Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Poiché il genoma delle piante è molto simile a quello degli animali e, in definitiva, a quello degli esseri umani, esse possono essere utilizzate per studiare le funzioni e le disfunzioni di alcuni geni. Un gruppo di ricercatori della Texas University, che studiano la Arabidopsis thaliana, un'erba imparentata con la senape di cui è conosciuta l'intera sequenza del genoma, sta imparando numerose cose su come invecchiano le piante. In particolare, gli scienziati hanno preso in considerazione i telomeri, che sono letteralmente la punta dei cromosomi. Nelle cellule, a ogni divisione, i cromosomi perdono un po' dei loro telomeri, fino a quando, come una stringa a cui manca la plastica che la sigilla, iniziano a sfilacciarsi, impedendo successive divisioni cellulari. I telomeri hanno quindi un ruolo importante nell'invecchiamento. Per studiare la funzione dei telomeri, gli scienziati hanno modificato geneticamente la pianta in modo che fosse completamente priva di un enzima di nome telomerase che è responsabile appunto del mantenimento di queste strutture. Si è visto così che le piante possono tollerare modifiche genetiche ben superiori a quelle degli animali e, nonostante la mancanza dell'enzima, riescono a sopravvivere comunque molto a lungo. Una spiegazione, sostengono gli autori nel loro articolo pubblicato su «Science», potrebbe risiedere nel fatto che le piante sono molto più flessibili degli animali e devono creare continuamente i loro organi nel corso della loro vita. Ovviamente, la speranza dei ricercatori è quella di migliorare la comprensione dell'invecchiamento umano studiando la funzione dei telomeri nelle piante. I telomeri: |
RISPOSTA   Poiché il genoma delle piante è molto simile a quello degli animali e, in definitiva, a quello degli esseri umani, esse possono essere utilizzate per studiare le funzioni e le disfunzioni di alcuni geni. Un gruppo di ricercatori della Texas University, che studiano la Arabidopsis thaliana, un'erba imparentata con la senape di cui è conosciuta l'intera sequenza del genoma, sta imparando numerose cose su come invecchiano le piante. In particolare, gli scienziati hanno preso in considerazione i telomeri, che sono letteralmente la punta dei cromosomi. Nelle cellule, a ogni divisione, i cromosomi perdono un po' dei loro telomeri, fino a quando, come una stringa a cui manca la plastica che la sigilla, iniziano a sfilacciarsi, impedendo successive divisioni cellulari. I telomeri hanno quindi un ruolo importante nell'invecchiamento. Per studiare la funzione dei telomeri, gli scienziati hanno modificato geneticamente la pianta in modo che fosse completamente priva di un enzima di nome telomerase che è responsabile appunto del mantenimento di queste strutture. Si è visto così che le piante possono tollerare modifiche genetiche ben superiori a quelle degli animali e, nonostante la mancanza dell'enzima, riescono a sopravvivere comunque molto a lungo. Una spiegazione, sostengono gli autori nel loro articolo pubblicato su «Science», potrebbe risiedere nel fatto che le piante sono molto più flessibili degli animali e devono creare continuamente i loro organi nel corso della loro vita. Ovviamente, la speranza dei ricercatori è quella di migliorare la comprensione dell'invecchiamento umano studiando la funzione dei telomeri nelle piante. Alcune ricerche genetiche: |
| RISPOSTA   Poiché il genoma delle piante è molto simile a quello degli animali e, in definitiva, a quello degli esseri umani, esse possono essere utilizzate per studiare le funzioni e le disfunzioni di alcuni geni. Un gruppo di ricercatori della Texas University, che studiano la Arabidopsis thaliana, un'erba imparentata con la senape di cui è conosciuta l'intera sequenza del genoma, sta imparando numerose cose su come invecchiano le piante. In particolare, gli scienziati hanno preso in considerazione i telomeri, che sono letteralmente la punta dei cromosomi. Nelle cellule, a ogni divisione, i cromosomi perdono un po' dei loro telomeri, fino a quando, come una stringa a cui manca la plastica che la sigilla, iniziano a sfilacciarsi, impedendo successive divisioni cellulari. I telomeri hanno quindi un ruolo importante nell'invecchiamento. Per studiare la funzione dei telomeri, gli scienziati hanno modificato geneticamente la pianta in modo che fosse completamente priva di un enzima di nome telomerase che è responsabile appunto del mantenimento di queste strutture. Si è visto così che le piante possono tollerare modifiche genetiche ben superiori a quelle degli animali e, nonostante la mancanza dell'enzima, riescono a sopravvivere comunque molto a lungo. Una spiegazione, sostengono gli autori nel loro articolo pubblicato su «Science», potrebbe risiedere nel fatto che le piante sono molto più flessibili degli animali e devono creare continuamente i loro organi nel corso della loro vita. Ovviamente, la speranza dei ricercatori è quella di migliorare la comprensione dell'invecchiamento umano studiando la funzione dei telomeri nelle piante. Ad ogni divisione, i cromosomi: |
| RISPOSTA   Poiché il genoma delle piante è molto simile a quello degli animali e, in definitiva, a quello degli esseri umani, esse possono essere utilizzate per studiare le funzioni e le disfunzioni di alcuni geni. Un gruppo di ricercatori della Texas University, che studiano la Arabidopsis thaliana, un'erba imparentata con la senape di cui è conosciuta l'intera sequenza del genoma, sta imparando numerose cose su come invecchiano le piante. In particolare, gli scienziati hanno preso in considerazione i telomeri, che sono letteralmente la punta dei cromosomi. Nelle cellule, a ogni divisione, i cromosomi perdono un po' dei loro telomeri, fino a quando, come una stringa a cui manca la plastica che la sigilla, iniziano a sfilacciarsi, impedendo successive divisioni cellulari. I telomeri hanno quindi un ruolo importante nell'invecchiamento. Per studiare la funzione dei telomeri, gli scienziati hanno modificato geneticamente la pianta in modo che fosse completamente priva di un enzima di nome telomerase che è responsabile appunto del mantenimento di queste strutture. Si è visto così che le piante possono tollerare modifiche genetiche ben superiori a quelle degli animali e, nonostante la mancanza dell'enzima, riescono a sopravvivere comunque molto a lungo. Una spiegazione, sostengono gli autori nel loro articolo pubblicato su «Science», potrebbe risiedere nel fatto che le piante sono molto più flessibili degli animali e devono creare continuamente i loro organi nel corso della loro vita. Ovviamente, la speranza dei ricercatori è quella di migliorare la comprensione dell'invecchiamento umano studiando la funzione dei telomeri nelle piante. Le punte dei cromosomi, dette telomeri: |
| RISPOSTA   Poiché il genoma delle piante è molto simile a quello degli animali e, in definitiva, a quello degli esseri umani, esse possono essere utilizzate per studiare le funzioni e le disfunzioni di alcuni geni. Un gruppo di ricercatori della Texas University, che studiano la Arabidopsis thaliana, un'erba imparentata con la senape di cui è conosciuta l'intera sequenza del genoma, sta imparando numerose cose su come invecchiano le piante. In particolare, gli scienziati hanno preso in considerazione i telomeri, che sono letteralmente la punta dei cromosomi. Nelle cellule, a ogni divisione, i cromosomi perdono un po' dei loro telomeri, fino a quando, come una stringa a cui manca la plastica che la sigilla, iniziano a sfilacciarsi, impedendo successive divisioni cellulari. I telomeri hanno quindi un ruolo importante nell'invecchiamento. Per studiare la funzione dei telomeri, gli scienziati hanno modificato geneticamente la pianta in modo che fosse completamente priva di un enzima di nome telomerase che è responsabile appunto del mantenimento di queste strutture. Si è visto così che le piante possono tollerare modifiche genetiche ben superiori a quelle degli animali e, nonostante la mancanza dell'enzima, riescono a sopravvivere comunque molto a lungo. Una spiegazione, sostengono gli autori nel loro articolo pubblicato su «Science», potrebbe risiedere nel fatto che le piante sono molto più flessibili degli animali e devono creare continuamente i loro organi nel corso della loro vita. Ovviamente, la speranza dei ricercatori è quella di migliorare la comprensione dell'invecchiamento umano studiando la funzione dei telomeri nelle piante. Il motivo per cui le piante possono essere impiegate per studiare le funzioni di alcuni geni umani: |
| RISPOSTA   Poiché il genoma delle piante è molto simile a quello degli animali e, in definitiva, a quello degli esseri umani, esse possono essere utilizzate per studiare le funzioni e le disfunzioni di alcuni geni. Un gruppo di ricercatori della Texas University, che studiano la Arabidopsis thaliana, un'erba imparentata con la senape di cui è conosciuta l'intera sequenza del genoma, sta imparando numerose cose su come invecchiano le piante. In particolare, gli scienziati hanno preso in considerazione i telomeri, che sono letteralmente la punta dei cromosomi. Nelle cellule, a ogni divisione, i cromosomi perdono un po' dei loro telomeri, fino a quando, come una stringa a cui manca la plastica che la sigilla, iniziano a sfilacciarsi, impedendo successive divisioni cellulari. I telomeri hanno quindi un ruolo importante nell'invecchiamento. Per studiare la funzione dei telomeri, gli scienziati hanno modificato geneticamente la pianta in modo che fosse completamente priva di un enzima di nome telomerase che è responsabile appunto del mantenimento di queste strutture. Si è visto così che le piante possono tollerare modifiche genetiche ben superiori a quelle degli animali e, nonostante la mancanza dell'enzima, riescono a sopravvivere comunque molto a lungo. Una spiegazione, sostengono gli autori nel loro articolo pubblicato su «Science», potrebbe risiedere nel fatto che le piante sono molto più flessibili degli animali e devono creare continuamente i loro organi nel corso della loro vita. Ovviamente, la speranza dei ricercatori è quella di migliorare la comprensione dell'invecchiamento umano studiando la funzione dei telomeri nelle piante. Uno degli obiettivi dei ricercatori: |
| RISPOSTA   Polenta, corn-flakes, pop-corn (solo per fare qualche esempio) non avranno più segreti. La sequenza del genoma del mais, loro ingrediente base è stata infatti tracciata dal Consorzio internazionale «Progetto genoma mais». Il risultato apre nuove possibilità di applicazione in campo agricolo, per aumentare i raccolti, ma anche nel settore dei biocarburanti. Il genoma del mais, per la sua importanza commerciale ma anche scientifica, si è guadagnato questa settimana le copertine di molte riviste, Science, PLoS Genetics e Proceedings of the National Academy of Sciences, con svariati articoli sull'argomento firmati dai gruppi di ricerca che hanno partecipato al sequenziamento, per un costo complessivo di 32 milioni di dollari e quattro anni di lavoro. Secondo quanto riferito da uno dei coordinatori, Richard Wilson della Washington University School of Medicine a St. Louis, è stato sequenziato il mais B73, una varietà commerciale e agricola molto preziosa da cui provengono peraltro molte altre varietà di mais. Ne è emerso un genoma di ben 32 mila geni disposti su 10 cromosomi (quello umano ne ha 20 mila su 23 cromosomi), costituito da ben due miliardi di lettere di Dna contro i 2,9 miliardi di lettere del genoma umano. Già solo le sue dimensioni danno un'idea della sua complessità, ma i ricercatori hanno scoperto molto di più: ben l'85% del genoma del mais è occupato da «geni grillo», ovvero dai trasposoni, elementi di Dna mobili e sequenze ripetute per la cui scoperta, basata proprio su studi sulla pianta del mais, Barbara McClintock vinse il Premio Nobel nel 1983. Il mais è dunque un mosaico genetico di tutti questi elementi trasponibili che hanno segnato la lunga evoluzione della pianta e danno conto dell'esistenza di numerose varietà. Avere a disposizione la sequenza significa poter creare nuove varietà di mais resistenti ai cambiamenti climatici, che danno più raccolto e che crescono senza bisogno di fertilizzanti, un ventaglio di prospettive enorme sia per il settore alimentare sia per i biocombustibili. Conoscere la sequenza del genoma del mais: |
| RISPOSTA   Polenta, corn-flakes, pop-corn (solo per fare qualche esempio) non avranno più segreti. La sequenza del genoma del mais, loro ingrediente base è stata infatti tracciata dal Consorzio internazionale «Progetto genoma mais». Il risultato apre nuove possibilità di applicazione in campo agricolo, per aumentare i raccolti, ma anche nel settore dei biocarburanti. Il genoma del mais, per la sua importanza commerciale ma anche scientifica, si è guadagnato questa settimana le copertine di molte riviste, Science, PLoS Genetics e Proceedings of the National Academy of Sciences, con svariati articoli sull'argomento firmati dai gruppi di ricerca che hanno partecipato al sequenziamento, per un costo complessivo di 32 milioni di dollari e quattro anni di lavoro. Secondo quanto riferito da uno dei coordinatori, Richard Wilson della Washington University School of Medicine a St. Louis, è stato sequenziato il mais B73, una varietà commerciale e agricola molto preziosa da cui provengono peraltro molte altre varietà di mais. Ne è emerso un genoma di ben 32 mila geni disposti su 10 cromosomi (quello umano ne ha 20 mila su 23 cromosomi), costituito da ben due miliardi di lettere di Dna contro i 2,9 miliardi di lettere del genoma umano. Già solo le sue dimensioni danno un'idea della sua complessità, ma i ricercatori hanno scoperto molto di più: ben l'85% del genoma del mais è occupato da «geni grillo», ovvero dai trasposoni, elementi di Dna mobili e sequenze ripetute per la cui scoperta, basata proprio su studi sulla pianta del mais, Barbara McClintock vinse il Premio Nobel nel 1983. Il mais è dunque un mosaico genetico di tutti questi elementi trasponibili che hanno segnato la lunga evoluzione della pianta e danno conto dell'esistenza di numerose varietà. Avere a disposizione la sequenza significa poter creare nuove varietà di mais resistenti ai cambiamenti climatici, che danno più raccolto e che crescono senza bisogno di fertilizzanti, un ventaglio di prospettive enorme sia per il settore alimentare sia per i biocombustibili. Il genoma del mais: |
| RISPOSTA   Polenta, corn-flakes, pop-corn (solo per fare qualche esempio) non avranno più segreti. La sequenza del genoma del mais, loro ingrediente base è stata infatti tracciata dal Consorzio internazionale «Progetto genoma mais». Il risultato apre nuove possibilità di applicazione in campo agricolo, per aumentare i raccolti, ma anche nel settore dei biocarburanti. Il genoma del mais, per la sua importanza commerciale ma anche scientifica, si è guadagnato questa settimana le copertine di molte riviste, Science, PLoS Genetics e Proceedings of the National Academy of Sciences, con svariati articoli sull'argomento firmati dai gruppi di ricerca che hanno partecipato al sequenziamento, per un costo complessivo di 32 milioni di dollari e quattro anni di lavoro. Secondo quanto riferito da uno dei coordinatori, Richard Wilson della Washington University School of Medicine a St. Louis, è stato sequenziato il mais B73, una varietà commerciale e agricola molto preziosa da cui provengono peraltro molte altre varietà di mais. Ne è emerso un genoma di ben 32 mila geni disposti su 10 cromosomi (quello umano ne ha 20 mila su 23 cromosomi), costituito da ben due miliardi di lettere di Dna contro i 2,9 miliardi di lettere del genoma umano. Già solo le sue dimensioni danno un'idea della sua complessità, ma i ricercatori hanno scoperto molto di più: ben l'85% del genoma del mais è occupato da «geni grillo», ovvero dai trasposoni, elementi di Dna mobili e sequenze ripetute per la cui scoperta, basata proprio su studi sulla pianta del mais, Barbara McClintock vinse il Premio Nobel nel 1983. Il mais è dunque un mosaico genetico di tutti questi elementi trasponibili che hanno segnato la lunga evoluzione della pianta e danno conto dell'esistenza di numerose varietà. Avere a disposizione la sequenza significa poter creare nuove varietà di mais resistenti ai cambiamenti climatici, che danno più raccolto e che crescono senza bisogno di fertilizzanti, un ventaglio di prospettive enorme sia per il settore alimentare sia per i biocombustibili. I "geni grillo": |
| RISPOSTA   Polenta, corn-flakes, pop-corn (solo per fare qualche esempio) non avranno più segreti. La sequenza del genoma del mais, loro ingrediente base è stata infatti tracciata dal Consorzio internazionale «Progetto genoma mais». Il risultato apre nuove possibilità di applicazione in campo agricolo, per aumentare i raccolti, ma anche nel settore dei biocarburanti. Il genoma del mais, per la sua importanza commerciale ma anche scientifica, si è guadagnato questa settimana le copertine di molte riviste, Science, PLoS Genetics e Proceedings of the National Academy of Sciences, con svariati articoli sull'argomento firmati dai gruppi di ricerca che hanno partecipato al sequenziamento, per un costo complessivo di 32 milioni di dollari e quattro anni di lavoro. Secondo quanto riferito da uno dei coordinatori, Richard Wilson della Washington University School of Medicine a St. Louis, è stato sequenziato il mais B73, una varietà commerciale e agricola molto preziosa da cui provengono peraltro molte altre varietà di mais. Ne è emerso un genoma di ben 32 mila geni disposti su 10 cromosomi (quello umano ne ha 20 mila su 23 cromosomi), costituito da ben due miliardi di lettere di Dna contro i 2,9 miliardi di lettere del genoma umano. Già solo le sue dimensioni danno un'idea della sua complessità, ma i ricercatori hanno scoperto molto di più: ben l'85% del genoma del mais è occupato da «geni grillo», ovvero dai trasposoni, elementi di Dna mobili e sequenze ripetute per la cui scoperta, basata proprio su studi sulla pianta del mais, Barbara McClintock vinse il Premio Nobel nel 1983. Il mais è dunque un mosaico genetico di tutti questi elementi trasponibili che hanno segnato la lunga evoluzione della pianta e danno conto dell'esistenza di numerose varietà. Avere a disposizione la sequenza significa poter creare nuove varietà di mais resistenti ai cambiamenti climatici, che danno più raccolto e che crescono senza bisogno di fertilizzanti, un ventaglio di prospettive enorme sia per il settore alimentare sia per i biocombustibili. Richard Wilson: |
| RISPOSTA   Polenta, corn-flakes, pop-corn (solo per fare qualche esempio) non avranno più segreti. La sequenza del genoma del mais, loro ingrediente base è stata infatti tracciata dal Consorzio internazionale «Progetto genoma mais». Il risultato apre nuove possibilità di applicazione in campo agricolo, per aumentare i raccolti, ma anche nel settore dei biocarburanti. Il genoma del mais, per la sua importanza commerciale ma anche scientifica, si è guadagnato questa settimana le copertine di molte riviste, Science, PLoS Genetics e Proceedings of the National Academy of Sciences, con svariati articoli sull'argomento firmati dai gruppi di ricerca che hanno partecipato al sequenziamento, per un costo complessivo di 32 milioni di dollari e quattro anni di lavoro. Secondo quanto riferito da uno dei coordinatori, Richard Wilson della Washington University School of Medicine a St. Louis, è stato sequenziato il mais B73, una varietà commerciale e agricola molto preziosa da cui provengono peraltro molte altre varietà di mais. Ne è emerso un genoma di ben 32 mila geni disposti su 10 cromosomi (quello umano ne ha 20 mila su 23 cromosomi), costituito da ben due miliardi di lettere di Dna contro i 2,9 miliardi di lettere del genoma umano. Già solo le sue dimensioni danno un'idea della sua complessità, ma i ricercatori hanno scoperto molto di più: ben l'85% del genoma del mais è occupato da «geni grillo», ovvero dai trasposoni, elementi di Dna mobili e sequenze ripetute per la cui scoperta, basata proprio su studi sulla pianta del mais, Barbara McClintock vinse il Premio Nobel nel 1983. Il mais è dunque un mosaico genetico di tutti questi elementi trasponibili che hanno segnato la lunga evoluzione della pianta e danno conto dell'esistenza di numerose varietà. Avere a disposizione la sequenza significa poter creare nuove varietà di mais resistenti ai cambiamenti climatici, che danno più raccolto e che crescono senza bisogno di fertilizzanti, un ventaglio di prospettive enorme sia per il settore alimentare sia per i biocombustibili. Il settore dei combustibili: |
| RISPOSTA   Polenta, corn-flakes, pop-corn (solo per fare qualche esempio) non avranno più segreti. La sequenza del genoma del mais, loro ingrediente base è stata infatti tracciata dal Consorzio internazionale «Progetto genoma mais». Il risultato apre nuove possibilità di applicazione in campo agricolo, per aumentare i raccolti, ma anche nel settore dei biocarburanti. Il genoma del mais, per la sua importanza commerciale ma anche scientifica, si è guadagnato questa settimana le copertine di molte riviste, Science, PLoS Genetics e Proceedings of the National Academy of Sciences, con svariati articoli sull'argomento firmati dai gruppi di ricerca che hanno partecipato al sequenziamento, per un costo complessivo di 32 milioni di dollari e quattro anni di lavoro. Secondo quanto riferito da uno dei coordinatori, Richard Wilson della Washington University School of Medicine a St. Louis, è stato sequenziato il mais B73, una varietà commerciale e agricola molto preziosa da cui provengono peraltro molte altre varietà di mais. Ne è emerso un genoma di ben 32 mila geni disposti su 10 cromosomi (quello umano ne ha 20 mila su 23 cromosomi), costituito da ben due miliardi di lettere di Dna contro i 2,9 miliardi di lettere del genoma umano. Già solo le sue dimensioni danno un'idea della sua complessità, ma i ricercatori hanno scoperto molto di più: ben l'85% del genoma del mais è occupato da «geni grillo», ovvero dai trasposoni, elementi di Dna mobili e sequenze ripetute per la cui scoperta, basata proprio su studi sulla pianta del mais, Barbara McClintock vinse il Premio Nobel nel 1983. Il mais è dunque un mosaico genetico di tutti questi elementi trasponibili che hanno segnato la lunga evoluzione della pianta e danno conto dell'esistenza di numerose varietà. Avere a disposizione la sequenza significa poter creare nuove varietà di mais resistenti ai cambiamenti climatici, che danno più raccolto e che crescono senza bisogno di fertilizzanti, un ventaglio di prospettive enorme sia per il settore alimentare sia per i biocombustibili. Il "Progetto genoma mais": |
| RISPOSTA   Polenta, corn-flakes, pop-corn (solo per fare qualche esempio) non avranno più segreti. La sequenza del genoma del mais, loro ingrediente base è stata infatti tracciata dal Consorzio internazionale «Progetto genoma mais». Il risultato apre nuove possibilità di applicazione in campo agricolo, per aumentare i raccolti, ma anche nel settore dei biocarburanti. Il genoma del mais, per la sua importanza commerciale ma anche scientifica, si è guadagnato questa settimana le copertine di molte riviste, Science, PLoS Genetics e Proceedings of the National Academy of Sciences, con svariati articoli sull'argomento firmati dai gruppi di ricerca che hanno partecipato al sequenziamento, per un costo complessivo di 32 milioni di dollari e quattro anni di lavoro. Secondo quanto riferito da uno dei coordinatori, Richard Wilson della Washington University School of Medicine a St. Louis, è stato sequenziato il mais B73, una varietà commerciale e agricola molto preziosa da cui provengono peraltro molte altre varietà di mais. Ne è emerso un genoma di ben 32 mila geni disposti su 10 cromosomi (quello umano ne ha 20 mila su 23 cromosomi), costituito da ben due miliardi di lettere di Dna contro i 2,9 miliardi di lettere del genoma umano. Già solo le sue dimensioni danno un'idea della sua complessità, ma i ricercatori hanno scoperto molto di più: ben l'85% del genoma del mais è occupato da «geni grillo», ovvero dai trasposoni, elementi di Dna mobili e sequenze ripetute per la cui scoperta, basata proprio su studi sulla pianta del mais, Barbara McClintock vinse il Premio Nobel nel 1983. Il mais è dunque un mosaico genetico di tutti questi elementi trasponibili che hanno segnato la lunga evoluzione della pianta e danno conto dell'esistenza di numerose varietà. Avere a disposizione la sequenza significa poter creare nuove varietà di mais resistenti ai cambiamenti climatici, che danno più raccolto e che crescono senza bisogno di fertilizzanti, un ventaglio di prospettive enorme sia per il settore alimentare sia per i biocombustibili. Il mais B73: |
| RISPOSTA   Polenta, corn-flakes, pop-corn (solo per fare qualche esempio) non avranno più segreti. La sequenza del genoma del mais, loro ingrediente base è stata infatti tracciata dal Consorzio internazionale «Progetto genoma mais». Il risultato apre nuove possibilità di applicazione in campo agricolo, per aumentare i raccolti, ma anche nel settore dei biocarburanti. Il genoma del mais, per la sua importanza commerciale ma anche scientifica, si è guadagnato questa settimana le copertine di molte riviste, Science, PLoS Genetics e Proceedings of the National Academy of Sciences, con svariati articoli sull'argomento firmati dai gruppi di ricerca che hanno partecipato al sequenziamento, per un costo complessivo di 32 milioni di dollari e quattro anni di lavoro. Secondo quanto riferito da uno dei coordinatori, Richard Wilson della Washington University School of Medicine a St. Louis, è stato sequenziato il mais B73, una varietà commerciale e agricola molto preziosa da cui provengono peraltro molte altre varietà di mais. Ne è emerso un genoma di ben 32 mila geni disposti su 10 cromosomi (quello umano ne ha 20 mila su 23 cromosomi), costituito da ben due miliardi di lettere di Dna contro i 2,9 miliardi di lettere del genoma umano. Già solo le sue dimensioni danno un'idea della sua complessità, ma i ricercatori hanno scoperto molto di più: ben l'85% del genoma del mais è occupato da «geni grillo», ovvero dai trasposoni, elementi di Dna mobili e sequenze ripetute per la cui scoperta, basata proprio su studi sulla pianta del mais, Barbara McClintock vinse il Premio Nobel nel 1983. Il mais è dunque un mosaico genetico di tutti questi elementi trasponibili che hanno segnato la lunga evoluzione della pianta e danno conto dell'esistenza di numerose varietà. Avere a disposizione la sequenza significa poter creare nuove varietà di mais resistenti ai cambiamenti climatici, che danno più raccolto e che crescono senza bisogno di fertilizzanti, un ventaglio di prospettive enorme sia per il settore alimentare sia per i biocombustibili. Nuovi tipi di mais: |
| RISPOSTA   Polenta, corn-flakes, pop-corn (solo per fare qualche esempio) non avranno più segreti. La sequenza del genoma del mais, loro ingrediente base è stata infatti tracciata dal Consorzio internazionale «Progetto genoma mais». Il risultato apre nuove possibilità di applicazione in campo agricolo, per aumentare i raccolti, ma anche nel settore dei biocarburanti. Il genoma del mais, per la sua importanza commerciale ma anche scientifica, si è guadagnato questa settimana le copertine di molte riviste, Science, PLoS Genetics e Proceedings of the National Academy of Sciences, con svariati articoli sull'argomento firmati dai gruppi di ricerca che hanno partecipato al sequenziamento, per un costo complessivo di 32 milioni di dollari e quattro anni di lavoro. Secondo quanto riferito da uno dei coordinatori, Richard Wilson della Washington University School of Medicine a St. Louis, è stato sequenziato il mais B73, una varietà commerciale e agricola molto preziosa da cui provengono peraltro molte altre varietà di mais. Ne è emerso un genoma di ben 32 mila geni disposti su 10 cromosomi (quello umano ne ha 20 mila su 23 cromosomi), costituito da ben due miliardi di lettere di Dna contro i 2,9 miliardi di lettere del genoma umano. Già solo le sue dimensioni danno un'idea della sua complessità, ma i ricercatori hanno scoperto molto di più: ben l'85% del genoma del mais è occupato da «geni grillo», ovvero dai trasposoni, elementi di Dna mobili e sequenze ripetute per la cui scoperta, basata proprio su studi sulla pianta del mais, Barbara McClintock vinse il Premio Nobel nel 1983. Il mais è dunque un mosaico genetico di tutti questi elementi trasponibili che hanno segnato la lunga evoluzione della pianta e danno conto dell'esistenza di numerose varietà. Avere a disposizione la sequenza significa poter creare nuove varietà di mais resistenti ai cambiamenti climatici, che danno più raccolto e che crescono senza bisogno di fertilizzanti, un ventaglio di prospettive enorme sia per il settore alimentare sia per i biocombustibili. Gli elementi trasponibili nel genoma del mais: |
| RISPOSTA   Polenta, corn-flakes, pop-corn (solo per fare qualche esempio) non avranno più segreti. La sequenza del genoma del mais, loro ingrediente base è stata infatti tracciata dal Consorzio internazionale «Progetto genoma mais». Il risultato apre nuove possibilità di applicazione in campo agricolo, per aumentare i raccolti, ma anche nel settore dei biocarburanti. Il genoma del mais, per la sua importanza commerciale ma anche scientifica, si è guadagnato questa settimana le copertine di molte riviste, Science, PLoS Genetics e Proceedings of the National Academy of Sciences, con svariati articoli sull'argomento firmati dai gruppi di ricerca che hanno partecipato al sequenziamento, per un costo complessivo di 32 milioni di dollari e quattro anni di lavoro. Secondo quanto riferito da uno dei coordinatori, Richard Wilson della Washington University School of Medicine a St. Louis, è stato sequenziato il mais B73, una varietà commerciale e agricola molto preziosa da cui provengono peraltro molte altre varietà di mais. Ne è emerso un genoma di ben 32 mila geni disposti su 10 cromosomi (quello umano ne ha 20 mila su 23 cromosomi), costituito da ben due miliardi di lettere di Dna contro i 2,9 miliardi di lettere del genoma umano. Già solo le sue dimensioni danno un'idea della sua complessità, ma i ricercatori hanno scoperto molto di più: ben l'85% del genoma del mais è occupato da «geni grillo», ovvero dai trasposoni, elementi di Dna mobili e sequenze ripetute per la cui scoperta, basata proprio su studi sulla pianta del mais, Barbara McClintock vinse il Premio Nobel nel 1983. Il mais è dunque un mosaico genetico di tutti questi elementi trasponibili che hanno segnato la lunga evoluzione della pianta e danno conto dell'esistenza di numerose varietà. Avere a disposizione la sequenza significa poter creare nuove varietà di mais resistenti ai cambiamenti climatici, che danno più raccolto e che crescono senza bisogno di fertilizzanti, un ventaglio di prospettive enorme sia per il settore alimentare sia per i biocombustibili. I trasposoni: |
| RISPOSTA   Può un software aiutarci a ridurre il consumo quotidiano di energia? La risposta arriva da Redwood City, cittadina in provincia di San Francisco sede, nei giorni scorsi, del Cleantech Open National Business Plan Competition, il concorso che da quattro anni a questa parte premia le invenzioni tecnologiche più eco-sostenibili. Dalla prima edizione del 2006 ad oggi, il Cleantech Open ha fatto emergere 125 team di ricerca che grazie ai finanziamenti e alla pubblicità ricevuta hanno portato a termine progetti interessanti e soprattutto utili. Da questi progetti sono nati 700 nuovi posti di lavoro, un po' come a dire che la tecnologia verde non fa bene solo all'ambiente ma anche all'economia. A vincere quest'anno è stata la EcoFactor, un'azienda specializzata in soluzioni personalizzate per il risparmio domestico di energia. Ha scavalcato i 278 concorrenti con un'idea semplice semplice ma utilissima: un software capace di regolare automaticamente il termostato di casa per ottenere ogni istante il maggior risparmio energetico alla miglior prestazione. Il premio consiste in un corposo assegno da 250mila dollari, naturalmente da reinvestire in altrettanti progetti verdi, accompagnato da nuovi uffici e servizi di consulenza gratuiti. L'azienda che ha vinto l'ultima edizione del Cleantech Open: |
| RISPOSTA   Può un software aiutarci a ridurre il consumo quotidiano di energia? La risposta arriva da Redwood City, cittadina in provincia di San Francisco sede, nei giorni scorsi, del Cleantech Open National Business Plan Competition, il concorso che da quattro anni a questa parte premia le invenzioni tecnologiche più eco-sostenibili. Dalla prima edizione del 2006 ad oggi, il Cleantech Open ha fatto emergere 125 team di ricerca che grazie ai finanziamenti e alla pubblicità ricevuta hanno portato a termine progetti interessanti e soprattutto utili. Da questi progetti sono nati 700 nuovi posti di lavoro, un po' come a dire che la tecnologia verde non fa bene solo all'ambiente ma anche all'economia. A vincere quest'anno è stata la EcoFactor, un'azienda specializzata in soluzioni personalizzate per il risparmio domestico di energia. Ha scavalcato i 278 concorrenti con un'idea semplice semplice ma utilissima: un software capace di regolare automaticamente il termostato di casa per ottenere ogni istante il maggior risparmio energetico alla miglior prestazione. Il premio consiste in un corposo assegno da 250mila dollari, naturalmente da reinvestire in altrettanti progetti verdi, accompagnato da nuovi uffici e servizi di consulenza gratuiti. La tecnologia verde: |
RISPOSTA   Può un software aiutarci a ridurre il consumo quotidiano di energia? La risposta arriva da Redwood City, cittadina in provincia di San Francisco sede, nei giorni scorsi, del Cleantech Open National Business Plan Competition, il concorso che da quattro anni a questa parte premia le invenzioni tecnologiche più eco-sostenibili. Dalla prima edizione del 2006 ad oggi, il Cleantech Open ha fatto emergere 125 team di ricerca che grazie ai finanziamenti e alla pubblicità ricevuta hanno portato a termine progetti interessanti e soprattutto utili. Da questi progetti sono nati 700 nuovi posti di lavoro, un po' come a dire che la tecnologia verde non fa bene solo all'ambiente ma anche all'economia. A vincere quest'anno è stata la EcoFactor, un'azienda specializzata in soluzioni personalizzate per il risparmio domestico di energia. Ha scavalcato i 278 concorrenti con un'idea semplice semplice ma utilissima: un software capace di regolare automaticamente il termostato di casa per ottenere ogni istante il maggior risparmio energetico alla miglior prestazione. Il premio consiste in un corposo assegno da 250mila dollari, naturalmente da reinvestire in altrettanti progetti verdi, accompagnato da nuovi uffici e servizi di consulenza gratuiti. Il premio del Cleantech Open: |
| RISPOSTA   Può un software aiutarci a ridurre il consumo quotidiano di energia? La risposta arriva da Redwood City, cittadina in provincia di San Francisco sede, nei giorni scorsi, del Cleantech Open National Business Plan Competition, il concorso che da quattro anni a questa parte premia le invenzioni tecnologiche più eco-sostenibili. Dalla prima edizione del 2006 ad oggi, il Cleantech Open ha fatto emergere 125 team di ricerca che grazie ai finanziamenti e alla pubblicità ricevuta hanno portato a termine progetti interessanti e soprattutto utili. Da questi progetti sono nati 700 nuovi posti di lavoro, un po' come a dire che la tecnologia verde non fa bene solo all'ambiente ma anche all'economia. A vincere quest'anno è stata la EcoFactor, un'azienda specializzata in soluzioni personalizzate per il risparmio domestico di energia. Ha scavalcato i 278 concorrenti con un'idea semplice semplice ma utilissima: un software capace di regolare automaticamente il termostato di casa per ottenere ogni istante il maggior risparmio energetico alla miglior prestazione. Il premio consiste in un corposo assegno da 250mila dollari, naturalmente da reinvestire in altrettanti progetti verdi, accompagnato da nuovi uffici e servizi di consulenza gratuiti. Dal 2006 ad oggi: |
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Poiché il genoma delle piante è molto simile a quello degli animali e, in definitiva, a quello degli esseri umani, esse possono essere utilizzate per studiare le funzioni e le disfunzioni di alcuni geni. Un gruppo di ricercatori della Texas University, che studiano la Arabidopsis thaliana, un'erba imparentata con la senape di cui è conosciuta l'intera sequenza del genoma, sta imparando numerose cose su come invecchiano le piante. In particolare, gli scienziati hanno preso in considerazione i telomeri, che sono letteralmente la punta dei cromosomi. Nelle cellule, a ogni divisione, i cromosomi perdono un po' dei loro telomeri, fino a quando, come una stringa a cui manca la plastica che la sigilla, iniziano a sfilacciarsi, impedendo successive divisioni cellulari. I telomeri hanno quindi un ruolo importante nell'invecchiamento. Per studiare la funzione dei telomeri, gli scienziati hanno modificato geneticamente la pianta in modo che fosse completamente priva di un enzima di nome telomerase che è responsabile appunto del mantenimento di queste strutture. Si è visto così che le piante possono tollerare modifiche genetiche ben superiori a quelle degli animali e, nonostante la mancanza dell'enzima, riescono a sopravvivere comunque molto a lungo. Una spiegazione, sostengono gli autori nel loro articolo pubblicato su «Science», potrebbe risiedere nel fatto che le piante sono molto più flessibili degli animali e devono creare continuamente i loro organi nel corso della loro vita. Ovviamente, la speranza dei ricercatori è quella di migliorare la comprensione dell'invecchiamento umano studiando la funzione dei telomeri nelle piante. Alcune ricerche genetiche:
Può un software aiutarci a ridurre il consumo quotidiano di energia? La risposta arriva da Redwood City, cittadina in provincia di San Francisco sede, nei giorni scorsi, del Cleantech Open National Business Plan Competition, il concorso che da quattro anni a questa parte premia le invenzioni tecnologiche più eco-sostenibili. Dalla prima edizione del 2006 ad oggi, il Cleantech Open ha fatto emergere 125 team di ricerca che grazie ai finanziamenti e alla pubblicità ricevuta hanno portato a termine progetti interessanti e soprattutto utili. Da questi progetti sono nati 700 nuovi posti di lavoro, un po' come a dire che la tecnologia verde non fa bene solo all'ambiente ma anche all'economia. A vincere quest'anno è stata la EcoFactor, un'azienda specializzata in soluzioni personalizzate per il risparmio domestico di energia. Ha scavalcato i 278 concorrenti con un'idea semplice semplice ma utilissima: un software capace di regolare automaticamente il termostato di casa per ottenere ogni istante il maggior risparmio energetico alla miglior prestazione. Il premio consiste in un corposo assegno da 250mila dollari, naturalmente da reinvestire in altrettanti progetti verdi, accompagnato da nuovi uffici e servizi di consulenza gratuiti. Il premio del Cleantech Open: