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Tutte le domande del quiz : Brani

tratto da:
Guardia di Finanza
Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018



 Esercitati su questo Quiz 

RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Palazzo Ducale di Genova si prepara ad ospitare le eccezionali esposizioni "Nunziante: paesaggi della luce" e "Van Gogh e il viaggio di Gauguin", curate da Marco Goldin e volutamente incentrate sul tema del viaggio inteso in senso lato, come percorso di vita, espressione interiore e mentale, ma anche puramente rappresentativo di luoghi e atmosfere del mondo. È emblematica la scelta del curatore di affiancare due capisaldi dell'arte moderna come van Gogh e Gauguin, autentiche icone delle rivoluzioni del gusto e della pittura di fine Ottocento e precursori dei moderni linguaggi novecentisti, ad uno dei più rappresentativi autori contemporanei, Antonio Nunziante, padre della figurazione del nostro tempo e, caso raro nel panorama contemporaneo italiano e internazionale, custode delle tradizioni pittoriche antiche e moderne, che l'autore ama approfondire, ricercare, studiare con passione e attenta, colta curiosità. L'arte assume così valenza documentale di epoche e stili, ma in particolare permette di addentrarsi nell'anima dei maestri che hanno saputo meglio di chiunque altro esprimere il senso dell'esistenza. Questa mostra, che accosta in un racconto metaforico l'uomo e la natura, ci svela quindi la grande pittura di Nunziante in un'ottica nuova e modernissima, con un'operazione che recupera la storia, proponendo una diversa interpretazione del contemporaneo. L'arte di Nunziante è, essa stessa, un viaggio meraviglioso nella sperimentazione di ogni epoca e nei suoi dipinti è possibile ritrovare gli orizzonti e i tagli compositivi del Seicento fiammingo, con quelle separazioni nette tra terra e cielo, metaforicamente intese come confine tangibile tra umano e divino, tra fisicità terrena e spiritualità. Anche nella materia cromatica e nel segno pittorico emerge questo eterno dualismo, che rende la pittura di Nunziante corposa e vibrante nella sovrapposizione del colore oppure lieve e quasi impercettibile nella stesura, come nei cieli e nelle brume, che lasciano lembi di tela nuda a creare profondità, trasparenze, effetti percettivi inaspettati. Anche in questo risiede la contemporaneità rivoluzionaria di Nunziante, che sa trasformare la negazione della pittura di tutta una stagione "poverista" in virtuosismo dialettico tra colore, forma, composizione, assimilazione sensoriale, fino alle estreme conseguenze di un'arte perfetta nella sua straordinaria complessità linguistica e simbolica. (da: G. Folco, "Nunziante, paesaggi della luce", Italia arte) Affermando che l'arte assume "valenza documentale di epoche e stili", l'autore vuole significare che:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Palazzo Ducale di Genova si prepara ad ospitare le eccezionali esposizioni "Nunziante: paesaggi della luce" e "Van Gogh e il viaggio di Gauguin", curate da Marco Goldin e volutamente incentrate sul tema del viaggio inteso in senso lato, come percorso di vita, espressione interiore e mentale, ma anche puramente rappresentativo di luoghi e atmosfere del mondo. È emblematica la scelta del curatore di affiancare due capisaldi dell'arte moderna come van Gogh e Gauguin, autentiche icone delle rivoluzioni del gusto e della pittura di fine Ottocento e precursori dei moderni linguaggi novecentisti, ad uno dei più rappresentativi autori contemporanei, Antonio Nunziante, padre della figurazione del nostro tempo e, caso raro nel panorama contemporaneo italiano e internazionale, custode delle tradizioni pittoriche antiche e moderne, che l'autore ama approfondire, ricercare, studiare con passione e attenta, colta curiosità. L'arte assume così valenza documentale di epoche e stili, ma in particolare permette di addentrarsi nell'anima dei maestri che hanno saputo meglio di chiunque altro esprimere il senso dell'esistenza. Questa mostra, che accosta in un racconto metaforico l'uomo e la natura, ci svela quindi la grande pittura di Nunziante in un'ottica nuova e modernissima, con un'operazione che recupera la storia, proponendo una diversa interpretazione del contemporaneo. L'arte di Nunziante è, essa stessa, un viaggio meraviglioso nella sperimentazione di ogni epoca e nei suoi dipinti è possibile ritrovare gli orizzonti e i tagli compositivi del Seicento fiammingo, con quelle separazioni nette tra terra e cielo, metaforicamente intese come confine tangibile tra umano e divino, tra fisicità terrena e spiritualità. Anche nella materia cromatica e nel segno pittorico emerge questo eterno dualismo, che rende la pittura di Nunziante corposa e vibrante nella sovrapposizione del colore oppure lieve e quasi impercettibile nella stesura, come nei cieli e nelle brume, che lasciano lembi di tela nuda a creare profondità, trasparenze, effetti percettivi inaspettati. Anche in questo risiede la contemporaneità rivoluzionaria di Nunziante, che sa trasformare la negazione della pittura di tutta una stagione "poverista" in virtuosismo dialettico tra colore, forma, composizione, assimilazione sensoriale, fino alle estreme conseguenze di un'arte perfetta nella sua straordinaria complessità linguistica e simbolica. (da: G. Folco, "Nunziante, paesaggi della luce", Italia arte) Nel brano si dice che ciò che artisticamente accomuna da un lato van Gogh e Gauguin e dall'altro Nunziante è:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Palazzo Ducale di Genova si prepara ad ospitare le eccezionali esposizioni "Nunziante: paesaggi della luce" e "Van Gogh e il viaggio di Gauguin", curate da Marco Goldin e volutamente incentrate sul tema del viaggio inteso in senso lato, come percorso di vita, espressione interiore e mentale, ma anche puramente rappresentativo di luoghi e atmosfere del mondo. È emblematica la scelta del curatore di affiancare due capisaldi dell'arte moderna come van Gogh e Gauguin, autentiche icone delle rivoluzioni del gusto e della pittura di fine Ottocento e precursori dei moderni linguaggi novecentisti, ad uno dei più rappresentativi autori contemporanei, Antonio Nunziante, padre della figurazione del nostro tempo e, caso raro nel panorama contemporaneo italiano e internazionale, custode delle tradizioni pittoriche antiche e moderne, che l'autore ama approfondire, ricercare, studiare con passione e attenta, colta curiosità. L'arte assume così valenza documentale di epoche e stili, ma in particolare permette di addentrarsi nell'anima dei maestri che hanno saputo meglio di chiunque altro esprimere il senso dell'esistenza. Questa mostra, che accosta in un racconto metaforico l'uomo e la natura, ci svela quindi la grande pittura di Nunziante in un'ottica nuova e modernissima, con un'operazione che recupera la storia, proponendo una diversa interpretazione del contemporaneo. L'arte di Nunziante è, essa stessa, un viaggio meraviglioso nella sperimentazione di ogni epoca e nei suoi dipinti è possibile ritrovare gli orizzonti e i tagli compositivi del Seicento fiammingo, con quelle separazioni nette tra terra e cielo, metaforicamente intese come confine tangibile tra umano e divino, tra fisicità terrena e spiritualità. Anche nella materia cromatica e nel segno pittorico emerge questo eterno dualismo, che rende la pittura di Nunziante corposa e vibrante nella sovrapposizione del colore oppure lieve e quasi impercettibile nella stesura, come nei cieli e nelle brume, che lasciano lembi di tela nuda a creare profondità, trasparenze, effetti percettivi inaspettati. Anche in questo risiede la contemporaneità rivoluzionaria di Nunziante, che sa trasformare la negazione della pittura di tutta una stagione "poverista" in virtuosismo dialettico tra colore, forma, composizione, assimilazione sensoriale, fino alle estreme conseguenze di un'arte perfetta nella sua straordinaria complessità linguistica e simbolica. (da: G. Folco, "Nunziante, paesaggi della luce", Italia arte) Nelle due mostre di Palazzo Ducale domina il tema del viaggio. In questo caso, esso NON è teso a esprimere:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Palazzo Ducale di Genova si prepara ad ospitare le eccezionali esposizioni "Nunziante: paesaggi della luce" e "Van Gogh e il viaggio di Gauguin", curate da Marco Goldin e volutamente incentrate sul tema del viaggio inteso in senso lato, come percorso di vita, espressione interiore e mentale, ma anche puramente rappresentativo di luoghi e atmosfere del mondo. È emblematica la scelta del curatore di affiancare due capisaldi dell'arte moderna come van Gogh e Gauguin, autentiche icone delle rivoluzioni del gusto e della pittura di fine Ottocento e precursori dei moderni linguaggi novecentisti, ad uno dei più rappresentativi autori contemporanei, Antonio Nunziante, padre della figurazione del nostro tempo e, caso raro nel panorama contemporaneo italiano e internazionale, custode delle tradizioni pittoriche antiche e moderne, che l'autore ama approfondire, ricercare, studiare con passione e attenta, colta curiosità. L'arte assume così valenza documentale di epoche e stili, ma in particolare permette di addentrarsi nell'anima dei maestri che hanno saputo meglio di chiunque altro esprimere il senso dell'esistenza. Questa mostra, che accosta in un racconto metaforico l'uomo e la natura, ci svela quindi la grande pittura di Nunziante in un'ottica nuova e modernissima, con un'operazione che recupera la storia, proponendo una diversa interpretazione del contemporaneo. L'arte di Nunziante è, essa stessa, un viaggio meraviglioso nella sperimentazione di ogni epoca e nei suoi dipinti è possibile ritrovare gli orizzonti e i tagli compositivi del Seicento fiammingo, con quelle separazioni nette tra terra e cielo, metaforicamente intese come confine tangibile tra umano e divino, tra fisicità terrena e spiritualità. Anche nella materia cromatica e nel segno pittorico emerge questo eterno dualismo, che rende la pittura di Nunziante corposa e vibrante nella sovrapposizione del colore oppure lieve e quasi impercettibile nella stesura, come nei cieli e nelle brume, che lasciano lembi di tela nuda a creare profondità, trasparenze, effetti percettivi inaspettati. Anche in questo risiede la contemporaneità rivoluzionaria di Nunziante, che sa trasformare la negazione della pittura di tutta una stagione "poverista" in virtuosismo dialettico tra colore, forma, composizione, assimilazione sensoriale, fino alle estreme conseguenze di un'arte perfetta nella sua straordinaria complessità linguistica e simbolica. (da: G. Folco, "Nunziante, paesaggi della luce", Italia arte) Quale delle seguenti frasi o espressioni del brano illustra meglio l'affermazione per cui "l'arte di Nunziante è, essa stessa, un viaggio meraviglioso nella sperimentazione di ogni epoca"?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Palazzo Ducale di Genova si prepara ad ospitare le eccezionali esposizioni "Nunziante: paesaggi della luce" e "Van Gogh e il viaggio di Gauguin", curate da Marco Goldin e volutamente incentrate sul tema del viaggio inteso in senso lato, come percorso di vita, espressione interiore e mentale, ma anche puramente rappresentativo di luoghi e atmosfere del mondo. È emblematica la scelta del curatore di affiancare due capisaldi dell'arte moderna come van Gogh e Gauguin, autentiche icone delle rivoluzioni del gusto e della pittura di fine Ottocento e precursori dei moderni linguaggi novecentisti, ad uno dei più rappresentativi autori contemporanei, Antonio Nunziante, padre della figurazione del nostro tempo e, caso raro nel panorama contemporaneo italiano e internazionale, custode delle tradizioni pittoriche antiche e moderne, che l'autore ama approfondire, ricercare, studiare con passione e attenta, colta curiosità. L'arte assume così valenza documentale di epoche e stili, ma in particolare permette di addentrarsi nell'anima dei maestri che hanno saputo meglio di chiunque altro esprimere il senso dell'esistenza. Questa mostra, che accosta in un racconto metaforico l'uomo e la natura, ci svela quindi la grande pittura di Nunziante in un'ottica nuova e modernissima, con un'operazione che recupera la storia, proponendo una diversa interpretazione del contemporaneo. L'arte di Nunziante è, essa stessa, un viaggio meraviglioso nella sperimentazione di ogni epoca e nei suoi dipinti è possibile ritrovare gli orizzonti e i tagli compositivi del Seicento fiammingo, con quelle separazioni nette tra terra e cielo, metaforicamente intese come confine tangibile tra umano e divino, tra fisicità terrena e spiritualità. Anche nella materia cromatica e nel segno pittorico emerge questo eterno dualismo, che rende la pittura di Nunziante corposa e vibrante nella sovrapposizione del colore oppure lieve e quasi impercettibile nella stesura, come nei cieli e nelle brume, che lasciano lembi di tela nuda a creare profondità, trasparenze, effetti percettivi inaspettati. Anche in questo risiede la contemporaneità rivoluzionaria di Nunziante, che sa trasformare la negazione della pittura di tutta una stagione "poverista" in virtuosismo dialettico tra colore, forma, composizione, assimilazione sensoriale, fino alle estreme conseguenze di un'arte perfetta nella sua straordinaria complessità linguistica e simbolica. (da: G. Folco, "Nunziante, paesaggi della luce", Italia arte) All'arte di Nunziante NON viene attribuito il carattere di:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. Passeggiando per le strade di Brancaleone Calabro non si può non rimanere attratti dalla sua essenza: l'azzurro del mare, il profumo dei gelsomini che in nessun posto come in questo piccolo paese fioriscono con tenacia e perseveranza, i pescatori che, quasi immagine di un dipinto impressionistico, garantiscono al turista la possibilità di un buon pasto a base di pesce fresco nelle poche trattorie a carattere familiare. E non si può non pensare a Cesare Pavese, a quell'intellettuale fervido, malinconico, ironico, forse a volte cinico che tanta presa ancora ha sui giovani che decidono di mettersi in contatto con i suoi scritti. Pavese, condannato a tre anni di confino per avere accettato di ricevere al proprio indirizzo posta compromettente inviata alla donna amata, vi rimase poi solo un anno: un anno che certamente incise sulla sua personalità già di per sé complicata e particolare."La donna dalla voce rauca" come lui la chiamava era fisicamente non bella, forte e volitiva [1] come un uomo, insegnante di matematica: a lui opposta, dunque e forse proprio per questo amata. Per tutto il tempo in cui egli sentirà di essere ricambiato, di averla accanto sarà un uomo felice, vivo, semplice, pieno di entusiasmo, pronto a quel colloquio umano che invece negli anni della sua adolescenza gli era stato precluso da forze più grandi di lui. Ma al ritorno dal confino, Cesare avrà un'amara sorpresa: la donna lo ha già abbandonato, ha sposato un altro, lo ha solo usato. Da quel momento in poi ogni donna sarà considerata nei suoi scritti solo come un "frutto di carne" o tutt'al più come l'espressione della indifferenza e della infedeltà. E proprio nel suo primo romanzo "Il carcere" (primo per composizione anche se in ordine verrà pubblicato prima "Paesi tuoi") le donne popolano la solitudine del confinato. C'è Elena, la donna che lo ama, con la quale lui s'intrattiene ma che maltratta, punisce e sulla quale sfoga la sua dolorosa misoginia: la donna che lui non vorrebbe mai, cedevole, materna. Lui infatti vuole una donna forte, volitiva, magari perversa e infedele, che però lo domini, lo protegga, lo faccia sentire vivo. Nel romanzo questo tipo di donna è rappresentato da Concia, quella che lui definisce "la donna capra", dal forte odore di stallatico, bella e sensuale, primitiva e sfuggente, incolta e selvatica, quasi un frutto da cogliere e gustare di quella terra calabra che lo ospita da confinato e lo tratta da amico, chiamandolo con rispetto "il professore". "Il carcere" dimostra, sul piano stilistico e contenutistico, lo sforzo maggiore compiuto da Pavese e cioè quello di collegare il tempo in cui il racconto è stato scritto con quello del confino scontato. L'opera non è quindi il "diario reale" del suo confino politico, bensì "la cronistoria tutta affidata alla memoria" di un intellettuale che ha dovuto pagare di persona una colpa della quale non aveva compreso il perché. (Da: Redazione, "Il Carcere", www.italialibri.net/opere/carcere.html, 2001) Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Passeggiando per le strade di Brancaleone Calabro non si può non rimanere attratti dalla sua essenza: l'azzurro del mare, il profumo dei gelsomini che in nessun posto come in questo piccolo paese fioriscono con tenacia e perseveranza, i pescatori che, quasi immagine di un dipinto impressionistico, garantiscono al turista la possibilità di un buon pasto a base di pesce fresco nelle poche trattorie a carattere familiare. E non si può non pensare a Cesare Pavese, a quell'intellettuale fervido, malinconico, ironico, forse a volte cinico che tanta presa ancora ha sui giovani che decidono di mettersi in contatto con i suoi scritti. Pavese, condannato a tre anni di confino per avere accettato di ricevere al proprio indirizzo posta compromettente inviata alla donna amata, vi rimase poi solo un anno: un anno che certamente incise sulla sua personalità già di per sé complicata e particolare."La donna dalla voce rauca" come lui la chiamava era fisicamente non bella, forte e volitiva [1] come un uomo, insegnante di matematica: a lui opposta, dunque e forse proprio per questo amata. Per tutto il tempo in cui egli sentirà di essere ricambiato, di averla accanto sarà un uomo felice, vivo, semplice, pieno di entusiasmo, pronto a quel colloquio umano che invece negli anni della sua adolescenza gli era stato precluso da forze più grandi di lui. Ma al ritorno dal confino, Cesare avrà un'amara sorpresa: la donna lo ha già abbandonato, ha sposato un altro, lo ha solo usato. Da quel momento in poi ogni donna sarà considerata nei suoi scritti solo come un "frutto di carne" o tutt'al più come l'espressione della indifferenza e della infedeltà. E proprio nel suo primo romanzo "Il carcere" (primo per composizione anche se in ordine verrà pubblicato prima "Paesi tuoi") le donne popolano la solitudine del confinato. C'è Elena, la donna che lo ama, con la quale lui s'intrattiene ma che maltratta, punisce e sulla quale sfoga la sua dolorosa misoginia: la donna che lui non vorrebbe mai, cedevole, materna. Lui infatti vuole una donna forte, volitiva, magari perversa e infedele, che però lo domini, lo protegga, lo faccia sentire vivo. Nel romanzo questo tipo di donna è rappresentato da Concia, quella che lui definisce "la donna capra", dal forte odore di stallatico, bella e sensuale, primitiva e sfuggente, incolta e selvatica, quasi un frutto da cogliere e gustare di quella terra calabra che lo ospita da confinato e lo tratta da amico, chiamandolo con rispetto "il professore". "Il carcere" dimostra, sul piano stilistico e contenutistico, lo sforzo maggiore compiuto da Pavese e cioè quello di collegare il tempo in cui il racconto è stato scritto con quello del confino scontato. L'opera non è quindi il "diario reale" del suo confino politico, bensì "la cronistoria tutta affidata alla memoria" di un intellettuale che ha dovuto pagare di persona una colpa della quale non aveva compreso il perché. (Da: Redazione, "Il Carcere", www.italialibri.net/opere/carcere.html, 2001) Dalla lettura del brano si può dedurre che:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Passeggiando per le strade di Brancaleone Calabro non si può non rimanere attratti dalla sua essenza: l'azzurro del mare, il profumo dei gelsomini che in nessun posto come in questo piccolo paese fioriscono con tenacia e perseveranza, i pescatori che, quasi immagine di un dipinto impressionistico, garantiscono al turista la possibilità di un buon pasto a base di pesce fresco nelle poche trattorie a carattere familiare. E non si può non pensare a Cesare Pavese, a quell'intellettuale fervido, malinconico, ironico, forse a volte cinico che tanta presa ancora ha sui giovani che decidono di mettersi in contatto con i suoi scritti. Pavese, condannato a tre anni di confino per avere accettato di ricevere al proprio indirizzo posta compromettente inviata alla donna amata, vi rimase poi solo un anno: un anno che certamente incise sulla sua personalità già di per sé complicata e particolare."La donna dalla voce rauca" come lui la chiamava era fisicamente non bella, forte e volitiva [1] come un uomo, insegnante di matematica: a lui opposta, dunque e forse proprio per questo amata. Per tutto il tempo in cui egli sentirà di essere ricambiato, di averla accanto sarà un uomo felice, vivo, semplice, pieno di entusiasmo, pronto a quel colloquio umano che invece negli anni della sua adolescenza gli era stato precluso da forze più grandi di lui. Ma al ritorno dal confino, Cesare avrà un'amara sorpresa: la donna lo ha già abbandonato, ha sposato un altro, lo ha solo usato. Da quel momento in poi ogni donna sarà considerata nei suoi scritti solo come un "frutto di carne" o tutt'al più come l'espressione della indifferenza e della infedeltà. E proprio nel suo primo romanzo "Il carcere" (primo per composizione anche se in ordine verrà pubblicato prima "Paesi tuoi") le donne popolano la solitudine del confinato. C'è Elena, la donna che lo ama, con la quale lui s'intrattiene ma che maltratta, punisce e sulla quale sfoga la sua dolorosa misoginia: la donna che lui non vorrebbe mai, cedevole, materna. Lui infatti vuole una donna forte, volitiva, magari perversa e infedele, che però lo domini, lo protegga, lo faccia sentire vivo. Nel romanzo questo tipo di donna è rappresentato da Concia, quella che lui definisce "la donna capra", dal forte odore di stallatico, bella e sensuale, primitiva e sfuggente, incolta e selvatica, quasi un frutto da cogliere e gustare di quella terra calabra che lo ospita da confinato e lo tratta da amico, chiamandolo con rispetto "il professore". "Il carcere" dimostra, sul piano stilistico e contenutistico, lo sforzo maggiore compiuto da Pavese e cioè quello di collegare il tempo in cui il racconto è stato scritto con quello del confino scontato. L'opera non è quindi il "diario reale" del suo confino politico, bensì "la cronistoria tutta affidata alla memoria" di un intellettuale che ha dovuto pagare di persona una colpa della quale non aveva compreso il perché. (Da: Redazione, "Il Carcere", www.italialibri.net/opere/carcere.html, 2001) Quale dei seguenti è un sinonimo di "volitiva" [1] attenendosi al significato che il termine assume nel brano?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. Passeggiando per le strade di Brancaleone Calabro non si può non rimanere attratti dalla sua essenza: l'azzurro del mare, il profumo dei gelsomini che in nessun posto come in questo piccolo paese fioriscono con tenacia e perseveranza, i pescatori che, quasi immagine di un dipinto impressionistico, garantiscono al turista la possibilità di un buon pasto a base di pesce fresco nelle poche trattorie a carattere familiare. E non si può non pensare a Cesare Pavese, a quell'intellettuale fervido, malinconico, ironico, forse a volte cinico che tanta presa ancora ha sui giovani che decidono di mettersi in contatto con i suoi scritti. Pavese, condannato a tre anni di confino per avere accettato di ricevere al proprio indirizzo posta compromettente inviata alla donna amata, vi rimase poi solo un anno: un anno che certamente incise sulla sua personalità già di per sé complicata e particolare."La donna dalla voce rauca" come lui la chiamava era fisicamente non bella, forte e volitiva [1] come un uomo, insegnante di matematica: a lui opposta, dunque e forse proprio per questo amata. Per tutto il tempo in cui egli sentirà di essere ricambiato, di averla accanto sarà un uomo felice, vivo, semplice, pieno di entusiasmo, pronto a quel colloquio umano che invece negli anni della sua adolescenza gli era stato precluso da forze più grandi di lui. Ma al ritorno dal confino, Cesare avrà un'amara sorpresa: la donna lo ha già abbandonato, ha sposato un altro, lo ha solo usato. Da quel momento in poi ogni donna sarà considerata nei suoi scritti solo come un "frutto di carne" o tutt'al più come l'espressione della indifferenza e della infedeltà. E proprio nel suo primo romanzo "Il carcere" (primo per composizione anche se in ordine verrà pubblicato prima "Paesi tuoi") le donne popolano la solitudine del confinato. C'è Elena, la donna che lo ama, con la quale lui s'intrattiene ma che maltratta, punisce e sulla quale sfoga la sua dolorosa misoginia: la donna che lui non vorrebbe mai, cedevole, materna. Lui infatti vuole una donna forte, volitiva, magari perversa e infedele, che però lo domini, lo protegga, lo faccia sentire vivo. Nel romanzo questo tipo di donna è rappresentato da Concia, quella che lui definisce "la donna capra", dal forte odore di stallatico, bella e sensuale, primitiva e sfuggente, incolta e selvatica, quasi un frutto da cogliere e gustare di quella terra calabra che lo ospita da confinato e lo tratta da amico, chiamandolo con rispetto "il professore". "Il carcere" dimostra, sul piano stilistico e contenutistico, lo sforzo maggiore compiuto da Pavese e cioè quello di collegare il tempo in cui il racconto è stato scritto con quello del confino scontato. L'opera non è quindi il "diario reale" del suo confino politico, bensì "la cronistoria tutta affidata alla memoria" di un intellettuale che ha dovuto pagare di persona una colpa della quale non aveva compreso il perché. (Da: Redazione, "Il Carcere", www.italialibri.net/opere/carcere.html, 2001) Pavese divenne misogino perché:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Passeggiando per le strade di Brancaleone Calabro non si può non rimanere attratti dalla sua essenza: l'azzurro del mare, il profumo dei gelsomini che in nessun posto come in questo piccolo paese fioriscono con tenacia e perseveranza, i pescatori che, quasi immagine di un dipinto impressionistico, garantiscono al turista la possibilità di un buon pasto a base di pesce fresco nelle poche trattorie a carattere familiare. E non si può non pensare a Cesare Pavese, a quell'intellettuale fervido, malinconico, ironico, forse a volte cinico che tanta presa ancora ha sui giovani che decidono di mettersi in contatto con i suoi scritti. Pavese, condannato a tre anni di confino per avere accettato di ricevere al proprio indirizzo posta compromettente inviata alla donna amata, vi rimase poi solo un anno: un anno che certamente incise sulla sua personalità già di per sé complicata e particolare."La donna dalla voce rauca" come lui la chiamava era fisicamente non bella, forte e volitiva [1] come un uomo, insegnante di matematica: a lui opposta, dunque e forse proprio per questo amata. Per tutto il tempo in cui egli sentirà di essere ricambiato, di averla accanto sarà un uomo felice, vivo, semplice, pieno di entusiasmo, pronto a quel colloquio umano che invece negli anni della sua adolescenza gli era stato precluso da forze più grandi di lui. Ma al ritorno dal confino, Cesare avrà un'amara sorpresa: la donna lo ha già abbandonato, ha sposato un altro, lo ha solo usato. Da quel momento in poi ogni donna sarà considerata nei suoi scritti solo come un "frutto di carne" o tutt'al più come l'espressione della indifferenza e della infedeltà. E proprio nel suo primo romanzo "Il carcere" (primo per composizione anche se in ordine verrà pubblicato prima "Paesi tuoi") le donne popolano la solitudine del confinato. C'è Elena, la donna che lo ama, con la quale lui s'intrattiene ma che maltratta, punisce e sulla quale sfoga la sua dolorosa misoginia: la donna che lui non vorrebbe mai, cedevole, materna. Lui infatti vuole una donna forte, volitiva, magari perversa e infedele, che però lo domini, lo protegga, lo faccia sentire vivo. Nel romanzo questo tipo di donna è rappresentato da Concia, quella che lui definisce "la donna capra", dal forte odore di stallatico, bella e sensuale, primitiva e sfuggente, incolta e selvatica, quasi un frutto da cogliere e gustare di quella terra calabra che lo ospita da confinato e lo tratta da amico, chiamandolo con rispetto "il professore". "Il carcere" dimostra, sul piano stilistico e contenutistico, lo sforzo maggiore compiuto da Pavese e cioè quello di collegare il tempo in cui il racconto è stato scritto con quello del confino scontato. L'opera non è quindi il "diario reale" del suo confino politico, bensì "la cronistoria tutta affidata alla memoria" di un intellettuale che ha dovuto pagare di persona una colpa della quale non aveva compreso il perché. (Da: Redazione, "Il Carcere", www.italialibri.net/opere/carcere.html, 2001) L'autore del brano ritiene che:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere diritti [1] rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d'arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico.Scendono diritti, i raggi del sole, giù per le finestre messe qua e là in disordine sui muri, e cespi di basilico e di origano piantati dentro pentole ai davanzali, e sottovesti stese appese a corde; fin giù al selciato, fatto a gradini e a ciottoli, con una cunetta in mezzo per l'orina dei muli.Basta un grido di Pin, un grido per incominciare una canzone, a naso all'aria sulla soglia della bottega, o un grido cacciato prima che la mano di Pietromagro il ciabattino gli sia scesa tra capo e collo per picchiarlo, perché dai davanzali nasca un'eco di richiami e d'insulti.� Pin! Già a quest'ora cominci ad angosciarci! Cantacene un po' una, Pin! Pin, meschinetto, cosa ti fanno? Pin, muso di macacco! Ti si seccasse la voce in gola, una volta! Tu e quel rubagalline del tuo padrone! Tu e quel materasso di tua sorella!Ma già Pin è in mezzo al carrugio, con le mani nelle tasche della giacca troppo da uomo per lui, che li guarda in faccia uno per uno senza ridere: � Di' Celestino, sta' un po' zitto, bel vestito nuovo che hai. E di', quel furto di stoffa ai Moli Nuovi, poi, non si sa ancora chi sia stato? Be', che c'entra. Ciao Carolina, meno male quella volta. Si, quella volta meno male tuo marito che non ha guardato sotto il letto. Anche tu, Pasca, m'han detto che è successo proprio al tuo paese. Sì, che Garibaldi ci ha portato il sapone e i tuoi paesani se lo son mangiato. Mangiasapone, Pasca, mondoboia, lo sapete quanto costa il sapone?Pin ha una voce rauca da bambino vecchio: dice ogni battuta a bassa voce, serio, poi tutt'a un tratto sbotta in una risata che sembra un fischio e le lentiggini rosse e nere gli si affollano intorno agli occhi come un volo di vespe.A canzonare Pin c'è sempre da rimettere: conosce tutti i fatti del carrugio e non si sa mai cosa va a tirar fuori. (da: Italo Calvino, "Il sentiero dei nidi di ragno", Einaudi) Quale delle seguenti frasi NON è deducibile dal brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere diritti [1] rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d'arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico.Scendono diritti, i raggi del sole, giù per le finestre messe qua e là in disordine sui muri, e cespi di basilico e di origano piantati dentro pentole ai davanzali, e sottovesti stese appese a corde; fin giù al selciato, fatto a gradini e a ciottoli, con una cunetta in mezzo per l'orina dei muli.Basta un grido di Pin, un grido per incominciare una canzone, a naso all'aria sulla soglia della bottega, o un grido cacciato prima che la mano di Pietromagro il ciabattino gli sia scesa tra capo e collo per picchiarlo, perché dai davanzali nasca un'eco di richiami e d'insulti.� Pin! Già a quest'ora cominci ad angosciarci! Cantacene un po' una, Pin! Pin, meschinetto, cosa ti fanno? Pin, muso di macacco! Ti si seccasse la voce in gola, una volta! Tu e quel rubagalline del tuo padrone! Tu e quel materasso di tua sorella!Ma già Pin è in mezzo al carrugio, con le mani nelle tasche della giacca troppo da uomo per lui, che li guarda in faccia uno per uno senza ridere: � Di' Celestino, sta' un po' zitto, bel vestito nuovo che hai. E di', quel furto di stoffa ai Moli Nuovi, poi, non si sa ancora chi sia stato? Be', che c'entra. Ciao Carolina, meno male quella volta. Si, quella volta meno male tuo marito che non ha guardato sotto il letto. Anche tu, Pasca, m'han detto che è successo proprio al tuo paese. Sì, che Garibaldi ci ha portato il sapone e i tuoi paesani se lo son mangiato. Mangiasapone, Pasca, mondoboia, lo sapete quanto costa il sapone?Pin ha una voce rauca da bambino vecchio: dice ogni battuta a bassa voce, serio, poi tutt'a un tratto sbotta in una risata che sembra un fischio e le lentiggini rosse e nere gli si affollano intorno agli occhi come un volo di vespe.A canzonare Pin c'è sempre da rimettere: conosce tutti i fatti del carrugio e non si sa mai cosa va a tirar fuori. (da: Italo Calvino, "Il sentiero dei nidi di ragno", Einaudi) Quale delle seguenti frasi è deducibile dal brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere diritti [1] rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d'arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico.Scendono diritti, i raggi del sole, giù per le finestre messe qua e là in disordine sui muri, e cespi di basilico e di origano piantati dentro pentole ai davanzali, e sottovesti stese appese a corde; fin giù al selciato, fatto a gradini e a ciottoli, con una cunetta in mezzo per l'orina dei muli.Basta un grido di Pin, un grido per incominciare una canzone, a naso all'aria sulla soglia della bottega, o un grido cacciato prima che la mano di Pietromagro il ciabattino gli sia scesa tra capo e collo per picchiarlo, perché dai davanzali nasca un'eco di richiami e d'insulti.� Pin! Già a quest'ora cominci ad angosciarci! Cantacene un po' una, Pin! Pin, meschinetto, cosa ti fanno? Pin, muso di macacco! Ti si seccasse la voce in gola, una volta! Tu e quel rubagalline del tuo padrone! Tu e quel materasso di tua sorella!Ma già Pin è in mezzo al carrugio, con le mani nelle tasche della giacca troppo da uomo per lui, che li guarda in faccia uno per uno senza ridere: � Di' Celestino, sta' un po' zitto, bel vestito nuovo che hai. E di', quel furto di stoffa ai Moli Nuovi, poi, non si sa ancora chi sia stato? Be', che c'entra. Ciao Carolina, meno male quella volta. Si, quella volta meno male tuo marito che non ha guardato sotto il letto. Anche tu, Pasca, m'han detto che è successo proprio al tuo paese. Sì, che Garibaldi ci ha portato il sapone e i tuoi paesani se lo son mangiato. Mangiasapone, Pasca, mondoboia, lo sapete quanto costa il sapone?Pin ha una voce rauca da bambino vecchio: dice ogni battuta a bassa voce, serio, poi tutt'a un tratto sbotta in una risata che sembra un fischio e le lentiggini rosse e nere gli si affollano intorno agli occhi come un volo di vespe.A canzonare Pin c'è sempre da rimettere: conosce tutti i fatti del carrugio e non si sa mai cosa va a tirar fuori. (da: Italo Calvino, "Il sentiero dei nidi di ragno", Einaudi) Quale delle seguenti alternative NON è deducibile dalla lettura del brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere diritti [1] rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d'arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico.Scendono diritti, i raggi del sole, giù per le finestre messe qua e là in disordine sui muri, e cespi di basilico e di origano piantati dentro pentole ai davanzali, e sottovesti stese appese a corde; fin giù al selciato, fatto a gradini e a ciottoli, con una cunetta in mezzo per l'orina dei muli.Basta un grido di Pin, un grido per incominciare una canzone, a naso all'aria sulla soglia della bottega, o un grido cacciato prima che la mano di Pietromagro il ciabattino gli sia scesa tra capo e collo per picchiarlo, perché dai davanzali nasca un'eco di richiami e d'insulti.� Pin! Già a quest'ora cominci ad angosciarci! Cantacene un po' una, Pin! Pin, meschinetto, cosa ti fanno? Pin, muso di macacco! Ti si seccasse la voce in gola, una volta! Tu e quel rubagalline del tuo padrone! Tu e quel materasso di tua sorella!Ma già Pin è in mezzo al carrugio, con le mani nelle tasche della giacca troppo da uomo per lui, che li guarda in faccia uno per uno senza ridere: � Di' Celestino, sta' un po' zitto, bel vestito nuovo che hai. E di', quel furto di stoffa ai Moli Nuovi, poi, non si sa ancora chi sia stato? Be', che c'entra. Ciao Carolina, meno male quella volta. Si, quella volta meno male tuo marito che non ha guardato sotto il letto. Anche tu, Pasca, m'han detto che è successo proprio al tuo paese. Sì, che Garibaldi ci ha portato il sapone e i tuoi paesani se lo son mangiato. Mangiasapone, Pasca, mondoboia, lo sapete quanto costa il sapone?Pin ha una voce rauca da bambino vecchio: dice ogni battuta a bassa voce, serio, poi tutt'a un tratto sbotta in una risata che sembra un fischio e le lentiggini rosse e nere gli si affollano intorno agli occhi come un volo di vespe.A canzonare Pin c'è sempre da rimettere: conosce tutti i fatti del carrugio e non si sa mai cosa va a tirar fuori. (da: Italo Calvino, "Il sentiero dei nidi di ragno", Einaudi) Come può essere descritto Pin?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere diritti [1] rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d'arcate che traversano la striscia di cielo azzurro carico.Scendono diritti, i raggi del sole, giù per le finestre messe qua e là in disordine sui muri, e cespi di basilico e di origano piantati dentro pentole ai davanzali, e sottovesti stese appese a corde; fin giù al selciato, fatto a gradini e a ciottoli, con una cunetta in mezzo per l'orina dei muli.Basta un grido di Pin, un grido per incominciare una canzone, a naso all'aria sulla soglia della bottega, o un grido cacciato prima che la mano di Pietromagro il ciabattino gli sia scesa tra capo e collo per picchiarlo, perché dai davanzali nasca un'eco di richiami e d'insulti.� Pin! Già a quest'ora cominci ad angosciarci! Cantacene un po' una, Pin! Pin, meschinetto, cosa ti fanno? Pin, muso di macacco! Ti si seccasse la voce in gola, una volta! Tu e quel rubagalline del tuo padrone! Tu e quel materasso di tua sorella!Ma già Pin è in mezzo al carrugio, con le mani nelle tasche della giacca troppo da uomo per lui, che li guarda in faccia uno per uno senza ridere: � Di' Celestino, sta' un po' zitto, bel vestito nuovo che hai. E di', quel furto di stoffa ai Moli Nuovi, poi, non si sa ancora chi sia stato? Be', che c'entra. Ciao Carolina, meno male quella volta. Si, quella volta meno male tuo marito che non ha guardato sotto il letto. Anche tu, Pasca, m'han detto che è successo proprio al tuo paese. Sì, che Garibaldi ci ha portato il sapone e i tuoi paesani se lo son mangiato. Mangiasapone, Pasca, mondoboia, lo sapete quanto costa il sapone?Pin ha una voce rauca da bambino vecchio: dice ogni battuta a bassa voce, serio, poi tutt'a un tratto sbotta in una risata che sembra un fischio e le lentiggini rosse e nere gli si affollano intorno agli occhi come un volo di vespe.A canzonare Pin c'è sempre da rimettere: conosce tutti i fatti del carrugio e non si sa mai cosa va a tirar fuori. (da: Italo Calvino, "Il sentiero dei nidi di ragno", Einaudi) La frase "Per arrivare in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere diritti" [1] contiene una proposizione subordinata:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. Per il pubblico inglese il problema centrale dell'arte di Tissot � che pure attirava una vasta clientela � era l'audacia con cui l'artista presentava rapporti di classe e di genere in immagini che sfuggono all'interpretazione. Le sue rappresentazioni della vita in Inghilterra sono state viste come una rivisitazione di motivi hogarthiani, con particolare riferimento alla serie "Matrimonio alla moda" del 1743 circa, all'epoca esposta alla National Gallery: una sequenza che ridicolizza con acume sferzante sia le pretese dell'aristocrazia sia le ambizioni della classe media. Negli anni cinquanta, Hogarth venne salutato come il fondatore della pittura britannica moderna � in particolare dagli artisti vicini ai preraffaelliti, che nel 1858 istituirono un club a lui dedicato � anche per il legame che aveva stabilito tra le apparenze, le azioni e le loro conseguenze. Per i pittori di genere vittoriani, l'importanza di Hogarth risiedeva nell'incontrovertibilità delle sue narrazioni, nel modo in cui ogni oggetto, gesto o scena spinge l'azione verso la sua conclusione inevitabile. Vi era da parte loro anche la consapevolezza che, nonostante l'ovvio elemento comico, l'arte di Hogarth era concepita per provocare una reazione morale nell'osservatore. Negli anni cinquanta, pittori come Holman Hunt e Robert Braithwaite Martineau ripresero l'idea hogarthiana del "soggetto morale moderno" in dipinti come "Il risveglio della coscienza" e "L'ultimo giorno nella vecchia casa", che affrontavano scottanti questioni sociali. In queste opere tuttavia la formula del pittore settecentesco è portata all'estremo per via dell'accumulo di un'impressionante quantità di particolari visivi. Nel 1885, riesaminando "L'ultimo giorno nella vecchia casa" di Martineau, il critico francese Ernest Chesneau trovò l'immagine "troppo problematica e letteraria" e ammise di averla per qualche tempo fraintesa, pensando che l'uomo con il calice levato fosse uno dei nuovi proprietari della casa, non il libertino che aveva portato alla rovina la famiglia. Per Chesneau il malinteso dimostrava che un tale ambizioso sovraccarico di dettagli poteva offuscare il significato dell'opera. In Gran Bretagna c'era un'altra corrente di "pittori della vita moderna", in particolare gli artisti di genere David Wilkie e John Frederick Lewis che raffiguravano ambienti chiusi in se stessi, concepiti per evitare allusioni ad avvenimenti al di fuori della cornice. (Da: Cyrille Sciama, "James Tissot", Skira) Quali tematiche tratta la pittura degli anni Cinquanta ispirata a Hogart?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Per il pubblico inglese il problema centrale dell'arte di Tissot � che pure attirava una vasta clientela � era l'audacia con cui l'artista presentava rapporti di classe e di genere in immagini che sfuggono all'interpretazione. Le sue rappresentazioni della vita in Inghilterra sono state viste come una rivisitazione di motivi hogarthiani, con particolare riferimento alla serie "Matrimonio alla moda" del 1743 circa, all'epoca esposta alla National Gallery: una sequenza che ridicolizza con acume sferzante sia le pretese dell'aristocrazia sia le ambizioni della classe media. Negli anni cinquanta, Hogarth venne salutato come il fondatore della pittura britannica moderna � in particolare dagli artisti vicini ai preraffaelliti, che nel 1858 istituirono un club a lui dedicato � anche per il legame che aveva stabilito tra le apparenze, le azioni e le loro conseguenze. Per i pittori di genere vittoriani, l'importanza di Hogarth risiedeva nell'incontrovertibilità delle sue narrazioni, nel modo in cui ogni oggetto, gesto o scena spinge l'azione verso la sua conclusione inevitabile. Vi era da parte loro anche la consapevolezza che, nonostante l'ovvio elemento comico, l'arte di Hogarth era concepita per provocare una reazione morale nell'osservatore. Negli anni cinquanta, pittori come Holman Hunt e Robert Braithwaite Martineau ripresero l'idea hogarthiana del "soggetto morale moderno" in dipinti come "Il risveglio della coscienza" e "L'ultimo giorno nella vecchia casa", che affrontavano scottanti questioni sociali. In queste opere tuttavia la formula del pittore settecentesco è portata all'estremo per via dell'accumulo di un'impressionante quantità di particolari visivi. Nel 1885, riesaminando "L'ultimo giorno nella vecchia casa" di Martineau, il critico francese Ernest Chesneau trovò l'immagine "troppo problematica e letteraria" e ammise di averla per qualche tempo fraintesa, pensando che l'uomo con il calice levato fosse uno dei nuovi proprietari della casa, non il libertino che aveva portato alla rovina la famiglia. Per Chesneau il malinteso dimostrava che un tale ambizioso sovraccarico di dettagli poteva offuscare il significato dell'opera. In Gran Bretagna c'era un'altra corrente di "pittori della vita moderna", in particolare gli artisti di genere David Wilkie e John Frederick Lewis che raffiguravano ambienti chiusi in se stessi, concepiti per evitare allusioni ad avvenimenti al di fuori della cornice. (Da: Cyrille Sciama, "James Tissot", Skira) L'arte di Tissot:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Per il pubblico inglese il problema centrale dell'arte di Tissot � che pure attirava una vasta clientela � era l'audacia con cui l'artista presentava rapporti di classe e di genere in immagini che sfuggono all'interpretazione. Le sue rappresentazioni della vita in Inghilterra sono state viste come una rivisitazione di motivi hogarthiani, con particolare riferimento alla serie "Matrimonio alla moda" del 1743 circa, all'epoca esposta alla National Gallery: una sequenza che ridicolizza con acume sferzante sia le pretese dell'aristocrazia sia le ambizioni della classe media. Negli anni cinquanta, Hogarth venne salutato come il fondatore della pittura britannica moderna � in particolare dagli artisti vicini ai preraffaelliti, che nel 1858 istituirono un club a lui dedicato � anche per il legame che aveva stabilito tra le apparenze, le azioni e le loro conseguenze. Per i pittori di genere vittoriani, l'importanza di Hogarth risiedeva nell'incontrovertibilità delle sue narrazioni, nel modo in cui ogni oggetto, gesto o scena spinge l'azione verso la sua conclusione inevitabile. Vi era da parte loro anche la consapevolezza che, nonostante l'ovvio elemento comico, l'arte di Hogarth era concepita per provocare una reazione morale nell'osservatore. Negli anni cinquanta, pittori come Holman Hunt e Robert Braithwaite Martineau ripresero l'idea hogarthiana del "soggetto morale moderno" in dipinti come "Il risveglio della coscienza" e "L'ultimo giorno nella vecchia casa", che affrontavano scottanti questioni sociali. In queste opere tuttavia la formula del pittore settecentesco è portata all'estremo per via dell'accumulo di un'impressionante quantità di particolari visivi. Nel 1885, riesaminando "L'ultimo giorno nella vecchia casa" di Martineau, il critico francese Ernest Chesneau trovò l'immagine "troppo problematica e letteraria" e ammise di averla per qualche tempo fraintesa, pensando che l'uomo con il calice levato fosse uno dei nuovi proprietari della casa, non il libertino che aveva portato alla rovina la famiglia. Per Chesneau il malinteso dimostrava che un tale ambizioso sovraccarico di dettagli poteva offuscare il significato dell'opera. In Gran Bretagna c'era un'altra corrente di "pittori della vita moderna", in particolare gli artisti di genere David Wilkie e John Frederick Lewis che raffiguravano ambienti chiusi in se stessi, concepiti per evitare allusioni ad avvenimenti al di fuori della cornice. (Da: Cyrille Sciama, "James Tissot", Skira) I quadri di Tissot:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Per il pubblico inglese il problema centrale dell'arte di Tissot � che pure attirava una vasta clientela � era l'audacia con cui l'artista presentava rapporti di classe e di genere in immagini che sfuggono all'interpretazione. Le sue rappresentazioni della vita in Inghilterra sono state viste come una rivisitazione di motivi hogarthiani, con particolare riferimento alla serie "Matrimonio alla moda" del 1743 circa, all'epoca esposta alla National Gallery: una sequenza che ridicolizza con acume sferzante sia le pretese dell'aristocrazia sia le ambizioni della classe media. Negli anni cinquanta, Hogarth venne salutato come il fondatore della pittura britannica moderna � in particolare dagli artisti vicini ai preraffaelliti, che nel 1858 istituirono un club a lui dedicato � anche per il legame che aveva stabilito tra le apparenze, le azioni e le loro conseguenze. Per i pittori di genere vittoriani, l'importanza di Hogarth risiedeva nell'incontrovertibilità delle sue narrazioni, nel modo in cui ogni oggetto, gesto o scena spinge l'azione verso la sua conclusione inevitabile. Vi era da parte loro anche la consapevolezza che, nonostante l'ovvio elemento comico, l'arte di Hogarth era concepita per provocare una reazione morale nell'osservatore. Negli anni cinquanta, pittori come Holman Hunt e Robert Braithwaite Martineau ripresero l'idea hogarthiana del "soggetto morale moderno" in dipinti come "Il risveglio della coscienza" e "L'ultimo giorno nella vecchia casa", che affrontavano scottanti questioni sociali. In queste opere tuttavia la formula del pittore settecentesco è portata all'estremo per via dell'accumulo di un'impressionante quantità di particolari visivi. Nel 1885, riesaminando "L'ultimo giorno nella vecchia casa" di Martineau, il critico francese Ernest Chesneau trovò l'immagine "troppo problematica e letteraria" e ammise di averla per qualche tempo fraintesa, pensando che l'uomo con il calice levato fosse uno dei nuovi proprietari della casa, non il libertino che aveva portato alla rovina la famiglia. Per Chesneau il malinteso dimostrava che un tale ambizioso sovraccarico di dettagli poteva offuscare il significato dell'opera. In Gran Bretagna c'era un'altra corrente di "pittori della vita moderna", in particolare gli artisti di genere David Wilkie e John Frederick Lewis che raffiguravano ambienti chiusi in se stessi, concepiti per evitare allusioni ad avvenimenti al di fuori della cornice. (Da: Cyrille Sciama, "James Tissot", Skira) Nel 1858:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Per il pubblico inglese il problema centrale dell'arte di Tissot � che pure attirava una vasta clientela � era l'audacia con cui l'artista presentava rapporti di classe e di genere in immagini che sfuggono all'interpretazione. Le sue rappresentazioni della vita in Inghilterra sono state viste come una rivisitazione di motivi hogarthiani, con particolare riferimento alla serie "Matrimonio alla moda" del 1743 circa, all'epoca esposta alla National Gallery: una sequenza che ridicolizza con acume sferzante sia le pretese dell'aristocrazia sia le ambizioni della classe media. Negli anni cinquanta, Hogarth venne salutato come il fondatore della pittura britannica moderna � in particolare dagli artisti vicini ai preraffaelliti, che nel 1858 istituirono un club a lui dedicato � anche per il legame che aveva stabilito tra le apparenze, le azioni e le loro conseguenze. Per i pittori di genere vittoriani, l'importanza di Hogarth risiedeva nell'incontrovertibilità delle sue narrazioni, nel modo in cui ogni oggetto, gesto o scena spinge l'azione verso la sua conclusione inevitabile. Vi era da parte loro anche la consapevolezza che, nonostante l'ovvio elemento comico, l'arte di Hogarth era concepita per provocare una reazione morale nell'osservatore. Negli anni cinquanta, pittori come Holman Hunt e Robert Braithwaite Martineau ripresero l'idea hogarthiana del "soggetto morale moderno" in dipinti come "Il risveglio della coscienza" e "L'ultimo giorno nella vecchia casa", che affrontavano scottanti questioni sociali. In queste opere tuttavia la formula del pittore settecentesco è portata all'estremo per via dell'accumulo di un'impressionante quantità di particolari visivi. Nel 1885, riesaminando "L'ultimo giorno nella vecchia casa" di Martineau, il critico francese Ernest Chesneau trovò l'immagine "troppo problematica e letteraria" e ammise di averla per qualche tempo fraintesa, pensando che l'uomo con il calice levato fosse uno dei nuovi proprietari della casa, non il libertino che aveva portato alla rovina la famiglia. Per Chesneau il malinteso dimostrava che un tale ambizioso sovraccarico di dettagli poteva offuscare il significato dell'opera. In Gran Bretagna c'era un'altra corrente di "pittori della vita moderna", in particolare gli artisti di genere David Wilkie e John Frederick Lewis che raffiguravano ambienti chiusi in se stessi, concepiti per evitare allusioni ad avvenimenti al di fuori della cornice. (Da: Cyrille Sciama, "James Tissot", Skira) Stando al contenuto del brano, che cosa significa che i quadri di Hogart vengono definiti "incontrovertibili"?

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