Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   La Coppa di Licurgo è un vaso di vetro del quarto secolo d.C., di fattura romana, conservato al British Museum di Londra. Ha una proprietà particolare: esposto in piena luce è verde, ma in trasparenza, quando la luce lo attraversa, è di un colore rosso rubino intenso. Per fabbricare oggetti di questo tipo, gli artigiani romani aggiungevano al vetro fuso la «porpora di Cassio», un composto a base di polvere d'oro. Modellavano il vaso e lo lasciavano raffreddare. Poi lo riscaldavano di nuovo fino a 500-700 gradi e rapidamente lo immergevano nell'acqua fredda. Nella struttura amorfa del vetro si formavano minuscoli agglomerati d'oro che riflettevano la luce in modo tale da produrre la stupefacente colorazione rossa. La tecnica fu riscoperta in Europa nel XVII secolo e viene usata ancora oggi dai maestri vetrai di tutto il mondo che, al posto della «porpora di Cassio», mescolano al vetro fuso una soluzione di acido tetracloroaurico. Ora, alcuni ricercatori dell'Università di Venezia hanno analizzato la composizione del vetro cangiante e hanno descritto il processo chimico responsabile del fenomeno. Gli autori della ricerca hanno esaminato il vetro con una tecnica nota come spettroscopia Mossbauer, che permette di determinare a livello atomico la struttura di alcuni materiali. Hanno scoperto che nella prima fase della lavorazione, quando il vaso prende forma, l'oro si diffonde nella matrice di vetro sotto forma di atomi ossidati che non influiscono sulle proprietà ottiche del materiale. Per questo l'oggetto, appena solidificato, è incolore. Quando viene riscaldato per la seconda volta e poi repentinamente raffreddato, gli atomi d'oro si liberano dal legame con l'ossigeno e si riuniscono a formare particelle di metallo di dimensioni variabili da 5 a 20 nanometri. Una delle particolarità della Coppa di Licurgo: |
| RISPOSTA   La Coppa di Licurgo è un vaso di vetro del quarto secolo d.C., di fattura romana, conservato al British Museum di Londra. Ha una proprietà particolare: esposto in piena luce è verde, ma in trasparenza, quando la luce lo attraversa, è di un colore rosso rubino intenso. Per fabbricare oggetti di questo tipo, gli artigiani romani aggiungevano al vetro fuso la «porpora di Cassio», un composto a base di polvere d'oro. Modellavano il vaso e lo lasciavano raffreddare. Poi lo riscaldavano di nuovo fino a 500-700 gradi e rapidamente lo immergevano nell'acqua fredda. Nella struttura amorfa del vetro si formavano minuscoli agglomerati d'oro che riflettevano la luce in modo tale da produrre la stupefacente colorazione rossa. La tecnica fu riscoperta in Europa nel XVII secolo e viene usata ancora oggi dai maestri vetrai di tutto il mondo che, al posto della «porpora di Cassio», mescolano al vetro fuso una soluzione di acido tetracloroaurico. Ora, alcuni ricercatori dell'Università di Venezia hanno analizzato la composizione del vetro cangiante e hanno descritto il processo chimico responsabile del fenomeno. Gli autori della ricerca hanno esaminato il vetro con una tecnica nota come spettroscopia Mossbauer, che permette di determinare a livello atomico la struttura di alcuni materiali. Hanno scoperto che nella prima fase della lavorazione, quando il vaso prende forma, l'oro si diffonde nella matrice di vetro sotto forma di atomi ossidati che non influiscono sulle proprietà ottiche del materiale. Per questo l'oggetto, appena solidificato, è incolore. Quando viene riscaldato per la seconda volta e poi repentinamente raffreddato, gli atomi d'oro si liberano dal legame con l'ossigeno e si riuniscono a formare particelle di metallo di dimensioni variabili da 5 a 20 nanometri. La colorazione rossa della Coppa di Licurgo: |
| RISPOSTA   La Coppa di Licurgo è un vaso di vetro del quarto secolo d.C., di fattura romana, conservato al British Museum di Londra. Ha una proprietà particolare: esposto in piena luce è verde, ma in trasparenza, quando la luce lo attraversa, è di un colore rosso rubino intenso. Per fabbricare oggetti di questo tipo, gli artigiani romani aggiungevano al vetro fuso la «porpora di Cassio», un composto a base di polvere d'oro. Modellavano il vaso e lo lasciavano raffreddare. Poi lo riscaldavano di nuovo fino a 500-700 gradi e rapidamente lo immergevano nell'acqua fredda. Nella struttura amorfa del vetro si formavano minuscoli agglomerati d'oro che riflettevano la luce in modo tale da produrre la stupefacente colorazione rossa. La tecnica fu riscoperta in Europa nel XVII secolo e viene usata ancora oggi dai maestri vetrai di tutto il mondo che, al posto della «porpora di Cassio», mescolano al vetro fuso una soluzione di acido tetracloroaurico. Ora, alcuni ricercatori dell'Università di Venezia hanno analizzato la composizione del vetro cangiante e hanno descritto il processo chimico responsabile del fenomeno. Gli autori della ricerca hanno esaminato il vetro con una tecnica nota come spettroscopia Mossbauer, che permette di determinare a livello atomico la struttura di alcuni materiali. Hanno scoperto che nella prima fase della lavorazione, quando il vaso prende forma, l'oro si diffonde nella matrice di vetro sotto forma di atomi ossidati che non influiscono sulle proprietà ottiche del materiale. Per questo l'oggetto, appena solidificato, è incolore. Quando viene riscaldato per la seconda volta e poi repentinamente raffreddato, gli atomi d'oro si liberano dal legame con l'ossigeno e si riuniscono a formare particelle di metallo di dimensioni variabili da 5 a 20 nanometri. Attraverso l'utilizzo della spettroscopia: |
| RISPOSTA   La Coppa di Licurgo è un vaso di vetro del quarto secolo d.C., di fattura romana, conservato al British Museum di Londra. Ha una proprietà particolare: esposto in piena luce è verde, ma in trasparenza, quando la luce lo attraversa, è di un colore rosso rubino intenso. Per fabbricare oggetti di questo tipo, gli artigiani romani aggiungevano al vetro fuso la «porpora di Cassio», un composto a base di polvere d'oro. Modellavano il vaso e lo lasciavano raffreddare. Poi lo riscaldavano di nuovo fino a 500-700 gradi e rapidamente lo immergevano nell'acqua fredda. Nella struttura amorfa del vetro si formavano minuscoli agglomerati d'oro che riflettevano la luce in modo tale da produrre la stupefacente colorazione rossa. La tecnica fu riscoperta in Europa nel XVII secolo e viene usata ancora oggi dai maestri vetrai di tutto il mondo che, al posto della «porpora di Cassio», mescolano al vetro fuso una soluzione di acido tetracloroaurico. Ora, alcuni ricercatori dell'Università di Venezia hanno analizzato la composizione del vetro cangiante e hanno descritto il processo chimico responsabile del fenomeno. Gli autori della ricerca hanno esaminato il vetro con una tecnica nota come spettroscopia Mossbauer, che permette di determinare a livello atomico la struttura di alcuni materiali. Hanno scoperto che nella prima fase della lavorazione, quando il vaso prende forma, l'oro si diffonde nella matrice di vetro sotto forma di atomi ossidati che non influiscono sulle proprietà ottiche del materiale. Per questo l'oggetto, appena solidificato, è incolore. Quando viene riscaldato per la seconda volta e poi repentinamente raffreddato, gli atomi d'oro si liberano dal legame con l'ossigeno e si riuniscono a formare particelle di metallo di dimensioni variabili da 5 a 20 nanometri. La tecnica utilizzata per la fabbricazione di vasi di questo genere: |
| RISPOSTA   La Coppa di Licurgo è un vaso di vetro del quarto secolo d.C., di fattura romana, conservato al British Museum di Londra. Ha una proprietà particolare: esposto in piena luce è verde, ma in trasparenza, quando la luce lo attraversa, è di un colore rosso rubino intenso. Per fabbricare oggetti di questo tipo, gli artigiani romani aggiungevano al vetro fuso la «porpora di Cassio», un composto a base di polvere d'oro. Modellavano il vaso e lo lasciavano raffreddare. Poi lo riscaldavano di nuovo fino a 500-700 gradi e rapidamente lo immergevano nell'acqua fredda. Nella struttura amorfa del vetro si formavano minuscoli agglomerati d'oro che riflettevano la luce in modo tale da produrre la stupefacente colorazione rossa. La tecnica fu riscoperta in Europa nel XVII secolo e viene usata ancora oggi dai maestri vetrai di tutto il mondo che, al posto della «porpora di Cassio», mescolano al vetro fuso una soluzione di acido tetracloroaurico. Ora, alcuni ricercatori dell'Università di Venezia hanno analizzato la composizione del vetro cangiante e hanno descritto il processo chimico responsabile del fenomeno. Gli autori della ricerca hanno esaminato il vetro con una tecnica nota come spettroscopia Mossbauer, che permette di determinare a livello atomico la struttura di alcuni materiali. Hanno scoperto che nella prima fase della lavorazione, quando il vaso prende forma, l'oro si diffonde nella matrice di vetro sotto forma di atomi ossidati che non influiscono sulle proprietà ottiche del materiale. Per questo l'oggetto, appena solidificato, è incolore. Quando viene riscaldato per la seconda volta e poi repentinamente raffreddato, gli atomi d'oro si liberano dal legame con l'ossigeno e si riuniscono a formare particelle di metallo di dimensioni variabili da 5 a 20 nanometri. Alcuni ricercatori hanno descritto la composizione di questo vetro: |
| RISPOSTA   La Coppa di Licurgo è un vaso di vetro del quarto secolo d.C., di fattura romana, conservato al British Museum di Londra. Ha una proprietà particolare: esposto in piena luce è verde, ma in trasparenza, quando la luce lo attraversa, è di un colore rosso rubino intenso. Per fabbricare oggetti di questo tipo, gli artigiani romani aggiungevano al vetro fuso la «porpora di Cassio», un composto a base di polvere d'oro. Modellavano il vaso e lo lasciavano raffreddare. Poi lo riscaldavano di nuovo fino a 500-700 gradi e rapidamente lo immergevano nell'acqua fredda. Nella struttura amorfa del vetro si formavano minuscoli agglomerati d'oro che riflettevano la luce in modo tale da produrre la stupefacente colorazione rossa. La tecnica fu riscoperta in Europa nel XVII secolo e viene usata ancora oggi dai maestri vetrai di tutto il mondo che, al posto della «porpora di Cassio», mescolano al vetro fuso una soluzione di acido tetracloroaurico. Ora, alcuni ricercatori dell'Università di Venezia hanno analizzato la composizione del vetro cangiante e hanno descritto il processo chimico responsabile del fenomeno. Gli autori della ricerca hanno esaminato il vetro con una tecnica nota come spettroscopia Mossbauer, che permette di determinare a livello atomico la struttura di alcuni materiali. Hanno scoperto che nella prima fase della lavorazione, quando il vaso prende forma, l'oro si diffonde nella matrice di vetro sotto forma di atomi ossidati che non influiscono sulle proprietà ottiche del materiale. Per questo l'oggetto, appena solidificato, è incolore. Quando viene riscaldato per la seconda volta e poi repentinamente raffreddato, gli atomi d'oro si liberano dal legame con l'ossigeno e si riuniscono a formare particelle di metallo di dimensioni variabili da 5 a 20 nanometri. Oggi, i maestri vetrai di tutto il mondo: |
| RISPOSTA   La Coppa di Licurgo è un vaso di vetro del quarto secolo d.C., di fattura romana, conservato al British Museum di Londra. Ha una proprietà particolare: esposto in piena luce è verde, ma in trasparenza, quando la luce lo attraversa, è di un colore rosso rubino intenso. Per fabbricare oggetti di questo tipo, gli artigiani romani aggiungevano al vetro fuso la «porpora di Cassio», un composto a base di polvere d'oro. Modellavano il vaso e lo lasciavano raffreddare. Poi lo riscaldavano di nuovo fino a 500-700 gradi e rapidamente lo immergevano nell'acqua fredda. Nella struttura amorfa del vetro si formavano minuscoli agglomerati d'oro che riflettevano la luce in modo tale da produrre la stupefacente colorazione rossa. La tecnica fu riscoperta in Europa nel XVII secolo e viene usata ancora oggi dai maestri vetrai di tutto il mondo che, al posto della «porpora di Cassio», mescolano al vetro fuso una soluzione di acido tetracloroaurico. Ora, alcuni ricercatori dell'Università di Venezia hanno analizzato la composizione del vetro cangiante e hanno descritto il processo chimico responsabile del fenomeno. Gli autori della ricerca hanno esaminato il vetro con una tecnica nota come spettroscopia Mossbauer, che permette di determinare a livello atomico la struttura di alcuni materiali. Hanno scoperto che nella prima fase della lavorazione, quando il vaso prende forma, l'oro si diffonde nella matrice di vetro sotto forma di atomi ossidati che non influiscono sulle proprietà ottiche del materiale. Per questo l'oggetto, appena solidificato, è incolore. Quando viene riscaldato per la seconda volta e poi repentinamente raffreddato, gli atomi d'oro si liberano dal legame con l'ossigeno e si riuniscono a formare particelle di metallo di dimensioni variabili da 5 a 20 nanometri. La tecnica utilizzata per esaminare il vetro della Coppa di Licurgo: |
| RISPOSTA   La Coppa di Licurgo è un vaso di vetro del quarto secolo d.C., di fattura romana, conservato al British Museum di Londra. Ha una proprietà particolare: esposto in piena luce è verde, ma in trasparenza, quando la luce lo attraversa, è di un colore rosso rubino intenso. Per fabbricare oggetti di questo tipo, gli artigiani romani aggiungevano al vetro fuso la «porpora di Cassio», un composto a base di polvere d'oro. Modellavano il vaso e lo lasciavano raffreddare. Poi lo riscaldavano di nuovo fino a 500-700 gradi e rapidamente lo immergevano nell'acqua fredda. Nella struttura amorfa del vetro si formavano minuscoli agglomerati d'oro che riflettevano la luce in modo tale da produrre la stupefacente colorazione rossa. La tecnica fu riscoperta in Europa nel XVII secolo e viene usata ancora oggi dai maestri vetrai di tutto il mondo che, al posto della «porpora di Cassio», mescolano al vetro fuso una soluzione di acido tetracloroaurico. Ora, alcuni ricercatori dell'Università di Venezia hanno analizzato la composizione del vetro cangiante e hanno descritto il processo chimico responsabile del fenomeno. Gli autori della ricerca hanno esaminato il vetro con una tecnica nota come spettroscopia Mossbauer, che permette di determinare a livello atomico la struttura di alcuni materiali. Hanno scoperto che nella prima fase della lavorazione, quando il vaso prende forma, l'oro si diffonde nella matrice di vetro sotto forma di atomi ossidati che non influiscono sulle proprietà ottiche del materiale. Per questo l'oggetto, appena solidificato, è incolore. Quando viene riscaldato per la seconda volta e poi repentinamente raffreddato, gli atomi d'oro si liberano dal legame con l'ossigeno e si riuniscono a formare particelle di metallo di dimensioni variabili da 5 a 20 nanometri. Per la fabbricazione di questi oggetti, i romani: |
| RISPOSTA   La figura di riferimento del mercato IT è quella del progettista di software applicativo, seguita dal tecnico di reti locali. Le altre specializzazioni si distribuiscono in modo abbastanza uniforme tra le risorse umane rimanenti. Nelle aziende medie e grandi, oltre alle figure già citate, si evidenziano figure come lo specialista di sistemi web e di sistemi di rete. Gli addetti delle aziende informatiche sono in media molto giovani (il 92% non ha ancora compiuto 45 anni) e forniti di elevati livelli di scolarità: circa il 70% dei dipendenti è in possesso di diploma di scuola media superiore (i laureati sono il 29%). Il settore informatico oltre ad essere caratterizzato da una larga presenza di aziende sorte negli ultimi cinque anni, è anche cresciuto in aree di business nuovissime, attraendo nuove professionalità e giovani addetti. Emerge pertanto una bassa anzianità di lavoro negli addetti: appena superiore a 3 anni tra i dipendenti e di circa due anni tra i collaboratori coordinati e continuativi. Questo pone forti problemi di turn over alle aziende, soprattutto per le figure più richieste dal mercato. La formazione viene promossa in quasi l'80% di tutte le piccole aziende informatiche e questo è un tratto caratteristico rispetto alle piccole imprese degli altri settori. Addirittura il 52,4% fa formazione continua, ed anche la formazione al momento dell'ingresso in azienda rappresenta un passaggio irrinunciabile per il 41,5%. Nelle grandi e medie imprese la leva formativa assume un ruolo centrale. Le attività di business delle imprese sono lo sviluppo software per il 42,5% e la consulenza IT nel 17,6%, seguono la fornitura di servizi di outsourcing (7,4%), l'installazione e manutenzione di apparati software ed hardware (5,4%) l'installazione e manutenzione di reti locali (4,1%). Lo specialista di sistemi di rete: |
| RISPOSTA   La figura di riferimento del mercato IT è quella del progettista di software applicativo, seguita dal tecnico di reti locali. Le altre specializzazioni si distribuiscono in modo abbastanza uniforme tra le risorse umane rimanenti. Nelle aziende medie e grandi, oltre alle figure già citate, si evidenziano figure come lo specialista di sistemi web e di sistemi di rete. Gli addetti delle aziende informatiche sono in media molto giovani (il 92% non ha ancora compiuto 45 anni) e forniti di elevati livelli di scolarità: circa il 70% dei dipendenti è in possesso di diploma di scuola media superiore (i laureati sono il 29%). Il settore informatico oltre ad essere caratterizzato da una larga presenza di aziende sorte negli ultimi cinque anni, è anche cresciuto in aree di business nuovissime, attraendo nuove professionalità e giovani addetti. Emerge pertanto una bassa anzianità di lavoro negli addetti: appena superiore a 3 anni tra i dipendenti e di circa due anni tra i collaboratori coordinati e continuativi. Questo pone forti problemi di turn over alle aziende, soprattutto per le figure più richieste dal mercato. La formazione viene promossa in quasi l'80% di tutte le piccole aziende informatiche e questo è un tratto caratteristico rispetto alle piccole imprese degli altri settori. Addirittura il 52,4% fa formazione continua, ed anche la formazione al momento dell'ingresso in azienda rappresenta un passaggio irrinunciabile per il 41,5%. Nelle grandi e medie imprese la leva formativa assume un ruolo centrale. Le attività di business delle imprese sono lo sviluppo software per il 42,5% e la consulenza IT nel 17,6%, seguono la fornitura di servizi di outsourcing (7,4%), l'installazione e manutenzione di apparati software ed hardware (5,4%) l'installazione e manutenzione di reti locali (4,1%). Gli addetti delle aziende informatiche sono: |
| RISPOSTA   La figura di riferimento del mercato IT è quella del progettista di software applicativo, seguita dal tecnico di reti locali. Le altre specializzazioni si distribuiscono in modo abbastanza uniforme tra le risorse umane rimanenti. Nelle aziende medie e grandi, oltre alle figure già citate, si evidenziano figure come lo specialista di sistemi web e di sistemi di rete. Gli addetti delle aziende informatiche sono in media molto giovani (il 92% non ha ancora compiuto 45 anni) e forniti di elevati livelli di scolarità: circa il 70% dei dipendenti è in possesso di diploma di scuola media superiore (i laureati sono il 29%). Il settore informatico oltre ad essere caratterizzato da una larga presenza di aziende sorte negli ultimi cinque anni, è anche cresciuto in aree di business nuovissime, attraendo nuove professionalità e giovani addetti. Emerge pertanto una bassa anzianità di lavoro negli addetti: appena superiore a 3 anni tra i dipendenti e di circa due anni tra i collaboratori coordinati e continuativi. Questo pone forti problemi di turn over alle aziende, soprattutto per le figure più richieste dal mercato. La formazione viene promossa in quasi l'80% di tutte le piccole aziende informatiche e questo è un tratto caratteristico rispetto alle piccole imprese degli altri settori. Addirittura il 52,4% fa formazione continua, ed anche la formazione al momento dell'ingresso in azienda rappresenta un passaggio irrinunciabile per il 41,5%. Nelle grandi e medie imprese la leva formativa assume un ruolo centrale. Le attività di business delle imprese sono lo sviluppo software per il 42,5% e la consulenza IT nel 17,6%, seguono la fornitura di servizi di outsourcing (7,4%), l'installazione e manutenzione di apparati software ed hardware (5,4%) l'installazione e manutenzione di reti locali (4,1%). La formazione: |
| RISPOSTA   La figura di riferimento del mercato IT è quella del progettista di software applicativo, seguita dal tecnico di reti locali. Le altre specializzazioni si distribuiscono in modo abbastanza uniforme tra le risorse umane rimanenti. Nelle aziende medie e grandi, oltre alle figure già citate, si evidenziano figure come lo specialista di sistemi web e di sistemi di rete. Gli addetti delle aziende informatiche sono in media molto giovani (il 92% non ha ancora compiuto 45 anni) e forniti di elevati livelli di scolarità: circa il 70% dei dipendenti è in possesso di diploma di scuola media superiore (i laureati sono il 29%). Il settore informatico oltre ad essere caratterizzato da una larga presenza di aziende sorte negli ultimi cinque anni, è anche cresciuto in aree di business nuovissime, attraendo nuove professionalità e giovani addetti. Emerge pertanto una bassa anzianità di lavoro negli addetti: appena superiore a 3 anni tra i dipendenti e di circa due anni tra i collaboratori coordinati e continuativi. Questo pone forti problemi di turn over alle aziende, soprattutto per le figure più richieste dal mercato. La formazione viene promossa in quasi l'80% di tutte le piccole aziende informatiche e questo è un tratto caratteristico rispetto alle piccole imprese degli altri settori. Addirittura il 52,4% fa formazione continua, ed anche la formazione al momento dell'ingresso in azienda rappresenta un passaggio irrinunciabile per il 41,5%. Nelle grandi e medie imprese la leva formativa assume un ruolo centrale. Le attività di business delle imprese sono lo sviluppo software per il 42,5% e la consulenza IT nel 17,6%, seguono la fornitura di servizi di outsourcing (7,4%), l'installazione e manutenzione di apparati software ed hardware (5,4%) l'installazione e manutenzione di reti locali (4,1%). Gli addetti dipendenti: |
RISPOSTA   La figura di riferimento del mercato IT è quella del progettista di software applicativo, seguita dal tecnico di reti locali. Le altre specializzazioni si distribuiscono in modo abbastanza uniforme tra le risorse umane rimanenti. Nelle aziende medie e grandi, oltre alle figure già citate, si evidenziano figure come lo specialista di sistemi web e di sistemi di rete. Gli addetti delle aziende informatiche sono in media molto giovani (il 92% non ha ancora compiuto 45 anni) e forniti di elevati livelli di scolarità: circa il 70% dei dipendenti è in possesso di diploma di scuola media superiore (i laureati sono il 29%). Il settore informatico oltre ad essere caratterizzato da una larga presenza di aziende sorte negli ultimi cinque anni, è anche cresciuto in aree di business nuovissime, attraendo nuove professionalità e giovani addetti. Emerge pertanto una bassa anzianità di lavoro negli addetti: appena superiore a 3 anni tra i dipendenti e di circa due anni tra i collaboratori coordinati e continuativi. Questo pone forti problemi di turn over alle aziende, soprattutto per le figure più richieste dal mercato. La formazione viene promossa in quasi l'80% di tutte le piccole aziende informatiche e questo è un tratto caratteristico rispetto alle piccole imprese degli altri settori. Addirittura il 52,4% fa formazione continua, ed anche la formazione al momento dell'ingresso in azienda rappresenta un passaggio irrinunciabile per il 41,5%. Nelle grandi e medie imprese la leva formativa assume un ruolo centrale. Le attività di business delle imprese sono lo sviluppo software per il 42,5% e la consulenza IT nel 17,6%, seguono la fornitura di servizi di outsourcing (7,4%), l'installazione e manutenzione di apparati software ed hardware (5,4%) l'installazione e manutenzione di reti locali (4,1%). Lo sviluppo software: |
| RISPOSTA   La figura di riferimento del mercato IT è quella del progettista di software applicativo, seguita dal tecnico di reti locali. Le altre specializzazioni si distribuiscono in modo abbastanza uniforme tra le risorse umane rimanenti. Nelle aziende medie e grandi, oltre alle figure già citate, si evidenziano figure come lo specialista di sistemi web e di sistemi di rete. Gli addetti delle aziende informatiche sono in media molto giovani (il 92% non ha ancora compiuto 45 anni) e forniti di elevati livelli di scolarità: circa il 70% dei dipendenti è in possesso di diploma di scuola media superiore (i laureati sono il 29%). Il settore informatico oltre ad essere caratterizzato da una larga presenza di aziende sorte negli ultimi cinque anni, è anche cresciuto in aree di business nuovissime, attraendo nuove professionalità e giovani addetti. Emerge pertanto una bassa anzianità di lavoro negli addetti: appena superiore a 3 anni tra i dipendenti e di circa due anni tra i collaboratori coordinati e continuativi. Questo pone forti problemi di turn over alle aziende, soprattutto per le figure più richieste dal mercato. La formazione viene promossa in quasi l'80% di tutte le piccole aziende informatiche e questo è un tratto caratteristico rispetto alle piccole imprese degli altri settori. Addirittura il 52,4% fa formazione continua, ed anche la formazione al momento dell'ingresso in azienda rappresenta un passaggio irrinunciabile per il 41,5%. Nelle grandi e medie imprese la leva formativa assume un ruolo centrale. Le attività di business delle imprese sono lo sviluppo software per il 42,5% e la consulenza IT nel 17,6%, seguono la fornitura di servizi di outsourcing (7,4%), l'installazione e manutenzione di apparati software ed hardware (5,4%) l'installazione e manutenzione di reti locali (4,1%). Nelle grandi e medie imprese: |
| RISPOSTA   La figura di riferimento del mercato IT è quella del progettista di software applicativo, seguita dal tecnico di reti locali. Le altre specializzazioni si distribuiscono in modo abbastanza uniforme tra le risorse umane rimanenti. Nelle aziende medie e grandi, oltre alle figure già citate, si evidenziano figure come lo specialista di sistemi web e di sistemi di rete. Gli addetti delle aziende informatiche sono in media molto giovani (il 92% non ha ancora compiuto 45 anni) e forniti di elevati livelli di scolarità: circa il 70% dei dipendenti è in possesso di diploma di scuola media superiore (i laureati sono il 29%). Il settore informatico oltre ad essere caratterizzato da una larga presenza di aziende sorte negli ultimi cinque anni, è anche cresciuto in aree di business nuovissime, attraendo nuove professionalità e giovani addetti. Emerge pertanto una bassa anzianità di lavoro negli addetti: appena superiore a 3 anni tra i dipendenti e di circa due anni tra i collaboratori coordinati e continuativi. Questo pone forti problemi di turn over alle aziende, soprattutto per le figure più richieste dal mercato. La formazione viene promossa in quasi l'80% di tutte le piccole aziende informatiche e questo è un tratto caratteristico rispetto alle piccole imprese degli altri settori. Addirittura il 52,4% fa formazione continua, ed anche la formazione al momento dell'ingresso in azienda rappresenta un passaggio irrinunciabile per il 41,5%. Nelle grandi e medie imprese la leva formativa assume un ruolo centrale. Le attività di business delle imprese sono lo sviluppo software per il 42,5% e la consulenza IT nel 17,6%, seguono la fornitura di servizi di outsourcing (7,4%), l'installazione e manutenzione di apparati software ed hardware (5,4%) l'installazione e manutenzione di reti locali (4,1%). Le imprese del settore informatico: |
| RISPOSTA   La figura di riferimento del mercato IT è quella del progettista di software applicativo, seguita dal tecnico di reti locali. Le altre specializzazioni si distribuiscono in modo abbastanza uniforme tra le risorse umane rimanenti. Nelle aziende medie e grandi, oltre alle figure già citate, si evidenziano figure come lo specialista di sistemi web e di sistemi di rete. Gli addetti delle aziende informatiche sono in media molto giovani (il 92% non ha ancora compiuto 45 anni) e forniti di elevati livelli di scolarità: circa il 70% dei dipendenti è in possesso di diploma di scuola media superiore (i laureati sono il 29%). Il settore informatico oltre ad essere caratterizzato da una larga presenza di aziende sorte negli ultimi cinque anni, è anche cresciuto in aree di business nuovissime, attraendo nuove professionalità e giovani addetti. Emerge pertanto una bassa anzianità di lavoro negli addetti: appena superiore a 3 anni tra i dipendenti e di circa due anni tra i collaboratori coordinati e continuativi. Questo pone forti problemi di turn over alle aziende, soprattutto per le figure più richieste dal mercato. La formazione viene promossa in quasi l'80% di tutte le piccole aziende informatiche e questo è un tratto caratteristico rispetto alle piccole imprese degli altri settori. Addirittura il 52,4% fa formazione continua, ed anche la formazione al momento dell'ingresso in azienda rappresenta un passaggio irrinunciabile per il 41,5%. Nelle grandi e medie imprese la leva formativa assume un ruolo centrale. Le attività di business delle imprese sono lo sviluppo software per il 42,5% e la consulenza IT nel 17,6%, seguono la fornitura di servizi di outsourcing (7,4%), l'installazione e manutenzione di apparati software ed hardware (5,4%) l'installazione e manutenzione di reti locali (4,1%). Le aziende sorte negli ultimi cinque anni: |
| RISPOSTA   La fine del secolo è stata caratterizzata da una contraddizione esplosiva: da un lato il pianeta si va globalizzando grazie alle comunicazioni e alla tecnologia, e omologando progressivamente nei modelli di consumo e di produzione; dall'altro si va frammentando, a seguito dell'erosione dei confini nazionali e dell'emergere di strutture e istituzioni micro. L'indebolimento delle strutture intermedie, a tutti i livelli, sociali e politici, costituisce, a detta di alcuni studiosi, un grave rischio di conflitti. Sia a livello europeo, sia a livello italiano, si assiste al fenomeno che viene definito con la parola "glocal", vale a dire alla coesistenza dinamica tra globale e locale, negli ambiti politico, sociale ed economico. E' questa, secondo gli studiosi, la svolta epocale nel corso della quale si passerà dal vecchio assetto del mondo a quello nuovo. L'impatto sarà tale da mettere in discussione anche gli scenari più probabili ricavati dai trend economici. Tra globale e locale: |
| RISPOSTA   La fine del secolo è stata caratterizzata da una contraddizione esplosiva: da un lato il pianeta si va globalizzando grazie alle comunicazioni e alla tecnologia, e omologando progressivamente nei modelli di consumo e di produzione; dall'altro si va frammentando, a seguito dell'erosione dei confini nazionali e dell'emergere di strutture e istituzioni micro. L'indebolimento delle strutture intermedie, a tutti i livelli, sociali e politici, costituisce, a detta di alcuni studiosi, un grave rischio di conflitti. Sia a livello europeo, sia a livello italiano, si assiste al fenomeno che viene definito con la parola "glocal", vale a dire alla coesistenza dinamica tra globale e locale, negli ambiti politico, sociale ed economico. E' questa, secondo gli studiosi, la svolta epocale nel corso della quale si passerà dal vecchio assetto del mondo a quello nuovo. L'impatto sarà tale da mettere in discussione anche gli scenari più probabili ricavati dai trend economici. Nella nostra epoca il pianeta si va frammentando: |
| RISPOSTA   La fine del secolo è stata caratterizzata da una contraddizione esplosiva: da un lato il pianeta si va globalizzando grazie alle comunicazioni e alla tecnologia, e omologando progressivamente nei modelli di consumo e di produzione; dall'altro si va frammentando, a seguito dell'erosione dei confini nazionali e dell'emergere di strutture e istituzioni micro. L'indebolimento delle strutture intermedie, a tutti i livelli, sociali e politici, costituisce, a detta di alcuni studiosi, un grave rischio di conflitti. Sia a livello europeo, sia a livello italiano, si assiste al fenomeno che viene definito con la parola "glocal", vale a dire alla coesistenza dinamica tra globale e locale, negli ambiti politico, sociale ed economico. E' questa, secondo gli studiosi, la svolta epocale nel corso della quale si passerà dal vecchio assetto del mondo a quello nuovo. L'impatto sarà tale da mettere in discussione anche gli scenari più probabili ricavati dai trend economici. La contraddizione emersa alla fine del secolo: |
| RISPOSTA   La fine del secolo è stata caratterizzata da una contraddizione esplosiva: da un lato il pianeta si va globalizzando grazie alle comunicazioni e alla tecnologia, e omologando progressivamente nei modelli di consumo e di produzione; dall'altro si va frammentando, a seguito dell'erosione dei confini nazionali e dell'emergere di strutture e istituzioni micro. L'indebolimento delle strutture intermedie, a tutti i livelli, sociali e politici, costituisce, a detta di alcuni studiosi, un grave rischio di conflitti. Sia a livello europeo, sia a livello italiano, si assiste al fenomeno che viene definito con la parola "glocal", vale a dire alla coesistenza dinamica tra globale e locale, negli ambiti politico, sociale ed economico. E' questa, secondo gli studiosi, la svolta epocale nel corso della quale si passerà dal vecchio assetto del mondo a quello nuovo. L'impatto sarà tale da mettere in discussione anche gli scenari più probabili ricavati dai trend economici. Secondo gli studiosi, iI fenomeno definito con la parola "glocal": |
|
 Esercitati su questo Quiz  |
Cerca
CONCORSI NELLE PROVINCE
Agrigento Alessandria Ancona Aosta Arezzo Ascoli Piceno Asti Avellino Bari Barletta Andria Trani Belluno Benevento Bergamo Biella Bologna Bolzano Brescia Brindisi Cagliari Caltanissetta Campobasso Carbonia Iglesias Caserta Catania Catanzaro Chieti Como Cosenza Cremona Crotone Cuneo Enna Fermo Ferrara Firenze Foggia Forli Cesena Frosinone Genova Gorizia Grosseto Imperia Isernia La Spezia L'Aquila Latina Lecce Lecco Livorno Lodi Lucca Macerata Mantova Massa Carrara Matera Messina Milano Modena Monza e della Brianza Napoli Novara Nuoro Olbia Tempio Oristano Padova Palermo Parma Pavia Perugia Pesaro e Urbino Pescara Piacenza Pisa Pistoia Pordenone Potenza Prato Ragusa Ravenna Reggio Calabria Reggio Emilia Rieti Rimini Roma Rovigo Salerno Medio Campidano Sassari Savona Siena Siracusa Sondrio Taranto Teramo Terni Torino Ogliastra Trapani Trento Treviso Trieste Udine Varese Venezia Verbano Cusio Ossola Vercelli Verona Vibo Valentia Vicenza Viterbo

La figura di riferimento del mercato IT è quella del progettista di software applicativo, seguita dal tecnico di reti locali. Le altre specializzazioni si distribuiscono in modo abbastanza uniforme tra le risorse umane rimanenti. Nelle aziende medie e grandi, oltre alle figure già citate, si evidenziano figure come lo specialista di sistemi web e di sistemi di rete. Gli addetti delle aziende informatiche sono in media molto giovani (il 92% non ha ancora compiuto 45 anni) e forniti di elevati livelli di scolarità: circa il 70% dei dipendenti è in possesso di diploma di scuola media superiore (i laureati sono il 29%). Il settore informatico oltre ad essere caratterizzato da una larga presenza di aziende sorte negli ultimi cinque anni, è anche cresciuto in aree di business nuovissime, attraendo nuove professionalità e giovani addetti. Emerge pertanto una bassa anzianità di lavoro negli addetti: appena superiore a 3 anni tra i dipendenti e di circa due anni tra i collaboratori coordinati e continuativi. Questo pone forti problemi di turn over alle aziende, soprattutto per le figure più richieste dal mercato. La formazione viene promossa in quasi l'80% di tutte le piccole aziende informatiche e questo è un tratto caratteristico rispetto alle piccole imprese degli altri settori. Addirittura il 52,4% fa formazione continua, ed anche la formazione al momento dell'ingresso in azienda rappresenta un passaggio irrinunciabile per il 41,5%. Nelle grandi e medie imprese la leva formativa assume un ruolo centrale. Le attività di business delle imprese sono lo sviluppo software per il 42,5% e la consulenza IT nel 17,6%, seguono la fornitura di servizi di outsourcing (7,4%), l'installazione e manutenzione di apparati software ed hardware (5,4%) l'installazione e manutenzione di reti locali (4,1%). Lo sviluppo software: