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Tutte le domande del quiz : Brani

tratto da:
Guardia di Finanza
Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018



 Esercitati su questo Quiz 

RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La competenza delle UN è amplissima. Uno dei limiti previsti dalla Carta è che le Nazioni Unite non devono intervenire nelle questioni "che appartengono essenzialmente alla competenza interna di uno Stato": inizialmente tale nozione era strettamente collegata al tradizionale principio del divieto di ingerenza negli affari interni degli Stati, ma nel tempo il cosiddetto 'dominio riservato' degli Stati è andato assottigliandosi, soprattutto grazie all'estensione della tutela dei diritti umani che limita la libertà dello Stato di agire senza vincoli anche nel proprio territorio (la cosiddetta 'responsabilità di proteggere'). Principale attività delle UN è il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.Agli Stati è imposto l'obbligo di risolvere le proprie controversie in maniera pacifica senza ricorrere alla forza. Unica eccezione è rappresentata dalla legittima difesa, individuale o collettiva, nel caso in cui uno Stato debba rispondere a un atto di aggressione, e fino a che il Consiglio non abbia preso le misure necessarie a ristabilire la pace.Accanto al divieto dell'uso della forza nei rapporti internazionali è previsto un sistema di sicurezza accentrato nel Consiglio di sicurezza. Quest'ultimo, dopo aver accertato l'esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione alla pace o di un atto di aggressione può adottare delle misure non implicanti l'uso della forza (sanzioni) o delle misure implicanti l'uso della forza. Come misure implicanti l'uso della forza il Consiglio di sicurezza ha autorizzato, soprattutto dopo il tramonto della Guerra Fredda, operazioni militari da parte degli Stati membri, come quella in Libia nel febbraio 2011. Inoltre il Consiglio ha creato delle forze incaricate del mantenimento della pace con compiti più limitati. Queste ultime sono le missioni di peacekeeping (composte dai cosiddetti 'caschi blu'), non previste dalla Carta, ma sviluppate già nel periodo iniziale delle UN come un'azione internazionale neutrale volta a facilitare il processo di pace. Le forze possono operare solo se lo Stato dove devono essere dislocate acconsente a ciò e al segretario generale è delegato il compito del reperimento, attraverso accordi con gli Stati membri, e del comando delle forze internazionali. La Carta prevedeva che, oltre alla decisione di usare la forza, il Consiglio fosse responsabile anche della direzione delle operazioni militari, attraverso un contingente internazionale facente capo a quest'ultimo; tuttavia, la forza collettiva prevista dalla Carta non è mai stata creata. (da: "Le Nazioni Unite", Enciclopedia Treccani online) Con l'espressione "divieto di ingerenza" l'autore del brano indica:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La competenza delle UN è amplissima. Uno dei limiti previsti dalla Carta è che le Nazioni Unite non devono intervenire nelle questioni "che appartengono essenzialmente alla competenza interna di uno Stato": inizialmente tale nozione era strettamente collegata al tradizionale principio del divieto di ingerenza negli affari interni degli Stati, ma nel tempo il cosiddetto 'dominio riservato' degli Stati è andato assottigliandosi, soprattutto grazie all'estensione della tutela dei diritti umani che limita la libertà dello Stato di agire senza vincoli anche nel proprio territorio (la cosiddetta 'responsabilità di proteggere'). Principale attività delle UN è il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.Agli Stati è imposto l'obbligo di risolvere le proprie controversie in maniera pacifica senza ricorrere alla forza. Unica eccezione è rappresentata dalla legittima difesa, individuale o collettiva, nel caso in cui uno Stato debba rispondere a un atto di aggressione, e fino a che il Consiglio non abbia preso le misure necessarie a ristabilire la pace.Accanto al divieto dell'uso della forza nei rapporti internazionali è previsto un sistema di sicurezza accentrato nel Consiglio di sicurezza. Quest'ultimo, dopo aver accertato l'esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione alla pace o di un atto di aggressione può adottare delle misure non implicanti l'uso della forza (sanzioni) o delle misure implicanti l'uso della forza. Come misure implicanti l'uso della forza il Consiglio di sicurezza ha autorizzato, soprattutto dopo il tramonto della Guerra Fredda, operazioni militari da parte degli Stati membri, come quella in Libia nel febbraio 2011. Inoltre il Consiglio ha creato delle forze incaricate del mantenimento della pace con compiti più limitati. Queste ultime sono le missioni di peacekeeping (composte dai cosiddetti 'caschi blu'), non previste dalla Carta, ma sviluppate già nel periodo iniziale delle UN come un'azione internazionale neutrale volta a facilitare il processo di pace. Le forze possono operare solo se lo Stato dove devono essere dislocate acconsente a ciò e al segretario generale è delegato il compito del reperimento, attraverso accordi con gli Stati membri, e del comando delle forze internazionali. La Carta prevedeva che, oltre alla decisione di usare la forza, il Consiglio fosse responsabile anche della direzione delle operazioni militari, attraverso un contingente internazionale facente capo a quest'ultimo; tuttavia, la forza collettiva prevista dalla Carta non è mai stata creata. (da: "Le Nazioni Unite", Enciclopedia Treccani online) Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La competenza delle UN è amplissima. Uno dei limiti previsti dalla Carta è che le Nazioni Unite non devono intervenire nelle questioni "che appartengono essenzialmente alla competenza interna di uno Stato": inizialmente tale nozione era strettamente collegata al tradizionale principio del divieto di ingerenza negli affari interni degli Stati, ma nel tempo il cosiddetto 'dominio riservato' degli Stati è andato assottigliandosi, soprattutto grazie all'estensione della tutela dei diritti umani che limita la libertà dello Stato di agire senza vincoli anche nel proprio territorio (la cosiddetta 'responsabilità di proteggere'). Principale attività delle UN è il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.Agli Stati è imposto l'obbligo di risolvere le proprie controversie in maniera pacifica senza ricorrere alla forza. Unica eccezione è rappresentata dalla legittima difesa, individuale o collettiva, nel caso in cui uno Stato debba rispondere a un atto di aggressione, e fino a che il Consiglio non abbia preso le misure necessarie a ristabilire la pace.Accanto al divieto dell'uso della forza nei rapporti internazionali è previsto un sistema di sicurezza accentrato nel Consiglio di sicurezza. Quest'ultimo, dopo aver accertato l'esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione alla pace o di un atto di aggressione può adottare delle misure non implicanti l'uso della forza (sanzioni) o delle misure implicanti l'uso della forza. Come misure implicanti l'uso della forza il Consiglio di sicurezza ha autorizzato, soprattutto dopo il tramonto della Guerra Fredda, operazioni militari da parte degli Stati membri, come quella in Libia nel febbraio 2011. Inoltre il Consiglio ha creato delle forze incaricate del mantenimento della pace con compiti più limitati. Queste ultime sono le missioni di peacekeeping (composte dai cosiddetti 'caschi blu'), non previste dalla Carta, ma sviluppate già nel periodo iniziale delle UN come un'azione internazionale neutrale volta a facilitare il processo di pace. Le forze possono operare solo se lo Stato dove devono essere dislocate acconsente a ciò e al segretario generale è delegato il compito del reperimento, attraverso accordi con gli Stati membri, e del comando delle forze internazionali. La Carta prevedeva che, oltre alla decisione di usare la forza, il Consiglio fosse responsabile anche della direzione delle operazioni militari, attraverso un contingente internazionale facente capo a quest'ultimo; tuttavia, la forza collettiva prevista dalla Carta non è mai stata creata. (da: "Le Nazioni Unite", Enciclopedia Treccani online) Con il termine "tramonto" l'autore del brano si riferisce:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La competenza delle UN è amplissima. Uno dei limiti previsti dalla Carta è che le Nazioni Unite non devono intervenire nelle questioni "che appartengono essenzialmente alla competenza interna di uno Stato": inizialmente tale nozione era strettamente collegata al tradizionale principio del divieto di ingerenza negli affari interni degli Stati, ma nel tempo il cosiddetto 'dominio riservato' degli Stati è andato assottigliandosi, soprattutto grazie all'estensione della tutela dei diritti umani che limita la libertà dello Stato di agire senza vincoli anche nel proprio territorio (la cosiddetta 'responsabilità di proteggere'). Principale attività delle UN è il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.Agli Stati è imposto l'obbligo di risolvere le proprie controversie in maniera pacifica senza ricorrere alla forza. Unica eccezione è rappresentata dalla legittima difesa, individuale o collettiva, nel caso in cui uno Stato debba rispondere a un atto di aggressione, e fino a che il Consiglio non abbia preso le misure necessarie a ristabilire la pace.Accanto al divieto dell'uso della forza nei rapporti internazionali è previsto un sistema di sicurezza accentrato nel Consiglio di sicurezza. Quest'ultimo, dopo aver accertato l'esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione alla pace o di un atto di aggressione può adottare delle misure non implicanti l'uso della forza (sanzioni) o delle misure implicanti l'uso della forza. Come misure implicanti l'uso della forza il Consiglio di sicurezza ha autorizzato, soprattutto dopo il tramonto della Guerra Fredda, operazioni militari da parte degli Stati membri, come quella in Libia nel febbraio 2011. Inoltre il Consiglio ha creato delle forze incaricate del mantenimento della pace con compiti più limitati. Queste ultime sono le missioni di peacekeeping (composte dai cosiddetti 'caschi blu'), non previste dalla Carta, ma sviluppate già nel periodo iniziale delle UN come un'azione internazionale neutrale volta a facilitare il processo di pace. Le forze possono operare solo se lo Stato dove devono essere dislocate acconsente a ciò e al segretario generale è delegato il compito del reperimento, attraverso accordi con gli Stati membri, e del comando delle forze internazionali. La Carta prevedeva che, oltre alla decisione di usare la forza, il Consiglio fosse responsabile anche della direzione delle operazioni militari, attraverso un contingente internazionale facente capo a quest'ultimo; tuttavia, la forza collettiva prevista dalla Carta non è mai stata creata. (da: "Le Nazioni Unite", Enciclopedia Treccani online) Le operazioni di mantenimento della pace promosse dalla Nazioni Unite:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. La competenza delle UN è amplissima. Uno dei limiti previsti dalla Carta è che le Nazioni Unite non devono intervenire nelle questioni "che appartengono essenzialmente alla competenza interna di uno Stato": inizialmente tale nozione era strettamente collegata al tradizionale principio del divieto di ingerenza negli affari interni degli Stati, ma nel tempo il cosiddetto 'dominio riservato' degli Stati è andato assottigliandosi, soprattutto grazie all'estensione della tutela dei diritti umani che limita la libertà dello Stato di agire senza vincoli anche nel proprio territorio (la cosiddetta 'responsabilità di proteggere'). Principale attività delle UN è il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.Agli Stati è imposto l'obbligo di risolvere le proprie controversie in maniera pacifica senza ricorrere alla forza. Unica eccezione è rappresentata dalla legittima difesa, individuale o collettiva, nel caso in cui uno Stato debba rispondere a un atto di aggressione, e fino a che il Consiglio non abbia preso le misure necessarie a ristabilire la pace.Accanto al divieto dell'uso della forza nei rapporti internazionali è previsto un sistema di sicurezza accentrato nel Consiglio di sicurezza. Quest'ultimo, dopo aver accertato l'esistenza di una minaccia alla pace, di una violazione alla pace o di un atto di aggressione può adottare delle misure non implicanti l'uso della forza (sanzioni) o delle misure implicanti l'uso della forza. Come misure implicanti l'uso della forza il Consiglio di sicurezza ha autorizzato, soprattutto dopo il tramonto della Guerra Fredda, operazioni militari da parte degli Stati membri, come quella in Libia nel febbraio 2011. Inoltre il Consiglio ha creato delle forze incaricate del mantenimento della pace con compiti più limitati. Queste ultime sono le missioni di peacekeeping (composte dai cosiddetti 'caschi blu'), non previste dalla Carta, ma sviluppate già nel periodo iniziale delle UN come un'azione internazionale neutrale volta a facilitare il processo di pace. Le forze possono operare solo se lo Stato dove devono essere dislocate acconsente a ciò e al segretario generale è delegato il compito del reperimento, attraverso accordi con gli Stati membri, e del comando delle forze internazionali. La Carta prevedeva che, oltre alla decisione di usare la forza, il Consiglio fosse responsabile anche della direzione delle operazioni militari, attraverso un contingente internazionale facente capo a quest'ultimo; tuttavia, la forza collettiva prevista dalla Carta non è mai stata creata. (da: "Le Nazioni Unite", Enciclopedia Treccani online) Gli Stati hanno l'obbligo:
RISPOSTA   Domanda di media difficoltà Leggere attentamente il seguente brano. La conquista dell'Italia da parte del fascismo non avvenne d'un colpo, ma in più tappe. Fu retorica affermare che tutto si fosse prodotto nella fine d'ottobre del 1922 con la ben poco eroica "marcia su Roma". Quando quella prova di forza si produsse, e trovò nel re la sponda accogliente e necessaria (cosa che in tempi di ritorno dei postremi [1] Savoia si suole dimenticare), quello di Mussolini era un piccolo partito con scarsa rappresentanza parlamentare. La forzatura fu appunto che il re � anziché far disperdere i manifestanti � affidasse a Mussolini la guida del governo: di un governo che fu di coalizione, con esponenti cattolici ed esponenti liberali. Nei circa due anni successivi furono dal partito fascista poste le premesse per "vincere le elezioni": e infatti il fascismo le vinse (tra l'altro abrogando la proporzionale), nel 1924. Certo, quando la vittoria elettorale può essere "programmata", vuol dire che qualcosa di torbido si sta producendo e il responso dell'elettorato è "pilotato". Violenza e consenso si intrecciavano, come spesso accade. Nei successivi due anni fu compiuto, grazie all'uso disinvolto della violenza di Stato (uccisione di Matteotti, attentati e pseudo-attentati [2] al duce), l'ulteriore passo; la formazione di un "regime". (Da: Canfora, prefazione a Conversazione in Sicilia, Corriere della Sera) Quale di queste affermazioni può essere desunta dal brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La conquista dell'Italia da parte del fascismo non avvenne d'un colpo, ma in più tappe. Fu retorica affermare che tutto si fosse prodotto nella fine d'ottobre del 1922 con la ben poco eroica "marcia su Roma". Quando quella prova di forza si produsse, e trovò nel re la sponda accogliente e necessaria (cosa che in tempi di ritorno dei postremi [1] Savoia si suole dimenticare), quello di Mussolini era un piccolo partito con scarsa rappresentanza parlamentare. La forzatura fu appunto che il re � anziché far disperdere i manifestanti � affidasse a Mussolini la guida del governo: di un governo che fu di coalizione, con esponenti cattolici ed esponenti liberali. Nei circa due anni successivi furono dal partito fascista poste le premesse per "vincere le elezioni": e infatti il fascismo le vinse (tra l'altro abrogando la proporzionale), nel 1924. Certo, quando la vittoria elettorale può essere "programmata", vuol dire che qualcosa di torbido si sta producendo e il responso dell'elettorato è "pilotato". Violenza e consenso si intrecciavano, come spesso accade. Nei successivi due anni fu compiuto, grazie all'uso disinvolto della violenza di Stato (uccisione di Matteotti, attentati e pseudo-attentati [2] al duce), l'ulteriore passo; la formazione di un "regime". (Da: Canfora, prefazione a Conversazione in Sicilia, Corriere della Sera) Cosa significa che è retorica affermare che tutto si produsse alla fine d'ottobre del 1922?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. La conquista dell'Italia da parte del fascismo non avvenne d'un colpo, ma in più tappe. Fu retorica affermare che tutto si fosse prodotto nella fine d'ottobre del 1922 con la ben poco eroica "marcia su Roma". Quando quella prova di forza si produsse, e trovò nel re la sponda accogliente e necessaria (cosa che in tempi di ritorno dei postremi [1] Savoia si suole dimenticare), quello di Mussolini era un piccolo partito con scarsa rappresentanza parlamentare. La forzatura fu appunto che il re � anziché far disperdere i manifestanti � affidasse a Mussolini la guida del governo: di un governo che fu di coalizione, con esponenti cattolici ed esponenti liberali. Nei circa due anni successivi furono dal partito fascista poste le premesse per "vincere le elezioni": e infatti il fascismo le vinse (tra l'altro abrogando la proporzionale), nel 1924. Certo, quando la vittoria elettorale può essere "programmata", vuol dire che qualcosa di torbido si sta producendo e il responso dell'elettorato è "pilotato". Violenza e consenso si intrecciavano, come spesso accade. Nei successivi due anni fu compiuto, grazie all'uso disinvolto della violenza di Stato (uccisione di Matteotti, attentati e pseudo-attentati [2] al duce), l'ulteriore passo; la formazione di un "regime". (Da: Canfora, prefazione a Conversazione in Sicilia, Corriere della Sera) Cosa significa il termine "postremi" [1] impiegato nel brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La conquista dell'Italia da parte del fascismo non avvenne d'un colpo, ma in più tappe. Fu retorica affermare che tutto si fosse prodotto nella fine d'ottobre del 1922 con la ben poco eroica "marcia su Roma". Quando quella prova di forza si produsse, e trovò nel re la sponda accogliente e necessaria (cosa che in tempi di ritorno dei postremi [1] Savoia si suole dimenticare), quello di Mussolini era un piccolo partito con scarsa rappresentanza parlamentare. La forzatura fu appunto che il re � anziché far disperdere i manifestanti � affidasse a Mussolini la guida del governo: di un governo che fu di coalizione, con esponenti cattolici ed esponenti liberali. Nei circa due anni successivi furono dal partito fascista poste le premesse per "vincere le elezioni": e infatti il fascismo le vinse (tra l'altro abrogando la proporzionale), nel 1924. Certo, quando la vittoria elettorale può essere "programmata", vuol dire che qualcosa di torbido si sta producendo e il responso dell'elettorato è "pilotato". Violenza e consenso si intrecciavano, come spesso accade. Nei successivi due anni fu compiuto, grazie all'uso disinvolto della violenza di Stato (uccisione di Matteotti, attentati e pseudo-attentati [2] al duce), l'ulteriore passo; la formazione di un "regime". (Da: Canfora, prefazione a Conversazione in Sicilia, Corriere della Sera) L'affermazione che il re nel 1922 costituisca la "sponda" al fascismo si spiega nel senso che:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La conquista dell'Italia da parte del fascismo non avvenne d'un colpo, ma in più tappe. Fu retorica affermare che tutto si fosse prodotto nella fine d'ottobre del 1922 con la ben poco eroica "marcia su Roma". Quando quella prova di forza si produsse, e trovò nel re la sponda accogliente e necessaria (cosa che in tempi di ritorno dei postremi [1] Savoia si suole dimenticare), quello di Mussolini era un piccolo partito con scarsa rappresentanza parlamentare. La forzatura fu appunto che il re � anziché far disperdere i manifestanti � affidasse a Mussolini la guida del governo: di un governo che fu di coalizione, con esponenti cattolici ed esponenti liberali. Nei circa due anni successivi furono dal partito fascista poste le premesse per "vincere le elezioni": e infatti il fascismo le vinse (tra l'altro abrogando la proporzionale), nel 1924. Certo, quando la vittoria elettorale può essere "programmata", vuol dire che qualcosa di torbido si sta producendo e il responso dell'elettorato è "pilotato". Violenza e consenso si intrecciavano, come spesso accade. Nei successivi due anni fu compiuto, grazie all'uso disinvolto della violenza di Stato (uccisione di Matteotti, attentati e pseudo-attentati [2] al duce), l'ulteriore passo; la formazione di un "regime". (Da: Canfora, prefazione a Conversazione in Sicilia, Corriere della Sera) Cosa si intende con "pseudo-attentati" [2]?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La conseguenza politicamente più significativa prodotta dalla rivoluzione di Alessandro Magno (334-323 a.C.) fu il crollo dell'importanza socio-politica della polis (città-stato greca). Già Filippo il Macedone, padre di Alessandro, nel realizzare il suo disegno di predominio macedone sulla Grecia, pur rispettando formalmente le città, aveva incominciato a minare le loro libertà. Ma Alessandro, con il suo disegno di una monarchia universale divina, che avrebbe dovuto riunire insieme non solo le diverse città, ma anche paesi e razze diverse, vibrò un colpo mortale all'antica concezione della città-stato.Alessandro non riuscì a realizzare il suo disegno a causa della morte precoce avvenuta nel 323 a.C., e forse anche perché i tempi non erano ancora maturi. Tuttavia, dopo il 323, il potere politico dal dissolto impero di Alessandro passò ai nuovi regni che si formarono in Egitto, in Siria, in Macedonia e a Pergamo. I nuovi monarchi accentrarono nelle loro mani il potere e le città-stato, perdendo via via le loro libertà e la loro autonomia, cessarono di fare storia come l'avevano fatta in passato. [...] Al declino della polis non corrispose la nascita di organismi politici dotati di nuova forza morale e capaci di accendere nuove idealità. Le monarchie ellenistiche, nate dal dissolto impero di Alessandro Magno (334-323 a.C.) furono organismi instabili, e comunque non tali da coinvolgere i cittadini o da costituire un punto di riferimento per la vita morale. L'uomo greco da "cittadino" diventa "suddito".La vita nei nuovi Stati si svolge indipendentemente dai suoi voleri. Le nuove abilità che contano non sono più le antiche "virtù civili" [1] , ma sono specifiche conoscenze tecniche che non possono essere in possesso di tutti, perché richiedono studi e disposizioni speciali. In ogni caso, esse perdono l'antico contenuto etico per acquistarne uno più propriamente professionale. L'amministratore della cosa pubblica diventa un funzionario, il soldato un mercenario e, accanto a questi, nasce l'uomo che, non essendo più né l'antico cittadino né il nuovo tecnico, di fronte allo Stato assume un atteggiamento di neutrale [2] disinteresse, quando non di avversione. Le nuove filosofie teorizzeranno questa nuova realtà, collocando lo Stato e la politica fra le cose neutre, ossia moralmente indifferenti o addirittura fra le cose da evitare. (Da: Giovanni Reale, Dario Antiseri. "Manuale di filosofia" Editrice La Scuola,2012, pp. 291 � 292) Indicare quale delle seguenti affermazioni è corretta.
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La conseguenza politicamente più significativa prodotta dalla rivoluzione di Alessandro Magno (334-323 a.C.) fu il crollo dell'importanza socio-politica della polis (città-stato greca). Già Filippo il Macedone, padre di Alessandro, nel realizzare il suo disegno di predominio macedone sulla Grecia, pur rispettando formalmente le città, aveva incominciato a minare le loro libertà. Ma Alessandro, con il suo disegno di una monarchia universale divina, che avrebbe dovuto riunire insieme non solo le diverse città, ma anche paesi e razze diverse, vibrò un colpo mortale all'antica concezione della città-stato.Alessandro non riuscì a realizzare il suo disegno a causa della morte precoce avvenuta nel 323 a.C., e forse anche perché i tempi non erano ancora maturi. Tuttavia, dopo il 323, il potere politico dal dissolto impero di Alessandro passò ai nuovi regni che si formarono in Egitto, in Siria, in Macedonia e a Pergamo. I nuovi monarchi accentrarono nelle loro mani il potere e le città-stato, perdendo via via le loro libertà e la loro autonomia, cessarono di fare storia come l'avevano fatta in passato. [...] Al declino della polis non corrispose la nascita di organismi politici dotati di nuova forza morale e capaci di accendere nuove idealità. Le monarchie ellenistiche, nate dal dissolto impero di Alessandro Magno (334-323 a.C.) furono organismi instabili, e comunque non tali da coinvolgere i cittadini o da costituire un punto di riferimento per la vita morale. L'uomo greco da "cittadino" diventa "suddito".La vita nei nuovi Stati si svolge indipendentemente dai suoi voleri. Le nuove abilità che contano non sono più le antiche "virtù civili" [1] , ma sono specifiche conoscenze tecniche che non possono essere in possesso di tutti, perché richiedono studi e disposizioni speciali. In ogni caso, esse perdono l'antico contenuto etico per acquistarne uno più propriamente professionale. L'amministratore della cosa pubblica diventa un funzionario, il soldato un mercenario e, accanto a questi, nasce l'uomo che, non essendo più né l'antico cittadino né il nuovo tecnico, di fronte allo Stato assume un atteggiamento di neutrale [2] disinteresse, quando non di avversione. Le nuove filosofie teorizzeranno questa nuova realtà, collocando lo Stato e la politica fra le cose neutre, ossia moralmente indifferenti o addirittura fra le cose da evitare. (Da: Giovanni Reale, Dario Antiseri. "Manuale di filosofia" Editrice La Scuola,2012, pp. 291 � 292) Alessandro Magno NON:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La conseguenza politicamente più significativa prodotta dalla rivoluzione di Alessandro Magno (334-323 a.C.) fu il crollo dell'importanza socio-politica della polis (città-stato greca). Già Filippo il Macedone, padre di Alessandro, nel realizzare il suo disegno di predominio macedone sulla Grecia, pur rispettando formalmente le città, aveva incominciato a minare le loro libertà. Ma Alessandro, con il suo disegno di una monarchia universale divina, che avrebbe dovuto riunire insieme non solo le diverse città, ma anche paesi e razze diverse, vibrò un colpo mortale all'antica concezione della città-stato.Alessandro non riuscì a realizzare il suo disegno a causa della morte precoce avvenuta nel 323 a.C., e forse anche perché i tempi non erano ancora maturi. Tuttavia, dopo il 323, il potere politico dal dissolto impero di Alessandro passò ai nuovi regni che si formarono in Egitto, in Siria, in Macedonia e a Pergamo. I nuovi monarchi accentrarono nelle loro mani il potere e le città-stato, perdendo via via le loro libertà e la loro autonomia, cessarono di fare storia come l'avevano fatta in passato. [...] Al declino della polis non corrispose la nascita di organismi politici dotati di nuova forza morale e capaci di accendere nuove idealità. Le monarchie ellenistiche, nate dal dissolto impero di Alessandro Magno (334-323 a.C.) furono organismi instabili, e comunque non tali da coinvolgere i cittadini o da costituire un punto di riferimento per la vita morale. L'uomo greco da "cittadino" diventa "suddito".La vita nei nuovi Stati si svolge indipendentemente dai suoi voleri. Le nuove abilità che contano non sono più le antiche "virtù civili" [1] , ma sono specifiche conoscenze tecniche che non possono essere in possesso di tutti, perché richiedono studi e disposizioni speciali. In ogni caso, esse perdono l'antico contenuto etico per acquistarne uno più propriamente professionale. L'amministratore della cosa pubblica diventa un funzionario, il soldato un mercenario e, accanto a questi, nasce l'uomo che, non essendo più né l'antico cittadino né il nuovo tecnico, di fronte allo Stato assume un atteggiamento di neutrale [2] disinteresse, quando non di avversione. Le nuove filosofie teorizzeranno questa nuova realtà, collocando lo Stato e la politica fra le cose neutre, ossia moralmente indifferenti o addirittura fra le cose da evitare. (Da: Giovanni Reale, Dario Antiseri. "Manuale di filosofia" Editrice La Scuola,2012, pp. 291 � 292) Quale delle seguenti affermazioni relative alle città- stato greche aderisce a quanto affermato nel testo?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La conseguenza politicamente più significativa prodotta dalla rivoluzione di Alessandro Magno (334-323 a.C.) fu il crollo dell'importanza socio-politica della polis (città-stato greca). Già Filippo il Macedone, padre di Alessandro, nel realizzare il suo disegno di predominio macedone sulla Grecia, pur rispettando formalmente le città, aveva incominciato a minare le loro libertà. Ma Alessandro, con il suo disegno di una monarchia universale divina, che avrebbe dovuto riunire insieme non solo le diverse città, ma anche paesi e razze diverse, vibrò un colpo mortale all'antica concezione della città-stato.Alessandro non riuscì a realizzare il suo disegno a causa della morte precoce avvenuta nel 323 a.C., e forse anche perché i tempi non erano ancora maturi. Tuttavia, dopo il 323, il potere politico dal dissolto impero di Alessandro passò ai nuovi regni che si formarono in Egitto, in Siria, in Macedonia e a Pergamo. I nuovi monarchi accentrarono nelle loro mani il potere e le città-stato, perdendo via via le loro libertà e la loro autonomia, cessarono di fare storia come l'avevano fatta in passato. [...] Al declino della polis non corrispose la nascita di organismi politici dotati di nuova forza morale e capaci di accendere nuove idealità. Le monarchie ellenistiche, nate dal dissolto impero di Alessandro Magno (334-323 a.C.) furono organismi instabili, e comunque non tali da coinvolgere i cittadini o da costituire un punto di riferimento per la vita morale. L'uomo greco da "cittadino" diventa "suddito".La vita nei nuovi Stati si svolge indipendentemente dai suoi voleri. Le nuove abilità che contano non sono più le antiche "virtù civili" [1] , ma sono specifiche conoscenze tecniche che non possono essere in possesso di tutti, perché richiedono studi e disposizioni speciali. In ogni caso, esse perdono l'antico contenuto etico per acquistarne uno più propriamente professionale. L'amministratore della cosa pubblica diventa un funzionario, il soldato un mercenario e, accanto a questi, nasce l'uomo che, non essendo più né l'antico cittadino né il nuovo tecnico, di fronte allo Stato assume un atteggiamento di neutrale [2] disinteresse, quando non di avversione. Le nuove filosofie teorizzeranno questa nuova realtà, collocando lo Stato e la politica fra le cose neutre, ossia moralmente indifferenti o addirittura fra le cose da evitare. (Da: Giovanni Reale, Dario Antiseri. "Manuale di filosofia" Editrice La Scuola,2012, pp. 291 � 292) Le antiche "virtù civili" [1]:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La conseguenza politicamente più significativa prodotta dalla rivoluzione di Alessandro Magno (334-323 a.C.) fu il crollo dell'importanza socio-politica della polis (città-stato greca). Già Filippo il Macedone, padre di Alessandro, nel realizzare il suo disegno di predominio macedone sulla Grecia, pur rispettando formalmente le città, aveva incominciato a minare le loro libertà. Ma Alessandro, con il suo disegno di una monarchia universale divina, che avrebbe dovuto riunire insieme non solo le diverse città, ma anche paesi e razze diverse, vibrò un colpo mortale all'antica concezione della città-stato.Alessandro non riuscì a realizzare il suo disegno a causa della morte precoce avvenuta nel 323 a.C., e forse anche perché i tempi non erano ancora maturi. Tuttavia, dopo il 323, il potere politico dal dissolto impero di Alessandro passò ai nuovi regni che si formarono in Egitto, in Siria, in Macedonia e a Pergamo. I nuovi monarchi accentrarono nelle loro mani il potere e le città-stato, perdendo via via le loro libertà e la loro autonomia, cessarono di fare storia come l'avevano fatta in passato. [...] Al declino della polis non corrispose la nascita di organismi politici dotati di nuova forza morale e capaci di accendere nuove idealità. Le monarchie ellenistiche, nate dal dissolto impero di Alessandro Magno (334-323 a.C.) furono organismi instabili, e comunque non tali da coinvolgere i cittadini o da costituire un punto di riferimento per la vita morale. L'uomo greco da "cittadino" diventa "suddito".La vita nei nuovi Stati si svolge indipendentemente dai suoi voleri. Le nuove abilità che contano non sono più le antiche "virtù civili" [1] , ma sono specifiche conoscenze tecniche che non possono essere in possesso di tutti, perché richiedono studi e disposizioni speciali. In ogni caso, esse perdono l'antico contenuto etico per acquistarne uno più propriamente professionale. L'amministratore della cosa pubblica diventa un funzionario, il soldato un mercenario e, accanto a questi, nasce l'uomo che, non essendo più né l'antico cittadino né il nuovo tecnico, di fronte allo Stato assume un atteggiamento di neutrale [2] disinteresse, quando non di avversione. Le nuove filosofie teorizzeranno questa nuova realtà, collocando lo Stato e la politica fra le cose neutre, ossia moralmente indifferenti o addirittura fra le cose da evitare. (Da: Giovanni Reale, Dario Antiseri. "Manuale di filosofia" Editrice La Scuola,2012, pp. 291 � 292) Quale dei seguenti termini è un contrario di "neutrale" [2]?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La cultura astrologica tibetana ha ereditato culture e scienze appartenenti a vari Paesi; la cultura tibetana ne ha assimilato la fede, le credenze, nonché l'ambiente psicologico e spirituale. Si sviluppò con le caratteristiche e la specificità astrologica popolare tibetana. Indipendentemente dalle origini, i maestri tibetani elaborarono una teoria e una pratica astrologica basata sulla cultura e l'ambiente buddista tibetano.Sin dall'inizio il popolo del Tibet, come tutti i popoli di quei tempi, credeva nelle divinità, nelle montagne, negli spiriti e nelle forze della natura. Gli spiriti erano considerati guardiani che risiedevano in cielo, in terra, nell'acqua e dovunque. Molti di loro si trovavano nelle campagne, in montagna, nei fiumi e governavano la vita del popolo. L'antico popolo tibetano credeva che i suoi antenati fossero originari del paradiso. Quando gli uomini cominciarono ad ammalarsi, cercarono la causa e il rimedio alla malattia e pensarono che gli spiriti maligni governassero i villaggi e le campagne e fossero responsabili delle maledizioni e delle malattie. Così il popolo si rivolse ai medium, dando inizio allo Sciamanismo. Il popolo scoprì l'influenza della rotazione dei pianeti e delle stelle sugli animali, sugli esseri umani e sulle piante. Questa conoscenza, che venne trasmessa oralmente per secoli, rappresenta l'antica astrologia tibetana [1], la quale tratta soprattutto dei segni dei vari mesi (le case zodiacali), delle 28 costellazioni, degli effetti solari e lunari, etc.Questo è quanto è stato storicamente tramandato e rappresenta l'astrologia autoctona [2] del Tibet, usata dall'antico sistema Bonpo. L'origine dell'astrologia tradizionale tibetana proviene da uno dei 12 discepoli di Sherab Miwoche, fondatore della religione Bon. Sfortunatamente, di questo non è stata trovata alcuna prova e rimane soltanto questa ipotesi o leggenda. Sicuramente la tradizione svanì per parecchio tempo. Dopo il decimo secolo, molti Tertonpa, "scopritori tibetani di tesori", appartenenti alla tradizione Bonpo, trovarono alcuni volumi sull'astrologia.Come avvenne per la Medicina Tibetana, i maestri e gli eruditi tibetani, influenzati da diverse fonti, praticarono e scrissero numerosi libri sull'astrologia, rispettando la cultura, il linguaggio tibetano e il concetto buddista. In seguito, insegnarono pratiche e conoscenze sull'astrologia degli elementi, diverse dalla fonte originale. (Da: "Astrologia Tibetana" Dr. Pasang Y. Arya 09.2008 www.tibetanmedicine-edu.org) Quale tra questi è un contrario di "autoctona"[2]?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La cultura astrologica tibetana ha ereditato culture e scienze appartenenti a vari Paesi; la cultura tibetana ne ha assimilato la fede, le credenze, nonché l'ambiente psicologico e spirituale. Si sviluppò con le caratteristiche e la specificità astrologica popolare tibetana. Indipendentemente dalle origini, i maestri tibetani elaborarono una teoria e una pratica astrologica basata sulla cultura e l'ambiente buddista tibetano.Sin dall'inizio il popolo del Tibet, come tutti i popoli di quei tempi, credeva nelle divinità, nelle montagne, negli spiriti e nelle forze della natura. Gli spiriti erano considerati guardiani che risiedevano in cielo, in terra, nell'acqua e dovunque. Molti di loro si trovavano nelle campagne, in montagna, nei fiumi e governavano la vita del popolo. L'antico popolo tibetano credeva che i suoi antenati fossero originari del paradiso. Quando gli uomini cominciarono ad ammalarsi, cercarono la causa e il rimedio alla malattia e pensarono che gli spiriti maligni governassero i villaggi e le campagne e fossero responsabili delle maledizioni e delle malattie. Così il popolo si rivolse ai medium, dando inizio allo Sciamanismo. Il popolo scoprì l'influenza della rotazione dei pianeti e delle stelle sugli animali, sugli esseri umani e sulle piante. Questa conoscenza, che venne trasmessa oralmente per secoli, rappresenta l'antica astrologia tibetana [1], la quale tratta soprattutto dei segni dei vari mesi (le case zodiacali), delle 28 costellazioni, degli effetti solari e lunari, etc.Questo è quanto è stato storicamente tramandato e rappresenta l'astrologia autoctona [2] del Tibet, usata dall'antico sistema Bonpo. L'origine dell'astrologia tradizionale tibetana proviene da uno dei 12 discepoli di Sherab Miwoche, fondatore della religione Bon. Sfortunatamente, di questo non è stata trovata alcuna prova e rimane soltanto questa ipotesi o leggenda. Sicuramente la tradizione svanì per parecchio tempo. Dopo il decimo secolo, molti Tertonpa, "scopritori tibetani di tesori", appartenenti alla tradizione Bonpo, trovarono alcuni volumi sull'astrologia.Come avvenne per la Medicina Tibetana, i maestri e gli eruditi tibetani, influenzati da diverse fonti, praticarono e scrissero numerosi libri sull'astrologia, rispettando la cultura, il linguaggio tibetano e il concetto buddista. In seguito, insegnarono pratiche e conoscenze sull'astrologia degli elementi, diverse dalla fonte originale. (Da: "Astrologia Tibetana" Dr. Pasang Y. Arya 09.2008 www.tibetanmedicine-edu.org) Il sistema Bonpo è:
RISPOSTA   Domanda di media difficoltà Leggere attentamente il seguente brano. La cultura astrologica tibetana ha ereditato culture e scienze appartenenti a vari Paesi; la cultura tibetana ne ha assimilato la fede, le credenze, nonché l'ambiente psicologico e spirituale. Si sviluppò con le caratteristiche e la specificità astrologica popolare tibetana. Indipendentemente dalle origini, i maestri tibetani elaborarono una teoria e una pratica astrologica basata sulla cultura e l'ambiente buddista tibetano.Sin dall'inizio il popolo del Tibet, come tutti i popoli di quei tempi, credeva nelle divinità, nelle montagne, negli spiriti e nelle forze della natura. Gli spiriti erano considerati guardiani che risiedevano in cielo, in terra, nell'acqua e dovunque. Molti di loro si trovavano nelle campagne, in montagna, nei fiumi e governavano la vita del popolo. L'antico popolo tibetano credeva che i suoi antenati fossero originari del paradiso. Quando gli uomini cominciarono ad ammalarsi, cercarono la causa e il rimedio alla malattia e pensarono che gli spiriti maligni governassero i villaggi e le campagne e fossero responsabili delle maledizioni e delle malattie. Così il popolo si rivolse ai medium, dando inizio allo Sciamanismo. Il popolo scoprì l'influenza della rotazione dei pianeti e delle stelle sugli animali, sugli esseri umani e sulle piante. Questa conoscenza, che venne trasmessa oralmente per secoli, rappresenta l'antica astrologia tibetana [1], la quale tratta soprattutto dei segni dei vari mesi (le case zodiacali), delle 28 costellazioni, degli effetti solari e lunari, etc.Questo è quanto è stato storicamente tramandato e rappresenta l'astrologia autoctona [2] del Tibet, usata dall'antico sistema Bonpo. L'origine dell'astrologia tradizionale tibetana proviene da uno dei 12 discepoli di Sherab Miwoche, fondatore della religione Bon. Sfortunatamente, di questo non è stata trovata alcuna prova e rimane soltanto questa ipotesi o leggenda. Sicuramente la tradizione svanì per parecchio tempo. Dopo il decimo secolo, molti Tertonpa, "scopritori tibetani di tesori", appartenenti alla tradizione Bonpo, trovarono alcuni volumi sull'astrologia.Come avvenne per la Medicina Tibetana, i maestri e gli eruditi tibetani, influenzati da diverse fonti, praticarono e scrissero numerosi libri sull'astrologia, rispettando la cultura, il linguaggio tibetano e il concetto buddista. In seguito, insegnarono pratiche e conoscenze sull'astrologia degli elementi, diverse dalla fonte originale. (Da: "Astrologia Tibetana" Dr. Pasang Y. Arya 09.2008 www.tibetanmedicine-edu.org) Quale delle seguenti è una delle ragioni per cui nasce lo Sciamanismo in Tibet?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La cultura astrologica tibetana ha ereditato culture e scienze appartenenti a vari Paesi; la cultura tibetana ne ha assimilato la fede, le credenze, nonché l'ambiente psicologico e spirituale. Si sviluppò con le caratteristiche e la specificità astrologica popolare tibetana. Indipendentemente dalle origini, i maestri tibetani elaborarono una teoria e una pratica astrologica basata sulla cultura e l'ambiente buddista tibetano.Sin dall'inizio il popolo del Tibet, come tutti i popoli di quei tempi, credeva nelle divinità, nelle montagne, negli spiriti e nelle forze della natura. Gli spiriti erano considerati guardiani che risiedevano in cielo, in terra, nell'acqua e dovunque. Molti di loro si trovavano nelle campagne, in montagna, nei fiumi e governavano la vita del popolo. L'antico popolo tibetano credeva che i suoi antenati fossero originari del paradiso. Quando gli uomini cominciarono ad ammalarsi, cercarono la causa e il rimedio alla malattia e pensarono che gli spiriti maligni governassero i villaggi e le campagne e fossero responsabili delle maledizioni e delle malattie. Così il popolo si rivolse ai medium, dando inizio allo Sciamanismo. Il popolo scoprì l'influenza della rotazione dei pianeti e delle stelle sugli animali, sugli esseri umani e sulle piante. Questa conoscenza, che venne trasmessa oralmente per secoli, rappresenta l'antica astrologia tibetana [1], la quale tratta soprattutto dei segni dei vari mesi (le case zodiacali), delle 28 costellazioni, degli effetti solari e lunari, etc.Questo è quanto è stato storicamente tramandato e rappresenta l'astrologia autoctona [2] del Tibet, usata dall'antico sistema Bonpo. L'origine dell'astrologia tradizionale tibetana proviene da uno dei 12 discepoli di Sherab Miwoche, fondatore della religione Bon. Sfortunatamente, di questo non è stata trovata alcuna prova e rimane soltanto questa ipotesi o leggenda. Sicuramente la tradizione svanì per parecchio tempo. Dopo il decimo secolo, molti Tertonpa, "scopritori tibetani di tesori", appartenenti alla tradizione Bonpo, trovarono alcuni volumi sull'astrologia.Come avvenne per la Medicina Tibetana, i maestri e gli eruditi tibetani, influenzati da diverse fonti, praticarono e scrissero numerosi libri sull'astrologia, rispettando la cultura, il linguaggio tibetano e il concetto buddista. In seguito, insegnarono pratiche e conoscenze sull'astrologia degli elementi, diverse dalla fonte originale. (Da: "Astrologia Tibetana" Dr. Pasang Y. Arya 09.2008 www.tibetanmedicine-edu.org) Secondo quanto deducibile dal brano, l'antica astrologia tibetana venne tramandata:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La cultura astrologica tibetana ha ereditato culture e scienze appartenenti a vari Paesi; la cultura tibetana ne ha assimilato la fede, le credenze, nonché l'ambiente psicologico e spirituale. Si sviluppò con le caratteristiche e la specificità astrologica popolare tibetana. Indipendentemente dalle origini, i maestri tibetani elaborarono una teoria e una pratica astrologica basata sulla cultura e l'ambiente buddista tibetano.Sin dall'inizio il popolo del Tibet, come tutti i popoli di quei tempi, credeva nelle divinità, nelle montagne, negli spiriti e nelle forze della natura. Gli spiriti erano considerati guardiani che risiedevano in cielo, in terra, nell'acqua e dovunque. Molti di loro si trovavano nelle campagne, in montagna, nei fiumi e governavano la vita del popolo. L'antico popolo tibetano credeva che i suoi antenati fossero originari del paradiso. Quando gli uomini cominciarono ad ammalarsi, cercarono la causa e il rimedio alla malattia e pensarono che gli spiriti maligni governassero i villaggi e le campagne e fossero responsabili delle maledizioni e delle malattie. Così il popolo si rivolse ai medium, dando inizio allo Sciamanismo. Il popolo scoprì l'influenza della rotazione dei pianeti e delle stelle sugli animali, sugli esseri umani e sulle piante. Questa conoscenza, che venne trasmessa oralmente per secoli, rappresenta l'antica astrologia tibetana [1], la quale tratta soprattutto dei segni dei vari mesi (le case zodiacali), delle 28 costellazioni, degli effetti solari e lunari, etc.Questo è quanto è stato storicamente tramandato e rappresenta l'astrologia autoctona [2] del Tibet, usata dall'antico sistema Bonpo. L'origine dell'astrologia tradizionale tibetana proviene da uno dei 12 discepoli di Sherab Miwoche, fondatore della religione Bon. Sfortunatamente, di questo non è stata trovata alcuna prova e rimane soltanto questa ipotesi o leggenda. Sicuramente la tradizione svanì per parecchio tempo. Dopo il decimo secolo, molti Tertonpa, "scopritori tibetani di tesori", appartenenti alla tradizione Bonpo, trovarono alcuni volumi sull'astrologia.Come avvenne per la Medicina Tibetana, i maestri e gli eruditi tibetani, influenzati da diverse fonti, praticarono e scrissero numerosi libri sull'astrologia, rispettando la cultura, il linguaggio tibetano e il concetto buddista. In seguito, insegnarono pratiche e conoscenze sull'astrologia degli elementi, diverse dalla fonte originale. (Da: "Astrologia Tibetana" Dr. Pasang Y. Arya 09.2008 www.tibetanmedicine-edu.org) Secondo l'autore che cosa, fra le seguenti alternative, "rappresenta l'antica astrologia tibetana" [1]?

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