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Tutte le domande del quiz : Brani

tratto da:
Guardia di Finanza
Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018



 Esercitati su questo Quiz 

RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. "Vedo studenti arrivati fin qui da più di cento paesi diversi che credono, come quei primi coloni, che anche per loro sarà possibile trovare una casa in questa città sulla collina � che anche loro potranno trovare il successo in questo luogo così difficile". Il ricorso di un Barack Obama non ancora presidente � è già abile oratore � alla metafora della "città sulla collina" nel 2006 è l'ennesima riprova di quanto l'immagine biblica evocata dal predicatore puritano John Winthrop (1588-1649) nel suo celebre sermone a bordo della nave Arbella sia un riferimento culturale imprescindibile per la storia americana, costituendone, ancor più che una pietra miliare, un vero e proprio fondamento ideologico.Nella primavera del 1630, lasciandosi alle spalle l'Inghilterra "tiepidamente" anglicana (e sospetta di simpatie cattoliche) di Carlo I, il puritano John Winthrop parte, a capo di undici vascelli, alla volta del New England, dove sarà guida spirituale e governatore della nascente Massachusetts Bay Colony. Durante la traversata oceanica, Winthrop scrive il sermone "Un modello di carità cristiana" in cui sancisce i capisaldi che andranno a improntare l'operato della futura comunità di "eletti" sulla costa atlantica del continente nordamericano, delineando i precetti teocratici sui quali si baserà, con grande rigore, la vita del New England coloniale. Le sue parole annunciano la consapevole entrata di quel gruppo di puritani in un patto con Dio: novello popolo di Israele in fuga verso una "terra promessa", essi perseguiranno la loro missione sapendo di essere un modello per il mondo. Riecheggiando il "Discorso della montagna" di Gesù, Winthrop conclude il sermone tanto sull'esemplarità dell'esperimento cristiano cui quel carico di puritani si accinge ("Perché dobbiamo sapere che saremo come una città sulla collina") quanto sull'eccezionalità del destino manifesto ("Gli occhi di tutti sono su di noi"). [1] Delusi dal fallimento del protettorato di Oliver Cromwell e della conseguente restaurazione della dinastia Stuart (1660) nella madrepatria, i predicatori del Massachusetts che seguono nel solco di Winthrop � tra cui ricordiamo Increase Mather (1663 � 1728) � danno impulso ai toni cupi e introspettivi di un genere letterario di matrice biblica, la geremiade, in cui essi denunciano, attraverso elenchi di lamentazioni, la deriva spirituale delle nuove generazioni e il conseguente tradimento del patto con Dio stretto sulla Arbella da parte della comunità religiosa. [2] Nelle varianti in cui sarà declinato nel tempo ad assecondare i mutamenti sociali che porteranno dal New England puritano alla Repubblica dei padri fondatori, giù fino alla dottrina imperialista del "destino manifesto", l'ideale della "città sulla collina" perderà la spinta teocratica delle origini per rinascere come simbolo di una nuova religione democratica dedicata all'infinito processo della civiltà statunitense. (Da: Cinzia Scarpino, "Città sulla collina" in "Americana", il Saggiatore) Nella frase contrassegnata con [2] l'espressione "l'ideale della 'città sulla collina' perderà la spinta teocratica delle origini per rinascere come simbolo di una nuova religione democratica" significa che:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. "Vedo studenti arrivati fin qui da più di cento paesi diversi che credono, come quei primi coloni, che anche per loro sarà possibile trovare una casa in questa città sulla collina � che anche loro potranno trovare il successo in questo luogo così difficile". Il ricorso di un Barack Obama non ancora presidente � è già abile oratore � alla metafora della "città sulla collina" nel 2006 è l'ennesima riprova di quanto l'immagine biblica evocata dal predicatore puritano John Winthrop (1588-1649) nel suo celebre sermone a bordo della nave Arbella sia un riferimento culturale imprescindibile per la storia americana, costituendone, ancor più che una pietra miliare, un vero e proprio fondamento ideologico.Nella primavera del 1630, lasciandosi alle spalle l'Inghilterra "tiepidamente" anglicana (e sospetta di simpatie cattoliche) di Carlo I, il puritano John Winthrop parte, a capo di undici vascelli, alla volta del New England, dove sarà guida spirituale e governatore della nascente Massachusetts Bay Colony. Durante la traversata oceanica, Winthrop scrive il sermone "Un modello di carità cristiana" in cui sancisce i capisaldi che andranno a improntare l'operato della futura comunità di "eletti" sulla costa atlantica del continente nordamericano, delineando i precetti teocratici sui quali si baserà, con grande rigore, la vita del New England coloniale. Le sue parole annunciano la consapevole entrata di quel gruppo di puritani in un patto con Dio: novello popolo di Israele in fuga verso una "terra promessa", essi perseguiranno la loro missione sapendo di essere un modello per il mondo. Riecheggiando il "Discorso della montagna" di Gesù, Winthrop conclude il sermone tanto sull'esemplarità dell'esperimento cristiano cui quel carico di puritani si accinge ("Perché dobbiamo sapere che saremo come una città sulla collina") quanto sull'eccezionalità del destino manifesto ("Gli occhi di tutti sono su di noi"). [1] Delusi dal fallimento del protettorato di Oliver Cromwell e della conseguente restaurazione della dinastia Stuart (1660) nella madrepatria, i predicatori del Massachusetts che seguono nel solco di Winthrop � tra cui ricordiamo Increase Mather (1663 � 1728) � danno impulso ai toni cupi e introspettivi di un genere letterario di matrice biblica, la geremiade, in cui essi denunciano, attraverso elenchi di lamentazioni, la deriva spirituale delle nuove generazioni e il conseguente tradimento del patto con Dio stretto sulla Arbella da parte della comunità religiosa. [2] Nelle varianti in cui sarà declinato nel tempo ad assecondare i mutamenti sociali che porteranno dal New England puritano alla Repubblica dei padri fondatori, giù fino alla dottrina imperialista del "destino manifesto", l'ideale della "città sulla collina" perderà la spinta teocratica delle origini per rinascere come simbolo di una nuova religione democratica dedicata all'infinito processo della civiltà statunitense. (Da: Cinzia Scarpino, "Città sulla collina" in "Americana", il Saggiatore) Da quanto emerge dalla lettura del brano, Obama nel suo discorso:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. "Vedo studenti arrivati fin qui da più di cento paesi diversi che credono, come quei primi coloni, che anche per loro sarà possibile trovare una casa in questa città sulla collina � che anche loro potranno trovare il successo in questo luogo così difficile". Il ricorso di un Barack Obama non ancora presidente � è già abile oratore � alla metafora della "città sulla collina" nel 2006 è l'ennesima riprova di quanto l'immagine biblica evocata dal predicatore puritano John Winthrop (1588-1649) nel suo celebre sermone a bordo della nave Arbella sia un riferimento culturale imprescindibile per la storia americana, costituendone, ancor più che una pietra miliare, un vero e proprio fondamento ideologico.Nella primavera del 1630, lasciandosi alle spalle l'Inghilterra "tiepidamente" anglicana (e sospetta di simpatie cattoliche) di Carlo I, il puritano John Winthrop parte, a capo di undici vascelli, alla volta del New England, dove sarà guida spirituale e governatore della nascente Massachusetts Bay Colony. Durante la traversata oceanica, Winthrop scrive il sermone "Un modello di carità cristiana" in cui sancisce i capisaldi che andranno a improntare l'operato della futura comunità di "eletti" sulla costa atlantica del continente nordamericano, delineando i precetti teocratici sui quali si baserà, con grande rigore, la vita del New England coloniale. Le sue parole annunciano la consapevole entrata di quel gruppo di puritani in un patto con Dio: novello popolo di Israele in fuga verso una "terra promessa", essi perseguiranno la loro missione sapendo di essere un modello per il mondo. Riecheggiando il "Discorso della montagna" di Gesù, Winthrop conclude il sermone tanto sull'esemplarità dell'esperimento cristiano cui quel carico di puritani si accinge ("Perché dobbiamo sapere che saremo come una città sulla collina") quanto sull'eccezionalità del destino manifesto ("Gli occhi di tutti sono su di noi"). [1] Delusi dal fallimento del protettorato di Oliver Cromwell e della conseguente restaurazione della dinastia Stuart (1660) nella madrepatria, i predicatori del Massachusetts che seguono nel solco di Winthrop � tra cui ricordiamo Increase Mather (1663 � 1728) � danno impulso ai toni cupi e introspettivi di un genere letterario di matrice biblica, la geremiade, in cui essi denunciano, attraverso elenchi di lamentazioni, la deriva spirituale delle nuove generazioni e il conseguente tradimento del patto con Dio stretto sulla Arbella da parte della comunità religiosa. [2] Nelle varianti in cui sarà declinato nel tempo ad assecondare i mutamenti sociali che porteranno dal New England puritano alla Repubblica dei padri fondatori, giù fino alla dottrina imperialista del "destino manifesto", l'ideale della "città sulla collina" perderà la spinta teocratica delle origini per rinascere come simbolo di una nuova religione democratica dedicata all'infinito processo della civiltà statunitense. (Da: Cinzia Scarpino, "Città sulla collina" in "Americana", il Saggiatore) Secondo l'autrice del brano John Winthrop:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. "Vedo studenti arrivati fin qui da più di cento paesi diversi che credono, come quei primi coloni, che anche per loro sarà possibile trovare una casa in questa città sulla collina � che anche loro potranno trovare il successo in questo luogo così difficile". Il ricorso di un Barack Obama non ancora presidente � è già abile oratore � alla metafora della "città sulla collina" nel 2006 è l'ennesima riprova di quanto l'immagine biblica evocata dal predicatore puritano John Winthrop (1588-1649) nel suo celebre sermone a bordo della nave Arbella sia un riferimento culturale imprescindibile per la storia americana, costituendone, ancor più che una pietra miliare, un vero e proprio fondamento ideologico.Nella primavera del 1630, lasciandosi alle spalle l'Inghilterra "tiepidamente" anglicana (e sospetta di simpatie cattoliche) di Carlo I, il puritano John Winthrop parte, a capo di undici vascelli, alla volta del New England, dove sarà guida spirituale e governatore della nascente Massachusetts Bay Colony. Durante la traversata oceanica, Winthrop scrive il sermone "Un modello di carità cristiana" in cui sancisce i capisaldi che andranno a improntare l'operato della futura comunità di "eletti" sulla costa atlantica del continente nordamericano, delineando i precetti teocratici sui quali si baserà, con grande rigore, la vita del New England coloniale. Le sue parole annunciano la consapevole entrata di quel gruppo di puritani in un patto con Dio: novello popolo di Israele in fuga verso una "terra promessa", essi perseguiranno la loro missione sapendo di essere un modello per il mondo. Riecheggiando il "Discorso della montagna" di Gesù, Winthrop conclude il sermone tanto sull'esemplarità dell'esperimento cristiano cui quel carico di puritani si accinge ("Perché dobbiamo sapere che saremo come una città sulla collina") quanto sull'eccezionalità del destino manifesto ("Gli occhi di tutti sono su di noi"). [1] Delusi dal fallimento del protettorato di Oliver Cromwell e della conseguente restaurazione della dinastia Stuart (1660) nella madrepatria, i predicatori del Massachusetts che seguono nel solco di Winthrop � tra cui ricordiamo Increase Mather (1663 � 1728) � danno impulso ai toni cupi e introspettivi di un genere letterario di matrice biblica, la geremiade, in cui essi denunciano, attraverso elenchi di lamentazioni, la deriva spirituale delle nuove generazioni e il conseguente tradimento del patto con Dio stretto sulla Arbella da parte della comunità religiosa. [2] Nelle varianti in cui sarà declinato nel tempo ad assecondare i mutamenti sociali che porteranno dal New England puritano alla Repubblica dei padri fondatori, giù fino alla dottrina imperialista del "destino manifesto", l'ideale della "città sulla collina" perderà la spinta teocratica delle origini per rinascere come simbolo di una nuova religione democratica dedicata all'infinito processo della civiltà statunitense. (Da: Cinzia Scarpino, "Città sulla collina" in "Americana", il Saggiatore) Nella frase contrassegnata con [1] il termine "geremiade" indica:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. "Vedo studenti arrivati fin qui da più di cento paesi diversi che credono, come quei primi coloni, che anche per loro sarà possibile trovare una casa in questa città sulla collina � che anche loro potranno trovare il successo in questo luogo così difficile". Il ricorso di un Barack Obama non ancora presidente � è già abile oratore � alla metafora della "città sulla collina" nel 2006 è l'ennesima riprova di quanto l'immagine biblica evocata dal predicatore puritano John Winthrop (1588-1649) nel suo celebre sermone a bordo della nave Arbella sia un riferimento culturale imprescindibile per la storia americana, costituendone, ancor più che una pietra miliare, un vero e proprio fondamento ideologico.Nella primavera del 1630, lasciandosi alle spalle l'Inghilterra "tiepidamente" anglicana (e sospetta di simpatie cattoliche) di Carlo I, il puritano John Winthrop parte, a capo di undici vascelli, alla volta del New England, dove sarà guida spirituale e governatore della nascente Massachusetts Bay Colony. Durante la traversata oceanica, Winthrop scrive il sermone "Un modello di carità cristiana" in cui sancisce i capisaldi che andranno a improntare l'operato della futura comunità di "eletti" sulla costa atlantica del continente nordamericano, delineando i precetti teocratici sui quali si baserà, con grande rigore, la vita del New England coloniale. Le sue parole annunciano la consapevole entrata di quel gruppo di puritani in un patto con Dio: novello popolo di Israele in fuga verso una "terra promessa", essi perseguiranno la loro missione sapendo di essere un modello per il mondo. Riecheggiando il "Discorso della montagna" di Gesù, Winthrop conclude il sermone tanto sull'esemplarità dell'esperimento cristiano cui quel carico di puritani si accinge ("Perché dobbiamo sapere che saremo come una città sulla collina") quanto sull'eccezionalità del destino manifesto ("Gli occhi di tutti sono su di noi"). [1] Delusi dal fallimento del protettorato di Oliver Cromwell e della conseguente restaurazione della dinastia Stuart (1660) nella madrepatria, i predicatori del Massachusetts che seguono nel solco di Winthrop � tra cui ricordiamo Increase Mather (1663 � 1728) � danno impulso ai toni cupi e introspettivi di un genere letterario di matrice biblica, la geremiade, in cui essi denunciano, attraverso elenchi di lamentazioni, la deriva spirituale delle nuove generazioni e il conseguente tradimento del patto con Dio stretto sulla Arbella da parte della comunità religiosa. [2] Nelle varianti in cui sarà declinato nel tempo ad assecondare i mutamenti sociali che porteranno dal New England puritano alla Repubblica dei padri fondatori, giù fino alla dottrina imperialista del "destino manifesto", l'ideale della "città sulla collina" perderà la spinta teocratica delle origini per rinascere come simbolo di una nuova religione democratica dedicata all'infinito processo della civiltà statunitense. (Da: Cinzia Scarpino, "Città sulla collina" in "Americana", il Saggiatore) Nel contesto della frase contrassegnata con [2] un sinonimo di "sarà declinato" è:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. A Castelvecchio, Giovanni Pascoli aveva tre scrivanie: poesia italiana, poesia latina, critica dantesca. Di tavoli da scrittura, Georges Simenon ne ha sempre avuto uno solo alla volta, e su quello ha intrecciato, dagli anni Trenta, i Maigret ai "non-Maigret", in un'unità indivisibile di temi, scenari, personaggi. Cambiano le regole del gioco, non cambia lo stile del giocatore [1]. Le inchieste sono brevi, contengono più dialoghi (in ragione degli interrogatori) e si concludono con la soluzione del caso (o con qualcosa che somiglia da lontano, dato che spesso verità umana e verità giudiziaria divergono). Ma le vittime, i sospetti, i testimoni, tutte le figure che non sono Maigret, sintetizzano la stessa umanità criminogena che abita nei romanzi. Se questi li percepiamo più "duri" è soltanto perché in essi, trascinati dai protagonisti oltre il limite, non possiamo più contare sul bonario poliziotto riparatore di destini. Esperienza sfiancante in primo luogo per l'autore, che perciò deve alternare i due registri, la fatica di un "romanzo-romanzo" e il ricostituente di un Maigret. Tra gli uni e gli altri, spiega Simenon, "c'è la stessa differenza che esiste fra il dipinto di un pittore e il disegno che questi potrebbe fare per suo diletto o per studio".In un'altra occasione paragona le inchieste ai jingle che un musicista compone per divertirsi. E fare soldi, certo: perché i Maigret garantiscono un reddito costante, mentre i romanzi sono meno affidabili. Oltretutto bisogna andarci piano ad appiccicare l'etichetta di polizieschi ai Maigret. Nello schema del genere il commissario sta stretto. Se per uno specialista come Thomas Narcejac (che con Pierre Boileau forma una grandiosa coppia noir) Simenon non ha mai scritto un vero poliziesco, il massimo biografo dello scrittore belga, Pierre Assouline, parla di "romanzo sociale più che poliziesco". Come dire che Simenon adatta la struttura del racconto alla sua personale ricerca dell'uomo. Che i Maigret trasgrediscano le regole del giallo è fin troppo evidente: la suspense non è dominante, l'autore non gioca d'astuzia con il lettore e non si preoccupa dell'illogicità di certi passaggi, la meccanica dell'intreccio è secondaria. A Maigret non basta scoprire il colpevole, vuole capire perché quell'essere umano ha fatto quello che ha fatto. Per contro, c'è molto di poliziesco nei romanzi: omicidi, poliziotti, magistrati, processi. Che ci suggeriscono di piantarla con la snobistica distinzione tra Maigret e non-Maigret, parti anatomiche in cui circola lo stesso sangue. (da: Roberto Iasoni, "George Simenon", in "Corriere della Sera") Simenon paragona le opere con il commissario Maigret a:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. A Castelvecchio, Giovanni Pascoli aveva tre scrivanie: poesia italiana, poesia latina, critica dantesca. Di tavoli da scrittura, Georges Simenon ne ha sempre avuto uno solo alla volta, e su quello ha intrecciato, dagli anni Trenta, i Maigret ai "non-Maigret", in un'unità indivisibile di temi, scenari, personaggi. Cambiano le regole del gioco, non cambia lo stile del giocatore [1]. Le inchieste sono brevi, contengono più dialoghi (in ragione degli interrogatori) e si concludono con la soluzione del caso (o con qualcosa che somiglia da lontano, dato che spesso verità umana e verità giudiziaria divergono). Ma le vittime, i sospetti, i testimoni, tutte le figure che non sono Maigret, sintetizzano la stessa umanità criminogena che abita nei romanzi. Se questi li percepiamo più "duri" è soltanto perché in essi, trascinati dai protagonisti oltre il limite, non possiamo più contare sul bonario poliziotto riparatore di destini. Esperienza sfiancante in primo luogo per l'autore, che perciò deve alternare i due registri, la fatica di un "romanzo-romanzo" e il ricostituente di un Maigret. Tra gli uni e gli altri, spiega Simenon, "c'è la stessa differenza che esiste fra il dipinto di un pittore e il disegno che questi potrebbe fare per suo diletto o per studio".In un'altra occasione paragona le inchieste ai jingle che un musicista compone per divertirsi. E fare soldi, certo: perché i Maigret garantiscono un reddito costante, mentre i romanzi sono meno affidabili. Oltretutto bisogna andarci piano ad appiccicare l'etichetta di polizieschi ai Maigret. Nello schema del genere il commissario sta stretto. Se per uno specialista come Thomas Narcejac (che con Pierre Boileau forma una grandiosa coppia noir) Simenon non ha mai scritto un vero poliziesco, il massimo biografo dello scrittore belga, Pierre Assouline, parla di "romanzo sociale più che poliziesco". Come dire che Simenon adatta la struttura del racconto alla sua personale ricerca dell'uomo. Che i Maigret trasgrediscano le regole del giallo è fin troppo evidente: la suspense non è dominante, l'autore non gioca d'astuzia con il lettore e non si preoccupa dell'illogicità di certi passaggi, la meccanica dell'intreccio è secondaria. A Maigret non basta scoprire il colpevole, vuole capire perché quell'essere umano ha fatto quello che ha fatto. Per contro, c'è molto di poliziesco nei romanzi: omicidi, poliziotti, magistrati, processi. Che ci suggeriscono di piantarla con la snobistica distinzione tra Maigret e non-Maigret, parti anatomiche in cui circola lo stesso sangue. (da: Roberto Iasoni, "George Simenon", in "Corriere della Sera") Nella parte del brano contrassegnata da [1], quale valutazione vuole trasmettere l'autore su Simenon?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. A Castelvecchio, Giovanni Pascoli aveva tre scrivanie: poesia italiana, poesia latina, critica dantesca. Di tavoli da scrittura, Georges Simenon ne ha sempre avuto uno solo alla volta, e su quello ha intrecciato, dagli anni Trenta, i Maigret ai "non-Maigret", in un'unità indivisibile di temi, scenari, personaggi. Cambiano le regole del gioco, non cambia lo stile del giocatore [1]. Le inchieste sono brevi, contengono più dialoghi (in ragione degli interrogatori) e si concludono con la soluzione del caso (o con qualcosa che somiglia da lontano, dato che spesso verità umana e verità giudiziaria divergono). Ma le vittime, i sospetti, i testimoni, tutte le figure che non sono Maigret, sintetizzano la stessa umanità criminogena che abita nei romanzi. Se questi li percepiamo più "duri" è soltanto perché in essi, trascinati dai protagonisti oltre il limite, non possiamo più contare sul bonario poliziotto riparatore di destini. Esperienza sfiancante in primo luogo per l'autore, che perciò deve alternare i due registri, la fatica di un "romanzo-romanzo" e il ricostituente di un Maigret. Tra gli uni e gli altri, spiega Simenon, "c'è la stessa differenza che esiste fra il dipinto di un pittore e il disegno che questi potrebbe fare per suo diletto o per studio".In un'altra occasione paragona le inchieste ai jingle che un musicista compone per divertirsi. E fare soldi, certo: perché i Maigret garantiscono un reddito costante, mentre i romanzi sono meno affidabili. Oltretutto bisogna andarci piano ad appiccicare l'etichetta di polizieschi ai Maigret. Nello schema del genere il commissario sta stretto. Se per uno specialista come Thomas Narcejac (che con Pierre Boileau forma una grandiosa coppia noir) Simenon non ha mai scritto un vero poliziesco, il massimo biografo dello scrittore belga, Pierre Assouline, parla di "romanzo sociale più che poliziesco". Come dire che Simenon adatta la struttura del racconto alla sua personale ricerca dell'uomo. Che i Maigret trasgrediscano le regole del giallo è fin troppo evidente: la suspense non è dominante, l'autore non gioca d'astuzia con il lettore e non si preoccupa dell'illogicità di certi passaggi, la meccanica dell'intreccio è secondaria. A Maigret non basta scoprire il colpevole, vuole capire perché quell'essere umano ha fatto quello che ha fatto. Per contro, c'è molto di poliziesco nei romanzi: omicidi, poliziotti, magistrati, processi. Che ci suggeriscono di piantarla con la snobistica distinzione tra Maigret e non-Maigret, parti anatomiche in cui circola lo stesso sangue. (da: Roberto Iasoni, "George Simenon", in "Corriere della Sera") Che cosa si evince dal brano in relazione ai romanzi di Maigret?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. A Castelvecchio, Giovanni Pascoli aveva tre scrivanie: poesia italiana, poesia latina, critica dantesca. Di tavoli da scrittura, Georges Simenon ne ha sempre avuto uno solo alla volta, e su quello ha intrecciato, dagli anni Trenta, i Maigret ai "non-Maigret", in un'unità indivisibile di temi, scenari, personaggi. Cambiano le regole del gioco, non cambia lo stile del giocatore [1]. Le inchieste sono brevi, contengono più dialoghi (in ragione degli interrogatori) e si concludono con la soluzione del caso (o con qualcosa che somiglia da lontano, dato che spesso verità umana e verità giudiziaria divergono). Ma le vittime, i sospetti, i testimoni, tutte le figure che non sono Maigret, sintetizzano la stessa umanità criminogena che abita nei romanzi. Se questi li percepiamo più "duri" è soltanto perché in essi, trascinati dai protagonisti oltre il limite, non possiamo più contare sul bonario poliziotto riparatore di destini. Esperienza sfiancante in primo luogo per l'autore, che perciò deve alternare i due registri, la fatica di un "romanzo-romanzo" e il ricostituente di un Maigret. Tra gli uni e gli altri, spiega Simenon, "c'è la stessa differenza che esiste fra il dipinto di un pittore e il disegno che questi potrebbe fare per suo diletto o per studio".In un'altra occasione paragona le inchieste ai jingle che un musicista compone per divertirsi. E fare soldi, certo: perché i Maigret garantiscono un reddito costante, mentre i romanzi sono meno affidabili. Oltretutto bisogna andarci piano ad appiccicare l'etichetta di polizieschi ai Maigret. Nello schema del genere il commissario sta stretto. Se per uno specialista come Thomas Narcejac (che con Pierre Boileau forma una grandiosa coppia noir) Simenon non ha mai scritto un vero poliziesco, il massimo biografo dello scrittore belga, Pierre Assouline, parla di "romanzo sociale più che poliziesco". Come dire che Simenon adatta la struttura del racconto alla sua personale ricerca dell'uomo. Che i Maigret trasgrediscano le regole del giallo è fin troppo evidente: la suspense non è dominante, l'autore non gioca d'astuzia con il lettore e non si preoccupa dell'illogicità di certi passaggi, la meccanica dell'intreccio è secondaria. A Maigret non basta scoprire il colpevole, vuole capire perché quell'essere umano ha fatto quello che ha fatto. Per contro, c'è molto di poliziesco nei romanzi: omicidi, poliziotti, magistrati, processi. Che ci suggeriscono di piantarla con la snobistica distinzione tra Maigret e non-Maigret, parti anatomiche in cui circola lo stesso sangue. (da: Roberto Iasoni, "George Simenon", in "Corriere della Sera") Quanti e di quale genere sono i componimenti narrativi di Simenon?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. A Castelvecchio, Giovanni Pascoli aveva tre scrivanie: poesia italiana, poesia latina, critica dantesca. Di tavoli da scrittura, Georges Simenon ne ha sempre avuto uno solo alla volta, e su quello ha intrecciato, dagli anni Trenta, i Maigret ai "non-Maigret", in un'unità indivisibile di temi, scenari, personaggi. Cambiano le regole del gioco, non cambia lo stile del giocatore [1]. Le inchieste sono brevi, contengono più dialoghi (in ragione degli interrogatori) e si concludono con la soluzione del caso (o con qualcosa che somiglia da lontano, dato che spesso verità umana e verità giudiziaria divergono). Ma le vittime, i sospetti, i testimoni, tutte le figure che non sono Maigret, sintetizzano la stessa umanità criminogena che abita nei romanzi. Se questi li percepiamo più "duri" è soltanto perché in essi, trascinati dai protagonisti oltre il limite, non possiamo più contare sul bonario poliziotto riparatore di destini. Esperienza sfiancante in primo luogo per l'autore, che perciò deve alternare i due registri, la fatica di un "romanzo-romanzo" e il ricostituente di un Maigret. Tra gli uni e gli altri, spiega Simenon, "c'è la stessa differenza che esiste fra il dipinto di un pittore e il disegno che questi potrebbe fare per suo diletto o per studio".In un'altra occasione paragona le inchieste ai jingle che un musicista compone per divertirsi. E fare soldi, certo: perché i Maigret garantiscono un reddito costante, mentre i romanzi sono meno affidabili. Oltretutto bisogna andarci piano ad appiccicare l'etichetta di polizieschi ai Maigret. Nello schema del genere il commissario sta stretto. Se per uno specialista come Thomas Narcejac (che con Pierre Boileau forma una grandiosa coppia noir) Simenon non ha mai scritto un vero poliziesco, il massimo biografo dello scrittore belga, Pierre Assouline, parla di "romanzo sociale più che poliziesco". Come dire che Simenon adatta la struttura del racconto alla sua personale ricerca dell'uomo. Che i Maigret trasgrediscano le regole del giallo è fin troppo evidente: la suspense non è dominante, l'autore non gioca d'astuzia con il lettore e non si preoccupa dell'illogicità di certi passaggi, la meccanica dell'intreccio è secondaria. A Maigret non basta scoprire il colpevole, vuole capire perché quell'essere umano ha fatto quello che ha fatto. Per contro, c'è molto di poliziesco nei romanzi: omicidi, poliziotti, magistrati, processi. Che ci suggeriscono di piantarla con la snobistica distinzione tra Maigret e non-Maigret, parti anatomiche in cui circola lo stesso sangue. (da: Roberto Iasoni, "George Simenon", in "Corriere della Sera") Stando a quanto detto nel brano, il commissario Maigret:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. A dispetto dell'enorme massa di notizie a cui si può accedere online, la nostra epoca rischia di caratterizzarsi come "l'era della disinformazione". È la conclusione a cui è giunto il gruppo di ricercatori diretto da Walter Quattrociocchi dell'IMT Alti Studi di Lucca, che in un articolo analizzano la diffusione delle notizie nei social media, scoprendo che il bassissimo livello di intermediazione nell'accesso alle informazioni facilita lo sviluppo di fenomeni virali in cui trovano ampio spazio numerose voci non confermate.Quattrociocchi e colleghi hanno sviluppato un'ampia e approfondita analisi quantitativa delle pagine di Facebook, concentrandosi sui meccanismi di diffusione di due tipi di notizie: quelle scientifiche e quelle che fanno capo a teorie complottiste di vario tipo oppure notizie che non hanno fondamento scientifico, ma invece sono presentate come tali, per esempio la teoria delle scie chimiche, le false notizie sul legame fra vaccini e autismo, o la notizia secondo cui un'esercitazione militare sul suolo americano denominata "Jade Helm 15" sarebbe stata in realtà un tentativo di colpo di Stato ordito dall'amministrazione Obama.La notizia ha avuto un'eco tale da indurre il governatore del Texas ad allertare la guardia nazionale.Il primo risultato dell'analisi è la constatazione che gli utenti tendono a selezionare e condividere i contenuti relativi a uno specifico genere di notizia, secondo uno schema che ricalca il cosiddetto pregiudizio della conferma (confirmation bias): la ricerca esclusiva di ciò che conferma un'idea di cui si è già convinti. Si creano così gruppi solidali su specifici temi e narrazioni che tendono a rafforzarsi e a ignorare tutto il resto: le discussioni spesso degenerano in litigi tra estremisti dell'una o dell'altra visione, con un'ulteriore rafforzamento della polarizzazione [1]."Questo contesto � scrive Quattrociocchi � di fatto rende molto difficile informare correttamente, e fermare una notizia infondata diventa praticamente impossibile".I ricercatori hanno inoltre scoperto che i vari gruppi, pur mostrando omogeneità rispetto ai contenuti di interesse, sono caratterizzati da dinamiche differenti di diffusione delle notizie. Per esempio, le teorie complottiste si diffondono più lentamente delle voci di interesse scientifico, ma � a differenza di queste ultime � maggiore è la loro vita più ampia è la loro diffusione e l'interesse che suscitano. (Da: www.lescienze.it) In base a quanto riportato nel brano, le teorie complottiste, rispetto alle voci di interesse scientifico, si diffondono:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. A dispetto dell'enorme massa di notizie a cui si può accedere online, la nostra epoca rischia di caratterizzarsi come "l'era della disinformazione". È la conclusione a cui è giunto il gruppo di ricercatori diretto da Walter Quattrociocchi dell'IMT Alti Studi di Lucca, che in un articolo analizzano la diffusione delle notizie nei social media, scoprendo che il bassissimo livello di intermediazione nell'accesso alle informazioni facilita lo sviluppo di fenomeni virali in cui trovano ampio spazio numerose voci non confermate.Quattrociocchi e colleghi hanno sviluppato un'ampia e approfondita analisi quantitativa delle pagine di Facebook, concentrandosi sui meccanismi di diffusione di due tipi di notizie: quelle scientifiche e quelle che fanno capo a teorie complottiste di vario tipo oppure notizie che non hanno fondamento scientifico, ma invece sono presentate come tali, per esempio la teoria delle scie chimiche, le false notizie sul legame fra vaccini e autismo, o la notizia secondo cui un'esercitazione militare sul suolo americano denominata "Jade Helm 15" sarebbe stata in realtà un tentativo di colpo di Stato ordito dall'amministrazione Obama.La notizia ha avuto un'eco tale da indurre il governatore del Texas ad allertare la guardia nazionale.Il primo risultato dell'analisi è la constatazione che gli utenti tendono a selezionare e condividere i contenuti relativi a uno specifico genere di notizia, secondo uno schema che ricalca il cosiddetto pregiudizio della conferma (confirmation bias): la ricerca esclusiva di ciò che conferma un'idea di cui si è già convinti. Si creano così gruppi solidali su specifici temi e narrazioni che tendono a rafforzarsi e a ignorare tutto il resto: le discussioni spesso degenerano in litigi tra estremisti dell'una o dell'altra visione, con un'ulteriore rafforzamento della polarizzazione [1]."Questo contesto � scrive Quattrociocchi � di fatto rende molto difficile informare correttamente, e fermare una notizia infondata diventa praticamente impossibile".I ricercatori hanno inoltre scoperto che i vari gruppi, pur mostrando omogeneità rispetto ai contenuti di interesse, sono caratterizzati da dinamiche differenti di diffusione delle notizie. Per esempio, le teorie complottiste si diffondono più lentamente delle voci di interesse scientifico, ma � a differenza di queste ultime � maggiore è la loro vita più ampia è la loro diffusione e l'interesse che suscitano. (Da: www.lescienze.it) Secondo quanto si dice nel brano, nella nostra era la diffusione virale di voci non controllate è rafforzata:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. A dispetto dell'enorme massa di notizie a cui si può accedere online, la nostra epoca rischia di caratterizzarsi come "l'era della disinformazione". È la conclusione a cui è giunto il gruppo di ricercatori diretto da Walter Quattrociocchi dell'IMT Alti Studi di Lucca, che in un articolo analizzano la diffusione delle notizie nei social media, scoprendo che il bassissimo livello di intermediazione nell'accesso alle informazioni facilita lo sviluppo di fenomeni virali in cui trovano ampio spazio numerose voci non confermate.Quattrociocchi e colleghi hanno sviluppato un'ampia e approfondita analisi quantitativa delle pagine di Facebook, concentrandosi sui meccanismi di diffusione di due tipi di notizie: quelle scientifiche e quelle che fanno capo a teorie complottiste di vario tipo oppure notizie che non hanno fondamento scientifico, ma invece sono presentate come tali, per esempio la teoria delle scie chimiche, le false notizie sul legame fra vaccini e autismo, o la notizia secondo cui un'esercitazione militare sul suolo americano denominata "Jade Helm 15" sarebbe stata in realtà un tentativo di colpo di Stato ordito dall'amministrazione Obama.La notizia ha avuto un'eco tale da indurre il governatore del Texas ad allertare la guardia nazionale.Il primo risultato dell'analisi è la constatazione che gli utenti tendono a selezionare e condividere i contenuti relativi a uno specifico genere di notizia, secondo uno schema che ricalca il cosiddetto pregiudizio della conferma (confirmation bias): la ricerca esclusiva di ciò che conferma un'idea di cui si è già convinti. Si creano così gruppi solidali su specifici temi e narrazioni che tendono a rafforzarsi e a ignorare tutto il resto: le discussioni spesso degenerano in litigi tra estremisti dell'una o dell'altra visione, con un'ulteriore rafforzamento della polarizzazione [1]."Questo contesto � scrive Quattrociocchi � di fatto rende molto difficile informare correttamente, e fermare una notizia infondata diventa praticamente impossibile".I ricercatori hanno inoltre scoperto che i vari gruppi, pur mostrando omogeneità rispetto ai contenuti di interesse, sono caratterizzati da dinamiche differenti di diffusione delle notizie. Per esempio, le teorie complottiste si diffondono più lentamente delle voci di interesse scientifico, ma � a differenza di queste ultime � maggiore è la loro vita più ampia è la loro diffusione e l'interesse che suscitano. (Da: www.lescienze.it) Secondo un'opinione esposta nel brano, gli utenti dei social media tendono a selezionare e condividere i contenuti relativi a un'idea:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. A dispetto dell'enorme massa di notizie a cui si può accedere online, la nostra epoca rischia di caratterizzarsi come "l'era della disinformazione". È la conclusione a cui è giunto il gruppo di ricercatori diretto da Walter Quattrociocchi dell'IMT Alti Studi di Lucca, che in un articolo analizzano la diffusione delle notizie nei social media, scoprendo che il bassissimo livello di intermediazione nell'accesso alle informazioni facilita lo sviluppo di fenomeni virali in cui trovano ampio spazio numerose voci non confermate.Quattrociocchi e colleghi hanno sviluppato un'ampia e approfondita analisi quantitativa delle pagine di Facebook, concentrandosi sui meccanismi di diffusione di due tipi di notizie: quelle scientifiche e quelle che fanno capo a teorie complottiste di vario tipo oppure notizie che non hanno fondamento scientifico, ma invece sono presentate come tali, per esempio la teoria delle scie chimiche, le false notizie sul legame fra vaccini e autismo, o la notizia secondo cui un'esercitazione militare sul suolo americano denominata "Jade Helm 15" sarebbe stata in realtà un tentativo di colpo di Stato ordito dall'amministrazione Obama.La notizia ha avuto un'eco tale da indurre il governatore del Texas ad allertare la guardia nazionale.Il primo risultato dell'analisi è la constatazione che gli utenti tendono a selezionare e condividere i contenuti relativi a uno specifico genere di notizia, secondo uno schema che ricalca il cosiddetto pregiudizio della conferma (confirmation bias): la ricerca esclusiva di ciò che conferma un'idea di cui si è già convinti. Si creano così gruppi solidali su specifici temi e narrazioni che tendono a rafforzarsi e a ignorare tutto il resto: le discussioni spesso degenerano in litigi tra estremisti dell'una o dell'altra visione, con un'ulteriore rafforzamento della polarizzazione [1]."Questo contesto � scrive Quattrociocchi � di fatto rende molto difficile informare correttamente, e fermare una notizia infondata diventa praticamente impossibile".I ricercatori hanno inoltre scoperto che i vari gruppi, pur mostrando omogeneità rispetto ai contenuti di interesse, sono caratterizzati da dinamiche differenti di diffusione delle notizie. Per esempio, le teorie complottiste si diffondono più lentamente delle voci di interesse scientifico, ma � a differenza di queste ultime � maggiore è la loro vita più ampia è la loro diffusione e l'interesse che suscitano. (Da: www.lescienze.it) Viene detto nel brano che i gruppi solidali su specifici temi e narrazioni tendono a:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. A dispetto dell'enorme massa di notizie a cui si può accedere online, la nostra epoca rischia di caratterizzarsi come "l'era della disinformazione". È la conclusione a cui è giunto il gruppo di ricercatori diretto da Walter Quattrociocchi dell'IMT Alti Studi di Lucca, che in un articolo analizzano la diffusione delle notizie nei social media, scoprendo che il bassissimo livello di intermediazione nell'accesso alle informazioni facilita lo sviluppo di fenomeni virali in cui trovano ampio spazio numerose voci non confermate.Quattrociocchi e colleghi hanno sviluppato un'ampia e approfondita analisi quantitativa delle pagine di Facebook, concentrandosi sui meccanismi di diffusione di due tipi di notizie: quelle scientifiche e quelle che fanno capo a teorie complottiste di vario tipo oppure notizie che non hanno fondamento scientifico, ma invece sono presentate come tali, per esempio la teoria delle scie chimiche, le false notizie sul legame fra vaccini e autismo, o la notizia secondo cui un'esercitazione militare sul suolo americano denominata "Jade Helm 15" sarebbe stata in realtà un tentativo di colpo di Stato ordito dall'amministrazione Obama.La notizia ha avuto un'eco tale da indurre il governatore del Texas ad allertare la guardia nazionale.Il primo risultato dell'analisi è la constatazione che gli utenti tendono a selezionare e condividere i contenuti relativi a uno specifico genere di notizia, secondo uno schema che ricalca il cosiddetto pregiudizio della conferma (confirmation bias): la ricerca esclusiva di ciò che conferma un'idea di cui si è già convinti. Si creano così gruppi solidali su specifici temi e narrazioni che tendono a rafforzarsi e a ignorare tutto il resto: le discussioni spesso degenerano in litigi tra estremisti dell'una o dell'altra visione, con un'ulteriore rafforzamento della polarizzazione [1]."Questo contesto � scrive Quattrociocchi � di fatto rende molto difficile informare correttamente, e fermare una notizia infondata diventa praticamente impossibile".I ricercatori hanno inoltre scoperto che i vari gruppi, pur mostrando omogeneità rispetto ai contenuti di interesse, sono caratterizzati da dinamiche differenti di diffusione delle notizie. Per esempio, le teorie complottiste si diffondono più lentamente delle voci di interesse scientifico, ma � a differenza di queste ultime � maggiore è la loro vita più ampia è la loro diffusione e l'interesse che suscitano. (Da: www.lescienze.it) All'interno del brano, un sinonimo di "polarizzazione" [1] potrebbe essere:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. A distanza di quasi un secolo dal ritrovamento nel 1922 del sepolcro di Tutankhamon a opera di Howard Carter, ancora non si sa molto sul più misterioso dei faraoni, il re bambino salito al trono d'Egitto a soli nove anni e morto ancora adolescente non più di una decina di anni dopo. Le numerose ricerche compiute in questi decenni sulla sua vita e sulla sua morte, compresa la Tac a cui è stata sottoposta nel 2005 la sua mummia, hanno sollevato innumerevoli altri enigmi. I resti del re sono stati analizzati più volte da diversi patologi, e grazie alla Tac è stata scartata la prima ipotesi sulle cause della sua morte, ovvero la lesione traumatica al cranio con distacco di tessuto osseo forse dovuta a una caduta dal carro reale (in realtà quel frammento di osso fu rotto dagli imbalsamatori per rimuovere il cervello e iniettare resina nel cranio). L'analisi delle 1700 immagini ricavate dall'esame radiologico, condotta dal soprintendente alle antichità egiziane Zahi Hawass, ha permesso di individuare una frattura del femore di origine sconosciuta, e ha diviso gli esperti sulle cause della morte: tra le altre, un'infezione fulminante dovuta al trauma o la morte non traumatica per un probabile avvelenamento. È anche plausibile l'ipotesi che il faraone sia stato assassinato per intrighi di corte, interessi dinastici, motivi sociali e religiosi.Alcune informazioni certe sul regno e sull'operato di Tutankhamon si possono ricavare dalle iscrizioni di una stele di granito rosso detta "Stele della restaurazione": su di essa, fatta erigere a Karnak dallo stesso faraone, è scolpita la storia della sua profonda rivoluzione religiosa, ovvero della restaurazione da parte del giovane re di tutti gli antichi culti, tra cui quello del dio Amon-Ra (la personificazione del Sole), che erano stati aboliti dal suo predecessore Akhenaton a favore del dio Aton. Il ritorno agli antichi culti e agli antichi templi abbandonati fu anche il motivo per cui lo stesso faraone cambiò il suo nome da Tutankhaton in Tutankhamon, ovvero "immagine vivente del dio Amon". (Da: F. Estrada Laza, "La morte di Tutankhamon", Rba Italia) La "stele della restaurazione" rappresenta:
RISPOSTA   Domanda di media difficoltà Leggere attentamente il seguente brano. A distanza di quasi un secolo dal ritrovamento nel 1922 del sepolcro di Tutankhamon a opera di Howard Carter, ancora non si sa molto sul più misterioso dei faraoni, il re bambino salito al trono d'Egitto a soli nove anni e morto ancora adolescente non più di una decina di anni dopo. Le numerose ricerche compiute in questi decenni sulla sua vita e sulla sua morte, compresa la Tac a cui è stata sottoposta nel 2005 la sua mummia, hanno sollevato innumerevoli altri enigmi. I resti del re sono stati analizzati più volte da diversi patologi, e grazie alla Tac è stata scartata la prima ipotesi sulle cause della sua morte, ovvero la lesione traumatica al cranio con distacco di tessuto osseo forse dovuta a una caduta dal carro reale (in realtà quel frammento di osso fu rotto dagli imbalsamatori per rimuovere il cervello e iniettare resina nel cranio). L'analisi delle 1700 immagini ricavate dall'esame radiologico, condotta dal soprintendente alle antichità egiziane Zahi Hawass, ha permesso di individuare una frattura del femore di origine sconosciuta, e ha diviso gli esperti sulle cause della morte: tra le altre, un'infezione fulminante dovuta al trauma o la morte non traumatica per un probabile avvelenamento. È anche plausibile l'ipotesi che il faraone sia stato assassinato per intrighi di corte, interessi dinastici, motivi sociali e religiosi.Alcune informazioni certe sul regno e sull'operato di Tutankhamon si possono ricavare dalle iscrizioni di una stele di granito rosso detta "Stele della restaurazione": su di essa, fatta erigere a Karnak dallo stesso faraone, è scolpita la storia della sua profonda rivoluzione religiosa, ovvero della restaurazione da parte del giovane re di tutti gli antichi culti, tra cui quello del dio Amon-Ra (la personificazione del Sole), che erano stati aboliti dal suo predecessore Akhenaton a favore del dio Aton. Il ritorno agli antichi culti e agli antichi templi abbandonati fu anche il motivo per cui lo stesso faraone cambiò il suo nome da Tutankhaton in Tutankhamon, ovvero "immagine vivente del dio Amon". (Da: F. Estrada Laza, "La morte di Tutankhamon", Rba Italia) Dal ritrovamento del 1922 del sepolcro di Tutankhamon a oggi:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. A distanza di quasi un secolo dal ritrovamento nel 1922 del sepolcro di Tutankhamon a opera di Howard Carter, ancora non si sa molto sul più misterioso dei faraoni, il re bambino salito al trono d'Egitto a soli nove anni e morto ancora adolescente non più di una decina di anni dopo. Le numerose ricerche compiute in questi decenni sulla sua vita e sulla sua morte, compresa la Tac a cui è stata sottoposta nel 2005 la sua mummia, hanno sollevato innumerevoli altri enigmi. I resti del re sono stati analizzati più volte da diversi patologi, e grazie alla Tac è stata scartata la prima ipotesi sulle cause della sua morte, ovvero la lesione traumatica al cranio con distacco di tessuto osseo forse dovuta a una caduta dal carro reale (in realtà quel frammento di osso fu rotto dagli imbalsamatori per rimuovere il cervello e iniettare resina nel cranio). L'analisi delle 1700 immagini ricavate dall'esame radiologico, condotta dal soprintendente alle antichità egiziane Zahi Hawass, ha permesso di individuare una frattura del femore di origine sconosciuta, e ha diviso gli esperti sulle cause della morte: tra le altre, un'infezione fulminante dovuta al trauma o la morte non traumatica per un probabile avvelenamento. È anche plausibile l'ipotesi che il faraone sia stato assassinato per intrighi di corte, interessi dinastici, motivi sociali e religiosi.Alcune informazioni certe sul regno e sull'operato di Tutankhamon si possono ricavare dalle iscrizioni di una stele di granito rosso detta "Stele della restaurazione": su di essa, fatta erigere a Karnak dallo stesso faraone, è scolpita la storia della sua profonda rivoluzione religiosa, ovvero della restaurazione da parte del giovane re di tutti gli antichi culti, tra cui quello del dio Amon-Ra (la personificazione del Sole), che erano stati aboliti dal suo predecessore Akhenaton a favore del dio Aton. Il ritorno agli antichi culti e agli antichi templi abbandonati fu anche il motivo per cui lo stesso faraone cambiò il suo nome da Tutankhaton in Tutankhamon, ovvero "immagine vivente del dio Amon". (Da: F. Estrada Laza, "La morte di Tutankhamon", Rba Italia) Quale culto religioso fu riportato in auge dal giovane faraone?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. A distanza di quasi un secolo dal ritrovamento nel 1922 del sepolcro di Tutankhamon a opera di Howard Carter, ancora non si sa molto sul più misterioso dei faraoni, il re bambino salito al trono d'Egitto a soli nove anni e morto ancora adolescente non più di una decina di anni dopo. Le numerose ricerche compiute in questi decenni sulla sua vita e sulla sua morte, compresa la Tac a cui è stata sottoposta nel 2005 la sua mummia, hanno sollevato innumerevoli altri enigmi. I resti del re sono stati analizzati più volte da diversi patologi, e grazie alla Tac è stata scartata la prima ipotesi sulle cause della sua morte, ovvero la lesione traumatica al cranio con distacco di tessuto osseo forse dovuta a una caduta dal carro reale (in realtà quel frammento di osso fu rotto dagli imbalsamatori per rimuovere il cervello e iniettare resina nel cranio). L'analisi delle 1700 immagini ricavate dall'esame radiologico, condotta dal soprintendente alle antichità egiziane Zahi Hawass, ha permesso di individuare una frattura del femore di origine sconosciuta, e ha diviso gli esperti sulle cause della morte: tra le altre, un'infezione fulminante dovuta al trauma o la morte non traumatica per un probabile avvelenamento. È anche plausibile l'ipotesi che il faraone sia stato assassinato per intrighi di corte, interessi dinastici, motivi sociali e religiosi.Alcune informazioni certe sul regno e sull'operato di Tutankhamon si possono ricavare dalle iscrizioni di una stele di granito rosso detta "Stele della restaurazione": su di essa, fatta erigere a Karnak dallo stesso faraone, è scolpita la storia della sua profonda rivoluzione religiosa, ovvero della restaurazione da parte del giovane re di tutti gli antichi culti, tra cui quello del dio Amon-Ra (la personificazione del Sole), che erano stati aboliti dal suo predecessore Akhenaton a favore del dio Aton. Il ritorno agli antichi culti e agli antichi templi abbandonati fu anche il motivo per cui lo stesso faraone cambiò il suo nome da Tutankhaton in Tutankhamon, ovvero "immagine vivente del dio Amon". (Da: F. Estrada Laza, "La morte di Tutankhamon", Rba Italia) Quale tra le seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. A distanza di quasi un secolo dal ritrovamento nel 1922 del sepolcro di Tutankhamon a opera di Howard Carter, ancora non si sa molto sul più misterioso dei faraoni, il re bambino salito al trono d'Egitto a soli nove anni e morto ancora adolescente non più di una decina di anni dopo. Le numerose ricerche compiute in questi decenni sulla sua vita e sulla sua morte, compresa la Tac a cui è stata sottoposta nel 2005 la sua mummia, hanno sollevato innumerevoli altri enigmi. I resti del re sono stati analizzati più volte da diversi patologi, e grazie alla Tac è stata scartata la prima ipotesi sulle cause della sua morte, ovvero la lesione traumatica al cranio con distacco di tessuto osseo forse dovuta a una caduta dal carro reale (in realtà quel frammento di osso fu rotto dagli imbalsamatori per rimuovere il cervello e iniettare resina nel cranio). L'analisi delle 1700 immagini ricavate dall'esame radiologico, condotta dal soprintendente alle antichità egiziane Zahi Hawass, ha permesso di individuare una frattura del femore di origine sconosciuta, e ha diviso gli esperti sulle cause della morte: tra le altre, un'infezione fulminante dovuta al trauma o la morte non traumatica per un probabile avvelenamento. È anche plausibile l'ipotesi che il faraone sia stato assassinato per intrighi di corte, interessi dinastici, motivi sociali e religiosi.Alcune informazioni certe sul regno e sull'operato di Tutankhamon si possono ricavare dalle iscrizioni di una stele di granito rosso detta "Stele della restaurazione": su di essa, fatta erigere a Karnak dallo stesso faraone, è scolpita la storia della sua profonda rivoluzione religiosa, ovvero della restaurazione da parte del giovane re di tutti gli antichi culti, tra cui quello del dio Amon-Ra (la personificazione del Sole), che erano stati aboliti dal suo predecessore Akhenaton a favore del dio Aton. Il ritorno agli antichi culti e agli antichi templi abbandonati fu anche il motivo per cui lo stesso faraone cambiò il suo nome da Tutankhaton in Tutankhamon, ovvero "immagine vivente del dio Amon". (Da: F. Estrada Laza, "La morte di Tutankhamon", Rba Italia) Secondo il brano, quale tra le seguenti NON può essere considerata come possibile causa di morte di Tutankhamon?

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