Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunciava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale [1]: quella bellezza molle a un tempo e maestosa che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d'averne sparse tante; c'era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un'anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne' cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov'anni, morta; ma tutta ben accomodata, co' capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l'avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere su un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza [2], e il capo posava sull'omero della madre, con un abbandono più forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de' volti non n'avesse fatto fede, l'avrebbe detto chiaramente quello de' due ch'esprimeva ancora un sentimento. Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d'insolito rispetto, con un'esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, "no!" disse: "non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete". Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: "Promettetemi di non levarle un filo d'intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo e di metterla sotto terra così". Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l'inaspettata ricompensa, s'affacendò a far un po' di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come su un letto, ce l'accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l'ultime parole: "Addio, Cecilia! Riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch'io pregherò per te e per gli altri". Poi, voltatasi di nuovo al monatto, "voi", disse, "passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola".Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s'affacciò alla finestra, tenendo in collo un'altra bambina più piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l'unica che le rimaneva, e mettersela accanto per morire insieme? Come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l'erbe del prato [3]. (Da: Manzoni, "I promessi sposi") Quale delle seguenti affermazioni sul monatto è vera? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunciava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale [1]: quella bellezza molle a un tempo e maestosa che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d'averne sparse tante; c'era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un'anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne' cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov'anni, morta; ma tutta ben accomodata, co' capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l'avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere su un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza [2], e il capo posava sull'omero della madre, con un abbandono più forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de' volti non n'avesse fatto fede, l'avrebbe detto chiaramente quello de' due ch'esprimeva ancora un sentimento. Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d'insolito rispetto, con un'esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, "no!" disse: "non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete". Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: "Promettetemi di non levarle un filo d'intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo e di metterla sotto terra così". Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l'inaspettata ricompensa, s'affacendò a far un po' di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come su un letto, ce l'accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l'ultime parole: "Addio, Cecilia! Riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch'io pregherò per te e per gli altri". Poi, voltatasi di nuovo al monatto, "voi", disse, "passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola".Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s'affacciò alla finestra, tenendo in collo un'altra bambina più piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l'unica che le rimaneva, e mettersela accanto per morire insieme? Come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l'erbe del prato [3]. (Da: Manzoni, "I promessi sposi") Quale delle seguenti affermazioni sulla madre descritta nel brano è corretta? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunciava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale [1]: quella bellezza molle a un tempo e maestosa che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d'averne sparse tante; c'era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un'anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne' cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov'anni, morta; ma tutta ben accomodata, co' capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l'avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere su un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza [2], e il capo posava sull'omero della madre, con un abbandono più forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de' volti non n'avesse fatto fede, l'avrebbe detto chiaramente quello de' due ch'esprimeva ancora un sentimento. Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d'insolito rispetto, con un'esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, "no!" disse: "non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete". Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: "Promettetemi di non levarle un filo d'intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo e di metterla sotto terra così". Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l'inaspettata ricompensa, s'affacendò a far un po' di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come su un letto, ce l'accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l'ultime parole: "Addio, Cecilia! Riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch'io pregherò per te e per gli altri". Poi, voltatasi di nuovo al monatto, "voi", disse, "passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola".Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s'affacciò alla finestra, tenendo in collo un'altra bambina più piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l'unica che le rimaneva, e mettersela accanto per morire insieme? Come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l'erbe del prato [3]. (Da: Manzoni, "I promessi sposi") Qual è il significato dell'espressione "languor mortale" [1], così com'è usata nel brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunciava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale [1]: quella bellezza molle a un tempo e maestosa che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d'averne sparse tante; c'era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un'anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne' cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov'anni, morta; ma tutta ben accomodata, co' capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l'avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere su un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza [2], e il capo posava sull'omero della madre, con un abbandono più forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de' volti non n'avesse fatto fede, l'avrebbe detto chiaramente quello de' due ch'esprimeva ancora un sentimento. Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d'insolito rispetto, con un'esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, "no!" disse: "non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete". Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: "Promettetemi di non levarle un filo d'intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo e di metterla sotto terra così". Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l'inaspettata ricompensa, s'affacendò a far un po' di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come su un letto, ce l'accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l'ultime parole: "Addio, Cecilia! Riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch'io pregherò per te e per gli altri". Poi, voltatasi di nuovo al monatto, "voi", disse, "passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola".Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s'affacciò alla finestra, tenendo in collo un'altra bambina più piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l'unica che le rimaneva, e mettersela accanto per morire insieme? Come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l'erbe del prato [3]. (Da: Manzoni, "I promessi sposi") Quale dei seguenti termini è un contrario di "gravezza" [2]? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunciava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale [1]: quella bellezza molle a un tempo e maestosa che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d'averne sparse tante; c'era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un'anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne' cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov'anni, morta; ma tutta ben accomodata, co' capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l'avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere su un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza [2], e il capo posava sull'omero della madre, con un abbandono più forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de' volti non n'avesse fatto fede, l'avrebbe detto chiaramente quello de' due ch'esprimeva ancora un sentimento. Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d'insolito rispetto, con un'esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, "no!" disse: "non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete". Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: "Promettetemi di non levarle un filo d'intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo e di metterla sotto terra così". Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l'inaspettata ricompensa, s'affacendò a far un po' di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come su un letto, ce l'accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l'ultime parole: "Addio, Cecilia! Riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch'io pregherò per te e per gli altri". Poi, voltatasi di nuovo al monatto, "voi", disse, "passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola".Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s'affacciò alla finestra, tenendo in collo un'altra bambina più piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l'unica che le rimaneva, e mettersela accanto per morire insieme? Come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l'erbe del prato [3]. (Da: Manzoni, "I promessi sposi") Il brano si conclude con questa frase [3]: "Come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l'erbe del prato". Che cosa rappresenta la falce in questa immagine metaforica proposta dall'autore? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Se le serie tv "classiche" usavano e usano i cliffhanger, le nuove serie tv in streaming puntano invece al binge-watching. In inglese "cliff" significa dirupo: il cliffhanger è il momento alla fine di un episodio in cui si vede che sta per succedere qualcosa � per esempio, qualcuno è in pericolo � ma l'episodio finisce prima che si scopra se e come quel personaggio riuscirà a salvarsi. La storia resta quindi appesa come se si fosse aggrappati al ciglio di un dirupo. Il cliffhanger serve a mantenere vivo l'interesse di chi guarda, a far sì che si ponga delle domande, che ne parli con altri spettatori e soprattutto che, una settimana dopo, abbia voglia di vedere cosa succede. Le serie tv in streaming non hanno bisogno di cliffhanger tra un episodio e l'altro: finito un episodio, il successivo è già lì, disponibile. Per questo si parla di binge-watching: un neologismo che deriva dalla parola "binge" (abbuffata). Una serie tv in streaming permette infatti a chi la guarda di abbuffarsi di ore di episodi, uno dopo l'altro. E questo cambia anche il modo in cui viene scritta.Le serie tv in streaming non hanno bisogno di tormentoni [1] che durino mesi, ma devono comunque impegnarsi per risucchiare l'attenzione dello spettatore. Il primo episodio non deve più essere così ricco di stratagemmi e intriganti trucchetti: basta che si sappia rendere intrigante a sufficienza per guardare, subito dopo, il successivo.Le serie tv classiche chiedono e chiedevano poco tempo, spalmato di settimana in settimana e tenuto insieme dai cliffhanger. Le serie tv in streaming vogliono invece molto tempo dagli spettatori e lo chiedono tutto insieme, il prima possibile. La conseguenza è che le serie tv in streaming possono partire piano, presentare elementi e domande poco a poco e, quando necessario, arricchire la storia di dettagli, sapendo che non passerà una settimana prima del prossimo episodio e non c'è quindi il rischio che lo spettatore se ne dimentichi.È molto probabile che dopo che uno spettatore ha iniziato una serie, investendo ore nei primi episodi, continuerà a farlo fino alla fine, che la serie tv gli piaccia o no. C'è una sorta di punto di non ritorno superato il quale quasi chiunque continua a vedere una serie tv, e questo punto di non ritorno fa molto comodo a chi guadagna da queste serie tv. (da: "Come lo streaming ha cambiato le serie tv", Ilpost.it) Che cosa si intende con il termine "tormentone" [1] che si trova nel brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Se le serie tv "classiche" usavano e usano i cliffhanger, le nuove serie tv in streaming puntano invece al binge-watching. In inglese "cliff" significa dirupo: il cliffhanger è il momento alla fine di un episodio in cui si vede che sta per succedere qualcosa � per esempio, qualcuno è in pericolo � ma l'episodio finisce prima che si scopra se e come quel personaggio riuscirà a salvarsi. La storia resta quindi appesa come se si fosse aggrappati al ciglio di un dirupo. Il cliffhanger serve a mantenere vivo l'interesse di chi guarda, a far sì che si ponga delle domande, che ne parli con altri spettatori e soprattutto che, una settimana dopo, abbia voglia di vedere cosa succede. Le serie tv in streaming non hanno bisogno di cliffhanger tra un episodio e l'altro: finito un episodio, il successivo è già lì, disponibile. Per questo si parla di binge-watching: un neologismo che deriva dalla parola "binge" (abbuffata). Una serie tv in streaming permette infatti a chi la guarda di abbuffarsi di ore di episodi, uno dopo l'altro. E questo cambia anche il modo in cui viene scritta.Le serie tv in streaming non hanno bisogno di tormentoni [1] che durino mesi, ma devono comunque impegnarsi per risucchiare l'attenzione dello spettatore. Il primo episodio non deve più essere così ricco di stratagemmi e intriganti trucchetti: basta che si sappia rendere intrigante a sufficienza per guardare, subito dopo, il successivo.Le serie tv classiche chiedono e chiedevano poco tempo, spalmato di settimana in settimana e tenuto insieme dai cliffhanger. Le serie tv in streaming vogliono invece molto tempo dagli spettatori e lo chiedono tutto insieme, il prima possibile. La conseguenza è che le serie tv in streaming possono partire piano, presentare elementi e domande poco a poco e, quando necessario, arricchire la storia di dettagli, sapendo che non passerà una settimana prima del prossimo episodio e non c'è quindi il rischio che lo spettatore se ne dimentichi.È molto probabile che dopo che uno spettatore ha iniziato una serie, investendo ore nei primi episodi, continuerà a farlo fino alla fine, che la serie tv gli piaccia o no. C'è una sorta di punto di non ritorno superato il quale quasi chiunque continua a vedere una serie tv, e questo punto di non ritorno fa molto comodo a chi guadagna da queste serie tv. (da: "Come lo streaming ha cambiato le serie tv", Ilpost.it) Quale di queste affermazioni si può intuire dalla lettura del testo? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Se le serie tv "classiche" usavano e usano i cliffhanger, le nuove serie tv in streaming puntano invece al binge-watching. In inglese "cliff" significa dirupo: il cliffhanger è il momento alla fine di un episodio in cui si vede che sta per succedere qualcosa � per esempio, qualcuno è in pericolo � ma l'episodio finisce prima che si scopra se e come quel personaggio riuscirà a salvarsi. La storia resta quindi appesa come se si fosse aggrappati al ciglio di un dirupo. Il cliffhanger serve a mantenere vivo l'interesse di chi guarda, a far sì che si ponga delle domande, che ne parli con altri spettatori e soprattutto che, una settimana dopo, abbia voglia di vedere cosa succede. Le serie tv in streaming non hanno bisogno di cliffhanger tra un episodio e l'altro: finito un episodio, il successivo è già lì, disponibile. Per questo si parla di binge-watching: un neologismo che deriva dalla parola "binge" (abbuffata). Una serie tv in streaming permette infatti a chi la guarda di abbuffarsi di ore di episodi, uno dopo l'altro. E questo cambia anche il modo in cui viene scritta.Le serie tv in streaming non hanno bisogno di tormentoni [1] che durino mesi, ma devono comunque impegnarsi per risucchiare l'attenzione dello spettatore. Il primo episodio non deve più essere così ricco di stratagemmi e intriganti trucchetti: basta che si sappia rendere intrigante a sufficienza per guardare, subito dopo, il successivo.Le serie tv classiche chiedono e chiedevano poco tempo, spalmato di settimana in settimana e tenuto insieme dai cliffhanger. Le serie tv in streaming vogliono invece molto tempo dagli spettatori e lo chiedono tutto insieme, il prima possibile. La conseguenza è che le serie tv in streaming possono partire piano, presentare elementi e domande poco a poco e, quando necessario, arricchire la storia di dettagli, sapendo che non passerà una settimana prima del prossimo episodio e non c'è quindi il rischio che lo spettatore se ne dimentichi.È molto probabile che dopo che uno spettatore ha iniziato una serie, investendo ore nei primi episodi, continuerà a farlo fino alla fine, che la serie tv gli piaccia o no. C'è una sorta di punto di non ritorno superato il quale quasi chiunque continua a vedere una serie tv, e questo punto di non ritorno fa molto comodo a chi guadagna da queste serie tv. (da: "Come lo streaming ha cambiato le serie tv", Ilpost.it) Quale di queste affermazioni si può intuire dalla lettura del testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Se le serie tv "classiche" usavano e usano i cliffhanger, le nuove serie tv in streaming puntano invece al binge-watching. In inglese "cliff" significa dirupo: il cliffhanger è il momento alla fine di un episodio in cui si vede che sta per succedere qualcosa � per esempio, qualcuno è in pericolo � ma l'episodio finisce prima che si scopra se e come quel personaggio riuscirà a salvarsi. La storia resta quindi appesa come se si fosse aggrappati al ciglio di un dirupo. Il cliffhanger serve a mantenere vivo l'interesse di chi guarda, a far sì che si ponga delle domande, che ne parli con altri spettatori e soprattutto che, una settimana dopo, abbia voglia di vedere cosa succede. Le serie tv in streaming non hanno bisogno di cliffhanger tra un episodio e l'altro: finito un episodio, il successivo è già lì, disponibile. Per questo si parla di binge-watching: un neologismo che deriva dalla parola "binge" (abbuffata). Una serie tv in streaming permette infatti a chi la guarda di abbuffarsi di ore di episodi, uno dopo l'altro. E questo cambia anche il modo in cui viene scritta.Le serie tv in streaming non hanno bisogno di tormentoni [1] che durino mesi, ma devono comunque impegnarsi per risucchiare l'attenzione dello spettatore. Il primo episodio non deve più essere così ricco di stratagemmi e intriganti trucchetti: basta che si sappia rendere intrigante a sufficienza per guardare, subito dopo, il successivo.Le serie tv classiche chiedono e chiedevano poco tempo, spalmato di settimana in settimana e tenuto insieme dai cliffhanger. Le serie tv in streaming vogliono invece molto tempo dagli spettatori e lo chiedono tutto insieme, il prima possibile. La conseguenza è che le serie tv in streaming possono partire piano, presentare elementi e domande poco a poco e, quando necessario, arricchire la storia di dettagli, sapendo che non passerà una settimana prima del prossimo episodio e non c'è quindi il rischio che lo spettatore se ne dimentichi.È molto probabile che dopo che uno spettatore ha iniziato una serie, investendo ore nei primi episodi, continuerà a farlo fino alla fine, che la serie tv gli piaccia o no. C'è una sorta di punto di non ritorno superato il quale quasi chiunque continua a vedere una serie tv, e questo punto di non ritorno fa molto comodo a chi guadagna da queste serie tv. (da: "Come lo streaming ha cambiato le serie tv", Ilpost.it) Quale di queste affermazioni si può intuire dalla lettura del testo? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Se le serie tv "classiche" usavano e usano i cliffhanger, le nuove serie tv in streaming puntano invece al binge-watching. In inglese "cliff" significa dirupo: il cliffhanger è il momento alla fine di un episodio in cui si vede che sta per succedere qualcosa � per esempio, qualcuno è in pericolo � ma l'episodio finisce prima che si scopra se e come quel personaggio riuscirà a salvarsi. La storia resta quindi appesa come se si fosse aggrappati al ciglio di un dirupo. Il cliffhanger serve a mantenere vivo l'interesse di chi guarda, a far sì che si ponga delle domande, che ne parli con altri spettatori e soprattutto che, una settimana dopo, abbia voglia di vedere cosa succede. Le serie tv in streaming non hanno bisogno di cliffhanger tra un episodio e l'altro: finito un episodio, il successivo è già lì, disponibile. Per questo si parla di binge-watching: un neologismo che deriva dalla parola "binge" (abbuffata). Una serie tv in streaming permette infatti a chi la guarda di abbuffarsi di ore di episodi, uno dopo l'altro. E questo cambia anche il modo in cui viene scritta.Le serie tv in streaming non hanno bisogno di tormentoni [1] che durino mesi, ma devono comunque impegnarsi per risucchiare l'attenzione dello spettatore. Il primo episodio non deve più essere così ricco di stratagemmi e intriganti trucchetti: basta che si sappia rendere intrigante a sufficienza per guardare, subito dopo, il successivo.Le serie tv classiche chiedono e chiedevano poco tempo, spalmato di settimana in settimana e tenuto insieme dai cliffhanger. Le serie tv in streaming vogliono invece molto tempo dagli spettatori e lo chiedono tutto insieme, il prima possibile. La conseguenza è che le serie tv in streaming possono partire piano, presentare elementi e domande poco a poco e, quando necessario, arricchire la storia di dettagli, sapendo che non passerà una settimana prima del prossimo episodio e non c'è quindi il rischio che lo spettatore se ne dimentichi.È molto probabile che dopo che uno spettatore ha iniziato una serie, investendo ore nei primi episodi, continuerà a farlo fino alla fine, che la serie tv gli piaccia o no. C'è una sorta di punto di non ritorno superato il quale quasi chiunque continua a vedere una serie tv, e questo punto di non ritorno fa molto comodo a chi guadagna da queste serie tv. (da: "Come lo streaming ha cambiato le serie tv", Ilpost.it) Quale di queste affermazioni si può intuire dalla lettura del testo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Se vi trovate nella metropolitana nella città leonessa d'Italia e vedete un cartello stradale con il suo nome che pende dal soffitto e con la scritta capovolta, non è opera di qualche impiegato pubblico impazzito, ma è un'istallazione d'arte.È con l'intenzione di rendere un luogo pubblico di passaggio, uno spazio anche di riflessione e cultura, che è stato pensato il progetto intitolato SubBrixia."Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone", scriveva Italo Calvino nelle sue "Città invisibili" e così sono varie le città che hanno pensato a un'arte che scende in metrò: dalla celebre metropolitana di Napoli a quella di Londra, per non parlare di quella di Stoccolma che con i suoi 110 km di lunghezza è considerata l'esposizione d'arte più estesa del mondo. La metropolitana di Brescia elegante e avveniristica nelle forma, è composta da 17 stazioni e percorre la città per una lunghezza complessiva di circa 14 chilometri, che piano piano si arricchiranno di opere. Il cartello capovolto, che ha titolo Brixia, è un'opera di Marcello Maloberti ed è posta tra le due scale mobili della stazione metropolitana. L'idea del cartello stradale è strettamente legata al luogo, considerato porta della città. Si tratta di una scultura-oggetto che si sviluppa in verticale, tagliando orizzontalmente lo spazio, cadendo dall'alto come un lampadario. La scritta rovesciata rappresenta idealmente una seconda città, quella archeologica che si sviluppa sottoterra.Due città speculari, una che vive in superficie, l'altra antica sottoterra. Un viaggio sotto terra con le diverse stazioni a simboleggiare i vari capitoli di un racconto che prende corpo nella realtà. Un libro aperto che indaga identità e linguaggi eterogenei. Nei prossimi mesi si aggiungeranno le opere di Francesco Fonassi, Patrick Tuttofuoco e Elisabetta Benassi. "Per Brescia è un'operazione importante e di ampio respiro, che spinge l'acceleratore sul futuro, poiché va a coinvolgere gli elementi tra i più propulsivi del suo territorio: la metro, che negli ultimi due anni e mezzo ha trasformato la geografia urbana con i suoi 15 milioni di viaggiatori all'anno e che quindi si trasforma, come in altre città, nel luogo ideale dell'arte contemporanea. Un progetto che potrà facilmente lanciare nuovi ponti con l'Europa e confermare il carattere internazionale di una città che sa sempre più e sempre meglio parlare una lingua che va oltre i propri confini e le proprie dimensioni", sostengono con ragione gli organizzatori. (Da: Valentina Tosoni, "Con SubBrixia", l'arte scende in metrò", rep.it) Il progetto si intitola: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Se vi trovate nella metropolitana nella città leonessa d'Italia e vedete un cartello stradale con il suo nome che pende dal soffitto e con la scritta capovolta, non è opera di qualche impiegato pubblico impazzito, ma è un'istallazione d'arte.È con l'intenzione di rendere un luogo pubblico di passaggio, uno spazio anche di riflessione e cultura, che è stato pensato il progetto intitolato SubBrixia."Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone", scriveva Italo Calvino nelle sue "Città invisibili" e così sono varie le città che hanno pensato a un'arte che scende in metrò: dalla celebre metropolitana di Napoli a quella di Londra, per non parlare di quella di Stoccolma che con i suoi 110 km di lunghezza è considerata l'esposizione d'arte più estesa del mondo. La metropolitana di Brescia elegante e avveniristica nelle forma, è composta da 17 stazioni e percorre la città per una lunghezza complessiva di circa 14 chilometri, che piano piano si arricchiranno di opere. Il cartello capovolto, che ha titolo Brixia, è un'opera di Marcello Maloberti ed è posta tra le due scale mobili della stazione metropolitana. L'idea del cartello stradale è strettamente legata al luogo, considerato porta della città. Si tratta di una scultura-oggetto che si sviluppa in verticale, tagliando orizzontalmente lo spazio, cadendo dall'alto come un lampadario. La scritta rovesciata rappresenta idealmente una seconda città, quella archeologica che si sviluppa sottoterra.Due città speculari, una che vive in superficie, l'altra antica sottoterra. Un viaggio sotto terra con le diverse stazioni a simboleggiare i vari capitoli di un racconto che prende corpo nella realtà. Un libro aperto che indaga identità e linguaggi eterogenei. Nei prossimi mesi si aggiungeranno le opere di Francesco Fonassi, Patrick Tuttofuoco e Elisabetta Benassi. "Per Brescia è un'operazione importante e di ampio respiro, che spinge l'acceleratore sul futuro, poiché va a coinvolgere gli elementi tra i più propulsivi del suo territorio: la metro, che negli ultimi due anni e mezzo ha trasformato la geografia urbana con i suoi 15 milioni di viaggiatori all'anno e che quindi si trasforma, come in altre città, nel luogo ideale dell'arte contemporanea. Un progetto che potrà facilmente lanciare nuovi ponti con l'Europa e confermare il carattere internazionale di una città che sa sempre più e sempre meglio parlare una lingua che va oltre i propri confini e le proprie dimensioni", sostengono con ragione gli organizzatori. (Da: Valentina Tosoni, "Con SubBrixia", l'arte scende in metrò", rep.it) Qual è l'argomento del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Se vi trovate nella metropolitana nella città leonessa d'Italia e vedete un cartello stradale con il suo nome che pende dal soffitto e con la scritta capovolta, non è opera di qualche impiegato pubblico impazzito, ma è un'istallazione d'arte.È con l'intenzione di rendere un luogo pubblico di passaggio, uno spazio anche di riflessione e cultura, che è stato pensato il progetto intitolato SubBrixia."Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone", scriveva Italo Calvino nelle sue "Città invisibili" e così sono varie le città che hanno pensato a un'arte che scende in metrò: dalla celebre metropolitana di Napoli a quella di Londra, per non parlare di quella di Stoccolma che con i suoi 110 km di lunghezza è considerata l'esposizione d'arte più estesa del mondo. La metropolitana di Brescia elegante e avveniristica nelle forma, è composta da 17 stazioni e percorre la città per una lunghezza complessiva di circa 14 chilometri, che piano piano si arricchiranno di opere. Il cartello capovolto, che ha titolo Brixia, è un'opera di Marcello Maloberti ed è posta tra le due scale mobili della stazione metropolitana. L'idea del cartello stradale è strettamente legata al luogo, considerato porta della città. Si tratta di una scultura-oggetto che si sviluppa in verticale, tagliando orizzontalmente lo spazio, cadendo dall'alto come un lampadario. La scritta rovesciata rappresenta idealmente una seconda città, quella archeologica che si sviluppa sottoterra.Due città speculari, una che vive in superficie, l'altra antica sottoterra. Un viaggio sotto terra con le diverse stazioni a simboleggiare i vari capitoli di un racconto che prende corpo nella realtà. Un libro aperto che indaga identità e linguaggi eterogenei. Nei prossimi mesi si aggiungeranno le opere di Francesco Fonassi, Patrick Tuttofuoco e Elisabetta Benassi. "Per Brescia è un'operazione importante e di ampio respiro, che spinge l'acceleratore sul futuro, poiché va a coinvolgere gli elementi tra i più propulsivi del suo territorio: la metro, che negli ultimi due anni e mezzo ha trasformato la geografia urbana con i suoi 15 milioni di viaggiatori all'anno e che quindi si trasforma, come in altre città, nel luogo ideale dell'arte contemporanea. Un progetto che potrà facilmente lanciare nuovi ponti con l'Europa e confermare il carattere internazionale di una città che sa sempre più e sempre meglio parlare una lingua che va oltre i propri confini e le proprie dimensioni", sostengono con ragione gli organizzatori. (Da: Valentina Tosoni, "Con SubBrixia", l'arte scende in metrò", rep.it) Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dall'articolo? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Se vi trovate nella metropolitana nella città leonessa d'Italia e vedete un cartello stradale con il suo nome che pende dal soffitto e con la scritta capovolta, non è opera di qualche impiegato pubblico impazzito, ma è un'istallazione d'arte.È con l'intenzione di rendere un luogo pubblico di passaggio, uno spazio anche di riflessione e cultura, che è stato pensato il progetto intitolato SubBrixia."Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone", scriveva Italo Calvino nelle sue "Città invisibili" e così sono varie le città che hanno pensato a un'arte che scende in metrò: dalla celebre metropolitana di Napoli a quella di Londra, per non parlare di quella di Stoccolma che con i suoi 110 km di lunghezza è considerata l'esposizione d'arte più estesa del mondo. La metropolitana di Brescia elegante e avveniristica nelle forma, è composta da 17 stazioni e percorre la città per una lunghezza complessiva di circa 14 chilometri, che piano piano si arricchiranno di opere. Il cartello capovolto, che ha titolo Brixia, è un'opera di Marcello Maloberti ed è posta tra le due scale mobili della stazione metropolitana. L'idea del cartello stradale è strettamente legata al luogo, considerato porta della città. Si tratta di una scultura-oggetto che si sviluppa in verticale, tagliando orizzontalmente lo spazio, cadendo dall'alto come un lampadario. La scritta rovesciata rappresenta idealmente una seconda città, quella archeologica che si sviluppa sottoterra.Due città speculari, una che vive in superficie, l'altra antica sottoterra. Un viaggio sotto terra con le diverse stazioni a simboleggiare i vari capitoli di un racconto che prende corpo nella realtà. Un libro aperto che indaga identità e linguaggi eterogenei. Nei prossimi mesi si aggiungeranno le opere di Francesco Fonassi, Patrick Tuttofuoco e Elisabetta Benassi. "Per Brescia è un'operazione importante e di ampio respiro, che spinge l'acceleratore sul futuro, poiché va a coinvolgere gli elementi tra i più propulsivi del suo territorio: la metro, che negli ultimi due anni e mezzo ha trasformato la geografia urbana con i suoi 15 milioni di viaggiatori all'anno e che quindi si trasforma, come in altre città, nel luogo ideale dell'arte contemporanea. Un progetto che potrà facilmente lanciare nuovi ponti con l'Europa e confermare il carattere internazionale di una città che sa sempre più e sempre meglio parlare una lingua che va oltre i propri confini e le proprie dimensioni", sostengono con ragione gli organizzatori. (Da: Valentina Tosoni, "Con SubBrixia", l'arte scende in metrò", rep.it) Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Se vi trovate nella metropolitana nella città leonessa d'Italia e vedete un cartello stradale con il suo nome che pende dal soffitto e con la scritta capovolta, non è opera di qualche impiegato pubblico impazzito, ma è un'istallazione d'arte.È con l'intenzione di rendere un luogo pubblico di passaggio, uno spazio anche di riflessione e cultura, che è stato pensato il progetto intitolato SubBrixia."Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone", scriveva Italo Calvino nelle sue "Città invisibili" e così sono varie le città che hanno pensato a un'arte che scende in metrò: dalla celebre metropolitana di Napoli a quella di Londra, per non parlare di quella di Stoccolma che con i suoi 110 km di lunghezza è considerata l'esposizione d'arte più estesa del mondo. La metropolitana di Brescia elegante e avveniristica nelle forma, è composta da 17 stazioni e percorre la città per una lunghezza complessiva di circa 14 chilometri, che piano piano si arricchiranno di opere. Il cartello capovolto, che ha titolo Brixia, è un'opera di Marcello Maloberti ed è posta tra le due scale mobili della stazione metropolitana. L'idea del cartello stradale è strettamente legata al luogo, considerato porta della città. Si tratta di una scultura-oggetto che si sviluppa in verticale, tagliando orizzontalmente lo spazio, cadendo dall'alto come un lampadario. La scritta rovesciata rappresenta idealmente una seconda città, quella archeologica che si sviluppa sottoterra.Due città speculari, una che vive in superficie, l'altra antica sottoterra. Un viaggio sotto terra con le diverse stazioni a simboleggiare i vari capitoli di un racconto che prende corpo nella realtà. Un libro aperto che indaga identità e linguaggi eterogenei. Nei prossimi mesi si aggiungeranno le opere di Francesco Fonassi, Patrick Tuttofuoco e Elisabetta Benassi. "Per Brescia è un'operazione importante e di ampio respiro, che spinge l'acceleratore sul futuro, poiché va a coinvolgere gli elementi tra i più propulsivi del suo territorio: la metro, che negli ultimi due anni e mezzo ha trasformato la geografia urbana con i suoi 15 milioni di viaggiatori all'anno e che quindi si trasforma, come in altre città, nel luogo ideale dell'arte contemporanea. Un progetto che potrà facilmente lanciare nuovi ponti con l'Europa e confermare il carattere internazionale di una città che sa sempre più e sempre meglio parlare una lingua che va oltre i propri confini e le proprie dimensioni", sostengono con ragione gli organizzatori. (Da: Valentina Tosoni, "Con SubBrixia", l'arte scende in metrò", rep.it) Il progetto è stato pensato: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Secondo lo storico Sallustio, molte e notevoli erano le qualità morali del giovane Cesare: generoso, munifico, umano, clemente, affabile [1], rifugio sicuro per gli sventurati.Insomma, diceva Sallustio, che Cesare "s'era posto in animo come sistema di vita di prendersi cura degli altri e di essere vigile; impegnato negli affari degli amici, trascurava i suoi; niente negava che fosse degno di essere donato; per sé desiderava ardentemente un grande comando, un esercito, una guerra contro un nuovo nemico, nella quale il suo valore potesse risplendere". Ma Sallustio era stato un partigiano di Cesare, e grazie a Cesare aveva fatto fortuna; nel comporre il Bellum Catilinae, quando Cesare è già morto, tra i suoi fini c'è anche quello di difendere la memoria del suo benefattore. Ed è vero che le stesse qualità che enumera Sallustio possono essere interpretate, in chiave meno benevola, come i consueti espedienti di un uomo politico spregiudicato che vuole crearsi una vasta rete di "amicizie", una clientela in vista della scalata al potere. È noto d'altra parte come la generosità di Cesare si esplicasse essenzialmente con l'elargizione di soldi non suoi; a Cesare mancavo liquido, e fu per molti anni un debitore cronico.Se poi da Sallustio poi passiamo ai più antichi storici e biografi che si occuparono di Cesare, il quadro morale del personaggio muta considerevolmente: essi non gli negano significative qualità e soprattutto militari (sia nella strategia che nella "gestione" delle sue truppe), ma mettono anche in forte rilievo i vizi privati e pubblici dell'uomo e del politico, seppure con toni e forme diversi.Ma nella ricerca dei vizi pubblici e privati di Cesare la fonte più ricca per noi è sicuramente il biografo Svetonio. Secondo il quadro morale che egli tratteggia, Cesare era un uomo alla smaniosa ricerca di denaro: che non derivava da avidità, ma dalle folli spese che intraprendeva spregiudicatamente; e non si trattava soltanto di spese utili a finanziarie la sua politica: egli amava anche l'eleganza e il lusso; e poi, c'era il suo debole per le donne, alle quali faceva regali straordinari (tra le sue amanti, fu particolarmente legato a Servilia, la madre di Marco Bruto; ma ebbe rapporti anche con alcune regine, tra le quali la celebre Cleopatra); ed insieme, il suo debole per gli uomini, tanto che Curione (padre del fedelissimo collaboratore di Cesare) lo definì "marito di tutte le mogli e moglie di tutti i mariti". (Da: L. Canali, M. C. Cardona, "Camena. Letteratura latina", Einaudi Scuola) Qual è l'argomento principale del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Secondo lo storico Sallustio, molte e notevoli erano le qualità morali del giovane Cesare: generoso, munifico, umano, clemente, affabile [1], rifugio sicuro per gli sventurati.Insomma, diceva Sallustio, che Cesare "s'era posto in animo come sistema di vita di prendersi cura degli altri e di essere vigile; impegnato negli affari degli amici, trascurava i suoi; niente negava che fosse degno di essere donato; per sé desiderava ardentemente un grande comando, un esercito, una guerra contro un nuovo nemico, nella quale il suo valore potesse risplendere". Ma Sallustio era stato un partigiano di Cesare, e grazie a Cesare aveva fatto fortuna; nel comporre il Bellum Catilinae, quando Cesare è già morto, tra i suoi fini c'è anche quello di difendere la memoria del suo benefattore. Ed è vero che le stesse qualità che enumera Sallustio possono essere interpretate, in chiave meno benevola, come i consueti espedienti di un uomo politico spregiudicato che vuole crearsi una vasta rete di "amicizie", una clientela in vista della scalata al potere. È noto d'altra parte come la generosità di Cesare si esplicasse essenzialmente con l'elargizione di soldi non suoi; a Cesare mancavo liquido, e fu per molti anni un debitore cronico.Se poi da Sallustio poi passiamo ai più antichi storici e biografi che si occuparono di Cesare, il quadro morale del personaggio muta considerevolmente: essi non gli negano significative qualità e soprattutto militari (sia nella strategia che nella "gestione" delle sue truppe), ma mettono anche in forte rilievo i vizi privati e pubblici dell'uomo e del politico, seppure con toni e forme diversi.Ma nella ricerca dei vizi pubblici e privati di Cesare la fonte più ricca per noi è sicuramente il biografo Svetonio. Secondo il quadro morale che egli tratteggia, Cesare era un uomo alla smaniosa ricerca di denaro: che non derivava da avidità, ma dalle folli spese che intraprendeva spregiudicatamente; e non si trattava soltanto di spese utili a finanziarie la sua politica: egli amava anche l'eleganza e il lusso; e poi, c'era il suo debole per le donne, alle quali faceva regali straordinari (tra le sue amanti, fu particolarmente legato a Servilia, la madre di Marco Bruto; ma ebbe rapporti anche con alcune regine, tra le quali la celebre Cleopatra); ed insieme, il suo debole per gli uomini, tanto che Curione (padre del fedelissimo collaboratore di Cesare) lo definì "marito di tutte le mogli e moglie di tutti i mariti". (Da: L. Canali, M. C. Cardona, "Camena. Letteratura latina", Einaudi Scuola) Quale delle seguenti frasi NON è deducibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Secondo lo storico Sallustio, molte e notevoli erano le qualità morali del giovane Cesare: generoso, munifico, umano, clemente, affabile [1], rifugio sicuro per gli sventurati.Insomma, diceva Sallustio, che Cesare "s'era posto in animo come sistema di vita di prendersi cura degli altri e di essere vigile; impegnato negli affari degli amici, trascurava i suoi; niente negava che fosse degno di essere donato; per sé desiderava ardentemente un grande comando, un esercito, una guerra contro un nuovo nemico, nella quale il suo valore potesse risplendere". Ma Sallustio era stato un partigiano di Cesare, e grazie a Cesare aveva fatto fortuna; nel comporre il Bellum Catilinae, quando Cesare è già morto, tra i suoi fini c'è anche quello di difendere la memoria del suo benefattore. Ed è vero che le stesse qualità che enumera Sallustio possono essere interpretate, in chiave meno benevola, come i consueti espedienti di un uomo politico spregiudicato che vuole crearsi una vasta rete di "amicizie", una clientela in vista della scalata al potere. È noto d'altra parte come la generosità di Cesare si esplicasse essenzialmente con l'elargizione di soldi non suoi; a Cesare mancavo liquido, e fu per molti anni un debitore cronico.Se poi da Sallustio poi passiamo ai più antichi storici e biografi che si occuparono di Cesare, il quadro morale del personaggio muta considerevolmente: essi non gli negano significative qualità e soprattutto militari (sia nella strategia che nella "gestione" delle sue truppe), ma mettono anche in forte rilievo i vizi privati e pubblici dell'uomo e del politico, seppure con toni e forme diversi.Ma nella ricerca dei vizi pubblici e privati di Cesare la fonte più ricca per noi è sicuramente il biografo Svetonio. Secondo il quadro morale che egli tratteggia, Cesare era un uomo alla smaniosa ricerca di denaro: che non derivava da avidità, ma dalle folli spese che intraprendeva spregiudicatamente; e non si trattava soltanto di spese utili a finanziarie la sua politica: egli amava anche l'eleganza e il lusso; e poi, c'era il suo debole per le donne, alle quali faceva regali straordinari (tra le sue amanti, fu particolarmente legato a Servilia, la madre di Marco Bruto; ma ebbe rapporti anche con alcune regine, tra le quali la celebre Cleopatra); ed insieme, il suo debole per gli uomini, tanto che Curione (padre del fedelissimo collaboratore di Cesare) lo definì "marito di tutte le mogli e moglie di tutti i mariti". (Da: L. Canali, M. C. Cardona, "Camena. Letteratura latina", Einaudi Scuola) Stando al brano, chi definì Cesare "marito di tutte le mogli e moglie di tutti i mariti"? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Secondo lo storico Sallustio, molte e notevoli erano le qualità morali del giovane Cesare: generoso, munifico, umano, clemente, affabile [1], rifugio sicuro per gli sventurati.Insomma, diceva Sallustio, che Cesare "s'era posto in animo come sistema di vita di prendersi cura degli altri e di essere vigile; impegnato negli affari degli amici, trascurava i suoi; niente negava che fosse degno di essere donato; per sé desiderava ardentemente un grande comando, un esercito, una guerra contro un nuovo nemico, nella quale il suo valore potesse risplendere". Ma Sallustio era stato un partigiano di Cesare, e grazie a Cesare aveva fatto fortuna; nel comporre il Bellum Catilinae, quando Cesare è già morto, tra i suoi fini c'è anche quello di difendere la memoria del suo benefattore. Ed è vero che le stesse qualità che enumera Sallustio possono essere interpretate, in chiave meno benevola, come i consueti espedienti di un uomo politico spregiudicato che vuole crearsi una vasta rete di "amicizie", una clientela in vista della scalata al potere. È noto d'altra parte come la generosità di Cesare si esplicasse essenzialmente con l'elargizione di soldi non suoi; a Cesare mancavo liquido, e fu per molti anni un debitore cronico.Se poi da Sallustio poi passiamo ai più antichi storici e biografi che si occuparono di Cesare, il quadro morale del personaggio muta considerevolmente: essi non gli negano significative qualità e soprattutto militari (sia nella strategia che nella "gestione" delle sue truppe), ma mettono anche in forte rilievo i vizi privati e pubblici dell'uomo e del politico, seppure con toni e forme diversi.Ma nella ricerca dei vizi pubblici e privati di Cesare la fonte più ricca per noi è sicuramente il biografo Svetonio. Secondo il quadro morale che egli tratteggia, Cesare era un uomo alla smaniosa ricerca di denaro: che non derivava da avidità, ma dalle folli spese che intraprendeva spregiudicatamente; e non si trattava soltanto di spese utili a finanziarie la sua politica: egli amava anche l'eleganza e il lusso; e poi, c'era il suo debole per le donne, alle quali faceva regali straordinari (tra le sue amanti, fu particolarmente legato a Servilia, la madre di Marco Bruto; ma ebbe rapporti anche con alcune regine, tra le quali la celebre Cleopatra); ed insieme, il suo debole per gli uomini, tanto che Curione (padre del fedelissimo collaboratore di Cesare) lo definì "marito di tutte le mogli e moglie di tutti i mariti". (Da: L. Canali, M. C. Cardona, "Camena. Letteratura latina", Einaudi Scuola) Stando al brano proposto, il biografo Svetonio: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Secondo lo storico Sallustio, molte e notevoli erano le qualità morali del giovane Cesare: generoso, munifico, umano, clemente, affabile [1], rifugio sicuro per gli sventurati.Insomma, diceva Sallustio, che Cesare "s'era posto in animo come sistema di vita di prendersi cura degli altri e di essere vigile; impegnato negli affari degli amici, trascurava i suoi; niente negava che fosse degno di essere donato; per sé desiderava ardentemente un grande comando, un esercito, una guerra contro un nuovo nemico, nella quale il suo valore potesse risplendere". Ma Sallustio era stato un partigiano di Cesare, e grazie a Cesare aveva fatto fortuna; nel comporre il Bellum Catilinae, quando Cesare è già morto, tra i suoi fini c'è anche quello di difendere la memoria del suo benefattore. Ed è vero che le stesse qualità che enumera Sallustio possono essere interpretate, in chiave meno benevola, come i consueti espedienti di un uomo politico spregiudicato che vuole crearsi una vasta rete di "amicizie", una clientela in vista della scalata al potere. È noto d'altra parte come la generosità di Cesare si esplicasse essenzialmente con l'elargizione di soldi non suoi; a Cesare mancavo liquido, e fu per molti anni un debitore cronico.Se poi da Sallustio poi passiamo ai più antichi storici e biografi che si occuparono di Cesare, il quadro morale del personaggio muta considerevolmente: essi non gli negano significative qualità e soprattutto militari (sia nella strategia che nella "gestione" delle sue truppe), ma mettono anche in forte rilievo i vizi privati e pubblici dell'uomo e del politico, seppure con toni e forme diversi.Ma nella ricerca dei vizi pubblici e privati di Cesare la fonte più ricca per noi è sicuramente il biografo Svetonio. Secondo il quadro morale che egli tratteggia, Cesare era un uomo alla smaniosa ricerca di denaro: che non derivava da avidità, ma dalle folli spese che intraprendeva spregiudicatamente; e non si trattava soltanto di spese utili a finanziarie la sua politica: egli amava anche l'eleganza e il lusso; e poi, c'era il suo debole per le donne, alle quali faceva regali straordinari (tra le sue amanti, fu particolarmente legato a Servilia, la madre di Marco Bruto; ma ebbe rapporti anche con alcune regine, tra le quali la celebre Cleopatra); ed insieme, il suo debole per gli uomini, tanto che Curione (padre del fedelissimo collaboratore di Cesare) lo definì "marito di tutte le mogli e moglie di tutti i mariti". (Da: L. Canali, M. C. Cardona, "Camena. Letteratura latina", Einaudi Scuola) Quale tra le seguenti alternative è un sinonimo di "affabile" [1]? |
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Leggere attentamente il seguente brano. Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunciava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale [1]: quella bellezza molle a un tempo e maestosa che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d'averne sparse tante; c'era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un'anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne' cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov'anni, morta; ma tutta ben accomodata, co' capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l'avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere su un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza [2], e il capo posava sull'omero della madre, con un abbandono più forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de' volti non n'avesse fatto fede, l'avrebbe detto chiaramente quello de' due ch'esprimeva ancora un sentimento. Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d'insolito rispetto, con un'esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, "no!" disse: "non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete". Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: "Promettetemi di non levarle un filo d'intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo e di metterla sotto terra così". Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l'inaspettata ricompensa, s'affacendò a far un po' di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come su un letto, ce l'accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l'ultime parole: "Addio, Cecilia! Riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch'io pregherò per te e per gli altri". Poi, voltatasi di nuovo al monatto, "voi", disse, "passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola".Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s'affacciò alla finestra, tenendo in collo un'altra bambina più piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l'unica che le rimaneva, e mettersela accanto per morire insieme? Come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l'erbe del prato [3]. (Da: Manzoni, "I promessi sposi") Qual è il significato dell'espressione "languor mortale" [1], così com'è usata nel brano?