Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Comune di Napoli / RIPAM Quiz - Concorso pubblico per il reclutamento di 94 istruttori socio-educativi (categoria C, posizione economica C1, codice concorso ISE/NAE)  Esercitati su questo Quiz  |
RISPOSTA   Gli esperti sono quasi tutti d'accordo: la terra d'Africa vide l'evoluzione dei primi ominidi. Le specie più antiche, in prevalenza erbivore, non osavano allontanarsi dall'area ristretta dove crescevano piante conosciute, finché, circa due milioni di anni fa, comparve un nuovo ominide: carnivoro e nato per muoversi. Quando cominciò a mangiare la carne l'uomo riuscì a sfruttare l'adattamento degli altri animali ad altri tipi di piante e a espandersi in spazi immensi. Secondo una teoria diffusa, fu Homo erectus il primo a spingersi oltre i confini dell'Africa, lasciandosi dietro una scia: le proprie ossa, ma anche attrezzi in pietra. Le amigdale rinvenute in molti siti testimoniano che Erectus è passato da lì. Esperimenti e buon senso ci dicono che si trattava di utensili da macellazione, ma non possiamo provarlo; sono pietre lavorate a forma di mandorla per adattarle al palmo della mano e che, a seconda della presa, tagliavano, schiacciavano o frantumavano, erano insomma i coltellini svizzeri del tempo. L'esame delle ossa rinvenute testimonia che Erectus rappresenterebbe la specie di ominide più alta evolutasi fino ad allora raggiungendo la statura di un metro e 80 o più, il bacino stretto lo rendeva anche più efficiente di noi sulle due gambe, aveva una struttura fisica idonea a cacciare e a correre. Forse però Homo erectus non fu il primo esploratore. Nuovi e controversi elementi, che risalgono a tempi più remoti, hanno convinto alcuni scienziati che, mentre Erectus si affermava in Africa, in Asia compariva una specie di Homo più antica. Homo erectus: |
| RISPOSTA   Gli esperti sono quasi tutti d'accordo: la terra d'Africa vide l'evoluzione dei primi ominidi. Le specie più antiche, in prevalenza erbivore, non osavano allontanarsi dall'area ristretta dove crescevano piante conosciute, finché, circa due milioni di anni fa, comparve un nuovo ominide: carnivoro e nato per muoversi. Quando cominciò a mangiare la carne l'uomo riuscì a sfruttare l'adattamento degli altri animali ad altri tipi di piante e a espandersi in spazi immensi. Secondo una teoria diffusa, fu Homo erectus il primo a spingersi oltre i confini dell'Africa, lasciandosi dietro una scia: le proprie ossa, ma anche attrezzi in pietra. Le amigdale rinvenute in molti siti testimoniano che Erectus è passato da lì. Esperimenti e buon senso ci dicono che si trattava di utensili da macellazione, ma non possiamo provarlo; sono pietre lavorate a forma di mandorla per adattarle al palmo della mano e che, a seconda della presa, tagliavano, schiacciavano o frantumavano, erano insomma i coltellini svizzeri del tempo. L'esame delle ossa rinvenute testimonia che Erectus rappresenterebbe la specie di ominide più alta evolutasi fino ad allora raggiungendo la statura di un metro e 80 o più, il bacino stretto lo rendeva anche più efficiente di noi sulle due gambe, aveva una struttura fisica idonea a cacciare e a correre. Forse però Homo erectus non fu il primo esploratore. Nuovi e controversi elementi, che risalgono a tempi più remoti, hanno convinto alcuni scienziati che, mentre Erectus si affermava in Africa, in Asia compariva una specie di Homo più antica. Le amigdale sono: |
RISPOSTA   Gli esperti sono quasi tutti d'accordo: la terra d'Africa vide l'evoluzione dei primi ominidi. Le specie più antiche, in prevalenza erbivore, non osavano allontanarsi dall'area ristretta dove crescevano piante conosciute, finché, circa due milioni di anni fa, comparve un nuovo ominide: carnivoro e nato per muoversi. Quando cominciò a mangiare la carne l'uomo riuscì a sfruttare l'adattamento degli altri animali ad altri tipi di piante e a espandersi in spazi immensi. Secondo una teoria diffusa, fu Homo erectus il primo a spingersi oltre i confini dell'Africa, lasciandosi dietro una scia: le proprie ossa, ma anche attrezzi in pietra. Le amigdale rinvenute in molti siti testimoniano che Erectus è passato da lì. Esperimenti e buon senso ci dicono che si trattava di utensili da macellazione, ma non possiamo provarlo; sono pietre lavorate a forma di mandorla per adattarle al palmo della mano e che, a seconda della presa, tagliavano, schiacciavano o frantumavano, erano insomma i coltellini svizzeri del tempo. L'esame delle ossa rinvenute testimonia che Erectus rappresenterebbe la specie di ominide più alta evolutasi fino ad allora raggiungendo la statura di un metro e 80 o più, il bacino stretto lo rendeva anche più efficiente di noi sulle due gambe, aveva una struttura fisica idonea a cacciare e a correre. Forse però Homo erectus non fu il primo esploratore. Nuovi e controversi elementi, che risalgono a tempi più remoti, hanno convinto alcuni scienziati che, mentre Erectus si affermava in Africa, in Asia compariva una specie di Homo più antica. A proposito dell'evoluzione dei primi ominidi: |
| RISPOSTA   Gli esperti sono quasi tutti d'accordo: la terra d'Africa vide l'evoluzione dei primi ominidi. Le specie più antiche, in prevalenza erbivore, non osavano allontanarsi dall'area ristretta dove crescevano piante conosciute, finché, circa due milioni di anni fa, comparve un nuovo ominide: carnivoro e nato per muoversi. Quando cominciò a mangiare la carne l'uomo riuscì a sfruttare l'adattamento degli altri animali ad altri tipi di piante e a espandersi in spazi immensi. Secondo una teoria diffusa, fu Homo erectus il primo a spingersi oltre i confini dell'Africa, lasciandosi dietro una scia: le proprie ossa, ma anche attrezzi in pietra. Le amigdale rinvenute in molti siti testimoniano che Erectus è passato da lì. Esperimenti e buon senso ci dicono che si trattava di utensili da macellazione, ma non possiamo provarlo; sono pietre lavorate a forma di mandorla per adattarle al palmo della mano e che, a seconda della presa, tagliavano, schiacciavano o frantumavano, erano insomma i coltellini svizzeri del tempo. L'esame delle ossa rinvenute testimonia che Erectus rappresenterebbe la specie di ominide più alta evolutasi fino ad allora raggiungendo la statura di un metro e 80 o più, il bacino stretto lo rendeva anche più efficiente di noi sulle due gambe, aveva una struttura fisica idonea a cacciare e a correre. Forse però Homo erectus non fu il primo esploratore. Nuovi e controversi elementi, che risalgono a tempi più remoti, hanno convinto alcuni scienziati che, mentre Erectus si affermava in Africa, in Asia compariva una specie di Homo più antica. La scia di ossa che Homo erectus si è lasciato dietro le spalle: |
| RISPOSTA   Gli esperti sono quasi tutti d'accordo: la terra d'Africa vide l'evoluzione dei primi ominidi. Le specie più antiche, in prevalenza erbivore, non osavano allontanarsi dall'area ristretta dove crescevano piante conosciute, finché, circa due milioni di anni fa, comparve un nuovo ominide: carnivoro e nato per muoversi. Quando cominciò a mangiare la carne l'uomo riuscì a sfruttare l'adattamento degli altri animali ad altri tipi di piante e a espandersi in spazi immensi. Secondo una teoria diffusa, fu Homo erectus il primo a spingersi oltre i confini dell'Africa, lasciandosi dietro una scia: le proprie ossa, ma anche attrezzi in pietra. Le amigdale rinvenute in molti siti testimoniano che Erectus è passato da lì. Esperimenti e buon senso ci dicono che si trattava di utensili da macellazione, ma non possiamo provarlo; sono pietre lavorate a forma di mandorla per adattarle al palmo della mano e che, a seconda della presa, tagliavano, schiacciavano o frantumavano, erano insomma i coltellini svizzeri del tempo. L'esame delle ossa rinvenute testimonia che Erectus rappresenterebbe la specie di ominide più alta evolutasi fino ad allora raggiungendo la statura di un metro e 80 o più, il bacino stretto lo rendeva anche più efficiente di noi sulle due gambe, aveva una struttura fisica idonea a cacciare e a correre. Forse però Homo erectus non fu il primo esploratore. Nuovi e controversi elementi, che risalgono a tempi più remoti, hanno convinto alcuni scienziati che, mentre Erectus si affermava in Africa, in Asia compariva una specie di Homo più antica. Quando gli ominidi diventarono carnivori: |
| RISPOSTA   Gli indizi di un crescente interesse per i beni di lusso sono molti e consistenti. Il termine lusso, però, appare inadeguato a connotare soltanto il costo elevato di una tipologia di beni; va considerato anche in relazione alle motivazioni all'acquisto tanto diverse rispetto al passato. La differenza sostanziale è che, anziché iscriversi nei vecchi codici dell'ostentazione, il lusso mobilita oggi motivazioni prevalentemente autoriferite. E, inoltre, a differenza di un tempo, il lusso appare sempre meno come una prerogativa per pochi. Sono numerosi coloro che, pur non caratterizzandosi per redditi particolarmente elevati, optano per prodotti di lusso limitatamente a singole scelte di consumo. E' sempre più frequente costatare infatti, nei prodotti top di gamma, acquirenti che, sulla base del reddito disponibile, difficilmente sarebbero ascrivibili al target. Come se ciascuno rivendicasse per singole scelte - un orologio, un'auto, una vacanza, un abito - il diritto/dovere di concedersi il meglio. L'interesse per l'acquisto di beni di lusso: |
| RISPOSTA   Gli indizi di un crescente interesse per i beni di lusso sono molti e consistenti. Il termine lusso, però, appare inadeguato a connotare soltanto il costo elevato di una tipologia di beni; va considerato anche in relazione alle motivazioni all'acquisto tanto diverse rispetto al passato. La differenza sostanziale è che, anziché iscriversi nei vecchi codici dell'ostentazione, il lusso mobilita oggi motivazioni prevalentemente autoriferite. E, inoltre, a differenza di un tempo, il lusso appare sempre meno come una prerogativa per pochi. Sono numerosi coloro che, pur non caratterizzandosi per redditi particolarmente elevati, optano per prodotti di lusso limitatamente a singole scelte di consumo. E' sempre più frequente costatare infatti, nei prodotti top di gamma, acquirenti che, sulla base del reddito disponibile, difficilmente sarebbero ascrivibili al target. Come se ciascuno rivendicasse per singole scelte - un orologio, un'auto, una vacanza, un abito - il diritto/dovere di concedersi il meglio. Il lusso oggi: |
RISPOSTA   Gli indizi di un crescente interesse per i beni di lusso sono molti e consistenti. Il termine lusso, però, appare inadeguato a connotare soltanto il costo elevato di una tipologia di beni; va considerato anche in relazione alle motivazioni all'acquisto tanto diverse rispetto al passato. La differenza sostanziale è che, anziché iscriversi nei vecchi codici dell'ostentazione, il lusso mobilita oggi motivazioni prevalentemente autoriferite. E, inoltre, a differenza di un tempo, il lusso appare sempre meno come una prerogativa per pochi. Sono numerosi coloro che, pur non caratterizzandosi per redditi particolarmente elevati, optano per prodotti di lusso limitatamente a singole scelte di consumo. E' sempre più frequente costatare infatti, nei prodotti top di gamma, acquirenti che, sulla base del reddito disponibile, difficilmente sarebbero ascrivibili al target. Come se ciascuno rivendicasse per singole scelte - un orologio, un'auto, una vacanza, un abito - il diritto/dovere di concedersi il meglio. Le motivazioni all'acquisto dei beni di lusso: |
| RISPOSTA   Gli indizi di un crescente interesse per i beni di lusso sono molti e consistenti. Il termine lusso, però, appare inadeguato a connotare soltanto il costo elevato di una tipologia di beni; va considerato anche in relazione alle motivazioni all'acquisto tanto diverse rispetto al passato. La differenza sostanziale è che, anziché iscriversi nei vecchi codici dell'ostentazione, il lusso mobilita oggi motivazioni prevalentemente autoriferite. E, inoltre, a differenza di un tempo, il lusso appare sempre meno come una prerogativa per pochi. Sono numerosi coloro che, pur non caratterizzandosi per redditi particolarmente elevati, optano per prodotti di lusso limitatamente a singole scelte di consumo. E' sempre più frequente costatare infatti, nei prodotti top di gamma, acquirenti che, sulla base del reddito disponibile, difficilmente sarebbero ascrivibili al target. Come se ciascuno rivendicasse per singole scelte - un orologio, un'auto, una vacanza, un abito - il diritto/dovere di concedersi il meglio. E' sempre più frequente constatare che molti acquirenti: |
| RISPOSTA   Gli indizi di un crescente interesse per i beni di lusso sono molti e consistenti. Il termine lusso, però, appare inadeguato a connotare soltanto il costo elevato di una tipologia di beni; va considerato anche in relazione alle motivazioni all'acquisto tanto diverse rispetto al passato. La differenza sostanziale è che, anziché iscriversi nei vecchi codici dell'ostentazione, il lusso mobilita oggi motivazioni prevalentemente autoriferite. E, inoltre, a differenza di un tempo, il lusso appare sempre meno come una prerogativa per pochi. Sono numerosi coloro che, pur non caratterizzandosi per redditi particolarmente elevati, optano per prodotti di lusso limitatamente a singole scelte di consumo. E' sempre più frequente costatare infatti, nei prodotti top di gamma, acquirenti che, sulla base del reddito disponibile, difficilmente sarebbero ascrivibili al target. Come se ciascuno rivendicasse per singole scelte - un orologio, un'auto, una vacanza, un abito - il diritto/dovere di concedersi il meglio. Molti acquirenti di prodotti top di gamma: |
RISPOSTA   Gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) sono organismi viventi il cui DNA è stato modificato dall'uomo introducendo geni di una specie diversa. Questo processo si chiama transgenesi. Per biotecnologia, invece, s'intende l'insieme delle tecniche di manipolazione della materia vivente per ottenere prodotti commerciali. E' biotecnologia, quindi, anche fare vino o pane. Per ottenere prodotti transgenici il DNA estraneo deve essere costretto ad entrare nelle cellule, che in un primo tempo lo avvertono come nemico e vorrebbero perciò respingerlo. L'ingegneria genetica ha trovato diverse tecniche: per gli animali si inserisce direttamente il DNA estraneo nel nucleo della cellula con una iniezione. Per le piante, invece, si usano due metodi: si utilizza un batterio, che si sa infettivo per la pianta, per trasportare il gene estraneo, oppure si rivestono di DNA particelle metalliche che vengono sparate sulla pianta. Alcune piante trattate geneticamente, come il pomodoro, maturano più in fretta e si conservano più a lungo di quelle non trattate. Altre, come il riso, possono avere un più alto contenuto di carotene e ferro. Mais e soia geneticamente modificati possono invece difendersi da sole e insetti, evitando così l'utilizzo di pesticidi nocivi, grazie all'introduzione di geni di origine batterica che le rendono capaci di produrre proteine insetticide. Con proteine prodotte introducendo geni di pesce, invece, la fragola e il tabacco si difendono dal gelo. Le prime colture transgeniche risalgono a soli dieci anni fa: troppo poco per conoscere gli effetti a lungo termine sull'ambiente, che potrebbe essere completamente rovinato dall'introduzione di tante specie nuove. Per il momento si sa, per esempio, che il mais geneticamente modificato ha già prodotto insetti resistenti, ricalcando quindi lo stesso meccanismo dei pesticidi tradizionali. Lo stesso vale per il rischio allergie: il mais geneticamente modificato, autorizzato solamente per gli animali, negli USA ha scatenato allergie negli uomini. Gli effetti a lungo termine che le colture transgeniche potrebbero avere sull'ambiente sono: |
| RISPOSTA   Gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) sono organismi viventi il cui DNA è stato modificato dall'uomo introducendo geni di una specie diversa. Questo processo si chiama transgenesi. Per biotecnologia, invece, s'intende l'insieme delle tecniche di manipolazione della materia vivente per ottenere prodotti commerciali. E' biotecnologia, quindi, anche fare vino o pane. Per ottenere prodotti transgenici il DNA estraneo deve essere costretto ad entrare nelle cellule, che in un primo tempo lo avvertono come nemico e vorrebbero perciò respingerlo. L'ingegneria genetica ha trovato diverse tecniche: per gli animali si inserisce direttamente il DNA estraneo nel nucleo della cellula con una iniezione. Per le piante, invece, si usano due metodi: si utilizza un batterio, che si sa infettivo per la pianta, per trasportare il gene estraneo, oppure si rivestono di DNA particelle metalliche che vengono sparate sulla pianta. Alcune piante trattate geneticamente, come il pomodoro, maturano più in fretta e si conservano più a lungo di quelle non trattate. Altre, come il riso, possono avere un più alto contenuto di carotene e ferro. Mais e soia geneticamente modificati possono invece difendersi da sole e insetti, evitando così l'utilizzo di pesticidi nocivi, grazie all'introduzione di geni di origine batterica che le rendono capaci di produrre proteine insetticide. Con proteine prodotte introducendo geni di pesce, invece, la fragola e il tabacco si difendono dal gelo. Le prime colture transgeniche risalgono a soli dieci anni fa: troppo poco per conoscere gli effetti a lungo termine sull'ambiente, che potrebbe essere completamente rovinato dall'introduzione di tante specie nuove. Per il momento si sa, per esempio, che il mais geneticamente modificato ha già prodotto insetti resistenti, ricalcando quindi lo stesso meccanismo dei pesticidi tradizionali. Lo stesso vale per il rischio allergie: il mais geneticamente modificato, autorizzato solamente per gli animali, negli USA ha scatenato allergie negli uomini. Esistono dei rischi per la salute umana legati al consumo di OGM? |
| RISPOSTA   Gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) sono organismi viventi il cui DNA è stato modificato dall'uomo introducendo geni di una specie diversa. Questo processo si chiama transgenesi. Per biotecnologia, invece, s'intende l'insieme delle tecniche di manipolazione della materia vivente per ottenere prodotti commerciali. E' biotecnologia, quindi, anche fare vino o pane. Per ottenere prodotti transgenici il DNA estraneo deve essere costretto ad entrare nelle cellule, che in un primo tempo lo avvertono come nemico e vorrebbero perciò respingerlo. L'ingegneria genetica ha trovato diverse tecniche: per gli animali si inserisce direttamente il DNA estraneo nel nucleo della cellula con una iniezione. Per le piante, invece, si usano due metodi: si utilizza un batterio, che si sa infettivo per la pianta, per trasportare il gene estraneo, oppure si rivestono di DNA particelle metalliche che vengono sparate sulla pianta. Alcune piante trattate geneticamente, come il pomodoro, maturano più in fretta e si conservano più a lungo di quelle non trattate. Altre, come il riso, possono avere un più alto contenuto di carotene e ferro. Mais e soia geneticamente modificati possono invece difendersi da sole e insetti, evitando così l'utilizzo di pesticidi nocivi, grazie all'introduzione di geni di origine batterica che le rendono capaci di produrre proteine insetticide. Con proteine prodotte introducendo geni di pesce, invece, la fragola e il tabacco si difendono dal gelo. Le prime colture transgeniche risalgono a soli dieci anni fa: troppo poco per conoscere gli effetti a lungo termine sull'ambiente, che potrebbe essere completamente rovinato dall'introduzione di tante specie nuove. Per il momento si sa, per esempio, che il mais geneticamente modificato ha già prodotto insetti resistenti, ricalcando quindi lo stesso meccanismo dei pesticidi tradizionali. Lo stesso vale per il rischio allergie: il mais geneticamente modificato, autorizzato solamente per gli animali, negli USA ha scatenato allergie negli uomini. Nel DNA di alcune piante sono stati introdotti geni animali per renderle: |
| RISPOSTA   Gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) sono organismi viventi il cui DNA è stato modificato dall'uomo introducendo geni di una specie diversa. Questo processo si chiama transgenesi. Per biotecnologia, invece, s'intende l'insieme delle tecniche di manipolazione della materia vivente per ottenere prodotti commerciali. E' biotecnologia, quindi, anche fare vino o pane. Per ottenere prodotti transgenici il DNA estraneo deve essere costretto ad entrare nelle cellule, che in un primo tempo lo avvertono come nemico e vorrebbero perciò respingerlo. L'ingegneria genetica ha trovato diverse tecniche: per gli animali si inserisce direttamente il DNA estraneo nel nucleo della cellula con una iniezione. Per le piante, invece, si usano due metodi: si utilizza un batterio, che si sa infettivo per la pianta, per trasportare il gene estraneo, oppure si rivestono di DNA particelle metalliche che vengono sparate sulla pianta. Alcune piante trattate geneticamente, come il pomodoro, maturano più in fretta e si conservano più a lungo di quelle non trattate. Altre, come il riso, possono avere un più alto contenuto di carotene e ferro. Mais e soia geneticamente modificati possono invece difendersi da sole e insetti, evitando così l'utilizzo di pesticidi nocivi, grazie all'introduzione di geni di origine batterica che le rendono capaci di produrre proteine insetticide. Con proteine prodotte introducendo geni di pesce, invece, la fragola e il tabacco si difendono dal gelo. Le prime colture transgeniche risalgono a soli dieci anni fa: troppo poco per conoscere gli effetti a lungo termine sull'ambiente, che potrebbe essere completamente rovinato dall'introduzione di tante specie nuove. Per il momento si sa, per esempio, che il mais geneticamente modificato ha già prodotto insetti resistenti, ricalcando quindi lo stesso meccanismo dei pesticidi tradizionali. Lo stesso vale per il rischio allergie: il mais geneticamente modificato, autorizzato solamente per gli animali, negli USA ha scatenato allergie negli uomini. E' possibile ottenere OGM animali? |
| RISPOSTA   Gli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) sono organismi viventi il cui DNA è stato modificato dall'uomo introducendo geni di una specie diversa. Questo processo si chiama transgenesi. Per biotecnologia, invece, s'intende l'insieme delle tecniche di manipolazione della materia vivente per ottenere prodotti commerciali. E' biotecnologia, quindi, anche fare vino o pane. Per ottenere prodotti transgenici il DNA estraneo deve essere costretto ad entrare nelle cellule, che in un primo tempo lo avvertono come nemico e vorrebbero perciò respingerlo. L'ingegneria genetica ha trovato diverse tecniche: per gli animali si inserisce direttamente il DNA estraneo nel nucleo della cellula con una iniezione. Per le piante, invece, si usano due metodi: si utilizza un batterio, che si sa infettivo per la pianta, per trasportare il gene estraneo, oppure si rivestono di DNA particelle metalliche che vengono sparate sulla pianta. Alcune piante trattate geneticamente, come il pomodoro, maturano più in fretta e si conservano più a lungo di quelle non trattate. Altre, come il riso, possono avere un più alto contenuto di carotene e ferro. Mais e soia geneticamente modificati possono invece difendersi da sole e insetti, evitando così l'utilizzo di pesticidi nocivi, grazie all'introduzione di geni di origine batterica che le rendono capaci di produrre proteine insetticide. Con proteine prodotte introducendo geni di pesce, invece, la fragola e il tabacco si difendono dal gelo. Le prime colture transgeniche risalgono a soli dieci anni fa: troppo poco per conoscere gli effetti a lungo termine sull'ambiente, che potrebbe essere completamente rovinato dall'introduzione di tante specie nuove. Per il momento si sa, per esempio, che il mais geneticamente modificato ha già prodotto insetti resistenti, ricalcando quindi lo stesso meccanismo dei pesticidi tradizionali. Lo stesso vale per il rischio allergie: il mais geneticamente modificato, autorizzato solamente per gli animali, negli USA ha scatenato allergie negli uomini. Le biotecnologie, tecniche di manipolazione della materia vivente per ottenere prodotti commerciali, sono: |
| RISPOSTA   Gli scienziati hanno a lungo cercato di individuare nel cervello le zone responsabili della percezione dello scorrimento del tempo. L'impresa è riuscita a un gruppo congiunto di ricercatori del New Mexico. La percezione del tempo è fondamentale nella vita di tutti i giorni, e regola molte azioni in cui il tempismo è fondamentale, come la guida. Lo studio mostra che la percezione del tempo risiede in due aree del cervello: la corteccia parietale destra e i gangli basali. Gli scienziati avevano in realtà sospettato a lungo che i gangli basali potessero essere coinvolti nella percezione del tempo. In questa regione del cervello sono presenti infatti cellule nervose che trasmettono segnali attraverso la dopamina. Il numero di queste cellule si riduce fortemente nei pazienti affetti dal morbo di Parkinson, che spesso hanno anche problemi di percezione del tempo. La ricerca promette quindi di poter aiutare questi pazienti. Per questi studi è stata utilizzata una nuova tecnica di risonanza magnetica funzionale, che permette di individuare in ogni istante quali sono le zone del cervello più attive, osservando l'afflusso di sangue. Diciassette volontari adulti si sono sottoposti agli esperimenti, in cui l'attività del cervello veniva controllata mentre a loro veniva chiesto di percepire l'intervallo di tempo tra due note musicali identiche. Un secondo dopo la prima serie di note, i volontari ne udivano una seconda e dovevano valutare se l'intervallo era più lungo o più breve. In un secondo esperimento di controllo, agli stessi volontari è stato invece chiesto di concentrarsi sul tono delle note, senza prendere in considerazione la durata dell'intervallo. In questo modo è stato possibile identificare univocamente le aree responsabili di questo delicato compito del nostro cervello. I gangli basali: |
| RISPOSTA   Gli scienziati hanno a lungo cercato di individuare nel cervello le zone responsabili della percezione dello scorrimento del tempo. L'impresa è riuscita a un gruppo congiunto di ricercatori del New Mexico. La percezione del tempo è fondamentale nella vita di tutti i giorni, e regola molte azioni in cui il tempismo è fondamentale, come la guida. Lo studio mostra che la percezione del tempo risiede in due aree del cervello: la corteccia parietale destra e i gangli basali. Gli scienziati avevano in realtà sospettato a lungo che i gangli basali potessero essere coinvolti nella percezione del tempo. In questa regione del cervello sono presenti infatti cellule nervose che trasmettono segnali attraverso la dopamina. Il numero di queste cellule si riduce fortemente nei pazienti affetti dal morbo di Parkinson, che spesso hanno anche problemi di percezione del tempo. La ricerca promette quindi di poter aiutare questi pazienti. Per questi studi è stata utilizzata una nuova tecnica di risonanza magnetica funzionale, che permette di individuare in ogni istante quali sono le zone del cervello più attive, osservando l'afflusso di sangue. Diciassette volontari adulti si sono sottoposti agli esperimenti, in cui l'attività del cervello veniva controllata mentre a loro veniva chiesto di percepire l'intervallo di tempo tra due note musicali identiche. Un secondo dopo la prima serie di note, i volontari ne udivano una seconda e dovevano valutare se l'intervallo era più lungo o più breve. In un secondo esperimento di controllo, agli stessi volontari è stato invece chiesto di concentrarsi sul tono delle note, senza prendere in considerazione la durata dell'intervallo. In questo modo è stato possibile identificare univocamente le aree responsabili di questo delicato compito del nostro cervello. I pazienti affetti dal morbo di Parkinson: |
RISPOSTA   Gli scienziati hanno a lungo cercato di individuare nel cervello le zone responsabili della percezione dello scorrimento del tempo. L'impresa è riuscita a un gruppo congiunto di ricercatori del New Mexico. La percezione del tempo è fondamentale nella vita di tutti i giorni, e regola molte azioni in cui il tempismo è fondamentale, come la guida. Lo studio mostra che la percezione del tempo risiede in due aree del cervello: la corteccia parietale destra e i gangli basali. Gli scienziati avevano in realtà sospettato a lungo che i gangli basali potessero essere coinvolti nella percezione del tempo. In questa regione del cervello sono presenti infatti cellule nervose che trasmettono segnali attraverso la dopamina. Il numero di queste cellule si riduce fortemente nei pazienti affetti dal morbo di Parkinson, che spesso hanno anche problemi di percezione del tempo. La ricerca promette quindi di poter aiutare questi pazienti. Per questi studi è stata utilizzata una nuova tecnica di risonanza magnetica funzionale, che permette di individuare in ogni istante quali sono le zone del cervello più attive, osservando l'afflusso di sangue. Diciassette volontari adulti si sono sottoposti agli esperimenti, in cui l'attività del cervello veniva controllata mentre a loro veniva chiesto di percepire l'intervallo di tempo tra due note musicali identiche. Un secondo dopo la prima serie di note, i volontari ne udivano una seconda e dovevano valutare se l'intervallo era più lungo o più breve. In un secondo esperimento di controllo, agli stessi volontari è stato invece chiesto di concentrarsi sul tono delle note, senza prendere in considerazione la durata dell'intervallo. In questo modo è stato possibile identificare univocamente le aree responsabili di questo delicato compito del nostro cervello. Le persone che si sono sottoposte agli esperimenti sulla percezione del tempo erano: |
RISPOSTA   Gli scienziati hanno a lungo cercato di individuare nel cervello le zone responsabili della percezione dello scorrimento del tempo. L'impresa è riuscita a un gruppo congiunto di ricercatori del New Mexico. La percezione del tempo è fondamentale nella vita di tutti i giorni, e regola molte azioni in cui il tempismo è fondamentale, come la guida. Lo studio mostra che la percezione del tempo risiede in due aree del cervello: la corteccia parietale destra e i gangli basali. Gli scienziati avevano in realtà sospettato a lungo che i gangli basali potessero essere coinvolti nella percezione del tempo. In questa regione del cervello sono presenti infatti cellule nervose che trasmettono segnali attraverso la dopamina. Il numero di queste cellule si riduce fortemente nei pazienti affetti dal morbo di Parkinson, che spesso hanno anche problemi di percezione del tempo. La ricerca promette quindi di poter aiutare questi pazienti. Per questi studi è stata utilizzata una nuova tecnica di risonanza magnetica funzionale, che permette di individuare in ogni istante quali sono le zone del cervello più attive, osservando l'afflusso di sangue. Diciassette volontari adulti si sono sottoposti agli esperimenti, in cui l'attività del cervello veniva controllata mentre a loro veniva chiesto di percepire l'intervallo di tempo tra due note musicali identiche. Un secondo dopo la prima serie di note, i volontari ne udivano una seconda e dovevano valutare se l'intervallo era più lungo o più breve. In un secondo esperimento di controllo, agli stessi volontari è stato invece chiesto di concentrarsi sul tono delle note, senza prendere in considerazione la durata dell'intervallo. In questo modo è stato possibile identificare univocamente le aree responsabili di questo delicato compito del nostro cervello. La percezione dello scorrimento del tempo: |
| RISPOSTA   Gli scienziati hanno a lungo cercato di individuare nel cervello le zone responsabili della percezione dello scorrimento del tempo. L'impresa è riuscita a un gruppo congiunto di ricercatori del New Mexico. La percezione del tempo è fondamentale nella vita di tutti i giorni, e regola molte azioni in cui il tempismo è fondamentale, come la guida. Lo studio mostra che la percezione del tempo risiede in due aree del cervello: la corteccia parietale destra e i gangli basali. Gli scienziati avevano in realtà sospettato a lungo che i gangli basali potessero essere coinvolti nella percezione del tempo. In questa regione del cervello sono presenti infatti cellule nervose che trasmettono segnali attraverso la dopamina. Il numero di queste cellule si riduce fortemente nei pazienti affetti dal morbo di Parkinson, che spesso hanno anche problemi di percezione del tempo. La ricerca promette quindi di poter aiutare questi pazienti. Per questi studi è stata utilizzata una nuova tecnica di risonanza magnetica funzionale, che permette di individuare in ogni istante quali sono le zone del cervello più attive, osservando l'afflusso di sangue. Diciassette volontari adulti si sono sottoposti agli esperimenti, in cui l'attività del cervello veniva controllata mentre a loro veniva chiesto di percepire l'intervallo di tempo tra due note musicali identiche. Un secondo dopo la prima serie di note, i volontari ne udivano una seconda e dovevano valutare se l'intervallo era più lungo o più breve. In un secondo esperimento di controllo, agli stessi volontari è stato invece chiesto di concentrarsi sul tono delle note, senza prendere in considerazione la durata dell'intervallo. In questo modo è stato possibile identificare univocamente le aree responsabili di questo delicato compito del nostro cervello. La nuova tecnica della risonanza magnetica funzionale: |
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Gli esperti sono quasi tutti d'accordo: la terra d'Africa vide l'evoluzione dei primi ominidi. Le specie più antiche, in prevalenza erbivore, non osavano allontanarsi dall'area ristretta dove crescevano piante conosciute, finché, circa due milioni di anni fa, comparve un nuovo ominide: carnivoro e nato per muoversi. Quando cominciò a mangiare la carne l'uomo riuscì a sfruttare l'adattamento degli altri animali ad altri tipi di piante e a espandersi in spazi immensi. Secondo una teoria diffusa, fu Homo erectus il primo a spingersi oltre i confini dell'Africa, lasciandosi dietro una scia: le proprie ossa, ma anche attrezzi in pietra. Le amigdale rinvenute in molti siti testimoniano che Erectus è passato da lì. Esperimenti e buon senso ci dicono che si trattava di utensili da macellazione, ma non possiamo provarlo; sono pietre lavorate a forma di mandorla per adattarle al palmo della mano e che, a seconda della presa, tagliavano, schiacciavano o frantumavano, erano insomma i coltellini svizzeri del tempo. L'esame delle ossa rinvenute testimonia che Erectus rappresenterebbe la specie di ominide più alta evolutasi fino ad allora raggiungendo la statura di un metro e 80 o più, il bacino stretto lo rendeva anche più efficiente di noi sulle due gambe, aveva una struttura fisica idonea a cacciare e a correre. Forse però Homo erectus non fu il primo esploratore. Nuovi e controversi elementi, che risalgono a tempi più remoti, hanno convinto alcuni scienziati che, mentre Erectus si affermava in Africa, in Asia compariva una specie di Homo più antica. Homo erectus: