteggiato dai broker statunitensi che ritengono di avere maggior potere contrattuale (che si traduce in maggiori margini di guadagno) con il sistema dei sedicesimi. Le negoziazioni dei titoli vengono condotte: |
| RISPOSTA   La Borsa di New York (Nyse) è nata nel 1792 e nel corso dei decenni è diventata il più grande mercato mobiliare del mondo, dove oggi sono quotate sia le grandi, medie e piccole aziende americane, sia i principali gruppi industriali e finanziari europei e asiatici. La presenza delle imprese non americane ha fatto registrare una notevole impennata. Uno dei criteri fondamentali che le imprese devono rispettare per operare nella Borsa di New York è quello della trasparenza. Le possibilità e la facilità di investimento all'interno del mercato della Borsa di New York sono abbastanza agevoli anche per chi opera dall'Europa. La negoziazione dei titoli viene condotta attraverso un meccanismo d'asta tra i membri della borsa (broker), che operano sul mercato su commissione da parte di investitori privati o istituzionali, e alcuni operatori specialisti che hanno la responsabilità di gestire i titoli di una società quotata e che si fanno garanti della transazione (devono cioè coprire eventuali ordini inevasi per evitare forti destabilizzazioni e oscillazioni dei prezzi delle azioni). Questa tipologia di mercato garantisce, in linea di massima, una maggiore stabilità e sicurezza per gli investitori ed un corretto equilibrio tra domanda e offerta. Per aprirsi ulteriormente all'internazionalizzazione il Nyse ha annunciato il graduale passaggio dal sistema dei sedicesimi a quello dei decimali per la quotazione dei titoli. Il sistema dei decimali è adottato da tutte le altre piazze borsistiche mondiali, ma è osteggiato dai broker statunitensi che ritengono di avere maggior potere contrattuale (che si traduce in maggiori margini di guadagno) con il sistema dei sedicesimi. Alla Borsa di New York sono attualmente quotate: |
| RISPOSTA   La Borsa di New York (Nyse) è nata nel 1792 e nel corso dei decenni è diventata il più grande mercato mobiliare del mondo, dove oggi sono quotate sia le grandi, medie e piccole aziende americane, sia i principali gruppi industriali e finanziari europei e asiatici. La presenza delle imprese non americane ha fatto registrare una notevole impennata. Uno dei criteri fondamentali che le imprese devono rispettare per operare nella Borsa di New York è quello della trasparenza. Le possibilità e la facilità di investimento all'interno del mercato della Borsa di New York sono abbastanza agevoli anche per chi opera dall'Europa. La negoziazione dei titoli viene condotta attraverso un meccanismo d'asta tra i membri della borsa (broker), che operano sul mercato su commissione da parte di investitori privati o istituzionali, e alcuni operatori specialisti che hanno la responsabilità di gestire i titoli di una società quotata e che si fanno garanti della transazione (devono cioè coprire eventuali ordini inevasi per evitare forti destabilizzazioni e oscillazioni dei prezzi delle azioni). Questa tipologia di mercato garantisce, in linea di massima, una maggiore stabilità e sicurezza per gli investitori ed un corretto equilibrio tra domanda e offerta. Per aprirsi ulteriormente all'internazionalizzazione il Nyse ha annunciato il graduale passaggio dal sistema dei sedicesimi a quello dei decimali per la quotazione dei titoli. Il sistema dei decimali è adottato da tutte le altre piazze borsistiche mondiali, ma è osteggiato dai broker statunitensi che ritengono di avere maggior potere contrattuale (che si traduce in maggiori margini di guadagno) con il sistema dei sedicesimi. Con l'intento di aprirsi ancora di più all'internazionalizzazione, il Nyse ha annunciato che: |
RISPOSTA   La bottega dell'orafo, così come la conosciamo oggi, nasce nel corso del XII secolo con l'abbandono dei laboratori di oreficeria all'interno dei monasteri da parte di molti maestri che decidono di trasferirsi nei centri urbani allora in formazione. Si organizzano così le prime corporazioni dell'Arte, inizialmente inscritte in quelle dei fabbri, le quali, oltre a tutelare gli interessi della categoria, garantiscono il committente sui titoli, ovvero la quantità di metallo nobile contenuto nella lega. La quantità di tecniche impiegate dagli orefici medievali dimostra il grado di raffinatezza che era possibile raggiungere. Parte di tali numerosi procedimenti era retaggio della civiltà greco-romana, altri derivavano dalla cosiddetta arte barbarica, altri ancora appartenevano alla tradizione bizantina e araba. Una delle tecniche più diffuse era la fusione: il modello che poteva essere in bronzo, in legno o in cera, veniva immerso in uno strato di sabbia nella quale lasciava la sua impronta vuota, lo stampo, all'interno del quale si faceva colare il metallo fuso; questo una volta raffreddato, veniva tolto dallo stampo per essere ripulito dal getto di fusione e rifinito con le varie tecniche di decorazione. Con questo sistema si ottenevano pochi esemplari dell'oggetto, perché lo stampo si deteriorava presto; quando invece se ne dovevano realizzare molte repliche, come per esempio nel caso delle fibule, si usava uno stampo in pietra. Gli oggetti unici venivano invece creati col metodo della cera persa: al modello in cera veniva collegato un elemento a forma di imbuto, quindi si ricopriva la cera con creta e materiale refrattario impastato con acqua e si lasciava asciugare il tutto. Infine l'impasto veniva scaldato in modo che la cera sciogliesse e al suo posto si colava attraverso l'imbuto il metallo fuso. Le tecniche impiegate dagli orefici medievali: |
| RISPOSTA   La bottega dell'orafo, così come la conosciamo oggi, nasce nel corso del XII secolo con l'abbandono dei laboratori di oreficeria all'interno dei monasteri da parte di molti maestri che decidono di trasferirsi nei centri urbani allora in formazione. Si organizzano così le prime corporazioni dell'Arte, inizialmente inscritte in quelle dei fabbri, le quali, oltre a tutelare gli interessi della categoria, garantiscono il committente sui titoli, ovvero la quantità di metallo nobile contenuto nella lega. La quantità di tecniche impiegate dagli orefici medievali dimostra il grado di raffinatezza che era possibile raggiungere. Parte di tali numerosi procedimenti era retaggio della civiltà greco-romana, altri derivavano dalla cosiddetta arte barbarica, altri ancora appartenevano alla tradizione bizantina e araba. Una delle tecniche più diffuse era la fusione: il modello che poteva essere in bronzo, in legno o in cera, veniva immerso in uno strato di sabbia nella quale lasciava la sua impronta vuota, lo stampo, all'interno del quale si faceva colare il metallo fuso; questo una volta raffreddato, veniva tolto dallo stampo per essere ripulito dal getto di fusione e rifinito con le varie tecniche di decorazione. Con questo sistema si ottenevano pochi esemplari dell'oggetto, perché lo stampo si deteriorava presto; quando invece se ne dovevano realizzare molte repliche, come per esempio nel caso delle fibule, si usava uno stampo in pietra. Gli oggetti unici venivano invece creati col metodo della cera persa: al modello in cera veniva collegato un elemento a forma di imbuto, quindi si ricopriva la cera con creta e materiale refrattario impastato con acqua e si lasciava asciugare il tutto. Infine l'impasto veniva scaldato in modo che la cera sciogliesse e al suo posto si colava attraverso l'imbuto il metallo fuso. Un elemento a forma di imbuto: |
| RISPOSTA   La bottega dell'orafo, così come la conosciamo oggi, nasce nel corso del XII secolo con l'abbandono dei laboratori di oreficeria all'interno dei monasteri da parte di molti maestri che decidono di trasferirsi nei centri urbani allora in formazione. Si organizzano così le prime corporazioni dell'Arte, inizialmente inscritte in quelle dei fabbri, le quali, oltre a tutelare gli interessi della categoria, garantiscono il committente sui titoli, ovvero la quantità di metallo nobile contenuto nella lega. La quantità di tecniche impiegate dagli orefici medievali dimostra il grado di raffinatezza che era possibile raggiungere. Parte di tali numerosi procedimenti era retaggio della civiltà greco-romana, altri derivavano dalla cosiddetta arte barbarica, altri ancora appartenevano alla tradizione bizantina e araba. Una delle tecniche più diffuse era la fusione: il modello che poteva essere in bronzo, in legno o in cera, veniva immerso in uno strato di sabbia nella quale lasciava la sua impronta vuota, lo stampo, all'interno del quale si faceva colare il metallo fuso; questo una volta raffreddato, veniva tolto dallo stampo per essere ripulito dal getto di fusione e rifinito con le varie tecniche di decorazione. Con questo sistema si ottenevano pochi esemplari dell'oggetto, perché lo stampo si deteriorava presto; quando invece se ne dovevano realizzare molte repliche, come per esempio nel caso delle fibule, si usava uno stampo in pietra. Gli oggetti unici venivano invece creati col metodo della cera persa: al modello in cera veniva collegato un elemento a forma di imbuto, quindi si ricopriva la cera con creta e materiale refrattario impastato con acqua e si lasciava asciugare il tutto. Infine l'impasto veniva scaldato in modo che la cera sciogliesse e al suo posto si colava attraverso l'imbuto il metallo fuso. La cera: |
| RISPOSTA   La bottega dell'orafo, così come la conosciamo oggi, nasce nel corso del XII secolo con l'abbandono dei laboratori di oreficeria all'interno dei monasteri da parte di molti maestri che decidono di trasferirsi nei centri urbani allora in formazione. Si organizzano così le prime corporazioni dell'Arte, inizialmente inscritte in quelle dei fabbri, le quali, oltre a tutelare gli interessi della categoria, garantiscono il committente sui titoli, ovvero la quantità di metallo nobile contenuto nella lega. La quantità di tecniche impiegate dagli orefici medievali dimostra il grado di raffinatezza che era possibile raggiungere. Parte di tali numerosi procedimenti era retaggio della civiltà greco-romana, altri derivavano dalla cosiddetta arte barbarica, altri ancora appartenevano alla tradizione bizantina e araba. Una delle tecniche più diffuse era la fusione: il modello che poteva essere in bronzo, in legno o in cera, veniva immerso in uno strato di sabbia nella quale lasciava la sua impronta vuota, lo stampo, all'interno del quale si faceva colare il metallo fuso; questo una volta raffreddato, veniva tolto dallo stampo per essere ripulito dal getto di fusione e rifinito con le varie tecniche di decorazione. Con questo sistema si ottenevano pochi esemplari dell'oggetto, perché lo stampo si deteriorava presto; quando invece se ne dovevano realizzare molte repliche, come per esempio nel caso delle fibule, si usava uno stampo in pietra. Gli oggetti unici venivano invece creati col metodo della cera persa: al modello in cera veniva collegato un elemento a forma di imbuto, quindi si ricopriva la cera con creta e materiale refrattario impastato con acqua e si lasciava asciugare il tutto. Infine l'impasto veniva scaldato in modo che la cera sciogliesse e al suo posto si colava attraverso l'imbuto il metallo fuso. Prima del XII secolo, nei monasteri: |
| RISPOSTA   La bottega dell'orafo, così come la conosciamo oggi, nasce nel corso del XII secolo con l'abbandono dei laboratori di oreficeria all'interno dei monasteri da parte di molti maestri che decidono di trasferirsi nei centri urbani allora in formazione. Si organizzano così le prime corporazioni dell'Arte, inizialmente inscritte in quelle dei fabbri, le quali, oltre a tutelare gli interessi della categoria, garantiscono il committente sui titoli, ovvero la quantità di metallo nobile contenuto nella lega. La quantità di tecniche impiegate dagli orefici medievali dimostra il grado di raffinatezza che era possibile raggiungere. Parte di tali numerosi procedimenti era retaggio della civiltà greco-romana, altri derivavano dalla cosiddetta arte barbarica, altri ancora appartenevano alla tradizione bizantina e araba. Una delle tecniche più diffuse era la fusione: il modello che poteva essere in bronzo, in legno o in cera, veniva immerso in uno strato di sabbia nella quale lasciava la sua impronta vuota, lo stampo, all'interno del quale si faceva colare il metallo fuso; questo una volta raffreddato, veniva tolto dallo stampo per essere ripulito dal getto di fusione e rifinito con le varie tecniche di decorazione. Con questo sistema si ottenevano pochi esemplari dell'oggetto, perché lo stampo si deteriorava presto; quando invece se ne dovevano realizzare molte repliche, come per esempio nel caso delle fibule, si usava uno stampo in pietra. Gli oggetti unici venivano invece creati col metodo della cera persa: al modello in cera veniva collegato un elemento a forma di imbuto, quindi si ricopriva la cera con creta e materiale refrattario impastato con acqua e si lasciava asciugare il tutto. Infine l'impasto veniva scaldato in modo che la cera sciogliesse e al suo posto si colava attraverso l'imbuto il metallo fuso. Per creare un oggetto unico: |
| RISPOSTA   La bottega dell'orafo, così come la conosciamo oggi, nasce nel corso del XII secolo con l'abbandono dei laboratori di oreficeria all'interno dei monasteri da parte di molti maestri che decidono di trasferirsi nei centri urbani allora in formazione. Si organizzano così le prime corporazioni dell'Arte, inizialmente inscritte in quelle dei fabbri, le quali, oltre a tutelare gli interessi della categoria, garantiscono il committente sui titoli, ovvero la quantità di metallo nobile contenuto nella lega. La quantità di tecniche impiegate dagli orefici medievali dimostra il grado di raffinatezza che era possibile raggiungere. Parte di tali numerosi procedimenti era retaggio della civiltà greco-romana, altri derivavano dalla cosiddetta arte barbarica, altri ancora appartenevano alla tradizione bizantina e araba. Una delle tecniche più diffuse era la fusione: il modello che poteva essere in bronzo, in legno o in cera, veniva immerso in uno strato di sabbia nella quale lasciava la sua impronta vuota, lo stampo, all'interno del quale si faceva colare il metallo fuso; questo una volta raffreddato, veniva tolto dallo stampo per essere ripulito dal getto di fusione e rifinito con le varie tecniche di decorazione. Con questo sistema si ottenevano pochi esemplari dell'oggetto, perché lo stampo si deteriorava presto; quando invece se ne dovevano realizzare molte repliche, come per esempio nel caso delle fibule, si usava uno stampo in pietra. Gli oggetti unici venivano invece creati col metodo della cera persa: al modello in cera veniva collegato un elemento a forma di imbuto, quindi si ricopriva la cera con creta e materiale refrattario impastato con acqua e si lasciava asciugare il tutto. Infine l'impasto veniva scaldato in modo che la cera sciogliesse e al suo posto si colava attraverso l'imbuto il metallo fuso. Le corporazioni dell'Arte: |
| RISPOSTA   La bottega dell'orafo, così come la conosciamo oggi, nasce nel corso del XII secolo con l'abbandono dei laboratori di oreficeria all'interno dei monasteri da parte di molti maestri che decidono di trasferirsi nei centri urbani allora in formazione. Si organizzano così le prime corporazioni dell'Arte, inizialmente inscritte in quelle dei fabbri, le quali, oltre a tutelare gli interessi della categoria, garantiscono il committente sui titoli, ovvero la quantità di metallo nobile contenuto nella lega. La quantità di tecniche impiegate dagli orefici medievali dimostra il grado di raffinatezza che era possibile raggiungere. Parte di tali numerosi procedimenti era retaggio della civiltà greco-romana, altri derivavano dalla cosiddetta arte barbarica, altri ancora appartenevano alla tradizione bizantina e araba. Una delle tecniche più diffuse era la fusione: il modello che poteva essere in bronzo, in legno o in cera, veniva immerso in uno strato di sabbia nella quale lasciava la sua impronta vuota, lo stampo, all'interno del quale si faceva colare il metallo fuso; questo una volta raffreddato, veniva tolto dallo stampo per essere ripulito dal getto di fusione e rifinito con le varie tecniche di decorazione. Con questo sistema si ottenevano pochi esemplari dell'oggetto, perché lo stampo si deteriorava presto; quando invece se ne dovevano realizzare molte repliche, come per esempio nel caso delle fibule, si usava uno stampo in pietra. Gli oggetti unici venivano invece creati col metodo della cera persa: al modello in cera veniva collegato un elemento a forma di imbuto, quindi si ricopriva la cera con creta e materiale refrattario impastato con acqua e si lasciava asciugare il tutto. Infine l'impasto veniva scaldato in modo che la cera sciogliesse e al suo posto si colava attraverso l'imbuto il metallo fuso. La tecnica della fusione: |
RISPOSTA   La bottega dell'orafo, così come la conosciamo oggi, nasce nel corso del XII secolo con l'abbandono dei laboratori di oreficeria all'interno dei monasteri da parte di molti maestri che decidono di trasferirsi nei centri urbani allora in formazione. Si organizzano così le prime corporazioni dell'Arte, inizialmente inscritte in quelle dei fabbri, le quali, oltre a tutelare gli interessi della categoria, garantiscono il committente sui titoli, ovvero la quantità di metallo nobile contenuto nella lega. La quantità di tecniche impiegate dagli orefici medievali dimostra il grado di raffinatezza che era possibile raggiungere. Parte di tali numerosi procedimenti era retaggio della civiltà greco-romana, altri derivavano dalla cosiddetta arte barbarica, altri ancora appartenevano alla tradizione bizantina e araba. Una delle tecniche più diffuse era la fusione: il modello che poteva essere in bronzo, in legno o in cera, veniva immerso in uno strato di sabbia nella quale lasciava la sua impronta vuota, lo stampo, all'interno del quale si faceva colare il metallo fuso; questo una volta raffreddato, veniva tolto dallo stampo per essere ripulito dal getto di fusione e rifinito con le varie tecniche di decorazione. Con questo sistema si ottenevano pochi esemplari dell'oggetto, perché lo stampo si deteriorava presto; quando invece se ne dovevano realizzare molte repliche, come per esempio nel caso delle fibule, si usava uno stampo in pietra. Gli oggetti unici venivano invece creati col metodo della cera persa: al modello in cera veniva collegato un elemento a forma di imbuto, quindi si ricopriva la cera con creta e materiale refrattario impastato con acqua e si lasciava asciugare il tutto. Infine l'impasto veniva scaldato in modo che la cera sciogliesse e al suo posto si colava attraverso l'imbuto il metallo fuso. Una volta raffreddato, il metallo fuso: |
| RISPOSTA   La capacità di memorizzare è precoce, anche se in rapporto a diversi tipi di memoria. La memoria del lattante è inizialmente di tipo procedurale, vale a dire associa sensazioni e movimenti che gli sono utili per organizzare semplici atti motori. La memoria procedurale è molto duratura e alcuni ricordi di questo tipo non si disintegrano mai (come andare in bicicletta). Le memorie "semantiche", associate ai significati, si sviluppano invece più tardivamente e sono legate al linguaggio: queste memorie sono meno stabili. La memoria a breve termine, detta anche "memoria di lavoro", è una sorta di lista della spesa che viene dimenticata non appena ne abbiamo fatto uso. Questo tipo di memoria ha una capacità di circa sei-sette elementi di informazione che possono riguardare le cose più diverse. La memoria dichiarativa, a lungo termine, è quella alla quale affidiamo episodi della nostra vita o l'apprendimento di concetti e si basa su modifiche delle trame nervose: ad esempio, sulla produzione di nuovi contatti (sinapsi) tra neuroni o sulla ristrutturazione di una rete nervosa che assume una nuova conformazione. I ricordi sono distribuiti nei circuiti nervosi della corteccia: non esiste un'unica sede della memoria anche se alcuni aspetti della memoria visiva dipendono dalla corteccia visiva e alcuni aspetti della memoria uditiva dalla corteccia uditiva. Le memorie legate al linguaggio e ai significati: |
| RISPOSTA   La capacità di memorizzare è precoce, anche se in rapporto a diversi tipi di memoria. La memoria del lattante è inizialmente di tipo procedurale, vale a dire associa sensazioni e movimenti che gli sono utili per organizzare semplici atti motori. La memoria procedurale è molto duratura e alcuni ricordi di questo tipo non si disintegrano mai (come andare in bicicletta). Le memorie "semantiche", associate ai significati, si sviluppano invece più tardivamente e sono legate al linguaggio: queste memorie sono meno stabili. La memoria a breve termine, detta anche "memoria di lavoro", è una sorta di lista della spesa che viene dimenticata non appena ne abbiamo fatto uso. Questo tipo di memoria ha una capacità di circa sei-sette elementi di informazione che possono riguardare le cose più diverse. La memoria dichiarativa, a lungo termine, è quella alla quale affidiamo episodi della nostra vita o l'apprendimento di concetti e si basa su modifiche delle trame nervose: ad esempio, sulla produzione di nuovi contatti (sinapsi) tra neuroni o sulla ristrutturazione di una rete nervosa che assume una nuova conformazione. I ricordi sono distribuiti nei circuiti nervosi della corteccia: non esiste un'unica sede della memoria anche se alcuni aspetti della memoria visiva dipendono dalla corteccia visiva e alcuni aspetti della memoria uditiva dalla corteccia uditiva. La memoria del lattante: |
| RISPOSTA   La capacità di memorizzare è precoce, anche se in rapporto a diversi tipi di memoria. La memoria del lattante è inizialmente di tipo procedurale, vale a dire associa sensazioni e movimenti che gli sono utili per organizzare semplici atti motori. La memoria procedurale è molto duratura e alcuni ricordi di questo tipo non si disintegrano mai (come andare in bicicletta). Le memorie "semantiche", associate ai significati, si sviluppano invece più tardivamente e sono legate al linguaggio: queste memorie sono meno stabili. La memoria a breve termine, detta anche "memoria di lavoro", è una sorta di lista della spesa che viene dimenticata non appena ne abbiamo fatto uso. Questo tipo di memoria ha una capacità di circa sei-sette elementi di informazione che possono riguardare le cose più diverse. La memoria dichiarativa, a lungo termine, è quella alla quale affidiamo episodi della nostra vita o l'apprendimento di concetti e si basa su modifiche delle trame nervose: ad esempio, sulla produzione di nuovi contatti (sinapsi) tra neuroni o sulla ristrutturazione di una rete nervosa che assume una nuova conformazione. I ricordi sono distribuiti nei circuiti nervosi della corteccia: non esiste un'unica sede della memoria anche se alcuni aspetti della memoria visiva dipendono dalla corteccia visiva e alcuni aspetti della memoria uditiva dalla corteccia uditiva. Ci si dimentica presto: |
| RISPOSTA   La capacità di memorizzare è precoce, anche se in rapporto a diversi tipi di memoria. La memoria del lattante è inizialmente di tipo procedurale, vale a dire associa sensazioni e movimenti che gli sono utili per organizzare semplici atti motori. La memoria procedurale è molto duratura e alcuni ricordi di questo tipo non si disintegrano mai (come andare in bicicletta). Le memorie "semantiche", associate ai significati, si sviluppano invece più tardivamente e sono legate al linguaggio: queste memorie sono meno stabili. La memoria a breve termine, detta anche "memoria di lavoro", è una sorta di lista della spesa che viene dimenticata non appena ne abbiamo fatto uso. Questo tipo di memoria ha una capacità di circa sei-sette elementi di informazione che possono riguardare le cose più diverse. La memoria dichiarativa, a lungo termine, è quella alla quale affidiamo episodi della nostra vita o l'apprendimento di concetti e si basa su modifiche delle trame nervose: ad esempio, sulla produzione di nuovi contatti (sinapsi) tra neuroni o sulla ristrutturazione di una rete nervosa che assume una nuova conformazione. I ricordi sono distribuiti nei circuiti nervosi della corteccia: non esiste un'unica sede della memoria anche se alcuni aspetti della memoria visiva dipendono dalla corteccia visiva e alcuni aspetti della memoria uditiva dalla corteccia uditiva. La memoria che immagazzina episodi della nostra vita: |
| RISPOSTA   La capacità di memorizzare è precoce, anche se in rapporto a diversi tipi di memoria. La memoria del lattante è inizialmente di tipo procedurale, vale a dire associa sensazioni e movimenti che gli sono utili per organizzare semplici atti motori. La memoria procedurale è molto duratura e alcuni ricordi di questo tipo non si disintegrano mai (come andare in bicicletta). Le memorie "semantiche", associate ai significati, si sviluppano invece più tardivamente e sono legate al linguaggio: queste memorie sono meno stabili. La memoria a breve termine, detta anche "memoria di lavoro", è una sorta di lista della spesa che viene dimenticata non appena ne abbiamo fatto uso. Questo tipo di memoria ha una capacità di circa sei-sette elementi di informazione che possono riguardare le cose più diverse. La memoria dichiarativa, a lungo termine, è quella alla quale affidiamo episodi della nostra vita o l'apprendimento di concetti e si basa su modifiche delle trame nervose: ad esempio, sulla produzione di nuovi contatti (sinapsi) tra neuroni o sulla ristrutturazione di una rete nervosa che assume una nuova conformazione. I ricordi sono distribuiti nei circuiti nervosi della corteccia: non esiste un'unica sede della memoria anche se alcuni aspetti della memoria visiva dipendono dalla corteccia visiva e alcuni aspetti della memoria uditiva dalla corteccia uditiva. La rete nervosa assume una nuova conformazione: |
| RISPOSTA   La capacità di memorizzare è precoce, anche se in rapporto a diversi tipi di memoria. La memoria del lattante è inizialmente di tipo procedurale, vale a dire associa sensazioni e movimenti che gli sono utili per organizzare semplici atti motori. La memoria procedurale è molto duratura e alcuni ricordi di questo tipo non si disintegrano mai (come andare in bicicletta). Le memorie "semantiche", associate ai significati, si sviluppano invece più tardivamente e sono legate al linguaggio: queste memorie sono meno stabili. La memoria a breve termine, detta anche "memoria di lavoro", è una sorta di lista della spesa che viene dimenticata non appena ne abbiamo fatto uso. Questo tipo di memoria ha una capacità di circa sei-sette elementi di informazione che possono riguardare le cose più diverse. La memoria dichiarativa, a lungo termine, è quella alla quale affidiamo episodi della nostra vita o l'apprendimento di concetti e si basa su modifiche delle trame nervose: ad esempio, sulla produzione di nuovi contatti (sinapsi) tra neuroni o sulla ristrutturazione di una rete nervosa che assume una nuova conformazione. I ricordi sono distribuiti nei circuiti nervosi della corteccia: non esiste un'unica sede della memoria anche se alcuni aspetti della memoria visiva dipendono dalla corteccia visiva e alcuni aspetti della memoria uditiva dalla corteccia uditiva. La memoria dichiarativa: |
RISPOSTA   La capacità di memorizzare è precoce, anche se in rapporto a diversi tipi di memoria. La memoria del lattante è inizialmente di tipo procedurale, vale a dire associa sensazioni e movimenti che gli sono utili per organizzare semplici atti motori. La memoria procedurale è molto duratura e alcuni ricordi di questo tipo non si disintegrano mai (come andare in bicicletta). Le memorie "semantiche", associate ai significati, si sviluppano invece più tardivamente e sono legate al linguaggio: queste memorie sono meno stabili. La memoria a breve termine, detta anche "memoria di lavoro", è una sorta di lista della spesa che viene dimenticata non appena ne abbiamo fatto uso. Questo tipo di memoria ha una capacità di circa sei-sette elementi di informazione che possono riguardare le cose più diverse. La memoria dichiarativa, a lungo termine, è quella alla quale affidiamo episodi della nostra vita o l'apprendimento di concetti e si basa su modifiche delle trame nervose: ad esempio, sulla produzione di nuovi contatti (sinapsi) tra neuroni o sulla ristrutturazione di una rete nervosa che assume una nuova conformazione. I ricordi sono distribuiti nei circuiti nervosi della corteccia: non esiste un'unica sede della memoria anche se alcuni aspetti della memoria visiva dipendono dalla corteccia visiva e alcuni aspetti della memoria uditiva dalla corteccia uditiva. La memoria di lavoro: |
| RISPOSTA   La capacità di memorizzare è precoce, anche se in rapporto a diversi tipi di memoria. La memoria del lattante è inizialmente di tipo procedurale, vale a dire associa sensazioni e movimenti che gli sono utili per organizzare semplici atti motori. La memoria procedurale è molto duratura e alcuni ricordi di questo tipo non si disintegrano mai (come andare in bicicletta). Le memorie "semantiche", associate ai significati, si sviluppano invece più tardivamente e sono legate al linguaggio: queste memorie sono meno stabili. La memoria a breve termine, detta anche "memoria di lavoro", è una sorta di lista della spesa che viene dimenticata non appena ne abbiamo fatto uso. Questo tipo di memoria ha una capacità di circa sei-sette elementi di informazione che possono riguardare le cose più diverse. La memoria dichiarativa, a lungo termine, è quella alla quale affidiamo episodi della nostra vita o l'apprendimento di concetti e si basa su modifiche delle trame nervose: ad esempio, sulla produzione di nuovi contatti (sinapsi) tra neuroni o sulla ristrutturazione di una rete nervosa che assume una nuova conformazione. I ricordi sono distribuiti nei circuiti nervosi della corteccia: non esiste un'unica sede della memoria anche se alcuni aspetti della memoria visiva dipendono dalla corteccia visiva e alcuni aspetti della memoria uditiva dalla corteccia uditiva. I ricordi: |
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La bottega dell'orafo, così come la conosciamo oggi, nasce nel corso del XII secolo con l'abbandono dei laboratori di oreficeria all'interno dei monasteri da parte di molti maestri che decidono di trasferirsi nei centri urbani allora in formazione. Si organizzano così le prime corporazioni dell'Arte, inizialmente inscritte in quelle dei fabbri, le quali, oltre a tutelare gli interessi della categoria, garantiscono il committente sui titoli, ovvero la quantità di metallo nobile contenuto nella lega. La quantità di tecniche impiegate dagli orefici medievali dimostra il grado di raffinatezza che era possibile raggiungere. Parte di tali numerosi procedimenti era retaggio della civiltà greco-romana, altri derivavano dalla cosiddetta arte barbarica, altri ancora appartenevano alla tradizione bizantina e araba. Una delle tecniche più diffuse era la fusione: il modello che poteva essere in bronzo, in legno o in cera, veniva immerso in uno strato di sabbia nella quale lasciava la sua impronta vuota, lo stampo, all'interno del quale si faceva colare il metallo fuso; questo una volta raffreddato, veniva tolto dallo stampo per essere ripulito dal getto di fusione e rifinito con le varie tecniche di decorazione. Con questo sistema si ottenevano pochi esemplari dell'oggetto, perché lo stampo si deteriorava presto; quando invece se ne dovevano realizzare molte repliche, come per esempio nel caso delle fibule, si usava uno stampo in pietra. Gli oggetti unici venivano invece creati col metodo della cera persa: al modello in cera veniva collegato un elemento a forma di imbuto, quindi si ricopriva la cera con creta e materiale refrattario impastato con acqua e si lasciava asciugare il tutto. Infine l'impasto veniva scaldato in modo che la cera sciogliesse e al suo posto si colava attraverso l'imbuto il metallo fuso. Le tecniche impiegate dagli orefici medievali:
La bottega dell'orafo, così come la conosciamo oggi, nasce nel corso del XII secolo con l'abbandono dei laboratori di oreficeria all'interno dei monasteri da parte di molti maestri che decidono di trasferirsi nei centri urbani allora in formazione. Si organizzano così le prime corporazioni dell'Arte, inizialmente inscritte in quelle dei fabbri, le quali, oltre a tutelare gli interessi della categoria, garantiscono il committente sui titoli, ovvero la quantità di metallo nobile contenuto nella lega. La quantità di tecniche impiegate dagli orefici medievali dimostra il grado di raffinatezza che era possibile raggiungere. Parte di tali numerosi procedimenti era retaggio della civiltà greco-romana, altri derivavano dalla cosiddetta arte barbarica, altri ancora appartenevano alla tradizione bizantina e araba. Una delle tecniche più diffuse era la fusione: il modello che poteva essere in bronzo, in legno o in cera, veniva immerso in uno strato di sabbia nella quale lasciava la sua impronta vuota, lo stampo, all'interno del quale si faceva colare il metallo fuso; questo una volta raffreddato, veniva tolto dallo stampo per essere ripulito dal getto di fusione e rifinito con le varie tecniche di decorazione. Con questo sistema si ottenevano pochi esemplari dell'oggetto, perché lo stampo si deteriorava presto; quando invece se ne dovevano realizzare molte repliche, come per esempio nel caso delle fibule, si usava uno stampo in pietra. Gli oggetti unici venivano invece creati col metodo della cera persa: al modello in cera veniva collegato un elemento a forma di imbuto, quindi si ricopriva la cera con creta e materiale refrattario impastato con acqua e si lasciava asciugare il tutto. Infine l'impasto veniva scaldato in modo che la cera sciogliesse e al suo posto si colava attraverso l'imbuto il metallo fuso. Una volta raffreddato, il metallo fuso: