Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Comune di Napoli / RIPAM Quiz - Concorso pubblico per il reclutamento di 94 istruttori socio-educativi (categoria C, posizione economica C1, codice concorso ISE/NAE)  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Durante una normale giornata di lavoro, quanto tempo trascorriamo all'aperto? Per la maggior parte degli abitanti dei paesi industrializzati la risposta è una-due ore, persino il tempo libero viene spesso trascorso in ambienti chiusi. Eppure, mentre per l'inquinamento degli ambienti esterni si sono messi a punto accurati metodi di valutazione e parametri di riferimento, sono assai meno conosciuti e pubblicizzati i metodi per valutare la qualità dell'aria negli ambienti interni. Tale qualità dipende principalmente dalla concentrazione degli inquinanti, ovvero dalla quantità di inquinanti rilasciata nell'aria in rapporto al fattore di diluizione determinato dal ricambio con aria pulita. Alcuni inquinanti, però, non sono immediatamente percepibili. È questo il caso del radon che, incolore e inodore, può essere misurato solo utilizzando strumenti di analisi. La maggioranza delle molecole inquinanti è tuttavia percepibile non solo tramite l'olfatto, ma anche per l'azione irritante o tossica svolta sull'organismo. Per esempio, l'ozono e la formaldeide hanno un odore pungente caratteristico e sono fortemente irritanti per le mucose. L'anidride carbonica è del tutto inodore, ma a concentrazioni crescenti provoca sensazioni d'aria viziata e soffocante. Ma anche gli inquinanti rilasciati da arredi, suppellettili e rivestimenti possono contribuire ad aumentare la sensazione di disagio. In condizioni normali, è impossibile discriminare l'azione dei singoli inquinanti; ciò che percepiamo è solo un livello più o meno elevato di accettabilità, che possiamo tradurre in una sensazione di «comfort» respiratorio più o meno elevato. Una delle modalità di riconoscimento delle sostanze inquinanti: |
| RISPOSTA   Durante una normale giornata di lavoro, quanto tempo trascorriamo all'aperto? Per la maggior parte degli abitanti dei paesi industrializzati la risposta è una-due ore, persino il tempo libero viene spesso trascorso in ambienti chiusi. Eppure, mentre per l'inquinamento degli ambienti esterni si sono messi a punto accurati metodi di valutazione e parametri di riferimento, sono assai meno conosciuti e pubblicizzati i metodi per valutare la qualità dell'aria negli ambienti interni. Tale qualità dipende principalmente dalla concentrazione degli inquinanti, ovvero dalla quantità di inquinanti rilasciata nell'aria in rapporto al fattore di diluizione determinato dal ricambio con aria pulita. Alcuni inquinanti, però, non sono immediatamente percepibili. È questo il caso del radon che, incolore e inodore, può essere misurato solo utilizzando strumenti di analisi. La maggioranza delle molecole inquinanti è tuttavia percepibile non solo tramite l'olfatto, ma anche per l'azione irritante o tossica svolta sull'organismo. Per esempio, l'ozono e la formaldeide hanno un odore pungente caratteristico e sono fortemente irritanti per le mucose. L'anidride carbonica è del tutto inodore, ma a concentrazioni crescenti provoca sensazioni d'aria viziata e soffocante. Ma anche gli inquinanti rilasciati da arredi, suppellettili e rivestimenti possono contribuire ad aumentare la sensazione di disagio. In condizioni normali, è impossibile discriminare l'azione dei singoli inquinanti; ciò che percepiamo è solo un livello più o meno elevato di accettabilità, che possiamo tradurre in una sensazione di «comfort» respiratorio più o meno elevato. Nello studio dell'inquinamento di ambienti esterni: |
| RISPOSTA   Durante una normale giornata di lavoro, quanto tempo trascorriamo all'aperto? Per la maggior parte degli abitanti dei paesi industrializzati la risposta è una-due ore, persino il tempo libero viene spesso trascorso in ambienti chiusi. Eppure, mentre per l'inquinamento degli ambienti esterni si sono messi a punto accurati metodi di valutazione e parametri di riferimento, sono assai meno conosciuti e pubblicizzati i metodi per valutare la qualità dell'aria negli ambienti interni. Tale qualità dipende principalmente dalla concentrazione degli inquinanti, ovvero dalla quantità di inquinanti rilasciata nell'aria in rapporto al fattore di diluizione determinato dal ricambio con aria pulita. Alcuni inquinanti, però, non sono immediatamente percepibili. È questo il caso del radon che, incolore e inodore, può essere misurato solo utilizzando strumenti di analisi. La maggioranza delle molecole inquinanti è tuttavia percepibile non solo tramite l'olfatto, ma anche per l'azione irritante o tossica svolta sull'organismo. Per esempio, l'ozono e la formaldeide hanno un odore pungente caratteristico e sono fortemente irritanti per le mucose. L'anidride carbonica è del tutto inodore, ma a concentrazioni crescenti provoca sensazioni d'aria viziata e soffocante. Ma anche gli inquinanti rilasciati da arredi, suppellettili e rivestimenti possono contribuire ad aumentare la sensazione di disagio. In condizioni normali, è impossibile discriminare l'azione dei singoli inquinanti; ciò che percepiamo è solo un livello più o meno elevato di accettabilità, che possiamo tradurre in una sensazione di «comfort» respiratorio più o meno elevato. Una delle caratteristiche del radon: |
| RISPOSTA   Durante una normale giornata di lavoro, quanto tempo trascorriamo all'aperto? Per la maggior parte degli abitanti dei paesi industrializzati la risposta è una-due ore, persino il tempo libero viene spesso trascorso in ambienti chiusi. Eppure, mentre per l'inquinamento degli ambienti esterni si sono messi a punto accurati metodi di valutazione e parametri di riferimento, sono assai meno conosciuti e pubblicizzati i metodi per valutare la qualità dell'aria negli ambienti interni. Tale qualità dipende principalmente dalla concentrazione degli inquinanti, ovvero dalla quantità di inquinanti rilasciata nell'aria in rapporto al fattore di diluizione determinato dal ricambio con aria pulita. Alcuni inquinanti, però, non sono immediatamente percepibili. È questo il caso del radon che, incolore e inodore, può essere misurato solo utilizzando strumenti di analisi. La maggioranza delle molecole inquinanti è tuttavia percepibile non solo tramite l'olfatto, ma anche per l'azione irritante o tossica svolta sull'organismo. Per esempio, l'ozono e la formaldeide hanno un odore pungente caratteristico e sono fortemente irritanti per le mucose. L'anidride carbonica è del tutto inodore, ma a concentrazioni crescenti provoca sensazioni d'aria viziata e soffocante. Ma anche gli inquinanti rilasciati da arredi, suppellettili e rivestimenti possono contribuire ad aumentare la sensazione di disagio. In condizioni normali, è impossibile discriminare l'azione dei singoli inquinanti; ciò che percepiamo è solo un livello più o meno elevato di accettabilità, che possiamo tradurre in una sensazione di «comfort» respiratorio più o meno elevato. Uno degli effetti dell'anidride carbonica: |
| RISPOSTA   Durante una normale giornata di lavoro, quanto tempo trascorriamo all'aperto? Per la maggior parte degli abitanti dei paesi industrializzati la risposta è una-due ore, persino il tempo libero viene spesso trascorso in ambienti chiusi. Eppure, mentre per l'inquinamento degli ambienti esterni si sono messi a punto accurati metodi di valutazione e parametri di riferimento, sono assai meno conosciuti e pubblicizzati i metodi per valutare la qualità dell'aria negli ambienti interni. Tale qualità dipende principalmente dalla concentrazione degli inquinanti, ovvero dalla quantità di inquinanti rilasciata nell'aria in rapporto al fattore di diluizione determinato dal ricambio con aria pulita. Alcuni inquinanti, però, non sono immediatamente percepibili. È questo il caso del radon che, incolore e inodore, può essere misurato solo utilizzando strumenti di analisi. La maggioranza delle molecole inquinanti è tuttavia percepibile non solo tramite l'olfatto, ma anche per l'azione irritante o tossica svolta sull'organismo. Per esempio, l'ozono e la formaldeide hanno un odore pungente caratteristico e sono fortemente irritanti per le mucose. L'anidride carbonica è del tutto inodore, ma a concentrazioni crescenti provoca sensazioni d'aria viziata e soffocante. Ma anche gli inquinanti rilasciati da arredi, suppellettili e rivestimenti possono contribuire ad aumentare la sensazione di disagio. In condizioni normali, è impossibile discriminare l'azione dei singoli inquinanti; ciò che percepiamo è solo un livello più o meno elevato di accettabilità, che possiamo tradurre in una sensazione di «comfort» respiratorio più o meno elevato. Uno dei problemi dell'inquinamento degli ambienti chiusi: |
| RISPOSTA   E' stato un gigantesco bolide celeste, 250 milioni di anni fa, a scatenare la "Madre di tutte le estinzioni", la catastrofe globale che fu sul punto di cancellare per sempre la vita sulla Terra. L'impatto di un asteroide, spiegano oggi i ricercatori della Nasa e delle università di Washington, non fu direttamente responsabile dell'estinzione, ma servì ad innescare una serie di cataclismi che attaccarono le specie viventi su più fronti, spazzandone via il 96 per cento. Il bolide era di dimensioni colossali: da 6 a 12 chilometri di diametro, calcolano gli scienziati, secondo i quali la collisione liberò un'energia un milione di volte superiore a quella del più terribile dei terremoti recenti. Meno famosa, ma molto più grave della catastrofe che condannò i dinosauri, la cosiddetta "estinzione del Permiano" (dal nome del periodo geologico al termine del quale si verificò) è stata la più drammatica delle cinque estinzioni di massa che la Terra ha conosciuto fino ad oggi, ed è stata quella che, secondo gli scienziati, ha portato la vita sull'orlo della scomparsa totale. Le terre emerse, che all'epoca erano raggruppate nel supercontinente Pangea, furono sconvolte da una attività vulcanica senza precedenti, che seppellì l'intera superficie sotto 3 metri di lava. Le nubi di polveri e anidride carbonica prodotte dalle eruzioni sconvolsero il clima, i livelli del mare mutarono e la percentuale di ossigeno contenuta nelle acque oceaniche si alterò: una catena di eventi che colpì con estrema violenza sia gli organismi marini che quelli terrestri, risparmiandone una percentuale a stento sufficiente a garantire la prosecuzione della vita. L'"estinzione del Permiano": |
| RISPOSTA   E' stato un gigantesco bolide celeste, 250 milioni di anni fa, a scatenare la "Madre di tutte le estinzioni", la catastrofe globale che fu sul punto di cancellare per sempre la vita sulla Terra. L'impatto di un asteroide, spiegano oggi i ricercatori della Nasa e delle università di Washington, non fu direttamente responsabile dell'estinzione, ma servì ad innescare una serie di cataclismi che attaccarono le specie viventi su più fronti, spazzandone via il 96 per cento. Il bolide era di dimensioni colossali: da 6 a 12 chilometri di diametro, calcolano gli scienziati, secondo i quali la collisione liberò un'energia un milione di volte superiore a quella del più terribile dei terremoti recenti. Meno famosa, ma molto più grave della catastrofe che condannò i dinosauri, la cosiddetta "estinzione del Permiano" (dal nome del periodo geologico al termine del quale si verificò) è stata la più drammatica delle cinque estinzioni di massa che la Terra ha conosciuto fino ad oggi, ed è stata quella che, secondo gli scienziati, ha portato la vita sull'orlo della scomparsa totale. Le terre emerse, che all'epoca erano raggruppate nel supercontinente Pangea, furono sconvolte da una attività vulcanica senza precedenti, che seppellì l'intera superficie sotto 3 metri di lava. Le nubi di polveri e anidride carbonica prodotte dalle eruzioni sconvolsero il clima, i livelli del mare mutarono e la percentuale di ossigeno contenuta nelle acque oceaniche si alterò: una catena di eventi che colpì con estrema violenza sia gli organismi marini che quelli terrestri, risparmiandone una percentuale a stento sufficiente a garantire la prosecuzione della vita. Come erano strutturati i continenti all'epoca "dell'estinzione del Permiano"? |
RISPOSTA   E' stato un gigantesco bolide celeste, 250 milioni di anni fa, a scatenare la "Madre di tutte le estinzioni", la catastrofe globale che fu sul punto di cancellare per sempre la vita sulla Terra. L'impatto di un asteroide, spiegano oggi i ricercatori della Nasa e delle università di Washington, non fu direttamente responsabile dell'estinzione, ma servì ad innescare una serie di cataclismi che attaccarono le specie viventi su più fronti, spazzandone via il 96 per cento. Il bolide era di dimensioni colossali: da 6 a 12 chilometri di diametro, calcolano gli scienziati, secondo i quali la collisione liberò un'energia un milione di volte superiore a quella del più terribile dei terremoti recenti. Meno famosa, ma molto più grave della catastrofe che condannò i dinosauri, la cosiddetta "estinzione del Permiano" (dal nome del periodo geologico al termine del quale si verificò) è stata la più drammatica delle cinque estinzioni di massa che la Terra ha conosciuto fino ad oggi, ed è stata quella che, secondo gli scienziati, ha portato la vita sull'orlo della scomparsa totale. Le terre emerse, che all'epoca erano raggruppate nel supercontinente Pangea, furono sconvolte da una attività vulcanica senza precedenti, che seppellì l'intera superficie sotto 3 metri di lava. Le nubi di polveri e anidride carbonica prodotte dalle eruzioni sconvolsero il clima, i livelli del mare mutarono e la percentuale di ossigeno contenuta nelle acque oceaniche si alterò: una catena di eventi che colpì con estrema violenza sia gli organismi marini che quelli terrestri, risparmiandone una percentuale a stento sufficiente a garantire la prosecuzione della vita. L'impatto del gigantesco bolide che colpì la terra durante il Permiano: |
| RISPOSTA   E' stato un gigantesco bolide celeste, 250 milioni di anni fa, a scatenare la "Madre di tutte le estinzioni", la catastrofe globale che fu sul punto di cancellare per sempre la vita sulla Terra. L'impatto di un asteroide, spiegano oggi i ricercatori della Nasa e delle università di Washington, non fu direttamente responsabile dell'estinzione, ma servì ad innescare una serie di cataclismi che attaccarono le specie viventi su più fronti, spazzandone via il 96 per cento. Il bolide era di dimensioni colossali: da 6 a 12 chilometri di diametro, calcolano gli scienziati, secondo i quali la collisione liberò un'energia un milione di volte superiore a quella del più terribile dei terremoti recenti. Meno famosa, ma molto più grave della catastrofe che condannò i dinosauri, la cosiddetta "estinzione del Permiano" (dal nome del periodo geologico al termine del quale si verificò) è stata la più drammatica delle cinque estinzioni di massa che la Terra ha conosciuto fino ad oggi, ed è stata quella che, secondo gli scienziati, ha portato la vita sull'orlo della scomparsa totale. Le terre emerse, che all'epoca erano raggruppate nel supercontinente Pangea, furono sconvolte da una attività vulcanica senza precedenti, che seppellì l'intera superficie sotto 3 metri di lava. Le nubi di polveri e anidride carbonica prodotte dalle eruzioni sconvolsero il clima, i livelli del mare mutarono e la percentuale di ossigeno contenuta nelle acque oceaniche si alterò: una catena di eventi che colpì con estrema violenza sia gli organismi marini che quelli terrestri, risparmiandone una percentuale a stento sufficiente a garantire la prosecuzione della vita. Secondo gli scienziati: |
| RISPOSTA   E' stato un gigantesco bolide celeste, 250 milioni di anni fa, a scatenare la "Madre di tutte le estinzioni", la catastrofe globale che fu sul punto di cancellare per sempre la vita sulla Terra. L'impatto di un asteroide, spiegano oggi i ricercatori della Nasa e delle università di Washington, non fu direttamente responsabile dell'estinzione, ma servì ad innescare una serie di cataclismi che attaccarono le specie viventi su più fronti, spazzandone via il 96 per cento. Il bolide era di dimensioni colossali: da 6 a 12 chilometri di diametro, calcolano gli scienziati, secondo i quali la collisione liberò un'energia un milione di volte superiore a quella del più terribile dei terremoti recenti. Meno famosa, ma molto più grave della catastrofe che condannò i dinosauri, la cosiddetta "estinzione del Permiano" (dal nome del periodo geologico al termine del quale si verificò) è stata la più drammatica delle cinque estinzioni di massa che la Terra ha conosciuto fino ad oggi, ed è stata quella che, secondo gli scienziati, ha portato la vita sull'orlo della scomparsa totale. Le terre emerse, che all'epoca erano raggruppate nel supercontinente Pangea, furono sconvolte da una attività vulcanica senza precedenti, che seppellì l'intera superficie sotto 3 metri di lava. Le nubi di polveri e anidride carbonica prodotte dalle eruzioni sconvolsero il clima, i livelli del mare mutarono e la percentuale di ossigeno contenuta nelle acque oceaniche si alterò: una catena di eventi che colpì con estrema violenza sia gli organismi marini che quelli terrestri, risparmiandone una percentuale a stento sufficiente a garantire la prosecuzione della vita. Le cause dello sconvolgimento climatico furono determinate: |
| RISPOSTA   Fin dall'inizio del XX secolo gli scienziati hanno imparato molte cose sulla struttura dei cristalli utilizzando la diffrazione di raggi X da parte degli atomi. Daimon, uno studioso giapponese, ha descritto una nuova tecnica che permette di ottenere immagini tridimensionali dei reticoli cristallini in modo semplice e veloce. Una tecnica sviluppata dagli scienziati per «vedere» gli atomi è quella della diffrazione fotoelettrica, che usa fotoni molto energetici per espellere elettroni dal campione in esame. Questi elettroni passano poi attraverso il campione e producono una figura di diffrazione; alcuni ricercatori sostengono che la distanza fra i picchi di queste immagini è direttamente legata alla distanza fra la sorgente dell'elettrone e lo stesso nucleo che lo diffrange. In questo modo, la struttura di un cristallo può venire studiata direttamente. Daimon ha studiato per anni che cosa succede quando i fotoni utilizzati vengono polarizzati circolarmente; in questo caso, il momento angolare dei fotoni viene trasferito agli elettroni, che producono un'immagine leggermente ruotata in un senso o nell'altro a seconda della polarizzazione. Daimon ha pensato quindi di utilizzare queste immagini come degli stereogrammi, poiché la matematica delle immagini tridimensionali è infatti estremamente simile a quella della diffrazione con fotoni polarizzati circolarmente. Così, le due immagini ruotate possono essere utilizzate come le immagini di colore diverso degli stereogrammi, per produrre delle visioni tridimensionali dei reticoli cristallini. La tecnica è già stata messa alla prova e ha prodotto delle immagini del reticolo cristallino del tungsteno, ma non tutti sono d'accordo su questo procedimento. Molti ricercatori non sono, infatti, ancora convinti che le immagini di diffrazione possano realmente essere interpretate in termini delle distanze reali fra gli atomi. Se questo però fosse vero, allora la tecnica potrebbe permettere addirittura di ottenere immagini di molecole in tempo reale. La distanza tra gli atomi, nella tecnica descritta da Daimon: |
| RISPOSTA   Fin dall'inizio del XX secolo gli scienziati hanno imparato molte cose sulla struttura dei cristalli utilizzando la diffrazione di raggi X da parte degli atomi. Daimon, uno studioso giapponese, ha descritto una nuova tecnica che permette di ottenere immagini tridimensionali dei reticoli cristallini in modo semplice e veloce. Una tecnica sviluppata dagli scienziati per «vedere» gli atomi è quella della diffrazione fotoelettrica, che usa fotoni molto energetici per espellere elettroni dal campione in esame. Questi elettroni passano poi attraverso il campione e producono una figura di diffrazione; alcuni ricercatori sostengono che la distanza fra i picchi di queste immagini è direttamente legata alla distanza fra la sorgente dell'elettrone e lo stesso nucleo che lo diffrange. In questo modo, la struttura di un cristallo può venire studiata direttamente. Daimon ha studiato per anni che cosa succede quando i fotoni utilizzati vengono polarizzati circolarmente; in questo caso, il momento angolare dei fotoni viene trasferito agli elettroni, che producono un'immagine leggermente ruotata in un senso o nell'altro a seconda della polarizzazione. Daimon ha pensato quindi di utilizzare queste immagini come degli stereogrammi, poiché la matematica delle immagini tridimensionali è infatti estremamente simile a quella della diffrazione con fotoni polarizzati circolarmente. Così, le due immagini ruotate possono essere utilizzate come le immagini di colore diverso degli stereogrammi, per produrre delle visioni tridimensionali dei reticoli cristallini. La tecnica è già stata messa alla prova e ha prodotto delle immagini del reticolo cristallino del tungsteno, ma non tutti sono d'accordo su questo procedimento. Molti ricercatori non sono, infatti, ancora convinti che le immagini di diffrazione possano realmente essere interpretate in termini delle distanze reali fra gli atomi. Se questo però fosse vero, allora la tecnica potrebbe permettere addirittura di ottenere immagini di molecole in tempo reale. La tecnica utilizzata per gli studi sulla struttura dei cristalli: |
RISPOSTA   Fin dall'inizio del XX secolo gli scienziati hanno imparato molte cose sulla struttura dei cristalli utilizzando la diffrazione di raggi X da parte degli atomi. Daimon, uno studioso giapponese, ha descritto una nuova tecnica che permette di ottenere immagini tridimensionali dei reticoli cristallini in modo semplice e veloce. Una tecnica sviluppata dagli scienziati per «vedere» gli atomi è quella della diffrazione fotoelettrica, che usa fotoni molto energetici per espellere elettroni dal campione in esame. Questi elettroni passano poi attraverso il campione e producono una figura di diffrazione; alcuni ricercatori sostengono che la distanza fra i picchi di queste immagini è direttamente legata alla distanza fra la sorgente dell'elettrone e lo stesso nucleo che lo diffrange. In questo modo, la struttura di un cristallo può venire studiata direttamente. Daimon ha studiato per anni che cosa succede quando i fotoni utilizzati vengono polarizzati circolarmente; in questo caso, il momento angolare dei fotoni viene trasferito agli elettroni, che producono un'immagine leggermente ruotata in un senso o nell'altro a seconda della polarizzazione. Daimon ha pensato quindi di utilizzare queste immagini come degli stereogrammi, poiché la matematica delle immagini tridimensionali è infatti estremamente simile a quella della diffrazione con fotoni polarizzati circolarmente. Così, le due immagini ruotate possono essere utilizzate come le immagini di colore diverso degli stereogrammi, per produrre delle visioni tridimensionali dei reticoli cristallini. La tecnica è già stata messa alla prova e ha prodotto delle immagini del reticolo cristallino del tungsteno, ma non tutti sono d'accordo su questo procedimento. Molti ricercatori non sono, infatti, ancora convinti che le immagini di diffrazione possano realmente essere interpretate in termini delle distanze reali fra gli atomi. Se questo però fosse vero, allora la tecnica potrebbe permettere addirittura di ottenere immagini di molecole in tempo reale. La tecnica utilizzata da Daimon: |
| RISPOSTA   Fin dall'inizio del XX secolo gli scienziati hanno imparato molte cose sulla struttura dei cristalli utilizzando la diffrazione di raggi X da parte degli atomi. Daimon, uno studioso giapponese, ha descritto una nuova tecnica che permette di ottenere immagini tridimensionali dei reticoli cristallini in modo semplice e veloce. Una tecnica sviluppata dagli scienziati per «vedere» gli atomi è quella della diffrazione fotoelettrica, che usa fotoni molto energetici per espellere elettroni dal campione in esame. Questi elettroni passano poi attraverso il campione e producono una figura di diffrazione; alcuni ricercatori sostengono che la distanza fra i picchi di queste immagini è direttamente legata alla distanza fra la sorgente dell'elettrone e lo stesso nucleo che lo diffrange. In questo modo, la struttura di un cristallo può venire studiata direttamente. Daimon ha studiato per anni che cosa succede quando i fotoni utilizzati vengono polarizzati circolarmente; in questo caso, il momento angolare dei fotoni viene trasferito agli elettroni, che producono un'immagine leggermente ruotata in un senso o nell'altro a seconda della polarizzazione. Daimon ha pensato quindi di utilizzare queste immagini come degli stereogrammi, poiché la matematica delle immagini tridimensionali è infatti estremamente simile a quella della diffrazione con fotoni polarizzati circolarmente. Così, le due immagini ruotate possono essere utilizzate come le immagini di colore diverso degli stereogrammi, per produrre delle visioni tridimensionali dei reticoli cristallini. La tecnica è già stata messa alla prova e ha prodotto delle immagini del reticolo cristallino del tungsteno, ma non tutti sono d'accordo su questo procedimento. Molti ricercatori non sono, infatti, ancora convinti che le immagini di diffrazione possano realmente essere interpretate in termini delle distanze reali fra gli atomi. Se questo però fosse vero, allora la tecnica potrebbe permettere addirittura di ottenere immagini di molecole in tempo reale. Un argomento controverso legato alle ricerche di Daimon: |
RISPOSTA   Fin dall'inizio del XX secolo gli scienziati hanno imparato molte cose sulla struttura dei cristalli utilizzando la diffrazione di raggi X da parte degli atomi. Daimon, uno studioso giapponese, ha descritto una nuova tecnica che permette di ottenere immagini tridimensionali dei reticoli cristallini in modo semplice e veloce. Una tecnica sviluppata dagli scienziati per «vedere» gli atomi è quella della diffrazione fotoelettrica, che usa fotoni molto energetici per espellere elettroni dal campione in esame. Questi elettroni passano poi attraverso il campione e producono una figura di diffrazione; alcuni ricercatori sostengono che la distanza fra i picchi di queste immagini è direttamente legata alla distanza fra la sorgente dell'elettrone e lo stesso nucleo che lo diffrange. In questo modo, la struttura di un cristallo può venire studiata direttamente. Daimon ha studiato per anni che cosa succede quando i fotoni utilizzati vengono polarizzati circolarmente; in questo caso, il momento angolare dei fotoni viene trasferito agli elettroni, che producono un'immagine leggermente ruotata in un senso o nell'altro a seconda della polarizzazione. Daimon ha pensato quindi di utilizzare queste immagini come degli stereogrammi, poiché la matematica delle immagini tridimensionali è infatti estremamente simile a quella della diffrazione con fotoni polarizzati circolarmente. Così, le due immagini ruotate possono essere utilizzate come le immagini di colore diverso degli stereogrammi, per produrre delle visioni tridimensionali dei reticoli cristallini. La tecnica è già stata messa alla prova e ha prodotto delle immagini del reticolo cristallino del tungsteno, ma non tutti sono d'accordo su questo procedimento. Molti ricercatori non sono, infatti, ancora convinti che le immagini di diffrazione possano realmente essere interpretate in termini delle distanze reali fra gli atomi. Se questo però fosse vero, allora la tecnica potrebbe permettere addirittura di ottenere immagini di molecole in tempo reale. Gli studi sulla struttura dei cristalli: |
RISPOSTA   Francia, 1940: nella regione della Dordogne, si scopre una delle più importanti grotte preistoriche della zona, la grotta di Lascaux che rivela un patrimonio artistico straordinariamente conservato. I dipinti risalgono a circa 15.000 anni fa e sviluppano in modo articolato tre temi iconografici principali: animali, esseri umani e segni astratti. Nessuna rappresentazione, invece, della vegetazione e del paesaggio dell'epoca. Il perché degli animali e delle sagome umane è facilmente comprensibile, mentre al perché dei segni che accompagnano le espressioni figurative si cerca tuttora di dare una risposta. Un'ipotesi molto affascinante è stata avanzata da un ricercatore dell'Università di Monaco. Osservando le sequenze di punti ben allineati e i quadrati disegnati accanto a tori, cervi e cavalli è giunto alla convinzione di trovarsi al cospetto di un vero e proprio calendario lunare. Ogni gruppo di punti ne comprende tredici, uno per ogni giorno della fase centrale della rivoluzione del satellite, quando la Luna è ben visibile in cielo. Accanto, un quadrato vuoto, che potrebbe essere il simbolo della fase di novilunio, quando il satellite non è più illuminato e «scompare» alla vista. E sotto al disegno di un cavallo bruno una linea di punti che si incurva a seguire la silhouette dell'animale ne conta esattamente ventisette, a indicare la durata dell'intero ciclo lunare. Il ricercatore tedesco ritiene di poter anche ravvisare in altre parti della grotta alcune rappresentazioni delle costellazioni principali, e di poter quindi considerare le pareti della grotta come la testimonianza delle conoscenze astronomiche dell'uomo del più recente Paleolitico. Della grotta di Lascaux, che fu chiusa al pubblico negli anni sessanta ai primi segni di deterioramento provocati dalla massiccia frequentazione umana, è visitabile una sorta di riproduzione parziale, e una versione virtuale è offerta dal Ministero francese per la Cultura e la Comunicazione. Gli abitanti di questa grotta: |
| RISPOSTA   Francia, 1940: nella regione della Dordogne, si scopre una delle più importanti grotte preistoriche della zona, la grotta di Lascaux che rivela un patrimonio artistico straordinariamente conservato. I dipinti risalgono a circa 15.000 anni fa e sviluppano in modo articolato tre temi iconografici principali: animali, esseri umani e segni astratti. Nessuna rappresentazione, invece, della vegetazione e del paesaggio dell'epoca. Il perché degli animali e delle sagome umane è facilmente comprensibile, mentre al perché dei segni che accompagnano le espressioni figurative si cerca tuttora di dare una risposta. Un'ipotesi molto affascinante è stata avanzata da un ricercatore dell'Università di Monaco. Osservando le sequenze di punti ben allineati e i quadrati disegnati accanto a tori, cervi e cavalli è giunto alla convinzione di trovarsi al cospetto di un vero e proprio calendario lunare. Ogni gruppo di punti ne comprende tredici, uno per ogni giorno della fase centrale della rivoluzione del satellite, quando la Luna è ben visibile in cielo. Accanto, un quadrato vuoto, che potrebbe essere il simbolo della fase di novilunio, quando il satellite non è più illuminato e «scompare» alla vista. E sotto al disegno di un cavallo bruno una linea di punti che si incurva a seguire la silhouette dell'animale ne conta esattamente ventisette, a indicare la durata dell'intero ciclo lunare. Il ricercatore tedesco ritiene di poter anche ravvisare in altre parti della grotta alcune rappresentazioni delle costellazioni principali, e di poter quindi considerare le pareti della grotta come la testimonianza delle conoscenze astronomiche dell'uomo del più recente Paleolitico. Della grotta di Lascaux, che fu chiusa al pubblico negli anni sessanta ai primi segni di deterioramento provocati dalla massiccia frequentazione umana, è visitabile una sorta di riproduzione parziale, e una versione virtuale è offerta dal Ministero francese per la Cultura e la Comunicazione. Quali animali sono rappresentati nella grotta? |
RISPOSTA   Francia, 1940: nella regione della Dordogne, si scopre una delle più importanti grotte preistoriche della zona, la grotta di Lascaux che rivela un patrimonio artistico straordinariamente conservato. I dipinti risalgono a circa 15.000 anni fa e sviluppano in modo articolato tre temi iconografici principali: animali, esseri umani e segni astratti. Nessuna rappresentazione, invece, della vegetazione e del paesaggio dell'epoca. Il perché degli animali e delle sagome umane è facilmente comprensibile, mentre al perché dei segni che accompagnano le espressioni figurative si cerca tuttora di dare una risposta. Un'ipotesi molto affascinante è stata avanzata da un ricercatore dell'Università di Monaco. Osservando le sequenze di punti ben allineati e i quadrati disegnati accanto a tori, cervi e cavalli è giunto alla convinzione di trovarsi al cospetto di un vero e proprio calendario lunare. Ogni gruppo di punti ne comprende tredici, uno per ogni giorno della fase centrale della rivoluzione del satellite, quando la Luna è ben visibile in cielo. Accanto, un quadrato vuoto, che potrebbe essere il simbolo della fase di novilunio, quando il satellite non è più illuminato e «scompare» alla vista. E sotto al disegno di un cavallo bruno una linea di punti che si incurva a seguire la silhouette dell'animale ne conta esattamente ventisette, a indicare la durata dell'intero ciclo lunare. Il ricercatore tedesco ritiene di poter anche ravvisare in altre parti della grotta alcune rappresentazioni delle costellazioni principali, e di poter quindi considerare le pareti della grotta come la testimonianza delle conoscenze astronomiche dell'uomo del più recente Paleolitico. Della grotta di Lascaux, che fu chiusa al pubblico negli anni sessanta ai primi segni di deterioramento provocati dalla massiccia frequentazione umana, è visitabile una sorta di riproduzione parziale, e una versione virtuale è offerta dal Ministero francese per la Cultura e la Comunicazione. Il ricercatore, osservando i dipinti della grotta: |
| RISPOSTA   Francia, 1940: nella regione della Dordogne, si scopre una delle più importanti grotte preistoriche della zona, la grotta di Lascaux che rivela un patrimonio artistico straordinariamente conservato. I dipinti risalgono a circa 15.000 anni fa e sviluppano in modo articolato tre temi iconografici principali: animali, esseri umani e segni astratti. Nessuna rappresentazione, invece, della vegetazione e del paesaggio dell'epoca. Il perché degli animali e delle sagome umane è facilmente comprensibile, mentre al perché dei segni che accompagnano le espressioni figurative si cerca tuttora di dare una risposta. Un'ipotesi molto affascinante è stata avanzata da un ricercatore dell'Università di Monaco. Osservando le sequenze di punti ben allineati e i quadrati disegnati accanto a tori, cervi e cavalli è giunto alla convinzione di trovarsi al cospetto di un vero e proprio calendario lunare. Ogni gruppo di punti ne comprende tredici, uno per ogni giorno della fase centrale della rivoluzione del satellite, quando la Luna è ben visibile in cielo. Accanto, un quadrato vuoto, che potrebbe essere il simbolo della fase di novilunio, quando il satellite non è più illuminato e «scompare» alla vista. E sotto al disegno di un cavallo bruno una linea di punti che si incurva a seguire la silhouette dell'animale ne conta esattamente ventisette, a indicare la durata dell'intero ciclo lunare. Il ricercatore tedesco ritiene di poter anche ravvisare in altre parti della grotta alcune rappresentazioni delle costellazioni principali, e di poter quindi considerare le pareti della grotta come la testimonianza delle conoscenze astronomiche dell'uomo del più recente Paleolitico. Della grotta di Lascaux, che fu chiusa al pubblico negli anni sessanta ai primi segni di deterioramento provocati dalla massiccia frequentazione umana, è visitabile una sorta di riproduzione parziale, e una versione virtuale è offerta dal Ministero francese per la Cultura e la Comunicazione. Un particolare dei dipinti presenti nella grotta: |
RISPOSTA   Francia, 1940: nella regione della Dordogne, si scopre una delle più importanti grotte preistoriche della zona, la grotta di Lascaux che rivela un patrimonio artistico straordinariamente conservato. I dipinti risalgono a circa 15.000 anni fa e sviluppano in modo articolato tre temi iconografici principali: animali, esseri umani e segni astratti. Nessuna rappresentazione, invece, della vegetazione e del paesaggio dell'epoca. Il perché degli animali e delle sagome umane è facilmente comprensibile, mentre al perché dei segni che accompagnano le espressioni figurative si cerca tuttora di dare una risposta. Un'ipotesi molto affascinante è stata avanzata da un ricercatore dell'Università di Monaco. Osservando le sequenze di punti ben allineati e i quadrati disegnati accanto a tori, cervi e cavalli è giunto alla convinzione di trovarsi al cospetto di un vero e proprio calendario lunare. Ogni gruppo di punti ne comprende tredici, uno per ogni giorno della fase centrale della rivoluzione del satellite, quando la Luna è ben visibile in cielo. Accanto, un quadrato vuoto, che potrebbe essere il simbolo della fase di novilunio, quando il satellite non è più illuminato e «scompare» alla vista. E sotto al disegno di un cavallo bruno una linea di punti che si incurva a seguire la silhouette dell'animale ne conta esattamente ventisette, a indicare la durata dell'intero ciclo lunare. Il ricercatore tedesco ritiene di poter anche ravvisare in altre parti della grotta alcune rappresentazioni delle costellazioni principali, e di poter quindi considerare le pareti della grotta come la testimonianza delle conoscenze astronomiche dell'uomo del più recente Paleolitico. Della grotta di Lascaux, che fu chiusa al pubblico negli anni sessanta ai primi segni di deterioramento provocati dalla massiccia frequentazione umana, è visitabile una sorta di riproduzione parziale, e una versione virtuale è offerta dal Ministero francese per la Cultura e la Comunicazione. Nella grotta di Lascaux: |
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E' stato un gigantesco bolide celeste, 250 milioni di anni fa, a scatenare la "Madre di tutte le estinzioni", la catastrofe globale che fu sul punto di cancellare per sempre la vita sulla Terra. L'impatto di un asteroide, spiegano oggi i ricercatori della Nasa e delle università di Washington, non fu direttamente responsabile dell'estinzione, ma servì ad innescare una serie di cataclismi che attaccarono le specie viventi su più fronti, spazzandone via il 96 per cento. Il bolide era di dimensioni colossali: da 6 a 12 chilometri di diametro, calcolano gli scienziati, secondo i quali la collisione liberò un'energia un milione di volte superiore a quella del più terribile dei terremoti recenti. Meno famosa, ma molto più grave della catastrofe che condannò i dinosauri, la cosiddetta "estinzione del Permiano" (dal nome del periodo geologico al termine del quale si verificò) è stata la più drammatica delle cinque estinzioni di massa che la Terra ha conosciuto fino ad oggi, ed è stata quella che, secondo gli scienziati, ha portato la vita sull'orlo della scomparsa totale. Le terre emerse, che all'epoca erano raggruppate nel supercontinente Pangea, furono sconvolte da una attività vulcanica senza precedenti, che seppellì l'intera superficie sotto 3 metri di lava. Le nubi di polveri e anidride carbonica prodotte dalle eruzioni sconvolsero il clima, i livelli del mare mutarono e la percentuale di ossigeno contenuta nelle acque oceaniche si alterò: una catena di eventi che colpì con estrema violenza sia gli organismi marini che quelli terrestri, risparmiandone una percentuale a stento sufficiente a garantire la prosecuzione della vita. L'impatto del gigantesco bolide che colpì la terra durante il Permiano:
Fin dall'inizio del XX secolo gli scienziati hanno imparato molte cose sulla struttura dei cristalli utilizzando la diffrazione di raggi X da parte degli atomi. Daimon, uno studioso giapponese, ha descritto una nuova tecnica che permette di ottenere immagini tridimensionali dei reticoli cristallini in modo semplice e veloce. Una tecnica sviluppata dagli scienziati per «vedere» gli atomi è quella della diffrazione fotoelettrica, che usa fotoni molto energetici per espellere elettroni dal campione in esame. Questi elettroni passano poi attraverso il campione e producono una figura di diffrazione; alcuni ricercatori sostengono che la distanza fra i picchi di queste immagini è direttamente legata alla distanza fra la sorgente dell'elettrone e lo stesso nucleo che lo diffrange. In questo modo, la struttura di un cristallo può venire studiata direttamente. Daimon ha studiato per anni che cosa succede quando i fotoni utilizzati vengono polarizzati circolarmente; in questo caso, il momento angolare dei fotoni viene trasferito agli elettroni, che producono un'immagine leggermente ruotata in un senso o nell'altro a seconda della polarizzazione. Daimon ha pensato quindi di utilizzare queste immagini come degli stereogrammi, poiché la matematica delle immagini tridimensionali è infatti estremamente simile a quella della diffrazione con fotoni polarizzati circolarmente. Così, le due immagini ruotate possono essere utilizzate come le immagini di colore diverso degli stereogrammi, per produrre delle visioni tridimensionali dei reticoli cristallini. La tecnica è già stata messa alla prova e ha prodotto delle immagini del reticolo cristallino del tungsteno, ma non tutti sono d'accordo su questo procedimento. Molti ricercatori non sono, infatti, ancora convinti che le immagini di diffrazione possano realmente essere interpretate in termini delle distanze reali fra gli atomi. Se questo però fosse vero, allora la tecnica potrebbe permettere addirittura di ottenere immagini di molecole in tempo reale. La tecnica utilizzata da Daimon: