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Tutte le domande del quiz : Brani

tratto da:
Guardia di Finanza
Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018



 Esercitati su questo Quiz 

RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Nel III trimestre 2015, le convenzioni notarili di compravendita per unità immobiliari complessivamente considerate (144.487) crescono dell'8,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.La ripresa è trasversale a tutti i comparti immobiliari: si attesta a +8,9% per i trasferimenti di immobili a uso abitazione e accessori e a +1,6% per i trasferimenti di proprietà immobiliari a uso economico.Il 93,8% delle convenzioni rogate ha riguardato trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo e accessori (135.580), il 5,6% unità immobiliari a uso economico (8.100) e lo 0,6% unità immobiliari a uso speciale e multiproprietà (807).La crescita coinvolge tutte le ripartizioni, sia per il complesso delle compravendite di unità immobiliari sia per i trasferimenti a uso abitativo e accessori. Tuttavia, per entrambe le tipologie immobiliari, valori sopra la media nazionale si osservano nel Nord-est (rispettivamente +10,7% e +10,9%) e nel Nord-ovest (+10,1% e +10,8%).Nel settore dei trasferimenti a uso economico le variazioni sono positive nel Nord-est (+5,7%), nelle Isole (+2,5%) e nel Nord-ovest (+1,8%) e negative al Sud (�1,3%) e al Centro (�0,8%).Sia gli archivi notarili distrettuali con sede nelle città metropolitane che gli archivi dei piccoli centri beneficiano della ripresa immobiliare nel settore dell'abitativo (+9,2% sull'anno precedente nei grandi centri e +8,7% nelle piccole città). In quello economico, invece, i grandi centri chiudono il trimestre in negativo (�0,6% contro +3,1% nei piccoli centri).Variazioni [1] molto positive sullo stesso trimestre dell'anno precedente (+29,2%) si registrano per le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare stipulati con banche o soggetti diversi dalle banche (85.705).La crescita di mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca è forte in tutte le ripartizioni geografiche, con percentuali sopra la media al Sud (+37,5%), Isole (+30,3%) e Centro (+29,9%).Mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca chiudono i primi nove mesi del 2015 con un aumento del 20,4%, per un totale di 242.039 convenzioni. (da: www.istat.it) Nel III trimestre 2015 la ripresa delle compravendite è stata maggiore per:
RISPOSTA   Domanda di media difficoltà Leggere attentamente il seguente brano. Nel III trimestre 2015, le convenzioni notarili di compravendita per unità immobiliari complessivamente considerate (144.487) crescono dell'8,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.La ripresa è trasversale a tutti i comparti immobiliari: si attesta a +8,9% per i trasferimenti di immobili a uso abitazione e accessori e a +1,6% per i trasferimenti di proprietà immobiliari a uso economico.Il 93,8% delle convenzioni rogate ha riguardato trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo e accessori (135.580), il 5,6% unità immobiliari a uso economico (8.100) e lo 0,6% unità immobiliari a uso speciale e multiproprietà (807).La crescita coinvolge tutte le ripartizioni, sia per il complesso delle compravendite di unità immobiliari sia per i trasferimenti a uso abitativo e accessori. Tuttavia, per entrambe le tipologie immobiliari, valori sopra la media nazionale si osservano nel Nord-est (rispettivamente +10,7% e +10,9%) e nel Nord-ovest (+10,1% e +10,8%).Nel settore dei trasferimenti a uso economico le variazioni sono positive nel Nord-est (+5,7%), nelle Isole (+2,5%) e nel Nord-ovest (+1,8%) e negative al Sud (�1,3%) e al Centro (�0,8%).Sia gli archivi notarili distrettuali con sede nelle città metropolitane che gli archivi dei piccoli centri beneficiano della ripresa immobiliare nel settore dell'abitativo (+9,2% sull'anno precedente nei grandi centri e +8,7% nelle piccole città). In quello economico, invece, i grandi centri chiudono il trimestre in negativo (�0,6% contro +3,1% nei piccoli centri).Variazioni [1] molto positive sullo stesso trimestre dell'anno precedente (+29,2%) si registrano per le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare stipulati con banche o soggetti diversi dalle banche (85.705).La crescita di mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca è forte in tutte le ripartizioni geografiche, con percentuali sopra la media al Sud (+37,5%), Isole (+30,3%) e Centro (+29,9%).Mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca chiudono i primi nove mesi del 2015 con un aumento del 20,4%, per un totale di 242.039 convenzioni. (da: www.istat.it) Valori di crescita sopra la media nazionale si osservano:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Nel III trimestre 2015, le convenzioni notarili di compravendita per unità immobiliari complessivamente considerate (144.487) crescono dell'8,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.La ripresa è trasversale a tutti i comparti immobiliari: si attesta a +8,9% per i trasferimenti di immobili a uso abitazione e accessori e a +1,6% per i trasferimenti di proprietà immobiliari a uso economico.Il 93,8% delle convenzioni rogate ha riguardato trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo e accessori (135.580), il 5,6% unità immobiliari a uso economico (8.100) e lo 0,6% unità immobiliari a uso speciale e multiproprietà (807).La crescita coinvolge tutte le ripartizioni, sia per il complesso delle compravendite di unità immobiliari sia per i trasferimenti a uso abitativo e accessori. Tuttavia, per entrambe le tipologie immobiliari, valori sopra la media nazionale si osservano nel Nord-est (rispettivamente +10,7% e +10,9%) e nel Nord-ovest (+10,1% e +10,8%).Nel settore dei trasferimenti a uso economico le variazioni sono positive nel Nord-est (+5,7%), nelle Isole (+2,5%) e nel Nord-ovest (+1,8%) e negative al Sud (�1,3%) e al Centro (�0,8%).Sia gli archivi notarili distrettuali con sede nelle città metropolitane che gli archivi dei piccoli centri beneficiano della ripresa immobiliare nel settore dell'abitativo (+9,2% sull'anno precedente nei grandi centri e +8,7% nelle piccole città). In quello economico, invece, i grandi centri chiudono il trimestre in negativo (�0,6% contro +3,1% nei piccoli centri).Variazioni [1] molto positive sullo stesso trimestre dell'anno precedente (+29,2%) si registrano per le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare stipulati con banche o soggetti diversi dalle banche (85.705).La crescita di mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca è forte in tutte le ripartizioni geografiche, con percentuali sopra la media al Sud (+37,5%), Isole (+30,3%) e Centro (+29,9%).Mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca chiudono i primi nove mesi del 2015 con un aumento del 20,4%, per un totale di 242.039 convenzioni. (da: www.istat.it) La ripresa immobiliare nel settore dell'abitativo è particolarmente forte:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Nel III trimestre 2015, le convenzioni notarili di compravendita per unità immobiliari complessivamente considerate (144.487) crescono dell'8,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.La ripresa è trasversale a tutti i comparti immobiliari: si attesta a +8,9% per i trasferimenti di immobili a uso abitazione e accessori e a +1,6% per i trasferimenti di proprietà immobiliari a uso economico.Il 93,8% delle convenzioni rogate ha riguardato trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo e accessori (135.580), il 5,6% unità immobiliari a uso economico (8.100) e lo 0,6% unità immobiliari a uso speciale e multiproprietà (807).La crescita coinvolge tutte le ripartizioni, sia per il complesso delle compravendite di unità immobiliari sia per i trasferimenti a uso abitativo e accessori. Tuttavia, per entrambe le tipologie immobiliari, valori sopra la media nazionale si osservano nel Nord-est (rispettivamente +10,7% e +10,9%) e nel Nord-ovest (+10,1% e +10,8%).Nel settore dei trasferimenti a uso economico le variazioni sono positive nel Nord-est (+5,7%), nelle Isole (+2,5%) e nel Nord-ovest (+1,8%) e negative al Sud (�1,3%) e al Centro (�0,8%).Sia gli archivi notarili distrettuali con sede nelle città metropolitane che gli archivi dei piccoli centri beneficiano della ripresa immobiliare nel settore dell'abitativo (+9,2% sull'anno precedente nei grandi centri e +8,7% nelle piccole città). In quello economico, invece, i grandi centri chiudono il trimestre in negativo (�0,6% contro +3,1% nei piccoli centri).Variazioni [1] molto positive sullo stesso trimestre dell'anno precedente (+29,2%) si registrano per le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare stipulati con banche o soggetti diversi dalle banche (85.705).La crescita di mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca è forte in tutte le ripartizioni geografiche, con percentuali sopra la media al Sud (+37,5%), Isole (+30,3%) e Centro (+29,9%).Mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca chiudono i primi nove mesi del 2015 con un aumento del 20,4%, per un totale di 242.039 convenzioni. (da: www.istat.it) I trasferimenti a uso economico rilevano dati più negativi:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Nel III trimestre 2015, le convenzioni notarili di compravendita per unità immobiliari complessivamente considerate (144.487) crescono dell'8,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.La ripresa è trasversale a tutti i comparti immobiliari: si attesta a +8,9% per i trasferimenti di immobili a uso abitazione e accessori e a +1,6% per i trasferimenti di proprietà immobiliari a uso economico.Il 93,8% delle convenzioni rogate ha riguardato trasferimenti di proprietà di immobili a uso abitativo e accessori (135.580), il 5,6% unità immobiliari a uso economico (8.100) e lo 0,6% unità immobiliari a uso speciale e multiproprietà (807).La crescita coinvolge tutte le ripartizioni, sia per il complesso delle compravendite di unità immobiliari sia per i trasferimenti a uso abitativo e accessori. Tuttavia, per entrambe le tipologie immobiliari, valori sopra la media nazionale si osservano nel Nord-est (rispettivamente +10,7% e +10,9%) e nel Nord-ovest (+10,1% e +10,8%).Nel settore dei trasferimenti a uso economico le variazioni sono positive nel Nord-est (+5,7%), nelle Isole (+2,5%) e nel Nord-ovest (+1,8%) e negative al Sud (�1,3%) e al Centro (�0,8%).Sia gli archivi notarili distrettuali con sede nelle città metropolitane che gli archivi dei piccoli centri beneficiano della ripresa immobiliare nel settore dell'abitativo (+9,2% sull'anno precedente nei grandi centri e +8,7% nelle piccole città). In quello economico, invece, i grandi centri chiudono il trimestre in negativo (�0,6% contro +3,1% nei piccoli centri).Variazioni [1] molto positive sullo stesso trimestre dell'anno precedente (+29,2%) si registrano per le convenzioni notarili per mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare stipulati con banche o soggetti diversi dalle banche (85.705).La crescita di mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca è forte in tutte le ripartizioni geografiche, con percentuali sopra la media al Sud (+37,5%), Isole (+30,3%) e Centro (+29,9%).Mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca chiudono i primi nove mesi del 2015 con un aumento del 20,4%, per un totale di 242.039 convenzioni. (da: www.istat.it) Con quale dei seguenti termini si potrebbe sostituire "variazioni" [1] senza modificare il senso della frase?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Nel Libro IV capitolo I del "De Bello Gallico", Giulio Cesare parla di due tribù germaniche, i Tencteri e gli Usipeti, che a causa della pressione degli Svevi (Suebi), nel 55 a. C.si erano insediati sulla riva destra del corso finale del Reno, appena oltre l'estremo confine nord (limes) del territorio romano. Le due tribù chiesero di trattare ma attaccarono a tradimento i romani. La vendetta di Giulio Cesare non si fece attendere.Il giorno dopo, come spiega nel capitolo XV, Cesare ordina l'attacco. Giunti alla confluenza tra Mosa e Reno, le due tribù non hanno più speranza di salvezza e avviene il massacro: "Molti vennero uccisi, gli altri si gettarono nel fiume e, vinti dalla paura, dalla stanchezza e dalla forte corrente, morirono". [1] E a questo punto su Usipeti e Tencteri scese l'oblio.Per 2070 lunghi anni. Finora, a parte il racconto del "De Bello Gallico", non c'erano evidenze archeologiche della presenza di Giulio Cesare in quella che è oggi l'Olanda. Ora un gruppo di archeologi dell'Università Vrije di Amsterdam ha dimostrato che il console romano arrivò anche nei Paesi Bassi. La battaglia finale fu combattuta presso Kessel, nella provincia del Brabante settentrionale. Numerosi scheletri, insieme a migliaia di punte di lance, spade e caschi in bronzo sono stati trovati nella zona negli ultimi anni, ma solo ora, hanno spiegato gli archeologi diretti dal professor Nico Roymans, la datazione con il carbonio-14 e altre analisi storiche e chimiche hanno permesso di datare al primo secolo avanti Cristo i reperti rinvenuti negli scavi. Come finì? Lo racconta lo stesso Giulio Cesare: "Ai Germani prigionieri nell'accampamento Cesare permise di allontanarsi, ma costoro, temendo atroci supplizi da parte dei Galli di cui avevano saccheggiato i campi, dissero di voler rimanere presso di lui. Cesare concesse loro la libertà". (Da: P. Virtuani, "Scoperto luogo dove Giulio Cesare massacrò due tribù germaniche", www.corriere.it/scienze) Quale sinonimo potrebbe sostituire la parola "oblio" con l'accezione con cui è usata nella frase contrassegnata da [1] nel brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Nel Libro IV capitolo I del "De Bello Gallico", Giulio Cesare parla di due tribù germaniche, i Tencteri e gli Usipeti, che a causa della pressione degli Svevi (Suebi), nel 55 a. C.si erano insediati sulla riva destra del corso finale del Reno, appena oltre l'estremo confine nord (limes) del territorio romano. Le due tribù chiesero di trattare ma attaccarono a tradimento i romani. La vendetta di Giulio Cesare non si fece attendere.Il giorno dopo, come spiega nel capitolo XV, Cesare ordina l'attacco. Giunti alla confluenza tra Mosa e Reno, le due tribù non hanno più speranza di salvezza e avviene il massacro: "Molti vennero uccisi, gli altri si gettarono nel fiume e, vinti dalla paura, dalla stanchezza e dalla forte corrente, morirono". [1] E a questo punto su Usipeti e Tencteri scese l'oblio.Per 2070 lunghi anni. Finora, a parte il racconto del "De Bello Gallico", non c'erano evidenze archeologiche della presenza di Giulio Cesare in quella che è oggi l'Olanda. Ora un gruppo di archeologi dell'Università Vrije di Amsterdam ha dimostrato che il console romano arrivò anche nei Paesi Bassi. La battaglia finale fu combattuta presso Kessel, nella provincia del Brabante settentrionale. Numerosi scheletri, insieme a migliaia di punte di lance, spade e caschi in bronzo sono stati trovati nella zona negli ultimi anni, ma solo ora, hanno spiegato gli archeologi diretti dal professor Nico Roymans, la datazione con il carbonio-14 e altre analisi storiche e chimiche hanno permesso di datare al primo secolo avanti Cristo i reperti rinvenuti negli scavi. Come finì? Lo racconta lo stesso Giulio Cesare: "Ai Germani prigionieri nell'accampamento Cesare permise di allontanarsi, ma costoro, temendo atroci supplizi da parte dei Galli di cui avevano saccheggiato i campi, dissero di voler rimanere presso di lui. Cesare concesse loro la libertà". (Da: P. Virtuani, "Scoperto luogo dove Giulio Cesare massacrò due tribù germaniche", www.corriere.it/scienze) Tencteri e Usipeti erano:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Nel Libro IV capitolo I del "De Bello Gallico", Giulio Cesare parla di due tribù germaniche, i Tencteri e gli Usipeti, che a causa della pressione degli Svevi (Suebi), nel 55 a. C.si erano insediati sulla riva destra del corso finale del Reno, appena oltre l'estremo confine nord (limes) del territorio romano. Le due tribù chiesero di trattare ma attaccarono a tradimento i romani. La vendetta di Giulio Cesare non si fece attendere.Il giorno dopo, come spiega nel capitolo XV, Cesare ordina l'attacco. Giunti alla confluenza tra Mosa e Reno, le due tribù non hanno più speranza di salvezza e avviene il massacro: "Molti vennero uccisi, gli altri si gettarono nel fiume e, vinti dalla paura, dalla stanchezza e dalla forte corrente, morirono". [1] E a questo punto su Usipeti e Tencteri scese l'oblio.Per 2070 lunghi anni. Finora, a parte il racconto del "De Bello Gallico", non c'erano evidenze archeologiche della presenza di Giulio Cesare in quella che è oggi l'Olanda. Ora un gruppo di archeologi dell'Università Vrije di Amsterdam ha dimostrato che il console romano arrivò anche nei Paesi Bassi. La battaglia finale fu combattuta presso Kessel, nella provincia del Brabante settentrionale. Numerosi scheletri, insieme a migliaia di punte di lance, spade e caschi in bronzo sono stati trovati nella zona negli ultimi anni, ma solo ora, hanno spiegato gli archeologi diretti dal professor Nico Roymans, la datazione con il carbonio-14 e altre analisi storiche e chimiche hanno permesso di datare al primo secolo avanti Cristo i reperti rinvenuti negli scavi. Come finì? Lo racconta lo stesso Giulio Cesare: "Ai Germani prigionieri nell'accampamento Cesare permise di allontanarsi, ma costoro, temendo atroci supplizi da parte dei Galli di cui avevano saccheggiato i campi, dissero di voler rimanere presso di lui. Cesare concesse loro la libertà". (Da: P. Virtuani, "Scoperto luogo dove Giulio Cesare massacrò due tribù germaniche", www.corriere.it/scienze) Quali reperti archeologici testimoniano l'esistenza di Tencteri e Usipeti?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Nel Libro IV capitolo I del "De Bello Gallico", Giulio Cesare parla di due tribù germaniche, i Tencteri e gli Usipeti, che a causa della pressione degli Svevi (Suebi), nel 55 a. C.si erano insediati sulla riva destra del corso finale del Reno, appena oltre l'estremo confine nord (limes) del territorio romano. Le due tribù chiesero di trattare ma attaccarono a tradimento i romani. La vendetta di Giulio Cesare non si fece attendere.Il giorno dopo, come spiega nel capitolo XV, Cesare ordina l'attacco. Giunti alla confluenza tra Mosa e Reno, le due tribù non hanno più speranza di salvezza e avviene il massacro: "Molti vennero uccisi, gli altri si gettarono nel fiume e, vinti dalla paura, dalla stanchezza e dalla forte corrente, morirono". [1] E a questo punto su Usipeti e Tencteri scese l'oblio.Per 2070 lunghi anni. Finora, a parte il racconto del "De Bello Gallico", non c'erano evidenze archeologiche della presenza di Giulio Cesare in quella che è oggi l'Olanda. Ora un gruppo di archeologi dell'Università Vrije di Amsterdam ha dimostrato che il console romano arrivò anche nei Paesi Bassi. La battaglia finale fu combattuta presso Kessel, nella provincia del Brabante settentrionale. Numerosi scheletri, insieme a migliaia di punte di lance, spade e caschi in bronzo sono stati trovati nella zona negli ultimi anni, ma solo ora, hanno spiegato gli archeologi diretti dal professor Nico Roymans, la datazione con il carbonio-14 e altre analisi storiche e chimiche hanno permesso di datare al primo secolo avanti Cristo i reperti rinvenuti negli scavi. Come finì? Lo racconta lo stesso Giulio Cesare: "Ai Germani prigionieri nell'accampamento Cesare permise di allontanarsi, ma costoro, temendo atroci supplizi da parte dei Galli di cui avevano saccheggiato i campi, dissero di voler rimanere presso di lui. Cesare concesse loro la libertà". (Da: P. Virtuani, "Scoperto luogo dove Giulio Cesare massacrò due tribù germaniche", www.corriere.it/scienze) Cesare ordinò l'attacco di Tencteri e Usipeti perché:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Nel Libro IV capitolo I del "De Bello Gallico", Giulio Cesare parla di due tribù germaniche, i Tencteri e gli Usipeti, che a causa della pressione degli Svevi (Suebi), nel 55 a. C.si erano insediati sulla riva destra del corso finale del Reno, appena oltre l'estremo confine nord (limes) del territorio romano. Le due tribù chiesero di trattare ma attaccarono a tradimento i romani. La vendetta di Giulio Cesare non si fece attendere.Il giorno dopo, come spiega nel capitolo XV, Cesare ordina l'attacco. Giunti alla confluenza tra Mosa e Reno, le due tribù non hanno più speranza di salvezza e avviene il massacro: "Molti vennero uccisi, gli altri si gettarono nel fiume e, vinti dalla paura, dalla stanchezza e dalla forte corrente, morirono". [1] E a questo punto su Usipeti e Tencteri scese l'oblio.Per 2070 lunghi anni. Finora, a parte il racconto del "De Bello Gallico", non c'erano evidenze archeologiche della presenza di Giulio Cesare in quella che è oggi l'Olanda. Ora un gruppo di archeologi dell'Università Vrije di Amsterdam ha dimostrato che il console romano arrivò anche nei Paesi Bassi. La battaglia finale fu combattuta presso Kessel, nella provincia del Brabante settentrionale. Numerosi scheletri, insieme a migliaia di punte di lance, spade e caschi in bronzo sono stati trovati nella zona negli ultimi anni, ma solo ora, hanno spiegato gli archeologi diretti dal professor Nico Roymans, la datazione con il carbonio-14 e altre analisi storiche e chimiche hanno permesso di datare al primo secolo avanti Cristo i reperti rinvenuti negli scavi. Come finì? Lo racconta lo stesso Giulio Cesare: "Ai Germani prigionieri nell'accampamento Cesare permise di allontanarsi, ma costoro, temendo atroci supplizi da parte dei Galli di cui avevano saccheggiato i campi, dissero di voler rimanere presso di lui. Cesare concesse loro la libertà". (Da: P. Virtuani, "Scoperto luogo dove Giulio Cesare massacrò due tribù germaniche", www.corriere.it/scienze) Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Nel lungo viaggio che mi portava in Italia, dove ero stata invitata per condividere le mie idee sull'insegnamento, ho versato molte lacrime. So molto bene come ci si sente a essere sopraffatti dall'enormità del nostro compito e dall'impossibilità di fare sempre quello che è necessario per ogni studente delle nostre classi. Ma la cosa a cui mi aggrappo ogni volta che tento di fare qualcosa di nuovo in classe, è la profonda angoscia [1] che provo al pensiero del disagio che troppe volte i miei studenti vivono a scuola, e la mia continua irritazione per questo spreco della loro creatività. Avete notato quanto spesso negli ultimi tempi nuove scoperte o invenzioni vengono fatte da adolescenti? Quante altre ce ne potrebbero essere se smettessimo d'ingozzarli di noia e liberassimo i loro cervelli? È qui che si trova in realtà la "prima linea" dell'innovazione: il rapporto tra uno studente e un insegnante. Quello che trovo in questo rapporto mi motiva nel continuare a cercare di cambiare. In questo rapporto emerge la domanda che ogni studente mi rivolge: t'importa davvero? Anche se oggi non posso cambiare tutto il sistema, ogni giorno posso fare in modo che i miei studenti, nella mia classe, si sentano il più a loro agio possibile. Posso permettere loro di muoversi, di mangiare e di fare delle pause. Posso decidere di essere consapevole di ciò di cui hanno bisogno in quanto esseri umani, non in quanto contenitori da riempire e mettere alla prova. Prendersi cura è un compito impegnativo. M'impone di mettermi nei panni di qualcun altro, di essere comprensiva ed empatica; di vedere l'altro, il mio studente, come vorrei essere vista io. Anche quando, e anzi soprattutto quando, quello studente non è troppo disponibile. Gli studenti difficili sono stati i miei più straordinari insegnanti, perché i conflitti avuti con loro hanno stimolato le mie riflessioni sul mio essere insegnante. Queste riflessioni sono necessarie, perché è in quel momento che comincia il cambiamento. Dall'interno. E quindi se vogliamo cambiare i sistemi d'istruzione, sì, è importante che ci sia un sostegno politico ed economico al cambiamento, che ci sia un sostegno sociale all'innovazione, e che agli insegnanti sia dato abbastanza tempo per esplorare nuove idee. Ma la cosa più importante di tutte è che ciascun insegnante trovi il coraggio necessario a superare la propria paura di cambiare, ogni giorno, in classe. (Da: Lizanne Foster, "I ragazzi hanno bisogno di insegnanti coraggiosi", www.internazionale.it) All'interno del brano è presente il termine "angoscia" [1]. Quali delle seguenti parole proposte NON è un suo sinonimo?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Nel lungo viaggio che mi portava in Italia, dove ero stata invitata per condividere le mie idee sull'insegnamento, ho versato molte lacrime. So molto bene come ci si sente a essere sopraffatti dall'enormità del nostro compito e dall'impossibilità di fare sempre quello che è necessario per ogni studente delle nostre classi. Ma la cosa a cui mi aggrappo ogni volta che tento di fare qualcosa di nuovo in classe, è la profonda angoscia [1] che provo al pensiero del disagio che troppe volte i miei studenti vivono a scuola, e la mia continua irritazione per questo spreco della loro creatività. Avete notato quanto spesso negli ultimi tempi nuove scoperte o invenzioni vengono fatte da adolescenti? Quante altre ce ne potrebbero essere se smettessimo d'ingozzarli di noia e liberassimo i loro cervelli? È qui che si trova in realtà la "prima linea" dell'innovazione: il rapporto tra uno studente e un insegnante. Quello che trovo in questo rapporto mi motiva nel continuare a cercare di cambiare. In questo rapporto emerge la domanda che ogni studente mi rivolge: t'importa davvero? Anche se oggi non posso cambiare tutto il sistema, ogni giorno posso fare in modo che i miei studenti, nella mia classe, si sentano il più a loro agio possibile. Posso permettere loro di muoversi, di mangiare e di fare delle pause. Posso decidere di essere consapevole di ciò di cui hanno bisogno in quanto esseri umani, non in quanto contenitori da riempire e mettere alla prova. Prendersi cura è un compito impegnativo. M'impone di mettermi nei panni di qualcun altro, di essere comprensiva ed empatica; di vedere l'altro, il mio studente, come vorrei essere vista io. Anche quando, e anzi soprattutto quando, quello studente non è troppo disponibile. Gli studenti difficili sono stati i miei più straordinari insegnanti, perché i conflitti avuti con loro hanno stimolato le mie riflessioni sul mio essere insegnante. Queste riflessioni sono necessarie, perché è in quel momento che comincia il cambiamento. Dall'interno. E quindi se vogliamo cambiare i sistemi d'istruzione, sì, è importante che ci sia un sostegno politico ed economico al cambiamento, che ci sia un sostegno sociale all'innovazione, e che agli insegnanti sia dato abbastanza tempo per esplorare nuove idee. Ma la cosa più importante di tutte è che ciascun insegnante trovi il coraggio necessario a superare la propria paura di cambiare, ogni giorno, in classe. (Da: Lizanne Foster, "I ragazzi hanno bisogno di insegnanti coraggiosi", www.internazionale.it) L'argomento principale del brano è:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Nel lungo viaggio che mi portava in Italia, dove ero stata invitata per condividere le mie idee sull'insegnamento, ho versato molte lacrime. So molto bene come ci si sente a essere sopraffatti dall'enormità del nostro compito e dall'impossibilità di fare sempre quello che è necessario per ogni studente delle nostre classi. Ma la cosa a cui mi aggrappo ogni volta che tento di fare qualcosa di nuovo in classe, è la profonda angoscia [1] che provo al pensiero del disagio che troppe volte i miei studenti vivono a scuola, e la mia continua irritazione per questo spreco della loro creatività. Avete notato quanto spesso negli ultimi tempi nuove scoperte o invenzioni vengono fatte da adolescenti? Quante altre ce ne potrebbero essere se smettessimo d'ingozzarli di noia e liberassimo i loro cervelli? È qui che si trova in realtà la "prima linea" dell'innovazione: il rapporto tra uno studente e un insegnante. Quello che trovo in questo rapporto mi motiva nel continuare a cercare di cambiare. In questo rapporto emerge la domanda che ogni studente mi rivolge: t'importa davvero? Anche se oggi non posso cambiare tutto il sistema, ogni giorno posso fare in modo che i miei studenti, nella mia classe, si sentano il più a loro agio possibile. Posso permettere loro di muoversi, di mangiare e di fare delle pause. Posso decidere di essere consapevole di ciò di cui hanno bisogno in quanto esseri umani, non in quanto contenitori da riempire e mettere alla prova. Prendersi cura è un compito impegnativo. M'impone di mettermi nei panni di qualcun altro, di essere comprensiva ed empatica; di vedere l'altro, il mio studente, come vorrei essere vista io. Anche quando, e anzi soprattutto quando, quello studente non è troppo disponibile. Gli studenti difficili sono stati i miei più straordinari insegnanti, perché i conflitti avuti con loro hanno stimolato le mie riflessioni sul mio essere insegnante. Queste riflessioni sono necessarie, perché è in quel momento che comincia il cambiamento. Dall'interno. E quindi se vogliamo cambiare i sistemi d'istruzione, sì, è importante che ci sia un sostegno politico ed economico al cambiamento, che ci sia un sostegno sociale all'innovazione, e che agli insegnanti sia dato abbastanza tempo per esplorare nuove idee. Ma la cosa più importante di tutte è che ciascun insegnante trovi il coraggio necessario a superare la propria paura di cambiare, ogni giorno, in classe. (Da: Lizanne Foster, "I ragazzi hanno bisogno di insegnanti coraggiosi", www.internazionale.it) Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Nel lungo viaggio che mi portava in Italia, dove ero stata invitata per condividere le mie idee sull'insegnamento, ho versato molte lacrime. So molto bene come ci si sente a essere sopraffatti dall'enormità del nostro compito e dall'impossibilità di fare sempre quello che è necessario per ogni studente delle nostre classi. Ma la cosa a cui mi aggrappo ogni volta che tento di fare qualcosa di nuovo in classe, è la profonda angoscia [1] che provo al pensiero del disagio che troppe volte i miei studenti vivono a scuola, e la mia continua irritazione per questo spreco della loro creatività. Avete notato quanto spesso negli ultimi tempi nuove scoperte o invenzioni vengono fatte da adolescenti? Quante altre ce ne potrebbero essere se smettessimo d'ingozzarli di noia e liberassimo i loro cervelli? È qui che si trova in realtà la "prima linea" dell'innovazione: il rapporto tra uno studente e un insegnante. Quello che trovo in questo rapporto mi motiva nel continuare a cercare di cambiare. In questo rapporto emerge la domanda che ogni studente mi rivolge: t'importa davvero? Anche se oggi non posso cambiare tutto il sistema, ogni giorno posso fare in modo che i miei studenti, nella mia classe, si sentano il più a loro agio possibile. Posso permettere loro di muoversi, di mangiare e di fare delle pause. Posso decidere di essere consapevole di ciò di cui hanno bisogno in quanto esseri umani, non in quanto contenitori da riempire e mettere alla prova. Prendersi cura è un compito impegnativo. M'impone di mettermi nei panni di qualcun altro, di essere comprensiva ed empatica; di vedere l'altro, il mio studente, come vorrei essere vista io. Anche quando, e anzi soprattutto quando, quello studente non è troppo disponibile. Gli studenti difficili sono stati i miei più straordinari insegnanti, perché i conflitti avuti con loro hanno stimolato le mie riflessioni sul mio essere insegnante. Queste riflessioni sono necessarie, perché è in quel momento che comincia il cambiamento. Dall'interno. E quindi se vogliamo cambiare i sistemi d'istruzione, sì, è importante che ci sia un sostegno politico ed economico al cambiamento, che ci sia un sostegno sociale all'innovazione, e che agli insegnanti sia dato abbastanza tempo per esplorare nuove idee. Ma la cosa più importante di tutte è che ciascun insegnante trovi il coraggio necessario a superare la propria paura di cambiare, ogni giorno, in classe. (Da: Lizanne Foster, "I ragazzi hanno bisogno di insegnanti coraggiosi", www.internazionale.it) Secondo quanto emerge dal brano, quale tra le seguenti alternative NON è utile al fine del cambiamento del sistema educativo?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Nel lungo viaggio che mi portava in Italia, dove ero stata invitata per condividere le mie idee sull'insegnamento, ho versato molte lacrime. So molto bene come ci si sente a essere sopraffatti dall'enormità del nostro compito e dall'impossibilità di fare sempre quello che è necessario per ogni studente delle nostre classi. Ma la cosa a cui mi aggrappo ogni volta che tento di fare qualcosa di nuovo in classe, è la profonda angoscia [1] che provo al pensiero del disagio che troppe volte i miei studenti vivono a scuola, e la mia continua irritazione per questo spreco della loro creatività. Avete notato quanto spesso negli ultimi tempi nuove scoperte o invenzioni vengono fatte da adolescenti? Quante altre ce ne potrebbero essere se smettessimo d'ingozzarli di noia e liberassimo i loro cervelli? È qui che si trova in realtà la "prima linea" dell'innovazione: il rapporto tra uno studente e un insegnante. Quello che trovo in questo rapporto mi motiva nel continuare a cercare di cambiare. In questo rapporto emerge la domanda che ogni studente mi rivolge: t'importa davvero? Anche se oggi non posso cambiare tutto il sistema, ogni giorno posso fare in modo che i miei studenti, nella mia classe, si sentano il più a loro agio possibile. Posso permettere loro di muoversi, di mangiare e di fare delle pause. Posso decidere di essere consapevole di ciò di cui hanno bisogno in quanto esseri umani, non in quanto contenitori da riempire e mettere alla prova. Prendersi cura è un compito impegnativo. M'impone di mettermi nei panni di qualcun altro, di essere comprensiva ed empatica; di vedere l'altro, il mio studente, come vorrei essere vista io. Anche quando, e anzi soprattutto quando, quello studente non è troppo disponibile. Gli studenti difficili sono stati i miei più straordinari insegnanti, perché i conflitti avuti con loro hanno stimolato le mie riflessioni sul mio essere insegnante. Queste riflessioni sono necessarie, perché è in quel momento che comincia il cambiamento. Dall'interno. E quindi se vogliamo cambiare i sistemi d'istruzione, sì, è importante che ci sia un sostegno politico ed economico al cambiamento, che ci sia un sostegno sociale all'innovazione, e che agli insegnanti sia dato abbastanza tempo per esplorare nuove idee. Ma la cosa più importante di tutte è che ciascun insegnante trovi il coraggio necessario a superare la propria paura di cambiare, ogni giorno, in classe. (Da: Lizanne Foster, "I ragazzi hanno bisogno di insegnanti coraggiosi", www.internazionale.it) Quale di queste affermazioni NON è intuibile dalla lettura del brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Nel mondo musulmano si moltiplicano gli scontri tra le due correnti dell'islam, i sunniti e gli sciiti. In Medio Oriente, un potente miscuglio di religione e politica ha acuito le divisioni tra il governo sciita dell'Iran e gli Stati del golfo, che hanno governi sunniti. Ma cosa di preciso divide queste due correnti, e quanto è profonda la spaccatura? La diatriba affonda le sue radici nel 632 d.C., l'anno della morte del profeta Maometto, il fondatore dell'islam. Le tribù arabe che lo seguivano si divisero sulla questione di chi avrebbe dovuto ereditare quella che a tutti gli effetti era una carica sia politica che religiosa. La maggioranza dei suoi seguaci, che sarebbero in seguito divenuti noti come sunniti e che oggi rappresentano l'80 per cento dei musulmani, appoggiarono Abu Bakr, amico del profeta e padre della moglie Aisha. Secondo gli altri, il legittimo successore andava individuato tra i consanguinei di Maometto. Sostenevano che il profeta avesse designato a succedergli Ali, suo cugino e genero, e diventarono noti come sciiti, una forma contratta dell'espressione "shiaat Ali", i partigiani di Ali. I sostenitori di Abu Bakr ebbero la meglio, anche se Ali governò per un breve periodo in veste di quarto califfo, il titolo conferito ai successori di Maometto. La frattura in seno all'islam si consolidò quando Hussein, figlio di Ali, fu ucciso nel 680 a Kerbala (nell'attuale Iraq) dalle truppe del califfo sunnita al potere. I governanti sunniti hanno continuato a monopolizzare il potere politico, mentre gli sciiti hanno vissuto all'ombra dello Stato, cercando una guida nei loro imam, i primi dodici dei quali discendevano direttamente da Ali. Con il passare del tempo, le credenze religiose dei due gruppi cominciarono a differenziarsi. Oggi tutti i musulmani del mondo � 1,6 miliardi di persone � concordano sul fatto che Allah sia l'unico dio e che Maometto sia il suo profeta. Osservano i cinque pilastri dell'islam � tra cui si trova il ramadan, il mese di digiuno � e condividono un libro sacro, il Corano. [1] Per la maggior parte delle sette sciite è di fondamentale importanza la credenza secondo cui il dodicesimo e ultimo imam sia "in occultamento" e che un giorno riapparirà per compiere la volontà divina. (Da: "Qual è la differenza tra musulmani sunniti e sciiti?", Giusy Muzzopappa) Nella frase contrassegnata da [1] nel brano: "Per la maggior parte delle sette sciite è di fondamentale importanza la credenza secondo cui il dodicesimo e ultimo imam sia 'in occultamento' e che un giorno riapparirà per compiere la volontà divina", quante sono le proposizioni subordinate?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Nel mondo musulmano si moltiplicano gli scontri tra le due correnti dell'islam, i sunniti e gli sciiti. In Medio Oriente, un potente miscuglio di religione e politica ha acuito le divisioni tra il governo sciita dell'Iran e gli Stati del golfo, che hanno governi sunniti. Ma cosa di preciso divide queste due correnti, e quanto è profonda la spaccatura? La diatriba affonda le sue radici nel 632 d.C., l'anno della morte del profeta Maometto, il fondatore dell'islam. Le tribù arabe che lo seguivano si divisero sulla questione di chi avrebbe dovuto ereditare quella che a tutti gli effetti era una carica sia politica che religiosa. La maggioranza dei suoi seguaci, che sarebbero in seguito divenuti noti come sunniti e che oggi rappresentano l'80 per cento dei musulmani, appoggiarono Abu Bakr, amico del profeta e padre della moglie Aisha. Secondo gli altri, il legittimo successore andava individuato tra i consanguinei di Maometto. Sostenevano che il profeta avesse designato a succedergli Ali, suo cugino e genero, e diventarono noti come sciiti, una forma contratta dell'espressione "shiaat Ali", i partigiani di Ali. I sostenitori di Abu Bakr ebbero la meglio, anche se Ali governò per un breve periodo in veste di quarto califfo, il titolo conferito ai successori di Maometto. La frattura in seno all'islam si consolidò quando Hussein, figlio di Ali, fu ucciso nel 680 a Kerbala (nell'attuale Iraq) dalle truppe del califfo sunnita al potere. I governanti sunniti hanno continuato a monopolizzare il potere politico, mentre gli sciiti hanno vissuto all'ombra dello Stato, cercando una guida nei loro imam, i primi dodici dei quali discendevano direttamente da Ali. Con il passare del tempo, le credenze religiose dei due gruppi cominciarono a differenziarsi. Oggi tutti i musulmani del mondo � 1,6 miliardi di persone � concordano sul fatto che Allah sia l'unico dio e che Maometto sia il suo profeta. Osservano i cinque pilastri dell'islam � tra cui si trova il ramadan, il mese di digiuno � e condividono un libro sacro, il Corano. [1] Per la maggior parte delle sette sciite è di fondamentale importanza la credenza secondo cui il dodicesimo e ultimo imam sia "in occultamento" e che un giorno riapparirà per compiere la volontà divina. (Da: "Qual è la differenza tra musulmani sunniti e sciiti?", Giusy Muzzopappa) Indicare quale delle seguenti affermazioni è FALSA.
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. Nel mondo musulmano si moltiplicano gli scontri tra le due correnti dell'islam, i sunniti e gli sciiti. In Medio Oriente, un potente miscuglio di religione e politica ha acuito le divisioni tra il governo sciita dell'Iran e gli Stati del golfo, che hanno governi sunniti. Ma cosa di preciso divide queste due correnti, e quanto è profonda la spaccatura? La diatriba affonda le sue radici nel 632 d.C., l'anno della morte del profeta Maometto, il fondatore dell'islam. Le tribù arabe che lo seguivano si divisero sulla questione di chi avrebbe dovuto ereditare quella che a tutti gli effetti era una carica sia politica che religiosa. La maggioranza dei suoi seguaci, che sarebbero in seguito divenuti noti come sunniti e che oggi rappresentano l'80 per cento dei musulmani, appoggiarono Abu Bakr, amico del profeta e padre della moglie Aisha. Secondo gli altri, il legittimo successore andava individuato tra i consanguinei di Maometto. Sostenevano che il profeta avesse designato a succedergli Ali, suo cugino e genero, e diventarono noti come sciiti, una forma contratta dell'espressione "shiaat Ali", i partigiani di Ali. I sostenitori di Abu Bakr ebbero la meglio, anche se Ali governò per un breve periodo in veste di quarto califfo, il titolo conferito ai successori di Maometto. La frattura in seno all'islam si consolidò quando Hussein, figlio di Ali, fu ucciso nel 680 a Kerbala (nell'attuale Iraq) dalle truppe del califfo sunnita al potere. I governanti sunniti hanno continuato a monopolizzare il potere politico, mentre gli sciiti hanno vissuto all'ombra dello Stato, cercando una guida nei loro imam, i primi dodici dei quali discendevano direttamente da Ali. Con il passare del tempo, le credenze religiose dei due gruppi cominciarono a differenziarsi. Oggi tutti i musulmani del mondo � 1,6 miliardi di persone � concordano sul fatto che Allah sia l'unico dio e che Maometto sia il suo profeta. Osservano i cinque pilastri dell'islam � tra cui si trova il ramadan, il mese di digiuno � e condividono un libro sacro, il Corano. [1] Per la maggior parte delle sette sciite è di fondamentale importanza la credenza secondo cui il dodicesimo e ultimo imam sia "in occultamento" e che un giorno riapparirà per compiere la volontà divina. (Da: "Qual è la differenza tra musulmani sunniti e sciiti?", Giusy Muzzopappa) Quale delle seguenti affermazioni sugli sciiti è FALSA?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. Nel mondo musulmano si moltiplicano gli scontri tra le due correnti dell'islam, i sunniti e gli sciiti. In Medio Oriente, un potente miscuglio di religione e politica ha acuito le divisioni tra il governo sciita dell'Iran e gli Stati del golfo, che hanno governi sunniti. Ma cosa di preciso divide queste due correnti, e quanto è profonda la spaccatura? La diatriba affonda le sue radici nel 632 d.C., l'anno della morte del profeta Maometto, il fondatore dell'islam. Le tribù arabe che lo seguivano si divisero sulla questione di chi avrebbe dovuto ereditare quella che a tutti gli effetti era una carica sia politica che religiosa. La maggioranza dei suoi seguaci, che sarebbero in seguito divenuti noti come sunniti e che oggi rappresentano l'80 per cento dei musulmani, appoggiarono Abu Bakr, amico del profeta e padre della moglie Aisha. Secondo gli altri, il legittimo successore andava individuato tra i consanguinei di Maometto. Sostenevano che il profeta avesse designato a succedergli Ali, suo cugino e genero, e diventarono noti come sciiti, una forma contratta dell'espressione "shiaat Ali", i partigiani di Ali. I sostenitori di Abu Bakr ebbero la meglio, anche se Ali governò per un breve periodo in veste di quarto califfo, il titolo conferito ai successori di Maometto. La frattura in seno all'islam si consolidò quando Hussein, figlio di Ali, fu ucciso nel 680 a Kerbala (nell'attuale Iraq) dalle truppe del califfo sunnita al potere. I governanti sunniti hanno continuato a monopolizzare il potere politico, mentre gli sciiti hanno vissuto all'ombra dello Stato, cercando una guida nei loro imam, i primi dodici dei quali discendevano direttamente da Ali. Con il passare del tempo, le credenze religiose dei due gruppi cominciarono a differenziarsi. Oggi tutti i musulmani del mondo � 1,6 miliardi di persone � concordano sul fatto che Allah sia l'unico dio e che Maometto sia il suo profeta. Osservano i cinque pilastri dell'islam � tra cui si trova il ramadan, il mese di digiuno � e condividono un libro sacro, il Corano. [1] Per la maggior parte delle sette sciite è di fondamentale importanza la credenza secondo cui il dodicesimo e ultimo imam sia "in occultamento" e che un giorno riapparirà per compiere la volontà divina. (Da: "Qual è la differenza tra musulmani sunniti e sciiti?", Giusy Muzzopappa) I sunniti NON:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. Nel mondo musulmano si moltiplicano gli scontri tra le due correnti dell'islam, i sunniti e gli sciiti. In Medio Oriente, un potente miscuglio di religione e politica ha acuito le divisioni tra il governo sciita dell'Iran e gli Stati del golfo, che hanno governi sunniti. Ma cosa di preciso divide queste due correnti, e quanto è profonda la spaccatura? La diatriba affonda le sue radici nel 632 d.C., l'anno della morte del profeta Maometto, il fondatore dell'islam. Le tribù arabe che lo seguivano si divisero sulla questione di chi avrebbe dovuto ereditare quella che a tutti gli effetti era una carica sia politica che religiosa. La maggioranza dei suoi seguaci, che sarebbero in seguito divenuti noti come sunniti e che oggi rappresentano l'80 per cento dei musulmani, appoggiarono Abu Bakr, amico del profeta e padre della moglie Aisha. Secondo gli altri, il legittimo successore andava individuato tra i consanguinei di Maometto. Sostenevano che il profeta avesse designato a succedergli Ali, suo cugino e genero, e diventarono noti come sciiti, una forma contratta dell'espressione "shiaat Ali", i partigiani di Ali. I sostenitori di Abu Bakr ebbero la meglio, anche se Ali governò per un breve periodo in veste di quarto califfo, il titolo conferito ai successori di Maometto. La frattura in seno all'islam si consolidò quando Hussein, figlio di Ali, fu ucciso nel 680 a Kerbala (nell'attuale Iraq) dalle truppe del califfo sunnita al potere. I governanti sunniti hanno continuato a monopolizzare il potere politico, mentre gli sciiti hanno vissuto all'ombra dello Stato, cercando una guida nei loro imam, i primi dodici dei quali discendevano direttamente da Ali. Con il passare del tempo, le credenze religiose dei due gruppi cominciarono a differenziarsi. Oggi tutti i musulmani del mondo � 1,6 miliardi di persone � concordano sul fatto che Allah sia l'unico dio e che Maometto sia il suo profeta. Osservano i cinque pilastri dell'islam � tra cui si trova il ramadan, il mese di digiuno � e condividono un libro sacro, il Corano. [1] Per la maggior parte delle sette sciite è di fondamentale importanza la credenza secondo cui il dodicesimo e ultimo imam sia "in occultamento" e che un giorno riapparirà per compiere la volontà divina. (Da: "Qual è la differenza tra musulmani sunniti e sciiti?", Giusy Muzzopappa) Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano?

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