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Tutte le domande del quiz : Brani

tratto da:
Guardia di Finanza
Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018



 Esercitati su questo Quiz 

RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La motivazione più importante per il lavoro, nella scuola e nella vita, è il piacere del lavoro, piacere che si prova di fronte al suo risultato e alla consapevolezza del suo valore per la comunità. Nel risveglio e nel rafforzamento di queste forze psicologiche nel giovane, io vedo il compito più importante della scuola. Un tale fondamento psicologico, da solo, conduce a un sereno desiderio delle più alte conquiste umane: la conoscenza e la capacità artistica.Risvegliare queste capacità psicologiche produttive è certamente meno facile che usare la forza o risvegliare l'ambizione individuale, ma ha più valore. Il punto importante è sviluppare l'inclinazione infantile per il gioco e il desiderio infantile di stima e guidare il fanciullo nei campi che sono fondamentali per la società; è questa l'educazione sostanzialmente fondata sul desiderio di un'attività di successo e sul riconoscimento. Se la scuola riesce a operare con successo su queste vie, sarà altamente apprezzata dalla generazione che sorge e i compiti assegnati dalla scuola verranno accolti come una specie di premio. Ho conosciuto dei bambini che preferivano la scuola alle vacanze.D'altra parte intendo respingere l'idea che la scuola debba insegnare direttamente quelle conoscenze specializzate e quelle [1] cognizioni che si dovranno usare poi direttamente nella vita. Le esigenze della vita sono troppo molteplici perché appaia possibile un tale insegnamento specializzato nella scuola. A parte ciò, mi sembra poi discutibile trattare gli individui come degli strumenti senza vita. La scuola dovrebbe sempre avere come suo fine che i giovani ne escano con personalità armoniose, non ridotti a specialisti.Questo, secondo me, è vero in certa misura anche per le scuole tecniche, i cui studenti si dedicheranno a una ben determinata professione. Lo sviluppo dell'attitudine generale a pensare e giudicare indipendentemente dovrebbe sempre essere al primo posto e non l'acquisizione di conoscenze specializzate.Se una persona è padrona dei principi fondamentali del proprio settore e ha imparato a pensare e a lavorare indipendentemente, [2] troverà sicuramente la propria strada e inoltre sarà in grado di adattarsi al progresso e ai mutamenti più di una persona la cui istruzione consiste principalmente nell'acquisizione di una conoscenza particolareggiata. (Da: Albert Einstein, "Pensieri degli anni difficili", Bollati Boringhieri) Secondo l'autore del brano, quale tra i seguenti è un compito importante della scuola?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La motivazione più importante per il lavoro, nella scuola e nella vita, è il piacere del lavoro, piacere che si prova di fronte al suo risultato e alla consapevolezza del suo valore per la comunità. Nel risveglio e nel rafforzamento di queste forze psicologiche nel giovane, io vedo il compito più importante della scuola. Un tale fondamento psicologico, da solo, conduce a un sereno desiderio delle più alte conquiste umane: la conoscenza e la capacità artistica.Risvegliare queste capacità psicologiche produttive è certamente meno facile che usare la forza o risvegliare l'ambizione individuale, ma ha più valore. Il punto importante è sviluppare l'inclinazione infantile per il gioco e il desiderio infantile di stima e guidare il fanciullo nei campi che sono fondamentali per la società; è questa l'educazione sostanzialmente fondata sul desiderio di un'attività di successo e sul riconoscimento. Se la scuola riesce a operare con successo su queste vie, sarà altamente apprezzata dalla generazione che sorge e i compiti assegnati dalla scuola verranno accolti come una specie di premio. Ho conosciuto dei bambini che preferivano la scuola alle vacanze.D'altra parte intendo respingere l'idea che la scuola debba insegnare direttamente quelle conoscenze specializzate e quelle [1] cognizioni che si dovranno usare poi direttamente nella vita. Le esigenze della vita sono troppo molteplici perché appaia possibile un tale insegnamento specializzato nella scuola. A parte ciò, mi sembra poi discutibile trattare gli individui come degli strumenti senza vita. La scuola dovrebbe sempre avere come suo fine che i giovani ne escano con personalità armoniose, non ridotti a specialisti.Questo, secondo me, è vero in certa misura anche per le scuole tecniche, i cui studenti si dedicheranno a una ben determinata professione. Lo sviluppo dell'attitudine generale a pensare e giudicare indipendentemente dovrebbe sempre essere al primo posto e non l'acquisizione di conoscenze specializzate.Se una persona è padrona dei principi fondamentali del proprio settore e ha imparato a pensare e a lavorare indipendentemente, [2] troverà sicuramente la propria strada e inoltre sarà in grado di adattarsi al progresso e ai mutamenti più di una persona la cui istruzione consiste principalmente nell'acquisizione di una conoscenza particolareggiata. (Da: Albert Einstein, "Pensieri degli anni difficili", Bollati Boringhieri) Secondo l'autore del brano, qual è il compito delle scuole tecniche?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La motivazione più importante per il lavoro, nella scuola e nella vita, è il piacere del lavoro, piacere che si prova di fronte al suo risultato e alla consapevolezza del suo valore per la comunità. Nel risveglio e nel rafforzamento di queste forze psicologiche nel giovane, io vedo il compito più importante della scuola. Un tale fondamento psicologico, da solo, conduce a un sereno desiderio delle più alte conquiste umane: la conoscenza e la capacità artistica.Risvegliare queste capacità psicologiche produttive è certamente meno facile che usare la forza o risvegliare l'ambizione individuale, ma ha più valore. Il punto importante è sviluppare l'inclinazione infantile per il gioco e il desiderio infantile di stima e guidare il fanciullo nei campi che sono fondamentali per la società; è questa l'educazione sostanzialmente fondata sul desiderio di un'attività di successo e sul riconoscimento. Se la scuola riesce a operare con successo su queste vie, sarà altamente apprezzata dalla generazione che sorge e i compiti assegnati dalla scuola verranno accolti come una specie di premio. Ho conosciuto dei bambini che preferivano la scuola alle vacanze.D'altra parte intendo respingere l'idea che la scuola debba insegnare direttamente quelle conoscenze specializzate e quelle [1] cognizioni che si dovranno usare poi direttamente nella vita. Le esigenze della vita sono troppo molteplici perché appaia possibile un tale insegnamento specializzato nella scuola. A parte ciò, mi sembra poi discutibile trattare gli individui come degli strumenti senza vita. La scuola dovrebbe sempre avere come suo fine che i giovani ne escano con personalità armoniose, non ridotti a specialisti.Questo, secondo me, è vero in certa misura anche per le scuole tecniche, i cui studenti si dedicheranno a una ben determinata professione. Lo sviluppo dell'attitudine generale a pensare e giudicare indipendentemente dovrebbe sempre essere al primo posto e non l'acquisizione di conoscenze specializzate.Se una persona è padrona dei principi fondamentali del proprio settore e ha imparato a pensare e a lavorare indipendentemente, [2] troverà sicuramente la propria strada e inoltre sarà in grado di adattarsi al progresso e ai mutamenti più di una persona la cui istruzione consiste principalmente nell'acquisizione di una conoscenza particolareggiata. (Da: Albert Einstein, "Pensieri degli anni difficili", Bollati Boringhieri) Secondo quanto contenuto nel brano, una persona può "trovare la propria strada" (paragrafo [2]):
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La motivazione più importante per il lavoro, nella scuola e nella vita, è il piacere del lavoro, piacere che si prova di fronte al suo risultato e alla consapevolezza del suo valore per la comunità. Nel risveglio e nel rafforzamento di queste forze psicologiche nel giovane, io vedo il compito più importante della scuola. Un tale fondamento psicologico, da solo, conduce a un sereno desiderio delle più alte conquiste umane: la conoscenza e la capacità artistica.Risvegliare queste capacità psicologiche produttive è certamente meno facile che usare la forza o risvegliare l'ambizione individuale, ma ha più valore. Il punto importante è sviluppare l'inclinazione infantile per il gioco e il desiderio infantile di stima e guidare il fanciullo nei campi che sono fondamentali per la società; è questa l'educazione sostanzialmente fondata sul desiderio di un'attività di successo e sul riconoscimento. Se la scuola riesce a operare con successo su queste vie, sarà altamente apprezzata dalla generazione che sorge e i compiti assegnati dalla scuola verranno accolti come una specie di premio. Ho conosciuto dei bambini che preferivano la scuola alle vacanze.D'altra parte intendo respingere l'idea che la scuola debba insegnare direttamente quelle conoscenze specializzate e quelle [1] cognizioni che si dovranno usare poi direttamente nella vita. Le esigenze della vita sono troppo molteplici perché appaia possibile un tale insegnamento specializzato nella scuola. A parte ciò, mi sembra poi discutibile trattare gli individui come degli strumenti senza vita. La scuola dovrebbe sempre avere come suo fine che i giovani ne escano con personalità armoniose, non ridotti a specialisti.Questo, secondo me, è vero in certa misura anche per le scuole tecniche, i cui studenti si dedicheranno a una ben determinata professione. Lo sviluppo dell'attitudine generale a pensare e giudicare indipendentemente dovrebbe sempre essere al primo posto e non l'acquisizione di conoscenze specializzate.Se una persona è padrona dei principi fondamentali del proprio settore e ha imparato a pensare e a lavorare indipendentemente, [2] troverà sicuramente la propria strada e inoltre sarà in grado di adattarsi al progresso e ai mutamenti più di una persona la cui istruzione consiste principalmente nell'acquisizione di una conoscenza particolareggiata. (Da: Albert Einstein, "Pensieri degli anni difficili", Bollati Boringhieri) Secondo l'autore del brano, in che modo deve operare la scuola per il bene dell'allievo?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La motivazione più importante per il lavoro, nella scuola e nella vita, è il piacere del lavoro, piacere che si prova di fronte al suo risultato e alla consapevolezza del suo valore per la comunità. Nel risveglio e nel rafforzamento di queste forze psicologiche nel giovane, io vedo il compito più importante della scuola. Un tale fondamento psicologico, da solo, conduce a un sereno desiderio delle più alte conquiste umane: la conoscenza e la capacità artistica.Risvegliare queste capacità psicologiche produttive è certamente meno facile che usare la forza o risvegliare l'ambizione individuale, ma ha più valore. Il punto importante è sviluppare l'inclinazione infantile per il gioco e il desiderio infantile di stima e guidare il fanciullo nei campi che sono fondamentali per la società; è questa l'educazione sostanzialmente fondata sul desiderio di un'attività di successo e sul riconoscimento. Se la scuola riesce a operare con successo su queste vie, sarà altamente apprezzata dalla generazione che sorge e i compiti assegnati dalla scuola verranno accolti come una specie di premio. Ho conosciuto dei bambini che preferivano la scuola alle vacanze.D'altra parte intendo respingere l'idea che la scuola debba insegnare direttamente quelle conoscenze specializzate e quelle [1] cognizioni che si dovranno usare poi direttamente nella vita. Le esigenze della vita sono troppo molteplici perché appaia possibile un tale insegnamento specializzato nella scuola. A parte ciò, mi sembra poi discutibile trattare gli individui come degli strumenti senza vita. La scuola dovrebbe sempre avere come suo fine che i giovani ne escano con personalità armoniose, non ridotti a specialisti.Questo, secondo me, è vero in certa misura anche per le scuole tecniche, i cui studenti si dedicheranno a una ben determinata professione. Lo sviluppo dell'attitudine generale a pensare e giudicare indipendentemente dovrebbe sempre essere al primo posto e non l'acquisizione di conoscenze specializzate.Se una persona è padrona dei principi fondamentali del proprio settore e ha imparato a pensare e a lavorare indipendentemente, [2] troverà sicuramente la propria strada e inoltre sarà in grado di adattarsi al progresso e ai mutamenti più di una persona la cui istruzione consiste principalmente nell'acquisizione di una conoscenza particolareggiata. (Da: Albert Einstein, "Pensieri degli anni difficili", Bollati Boringhieri) Secondo il significato che assume nel brano, qual è un sinonimo del termine "cognizioni" (paragrafo [1])?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La nascita della moderna opera lirica in Italia, a partire dagli ultimi decenni del Seicento fino a tutto il Settecento, fu caratterizzata dalla diffusione di una pratica che ai nostri giorni suscita orrore: la castrazione, in età prepuberale, dei cantanti più promettenti. L'asportazione delle gonadi determina nel soggetto una mancanza dell'ormone testosterone, che impediva l'acquisizione dei caratteri sessuali secondari, e in particolare della muta vocale. Il cantante poteva così conservare le caratteristiche della voce giovanile anche in età adulta e aspirare a ruoli dedicati a voci da soprano. Gli effetti sul fisico dell'orchiectomia, come si chiama tecnicamente l'operazione, sono ben note alla fin dall'antichità: oltre alla mancanza dei caratteri sessuali secondari, si manifesta una statura più alta della norma unita ad arti allungati; l'aspetto generale è infantile, e l'accumulo di tessuto adiposo è simile a quello delle donne, cioè concentrato su fianchi, cosce e mammelle. Nel caso dei cantanti castrati questi effetti fenotipici s'incrociavano con quelli dovuti all'esercizio continuo del canto, considerati veri e propri "marker occupazionali" [1] dovuti cioè alla professione. È così che da alcuni anni è sorto l'interesse per l'analisi degli scheletri delle "voci bianche". Nel 2006, furono infatti riesumati i resti di Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi, in arte Farinelli (1705-1782), il più famoso dei cantanti castrati, di cui però furono ritrovati solo pochi resti di incerta attribuzione. In un nuovo studio apparso sulla rivista "Scientific Reports", Alberto Zanatta e colleghi dell'Università di Padova riportano ora l'analisi condotta su un altro famoso cantante castrato del settecento: Gaspare Pacchierotti (1740-1821). La riesumazione dei resti, avvenuta nel 2013, ha permesso di ricostruire con un notevole dettaglio il suo profilo biologico, grazie a un'analisi morfologica coadiuvata dalla tomografia computerizzata. I risultati sono coerenti sia con la professione dell'uomo sia con la sua condizione di castrato. Le analisi hanno infatti evidenziato che le vertebre cervicali erano tutte fortemente erose, a causa dei continui movimenti della testa e del collo prodotti durante gli esercizi di canto, e dell'osteoporosi, un disturbo probabilmente connesso al deficit ormonale.Queste condizioni possono essere considerate come marker occupazionali per i cantanti, ed è la prima volta che vengono documentati nei resti di un castrato. Le vertebre lombari di Pacchierotti presentano un'importante presenza di osteofiti come segni sia dell'età sia della degenerazione della colonna vertebrale che probabilmente gli procuravano un dolore lombare e la compressione del nervo sciatico. Inoltre, le vertebre L1 ed L2 portano i segni di una frattura, anch'essa dovuta probabilmente all'osteoporosi.Quest'ultima è rivelata anche da segni diffusi presenti sullo scheletro, rivelati dalle scansioni di tomografia computerizzata. (Da: Redazione, Le patologie di una voce bianca nel Settecento, "Le Scienze", Gedi Gruppo Editoriale Spa, 2017) Che cosa si intende nel brano per "marker occupazionali" [1]?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La nascita della moderna opera lirica in Italia, a partire dagli ultimi decenni del Seicento fino a tutto il Settecento, fu caratterizzata dalla diffusione di una pratica che ai nostri giorni suscita orrore: la castrazione, in età prepuberale, dei cantanti più promettenti. L'asportazione delle gonadi determina nel soggetto una mancanza dell'ormone testosterone, che impediva l'acquisizione dei caratteri sessuali secondari, e in particolare della muta vocale. Il cantante poteva così conservare le caratteristiche della voce giovanile anche in età adulta e aspirare a ruoli dedicati a voci da soprano. Gli effetti sul fisico dell'orchiectomia, come si chiama tecnicamente l'operazione, sono ben note alla fin dall'antichità: oltre alla mancanza dei caratteri sessuali secondari, si manifesta una statura più alta della norma unita ad arti allungati; l'aspetto generale è infantile, e l'accumulo di tessuto adiposo è simile a quello delle donne, cioè concentrato su fianchi, cosce e mammelle. Nel caso dei cantanti castrati questi effetti fenotipici s'incrociavano con quelli dovuti all'esercizio continuo del canto, considerati veri e propri "marker occupazionali" [1] dovuti cioè alla professione. È così che da alcuni anni è sorto l'interesse per l'analisi degli scheletri delle "voci bianche". Nel 2006, furono infatti riesumati i resti di Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi, in arte Farinelli (1705-1782), il più famoso dei cantanti castrati, di cui però furono ritrovati solo pochi resti di incerta attribuzione. In un nuovo studio apparso sulla rivista "Scientific Reports", Alberto Zanatta e colleghi dell'Università di Padova riportano ora l'analisi condotta su un altro famoso cantante castrato del settecento: Gaspare Pacchierotti (1740-1821). La riesumazione dei resti, avvenuta nel 2013, ha permesso di ricostruire con un notevole dettaglio il suo profilo biologico, grazie a un'analisi morfologica coadiuvata dalla tomografia computerizzata. I risultati sono coerenti sia con la professione dell'uomo sia con la sua condizione di castrato. Le analisi hanno infatti evidenziato che le vertebre cervicali erano tutte fortemente erose, a causa dei continui movimenti della testa e del collo prodotti durante gli esercizi di canto, e dell'osteoporosi, un disturbo probabilmente connesso al deficit ormonale.Queste condizioni possono essere considerate come marker occupazionali per i cantanti, ed è la prima volta che vengono documentati nei resti di un castrato. Le vertebre lombari di Pacchierotti presentano un'importante presenza di osteofiti come segni sia dell'età sia della degenerazione della colonna vertebrale che probabilmente gli procuravano un dolore lombare e la compressione del nervo sciatico. Inoltre, le vertebre L1 ed L2 portano i segni di una frattura, anch'essa dovuta probabilmente all'osteoporosi.Quest'ultima è rivelata anche da segni diffusi presenti sullo scheletro, rivelati dalle scansioni di tomografia computerizzata. (Da: Redazione, Le patologie di una voce bianca nel Settecento, "Le Scienze", Gedi Gruppo Editoriale Spa, 2017) Perché veniva praticata la castrazione dei giovani cantanti lirici più promettenti?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. La nascita della moderna opera lirica in Italia, a partire dagli ultimi decenni del Seicento fino a tutto il Settecento, fu caratterizzata dalla diffusione di una pratica che ai nostri giorni suscita orrore: la castrazione, in età prepuberale, dei cantanti più promettenti. L'asportazione delle gonadi determina nel soggetto una mancanza dell'ormone testosterone, che impediva l'acquisizione dei caratteri sessuali secondari, e in particolare della muta vocale. Il cantante poteva così conservare le caratteristiche della voce giovanile anche in età adulta e aspirare a ruoli dedicati a voci da soprano. Gli effetti sul fisico dell'orchiectomia, come si chiama tecnicamente l'operazione, sono ben note alla fin dall'antichità: oltre alla mancanza dei caratteri sessuali secondari, si manifesta una statura più alta della norma unita ad arti allungati; l'aspetto generale è infantile, e l'accumulo di tessuto adiposo è simile a quello delle donne, cioè concentrato su fianchi, cosce e mammelle. Nel caso dei cantanti castrati questi effetti fenotipici s'incrociavano con quelli dovuti all'esercizio continuo del canto, considerati veri e propri "marker occupazionali" [1] dovuti cioè alla professione. È così che da alcuni anni è sorto l'interesse per l'analisi degli scheletri delle "voci bianche". Nel 2006, furono infatti riesumati i resti di Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi, in arte Farinelli (1705-1782), il più famoso dei cantanti castrati, di cui però furono ritrovati solo pochi resti di incerta attribuzione. In un nuovo studio apparso sulla rivista "Scientific Reports", Alberto Zanatta e colleghi dell'Università di Padova riportano ora l'analisi condotta su un altro famoso cantante castrato del settecento: Gaspare Pacchierotti (1740-1821). La riesumazione dei resti, avvenuta nel 2013, ha permesso di ricostruire con un notevole dettaglio il suo profilo biologico, grazie a un'analisi morfologica coadiuvata dalla tomografia computerizzata. I risultati sono coerenti sia con la professione dell'uomo sia con la sua condizione di castrato. Le analisi hanno infatti evidenziato che le vertebre cervicali erano tutte fortemente erose, a causa dei continui movimenti della testa e del collo prodotti durante gli esercizi di canto, e dell'osteoporosi, un disturbo probabilmente connesso al deficit ormonale.Queste condizioni possono essere considerate come marker occupazionali per i cantanti, ed è la prima volta che vengono documentati nei resti di un castrato. Le vertebre lombari di Pacchierotti presentano un'importante presenza di osteofiti come segni sia dell'età sia della degenerazione della colonna vertebrale che probabilmente gli procuravano un dolore lombare e la compressione del nervo sciatico. Inoltre, le vertebre L1 ed L2 portano i segni di una frattura, anch'essa dovuta probabilmente all'osteoporosi.Quest'ultima è rivelata anche da segni diffusi presenti sullo scheletro, rivelati dalle scansioni di tomografia computerizzata. (Da: Redazione, Le patologie di una voce bianca nel Settecento, "Le Scienze", Gedi Gruppo Editoriale Spa, 2017) Quale dei seguenti NON è un effetto dell'orchiectomia?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La nascita della moderna opera lirica in Italia, a partire dagli ultimi decenni del Seicento fino a tutto il Settecento, fu caratterizzata dalla diffusione di una pratica che ai nostri giorni suscita orrore: la castrazione, in età prepuberale, dei cantanti più promettenti. L'asportazione delle gonadi determina nel soggetto una mancanza dell'ormone testosterone, che impediva l'acquisizione dei caratteri sessuali secondari, e in particolare della muta vocale. Il cantante poteva così conservare le caratteristiche della voce giovanile anche in età adulta e aspirare a ruoli dedicati a voci da soprano. Gli effetti sul fisico dell'orchiectomia, come si chiama tecnicamente l'operazione, sono ben note alla fin dall'antichità: oltre alla mancanza dei caratteri sessuali secondari, si manifesta una statura più alta della norma unita ad arti allungati; l'aspetto generale è infantile, e l'accumulo di tessuto adiposo è simile a quello delle donne, cioè concentrato su fianchi, cosce e mammelle. Nel caso dei cantanti castrati questi effetti fenotipici s'incrociavano con quelli dovuti all'esercizio continuo del canto, considerati veri e propri "marker occupazionali" [1] dovuti cioè alla professione. È così che da alcuni anni è sorto l'interesse per l'analisi degli scheletri delle "voci bianche". Nel 2006, furono infatti riesumati i resti di Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi, in arte Farinelli (1705-1782), il più famoso dei cantanti castrati, di cui però furono ritrovati solo pochi resti di incerta attribuzione. In un nuovo studio apparso sulla rivista "Scientific Reports", Alberto Zanatta e colleghi dell'Università di Padova riportano ora l'analisi condotta su un altro famoso cantante castrato del settecento: Gaspare Pacchierotti (1740-1821). La riesumazione dei resti, avvenuta nel 2013, ha permesso di ricostruire con un notevole dettaglio il suo profilo biologico, grazie a un'analisi morfologica coadiuvata dalla tomografia computerizzata. I risultati sono coerenti sia con la professione dell'uomo sia con la sua condizione di castrato. Le analisi hanno infatti evidenziato che le vertebre cervicali erano tutte fortemente erose, a causa dei continui movimenti della testa e del collo prodotti durante gli esercizi di canto, e dell'osteoporosi, un disturbo probabilmente connesso al deficit ormonale.Queste condizioni possono essere considerate come marker occupazionali per i cantanti, ed è la prima volta che vengono documentati nei resti di un castrato. Le vertebre lombari di Pacchierotti presentano un'importante presenza di osteofiti come segni sia dell'età sia della degenerazione della colonna vertebrale che probabilmente gli procuravano un dolore lombare e la compressione del nervo sciatico. Inoltre, le vertebre L1 ed L2 portano i segni di una frattura, anch'essa dovuta probabilmente all'osteoporosi.Quest'ultima è rivelata anche da segni diffusi presenti sullo scheletro, rivelati dalle scansioni di tomografia computerizzata. (Da: Redazione, Le patologie di una voce bianca nel Settecento, "Le Scienze", Gedi Gruppo Editoriale Spa, 2017) Da che cosa era provocata l'erosione delle vertebre cervicali nel caso di Gaspare Pacchierotti ?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La nascita della moderna opera lirica in Italia, a partire dagli ultimi decenni del Seicento fino a tutto il Settecento, fu caratterizzata dalla diffusione di una pratica che ai nostri giorni suscita orrore: la castrazione, in età prepuberale, dei cantanti più promettenti. L'asportazione delle gonadi determina nel soggetto una mancanza dell'ormone testosterone, che impediva l'acquisizione dei caratteri sessuali secondari, e in particolare della muta vocale. Il cantante poteva così conservare le caratteristiche della voce giovanile anche in età adulta e aspirare a ruoli dedicati a voci da soprano. Gli effetti sul fisico dell'orchiectomia, come si chiama tecnicamente l'operazione, sono ben note alla fin dall'antichità: oltre alla mancanza dei caratteri sessuali secondari, si manifesta una statura più alta della norma unita ad arti allungati; l'aspetto generale è infantile, e l'accumulo di tessuto adiposo è simile a quello delle donne, cioè concentrato su fianchi, cosce e mammelle. Nel caso dei cantanti castrati questi effetti fenotipici s'incrociavano con quelli dovuti all'esercizio continuo del canto, considerati veri e propri "marker occupazionali" [1] dovuti cioè alla professione. È così che da alcuni anni è sorto l'interesse per l'analisi degli scheletri delle "voci bianche". Nel 2006, furono infatti riesumati i resti di Carlo Maria Michelangelo Nicola Broschi, in arte Farinelli (1705-1782), il più famoso dei cantanti castrati, di cui però furono ritrovati solo pochi resti di incerta attribuzione. In un nuovo studio apparso sulla rivista "Scientific Reports", Alberto Zanatta e colleghi dell'Università di Padova riportano ora l'analisi condotta su un altro famoso cantante castrato del settecento: Gaspare Pacchierotti (1740-1821). La riesumazione dei resti, avvenuta nel 2013, ha permesso di ricostruire con un notevole dettaglio il suo profilo biologico, grazie a un'analisi morfologica coadiuvata dalla tomografia computerizzata. I risultati sono coerenti sia con la professione dell'uomo sia con la sua condizione di castrato. Le analisi hanno infatti evidenziato che le vertebre cervicali erano tutte fortemente erose, a causa dei continui movimenti della testa e del collo prodotti durante gli esercizi di canto, e dell'osteoporosi, un disturbo probabilmente connesso al deficit ormonale.Queste condizioni possono essere considerate come marker occupazionali per i cantanti, ed è la prima volta che vengono documentati nei resti di un castrato. Le vertebre lombari di Pacchierotti presentano un'importante presenza di osteofiti come segni sia dell'età sia della degenerazione della colonna vertebrale che probabilmente gli procuravano un dolore lombare e la compressione del nervo sciatico. Inoltre, le vertebre L1 ed L2 portano i segni di una frattura, anch'essa dovuta probabilmente all'osteoporosi.Quest'ultima è rivelata anche da segni diffusi presenti sullo scheletro, rivelati dalle scansioni di tomografia computerizzata. (Da: Redazione, Le patologie di una voce bianca nel Settecento, "Le Scienze", Gedi Gruppo Editoriale Spa, 2017) Perché non è stato possibile analizzare in dettaglio lo scheletro di Farinelli?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La nostra psiche è biologicamente costruita per permetterci di sopravvivere, e non specificatamente per essere felici. Ma allora possiamo intervenire sulla nostra felicità?Possiamo allenarci a essere felici? Per cercare di capire come funziona la nostra felicità, partiamo dalla Teoria dell'Adattamento Edonico. Secondo questa teoria psicologica, noi tutti abbiamo un livello base di felicità e i grandi eventi della vita ci fanno muovere sopra o sotto questo livello, rendendoci più o meno felici. Possiamo sentirci elettrizzati e pieni di energia quando andiamo in viaggio, quando avanziamo di ruolo in azienda o quando troviamo un nuovo partner. Questi eventi infatti muovono il nostro livello base di felicità, rendendolo verosimilmente più alto. Può succedere però che ci capitino degli eventi spiacevoli, come un licenziamento, un tradimento o altri ancora. Queste situazioni ci rendono tristi, svogliati, magari disperati e ci sentiamo "a terra". La Teoria dell'Adattamento Edonico spiega come l'essere umano si adatti a quello che gli succede e che, prima o poi, il suo livello di felicità torna ad essere quello di sempre. È solo una questione di tempo. Per questo motivo, potremmo decidere di concentrarci sulla nostra felicità quando c'è per cercare di farla durare più a lungo, nella consapevolezza che questa intensa emozione scemerà. D'altro canto, possiamo confortarci quando ci sentiamo tristi, sapendo che è uno stato potenzialmente temporaneo. Ricerche storiche sull'Adattamento Edonico hanno evidenziato che quando ci sposiamo torniamo al nostro livello base di felicità in circa tre mesi, lo stesso periodo di tempo che serve per ritornare al livello base dopo un licenziamento. Gli eventi straordinari che impattano [1] sul nostro livello base di felicità, hanno un effetto chiaro ed intenso, ma non per forza duraturo. Vale la pena quindi cercare di accumulare eventi straordinari per aumentare sempre di più il nostro livello di felicità, sottoponendo il nostro corpo costantemente a stimoli estremamente attivanti? Certo, gli eventi straordinari della vita sono importanti, ma non dobbiamo solo contare su di essi per essere felici. (Da: culturaemotiva.it) Secondo la Teoria dell'Adattamento Edonico:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La nostra psiche è biologicamente costruita per permetterci di sopravvivere, e non specificatamente per essere felici. Ma allora possiamo intervenire sulla nostra felicità?Possiamo allenarci a essere felici? Per cercare di capire come funziona la nostra felicità, partiamo dalla Teoria dell'Adattamento Edonico. Secondo questa teoria psicologica, noi tutti abbiamo un livello base di felicità e i grandi eventi della vita ci fanno muovere sopra o sotto questo livello, rendendoci più o meno felici. Possiamo sentirci elettrizzati e pieni di energia quando andiamo in viaggio, quando avanziamo di ruolo in azienda o quando troviamo un nuovo partner. Questi eventi infatti muovono il nostro livello base di felicità, rendendolo verosimilmente più alto. Può succedere però che ci capitino degli eventi spiacevoli, come un licenziamento, un tradimento o altri ancora. Queste situazioni ci rendono tristi, svogliati, magari disperati e ci sentiamo "a terra". La Teoria dell'Adattamento Edonico spiega come l'essere umano si adatti a quello che gli succede e che, prima o poi, il suo livello di felicità torna ad essere quello di sempre. È solo una questione di tempo. Per questo motivo, potremmo decidere di concentrarci sulla nostra felicità quando c'è per cercare di farla durare più a lungo, nella consapevolezza che questa intensa emozione scemerà. D'altro canto, possiamo confortarci quando ci sentiamo tristi, sapendo che è uno stato potenzialmente temporaneo. Ricerche storiche sull'Adattamento Edonico hanno evidenziato che quando ci sposiamo torniamo al nostro livello base di felicità in circa tre mesi, lo stesso periodo di tempo che serve per ritornare al livello base dopo un licenziamento. Gli eventi straordinari che impattano [1] sul nostro livello base di felicità, hanno un effetto chiaro ed intenso, ma non per forza duraturo. Vale la pena quindi cercare di accumulare eventi straordinari per aumentare sempre di più il nostro livello di felicità, sottoponendo il nostro corpo costantemente a stimoli estremamente attivanti? Certo, gli eventi straordinari della vita sono importanti, ma non dobbiamo solo contare su di essi per essere felici. (Da: culturaemotiva.it) L'autore sostiene che:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La nostra psiche è biologicamente costruita per permetterci di sopravvivere, e non specificatamente per essere felici. Ma allora possiamo intervenire sulla nostra felicità?Possiamo allenarci a essere felici? Per cercare di capire come funziona la nostra felicità, partiamo dalla Teoria dell'Adattamento Edonico. Secondo questa teoria psicologica, noi tutti abbiamo un livello base di felicità e i grandi eventi della vita ci fanno muovere sopra o sotto questo livello, rendendoci più o meno felici. Possiamo sentirci elettrizzati e pieni di energia quando andiamo in viaggio, quando avanziamo di ruolo in azienda o quando troviamo un nuovo partner. Questi eventi infatti muovono il nostro livello base di felicità, rendendolo verosimilmente più alto. Può succedere però che ci capitino degli eventi spiacevoli, come un licenziamento, un tradimento o altri ancora. Queste situazioni ci rendono tristi, svogliati, magari disperati e ci sentiamo "a terra". La Teoria dell'Adattamento Edonico spiega come l'essere umano si adatti a quello che gli succede e che, prima o poi, il suo livello di felicità torna ad essere quello di sempre. È solo una questione di tempo. Per questo motivo, potremmo decidere di concentrarci sulla nostra felicità quando c'è per cercare di farla durare più a lungo, nella consapevolezza che questa intensa emozione scemerà. D'altro canto, possiamo confortarci quando ci sentiamo tristi, sapendo che è uno stato potenzialmente temporaneo. Ricerche storiche sull'Adattamento Edonico hanno evidenziato che quando ci sposiamo torniamo al nostro livello base di felicità in circa tre mesi, lo stesso periodo di tempo che serve per ritornare al livello base dopo un licenziamento. Gli eventi straordinari che impattano [1] sul nostro livello base di felicità, hanno un effetto chiaro ed intenso, ma non per forza duraturo. Vale la pena quindi cercare di accumulare eventi straordinari per aumentare sempre di più il nostro livello di felicità, sottoponendo il nostro corpo costantemente a stimoli estremamente attivanti? Certo, gli eventi straordinari della vita sono importanti, ma non dobbiamo solo contare su di essi per essere felici. (Da: culturaemotiva.it) L'essere umano:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La nostra psiche è biologicamente costruita per permetterci di sopravvivere, e non specificatamente per essere felici. Ma allora possiamo intervenire sulla nostra felicità?Possiamo allenarci a essere felici? Per cercare di capire come funziona la nostra felicità, partiamo dalla Teoria dell'Adattamento Edonico. Secondo questa teoria psicologica, noi tutti abbiamo un livello base di felicità e i grandi eventi della vita ci fanno muovere sopra o sotto questo livello, rendendoci più o meno felici. Possiamo sentirci elettrizzati e pieni di energia quando andiamo in viaggio, quando avanziamo di ruolo in azienda o quando troviamo un nuovo partner. Questi eventi infatti muovono il nostro livello base di felicità, rendendolo verosimilmente più alto. Può succedere però che ci capitino degli eventi spiacevoli, come un licenziamento, un tradimento o altri ancora. Queste situazioni ci rendono tristi, svogliati, magari disperati e ci sentiamo "a terra". La Teoria dell'Adattamento Edonico spiega come l'essere umano si adatti a quello che gli succede e che, prima o poi, il suo livello di felicità torna ad essere quello di sempre. È solo una questione di tempo. Per questo motivo, potremmo decidere di concentrarci sulla nostra felicità quando c'è per cercare di farla durare più a lungo, nella consapevolezza che questa intensa emozione scemerà. D'altro canto, possiamo confortarci quando ci sentiamo tristi, sapendo che è uno stato potenzialmente temporaneo. Ricerche storiche sull'Adattamento Edonico hanno evidenziato che quando ci sposiamo torniamo al nostro livello base di felicità in circa tre mesi, lo stesso periodo di tempo che serve per ritornare al livello base dopo un licenziamento. Gli eventi straordinari che impattano [1] sul nostro livello base di felicità, hanno un effetto chiaro ed intenso, ma non per forza duraturo. Vale la pena quindi cercare di accumulare eventi straordinari per aumentare sempre di più il nostro livello di felicità, sottoponendo il nostro corpo costantemente a stimoli estremamente attivanti? Certo, gli eventi straordinari della vita sono importanti, ma non dobbiamo solo contare su di essi per essere felici. (Da: culturaemotiva.it) Con quale dei seguenti termini si può sostituire il verbo "impattano" [1] senza modificare il senso della frase?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La nostra psiche è biologicamente costruita per permetterci di sopravvivere, e non specificatamente per essere felici. Ma allora possiamo intervenire sulla nostra felicità?Possiamo allenarci a essere felici? Per cercare di capire come funziona la nostra felicità, partiamo dalla Teoria dell'Adattamento Edonico. Secondo questa teoria psicologica, noi tutti abbiamo un livello base di felicità e i grandi eventi della vita ci fanno muovere sopra o sotto questo livello, rendendoci più o meno felici. Possiamo sentirci elettrizzati e pieni di energia quando andiamo in viaggio, quando avanziamo di ruolo in azienda o quando troviamo un nuovo partner. Questi eventi infatti muovono il nostro livello base di felicità, rendendolo verosimilmente più alto. Può succedere però che ci capitino degli eventi spiacevoli, come un licenziamento, un tradimento o altri ancora. Queste situazioni ci rendono tristi, svogliati, magari disperati e ci sentiamo "a terra". La Teoria dell'Adattamento Edonico spiega come l'essere umano si adatti a quello che gli succede e che, prima o poi, il suo livello di felicità torna ad essere quello di sempre. È solo una questione di tempo. Per questo motivo, potremmo decidere di concentrarci sulla nostra felicità quando c'è per cercare di farla durare più a lungo, nella consapevolezza che questa intensa emozione scemerà. D'altro canto, possiamo confortarci quando ci sentiamo tristi, sapendo che è uno stato potenzialmente temporaneo. Ricerche storiche sull'Adattamento Edonico hanno evidenziato che quando ci sposiamo torniamo al nostro livello base di felicità in circa tre mesi, lo stesso periodo di tempo che serve per ritornare al livello base dopo un licenziamento. Gli eventi straordinari che impattano [1] sul nostro livello base di felicità, hanno un effetto chiaro ed intenso, ma non per forza duraturo. Vale la pena quindi cercare di accumulare eventi straordinari per aumentare sempre di più il nostro livello di felicità, sottoponendo il nostro corpo costantemente a stimoli estremamente attivanti? Certo, gli eventi straordinari della vita sono importanti, ma non dobbiamo solo contare su di essi per essere felici. (Da: culturaemotiva.it) Come possiamo confortarci quando siamo tristi?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La pace di Cateau-Cambrésis non portò mutamenti sostanziali nella situazione politico-territoriale che si era creata in Italia negli anni precedenti. Dopo il 1544, pur attraverso una serie di nuove guerre, tregue e paci, le conquiste spagnole (i domini italiani furono aggregati alla corona di Spagna e con questa poi trasmessi a Filippo II e ai suoi successori) rimasero inalterate e sostanzialmente immutato restò anche l'assetto del rimanente territorio della penisola. Eliminata l'occupazione francese del Piemonte, due soli fatti nuovi si verificarono. Nel 1545 il papa Paolo III, d'accordo con l'imperatore, ottenne la creazione di un piccolo Stato autonomo, il ducato di Parma e di Piacenza, per il proprio figlio Pier Luigi Farnese. L'altro mutamento fu la fine della repubblica di Siena, la quale si era schierata dalla parte della Francia e aveva cercato di promuovere in Toscana un movimento antimediceo. Dopo il fallimento di questo tentativo (1555), stroncato dalle truppe spagnole e fiorentine, il suo territorio fu incorporato nel ducato di Toscana, a eccezione del cosiddetto Stato dei Presìdi che fu assegnato alla Spagna. A parte il riconoscimento e la sanzione di queste novità, la pace del '59, che veniva dopo l'abdicazione e la morte di Carlo V e coincideva con i primi segni di interne difficoltà nel regno di Francia, fu importante, dal punto di vista italiano, soprattutto perché diede il senso che la situazione si era ormai stabilizzata. (da: Rosario Villari, "Storia moderna. Volume secondo" Editori Laterza) Secondo quanto si dice nel brano, dopo il 1544:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La pace di Cateau-Cambrésis non portò mutamenti sostanziali nella situazione politico-territoriale che si era creata in Italia negli anni precedenti. Dopo il 1544, pur attraverso una serie di nuove guerre, tregue e paci, le conquiste spagnole (i domini italiani furono aggregati alla corona di Spagna e con questa poi trasmessi a Filippo II e ai suoi successori) rimasero inalterate e sostanzialmente immutato restò anche l'assetto del rimanente territorio della penisola. Eliminata l'occupazione francese del Piemonte, due soli fatti nuovi si verificarono. Nel 1545 il papa Paolo III, d'accordo con l'imperatore, ottenne la creazione di un piccolo Stato autonomo, il ducato di Parma e di Piacenza, per il proprio figlio Pier Luigi Farnese. L'altro mutamento fu la fine della repubblica di Siena, la quale si era schierata dalla parte della Francia e aveva cercato di promuovere in Toscana un movimento antimediceo. Dopo il fallimento di questo tentativo (1555), stroncato dalle truppe spagnole e fiorentine, il suo territorio fu incorporato nel ducato di Toscana, a eccezione del cosiddetto Stato dei Presìdi che fu assegnato alla Spagna. A parte il riconoscimento e la sanzione di queste novità, la pace del '59, che veniva dopo l'abdicazione e la morte di Carlo V e coincideva con i primi segni di interne difficoltà nel regno di Francia, fu importante, dal punto di vista italiano, soprattutto perché diede il senso che la situazione si era ormai stabilizzata. (da: Rosario Villari, "Storia moderna. Volume secondo" Editori Laterza) Chi fu Pier Luigi Farnese?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La pace di Cateau-Cambrésis non portò mutamenti sostanziali nella situazione politico-territoriale che si era creata in Italia negli anni precedenti. Dopo il 1544, pur attraverso una serie di nuove guerre, tregue e paci, le conquiste spagnole (i domini italiani furono aggregati alla corona di Spagna e con questa poi trasmessi a Filippo II e ai suoi successori) rimasero inalterate e sostanzialmente immutato restò anche l'assetto del rimanente territorio della penisola. Eliminata l'occupazione francese del Piemonte, due soli fatti nuovi si verificarono. Nel 1545 il papa Paolo III, d'accordo con l'imperatore, ottenne la creazione di un piccolo Stato autonomo, il ducato di Parma e di Piacenza, per il proprio figlio Pier Luigi Farnese. L'altro mutamento fu la fine della repubblica di Siena, la quale si era schierata dalla parte della Francia e aveva cercato di promuovere in Toscana un movimento antimediceo. Dopo il fallimento di questo tentativo (1555), stroncato dalle truppe spagnole e fiorentine, il suo territorio fu incorporato nel ducato di Toscana, a eccezione del cosiddetto Stato dei Presìdi che fu assegnato alla Spagna. A parte il riconoscimento e la sanzione di queste novità, la pace del '59, che veniva dopo l'abdicazione e la morte di Carlo V e coincideva con i primi segni di interne difficoltà nel regno di Francia, fu importante, dal punto di vista italiano, soprattutto perché diede il senso che la situazione si era ormai stabilizzata. (da: Rosario Villari, "Storia moderna. Volume secondo" Editori Laterza) Dopo il fallimento del movimento antimediceo, i territori della repubblica di Siena furono incorporati:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La pace di Cateau-Cambrésis non portò mutamenti sostanziali nella situazione politico-territoriale che si era creata in Italia negli anni precedenti. Dopo il 1544, pur attraverso una serie di nuove guerre, tregue e paci, le conquiste spagnole (i domini italiani furono aggregati alla corona di Spagna e con questa poi trasmessi a Filippo II e ai suoi successori) rimasero inalterate e sostanzialmente immutato restò anche l'assetto del rimanente territorio della penisola. Eliminata l'occupazione francese del Piemonte, due soli fatti nuovi si verificarono. Nel 1545 il papa Paolo III, d'accordo con l'imperatore, ottenne la creazione di un piccolo Stato autonomo, il ducato di Parma e di Piacenza, per il proprio figlio Pier Luigi Farnese. L'altro mutamento fu la fine della repubblica di Siena, la quale si era schierata dalla parte della Francia e aveva cercato di promuovere in Toscana un movimento antimediceo. Dopo il fallimento di questo tentativo (1555), stroncato dalle truppe spagnole e fiorentine, il suo territorio fu incorporato nel ducato di Toscana, a eccezione del cosiddetto Stato dei Presìdi che fu assegnato alla Spagna. A parte il riconoscimento e la sanzione di queste novità, la pace del '59, che veniva dopo l'abdicazione e la morte di Carlo V e coincideva con i primi segni di interne difficoltà nel regno di Francia, fu importante, dal punto di vista italiano, soprattutto perché diede il senso che la situazione si era ormai stabilizzata. (da: Rosario Villari, "Storia moderna. Volume secondo" Editori Laterza) Quando avvenne la creazione del ducato di Parma e di Piacenza?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. La pace di Cateau-Cambrésis non portò mutamenti sostanziali nella situazione politico-territoriale che si era creata in Italia negli anni precedenti. Dopo il 1544, pur attraverso una serie di nuove guerre, tregue e paci, le conquiste spagnole (i domini italiani furono aggregati alla corona di Spagna e con questa poi trasmessi a Filippo II e ai suoi successori) rimasero inalterate e sostanzialmente immutato restò anche l'assetto del rimanente territorio della penisola. Eliminata l'occupazione francese del Piemonte, due soli fatti nuovi si verificarono. Nel 1545 il papa Paolo III, d'accordo con l'imperatore, ottenne la creazione di un piccolo Stato autonomo, il ducato di Parma e di Piacenza, per il proprio figlio Pier Luigi Farnese. L'altro mutamento fu la fine della repubblica di Siena, la quale si era schierata dalla parte della Francia e aveva cercato di promuovere in Toscana un movimento antimediceo. Dopo il fallimento di questo tentativo (1555), stroncato dalle truppe spagnole e fiorentine, il suo territorio fu incorporato nel ducato di Toscana, a eccezione del cosiddetto Stato dei Presìdi che fu assegnato alla Spagna. A parte il riconoscimento e la sanzione di queste novità, la pace del '59, che veniva dopo l'abdicazione e la morte di Carlo V e coincideva con i primi segni di interne difficoltà nel regno di Francia, fu importante, dal punto di vista italiano, soprattutto perché diede il senso che la situazione si era ormai stabilizzata. (da: Rosario Villari, "Storia moderna. Volume secondo" Editori Laterza) La pace del 1559 avvenne:

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