Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Se siete curiosi di sapere perché preferite il pop al rock, l'heavy metal alla musica classica, il folk all'hip-pop, sappiate che il segreto è nel vostro patrimonio genetico. A rivelarlo è uno studio condotto da Nokia e dal King's College London Department of Twin Research, che ha sondato le abitudini di ascolto di quasi quattromila gemelli omo ed eterozigoti per scoprire quanto i fattori genetici si intreccino con quelli ambientali nel determinare i gusti musicali. Il risultato? Le influenze variano in base al genere, anche se, in generale, natura ed esperienze individuali giocano alla pari. Di fronte all'ira dei vostri vicini di casa che non ne possono più di sopportare fino a notte fonda le note di Michael Jackson, Beethoven o Jay-Z, potrete sempre dare la colpa ai vostri geni. Infatti - secondo lo studio - nel determinare l'amore per la musica pop, classica e hip-pop la natura ha la meglio sulla volontà, incidendo per il 53%. I geni dettano i gusti discografici anche nel caso di jazz, blues e soul, ma in misura di poco inferiore alle esperienze personali. Sembra, infatti, che la passione per Louis Armstrong, Ray Charles o Stevie Wonder sia determinata dai geni per il 46%. L'educazione prende il sopravvento sulla natura negli appassionati di Pink Floyd, Radiohead o Iron Maiden. Per chi ama rock, indie ed heavy metal - secondo lo studio - i geni contano solo per il 40%. Il resto va imputato all'educazione familiare e alle esperienze personali. Il fattore genetico lascia definitivamente il campo a quello ambientale per quanto riguarda l'amore per il folk e il country. Se nella vostra collezione discografica un posto d'onore spetta ad Hank Williams, Dolly Parton e Joni Mitchell, la responsabilità è solo per il 24% dei vostri cromosomi. "Studi precedenti hanno mostrato che la capacità di intonazione perfetta sembra essere in parte intrinseca e fino al 50% i nostri gusti musicali sono predeterminati. Sembra vi siano buone ragioni per sospettare l'esistenza di veri e propri geni della musica", spiega Adrian North, professore di psicologia alla Heriot Watt University. In ogni caso, l'influenza del Dna è superiore al 50% negli under 50, mentre diminuisce per chi ha superato il mezzo secolo d'età. Per quanto riguarda la musica folk: |
| RISPOSTA   Se siete curiosi di sapere perché preferite il pop al rock, l'heavy metal alla musica classica, il folk all'hip-pop, sappiate che il segreto è nel vostro patrimonio genetico. A rivelarlo è uno studio condotto da Nokia e dal King's College London Department of Twin Research, che ha sondato le abitudini di ascolto di quasi quattromila gemelli omo ed eterozigoti per scoprire quanto i fattori genetici si intreccino con quelli ambientali nel determinare i gusti musicali. Il risultato? Le influenze variano in base al genere, anche se, in generale, natura ed esperienze individuali giocano alla pari. Di fronte all'ira dei vostri vicini di casa che non ne possono più di sopportare fino a notte fonda le note di Michael Jackson, Beethoven o Jay-Z, potrete sempre dare la colpa ai vostri geni. Infatti - secondo lo studio - nel determinare l'amore per la musica pop, classica e hip-pop la natura ha la meglio sulla volontà, incidendo per il 53%. I geni dettano i gusti discografici anche nel caso di jazz, blues e soul, ma in misura di poco inferiore alle esperienze personali. Sembra, infatti, che la passione per Louis Armstrong, Ray Charles o Stevie Wonder sia determinata dai geni per il 46%. L'educazione prende il sopravvento sulla natura negli appassionati di Pink Floyd, Radiohead o Iron Maiden. Per chi ama rock, indie ed heavy metal - secondo lo studio - i geni contano solo per il 40%. Il resto va imputato all'educazione familiare e alle esperienze personali. Il fattore genetico lascia definitivamente il campo a quello ambientale per quanto riguarda l'amore per il folk e il country. Se nella vostra collezione discografica un posto d'onore spetta ad Hank Williams, Dolly Parton e Joni Mitchell, la responsabilità è solo per il 24% dei vostri cromosomi. "Studi precedenti hanno mostrato che la capacità di intonazione perfetta sembra essere in parte intrinseca e fino al 50% i nostri gusti musicali sono predeterminati. Sembra vi siano buone ragioni per sospettare l'esistenza di veri e propri geni della musica", spiega Adrian North, professore di psicologia alla Heriot Watt University. In ogni caso, l'influenza del Dna è superiore al 50% negli under 50, mentre diminuisce per chi ha superato il mezzo secolo d'età. Nel caso del jazz: |
| RISPOSTA   Se siete curiosi di sapere perché preferite il pop al rock, l'heavy metal alla musica classica, il folk all'hip-pop, sappiate che il segreto è nel vostro patrimonio genetico. A rivelarlo è uno studio condotto da Nokia e dal King's College London Department of Twin Research, che ha sondato le abitudini di ascolto di quasi quattromila gemelli omo ed eterozigoti per scoprire quanto i fattori genetici si intreccino con quelli ambientali nel determinare i gusti musicali. Il risultato? Le influenze variano in base al genere, anche se, in generale, natura ed esperienze individuali giocano alla pari. Di fronte all'ira dei vostri vicini di casa che non ne possono più di sopportare fino a notte fonda le note di Michael Jackson, Beethoven o Jay-Z, potrete sempre dare la colpa ai vostri geni. Infatti - secondo lo studio - nel determinare l'amore per la musica pop, classica e hip-pop la natura ha la meglio sulla volontà, incidendo per il 53%. I geni dettano i gusti discografici anche nel caso di jazz, blues e soul, ma in misura di poco inferiore alle esperienze personali. Sembra, infatti, che la passione per Louis Armstrong, Ray Charles o Stevie Wonder sia determinata dai geni per il 46%. L'educazione prende il sopravvento sulla natura negli appassionati di Pink Floyd, Radiohead o Iron Maiden. Per chi ama rock, indie ed heavy metal - secondo lo studio - i geni contano solo per il 40%. Il resto va imputato all'educazione familiare e alle esperienze personali. Il fattore genetico lascia definitivamente il campo a quello ambientale per quanto riguarda l'amore per il folk e il country. Se nella vostra collezione discografica un posto d'onore spetta ad Hank Williams, Dolly Parton e Joni Mitchell, la responsabilità è solo per il 24% dei vostri cromosomi. "Studi precedenti hanno mostrato che la capacità di intonazione perfetta sembra essere in parte intrinseca e fino al 50% i nostri gusti musicali sono predeterminati. Sembra vi siano buone ragioni per sospettare l'esistenza di veri e propri geni della musica", spiega Adrian North, professore di psicologia alla Heriot Watt University. In ogni caso, l'influenza del Dna è superiore al 50% negli under 50, mentre diminuisce per chi ha superato il mezzo secolo d'età. Per chi ama la musica indie: |
RISPOSTA   Se siete curiosi di sapere perché preferite il pop al rock, l'heavy metal alla musica classica, il folk all'hip-pop, sappiate che il segreto è nel vostro patrimonio genetico. A rivelarlo è uno studio condotto da Nokia e dal King's College London Department of Twin Research, che ha sondato le abitudini di ascolto di quasi quattromila gemelli omo ed eterozigoti per scoprire quanto i fattori genetici si intreccino con quelli ambientali nel determinare i gusti musicali. Il risultato? Le influenze variano in base al genere, anche se, in generale, natura ed esperienze individuali giocano alla pari. Di fronte all'ira dei vostri vicini di casa che non ne possono più di sopportare fino a notte fonda le note di Michael Jackson, Beethoven o Jay-Z, potrete sempre dare la colpa ai vostri geni. Infatti - secondo lo studio - nel determinare l'amore per la musica pop, classica e hip-pop la natura ha la meglio sulla volontà, incidendo per il 53%. I geni dettano i gusti discografici anche nel caso di jazz, blues e soul, ma in misura di poco inferiore alle esperienze personali. Sembra, infatti, che la passione per Louis Armstrong, Ray Charles o Stevie Wonder sia determinata dai geni per il 46%. L'educazione prende il sopravvento sulla natura negli appassionati di Pink Floyd, Radiohead o Iron Maiden. Per chi ama rock, indie ed heavy metal - secondo lo studio - i geni contano solo per il 40%. Il resto va imputato all'educazione familiare e alle esperienze personali. Il fattore genetico lascia definitivamente il campo a quello ambientale per quanto riguarda l'amore per il folk e il country. Se nella vostra collezione discografica un posto d'onore spetta ad Hank Williams, Dolly Parton e Joni Mitchell, la responsabilità è solo per il 24% dei vostri cromosomi. "Studi precedenti hanno mostrato che la capacità di intonazione perfetta sembra essere in parte intrinseca e fino al 50% i nostri gusti musicali sono predeterminati. Sembra vi siano buone ragioni per sospettare l'esistenza di veri e propri geni della musica", spiega Adrian North, professore di psicologia alla Heriot Watt University. In ogni caso, l'influenza del Dna è superiore al 50% negli under 50, mentre diminuisce per chi ha superato il mezzo secolo d'età. L'educazione: |
| RISPOSTA   Secondo attendibili stime il livello di biossido di carbonio planetario aumenta di 1,5-2,5 micromoli per mole all'anno e tale tendenza non subirà significative variazioni su scala globale nel prossimo futuro. Un raddoppio della concentrazione di biossido di carbonio - del tutto verosimile da qui al 2100 - comporterà un aumento della temperatura globale per effetto serra da 1 a 4,5 gradi, con conseguenze difficilmente prevedibili, ma quasi sicuramente dannose per molti ecosistemi. Quelle che potrebbero essere avvantaggiate da un'atmosfera ricca in biossido di carbonio dovrebbero essere le piante che utilizzano questo gas per la loro attività fotosintetica. Per controllare questa ipotesi sono stati effettuati vari esperimenti in cui si utilizzano sistemi che creano «artificialmente» concentrazioni elevate di biossido di carbonio oppure si sfruttano le emissioni naturali di biossido di carbonio tipiche di diverse aree. Particolarmente interessanti sono le ricerche effettuate nelle aree geotermiche in cui vi sono emissioni tali da modificare l'atmosfera rendendo invivibile l'ambiente per i piccoli animali che si spostano a pochi centimetri dal terreno. Qui i ricercatori hanno la possibilità di studiare una considerevole gamma di specie e popolazioni vegetali che hanno sviluppato adattamenti alle alte concentrazioni di biossido di carbonio. Entro il 2100: |
| RISPOSTA   Secondo attendibili stime il livello di biossido di carbonio planetario aumenta di 1,5-2,5 micromoli per mole all'anno e tale tendenza non subirà significative variazioni su scala globale nel prossimo futuro. Un raddoppio della concentrazione di biossido di carbonio - del tutto verosimile da qui al 2100 - comporterà un aumento della temperatura globale per effetto serra da 1 a 4,5 gradi, con conseguenze difficilmente prevedibili, ma quasi sicuramente dannose per molti ecosistemi. Quelle che potrebbero essere avvantaggiate da un'atmosfera ricca in biossido di carbonio dovrebbero essere le piante che utilizzano questo gas per la loro attività fotosintetica. Per controllare questa ipotesi sono stati effettuati vari esperimenti in cui si utilizzano sistemi che creano «artificialmente» concentrazioni elevate di biossido di carbonio oppure si sfruttano le emissioni naturali di biossido di carbonio tipiche di diverse aree. Particolarmente interessanti sono le ricerche effettuate nelle aree geotermiche in cui vi sono emissioni tali da modificare l'atmosfera rendendo invivibile l'ambiente per i piccoli animali che si spostano a pochi centimetri dal terreno. Qui i ricercatori hanno la possibilità di studiare una considerevole gamma di specie e popolazioni vegetali che hanno sviluppato adattamenti alle alte concentrazioni di biossido di carbonio. In conseguenza dell'aumento della concentrazione di biossido di carbonio: |
| RISPOSTA   Secondo attendibili stime il livello di biossido di carbonio planetario aumenta di 1,5-2,5 micromoli per mole all'anno e tale tendenza non subirà significative variazioni su scala globale nel prossimo futuro. Un raddoppio della concentrazione di biossido di carbonio - del tutto verosimile da qui al 2100 - comporterà un aumento della temperatura globale per effetto serra da 1 a 4,5 gradi, con conseguenze difficilmente prevedibili, ma quasi sicuramente dannose per molti ecosistemi. Quelle che potrebbero essere avvantaggiate da un'atmosfera ricca in biossido di carbonio dovrebbero essere le piante che utilizzano questo gas per la loro attività fotosintetica. Per controllare questa ipotesi sono stati effettuati vari esperimenti in cui si utilizzano sistemi che creano «artificialmente» concentrazioni elevate di biossido di carbonio oppure si sfruttano le emissioni naturali di biossido di carbonio tipiche di diverse aree. Particolarmente interessanti sono le ricerche effettuate nelle aree geotermiche in cui vi sono emissioni tali da modificare l'atmosfera rendendo invivibile l'ambiente per i piccoli animali che si spostano a pochi centimetri dal terreno. Qui i ricercatori hanno la possibilità di studiare una considerevole gamma di specie e popolazioni vegetali che hanno sviluppato adattamenti alle alte concentrazioni di biossido di carbonio. Nel prossimo futuro: |
| RISPOSTA   Secondo attendibili stime il livello di biossido di carbonio planetario aumenta di 1,5-2,5 micromoli per mole all'anno e tale tendenza non subirà significative variazioni su scala globale nel prossimo futuro. Un raddoppio della concentrazione di biossido di carbonio - del tutto verosimile da qui al 2100 - comporterà un aumento della temperatura globale per effetto serra da 1 a 4,5 gradi, con conseguenze difficilmente prevedibili, ma quasi sicuramente dannose per molti ecosistemi. Quelle che potrebbero essere avvantaggiate da un'atmosfera ricca in biossido di carbonio dovrebbero essere le piante che utilizzano questo gas per la loro attività fotosintetica. Per controllare questa ipotesi sono stati effettuati vari esperimenti in cui si utilizzano sistemi che creano «artificialmente» concentrazioni elevate di biossido di carbonio oppure si sfruttano le emissioni naturali di biossido di carbonio tipiche di diverse aree. Particolarmente interessanti sono le ricerche effettuate nelle aree geotermiche in cui vi sono emissioni tali da modificare l'atmosfera rendendo invivibile l'ambiente per i piccoli animali che si spostano a pochi centimetri dal terreno. Qui i ricercatori hanno la possibilità di studiare una considerevole gamma di specie e popolazioni vegetali che hanno sviluppato adattamenti alle alte concentrazioni di biossido di carbonio. Sulla Terra vi sono alcune aree: |
| RISPOSTA   Secondo attendibili stime il livello di biossido di carbonio planetario aumenta di 1,5-2,5 micromoli per mole all'anno e tale tendenza non subirà significative variazioni su scala globale nel prossimo futuro. Un raddoppio della concentrazione di biossido di carbonio - del tutto verosimile da qui al 2100 - comporterà un aumento della temperatura globale per effetto serra da 1 a 4,5 gradi, con conseguenze difficilmente prevedibili, ma quasi sicuramente dannose per molti ecosistemi. Quelle che potrebbero essere avvantaggiate da un'atmosfera ricca in biossido di carbonio dovrebbero essere le piante che utilizzano questo gas per la loro attività fotosintetica. Per controllare questa ipotesi sono stati effettuati vari esperimenti in cui si utilizzano sistemi che creano «artificialmente» concentrazioni elevate di biossido di carbonio oppure si sfruttano le emissioni naturali di biossido di carbonio tipiche di diverse aree. Particolarmente interessanti sono le ricerche effettuate nelle aree geotermiche in cui vi sono emissioni tali da modificare l'atmosfera rendendo invivibile l'ambiente per i piccoli animali che si spostano a pochi centimetri dal terreno. Qui i ricercatori hanno la possibilità di studiare una considerevole gamma di specie e popolazioni vegetali che hanno sviluppato adattamenti alle alte concentrazioni di biossido di carbonio. Il livello di biossido di carbonio planetario: |
| RISPOSTA   Secondo attendibili stime il livello di biossido di carbonio planetario aumenta di 1,5-2,5 micromoli per mole all'anno e tale tendenza non subirà significative variazioni su scala globale nel prossimo futuro. Un raddoppio della concentrazione di biossido di carbonio - del tutto verosimile da qui al 2100 - comporterà un aumento della temperatura globale per effetto serra da 1 a 4,5 gradi, con conseguenze difficilmente prevedibili, ma quasi sicuramente dannose per molti ecosistemi. Quelle che potrebbero essere avvantaggiate da un'atmosfera ricca in biossido di carbonio dovrebbero essere le piante che utilizzano questo gas per la loro attività fotosintetica. Per controllare questa ipotesi sono stati effettuati vari esperimenti in cui si utilizzano sistemi che creano «artificialmente» concentrazioni elevate di biossido di carbonio oppure si sfruttano le emissioni naturali di biossido di carbonio tipiche di diverse aree. Particolarmente interessanti sono le ricerche effettuate nelle aree geotermiche in cui vi sono emissioni tali da modificare l'atmosfera rendendo invivibile l'ambiente per i piccoli animali che si spostano a pochi centimetri dal terreno. Qui i ricercatori hanno la possibilità di studiare una considerevole gamma di specie e popolazioni vegetali che hanno sviluppato adattamenti alle alte concentrazioni di biossido di carbonio. Alcuni ricercatori stanno studiando: |
| RISPOSTA   Secondo attendibili stime il livello di biossido di carbonio planetario aumenta di 1,5-2,5 micromoli per mole all'anno e tale tendenza non subirà significative variazioni su scala globale nel prossimo futuro. Un raddoppio della concentrazione di biossido di carbonio - del tutto verosimile da qui al 2100 - comporterà un aumento della temperatura globale per effetto serra da 1 a 4,5 gradi, con conseguenze difficilmente prevedibili, ma quasi sicuramente dannose per molti ecosistemi. Quelle che potrebbero essere avvantaggiate da un'atmosfera ricca in biossido di carbonio dovrebbero essere le piante che utilizzano questo gas per la loro attività fotosintetica. Per controllare questa ipotesi sono stati effettuati vari esperimenti in cui si utilizzano sistemi che creano «artificialmente» concentrazioni elevate di biossido di carbonio oppure si sfruttano le emissioni naturali di biossido di carbonio tipiche di diverse aree. Particolarmente interessanti sono le ricerche effettuate nelle aree geotermiche in cui vi sono emissioni tali da modificare l'atmosfera rendendo invivibile l'ambiente per i piccoli animali che si spostano a pochi centimetri dal terreno. Qui i ricercatori hanno la possibilità di studiare una considerevole gamma di specie e popolazioni vegetali che hanno sviluppato adattamenti alle alte concentrazioni di biossido di carbonio. Nelle ricerche relative al livello di biossido di carbonio: |
| RISPOSTA   Secondo attendibili stime il livello di biossido di carbonio planetario aumenta di 1,5-2,5 micromoli per mole all'anno e tale tendenza non subirà significative variazioni su scala globale nel prossimo futuro. Un raddoppio della concentrazione di biossido di carbonio - del tutto verosimile da qui al 2100 - comporterà un aumento della temperatura globale per effetto serra da 1 a 4,5 gradi, con conseguenze difficilmente prevedibili, ma quasi sicuramente dannose per molti ecosistemi. Quelle che potrebbero essere avvantaggiate da un'atmosfera ricca in biossido di carbonio dovrebbero essere le piante che utilizzano questo gas per la loro attività fotosintetica. Per controllare questa ipotesi sono stati effettuati vari esperimenti in cui si utilizzano sistemi che creano «artificialmente» concentrazioni elevate di biossido di carbonio oppure si sfruttano le emissioni naturali di biossido di carbonio tipiche di diverse aree. Particolarmente interessanti sono le ricerche effettuate nelle aree geotermiche in cui vi sono emissioni tali da modificare l'atmosfera rendendo invivibile l'ambiente per i piccoli animali che si spostano a pochi centimetri dal terreno. Qui i ricercatori hanno la possibilità di studiare una considerevole gamma di specie e popolazioni vegetali che hanno sviluppato adattamenti alle alte concentrazioni di biossido di carbonio. Le aree geotermiche della terra in cui vi sono alte emissioni di biossido di carbonio: |
| RISPOSTA   Secondo il trattato di Amsterdam, ogni Paese che si candida ad entrare nella UE deve rispettare i valori fondamentali delle società politiche occidentali: libertà, democrazia, salvaguardia dei diritti umani, Stato di diritto. I nuovi membri devono rispettare anche alcuni criteri economici e politici. Sul fronte dell'economia di mercato, il progresso è visibile. Le riforme hanno avuto risultati diseguali, ma la competitività sul mercato interno è stata raggiunta in larga misura dai 10 Paesi candidati più vicini all'ammissione (cioè tutti meno Bulgaria, Romania, Turchia), grazie soprattutto alla liberalizzazione commerciale tra il Paese candidato e l'Unione. Per quanto riguarda la crescita, i tassi sono stati e continueranno ad essere più elevati nei Paesi candidati che nell'UE, tuttavia questo vantaggio dei dieci candidati è controbilanciato da un reddito pro capite molto più basso. L'ammissione all'Europa non comporta per i candidati il passaggio alla moneta unica, che dovrà essere adottata soltanto quando onoreranno i criteri di Maastricht. Considerato che l'ammissione dei candidati aumenterebbe la popolazione dell'UE di un centinaio di milioni di abitanti, ma i Pil soltanto del 5%, ne consegue che gli ulteriori benefici economici per i 15 dell'UE sarebbero abbastanza modesti. Dall'allargamento deriverà loro sì una maggiore crescita, ma essi si troveranno esposti al rischio di una consistente immigrazione dai Paesi di nuova adesione e soprattutto di sostanziosi trasferimenti a causa della vigente politica agricola comune e della politica di riequilibrio regionale. D'altra parte, bisogna dire che, con molta probabilità, l'allargamento contribuirà alla stabilità politica dell'ampia zona europea. La Bulgaria, la Romania e la Turchia: |
| RISPOSTA   Secondo il trattato di Amsterdam, ogni Paese che si candida ad entrare nella UE deve rispettare i valori fondamentali delle società politiche occidentali: libertà, democrazia, salvaguardia dei diritti umani, Stato di diritto. I nuovi membri devono rispettare anche alcuni criteri economici e politici. Sul fronte dell'economia di mercato, il progresso è visibile. Le riforme hanno avuto risultati diseguali, ma la competitività sul mercato interno è stata raggiunta in larga misura dai 10 Paesi candidati più vicini all'ammissione (cioè tutti meno Bulgaria, Romania, Turchia), grazie soprattutto alla liberalizzazione commerciale tra il Paese candidato e l'Unione. Per quanto riguarda la crescita, i tassi sono stati e continueranno ad essere più elevati nei Paesi candidati che nell'UE, tuttavia questo vantaggio dei dieci candidati è controbilanciato da un reddito pro capite molto più basso. L'ammissione all'Europa non comporta per i candidati il passaggio alla moneta unica, che dovrà essere adottata soltanto quando onoreranno i criteri di Maastricht. Considerato che l'ammissione dei candidati aumenterebbe la popolazione dell'UE di un centinaio di milioni di abitanti, ma i Pil soltanto del 5%, ne consegue che gli ulteriori benefici economici per i 15 dell'UE sarebbero abbastanza modesti. Dall'allargamento deriverà loro sì una maggiore crescita, ma essi si troveranno esposti al rischio di una consistente immigrazione dai Paesi di nuova adesione e soprattutto di sostanziosi trasferimenti a causa della vigente politica agricola comune e della politica di riequilibrio regionale. D'altra parte, bisogna dire che, con molta probabilità, l'allargamento contribuirà alla stabilità politica dell'ampia zona europea. L'Unione europea: |
| RISPOSTA   Secondo il trattato di Amsterdam, ogni Paese che si candida ad entrare nella UE deve rispettare i valori fondamentali delle società politiche occidentali: libertà, democrazia, salvaguardia dei diritti umani, Stato di diritto. I nuovi membri devono rispettare anche alcuni criteri economici e politici. Sul fronte dell'economia di mercato, il progresso è visibile. Le riforme hanno avuto risultati diseguali, ma la competitività sul mercato interno è stata raggiunta in larga misura dai 10 Paesi candidati più vicini all'ammissione (cioè tutti meno Bulgaria, Romania, Turchia), grazie soprattutto alla liberalizzazione commerciale tra il Paese candidato e l'Unione. Per quanto riguarda la crescita, i tassi sono stati e continueranno ad essere più elevati nei Paesi candidati che nell'UE, tuttavia questo vantaggio dei dieci candidati è controbilanciato da un reddito pro capite molto più basso. L'ammissione all'Europa non comporta per i candidati il passaggio alla moneta unica, che dovrà essere adottata soltanto quando onoreranno i criteri di Maastricht. Considerato che l'ammissione dei candidati aumenterebbe la popolazione dell'UE di un centinaio di milioni di abitanti, ma i Pil soltanto del 5%, ne consegue che gli ulteriori benefici economici per i 15 dell'UE sarebbero abbastanza modesti. Dall'allargamento deriverà loro sì una maggiore crescita, ma essi si troveranno esposti al rischio di una consistente immigrazione dai Paesi di nuova adesione e soprattutto di sostanziosi trasferimenti a causa della vigente politica agricola comune e della politica di riequilibrio regionale. D'altra parte, bisogna dire che, con molta probabilità, l'allargamento contribuirà alla stabilità politica dell'ampia zona europea. Nei Paesi aderenti all'UE: |
| RISPOSTA   Secondo il trattato di Amsterdam, ogni Paese che si candida ad entrare nella UE deve rispettare i valori fondamentali delle società politiche occidentali: libertà, democrazia, salvaguardia dei diritti umani, Stato di diritto. I nuovi membri devono rispettare anche alcuni criteri economici e politici. Sul fronte dell'economia di mercato, il progresso è visibile. Le riforme hanno avuto risultati diseguali, ma la competitività sul mercato interno è stata raggiunta in larga misura dai 10 Paesi candidati più vicini all'ammissione (cioè tutti meno Bulgaria, Romania, Turchia), grazie soprattutto alla liberalizzazione commerciale tra il Paese candidato e l'Unione. Per quanto riguarda la crescita, i tassi sono stati e continueranno ad essere più elevati nei Paesi candidati che nell'UE, tuttavia questo vantaggio dei dieci candidati è controbilanciato da un reddito pro capite molto più basso. L'ammissione all'Europa non comporta per i candidati il passaggio alla moneta unica, che dovrà essere adottata soltanto quando onoreranno i criteri di Maastricht. Considerato che l'ammissione dei candidati aumenterebbe la popolazione dell'UE di un centinaio di milioni di abitanti, ma i Pil soltanto del 5%, ne consegue che gli ulteriori benefici economici per i 15 dell'UE sarebbero abbastanza modesti. Dall'allargamento deriverà loro sì una maggiore crescita, ma essi si troveranno esposti al rischio di una consistente immigrazione dai Paesi di nuova adesione e soprattutto di sostanziosi trasferimenti a causa della vigente politica agricola comune e della politica di riequilibrio regionale. D'altra parte, bisogna dire che, con molta probabilità, l'allargamento contribuirà alla stabilità politica dell'ampia zona europea. Le riforme economiche: |
| RISPOSTA   Secondo il trattato di Amsterdam, ogni Paese che si candida ad entrare nella UE deve rispettare i valori fondamentali delle società politiche occidentali: libertà, democrazia, salvaguardia dei diritti umani, Stato di diritto. I nuovi membri devono rispettare anche alcuni criteri economici e politici. Sul fronte dell'economia di mercato, il progresso è visibile. Le riforme hanno avuto risultati diseguali, ma la competitività sul mercato interno è stata raggiunta in larga misura dai 10 Paesi candidati più vicini all'ammissione (cioè tutti meno Bulgaria, Romania, Turchia), grazie soprattutto alla liberalizzazione commerciale tra il Paese candidato e l'Unione. Per quanto riguarda la crescita, i tassi sono stati e continueranno ad essere più elevati nei Paesi candidati che nell'UE, tuttavia questo vantaggio dei dieci candidati è controbilanciato da un reddito pro capite molto più basso. L'ammissione all'Europa non comporta per i candidati il passaggio alla moneta unica, che dovrà essere adottata soltanto quando onoreranno i criteri di Maastricht. Considerato che l'ammissione dei candidati aumenterebbe la popolazione dell'UE di un centinaio di milioni di abitanti, ma i Pil soltanto del 5%, ne consegue che gli ulteriori benefici economici per i 15 dell'UE sarebbero abbastanza modesti. Dall'allargamento deriverà loro sì una maggiore crescita, ma essi si troveranno esposti al rischio di una consistente immigrazione dai Paesi di nuova adesione e soprattutto di sostanziosi trasferimenti a causa della vigente politica agricola comune e della politica di riequilibrio regionale. D'altra parte, bisogna dire che, con molta probabilità, l'allargamento contribuirà alla stabilità politica dell'ampia zona europea. I Paesi più vicini all'ammissione: |
| RISPOSTA   Secondo il trattato di Amsterdam, ogni Paese che si candida ad entrare nella UE deve rispettare i valori fondamentali delle società politiche occidentali: libertà, democrazia, salvaguardia dei diritti umani, Stato di diritto. I nuovi membri devono rispettare anche alcuni criteri economici e politici. Sul fronte dell'economia di mercato, il progresso è visibile. Le riforme hanno avuto risultati diseguali, ma la competitività sul mercato interno è stata raggiunta in larga misura dai 10 Paesi candidati più vicini all'ammissione (cioè tutti meno Bulgaria, Romania, Turchia), grazie soprattutto alla liberalizzazione commerciale tra il Paese candidato e l'Unione. Per quanto riguarda la crescita, i tassi sono stati e continueranno ad essere più elevati nei Paesi candidati che nell'UE, tuttavia questo vantaggio dei dieci candidati è controbilanciato da un reddito pro capite molto più basso. L'ammissione all'Europa non comporta per i candidati il passaggio alla moneta unica, che dovrà essere adottata soltanto quando onoreranno i criteri di Maastricht. Considerato che l'ammissione dei candidati aumenterebbe la popolazione dell'UE di un centinaio di milioni di abitanti, ma i Pil soltanto del 5%, ne consegue che gli ulteriori benefici economici per i 15 dell'UE sarebbero abbastanza modesti. Dall'allargamento deriverà loro sì una maggiore crescita, ma essi si troveranno esposti al rischio di una consistente immigrazione dai Paesi di nuova adesione e soprattutto di sostanziosi trasferimenti a causa della vigente politica agricola comune e della politica di riequilibrio regionale. D'altra parte, bisogna dire che, con molta probabilità, l'allargamento contribuirà alla stabilità politica dell'ampia zona europea. L'allargamento: |
| RISPOSTA   Secondo il trattato di Amsterdam, ogni Paese che si candida ad entrare nella UE deve rispettare i valori fondamentali delle società politiche occidentali: libertà, democrazia, salvaguardia dei diritti umani, Stato di diritto. I nuovi membri devono rispettare anche alcuni criteri economici e politici. Sul fronte dell'economia di mercato, il progresso è visibile. Le riforme hanno avuto risultati diseguali, ma la competitività sul mercato interno è stata raggiunta in larga misura dai 10 Paesi candidati più vicini all'ammissione (cioè tutti meno Bulgaria, Romania, Turchia), grazie soprattutto alla liberalizzazione commerciale tra il Paese candidato e l'Unione. Per quanto riguarda la crescita, i tassi sono stati e continueranno ad essere più elevati nei Paesi candidati che nell'UE, tuttavia questo vantaggio dei dieci candidati è controbilanciato da un reddito pro capite molto più basso. L'ammissione all'Europa non comporta per i candidati il passaggio alla moneta unica, che dovrà essere adottata soltanto quando onoreranno i criteri di Maastricht. Considerato che l'ammissione dei candidati aumenterebbe la popolazione dell'UE di un centinaio di milioni di abitanti, ma i Pil soltanto del 5%, ne consegue che gli ulteriori benefici economici per i 15 dell'UE sarebbero abbastanza modesti. Dall'allargamento deriverà loro sì una maggiore crescita, ma essi si troveranno esposti al rischio di una consistente immigrazione dai Paesi di nuova adesione e soprattutto di sostanziosi trasferimenti a causa della vigente politica agricola comune e della politica di riequilibrio regionale. D'altra parte, bisogna dire che, con molta probabilità, l'allargamento contribuirà alla stabilità politica dell'ampia zona europea. Dall'allargamento dell'UE: |
| RISPOSTA   Secondo il trattato di Amsterdam, ogni Paese che si candida ad entrare nella UE deve rispettare i valori fondamentali delle società politiche occidentali: libertà, democrazia, salvaguardia dei diritti umani, Stato di diritto. I nuovi membri devono rispettare anche alcuni criteri economici e politici. Sul fronte dell'economia di mercato, il progresso è visibile. Le riforme hanno avuto risultati diseguali, ma la competitività sul mercato interno è stata raggiunta in larga misura dai 10 Paesi candidati più vicini all'ammissione (cioè tutti meno Bulgaria, Romania, Turchia), grazie soprattutto alla liberalizzazione commerciale tra il Paese candidato e l'Unione. Per quanto riguarda la crescita, i tassi sono stati e continueranno ad essere più elevati nei Paesi candidati che nell'UE, tuttavia questo vantaggio dei dieci candidati è controbilanciato da un reddito pro capite molto più basso. L'ammissione all'Europa non comporta per i candidati il passaggio alla moneta unica, che dovrà essere adottata soltanto quando onoreranno i criteri di Maastricht. Considerato che l'ammissione dei candidati aumenterebbe la popolazione dell'UE di un centinaio di milioni di abitanti, ma i Pil soltanto del 5%, ne consegue che gli ulteriori benefici economici per i 15 dell'UE sarebbero abbastanza modesti. Dall'allargamento deriverà loro sì una maggiore crescita, ma essi si troveranno esposti al rischio di una consistente immigrazione dai Paesi di nuova adesione e soprattutto di sostanziosi trasferimenti a causa della vigente politica agricola comune e della politica di riequilibrio regionale. D'altra parte, bisogna dire che, con molta probabilità, l'allargamento contribuirà alla stabilità politica dell'ampia zona europea. I benefici economici saranno abbastanza modesti: |
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Se siete curiosi di sapere perché preferite il pop al rock, l'heavy metal alla musica classica, il folk all'hip-pop, sappiate che il segreto è nel vostro patrimonio genetico. A rivelarlo è uno studio condotto da Nokia e dal King's College London Department of Twin Research, che ha sondato le abitudini di ascolto di quasi quattromila gemelli omo ed eterozigoti per scoprire quanto i fattori genetici si intreccino con quelli ambientali nel determinare i gusti musicali. Il risultato? Le influenze variano in base al genere, anche se, in generale, natura ed esperienze individuali giocano alla pari. Di fronte all'ira dei vostri vicini di casa che non ne possono più di sopportare fino a notte fonda le note di Michael Jackson, Beethoven o Jay-Z, potrete sempre dare la colpa ai vostri geni. Infatti - secondo lo studio - nel determinare l'amore per la musica pop, classica e hip-pop la natura ha la meglio sulla volontà, incidendo per il 53%. I geni dettano i gusti discografici anche nel caso di jazz, blues e soul, ma in misura di poco inferiore alle esperienze personali. Sembra, infatti, che la passione per Louis Armstrong, Ray Charles o Stevie Wonder sia determinata dai geni per il 46%. L'educazione prende il sopravvento sulla natura negli appassionati di Pink Floyd, Radiohead o Iron Maiden. Per chi ama rock, indie ed heavy metal - secondo lo studio - i geni contano solo per il 40%. Il resto va imputato all'educazione familiare e alle esperienze personali. Il fattore genetico lascia definitivamente il campo a quello ambientale per quanto riguarda l'amore per il folk e il country. Se nella vostra collezione discografica un posto d'onore spetta ad Hank Williams, Dolly Parton e Joni Mitchell, la responsabilità è solo per il 24% dei vostri cromosomi. "Studi precedenti hanno mostrato che la capacità di intonazione perfetta sembra essere in parte intrinseca e fino al 50% i nostri gusti musicali sono predeterminati. Sembra vi siano buone ragioni per sospettare l'esistenza di veri e propri geni della musica", spiega Adrian North, professore di psicologia alla Heriot Watt University. In ogni caso, l'influenza del Dna è superiore al 50% negli under 50, mentre diminuisce per chi ha superato il mezzo secolo d'età. L'educazione: