Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Davanti agli occhi degli scienziati del Cern ci sono finalmente le tanto attese prime collisioni fra le nuvole di protoni che corrono nel superacceleratore Lhc. Dopo la sua accensione venerdì notte, il passo fatidico era proprio questo: scontrare i due fasci di particelle che corrono in direzione contraria per generare qualcosa di nuovo e di diverso. I quattro esperimenti intorno all'anello sotterraneo hanno registrato gli «eventi» come li chiamano i ricercatori, a partire dalle 14.22, prima nei rivelatori di Atlas, poi di Cms e quindi di Alice e Lhcb. Così inizia la storia della più potente macchina del mondo costruita per scoprire i primi momenti, le prime frazioni di secondo, dopo il Big Bang da cui è nato l'Universo. Varcando la soglia delle sale di controllo sembra di entrare in uno straordinario, gigantesco videogioco e quasi ci si sente smaterializzare. Sulle pareti, a tutta grandezza, appaiono in successione animata spaccati di fantascientifici strumenti, linee che saettano dal pavimento al soffitto, brillamenti improvvisi, cifre in continua mutazione. Al di là di una grande vetrata gli spettatori osservano ammirati ciò che succede in questi silenziosi acquari di colori e numeri con gli scienziati chini davanti ai monitor come pregassero. Tutto arriva dalle viscere della Terra dove Lhc, a 100 metri di profondità e ormai impenetrabile, esprime le sue iniziali capacità. «Siamo al primo passo con un'energia di mezzo Tev - dice Sergio Bertolucci, direttore della ricerca al Cern - ma gli eventi raccolti mostrano il buon funzionamento della macchina: ieri volevamo far girare solo i due fasci in parallelo e invece siamo già agli scontri». I diecimila fisici che dentro e fuori il Cern lavorano al superacceleratore sono ora mobilitati anche se Bertolucci manda a tutti un segnale ripescato dalla sapienza latina: «Affrettiamoci con calma». I guai del passato insegnano. Dalle collisioni ottenute, ovviamente, non sono zampillate scoperte perché tutto ciò serve per il rodaggio dei mille marchingegni che le generano. Le collisioni tra nuvole di protoni: |
| RISPOSTA   Davanti agli occhi degli scienziati del Cern ci sono finalmente le tanto attese prime collisioni fra le nuvole di protoni che corrono nel superacceleratore Lhc. Dopo la sua accensione venerdì notte, il passo fatidico era proprio questo: scontrare i due fasci di particelle che corrono in direzione contraria per generare qualcosa di nuovo e di diverso. I quattro esperimenti intorno all'anello sotterraneo hanno registrato gli «eventi» come li chiamano i ricercatori, a partire dalle 14.22, prima nei rivelatori di Atlas, poi di Cms e quindi di Alice e Lhcb. Così inizia la storia della più potente macchina del mondo costruita per scoprire i primi momenti, le prime frazioni di secondo, dopo il Big Bang da cui è nato l'Universo. Varcando la soglia delle sale di controllo sembra di entrare in uno straordinario, gigantesco videogioco e quasi ci si sente smaterializzare. Sulle pareti, a tutta grandezza, appaiono in successione animata spaccati di fantascientifici strumenti, linee che saettano dal pavimento al soffitto, brillamenti improvvisi, cifre in continua mutazione. Al di là di una grande vetrata gli spettatori osservano ammirati ciò che succede in questi silenziosi acquari di colori e numeri con gli scienziati chini davanti ai monitor come pregassero. Tutto arriva dalle viscere della Terra dove Lhc, a 100 metri di profondità e ormai impenetrabile, esprime le sue iniziali capacità. «Siamo al primo passo con un'energia di mezzo Tev - dice Sergio Bertolucci, direttore della ricerca al Cern - ma gli eventi raccolti mostrano il buon funzionamento della macchina: ieri volevamo far girare solo i due fasci in parallelo e invece siamo già agli scontri». I diecimila fisici che dentro e fuori il Cern lavorano al superacceleratore sono ora mobilitati anche se Bertolucci manda a tutti un segnale ripescato dalla sapienza latina: «Affrettiamoci con calma». I guai del passato insegnano. Dalle collisioni ottenute, ovviamente, non sono zampillate scoperte perché tutto ciò serve per il rodaggio dei mille marchingegni che le generano. Il direttore della ricerca al Cern: |
| RISPOSTA   Davanti agli occhi degli scienziati del Cern ci sono finalmente le tanto attese prime collisioni fra le nuvole di protoni che corrono nel superacceleratore Lhc. Dopo la sua accensione venerdì notte, il passo fatidico era proprio questo: scontrare i due fasci di particelle che corrono in direzione contraria per generare qualcosa di nuovo e di diverso. I quattro esperimenti intorno all'anello sotterraneo hanno registrato gli «eventi» come li chiamano i ricercatori, a partire dalle 14.22, prima nei rivelatori di Atlas, poi di Cms e quindi di Alice e Lhcb. Così inizia la storia della più potente macchina del mondo costruita per scoprire i primi momenti, le prime frazioni di secondo, dopo il Big Bang da cui è nato l'Universo. Varcando la soglia delle sale di controllo sembra di entrare in uno straordinario, gigantesco videogioco e quasi ci si sente smaterializzare. Sulle pareti, a tutta grandezza, appaiono in successione animata spaccati di fantascientifici strumenti, linee che saettano dal pavimento al soffitto, brillamenti improvvisi, cifre in continua mutazione. Al di là di una grande vetrata gli spettatori osservano ammirati ciò che succede in questi silenziosi acquari di colori e numeri con gli scienziati chini davanti ai monitor come pregassero. Tutto arriva dalle viscere della Terra dove Lhc, a 100 metri di profondità e ormai impenetrabile, esprime le sue iniziali capacità. «Siamo al primo passo con un'energia di mezzo Tev - dice Sergio Bertolucci, direttore della ricerca al Cern - ma gli eventi raccolti mostrano il buon funzionamento della macchina: ieri volevamo far girare solo i due fasci in parallelo e invece siamo già agli scontri». I diecimila fisici che dentro e fuori il Cern lavorano al superacceleratore sono ora mobilitati anche se Bertolucci manda a tutti un segnale ripescato dalla sapienza latina: «Affrettiamoci con calma». I guai del passato insegnano. Dalle collisioni ottenute, ovviamente, non sono zampillate scoperte perché tutto ciò serve per il rodaggio dei mille marchingegni che le generano. Lch: |
| RISPOSTA   Davanti agli occhi degli scienziati del Cern ci sono finalmente le tanto attese prime collisioni fra le nuvole di protoni che corrono nel superacceleratore Lhc. Dopo la sua accensione venerdì notte, il passo fatidico era proprio questo: scontrare i due fasci di particelle che corrono in direzione contraria per generare qualcosa di nuovo e di diverso. I quattro esperimenti intorno all'anello sotterraneo hanno registrato gli «eventi» come li chiamano i ricercatori, a partire dalle 14.22, prima nei rivelatori di Atlas, poi di Cms e quindi di Alice e Lhcb. Così inizia la storia della più potente macchina del mondo costruita per scoprire i primi momenti, le prime frazioni di secondo, dopo il Big Bang da cui è nato l'Universo. Varcando la soglia delle sale di controllo sembra di entrare in uno straordinario, gigantesco videogioco e quasi ci si sente smaterializzare. Sulle pareti, a tutta grandezza, appaiono in successione animata spaccati di fantascientifici strumenti, linee che saettano dal pavimento al soffitto, brillamenti improvvisi, cifre in continua mutazione. Al di là di una grande vetrata gli spettatori osservano ammirati ciò che succede in questi silenziosi acquari di colori e numeri con gli scienziati chini davanti ai monitor come pregassero. Tutto arriva dalle viscere della Terra dove Lhc, a 100 metri di profondità e ormai impenetrabile, esprime le sue iniziali capacità. «Siamo al primo passo con un'energia di mezzo Tev - dice Sergio Bertolucci, direttore della ricerca al Cern - ma gli eventi raccolti mostrano il buon funzionamento della macchina: ieri volevamo far girare solo i due fasci in parallelo e invece siamo già agli scontri». I diecimila fisici che dentro e fuori il Cern lavorano al superacceleratore sono ora mobilitati anche se Bertolucci manda a tutti un segnale ripescato dalla sapienza latina: «Affrettiamoci con calma». I guai del passato insegnano. Dalle collisioni ottenute, ovviamente, non sono zampillate scoperte perché tutto ciò serve per il rodaggio dei mille marchingegni che le generano. L'energia di mezzo Tev: |
RISPOSTA   Davanti agli occhi degli scienziati del Cern ci sono finalmente le tanto attese prime collisioni fra le nuvole di protoni che corrono nel superacceleratore Lhc. Dopo la sua accensione venerdì notte, il passo fatidico era proprio questo: scontrare i due fasci di particelle che corrono in direzione contraria per generare qualcosa di nuovo e di diverso. I quattro esperimenti intorno all'anello sotterraneo hanno registrato gli «eventi» come li chiamano i ricercatori, a partire dalle 14.22, prima nei rivelatori di Atlas, poi di Cms e quindi di Alice e Lhcb. Così inizia la storia della più potente macchina del mondo costruita per scoprire i primi momenti, le prime frazioni di secondo, dopo il Big Bang da cui è nato l'Universo. Varcando la soglia delle sale di controllo sembra di entrare in uno straordinario, gigantesco videogioco e quasi ci si sente smaterializzare. Sulle pareti, a tutta grandezza, appaiono in successione animata spaccati di fantascientifici strumenti, linee che saettano dal pavimento al soffitto, brillamenti improvvisi, cifre in continua mutazione. Al di là di una grande vetrata gli spettatori osservano ammirati ciò che succede in questi silenziosi acquari di colori e numeri con gli scienziati chini davanti ai monitor come pregassero. Tutto arriva dalle viscere della Terra dove Lhc, a 100 metri di profondità e ormai impenetrabile, esprime le sue iniziali capacità. «Siamo al primo passo con un'energia di mezzo Tev - dice Sergio Bertolucci, direttore della ricerca al Cern - ma gli eventi raccolti mostrano il buon funzionamento della macchina: ieri volevamo far girare solo i due fasci in parallelo e invece siamo già agli scontri». I diecimila fisici che dentro e fuori il Cern lavorano al superacceleratore sono ora mobilitati anche se Bertolucci manda a tutti un segnale ripescato dalla sapienza latina: «Affrettiamoci con calma». I guai del passato insegnano. Dalle collisioni ottenute, ovviamente, non sono zampillate scoperte perché tutto ciò serve per il rodaggio dei mille marchingegni che le generano. I fisici che lavorano al superacceleratore: |
| RISPOSTA   Davanti agli occhi degli scienziati del Cern ci sono finalmente le tanto attese prime collisioni fra le nuvole di protoni che corrono nel superacceleratore Lhc. Dopo la sua accensione venerdì notte, il passo fatidico era proprio questo: scontrare i due fasci di particelle che corrono in direzione contraria per generare qualcosa di nuovo e di diverso. I quattro esperimenti intorno all'anello sotterraneo hanno registrato gli «eventi» come li chiamano i ricercatori, a partire dalle 14.22, prima nei rivelatori di Atlas, poi di Cms e quindi di Alice e Lhcb. Così inizia la storia della più potente macchina del mondo costruita per scoprire i primi momenti, le prime frazioni di secondo, dopo il Big Bang da cui è nato l'Universo. Varcando la soglia delle sale di controllo sembra di entrare in uno straordinario, gigantesco videogioco e quasi ci si sente smaterializzare. Sulle pareti, a tutta grandezza, appaiono in successione animata spaccati di fantascientifici strumenti, linee che saettano dal pavimento al soffitto, brillamenti improvvisi, cifre in continua mutazione. Al di là di una grande vetrata gli spettatori osservano ammirati ciò che succede in questi silenziosi acquari di colori e numeri con gli scienziati chini davanti ai monitor come pregassero. Tutto arriva dalle viscere della Terra dove Lhc, a 100 metri di profondità e ormai impenetrabile, esprime le sue iniziali capacità. «Siamo al primo passo con un'energia di mezzo Tev - dice Sergio Bertolucci, direttore della ricerca al Cern - ma gli eventi raccolti mostrano il buon funzionamento della macchina: ieri volevamo far girare solo i due fasci in parallelo e invece siamo già agli scontri». I diecimila fisici che dentro e fuori il Cern lavorano al superacceleratore sono ora mobilitati anche se Bertolucci manda a tutti un segnale ripescato dalla sapienza latina: «Affrettiamoci con calma». I guai del passato insegnano. Dalle collisioni ottenute, ovviamente, non sono zampillate scoperte perché tutto ciò serve per il rodaggio dei mille marchingegni che le generano. I primi momenti dopo il Big Bang: |
| RISPOSTA   Della breve stagione nucleare italiana molto si è detto: si sa, ad esempio, che non vi è più da vari anni alcuna centrale termonucleare in funzione. Ciò che forse è meno noto è che quella stagione, pur limitata nel tempo, ha tuttavia prodotto una notevole quantità di rifiuti radioattivi, rifiuti che devono in qualche modo essere sistemati e che si sommano a quelli provenienti da attività mediche e industriali, tanto che oggi, nel nostro Paese, sono presenti tutte le tipologie di rifiuti: quelli ad alta attività, i rifiuti del combustile spento e i variegati rifiuti a bassa e media attività. Nella centrale nucleare di Caorso il nocciolo del reattore è vuoto e il combustibile è stato trasferito nella piscina dell'impianto, ma il percorso delle barre non finisce lì, presto il combustibile sarà alloggiato in grossi contenitori cilindrici detti cask. Per i rifiuti radioattivi meno tossici (a bassa e media attività) si è abbandonata a livello internazionale la pratica dell'affondamento in mare. Lo stoccaggio dei rifiuti ad alta attività e del combustibile spento è un argomento ancora aperto. Questi rifiuti sono in alcuni casi sistemati in depositi temporanei in attesa (qualche decennio) che il calore sviluppato dal decadimento radioattivo cali drasticamente. In qualche caso si preferisce lasciare aperta la porta a un'eventuale riutilizzazione del combustibile spento; bisogna inoltre tener conto del lungo tempo necessario per studiare in modo adeguato la formazione geologica profonda ove sistemare in via definitiva il materiale radioattivo. Attualmente si tende a riunire in uno stesso sito rifiuti di diversa origine e natura, principalmente a causa del fatto che la scelta di un sito è complessa dal punto di vista tecnico, politico e sociale. La scelta dei siti per i rifiuti radioattivi: |
| RISPOSTA   Della breve stagione nucleare italiana molto si è detto: si sa, ad esempio, che non vi è più da vari anni alcuna centrale termonucleare in funzione. Ciò che forse è meno noto è che quella stagione, pur limitata nel tempo, ha tuttavia prodotto una notevole quantità di rifiuti radioattivi, rifiuti che devono in qualche modo essere sistemati e che si sommano a quelli provenienti da attività mediche e industriali, tanto che oggi, nel nostro Paese, sono presenti tutte le tipologie di rifiuti: quelli ad alta attività, i rifiuti del combustile spento e i variegati rifiuti a bassa e media attività. Nella centrale nucleare di Caorso il nocciolo del reattore è vuoto e il combustibile è stato trasferito nella piscina dell'impianto, ma il percorso delle barre non finisce lì, presto il combustibile sarà alloggiato in grossi contenitori cilindrici detti cask. Per i rifiuti radioattivi meno tossici (a bassa e media attività) si è abbandonata a livello internazionale la pratica dell'affondamento in mare. Lo stoccaggio dei rifiuti ad alta attività e del combustibile spento è un argomento ancora aperto. Questi rifiuti sono in alcuni casi sistemati in depositi temporanei in attesa (qualche decennio) che il calore sviluppato dal decadimento radioattivo cali drasticamente. In qualche caso si preferisce lasciare aperta la porta a un'eventuale riutilizzazione del combustibile spento; bisogna inoltre tener conto del lungo tempo necessario per studiare in modo adeguato la formazione geologica profonda ove sistemare in via definitiva il materiale radioattivo. Attualmente si tende a riunire in uno stesso sito rifiuti di diversa origine e natura, principalmente a causa del fatto che la scelta di un sito è complessa dal punto di vista tecnico, politico e sociale. I rifiuti di diversa origine e natura: |
| RISPOSTA   Della breve stagione nucleare italiana molto si è detto: si sa, ad esempio, che non vi è più da vari anni alcuna centrale termonucleare in funzione. Ciò che forse è meno noto è che quella stagione, pur limitata nel tempo, ha tuttavia prodotto una notevole quantità di rifiuti radioattivi, rifiuti che devono in qualche modo essere sistemati e che si sommano a quelli provenienti da attività mediche e industriali, tanto che oggi, nel nostro Paese, sono presenti tutte le tipologie di rifiuti: quelli ad alta attività, i rifiuti del combustile spento e i variegati rifiuti a bassa e media attività. Nella centrale nucleare di Caorso il nocciolo del reattore è vuoto e il combustibile è stato trasferito nella piscina dell'impianto, ma il percorso delle barre non finisce lì, presto il combustibile sarà alloggiato in grossi contenitori cilindrici detti cask. Per i rifiuti radioattivi meno tossici (a bassa e media attività) si è abbandonata a livello internazionale la pratica dell'affondamento in mare. Lo stoccaggio dei rifiuti ad alta attività e del combustibile spento è un argomento ancora aperto. Questi rifiuti sono in alcuni casi sistemati in depositi temporanei in attesa (qualche decennio) che il calore sviluppato dal decadimento radioattivo cali drasticamente. In qualche caso si preferisce lasciare aperta la porta a un'eventuale riutilizzazione del combustibile spento; bisogna inoltre tener conto del lungo tempo necessario per studiare in modo adeguato la formazione geologica profonda ove sistemare in via definitiva il materiale radioattivo. Attualmente si tende a riunire in uno stesso sito rifiuti di diversa origine e natura, principalmente a causa del fatto che la scelta di un sito è complessa dal punto di vista tecnico, politico e sociale. Il combustibile presente nell'impianto di Caorso: |
| RISPOSTA   Della breve stagione nucleare italiana molto si è detto: si sa, ad esempio, che non vi è più da vari anni alcuna centrale termonucleare in funzione. Ciò che forse è meno noto è che quella stagione, pur limitata nel tempo, ha tuttavia prodotto una notevole quantità di rifiuti radioattivi, rifiuti che devono in qualche modo essere sistemati e che si sommano a quelli provenienti da attività mediche e industriali, tanto che oggi, nel nostro Paese, sono presenti tutte le tipologie di rifiuti: quelli ad alta attività, i rifiuti del combustile spento e i variegati rifiuti a bassa e media attività. Nella centrale nucleare di Caorso il nocciolo del reattore è vuoto e il combustibile è stato trasferito nella piscina dell'impianto, ma il percorso delle barre non finisce lì, presto il combustibile sarà alloggiato in grossi contenitori cilindrici detti cask. Per i rifiuti radioattivi meno tossici (a bassa e media attività) si è abbandonata a livello internazionale la pratica dell'affondamento in mare. Lo stoccaggio dei rifiuti ad alta attività e del combustibile spento è un argomento ancora aperto. Questi rifiuti sono in alcuni casi sistemati in depositi temporanei in attesa (qualche decennio) che il calore sviluppato dal decadimento radioattivo cali drasticamente. In qualche caso si preferisce lasciare aperta la porta a un'eventuale riutilizzazione del combustibile spento; bisogna inoltre tener conto del lungo tempo necessario per studiare in modo adeguato la formazione geologica profonda ove sistemare in via definitiva il materiale radioattivo. Attualmente si tende a riunire in uno stesso sito rifiuti di diversa origine e natura, principalmente a causa del fatto che la scelta di un sito è complessa dal punto di vista tecnico, politico e sociale. Il combustibile spento: |
| RISPOSTA   Della breve stagione nucleare italiana molto si è detto: si sa, ad esempio, che non vi è più da vari anni alcuna centrale termonucleare in funzione. Ciò che forse è meno noto è che quella stagione, pur limitata nel tempo, ha tuttavia prodotto una notevole quantità di rifiuti radioattivi, rifiuti che devono in qualche modo essere sistemati e che si sommano a quelli provenienti da attività mediche e industriali, tanto che oggi, nel nostro Paese, sono presenti tutte le tipologie di rifiuti: quelli ad alta attività, i rifiuti del combustile spento e i variegati rifiuti a bassa e media attività. Nella centrale nucleare di Caorso il nocciolo del reattore è vuoto e il combustibile è stato trasferito nella piscina dell'impianto, ma il percorso delle barre non finisce lì, presto il combustibile sarà alloggiato in grossi contenitori cilindrici detti cask. Per i rifiuti radioattivi meno tossici (a bassa e media attività) si è abbandonata a livello internazionale la pratica dell'affondamento in mare. Lo stoccaggio dei rifiuti ad alta attività e del combustibile spento è un argomento ancora aperto. Questi rifiuti sono in alcuni casi sistemati in depositi temporanei in attesa (qualche decennio) che il calore sviluppato dal decadimento radioattivo cali drasticamente. In qualche caso si preferisce lasciare aperta la porta a un'eventuale riutilizzazione del combustibile spento; bisogna inoltre tener conto del lungo tempo necessario per studiare in modo adeguato la formazione geologica profonda ove sistemare in via definitiva il materiale radioattivo. Attualmente si tende a riunire in uno stesso sito rifiuti di diversa origine e natura, principalmente a causa del fatto che la scelta di un sito è complessa dal punto di vista tecnico, politico e sociale. Si deve attendere qualche decennio: |
| RISPOSTA   Della breve stagione nucleare italiana molto si è detto: si sa, ad esempio, che non vi è più da vari anni alcuna centrale termonucleare in funzione. Ciò che forse è meno noto è che quella stagione, pur limitata nel tempo, ha tuttavia prodotto una notevole quantità di rifiuti radioattivi, rifiuti che devono in qualche modo essere sistemati e che si sommano a quelli provenienti da attività mediche e industriali, tanto che oggi, nel nostro Paese, sono presenti tutte le tipologie di rifiuti: quelli ad alta attività, i rifiuti del combustile spento e i variegati rifiuti a bassa e media attività. Nella centrale nucleare di Caorso il nocciolo del reattore è vuoto e il combustibile è stato trasferito nella piscina dell'impianto, ma il percorso delle barre non finisce lì, presto il combustibile sarà alloggiato in grossi contenitori cilindrici detti cask. Per i rifiuti radioattivi meno tossici (a bassa e media attività) si è abbandonata a livello internazionale la pratica dell'affondamento in mare. Lo stoccaggio dei rifiuti ad alta attività e del combustibile spento è un argomento ancora aperto. Questi rifiuti sono in alcuni casi sistemati in depositi temporanei in attesa (qualche decennio) che il calore sviluppato dal decadimento radioattivo cali drasticamente. In qualche caso si preferisce lasciare aperta la porta a un'eventuale riutilizzazione del combustibile spento; bisogna inoltre tener conto del lungo tempo necessario per studiare in modo adeguato la formazione geologica profonda ove sistemare in via definitiva il materiale radioattivo. Attualmente si tende a riunire in uno stesso sito rifiuti di diversa origine e natura, principalmente a causa del fatto che la scelta di un sito è complessa dal punto di vista tecnico, politico e sociale. La stagione nucleare italiana: |
| RISPOSTA   Della breve stagione nucleare italiana molto si è detto: si sa, ad esempio, che non vi è più da vari anni alcuna centrale termonucleare in funzione. Ciò che forse è meno noto è che quella stagione, pur limitata nel tempo, ha tuttavia prodotto una notevole quantità di rifiuti radioattivi, rifiuti che devono in qualche modo essere sistemati e che si sommano a quelli provenienti da attività mediche e industriali, tanto che oggi, nel nostro Paese, sono presenti tutte le tipologie di rifiuti: quelli ad alta attività, i rifiuti del combustile spento e i variegati rifiuti a bassa e media attività. Nella centrale nucleare di Caorso il nocciolo del reattore è vuoto e il combustibile è stato trasferito nella piscina dell'impianto, ma il percorso delle barre non finisce lì, presto il combustibile sarà alloggiato in grossi contenitori cilindrici detti cask. Per i rifiuti radioattivi meno tossici (a bassa e media attività) si è abbandonata a livello internazionale la pratica dell'affondamento in mare. Lo stoccaggio dei rifiuti ad alta attività e del combustibile spento è un argomento ancora aperto. Questi rifiuti sono in alcuni casi sistemati in depositi temporanei in attesa (qualche decennio) che il calore sviluppato dal decadimento radioattivo cali drasticamente. In qualche caso si preferisce lasciare aperta la porta a un'eventuale riutilizzazione del combustibile spento; bisogna inoltre tener conto del lungo tempo necessario per studiare in modo adeguato la formazione geologica profonda ove sistemare in via definitiva il materiale radioattivo. Attualmente si tende a riunire in uno stesso sito rifiuti di diversa origine e natura, principalmente a causa del fatto che la scelta di un sito è complessa dal punto di vista tecnico, politico e sociale. La pratica dell'affondamento in mare: |
| RISPOSTA   Della breve stagione nucleare italiana molto si è detto: si sa, ad esempio, che non vi è più da vari anni alcuna centrale termonucleare in funzione. Ciò che forse è meno noto è che quella stagione, pur limitata nel tempo, ha tuttavia prodotto una notevole quantità di rifiuti radioattivi, rifiuti che devono in qualche modo essere sistemati e che si sommano a quelli provenienti da attività mediche e industriali, tanto che oggi, nel nostro Paese, sono presenti tutte le tipologie di rifiuti: quelli ad alta attività, i rifiuti del combustile spento e i variegati rifiuti a bassa e media attività. Nella centrale nucleare di Caorso il nocciolo del reattore è vuoto e il combustibile è stato trasferito nella piscina dell'impianto, ma il percorso delle barre non finisce lì, presto il combustibile sarà alloggiato in grossi contenitori cilindrici detti cask. Per i rifiuti radioattivi meno tossici (a bassa e media attività) si è abbandonata a livello internazionale la pratica dell'affondamento in mare. Lo stoccaggio dei rifiuti ad alta attività e del combustibile spento è un argomento ancora aperto. Questi rifiuti sono in alcuni casi sistemati in depositi temporanei in attesa (qualche decennio) che il calore sviluppato dal decadimento radioattivo cali drasticamente. In qualche caso si preferisce lasciare aperta la porta a un'eventuale riutilizzazione del combustibile spento; bisogna inoltre tener conto del lungo tempo necessario per studiare in modo adeguato la formazione geologica profonda ove sistemare in via definitiva il materiale radioattivo. Attualmente si tende a riunire in uno stesso sito rifiuti di diversa origine e natura, principalmente a causa del fatto che la scelta di un sito è complessa dal punto di vista tecnico, politico e sociale. Oggi, nel nostro Paese: |
| RISPOSTA   Dopo due anni di ripresa economica, nel 2001 la classe media russa è ritornata ai livelli di benessere pre-crisi e si è estesa fino a comprendere il 22% della popolazione. Nel periodo successivo alla crisi del 1998, la caduta del potere d'acquisto del rublo era stimata in oltre il 50%. Ma già un anno dopo, le prime inchieste indicavano che il potere d'acquisto della cosiddetta classe media si era già ripreso, recuperando fino all'80% del livello pre-crisi. Successivamente, nella primavera e nell'autunno 2001, i sondaggi condotti sullo stile di vita dei russi a Mosca, San Pietroburgo e in altre 14 grandi città, hanno confermato che la classe media russa si è andata riconsolidando nel 1999-2001, non solo come classe di reddito, ma anche come comunanza di valori e consapevolezza sociale. Pur tenendo conto di un possibile rallentamento delle spese nel 2002-2003 in rapporto al boom del triennio scorso, ma di una prevedibile ripresa nel 2004-2006, le prospettive per chi opera sul mercato dei consumi in Russia sono comunque incoraggianti. Tra i settori più promettenti figurano quello dell'alimentazione e dell'abbigliamento per i quali si prevedono gli aumenti di spesa più vistosi, anche tenendo conto di un ulteriore allargamento della classe media, a seguire gli immobili e le automobili, anche se con percentuali più basse. La classe media russa: |
| RISPOSTA   Dopo due anni di ripresa economica, nel 2001 la classe media russa è ritornata ai livelli di benessere pre-crisi e si è estesa fino a comprendere il 22% della popolazione. Nel periodo successivo alla crisi del 1998, la caduta del potere d'acquisto del rublo era stimata in oltre il 50%. Ma già un anno dopo, le prime inchieste indicavano che il potere d'acquisto della cosiddetta classe media si era già ripreso, recuperando fino all'80% del livello pre-crisi. Successivamente, nella primavera e nell'autunno 2001, i sondaggi condotti sullo stile di vita dei russi a Mosca, San Pietroburgo e in altre 14 grandi città, hanno confermato che la classe media russa si è andata riconsolidando nel 1999-2001, non solo come classe di reddito, ma anche come comunanza di valori e consapevolezza sociale. Pur tenendo conto di un possibile rallentamento delle spese nel 2002-2003 in rapporto al boom del triennio scorso, ma di una prevedibile ripresa nel 2004-2006, le prospettive per chi opera sul mercato dei consumi in Russia sono comunque incoraggianti. Tra i settori più promettenti figurano quello dell'alimentazione e dell'abbigliamento per i quali si prevedono gli aumenti di spesa più vistosi, anche tenendo conto di un ulteriore allargamento della classe media, a seguire gli immobili e le automobili, anche se con percentuali più basse. Per il 2004-2006: |
| RISPOSTA   Dopo due anni di ripresa economica, nel 2001 la classe media russa è ritornata ai livelli di benessere pre-crisi e si è estesa fino a comprendere il 22% della popolazione. Nel periodo successivo alla crisi del 1998, la caduta del potere d'acquisto del rublo era stimata in oltre il 50%. Ma già un anno dopo, le prime inchieste indicavano che il potere d'acquisto della cosiddetta classe media si era già ripreso, recuperando fino all'80% del livello pre-crisi. Successivamente, nella primavera e nell'autunno 2001, i sondaggi condotti sullo stile di vita dei russi a Mosca, San Pietroburgo e in altre 14 grandi città, hanno confermato che la classe media russa si è andata riconsolidando nel 1999-2001, non solo come classe di reddito, ma anche come comunanza di valori e consapevolezza sociale. Pur tenendo conto di un possibile rallentamento delle spese nel 2002-2003 in rapporto al boom del triennio scorso, ma di una prevedibile ripresa nel 2004-2006, le prospettive per chi opera sul mercato dei consumi in Russia sono comunque incoraggianti. Tra i settori più promettenti figurano quello dell'alimentazione e dell'abbigliamento per i quali si prevedono gli aumenti di spesa più vistosi, anche tenendo conto di un ulteriore allargamento della classe media, a seguire gli immobili e le automobili, anche se con percentuali più basse. Per i settori degli immobili e delle automobili: |
| RISPOSTA   Dopo due anni di ripresa economica, nel 2001 la classe media russa è ritornata ai livelli di benessere pre-crisi e si è estesa fino a comprendere il 22% della popolazione. Nel periodo successivo alla crisi del 1998, la caduta del potere d'acquisto del rublo era stimata in oltre il 50%. Ma già un anno dopo, le prime inchieste indicavano che il potere d'acquisto della cosiddetta classe media si era già ripreso, recuperando fino all'80% del livello pre-crisi. Successivamente, nella primavera e nell'autunno 2001, i sondaggi condotti sullo stile di vita dei russi a Mosca, San Pietroburgo e in altre 14 grandi città, hanno confermato che la classe media russa si è andata riconsolidando nel 1999-2001, non solo come classe di reddito, ma anche come comunanza di valori e consapevolezza sociale. Pur tenendo conto di un possibile rallentamento delle spese nel 2002-2003 in rapporto al boom del triennio scorso, ma di una prevedibile ripresa nel 2004-2006, le prospettive per chi opera sul mercato dei consumi in Russia sono comunque incoraggianti. Tra i settori più promettenti figurano quello dell'alimentazione e dell'abbigliamento per i quali si prevedono gli aumenti di spesa più vistosi, anche tenendo conto di un ulteriore allargamento della classe media, a seguire gli immobili e le automobili, anche se con percentuali più basse. Secondo i sondaggi la classe media: |
| RISPOSTA   Dopo due anni di ripresa economica, nel 2001 la classe media russa è ritornata ai livelli di benessere pre-crisi e si è estesa fino a comprendere il 22% della popolazione. Nel periodo successivo alla crisi del 1998, la caduta del potere d'acquisto del rublo era stimata in oltre il 50%. Ma già un anno dopo, le prime inchieste indicavano che il potere d'acquisto della cosiddetta classe media si era già ripreso, recuperando fino all'80% del livello pre-crisi. Successivamente, nella primavera e nell'autunno 2001, i sondaggi condotti sullo stile di vita dei russi a Mosca, San Pietroburgo e in altre 14 grandi città, hanno confermato che la classe media russa si è andata riconsolidando nel 1999-2001, non solo come classe di reddito, ma anche come comunanza di valori e consapevolezza sociale. Pur tenendo conto di un possibile rallentamento delle spese nel 2002-2003 in rapporto al boom del triennio scorso, ma di una prevedibile ripresa nel 2004-2006, le prospettive per chi opera sul mercato dei consumi in Russia sono comunque incoraggianti. Tra i settori più promettenti figurano quello dell'alimentazione e dell'abbigliamento per i quali si prevedono gli aumenti di spesa più vistosi, anche tenendo conto di un ulteriore allargamento della classe media, a seguire gli immobili e le automobili, anche se con percentuali più basse. Nel 1999: |
| RISPOSTA   Dopo due anni di ripresa economica, nel 2001 la classe media russa è ritornata ai livelli di benessere pre-crisi e si è estesa fino a comprendere il 22% della popolazione. Nel periodo successivo alla crisi del 1998, la caduta del potere d'acquisto del rublo era stimata in oltre il 50%. Ma già un anno dopo, le prime inchieste indicavano che il potere d'acquisto della cosiddetta classe media si era già ripreso, recuperando fino all'80% del livello pre-crisi. Successivamente, nella primavera e nell'autunno 2001, i sondaggi condotti sullo stile di vita dei russi a Mosca, San Pietroburgo e in altre 14 grandi città, hanno confermato che la classe media russa si è andata riconsolidando nel 1999-2001, non solo come classe di reddito, ma anche come comunanza di valori e consapevolezza sociale. Pur tenendo conto di un possibile rallentamento delle spese nel 2002-2003 in rapporto al boom del triennio scorso, ma di una prevedibile ripresa nel 2004-2006, le prospettive per chi opera sul mercato dei consumi in Russia sono comunque incoraggianti. Tra i settori più promettenti figurano quello dell'alimentazione e dell'abbigliamento per i quali si prevedono gli aumenti di spesa più vistosi, anche tenendo conto di un ulteriore allargamento della classe media, a seguire gli immobili e le automobili, anche se con percentuali più basse. Il livello pre-crisi del potere d'acquisto del rublo: |
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Davanti agli occhi degli scienziati del Cern ci sono finalmente le tanto attese prime collisioni fra le nuvole di protoni che corrono nel superacceleratore Lhc. Dopo la sua accensione venerdì notte, il passo fatidico era proprio questo: scontrare i due fasci di particelle che corrono in direzione contraria per generare qualcosa di nuovo e di diverso. I quattro esperimenti intorno all'anello sotterraneo hanno registrato gli «eventi» come li chiamano i ricercatori, a partire dalle 14.22, prima nei rivelatori di Atlas, poi di Cms e quindi di Alice e Lhcb. Così inizia la storia della più potente macchina del mondo costruita per scoprire i primi momenti, le prime frazioni di secondo, dopo il Big Bang da cui è nato l'Universo. Varcando la soglia delle sale di controllo sembra di entrare in uno straordinario, gigantesco videogioco e quasi ci si sente smaterializzare. Sulle pareti, a tutta grandezza, appaiono in successione animata spaccati di fantascientifici strumenti, linee che saettano dal pavimento al soffitto, brillamenti improvvisi, cifre in continua mutazione. Al di là di una grande vetrata gli spettatori osservano ammirati ciò che succede in questi silenziosi acquari di colori e numeri con gli scienziati chini davanti ai monitor come pregassero. Tutto arriva dalle viscere della Terra dove Lhc, a 100 metri di profondità e ormai impenetrabile, esprime le sue iniziali capacità. «Siamo al primo passo con un'energia di mezzo Tev - dice Sergio Bertolucci, direttore della ricerca al Cern - ma gli eventi raccolti mostrano il buon funzionamento della macchina: ieri volevamo far girare solo i due fasci in parallelo e invece siamo già agli scontri». I diecimila fisici che dentro e fuori il Cern lavorano al superacceleratore sono ora mobilitati anche se Bertolucci manda a tutti un segnale ripescato dalla sapienza latina: «Affrettiamoci con calma». I guai del passato insegnano. Dalle collisioni ottenute, ovviamente, non sono zampillate scoperte perché tutto ciò serve per il rodaggio dei mille marchingegni che le generano. I fisici che lavorano al superacceleratore: