Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Osservando il cosmo si può avere l'impressione che le galassie siano in posizioni più o meno casuali, che non vi sia alcuno schema. In realtà, l'universo presenta strutture su grande scala, giganteschi ammassi di galassie, formatesi in uno dei primi momenti di esistenza dell'universo, quando cioè, si devono essere prodotte delle onde di densità. Le zone più dense collassarono poi sotto il loro stesso peso e la loro forza gravitazionale attirò altro materiale dai dintorni. È in questi giganteschi oggetti che ebbe luogo la formazione delle galassie e delle stelle che le popolano. Spiegare, però, l'origine delle onde di densità iniziali, e quindi della distribuzione anisotropa della materia dell'universo, è uno dei grandi problemi della cosmologia moderna. Molti astronomi, poi, pensano che gli ammassi di galassie siano strutture altamente instabili, capaci di variare repentinamente, almeno su scale di tempo astronomiche. Un articolo pubblicato da ricercatori dell'università di Oxford presenta, però, un quadro della situazione molto differente. Misurando la posizione degli ammassi di galassie ai giorni nostri e via via nel passato, quando l'universo era circa 5 miliardi di anni più giovane di adesso, gli studiosi hanno scoperto che gli ammassi di galassie non sono cambiati poi molto. In pratica, passato il primo periodo in cui le galassie sono state sede di una intensissima fase di formazione stellare, perché era disponibile abbondante materiale, esse si sono adagiate in una vita tranquilla. Recentemente è stato pubblicato un articolo da alcuni ricercatori di Oxford: |
| RISPOSTA   Osservando il cosmo si può avere l'impressione che le galassie siano in posizioni più o meno casuali, che non vi sia alcuno schema. In realtà, l'universo presenta strutture su grande scala, giganteschi ammassi di galassie, formatesi in uno dei primi momenti di esistenza dell'universo, quando cioè, si devono essere prodotte delle onde di densità. Le zone più dense collassarono poi sotto il loro stesso peso e la loro forza gravitazionale attirò altro materiale dai dintorni. È in questi giganteschi oggetti che ebbe luogo la formazione delle galassie e delle stelle che le popolano. Spiegare, però, l'origine delle onde di densità iniziali, e quindi della distribuzione anisotropa della materia dell'universo, è uno dei grandi problemi della cosmologia moderna. Molti astronomi, poi, pensano che gli ammassi di galassie siano strutture altamente instabili, capaci di variare repentinamente, almeno su scale di tempo astronomiche. Un articolo pubblicato da ricercatori dell'università di Oxford presenta, però, un quadro della situazione molto differente. Misurando la posizione degli ammassi di galassie ai giorni nostri e via via nel passato, quando l'universo era circa 5 miliardi di anni più giovane di adesso, gli studiosi hanno scoperto che gli ammassi di galassie non sono cambiati poi molto. In pratica, passato il primo periodo in cui le galassie sono state sede di una intensissima fase di formazione stellare, perché era disponibile abbondante materiale, esse si sono adagiate in una vita tranquilla. E' abbastanza diffusa tra gli astronomi: |
| RISPOSTA   Osservando il cosmo si può avere l'impressione che le galassie siano in posizioni più o meno casuali, che non vi sia alcuno schema. In realtà, l'universo presenta strutture su grande scala, giganteschi ammassi di galassie, formatesi in uno dei primi momenti di esistenza dell'universo, quando cioè, si devono essere prodotte delle onde di densità. Le zone più dense collassarono poi sotto il loro stesso peso e la loro forza gravitazionale attirò altro materiale dai dintorni. È in questi giganteschi oggetti che ebbe luogo la formazione delle galassie e delle stelle che le popolano. Spiegare, però, l'origine delle onde di densità iniziali, e quindi della distribuzione anisotropa della materia dell'universo, è uno dei grandi problemi della cosmologia moderna. Molti astronomi, poi, pensano che gli ammassi di galassie siano strutture altamente instabili, capaci di variare repentinamente, almeno su scale di tempo astronomiche. Un articolo pubblicato da ricercatori dell'università di Oxford presenta, però, un quadro della situazione molto differente. Misurando la posizione degli ammassi di galassie ai giorni nostri e via via nel passato, quando l'universo era circa 5 miliardi di anni più giovane di adesso, gli studiosi hanno scoperto che gli ammassi di galassie non sono cambiati poi molto. In pratica, passato il primo periodo in cui le galassie sono state sede di una intensissima fase di formazione stellare, perché era disponibile abbondante materiale, esse si sono adagiate in una vita tranquilla. La cosmologia moderna: |
| RISPOSTA   Osservando il cosmo si può avere l'impressione che le galassie siano in posizioni più o meno casuali, che non vi sia alcuno schema. In realtà, l'universo presenta strutture su grande scala, giganteschi ammassi di galassie, formatesi in uno dei primi momenti di esistenza dell'universo, quando cioè, si devono essere prodotte delle onde di densità. Le zone più dense collassarono poi sotto il loro stesso peso e la loro forza gravitazionale attirò altro materiale dai dintorni. È in questi giganteschi oggetti che ebbe luogo la formazione delle galassie e delle stelle che le popolano. Spiegare, però, l'origine delle onde di densità iniziali, e quindi della distribuzione anisotropa della materia dell'universo, è uno dei grandi problemi della cosmologia moderna. Molti astronomi, poi, pensano che gli ammassi di galassie siano strutture altamente instabili, capaci di variare repentinamente, almeno su scale di tempo astronomiche. Un articolo pubblicato da ricercatori dell'università di Oxford presenta, però, un quadro della situazione molto differente. Misurando la posizione degli ammassi di galassie ai giorni nostri e via via nel passato, quando l'universo era circa 5 miliardi di anni più giovane di adesso, gli studiosi hanno scoperto che gli ammassi di galassie non sono cambiati poi molto. In pratica, passato il primo periodo in cui le galassie sono state sede di una intensissima fase di formazione stellare, perché era disponibile abbondante materiale, esse si sono adagiate in una vita tranquilla. La formazione delle galassie: |
| RISPOSTA   Osservando il cosmo si può avere l'impressione che le galassie siano in posizioni più o meno casuali, che non vi sia alcuno schema. In realtà, l'universo presenta strutture su grande scala, giganteschi ammassi di galassie, formatesi in uno dei primi momenti di esistenza dell'universo, quando cioè, si devono essere prodotte delle onde di densità. Le zone più dense collassarono poi sotto il loro stesso peso e la loro forza gravitazionale attirò altro materiale dai dintorni. È in questi giganteschi oggetti che ebbe luogo la formazione delle galassie e delle stelle che le popolano. Spiegare, però, l'origine delle onde di densità iniziali, e quindi della distribuzione anisotropa della materia dell'universo, è uno dei grandi problemi della cosmologia moderna. Molti astronomi, poi, pensano che gli ammassi di galassie siano strutture altamente instabili, capaci di variare repentinamente, almeno su scale di tempo astronomiche. Un articolo pubblicato da ricercatori dell'università di Oxford presenta, però, un quadro della situazione molto differente. Misurando la posizione degli ammassi di galassie ai giorni nostri e via via nel passato, quando l'universo era circa 5 miliardi di anni più giovane di adesso, gli studiosi hanno scoperto che gli ammassi di galassie non sono cambiati poi molto. In pratica, passato il primo periodo in cui le galassie sono state sede di una intensissima fase di formazione stellare, perché era disponibile abbondante materiale, esse si sono adagiate in una vita tranquilla. L'origine delle onde di densità iniziali: |
| RISPOSTA   Osservando il cosmo si può avere l'impressione che le galassie siano in posizioni più o meno casuali, che non vi sia alcuno schema. In realtà, l'universo presenta strutture su grande scala, giganteschi ammassi di galassie, formatesi in uno dei primi momenti di esistenza dell'universo, quando cioè, si devono essere prodotte delle onde di densità. Le zone più dense collassarono poi sotto il loro stesso peso e la loro forza gravitazionale attirò altro materiale dai dintorni. È in questi giganteschi oggetti che ebbe luogo la formazione delle galassie e delle stelle che le popolano. Spiegare, però, l'origine delle onde di densità iniziali, e quindi della distribuzione anisotropa della materia dell'universo, è uno dei grandi problemi della cosmologia moderna. Molti astronomi, poi, pensano che gli ammassi di galassie siano strutture altamente instabili, capaci di variare repentinamente, almeno su scale di tempo astronomiche. Un articolo pubblicato da ricercatori dell'università di Oxford presenta, però, un quadro della situazione molto differente. Misurando la posizione degli ammassi di galassie ai giorni nostri e via via nel passato, quando l'universo era circa 5 miliardi di anni più giovane di adesso, gli studiosi hanno scoperto che gli ammassi di galassie non sono cambiati poi molto. In pratica, passato il primo periodo in cui le galassie sono state sede di una intensissima fase di formazione stellare, perché era disponibile abbondante materiale, esse si sono adagiate in una vita tranquilla. Le onde di densità: |
| RISPOSTA   Pare proprio che l'effetto "anni 80" sul futuro dei giornali online vada preso terribilmente sul serio. Chi si iscrive oggi all'università ha infatti una media di 7-10 anni di esperienza informatica alle spalle: ha giocato più con i videogiochi che con i soldatini, o con le bambole, ha scritto i compiti scolastici direttamente al computer e considera i quotidiani di carta una cosa con cui, se necessario, fare i conti solo "da grande". Per un diciannovenne americano, ma sempre più anche per un diciannovenne europeo, è normale soddisfare online il proprio bisogno di informazione, con lo stesso strumento che usa per l'e-mail, per la chat e per mandare i messaggini sul cellulare degli amici. Ma se da una parte si tratta di un pubblico importante perché massicciamente connesso (il 75 per cento dei ragazzi statunitensi da 12 a 27 anni e il 33 per cento di quelli sotto i 12, secondo l'ultimo rapporto degli studiosi, hanno accesso a Internet), dall'altra è un pubblico difficile da conquistare perché non ha un'abitudine alla lettura delle testate tradizionali e prende le notizie che gli servono dove capita, dai siti più disparati. Si tratta di ragazzi che, complici le connessioni gratuite e ad alta velocità che l'università mette loro a disposizione anche nelle stanze dei dormitori, trascorrono online, tra studio e tempo libero, da una a tre ore di media al giorno. E sarà proprio questa generazione a far compiere all'affannata nuova economia il salto di qualità promesso da più parti, con qualche anticipo. Il pubblico dei diciannovenni: |
| RISPOSTA   Pare proprio che l'effetto "anni 80" sul futuro dei giornali online vada preso terribilmente sul serio. Chi si iscrive oggi all'università ha infatti una media di 7-10 anni di esperienza informatica alle spalle: ha giocato più con i videogiochi che con i soldatini, o con le bambole, ha scritto i compiti scolastici direttamente al computer e considera i quotidiani di carta una cosa con cui, se necessario, fare i conti solo "da grande". Per un diciannovenne americano, ma sempre più anche per un diciannovenne europeo, è normale soddisfare online il proprio bisogno di informazione, con lo stesso strumento che usa per l'e-mail, per la chat e per mandare i messaggini sul cellulare degli amici. Ma se da una parte si tratta di un pubblico importante perché massicciamente connesso (il 75 per cento dei ragazzi statunitensi da 12 a 27 anni e il 33 per cento di quelli sotto i 12, secondo l'ultimo rapporto degli studiosi, hanno accesso a Internet), dall'altra è un pubblico difficile da conquistare perché non ha un'abitudine alla lettura delle testate tradizionali e prende le notizie che gli servono dove capita, dai siti più disparati. Si tratta di ragazzi che, complici le connessioni gratuite e ad alta velocità che l'università mette loro a disposizione anche nelle stanze dei dormitori, trascorrono online, tra studio e tempo libero, da una a tre ore di media al giorno. E sarà proprio questa generazione a far compiere all'affannata nuova economia il salto di qualità promesso da più parti, con qualche anticipo. Negli Stati Uniti, mediamente, un ragazzo su quattro in età compresa tra 12 e 27 anni: |
| RISPOSTA   Pare proprio che l'effetto "anni 80" sul futuro dei giornali online vada preso terribilmente sul serio. Chi si iscrive oggi all'università ha infatti una media di 7-10 anni di esperienza informatica alle spalle: ha giocato più con i videogiochi che con i soldatini, o con le bambole, ha scritto i compiti scolastici direttamente al computer e considera i quotidiani di carta una cosa con cui, se necessario, fare i conti solo "da grande". Per un diciannovenne americano, ma sempre più anche per un diciannovenne europeo, è normale soddisfare online il proprio bisogno di informazione, con lo stesso strumento che usa per l'e-mail, per la chat e per mandare i messaggini sul cellulare degli amici. Ma se da una parte si tratta di un pubblico importante perché massicciamente connesso (il 75 per cento dei ragazzi statunitensi da 12 a 27 anni e il 33 per cento di quelli sotto i 12, secondo l'ultimo rapporto degli studiosi, hanno accesso a Internet), dall'altra è un pubblico difficile da conquistare perché non ha un'abitudine alla lettura delle testate tradizionali e prende le notizie che gli servono dove capita, dai siti più disparati. Si tratta di ragazzi che, complici le connessioni gratuite e ad alta velocità che l'università mette loro a disposizione anche nelle stanze dei dormitori, trascorrono online, tra studio e tempo libero, da una a tre ore di media al giorno. E sarà proprio questa generazione a far compiere all'affannata nuova economia il salto di qualità promesso da più parti, con qualche anticipo. La rivoluzione legata ad Internet: |
| RISPOSTA   Pare proprio che l'effetto "anni 80" sul futuro dei giornali online vada preso terribilmente sul serio. Chi si iscrive oggi all'università ha infatti una media di 7-10 anni di esperienza informatica alle spalle: ha giocato più con i videogiochi che con i soldatini, o con le bambole, ha scritto i compiti scolastici direttamente al computer e considera i quotidiani di carta una cosa con cui, se necessario, fare i conti solo "da grande". Per un diciannovenne americano, ma sempre più anche per un diciannovenne europeo, è normale soddisfare online il proprio bisogno di informazione, con lo stesso strumento che usa per l'e-mail, per la chat e per mandare i messaggini sul cellulare degli amici. Ma se da una parte si tratta di un pubblico importante perché massicciamente connesso (il 75 per cento dei ragazzi statunitensi da 12 a 27 anni e il 33 per cento di quelli sotto i 12, secondo l'ultimo rapporto degli studiosi, hanno accesso a Internet), dall'altra è un pubblico difficile da conquistare perché non ha un'abitudine alla lettura delle testate tradizionali e prende le notizie che gli servono dove capita, dai siti più disparati. Si tratta di ragazzi che, complici le connessioni gratuite e ad alta velocità che l'università mette loro a disposizione anche nelle stanze dei dormitori, trascorrono online, tra studio e tempo libero, da una a tre ore di media al giorno. E sarà proprio questa generazione a far compiere all'affannata nuova economia il salto di qualità promesso da più parti, con qualche anticipo. I nati negli anni '80, in Europa come in America: |
| RISPOSTA   Pare proprio che l'effetto "anni 80" sul futuro dei giornali online vada preso terribilmente sul serio. Chi si iscrive oggi all'università ha infatti una media di 7-10 anni di esperienza informatica alle spalle: ha giocato più con i videogiochi che con i soldatini, o con le bambole, ha scritto i compiti scolastici direttamente al computer e considera i quotidiani di carta una cosa con cui, se necessario, fare i conti solo "da grande". Per un diciannovenne americano, ma sempre più anche per un diciannovenne europeo, è normale soddisfare online il proprio bisogno di informazione, con lo stesso strumento che usa per l'e-mail, per la chat e per mandare i messaggini sul cellulare degli amici. Ma se da una parte si tratta di un pubblico importante perché massicciamente connesso (il 75 per cento dei ragazzi statunitensi da 12 a 27 anni e il 33 per cento di quelli sotto i 12, secondo l'ultimo rapporto degli studiosi, hanno accesso a Internet), dall'altra è un pubblico difficile da conquistare perché non ha un'abitudine alla lettura delle testate tradizionali e prende le notizie che gli servono dove capita, dai siti più disparati. Si tratta di ragazzi che, complici le connessioni gratuite e ad alta velocità che l'università mette loro a disposizione anche nelle stanze dei dormitori, trascorrono online, tra studio e tempo libero, da una a tre ore di media al giorno. E sarà proprio questa generazione a far compiere all'affannata nuova economia il salto di qualità promesso da più parti, con qualche anticipo. Chi si iscrive oggi all'università: |
| RISPOSTA   Pare proprio che l'effetto "anni 80" sul futuro dei giornali online vada preso terribilmente sul serio. Chi si iscrive oggi all'università ha infatti una media di 7-10 anni di esperienza informatica alle spalle: ha giocato più con i videogiochi che con i soldatini, o con le bambole, ha scritto i compiti scolastici direttamente al computer e considera i quotidiani di carta una cosa con cui, se necessario, fare i conti solo "da grande". Per un diciannovenne americano, ma sempre più anche per un diciannovenne europeo, è normale soddisfare online il proprio bisogno di informazione, con lo stesso strumento che usa per l'e-mail, per la chat e per mandare i messaggini sul cellulare degli amici. Ma se da una parte si tratta di un pubblico importante perché massicciamente connesso (il 75 per cento dei ragazzi statunitensi da 12 a 27 anni e il 33 per cento di quelli sotto i 12, secondo l'ultimo rapporto degli studiosi, hanno accesso a Internet), dall'altra è un pubblico difficile da conquistare perché non ha un'abitudine alla lettura delle testate tradizionali e prende le notizie che gli servono dove capita, dai siti più disparati. Si tratta di ragazzi che, complici le connessioni gratuite e ad alta velocità che l'università mette loro a disposizione anche nelle stanze dei dormitori, trascorrono online, tra studio e tempo libero, da una a tre ore di media al giorno. E sarà proprio questa generazione a far compiere all'affannata nuova economia il salto di qualità promesso da più parti, con qualche anticipo. Secondo l'ultimo rapporto degli studiosi: |
| RISPOSTA   Pare proprio che l'effetto "anni 80" sul futuro dei giornali online vada preso terribilmente sul serio. Chi si iscrive oggi all'università ha infatti una media di 7-10 anni di esperienza informatica alle spalle: ha giocato più con i videogiochi che con i soldatini, o con le bambole, ha scritto i compiti scolastici direttamente al computer e considera i quotidiani di carta una cosa con cui, se necessario, fare i conti solo "da grande". Per un diciannovenne americano, ma sempre più anche per un diciannovenne europeo, è normale soddisfare online il proprio bisogno di informazione, con lo stesso strumento che usa per l'e-mail, per la chat e per mandare i messaggini sul cellulare degli amici. Ma se da una parte si tratta di un pubblico importante perché massicciamente connesso (il 75 per cento dei ragazzi statunitensi da 12 a 27 anni e il 33 per cento di quelli sotto i 12, secondo l'ultimo rapporto degli studiosi, hanno accesso a Internet), dall'altra è un pubblico difficile da conquistare perché non ha un'abitudine alla lettura delle testate tradizionali e prende le notizie che gli servono dove capita, dai siti più disparati. Si tratta di ragazzi che, complici le connessioni gratuite e ad alta velocità che l'università mette loro a disposizione anche nelle stanze dei dormitori, trascorrono online, tra studio e tempo libero, da una a tre ore di media al giorno. E sarà proprio questa generazione a far compiere all'affannata nuova economia il salto di qualità promesso da più parti, con qualche anticipo. I ragazzi americani ed europei sotto i 20 anni: |
| RISPOSTA   Pare proprio che l'effetto "anni 80" sul futuro dei giornali online vada preso terribilmente sul serio. Chi si iscrive oggi all'università ha infatti una media di 7-10 anni di esperienza informatica alle spalle: ha giocato più con i videogiochi che con i soldatini, o con le bambole, ha scritto i compiti scolastici direttamente al computer e considera i quotidiani di carta una cosa con cui, se necessario, fare i conti solo "da grande". Per un diciannovenne americano, ma sempre più anche per un diciannovenne europeo, è normale soddisfare online il proprio bisogno di informazione, con lo stesso strumento che usa per l'e-mail, per la chat e per mandare i messaggini sul cellulare degli amici. Ma se da una parte si tratta di un pubblico importante perché massicciamente connesso (il 75 per cento dei ragazzi statunitensi da 12 a 27 anni e il 33 per cento di quelli sotto i 12, secondo l'ultimo rapporto degli studiosi, hanno accesso a Internet), dall'altra è un pubblico difficile da conquistare perché non ha un'abitudine alla lettura delle testate tradizionali e prende le notizie che gli servono dove capita, dai siti più disparati. Si tratta di ragazzi che, complici le connessioni gratuite e ad alta velocità che l'università mette loro a disposizione anche nelle stanze dei dormitori, trascorrono online, tra studio e tempo libero, da una a tre ore di media al giorno. E sarà proprio questa generazione a far compiere all'affannata nuova economia il salto di qualità promesso da più parti, con qualche anticipo. Il massiccio utilizzo della rete Internet: |
| RISPOSTA   Parlare di volontariato oggi significa parlare di un fenomeno sempre più diffuso e sempre più di tipo associativo. La metà delle associazioni è piuttosto giovane, svolge il proprio intervento a livello di quartiere, ha tra i propri iscritti in prevalenza donne e in generale il grado di istruzione medio del volontariato è elevato rispetto alla media della popolazione. Il maggiore settore d'intervento dell'azione volontaria è quello socio-assistenziale, seguito da quello delle attività educative, sanitario, di tutela e promozione dei diritti. I destinatari maggiori del volontariato sono gli anziani, le famiglie in difficoltà, gli immigrati e i senza fissa dimora. L'impegno delle organizzazioni metropolitane si concentra con particolare attenzione sui problemi dell'emarginazione, assai diffusi e drammatici in queste aree. Sul piano nazionale emerge che il volontariato si sviluppa soprattutto nelle province caratterizzate da una generica condizione di benessere o in quelle che già dispongono di una rete efficiente di servizi. Per quanto riguarda le nuove forme di volontariato, merita di essere segnalata l'esperienza delle banche del tempo. Queste banche non sono un posto dove si deposita o si prende denaro bensì un luogo dove si offre e si riceve tempo (ad esempio un'ora di baby sitter viene scambiata con una lezione di informatica ecc.). I correntisti della banca del tempo non cercano solo la soddisfazione di alcuni bisogni concreti, ma più spesso occasioni di relazioni e socialità. Il volontariato è una realtà: |
| RISPOSTA   Parlare di volontariato oggi significa parlare di un fenomeno sempre più diffuso e sempre più di tipo associativo. La metà delle associazioni è piuttosto giovane, svolge il proprio intervento a livello di quartiere, ha tra i propri iscritti in prevalenza donne e in generale il grado di istruzione medio del volontariato è elevato rispetto alla media della popolazione. Il maggiore settore d'intervento dell'azione volontaria è quello socio-assistenziale, seguito da quello delle attività educative, sanitario, di tutela e promozione dei diritti. I destinatari maggiori del volontariato sono gli anziani, le famiglie in difficoltà, gli immigrati e i senza fissa dimora. L'impegno delle organizzazioni metropolitane si concentra con particolare attenzione sui problemi dell'emarginazione, assai diffusi e drammatici in queste aree. Sul piano nazionale emerge che il volontariato si sviluppa soprattutto nelle province caratterizzate da una generica condizione di benessere o in quelle che già dispongono di una rete efficiente di servizi. Per quanto riguarda le nuove forme di volontariato, merita di essere segnalata l'esperienza delle banche del tempo. Queste banche non sono un posto dove si deposita o si prende denaro bensì un luogo dove si offre e si riceve tempo (ad esempio un'ora di baby sitter viene scambiata con una lezione di informatica ecc.). I correntisti della banca del tempo non cercano solo la soddisfazione di alcuni bisogni concreti, ma più spesso occasioni di relazioni e socialità. La metà delle associazioni che si occupano di volontariato opera: |
| RISPOSTA   Parlare di volontariato oggi significa parlare di un fenomeno sempre più diffuso e sempre più di tipo associativo. La metà delle associazioni è piuttosto giovane, svolge il proprio intervento a livello di quartiere, ha tra i propri iscritti in prevalenza donne e in generale il grado di istruzione medio del volontariato è elevato rispetto alla media della popolazione. Il maggiore settore d'intervento dell'azione volontaria è quello socio-assistenziale, seguito da quello delle attività educative, sanitario, di tutela e promozione dei diritti. I destinatari maggiori del volontariato sono gli anziani, le famiglie in difficoltà, gli immigrati e i senza fissa dimora. L'impegno delle organizzazioni metropolitane si concentra con particolare attenzione sui problemi dell'emarginazione, assai diffusi e drammatici in queste aree. Sul piano nazionale emerge che il volontariato si sviluppa soprattutto nelle province caratterizzate da una generica condizione di benessere o in quelle che già dispongono di una rete efficiente di servizi. Per quanto riguarda le nuove forme di volontariato, merita di essere segnalata l'esperienza delle banche del tempo. Queste banche non sono un posto dove si deposita o si prende denaro bensì un luogo dove si offre e si riceve tempo (ad esempio un'ora di baby sitter viene scambiata con una lezione di informatica ecc.). I correntisti della banca del tempo non cercano solo la soddisfazione di alcuni bisogni concreti, ma più spesso occasioni di relazioni e socialità. Tra gli iscritti ad associazioni di volontariato troviamo soprattutto: |
| RISPOSTA   Parlare di volontariato oggi significa parlare di un fenomeno sempre più diffuso e sempre più di tipo associativo. La metà delle associazioni è piuttosto giovane, svolge il proprio intervento a livello di quartiere, ha tra i propri iscritti in prevalenza donne e in generale il grado di istruzione medio del volontariato è elevato rispetto alla media della popolazione. Il maggiore settore d'intervento dell'azione volontaria è quello socio-assistenziale, seguito da quello delle attività educative, sanitario, di tutela e promozione dei diritti. I destinatari maggiori del volontariato sono gli anziani, le famiglie in difficoltà, gli immigrati e i senza fissa dimora. L'impegno delle organizzazioni metropolitane si concentra con particolare attenzione sui problemi dell'emarginazione, assai diffusi e drammatici in queste aree. Sul piano nazionale emerge che il volontariato si sviluppa soprattutto nelle province caratterizzate da una generica condizione di benessere o in quelle che già dispongono di una rete efficiente di servizi. Per quanto riguarda le nuove forme di volontariato, merita di essere segnalata l'esperienza delle banche del tempo. Queste banche non sono un posto dove si deposita o si prende denaro bensì un luogo dove si offre e si riceve tempo (ad esempio un'ora di baby sitter viene scambiata con una lezione di informatica ecc.). I correntisti della banca del tempo non cercano solo la soddisfazione di alcuni bisogni concreti, ma più spesso occasioni di relazioni e socialità. Qual è il settore principale d'intervento dei volontari? |
| RISPOSTA   Parlare di volontariato oggi significa parlare di un fenomeno sempre più diffuso e sempre più di tipo associativo. La metà delle associazioni è piuttosto giovane, svolge il proprio intervento a livello di quartiere, ha tra i propri iscritti in prevalenza donne e in generale il grado di istruzione medio del volontariato è elevato rispetto alla media della popolazione. Il maggiore settore d'intervento dell'azione volontaria è quello socio-assistenziale, seguito da quello delle attività educative, sanitario, di tutela e promozione dei diritti. I destinatari maggiori del volontariato sono gli anziani, le famiglie in difficoltà, gli immigrati e i senza fissa dimora. L'impegno delle organizzazioni metropolitane si concentra con particolare attenzione sui problemi dell'emarginazione, assai diffusi e drammatici in queste aree. Sul piano nazionale emerge che il volontariato si sviluppa soprattutto nelle province caratterizzate da una generica condizione di benessere o in quelle che già dispongono di una rete efficiente di servizi. Per quanto riguarda le nuove forme di volontariato, merita di essere segnalata l'esperienza delle banche del tempo. Queste banche non sono un posto dove si deposita o si prende denaro bensì un luogo dove si offre e si riceve tempo (ad esempio un'ora di baby sitter viene scambiata con una lezione di informatica ecc.). I correntisti della banca del tempo non cercano solo la soddisfazione di alcuni bisogni concreti, ma più spesso occasioni di relazioni e socialità. Le associazioni di volontariato rivolgono i loro servizi in particolare: |
| RISPOSTA   Parlare di volontariato oggi significa parlare di un fenomeno sempre più diffuso e sempre più di tipo associativo. La metà delle associazioni è piuttosto giovane, svolge il proprio intervento a livello di quartiere, ha tra i propri iscritti in prevalenza donne e in generale il grado di istruzione medio del volontariato è elevato rispetto alla media della popolazione. Il maggiore settore d'intervento dell'azione volontaria è quello socio-assistenziale, seguito da quello delle attività educative, sanitario, di tutela e promozione dei diritti. I destinatari maggiori del volontariato sono gli anziani, le famiglie in difficoltà, gli immigrati e i senza fissa dimora. L'impegno delle organizzazioni metropolitane si concentra con particolare attenzione sui problemi dell'emarginazione, assai diffusi e drammatici in queste aree. Sul piano nazionale emerge che il volontariato si sviluppa soprattutto nelle province caratterizzate da una generica condizione di benessere o in quelle che già dispongono di una rete efficiente di servizi. Per quanto riguarda le nuove forme di volontariato, merita di essere segnalata l'esperienza delle banche del tempo. Queste banche non sono un posto dove si deposita o si prende denaro bensì un luogo dove si offre e si riceve tempo (ad esempio un'ora di baby sitter viene scambiata con una lezione di informatica ecc.). I correntisti della banca del tempo non cercano solo la soddisfazione di alcuni bisogni concreti, ma più spesso occasioni di relazioni e socialità. In particolare, nelle metropoli gli sforzi dei volontari sono concentrati: |
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