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Tutte le domande del quiz : Brani

tratto da:
Guardia di Finanza
Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018



 Esercitati su questo Quiz 

RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La proposta dell'Académie des sciences di Parigi di adottare un'unità di misura universalmente accettata che mettesse un po' d'ordine negli scambi commerciali, sarebbe forse stata accolta anche dagli Stati Uniti, se non fosse stato per l'intervento di un gruppo di corsari.La Storia, infatti, prese una piega diversa e il Sistema metrico decimale, introdotto in Francia nel 1791 (e ufficializzato per legge 4 anni dopo), non arrivò in tempo sul tavolo del Congresso, dove avrebbe potuto semplificare la vita di milioni di americani ancora alle prese con miglia, piedi e pollici.Nel 1793 il botanico e aristocratico Joseph Dombey fu incaricato di partire in missione per gli Stati Uniti con due campioni standard del nuovo sistema di misurazione: una barra per l'esatta misura di un metro, e un cilindro di rame del peso preciso di un chilo. Avrebbe dovuto attraversare l'Atlantico per incontrare negli USA Thomas Jefferson, Segretario di Stato Americano e sostenitore del nuovo sistema, che forse avrebbe potuto incoraggiarne l'adozione al Congresso. Ma una tempesta sorprese Dombey nelle acque caraibiche di Guadalupa, dove finì nelle mani di corsari britannici � personaggi accettati dal governo di Sua Maestà a patto che attaccassero soltanto le navi mercantili nemiche.Dombey fu catturato e imprigionato a Montserrat, un'isola delle Piccole Antille dove poco dopo morì; le sue merci, confiscate e messe all'asta. La Francia si adoperò allora per mandare un secondo emissario, ma quando questi finalmente arrivò, il Segretario di Stato era cambiato. Edmund Randolph, in carica dal 1794, non era particolarmente interessato a perorare la causa del nuovo sistema di misurazione. Nonostante vari provvedimenti per l'adozione sempre più estesa del Sistema metrico decimale � indicato come da preferire per gli scambi commerciali dentro e fuori gli USA � gli Stati Uniti rimangono ancora fortemente ancorati al Sistema consuetudinario statunitense (una costola del Sistema imperiale britannico), spesso impiegato nell'uso comune. (Da: Elisabetta Intini, "Perché gli USA non hanno il Sistema metrico decimale", "Focus", Mondadori Spa, 2017) Joseph Dombey NON arrivò negli Stati Uniti perché:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La proposta dell'Académie des sciences di Parigi di adottare un'unità di misura universalmente accettata che mettesse un po' d'ordine negli scambi commerciali, sarebbe forse stata accolta anche dagli Stati Uniti, se non fosse stato per l'intervento di un gruppo di corsari.La Storia, infatti, prese una piega diversa e il Sistema metrico decimale, introdotto in Francia nel 1791 (e ufficializzato per legge 4 anni dopo), non arrivò in tempo sul tavolo del Congresso, dove avrebbe potuto semplificare la vita di milioni di americani ancora alle prese con miglia, piedi e pollici.Nel 1793 il botanico e aristocratico Joseph Dombey fu incaricato di partire in missione per gli Stati Uniti con due campioni standard del nuovo sistema di misurazione: una barra per l'esatta misura di un metro, e un cilindro di rame del peso preciso di un chilo. Avrebbe dovuto attraversare l'Atlantico per incontrare negli USA Thomas Jefferson, Segretario di Stato Americano e sostenitore del nuovo sistema, che forse avrebbe potuto incoraggiarne l'adozione al Congresso. Ma una tempesta sorprese Dombey nelle acque caraibiche di Guadalupa, dove finì nelle mani di corsari britannici � personaggi accettati dal governo di Sua Maestà a patto che attaccassero soltanto le navi mercantili nemiche.Dombey fu catturato e imprigionato a Montserrat, un'isola delle Piccole Antille dove poco dopo morì; le sue merci, confiscate e messe all'asta. La Francia si adoperò allora per mandare un secondo emissario, ma quando questi finalmente arrivò, il Segretario di Stato era cambiato. Edmund Randolph, in carica dal 1794, non era particolarmente interessato a perorare la causa del nuovo sistema di misurazione. Nonostante vari provvedimenti per l'adozione sempre più estesa del Sistema metrico decimale � indicato come da preferire per gli scambi commerciali dentro e fuori gli USA � gli Stati Uniti rimangono ancora fortemente ancorati al Sistema consuetudinario statunitense (una costola del Sistema imperiale britannico), spesso impiegato nell'uso comune. (Da: Elisabetta Intini, "Perché gli USA non hanno il Sistema metrico decimale", "Focus", Mondadori Spa, 2017) Il sistema metrico decimale fu ufficializzato in Francia nel:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La proposta dell'Académie des sciences di Parigi di adottare un'unità di misura universalmente accettata che mettesse un po' d'ordine negli scambi commerciali, sarebbe forse stata accolta anche dagli Stati Uniti, se non fosse stato per l'intervento di un gruppo di corsari.La Storia, infatti, prese una piega diversa e il Sistema metrico decimale, introdotto in Francia nel 1791 (e ufficializzato per legge 4 anni dopo), non arrivò in tempo sul tavolo del Congresso, dove avrebbe potuto semplificare la vita di milioni di americani ancora alle prese con miglia, piedi e pollici.Nel 1793 il botanico e aristocratico Joseph Dombey fu incaricato di partire in missione per gli Stati Uniti con due campioni standard del nuovo sistema di misurazione: una barra per l'esatta misura di un metro, e un cilindro di rame del peso preciso di un chilo. Avrebbe dovuto attraversare l'Atlantico per incontrare negli USA Thomas Jefferson, Segretario di Stato Americano e sostenitore del nuovo sistema, che forse avrebbe potuto incoraggiarne l'adozione al Congresso. Ma una tempesta sorprese Dombey nelle acque caraibiche di Guadalupa, dove finì nelle mani di corsari britannici � personaggi accettati dal governo di Sua Maestà a patto che attaccassero soltanto le navi mercantili nemiche.Dombey fu catturato e imprigionato a Montserrat, un'isola delle Piccole Antille dove poco dopo morì; le sue merci, confiscate e messe all'asta. La Francia si adoperò allora per mandare un secondo emissario, ma quando questi finalmente arrivò, il Segretario di Stato era cambiato. Edmund Randolph, in carica dal 1794, non era particolarmente interessato a perorare la causa del nuovo sistema di misurazione. Nonostante vari provvedimenti per l'adozione sempre più estesa del Sistema metrico decimale � indicato come da preferire per gli scambi commerciali dentro e fuori gli USA � gli Stati Uniti rimangono ancora fortemente ancorati al Sistema consuetudinario statunitense (una costola del Sistema imperiale britannico), spesso impiegato nell'uso comune. (Da: Elisabetta Intini, "Perché gli USA non hanno il Sistema metrico decimale", "Focus", Mondadori Spa, 2017) Jospeh Dombey, nel suo viaggio verso gli Stati Uniti, portò con sé:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La proposta dell'Académie des sciences di Parigi di adottare un'unità di misura universalmente accettata che mettesse un po' d'ordine negli scambi commerciali, sarebbe forse stata accolta anche dagli Stati Uniti, se non fosse stato per l'intervento di un gruppo di corsari.La Storia, infatti, prese una piega diversa e il Sistema metrico decimale, introdotto in Francia nel 1791 (e ufficializzato per legge 4 anni dopo), non arrivò in tempo sul tavolo del Congresso, dove avrebbe potuto semplificare la vita di milioni di americani ancora alle prese con miglia, piedi e pollici.Nel 1793 il botanico e aristocratico Joseph Dombey fu incaricato di partire in missione per gli Stati Uniti con due campioni standard del nuovo sistema di misurazione: una barra per l'esatta misura di un metro, e un cilindro di rame del peso preciso di un chilo. Avrebbe dovuto attraversare l'Atlantico per incontrare negli USA Thomas Jefferson, Segretario di Stato Americano e sostenitore del nuovo sistema, che forse avrebbe potuto incoraggiarne l'adozione al Congresso. Ma una tempesta sorprese Dombey nelle acque caraibiche di Guadalupa, dove finì nelle mani di corsari britannici � personaggi accettati dal governo di Sua Maestà a patto che attaccassero soltanto le navi mercantili nemiche.Dombey fu catturato e imprigionato a Montserrat, un'isola delle Piccole Antille dove poco dopo morì; le sue merci, confiscate e messe all'asta. La Francia si adoperò allora per mandare un secondo emissario, ma quando questi finalmente arrivò, il Segretario di Stato era cambiato. Edmund Randolph, in carica dal 1794, non era particolarmente interessato a perorare la causa del nuovo sistema di misurazione. Nonostante vari provvedimenti per l'adozione sempre più estesa del Sistema metrico decimale � indicato come da preferire per gli scambi commerciali dentro e fuori gli USA � gli Stati Uniti rimangono ancora fortemente ancorati al Sistema consuetudinario statunitense (una costola del Sistema imperiale britannico), spesso impiegato nell'uso comune. (Da: Elisabetta Intini, "Perché gli USA non hanno il Sistema metrico decimale", "Focus", Mondadori Spa, 2017) Il Sistema consuetudinario statunitense deriva dal:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La proposta dell'Académie des sciences di Parigi di adottare un'unità di misura universalmente accettata che mettesse un po' d'ordine negli scambi commerciali, sarebbe forse stata accolta anche dagli Stati Uniti, se non fosse stato per l'intervento di un gruppo di corsari.La Storia, infatti, prese una piega diversa e il Sistema metrico decimale, introdotto in Francia nel 1791 (e ufficializzato per legge 4 anni dopo), non arrivò in tempo sul tavolo del Congresso, dove avrebbe potuto semplificare la vita di milioni di americani ancora alle prese con miglia, piedi e pollici.Nel 1793 il botanico e aristocratico Joseph Dombey fu incaricato di partire in missione per gli Stati Uniti con due campioni standard del nuovo sistema di misurazione: una barra per l'esatta misura di un metro, e un cilindro di rame del peso preciso di un chilo. Avrebbe dovuto attraversare l'Atlantico per incontrare negli USA Thomas Jefferson, Segretario di Stato Americano e sostenitore del nuovo sistema, che forse avrebbe potuto incoraggiarne l'adozione al Congresso. Ma una tempesta sorprese Dombey nelle acque caraibiche di Guadalupa, dove finì nelle mani di corsari britannici � personaggi accettati dal governo di Sua Maestà a patto che attaccassero soltanto le navi mercantili nemiche.Dombey fu catturato e imprigionato a Montserrat, un'isola delle Piccole Antille dove poco dopo morì; le sue merci, confiscate e messe all'asta. La Francia si adoperò allora per mandare un secondo emissario, ma quando questi finalmente arrivò, il Segretario di Stato era cambiato. Edmund Randolph, in carica dal 1794, non era particolarmente interessato a perorare la causa del nuovo sistema di misurazione. Nonostante vari provvedimenti per l'adozione sempre più estesa del Sistema metrico decimale � indicato come da preferire per gli scambi commerciali dentro e fuori gli USA � gli Stati Uniti rimangono ancora fortemente ancorati al Sistema consuetudinario statunitense (una costola del Sistema imperiale britannico), spesso impiegato nell'uso comune. (Da: Elisabetta Intini, "Perché gli USA non hanno il Sistema metrico decimale", "Focus", Mondadori Spa, 2017) Il secondo emissario mandato dalla Francia fallì la sua missione perché:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La scrittura egizia nacque presumibilmente nella regione del delta del Nilo, in un'epoca all'incirca contemporanea a quella in cui si affermò la scrittura cuneiforme in Mesopotamia. I primi esempi di scrittura geroglifica di cui disponiamo risalgono al 3000 a.C. circa, mentre gli ultimi sono del III d.C., quando progressivamente la scrittura geroglifica fu sostituita da quella copta, il cui alfabeto era derivato da quello greco.È solo all'inizio dell'Ottocento che Jean-François Champollion, uno studioso tanto accanito quanto geniale, riuscì a decifrarla. L'occasione gli fu offerta da una sensazionale scoperta: nel 1799 un soldato della spedizione di Napoleone in Egitto trovò, nei pressi della città di Rosetta, una lastra di basalto nero � da allora nota con il nome di "Stele di Rosetta" � contenente un testo inciso in tre differenti lingue. Nella prima parte l'iscrizione si presentava in caratteri geroglifici, nella seconda in demotico (la semplificazione "popolare" dei geroglifici introdotta a partire dal secolo VII a.C.) e nella terza il testo era ripetuto in greco. Il testo greco venne subito tradotto da un generale di Napoleone: risaliva al 196 a.C. ed era una dedica di ringraziamento del collegio sacerdotale di Menfi al re Tolomeo V Epifane. E proprio grazie alla versione in lingua greca, Champollion, che conosceva alla perfezione nove lingue antiche (latino, greco, ebraico, arabo, siriaco, caldeo, copto, persiano e sanscrito), mediante accurati confronti con altri testi, fu in grado nel 1822 di decifrare i geroglifici.Dopo la decifrazione di Champollion e gli studi che a essa fecero seguito, fu dunque possibile leggere e interpretare moltissimi altri testi e aprire in tal modo una nuova epoca per la conoscenza dell'antico Egitto e della sua civiltà. (da: E. Cantarella, G. Guidorizzi, "Storia antica e medievale", Einaudi) La scrittura copta:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La scrittura egizia nacque presumibilmente nella regione del delta del Nilo, in un'epoca all'incirca contemporanea a quella in cui si affermò la scrittura cuneiforme in Mesopotamia. I primi esempi di scrittura geroglifica di cui disponiamo risalgono al 3000 a.C. circa, mentre gli ultimi sono del III d.C., quando progressivamente la scrittura geroglifica fu sostituita da quella copta, il cui alfabeto era derivato da quello greco.È solo all'inizio dell'Ottocento che Jean-François Champollion, uno studioso tanto accanito quanto geniale, riuscì a decifrarla. L'occasione gli fu offerta da una sensazionale scoperta: nel 1799 un soldato della spedizione di Napoleone in Egitto trovò, nei pressi della città di Rosetta, una lastra di basalto nero � da allora nota con il nome di "Stele di Rosetta" � contenente un testo inciso in tre differenti lingue. Nella prima parte l'iscrizione si presentava in caratteri geroglifici, nella seconda in demotico (la semplificazione "popolare" dei geroglifici introdotta a partire dal secolo VII a.C.) e nella terza il testo era ripetuto in greco. Il testo greco venne subito tradotto da un generale di Napoleone: risaliva al 196 a.C. ed era una dedica di ringraziamento del collegio sacerdotale di Menfi al re Tolomeo V Epifane. E proprio grazie alla versione in lingua greca, Champollion, che conosceva alla perfezione nove lingue antiche (latino, greco, ebraico, arabo, siriaco, caldeo, copto, persiano e sanscrito), mediante accurati confronti con altri testi, fu in grado nel 1822 di decifrare i geroglifici.Dopo la decifrazione di Champollion e gli studi che a essa fecero seguito, fu dunque possibile leggere e interpretare moltissimi altri testi e aprire in tal modo una nuova epoca per la conoscenza dell'antico Egitto e della sua civiltà. (da: E. Cantarella, G. Guidorizzi, "Storia antica e medievale", Einaudi) La cosiddetta "Stele di Rosetta" fu ritrovata da:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La scrittura egizia nacque presumibilmente nella regione del delta del Nilo, in un'epoca all'incirca contemporanea a quella in cui si affermò la scrittura cuneiforme in Mesopotamia. I primi esempi di scrittura geroglifica di cui disponiamo risalgono al 3000 a.C. circa, mentre gli ultimi sono del III d.C., quando progressivamente la scrittura geroglifica fu sostituita da quella copta, il cui alfabeto era derivato da quello greco.È solo all'inizio dell'Ottocento che Jean-François Champollion, uno studioso tanto accanito quanto geniale, riuscì a decifrarla. L'occasione gli fu offerta da una sensazionale scoperta: nel 1799 un soldato della spedizione di Napoleone in Egitto trovò, nei pressi della città di Rosetta, una lastra di basalto nero � da allora nota con il nome di "Stele di Rosetta" � contenente un testo inciso in tre differenti lingue. Nella prima parte l'iscrizione si presentava in caratteri geroglifici, nella seconda in demotico (la semplificazione "popolare" dei geroglifici introdotta a partire dal secolo VII a.C.) e nella terza il testo era ripetuto in greco. Il testo greco venne subito tradotto da un generale di Napoleone: risaliva al 196 a.C. ed era una dedica di ringraziamento del collegio sacerdotale di Menfi al re Tolomeo V Epifane. E proprio grazie alla versione in lingua greca, Champollion, che conosceva alla perfezione nove lingue antiche (latino, greco, ebraico, arabo, siriaco, caldeo, copto, persiano e sanscrito), mediante accurati confronti con altri testi, fu in grado nel 1822 di decifrare i geroglifici.Dopo la decifrazione di Champollion e gli studi che a essa fecero seguito, fu dunque possibile leggere e interpretare moltissimi altri testi e aprire in tal modo una nuova epoca per la conoscenza dell'antico Egitto e della sua civiltà. (da: E. Cantarella, G. Guidorizzi, "Storia antica e medievale", Einaudi) La "Stele di Rosetta" recava un'iscrizione in:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La scrittura egizia nacque presumibilmente nella regione del delta del Nilo, in un'epoca all'incirca contemporanea a quella in cui si affermò la scrittura cuneiforme in Mesopotamia. I primi esempi di scrittura geroglifica di cui disponiamo risalgono al 3000 a.C. circa, mentre gli ultimi sono del III d.C., quando progressivamente la scrittura geroglifica fu sostituita da quella copta, il cui alfabeto era derivato da quello greco.È solo all'inizio dell'Ottocento che Jean-François Champollion, uno studioso tanto accanito quanto geniale, riuscì a decifrarla. L'occasione gli fu offerta da una sensazionale scoperta: nel 1799 un soldato della spedizione di Napoleone in Egitto trovò, nei pressi della città di Rosetta, una lastra di basalto nero � da allora nota con il nome di "Stele di Rosetta" � contenente un testo inciso in tre differenti lingue. Nella prima parte l'iscrizione si presentava in caratteri geroglifici, nella seconda in demotico (la semplificazione "popolare" dei geroglifici introdotta a partire dal secolo VII a.C.) e nella terza il testo era ripetuto in greco. Il testo greco venne subito tradotto da un generale di Napoleone: risaliva al 196 a.C. ed era una dedica di ringraziamento del collegio sacerdotale di Menfi al re Tolomeo V Epifane. E proprio grazie alla versione in lingua greca, Champollion, che conosceva alla perfezione nove lingue antiche (latino, greco, ebraico, arabo, siriaco, caldeo, copto, persiano e sanscrito), mediante accurati confronti con altri testi, fu in grado nel 1822 di decifrare i geroglifici.Dopo la decifrazione di Champollion e gli studi che a essa fecero seguito, fu dunque possibile leggere e interpretare moltissimi altri testi e aprire in tal modo una nuova epoca per la conoscenza dell'antico Egitto e della sua civiltà. (da: E. Cantarella, G. Guidorizzi, "Storia antica e medievale", Einaudi) Champollion riuscì a decifrare la scrittura geroglifica grazie:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La scrittura egizia nacque presumibilmente nella regione del delta del Nilo, in un'epoca all'incirca contemporanea a quella in cui si affermò la scrittura cuneiforme in Mesopotamia. I primi esempi di scrittura geroglifica di cui disponiamo risalgono al 3000 a.C. circa, mentre gli ultimi sono del III d.C., quando progressivamente la scrittura geroglifica fu sostituita da quella copta, il cui alfabeto era derivato da quello greco.È solo all'inizio dell'Ottocento che Jean-François Champollion, uno studioso tanto accanito quanto geniale, riuscì a decifrarla. L'occasione gli fu offerta da una sensazionale scoperta: nel 1799 un soldato della spedizione di Napoleone in Egitto trovò, nei pressi della città di Rosetta, una lastra di basalto nero � da allora nota con il nome di "Stele di Rosetta" � contenente un testo inciso in tre differenti lingue. Nella prima parte l'iscrizione si presentava in caratteri geroglifici, nella seconda in demotico (la semplificazione "popolare" dei geroglifici introdotta a partire dal secolo VII a.C.) e nella terza il testo era ripetuto in greco. Il testo greco venne subito tradotto da un generale di Napoleone: risaliva al 196 a.C. ed era una dedica di ringraziamento del collegio sacerdotale di Menfi al re Tolomeo V Epifane. E proprio grazie alla versione in lingua greca, Champollion, che conosceva alla perfezione nove lingue antiche (latino, greco, ebraico, arabo, siriaco, caldeo, copto, persiano e sanscrito), mediante accurati confronti con altri testi, fu in grado nel 1822 di decifrare i geroglifici.Dopo la decifrazione di Champollion e gli studi che a essa fecero seguito, fu dunque possibile leggere e interpretare moltissimi altri testi e aprire in tal modo una nuova epoca per la conoscenza dell'antico Egitto e della sua civiltà. (da: E. Cantarella, G. Guidorizzi, "Storia antica e medievale", Einaudi) Perché gli studi di Champollion furono, secondo il pensiero degli autori del brano, determinanti per la storia?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. La sicurezza delle comunicazioni è un problema sempre più sentito; per evitare che i messaggi vengano letti da occhi indiscreti, è possibile criptarli [1], ma anche questa procedura ha un punto debole: la distribuzione delle chiavi di decifrazione del messaggio criptato. Se infatti la chiave viene intercettata, il messaggio sarà decifrabile a prescindere dalla forza del sistema crittografico usato.La soluzione ideale sarebbe offerta dalle reti quantistiche, che per inviare la chiave di cifratura sfruttano le proprietà quantomeccaniche dei singoli fotoni, e in particolare il principio di indeterminazione di Heisenberg.Questa legge della meccanica quantistica dice che l'atto stesso di osservare una particella elementare ne altera alcune proprietà, fra cui l'eventuale stato di polarizzazione di un fotone, ovvero la direzione di oscillazione del campo elettromagnetico nello spazio, usato come vettore di un bit d'informazione (o più propriamente un qubit, o bit di informazione quantistica).Grazie a questo principio, se il ricevente vede che lo stato di polarizzazione dei fotoni usati per trasmettere la chiave è alterato, sa che sono stati intercettati, e che quindi la chiave non è sicura e che il suo interlocutore deve fargli avere una nuova chiave prima di inviare i messaggi criptati. Se invece lo stato dei fotoni è inalterato, la trasmissione dei messaggi potrà avvenire in sicurezza.Tuttavia, i dispositivi che producono e leggono i singoli fotoni con cui è codificata la chiave quantistica sono lenti, e il segnale quantistico si degrada se prima di arrivare a destinazione deve passare per un innumerevoli nodi di smistamento come avviene nelle normali linee di comunicazione. Queste difficoltà hanno finora impedito la diffusione dei sistemi di distribuzione quantistica delle chiavi, che attualmente sono usati da un numero ristretto di utenti, per lo più grandi società multinazionali, che usano reti dedicate per l'invio delle chiavi quantistiche.Il nuovo protocollo di comunicazione messo a punto da Pirandola e colleghi riesce a superare questo limite, aumentando di tre ordini di grandezza la velocità di trasmissione delle chiavi e garantendo l'arrivo di un segnale perfettamente utilizzabile a una distanza di 25 chilometri, anche nelle condizioni tipiche di un sistema di instradamento del messaggio a molti nodi. (Tratto da: "Le Scienze", "Un protocollo più efficiente per la crittografia quantistica") Il nuovo protocollo messo a punto da Pirandola:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. La sicurezza delle comunicazioni è un problema sempre più sentito; per evitare che i messaggi vengano letti da occhi indiscreti, è possibile criptarli [1], ma anche questa procedura ha un punto debole: la distribuzione delle chiavi di decifrazione del messaggio criptato. Se infatti la chiave viene intercettata, il messaggio sarà decifrabile a prescindere dalla forza del sistema crittografico usato.La soluzione ideale sarebbe offerta dalle reti quantistiche, che per inviare la chiave di cifratura sfruttano le proprietà quantomeccaniche dei singoli fotoni, e in particolare il principio di indeterminazione di Heisenberg.Questa legge della meccanica quantistica dice che l'atto stesso di osservare una particella elementare ne altera alcune proprietà, fra cui l'eventuale stato di polarizzazione di un fotone, ovvero la direzione di oscillazione del campo elettromagnetico nello spazio, usato come vettore di un bit d'informazione (o più propriamente un qubit, o bit di informazione quantistica).Grazie a questo principio, se il ricevente vede che lo stato di polarizzazione dei fotoni usati per trasmettere la chiave è alterato, sa che sono stati intercettati, e che quindi la chiave non è sicura e che il suo interlocutore deve fargli avere una nuova chiave prima di inviare i messaggi criptati. Se invece lo stato dei fotoni è inalterato, la trasmissione dei messaggi potrà avvenire in sicurezza.Tuttavia, i dispositivi che producono e leggono i singoli fotoni con cui è codificata la chiave quantistica sono lenti, e il segnale quantistico si degrada se prima di arrivare a destinazione deve passare per un innumerevoli nodi di smistamento come avviene nelle normali linee di comunicazione. Queste difficoltà hanno finora impedito la diffusione dei sistemi di distribuzione quantistica delle chiavi, che attualmente sono usati da un numero ristretto di utenti, per lo più grandi società multinazionali, che usano reti dedicate per l'invio delle chiavi quantistiche.Il nuovo protocollo di comunicazione messo a punto da Pirandola e colleghi riesce a superare questo limite, aumentando di tre ordini di grandezza la velocità di trasmissione delle chiavi e garantendo l'arrivo di un segnale perfettamente utilizzabile a una distanza di 25 chilometri, anche nelle condizioni tipiche di un sistema di instradamento del messaggio a molti nodi. (Tratto da: "Le Scienze", "Un protocollo più efficiente per la crittografia quantistica") Il termine "criptare" [1] è sinonimo di:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La sicurezza delle comunicazioni è un problema sempre più sentito; per evitare che i messaggi vengano letti da occhi indiscreti, è possibile criptarli [1], ma anche questa procedura ha un punto debole: la distribuzione delle chiavi di decifrazione del messaggio criptato. Se infatti la chiave viene intercettata, il messaggio sarà decifrabile a prescindere dalla forza del sistema crittografico usato.La soluzione ideale sarebbe offerta dalle reti quantistiche, che per inviare la chiave di cifratura sfruttano le proprietà quantomeccaniche dei singoli fotoni, e in particolare il principio di indeterminazione di Heisenberg.Questa legge della meccanica quantistica dice che l'atto stesso di osservare una particella elementare ne altera alcune proprietà, fra cui l'eventuale stato di polarizzazione di un fotone, ovvero la direzione di oscillazione del campo elettromagnetico nello spazio, usato come vettore di un bit d'informazione (o più propriamente un qubit, o bit di informazione quantistica).Grazie a questo principio, se il ricevente vede che lo stato di polarizzazione dei fotoni usati per trasmettere la chiave è alterato, sa che sono stati intercettati, e che quindi la chiave non è sicura e che il suo interlocutore deve fargli avere una nuova chiave prima di inviare i messaggi criptati. Se invece lo stato dei fotoni è inalterato, la trasmissione dei messaggi potrà avvenire in sicurezza.Tuttavia, i dispositivi che producono e leggono i singoli fotoni con cui è codificata la chiave quantistica sono lenti, e il segnale quantistico si degrada se prima di arrivare a destinazione deve passare per un innumerevoli nodi di smistamento come avviene nelle normali linee di comunicazione. Queste difficoltà hanno finora impedito la diffusione dei sistemi di distribuzione quantistica delle chiavi, che attualmente sono usati da un numero ristretto di utenti, per lo più grandi società multinazionali, che usano reti dedicate per l'invio delle chiavi quantistiche.Il nuovo protocollo di comunicazione messo a punto da Pirandola e colleghi riesce a superare questo limite, aumentando di tre ordini di grandezza la velocità di trasmissione delle chiavi e garantendo l'arrivo di un segnale perfettamente utilizzabile a una distanza di 25 chilometri, anche nelle condizioni tipiche di un sistema di instradamento del messaggio a molti nodi. (Tratto da: "Le Scienze", "Un protocollo più efficiente per la crittografia quantistica") Qual è il principale punto debole dei meccanismi di crittografia?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La sicurezza delle comunicazioni è un problema sempre più sentito; per evitare che i messaggi vengano letti da occhi indiscreti, è possibile criptarli [1], ma anche questa procedura ha un punto debole: la distribuzione delle chiavi di decifrazione del messaggio criptato. Se infatti la chiave viene intercettata, il messaggio sarà decifrabile a prescindere dalla forza del sistema crittografico usato.La soluzione ideale sarebbe offerta dalle reti quantistiche, che per inviare la chiave di cifratura sfruttano le proprietà quantomeccaniche dei singoli fotoni, e in particolare il principio di indeterminazione di Heisenberg.Questa legge della meccanica quantistica dice che l'atto stesso di osservare una particella elementare ne altera alcune proprietà, fra cui l'eventuale stato di polarizzazione di un fotone, ovvero la direzione di oscillazione del campo elettromagnetico nello spazio, usato come vettore di un bit d'informazione (o più propriamente un qubit, o bit di informazione quantistica).Grazie a questo principio, se il ricevente vede che lo stato di polarizzazione dei fotoni usati per trasmettere la chiave è alterato, sa che sono stati intercettati, e che quindi la chiave non è sicura e che il suo interlocutore deve fargli avere una nuova chiave prima di inviare i messaggi criptati. Se invece lo stato dei fotoni è inalterato, la trasmissione dei messaggi potrà avvenire in sicurezza.Tuttavia, i dispositivi che producono e leggono i singoli fotoni con cui è codificata la chiave quantistica sono lenti, e il segnale quantistico si degrada se prima di arrivare a destinazione deve passare per un innumerevoli nodi di smistamento come avviene nelle normali linee di comunicazione. Queste difficoltà hanno finora impedito la diffusione dei sistemi di distribuzione quantistica delle chiavi, che attualmente sono usati da un numero ristretto di utenti, per lo più grandi società multinazionali, che usano reti dedicate per l'invio delle chiavi quantistiche.Il nuovo protocollo di comunicazione messo a punto da Pirandola e colleghi riesce a superare questo limite, aumentando di tre ordini di grandezza la velocità di trasmissione delle chiavi e garantendo l'arrivo di un segnale perfettamente utilizzabile a una distanza di 25 chilometri, anche nelle condizioni tipiche di un sistema di instradamento del messaggio a molti nodi. (Tratto da: "Le Scienze", "Un protocollo più efficiente per la crittografia quantistica") Perché il principio di indeterminazione di Heinsenberg può essere utilizzato per inviare chiave cifrate sicure?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La sicurezza delle comunicazioni è un problema sempre più sentito; per evitare che i messaggi vengano letti da occhi indiscreti, è possibile criptarli [1], ma anche questa procedura ha un punto debole: la distribuzione delle chiavi di decifrazione del messaggio criptato. Se infatti la chiave viene intercettata, il messaggio sarà decifrabile a prescindere dalla forza del sistema crittografico usato.La soluzione ideale sarebbe offerta dalle reti quantistiche, che per inviare la chiave di cifratura sfruttano le proprietà quantomeccaniche dei singoli fotoni, e in particolare il principio di indeterminazione di Heisenberg.Questa legge della meccanica quantistica dice che l'atto stesso di osservare una particella elementare ne altera alcune proprietà, fra cui l'eventuale stato di polarizzazione di un fotone, ovvero la direzione di oscillazione del campo elettromagnetico nello spazio, usato come vettore di un bit d'informazione (o più propriamente un qubit, o bit di informazione quantistica).Grazie a questo principio, se il ricevente vede che lo stato di polarizzazione dei fotoni usati per trasmettere la chiave è alterato, sa che sono stati intercettati, e che quindi la chiave non è sicura e che il suo interlocutore deve fargli avere una nuova chiave prima di inviare i messaggi criptati. Se invece lo stato dei fotoni è inalterato, la trasmissione dei messaggi potrà avvenire in sicurezza.Tuttavia, i dispositivi che producono e leggono i singoli fotoni con cui è codificata la chiave quantistica sono lenti, e il segnale quantistico si degrada se prima di arrivare a destinazione deve passare per un innumerevoli nodi di smistamento come avviene nelle normali linee di comunicazione. Queste difficoltà hanno finora impedito la diffusione dei sistemi di distribuzione quantistica delle chiavi, che attualmente sono usati da un numero ristretto di utenti, per lo più grandi società multinazionali, che usano reti dedicate per l'invio delle chiavi quantistiche.Il nuovo protocollo di comunicazione messo a punto da Pirandola e colleghi riesce a superare questo limite, aumentando di tre ordini di grandezza la velocità di trasmissione delle chiavi e garantendo l'arrivo di un segnale perfettamente utilizzabile a una distanza di 25 chilometri, anche nelle condizioni tipiche di un sistema di instradamento del messaggio a molti nodi. (Tratto da: "Le Scienze", "Un protocollo più efficiente per la crittografia quantistica") Quale delle seguenti NON è indicata come ragione della scarsa diffusione delle chiavi quantistiche?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La storia culturale romana ha remoti collegamenti con l'antica civiltà greca, sviluppatasi nel bacino dell'Egeo a far data dal terzo millennio a.C., civiltà che privilegia la scienza, l'arte, la filosofia e la letteratura. Roma recepisce [1] questa civiltà, avvalendosi di una eccezionale capacità organizzativa, che rivela attraverso la sicurezza della linea politica e la qualità delle istituzioni giuridiche, le quali si compendiano in una legislazione sorretta da una mentalità costruttiva e razionale. In tal modo il diritto, oltre ad assolvere alla sua funzione primaria di strumento di organizzazione della vita civile, attraverso la concreta normativa, diviene oggetto di meditazione da parte dei giuristi che gradualmente elaborano proposizioni logiche e sistematiche, così avviando quel discorso della scienza del diritto, cui attende il giurista moderno. (Da: Pastori, "Gli istituti romanistici come storia e vita del diritto", Cisalpino, pag. 73) Quale di queste affermazioni relative all'antica civiltà greca è desumibile da quanto si dice nel brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La storia culturale romana ha remoti collegamenti con l'antica civiltà greca, sviluppatasi nel bacino dell'Egeo a far data dal terzo millennio a.C., civiltà che privilegia la scienza, l'arte, la filosofia e la letteratura. Roma recepisce [1] questa civiltà, avvalendosi di una eccezionale capacità organizzativa, che rivela attraverso la sicurezza della linea politica e la qualità delle istituzioni giuridiche, le quali si compendiano in una legislazione sorretta da una mentalità costruttiva e razionale. In tal modo il diritto, oltre ad assolvere alla sua funzione primaria di strumento di organizzazione della vita civile, attraverso la concreta normativa, diviene oggetto di meditazione da parte dei giuristi che gradualmente elaborano proposizioni logiche e sistematiche, così avviando quel discorso della scienza del diritto, cui attende il giurista moderno. (Da: Pastori, "Gli istituti romanistici come storia e vita del diritto", Cisalpino, pag. 73) Qual è il significato del verbo "recepisce" [1] impiegato nel brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La storia culturale romana ha remoti collegamenti con l'antica civiltà greca, sviluppatasi nel bacino dell'Egeo a far data dal terzo millennio a.C., civiltà che privilegia la scienza, l'arte, la filosofia e la letteratura. Roma recepisce [1] questa civiltà, avvalendosi di una eccezionale capacità organizzativa, che rivela attraverso la sicurezza della linea politica e la qualità delle istituzioni giuridiche, le quali si compendiano in una legislazione sorretta da una mentalità costruttiva e razionale. In tal modo il diritto, oltre ad assolvere alla sua funzione primaria di strumento di organizzazione della vita civile, attraverso la concreta normativa, diviene oggetto di meditazione da parte dei giuristi che gradualmente elaborano proposizioni logiche e sistematiche, così avviando quel discorso della scienza del diritto, cui attende il giurista moderno. (Da: Pastori, "Gli istituti romanistici come storia e vita del diritto", Cisalpino, pag. 73) Secondo l'autore, la scienza del diritto trova la sua origine:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La storia culturale romana ha remoti collegamenti con l'antica civiltà greca, sviluppatasi nel bacino dell'Egeo a far data dal terzo millennio a.C., civiltà che privilegia la scienza, l'arte, la filosofia e la letteratura. Roma recepisce [1] questa civiltà, avvalendosi di una eccezionale capacità organizzativa, che rivela attraverso la sicurezza della linea politica e la qualità delle istituzioni giuridiche, le quali si compendiano in una legislazione sorretta da una mentalità costruttiva e razionale. In tal modo il diritto, oltre ad assolvere alla sua funzione primaria di strumento di organizzazione della vita civile, attraverso la concreta normativa, diviene oggetto di meditazione da parte dei giuristi che gradualmente elaborano proposizioni logiche e sistematiche, così avviando quel discorso della scienza del diritto, cui attende il giurista moderno. (Da: Pastori, "Gli istituti romanistici come storia e vita del diritto", Cisalpino, pag. 73) L'eccezionale capacità organizzativa di Roma, stando a quanto si dice nel brano, si coglie attraverso:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. La storia culturale romana ha remoti collegamenti con l'antica civiltà greca, sviluppatasi nel bacino dell'Egeo a far data dal terzo millennio a.C., civiltà che privilegia la scienza, l'arte, la filosofia e la letteratura. Roma recepisce [1] questa civiltà, avvalendosi di una eccezionale capacità organizzativa, che rivela attraverso la sicurezza della linea politica e la qualità delle istituzioni giuridiche, le quali si compendiano in una legislazione sorretta da una mentalità costruttiva e razionale. In tal modo il diritto, oltre ad assolvere alla sua funzione primaria di strumento di organizzazione della vita civile, attraverso la concreta normativa, diviene oggetto di meditazione da parte dei giuristi che gradualmente elaborano proposizioni logiche e sistematiche, così avviando quel discorso della scienza del diritto, cui attende il giurista moderno. (Da: Pastori, "Gli istituti romanistici come storia e vita del diritto", Cisalpino, pag. 73) Qual è secondo l'autore una delle funzioni del diritto?

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