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Tutte le domande del quiz : Brani

tratto da:
Guardia di Finanza
Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018



 Esercitati su questo Quiz 

RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Cosa dice il protocollo [1] d'intesa? Dopo sette giorni di superamento del limite di 50 microgrammi per metrocubo di Pm 10, i sindaci dovranno imporre una riduzione di 20 chilometri orari del limite di velocità nell'area urbana e di due gradi delle temperature massime dei riscaldamenti negli edifici pubblici e privati; per convincere i cittadini a usare bus e metro, quando c'è l'emergenza il trasporto pubblico locale sarà gratuito e i Comuni potranno attingere a un fondo da 12 milioni di euro già a disposizione; infine, stop ai camini. Significa che già da oggi andremo, ad esempio, a trenta all'ora sul Lungotevere? No. Roma, che pure ha raggiunto quota 32 giorni consecutivi con le polveri sottili sopra i limiti, per oggi non ha previsto nulla, dopo gli effetti assai limitati delle targhe alterne e dell'Eco bit (il biglietto da 1,5 euro per un intero giorno su bus e metro).Rassicurato dalle previsioni del tempo, che lasciano sperare nell'arrivo di vento e pioggia che puliranno l'aria entro la fine della settimana, Galletti illustra anche un programma di cose da fare a medio-lungo termine. Si chiama piano strategico triennale sul territorio metropolitano: prevede la nascita di un coordinamento ambientale, presieduto dal ministro, del quale faranno parte i sindaci delle città metropolitane e i presidenti di Regione. Tra i vari buoni propositi, incentivi per la rottamazione delle auto più vecchie, ma anche il rinnovo del parco veicolare delle aziende dei trasporti, con bus meno inquinanti. Altre misure sono già previste, infine, nella Legge di stabilità: un fondo da 25 milioni di euro per l'efficienza energetica degli uffici pubblici; 200 milioni per il trasporto merci su ferro e su mare; 91 milioni per le ciclabili. "In totale � assicura Galletti � ci sono 500 milioni per interventi di efficienza energetica, eco-bonus e trasporti".Subito dopo il vertice, però, raffica di polemiche. Molto critico il governatore della Lombardia, il leghista Roberto Maroni: "Il Protocollo d'intesa è condivisibile per le finalità ma le risorse previste sono fortemente insufficienti, servono tre zeri in più, servono almeno 2 miliardi di euro". Replica di Galletti: "Se la riunione doveva servire per risolvere i problemi del trasporto pubblico su gomma e rotaia che il Paese ha da 20 anni, sono il primo a dire che non lo ha risolto. Ma è stata piuttosto fatta per affrontare un'emergenza in maniera coordinata e predisporre una serie di misure per il futuro". (da: "Il piano anti-smog: sconti per i bus termosifoni bassi e limiti alla velocità", Mauro Evangelisti, Ilmessaggero.it) Che cosa significa il termine "protocollo" [1] presente nel testo?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. Cosa dice il protocollo [1] d'intesa? Dopo sette giorni di superamento del limite di 50 microgrammi per metrocubo di Pm 10, i sindaci dovranno imporre una riduzione di 20 chilometri orari del limite di velocità nell'area urbana e di due gradi delle temperature massime dei riscaldamenti negli edifici pubblici e privati; per convincere i cittadini a usare bus e metro, quando c'è l'emergenza il trasporto pubblico locale sarà gratuito e i Comuni potranno attingere a un fondo da 12 milioni di euro già a disposizione; infine, stop ai camini. Significa che già da oggi andremo, ad esempio, a trenta all'ora sul Lungotevere? No. Roma, che pure ha raggiunto quota 32 giorni consecutivi con le polveri sottili sopra i limiti, per oggi non ha previsto nulla, dopo gli effetti assai limitati delle targhe alterne e dell'Eco bit (il biglietto da 1,5 euro per un intero giorno su bus e metro).Rassicurato dalle previsioni del tempo, che lasciano sperare nell'arrivo di vento e pioggia che puliranno l'aria entro la fine della settimana, Galletti illustra anche un programma di cose da fare a medio-lungo termine. Si chiama piano strategico triennale sul territorio metropolitano: prevede la nascita di un coordinamento ambientale, presieduto dal ministro, del quale faranno parte i sindaci delle città metropolitane e i presidenti di Regione. Tra i vari buoni propositi, incentivi per la rottamazione delle auto più vecchie, ma anche il rinnovo del parco veicolare delle aziende dei trasporti, con bus meno inquinanti. Altre misure sono già previste, infine, nella Legge di stabilità: un fondo da 25 milioni di euro per l'efficienza energetica degli uffici pubblici; 200 milioni per il trasporto merci su ferro e su mare; 91 milioni per le ciclabili. "In totale � assicura Galletti � ci sono 500 milioni per interventi di efficienza energetica, eco-bonus e trasporti".Subito dopo il vertice, però, raffica di polemiche. Molto critico il governatore della Lombardia, il leghista Roberto Maroni: "Il Protocollo d'intesa è condivisibile per le finalità ma le risorse previste sono fortemente insufficienti, servono tre zeri in più, servono almeno 2 miliardi di euro". Replica di Galletti: "Se la riunione doveva servire per risolvere i problemi del trasporto pubblico su gomma e rotaia che il Paese ha da 20 anni, sono il primo a dire che non lo ha risolto. Ma è stata piuttosto fatta per affrontare un'emergenza in maniera coordinata e predisporre una serie di misure per il futuro". (da: "Il piano anti-smog: sconti per i bus termosifoni bassi e limiti alla velocità", Mauro Evangelisti, Ilmessaggero.it) Quale di queste affermazioni NON può essere definita vera dalla lettura del testo?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Cosa dice il protocollo [1] d'intesa? Dopo sette giorni di superamento del limite di 50 microgrammi per metrocubo di Pm 10, i sindaci dovranno imporre una riduzione di 20 chilometri orari del limite di velocità nell'area urbana e di due gradi delle temperature massime dei riscaldamenti negli edifici pubblici e privati; per convincere i cittadini a usare bus e metro, quando c'è l'emergenza il trasporto pubblico locale sarà gratuito e i Comuni potranno attingere a un fondo da 12 milioni di euro già a disposizione; infine, stop ai camini. Significa che già da oggi andremo, ad esempio, a trenta all'ora sul Lungotevere? No. Roma, che pure ha raggiunto quota 32 giorni consecutivi con le polveri sottili sopra i limiti, per oggi non ha previsto nulla, dopo gli effetti assai limitati delle targhe alterne e dell'Eco bit (il biglietto da 1,5 euro per un intero giorno su bus e metro).Rassicurato dalle previsioni del tempo, che lasciano sperare nell'arrivo di vento e pioggia che puliranno l'aria entro la fine della settimana, Galletti illustra anche un programma di cose da fare a medio-lungo termine. Si chiama piano strategico triennale sul territorio metropolitano: prevede la nascita di un coordinamento ambientale, presieduto dal ministro, del quale faranno parte i sindaci delle città metropolitane e i presidenti di Regione. Tra i vari buoni propositi, incentivi per la rottamazione delle auto più vecchie, ma anche il rinnovo del parco veicolare delle aziende dei trasporti, con bus meno inquinanti. Altre misure sono già previste, infine, nella Legge di stabilità: un fondo da 25 milioni di euro per l'efficienza energetica degli uffici pubblici; 200 milioni per il trasporto merci su ferro e su mare; 91 milioni per le ciclabili. "In totale � assicura Galletti � ci sono 500 milioni per interventi di efficienza energetica, eco-bonus e trasporti".Subito dopo il vertice, però, raffica di polemiche. Molto critico il governatore della Lombardia, il leghista Roberto Maroni: "Il Protocollo d'intesa è condivisibile per le finalità ma le risorse previste sono fortemente insufficienti, servono tre zeri in più, servono almeno 2 miliardi di euro". Replica di Galletti: "Se la riunione doveva servire per risolvere i problemi del trasporto pubblico su gomma e rotaia che il Paese ha da 20 anni, sono il primo a dire che non lo ha risolto. Ma è stata piuttosto fatta per affrontare un'emergenza in maniera coordinata e predisporre una serie di misure per il futuro". (da: "Il piano anti-smog: sconti per i bus termosifoni bassi e limiti alla velocità", Mauro Evangelisti, Ilmessaggero.it) Quale affermazione NON si deduce dalla lettura del brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Cosa dice il protocollo [1] d'intesa? Dopo sette giorni di superamento del limite di 50 microgrammi per metrocubo di Pm 10, i sindaci dovranno imporre una riduzione di 20 chilometri orari del limite di velocità nell'area urbana e di due gradi delle temperature massime dei riscaldamenti negli edifici pubblici e privati; per convincere i cittadini a usare bus e metro, quando c'è l'emergenza il trasporto pubblico locale sarà gratuito e i Comuni potranno attingere a un fondo da 12 milioni di euro già a disposizione; infine, stop ai camini. Significa che già da oggi andremo, ad esempio, a trenta all'ora sul Lungotevere? No. Roma, che pure ha raggiunto quota 32 giorni consecutivi con le polveri sottili sopra i limiti, per oggi non ha previsto nulla, dopo gli effetti assai limitati delle targhe alterne e dell'Eco bit (il biglietto da 1,5 euro per un intero giorno su bus e metro).Rassicurato dalle previsioni del tempo, che lasciano sperare nell'arrivo di vento e pioggia che puliranno l'aria entro la fine della settimana, Galletti illustra anche un programma di cose da fare a medio-lungo termine. Si chiama piano strategico triennale sul territorio metropolitano: prevede la nascita di un coordinamento ambientale, presieduto dal ministro, del quale faranno parte i sindaci delle città metropolitane e i presidenti di Regione. Tra i vari buoni propositi, incentivi per la rottamazione delle auto più vecchie, ma anche il rinnovo del parco veicolare delle aziende dei trasporti, con bus meno inquinanti. Altre misure sono già previste, infine, nella Legge di stabilità: un fondo da 25 milioni di euro per l'efficienza energetica degli uffici pubblici; 200 milioni per il trasporto merci su ferro e su mare; 91 milioni per le ciclabili. "In totale � assicura Galletti � ci sono 500 milioni per interventi di efficienza energetica, eco-bonus e trasporti".Subito dopo il vertice, però, raffica di polemiche. Molto critico il governatore della Lombardia, il leghista Roberto Maroni: "Il Protocollo d'intesa è condivisibile per le finalità ma le risorse previste sono fortemente insufficienti, servono tre zeri in più, servono almeno 2 miliardi di euro". Replica di Galletti: "Se la riunione doveva servire per risolvere i problemi del trasporto pubblico su gomma e rotaia che il Paese ha da 20 anni, sono il primo a dire che non lo ha risolto. Ma è stata piuttosto fatta per affrontare un'emergenza in maniera coordinata e predisporre una serie di misure per il futuro". (da: "Il piano anti-smog: sconti per i bus termosifoni bassi e limiti alla velocità", Mauro Evangelisti, Ilmessaggero.it) Quale affermazione NON si deduce dalla lettura del brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Cosa dice il protocollo [1] d'intesa? Dopo sette giorni di superamento del limite di 50 microgrammi per metrocubo di Pm 10, i sindaci dovranno imporre una riduzione di 20 chilometri orari del limite di velocità nell'area urbana e di due gradi delle temperature massime dei riscaldamenti negli edifici pubblici e privati; per convincere i cittadini a usare bus e metro, quando c'è l'emergenza il trasporto pubblico locale sarà gratuito e i Comuni potranno attingere a un fondo da 12 milioni di euro già a disposizione; infine, stop ai camini. Significa che già da oggi andremo, ad esempio, a trenta all'ora sul Lungotevere? No. Roma, che pure ha raggiunto quota 32 giorni consecutivi con le polveri sottili sopra i limiti, per oggi non ha previsto nulla, dopo gli effetti assai limitati delle targhe alterne e dell'Eco bit (il biglietto da 1,5 euro per un intero giorno su bus e metro).Rassicurato dalle previsioni del tempo, che lasciano sperare nell'arrivo di vento e pioggia che puliranno l'aria entro la fine della settimana, Galletti illustra anche un programma di cose da fare a medio-lungo termine. Si chiama piano strategico triennale sul territorio metropolitano: prevede la nascita di un coordinamento ambientale, presieduto dal ministro, del quale faranno parte i sindaci delle città metropolitane e i presidenti di Regione. Tra i vari buoni propositi, incentivi per la rottamazione delle auto più vecchie, ma anche il rinnovo del parco veicolare delle aziende dei trasporti, con bus meno inquinanti. Altre misure sono già previste, infine, nella Legge di stabilità: un fondo da 25 milioni di euro per l'efficienza energetica degli uffici pubblici; 200 milioni per il trasporto merci su ferro e su mare; 91 milioni per le ciclabili. "In totale � assicura Galletti � ci sono 500 milioni per interventi di efficienza energetica, eco-bonus e trasporti".Subito dopo il vertice, però, raffica di polemiche. Molto critico il governatore della Lombardia, il leghista Roberto Maroni: "Il Protocollo d'intesa è condivisibile per le finalità ma le risorse previste sono fortemente insufficienti, servono tre zeri in più, servono almeno 2 miliardi di euro". Replica di Galletti: "Se la riunione doveva servire per risolvere i problemi del trasporto pubblico su gomma e rotaia che il Paese ha da 20 anni, sono il primo a dire che non lo ha risolto. Ma è stata piuttosto fatta per affrontare un'emergenza in maniera coordinata e predisporre una serie di misure per il futuro". (da: "Il piano anti-smog: sconti per i bus termosifoni bassi e limiti alla velocità", Mauro Evangelisti, Ilmessaggero.it) Quale di queste affermazioni NON si può dedurre dal testo?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Da Addis Abeba, la capitale più alta dell'Africa, fondata nel 19° secolo dall'imperatore etiope Menelik II ai piedi del Monte Entoto, si viaggia per 500 km in fuoristrada verso il profondo sud fino alla Valle dell'Omo, il fiume omonimo che dall'altopiano etiope attraversa profonde valli selvagge prima di sfociare nel lago Turkana nel nord del Kenya.Una terra dove ogni venti secondi una persona muore a causa della mancanza di acqua e, in conseguenza di questo, anche per le insufficienti condizioni igieniche.Oltre 100.000 italiani, viaggiatori e non turisti, visitano ogni anno la Valle dell'Omo, esplorata alla fine del 1800 dal parmense Vittorio Bottego, dove trentaquattro etnie di origine nilotica, differenti l'una dall'altra, vivono in villaggi sperduti fermi alla preistoria in capanne di legno, a volte talmente basse da non permettere di stare in piedi, senza corrente elettrica né acqua potabile, sfruttando tecniche di sostentamento che si alternano e completano a vicenda con il mutare delle stagioni e delle condizioni climatiche: le coltivazioni di sorgo, mais, fagioli nelle radure alluvionali lungo le rive dell'Omo, di cui si occupano le donne, e l'allevamento di mandrie di capre e zebù, affidato agli uomini.Quasi un ritorno alle origini, quel mal d'Africa mai ben definito ma così potente da cambiare la vita. I Karo, i Kwegu, i Mursi e i Nyangatom abitano stabilmente lungo le sponde del fiume, da cui dipendono totalmente, mentre altre etnie, gli Hamar, i Chai o i Suri e i Turkana vivono nell'entroterra in sperduti villaggi dove l'istruzione è ancora un miraggio, la mortalità infantile alta e i neonati nati "imperfetti" uccisi subito. Popoli primordiali, seminomadi, dove però è possibile essere accolti in casa per fare quattro chiacchiere e scoprire le reciproche diversità. La mancanza di strade, la povertà e l'isolamento geografico hanno preservato la purezza delle popolazioni primitive. Si viaggia attraverso un giacimento antropologico immenso.Nei villaggi, il pagamento di 5 birr per una foto (un euro equivale a 21 birr) è forse l'unica fonte di remunerazione, in una regione dove le banche non esistono. Il corpo, l'unica cosa che possiedono, si dipinge, si scarifica in nome di riti per noi incomprensibili, per esprimere potenza virile, spregio del dolore, appartenenza ad una tribù. Con mutilazioni, differenti da etnia ad etnia, per esaltare la bellezza fisica, eseguite anticamente forse per esigenze rituali e propiziatorie. Usanze in pratica ancora oggi, come il disco labiale sfoggiato dalle donne Mursi e Surma, nate con lo scopo di renderle meno belle e abbassarne il valore durante la "tratta degli schiavi", o la deformazione del lobo delle orecchie praticata dai Surma di ambo i sessi e dalle donne Mursi. (da: "Valle del fiume Omo, Etiopia: un ritorno alle origini", "La Stampa") Le mutilazioni, per le etnie della Valle dell'Omo, sono considerate come:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Da Addis Abeba, la capitale più alta dell'Africa, fondata nel 19° secolo dall'imperatore etiope Menelik II ai piedi del Monte Entoto, si viaggia per 500 km in fuoristrada verso il profondo sud fino alla Valle dell'Omo, il fiume omonimo che dall'altopiano etiope attraversa profonde valli selvagge prima di sfociare nel lago Turkana nel nord del Kenya.Una terra dove ogni venti secondi una persona muore a causa della mancanza di acqua e, in conseguenza di questo, anche per le insufficienti condizioni igieniche.Oltre 100.000 italiani, viaggiatori e non turisti, visitano ogni anno la Valle dell'Omo, esplorata alla fine del 1800 dal parmense Vittorio Bottego, dove trentaquattro etnie di origine nilotica, differenti l'una dall'altra, vivono in villaggi sperduti fermi alla preistoria in capanne di legno, a volte talmente basse da non permettere di stare in piedi, senza corrente elettrica né acqua potabile, sfruttando tecniche di sostentamento che si alternano e completano a vicenda con il mutare delle stagioni e delle condizioni climatiche: le coltivazioni di sorgo, mais, fagioli nelle radure alluvionali lungo le rive dell'Omo, di cui si occupano le donne, e l'allevamento di mandrie di capre e zebù, affidato agli uomini.Quasi un ritorno alle origini, quel mal d'Africa mai ben definito ma così potente da cambiare la vita. I Karo, i Kwegu, i Mursi e i Nyangatom abitano stabilmente lungo le sponde del fiume, da cui dipendono totalmente, mentre altre etnie, gli Hamar, i Chai o i Suri e i Turkana vivono nell'entroterra in sperduti villaggi dove l'istruzione è ancora un miraggio, la mortalità infantile alta e i neonati nati "imperfetti" uccisi subito. Popoli primordiali, seminomadi, dove però è possibile essere accolti in casa per fare quattro chiacchiere e scoprire le reciproche diversità. La mancanza di strade, la povertà e l'isolamento geografico hanno preservato la purezza delle popolazioni primitive. Si viaggia attraverso un giacimento antropologico immenso.Nei villaggi, il pagamento di 5 birr per una foto (un euro equivale a 21 birr) è forse l'unica fonte di remunerazione, in una regione dove le banche non esistono. Il corpo, l'unica cosa che possiedono, si dipinge, si scarifica in nome di riti per noi incomprensibili, per esprimere potenza virile, spregio del dolore, appartenenza ad una tribù. Con mutilazioni, differenti da etnia ad etnia, per esaltare la bellezza fisica, eseguite anticamente forse per esigenze rituali e propiziatorie. Usanze in pratica ancora oggi, come il disco labiale sfoggiato dalle donne Mursi e Surma, nate con lo scopo di renderle meno belle e abbassarne il valore durante la "tratta degli schiavi", o la deformazione del lobo delle orecchie praticata dai Surma di ambo i sessi e dalle donne Mursi. (da: "Valle del fiume Omo, Etiopia: un ritorno alle origini", "La Stampa") Secondo l'autore, nella Valle dell'Omo la maggior parte delle etnie è:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Da Addis Abeba, la capitale più alta dell'Africa, fondata nel 19° secolo dall'imperatore etiope Menelik II ai piedi del Monte Entoto, si viaggia per 500 km in fuoristrada verso il profondo sud fino alla Valle dell'Omo, il fiume omonimo che dall'altopiano etiope attraversa profonde valli selvagge prima di sfociare nel lago Turkana nel nord del Kenya.Una terra dove ogni venti secondi una persona muore a causa della mancanza di acqua e, in conseguenza di questo, anche per le insufficienti condizioni igieniche.Oltre 100.000 italiani, viaggiatori e non turisti, visitano ogni anno la Valle dell'Omo, esplorata alla fine del 1800 dal parmense Vittorio Bottego, dove trentaquattro etnie di origine nilotica, differenti l'una dall'altra, vivono in villaggi sperduti fermi alla preistoria in capanne di legno, a volte talmente basse da non permettere di stare in piedi, senza corrente elettrica né acqua potabile, sfruttando tecniche di sostentamento che si alternano e completano a vicenda con il mutare delle stagioni e delle condizioni climatiche: le coltivazioni di sorgo, mais, fagioli nelle radure alluvionali lungo le rive dell'Omo, di cui si occupano le donne, e l'allevamento di mandrie di capre e zebù, affidato agli uomini.Quasi un ritorno alle origini, quel mal d'Africa mai ben definito ma così potente da cambiare la vita. I Karo, i Kwegu, i Mursi e i Nyangatom abitano stabilmente lungo le sponde del fiume, da cui dipendono totalmente, mentre altre etnie, gli Hamar, i Chai o i Suri e i Turkana vivono nell'entroterra in sperduti villaggi dove l'istruzione è ancora un miraggio, la mortalità infantile alta e i neonati nati "imperfetti" uccisi subito. Popoli primordiali, seminomadi, dove però è possibile essere accolti in casa per fare quattro chiacchiere e scoprire le reciproche diversità. La mancanza di strade, la povertà e l'isolamento geografico hanno preservato la purezza delle popolazioni primitive. Si viaggia attraverso un giacimento antropologico immenso.Nei villaggi, il pagamento di 5 birr per una foto (un euro equivale a 21 birr) è forse l'unica fonte di remunerazione, in una regione dove le banche non esistono. Il corpo, l'unica cosa che possiedono, si dipinge, si scarifica in nome di riti per noi incomprensibili, per esprimere potenza virile, spregio del dolore, appartenenza ad una tribù. Con mutilazioni, differenti da etnia ad etnia, per esaltare la bellezza fisica, eseguite anticamente forse per esigenze rituali e propiziatorie. Usanze in pratica ancora oggi, come il disco labiale sfoggiato dalle donne Mursi e Surma, nate con lo scopo di renderle meno belle e abbassarne il valore durante la "tratta degli schiavi", o la deformazione del lobo delle orecchie praticata dai Surma di ambo i sessi e dalle donne Mursi. (da: "Valle del fiume Omo, Etiopia: un ritorno alle origini", "La Stampa") Con l'espressione "giacimento antropologico" nel brano si intende:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Da Addis Abeba, la capitale più alta dell'Africa, fondata nel 19° secolo dall'imperatore etiope Menelik II ai piedi del Monte Entoto, si viaggia per 500 km in fuoristrada verso il profondo sud fino alla Valle dell'Omo, il fiume omonimo che dall'altopiano etiope attraversa profonde valli selvagge prima di sfociare nel lago Turkana nel nord del Kenya.Una terra dove ogni venti secondi una persona muore a causa della mancanza di acqua e, in conseguenza di questo, anche per le insufficienti condizioni igieniche.Oltre 100.000 italiani, viaggiatori e non turisti, visitano ogni anno la Valle dell'Omo, esplorata alla fine del 1800 dal parmense Vittorio Bottego, dove trentaquattro etnie di origine nilotica, differenti l'una dall'altra, vivono in villaggi sperduti fermi alla preistoria in capanne di legno, a volte talmente basse da non permettere di stare in piedi, senza corrente elettrica né acqua potabile, sfruttando tecniche di sostentamento che si alternano e completano a vicenda con il mutare delle stagioni e delle condizioni climatiche: le coltivazioni di sorgo, mais, fagioli nelle radure alluvionali lungo le rive dell'Omo, di cui si occupano le donne, e l'allevamento di mandrie di capre e zebù, affidato agli uomini.Quasi un ritorno alle origini, quel mal d'Africa mai ben definito ma così potente da cambiare la vita. I Karo, i Kwegu, i Mursi e i Nyangatom abitano stabilmente lungo le sponde del fiume, da cui dipendono totalmente, mentre altre etnie, gli Hamar, i Chai o i Suri e i Turkana vivono nell'entroterra in sperduti villaggi dove l'istruzione è ancora un miraggio, la mortalità infantile alta e i neonati nati "imperfetti" uccisi subito. Popoli primordiali, seminomadi, dove però è possibile essere accolti in casa per fare quattro chiacchiere e scoprire le reciproche diversità. La mancanza di strade, la povertà e l'isolamento geografico hanno preservato la purezza delle popolazioni primitive. Si viaggia attraverso un giacimento antropologico immenso.Nei villaggi, il pagamento di 5 birr per una foto (un euro equivale a 21 birr) è forse l'unica fonte di remunerazione, in una regione dove le banche non esistono. Il corpo, l'unica cosa che possiedono, si dipinge, si scarifica in nome di riti per noi incomprensibili, per esprimere potenza virile, spregio del dolore, appartenenza ad una tribù. Con mutilazioni, differenti da etnia ad etnia, per esaltare la bellezza fisica, eseguite anticamente forse per esigenze rituali e propiziatorie. Usanze in pratica ancora oggi, come il disco labiale sfoggiato dalle donne Mursi e Surma, nate con lo scopo di renderle meno belle e abbassarne il valore durante la "tratta degli schiavi", o la deformazione del lobo delle orecchie praticata dai Surma di ambo i sessi e dalle donne Mursi. (da: "Valle del fiume Omo, Etiopia: un ritorno alle origini", "La Stampa") L'alto tasso di mortalità nell'area della Valle dell'Omo è dovuto principalmente a:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Da Addis Abeba, la capitale più alta dell'Africa, fondata nel 19° secolo dall'imperatore etiope Menelik II ai piedi del Monte Entoto, si viaggia per 500 km in fuoristrada verso il profondo sud fino alla Valle dell'Omo, il fiume omonimo che dall'altopiano etiope attraversa profonde valli selvagge prima di sfociare nel lago Turkana nel nord del Kenya.Una terra dove ogni venti secondi una persona muore a causa della mancanza di acqua e, in conseguenza di questo, anche per le insufficienti condizioni igieniche.Oltre 100.000 italiani, viaggiatori e non turisti, visitano ogni anno la Valle dell'Omo, esplorata alla fine del 1800 dal parmense Vittorio Bottego, dove trentaquattro etnie di origine nilotica, differenti l'una dall'altra, vivono in villaggi sperduti fermi alla preistoria in capanne di legno, a volte talmente basse da non permettere di stare in piedi, senza corrente elettrica né acqua potabile, sfruttando tecniche di sostentamento che si alternano e completano a vicenda con il mutare delle stagioni e delle condizioni climatiche: le coltivazioni di sorgo, mais, fagioli nelle radure alluvionali lungo le rive dell'Omo, di cui si occupano le donne, e l'allevamento di mandrie di capre e zebù, affidato agli uomini.Quasi un ritorno alle origini, quel mal d'Africa mai ben definito ma così potente da cambiare la vita. I Karo, i Kwegu, i Mursi e i Nyangatom abitano stabilmente lungo le sponde del fiume, da cui dipendono totalmente, mentre altre etnie, gli Hamar, i Chai o i Suri e i Turkana vivono nell'entroterra in sperduti villaggi dove l'istruzione è ancora un miraggio, la mortalità infantile alta e i neonati nati "imperfetti" uccisi subito. Popoli primordiali, seminomadi, dove però è possibile essere accolti in casa per fare quattro chiacchiere e scoprire le reciproche diversità. La mancanza di strade, la povertà e l'isolamento geografico hanno preservato la purezza delle popolazioni primitive. Si viaggia attraverso un giacimento antropologico immenso.Nei villaggi, il pagamento di 5 birr per una foto (un euro equivale a 21 birr) è forse l'unica fonte di remunerazione, in una regione dove le banche non esistono. Il corpo, l'unica cosa che possiedono, si dipinge, si scarifica in nome di riti per noi incomprensibili, per esprimere potenza virile, spregio del dolore, appartenenza ad una tribù. Con mutilazioni, differenti da etnia ad etnia, per esaltare la bellezza fisica, eseguite anticamente forse per esigenze rituali e propiziatorie. Usanze in pratica ancora oggi, come il disco labiale sfoggiato dalle donne Mursi e Surma, nate con lo scopo di renderle meno belle e abbassarne il valore durante la "tratta degli schiavi", o la deformazione del lobo delle orecchie praticata dai Surma di ambo i sessi e dalle donne Mursi. (da: "Valle del fiume Omo, Etiopia: un ritorno alle origini", "La Stampa") Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Dall'affitto della casa al noleggio dell'auto, dal ristorante domestico al servizio di consegna, la sharing economy è cresciuta molto negli ultimi anni, con oltre 200 piattaforme [1] operative in Italia e un giro d'affari stimato oltre i 3,5 miliardi. L'economia della condivisione sta però crescendo con regole frammentarie o contraddittorie, sia sotto il profilo fiscale che su quello più generale dei vincoli e dei diritti. La tassa sugli affitti brevi (nota anche come tassa Airbnb) appena introdotta con la manovrina convertita in legge dal Parlamento, segnala un cambio di passo che potrebbe presto completarsi in base a progetti di legge nazionali e indicazioni delle istituzioni europee. Il 15 giugno scorso il Parlamento europeo ha sottolineato l'urgenza di fissare delle linee guida sulla sharing economy, per affrontare le zone grigie delle diverse normative nazionali che ne frenano la crescita. Con la risoluzione (non legislativa), in sintesi, si chiede alla Ue di sostenere l'economia collaborativa sviluppatasi online e garantire la concorrenza leale, oltre al rispetto dei diritti dei lavoratori e degli obblighi fiscali. Negli ultimi anni il web e le piattaforme digitali hanno aperto possibilità prima inesistenti, consentendo a chi ha risorse da mettere a disposizione di accedere a un pubblico vastissimo, con il quale scambiare o vendere beni e servizi. Dall'affitto della casa al noleggio dell'auto, dal ristorante domestico alla babysitter. In Italia le piattaforme attive sono più di 200, secondo il rapporto 2016 curato da Unicatt TraiLab Collaboriamo.org, in crescita del 10% su base annua e del 49% rispetto al 2014. E dietro questi numeri si muove ormai un potenziale economico consistente. Uno studio dell'Università di Pavia ha calcolato in 3,5 miliardi il giro d'affari generato in Italia dalla sharing economy, con prospettive di crescita fino a 25 miliardi al 2025. A livello europeo, poi, PwC calcola che in quello stesso anno le transazioni raggiungeranno i 570 miliardi di controvalore, solo conteggiando i cinque principali settori (finanza, alloggi, trasporti, servizi domestici e servizi professionali). Di fatto, gli operatori della sharing hanno rotto alcuni schemi tradizionali: per fare un esempio, molti diffidano degli autostoppisti, ma possono trovarsi a dare un passaggio a un perfetto sconosciuto, senza diffidenza, purché abbia una buona reputazione su BlaBlacar. L'effetto dirompente si è però manifestato nell'apertura di una serie di fronti problematici, a partire da quello fiscale. Gli utenti delle piattaforme, il più delle volte, sono soggetti "privati" senza partita Iva che ottengono somme di denaro più o meno elevate, in modo più o meno continuo. Da qui le incertezze sull'inquadramento dei proventi, che spesso è difficile incasellare nelle categorie già esistenti. Si pensi alla distinzione non sempre immediata tra redditi e rimborsi spese, soprattutto quando mancano i giustificativi a supporto. [...] Più in generale, quando si maneggia la complessità della sharing economy, c'è sempre il rischio di voler dettare prescrizioni troppo minuziose per fenomeni nuovi e difficili da inquadrare. Ancora la manovrina tratta come locazioni brevi anche i contratti che includono la "fornitura di biancheria e di pulizia dei locali", ma non cita piccoli servizi accessori come la prima colazione, che sono molto più comuni e che non richiedono il ricorso a manodopera esterna. (Da: "Dalla casa all'auto, tutte le novità della sharing economy", a cura di Dario Aquaro e Cristiano Dell'Oste, http://www.ilsole24ore.com) Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Dall'affitto della casa al noleggio dell'auto, dal ristorante domestico al servizio di consegna, la sharing economy è cresciuta molto negli ultimi anni, con oltre 200 piattaforme [1] operative in Italia e un giro d'affari stimato oltre i 3,5 miliardi. L'economia della condivisione sta però crescendo con regole frammentarie o contraddittorie, sia sotto il profilo fiscale che su quello più generale dei vincoli e dei diritti. La tassa sugli affitti brevi (nota anche come tassa Airbnb) appena introdotta con la manovrina convertita in legge dal Parlamento, segnala un cambio di passo che potrebbe presto completarsi in base a progetti di legge nazionali e indicazioni delle istituzioni europee. Il 15 giugno scorso il Parlamento europeo ha sottolineato l'urgenza di fissare delle linee guida sulla sharing economy, per affrontare le zone grigie delle diverse normative nazionali che ne frenano la crescita. Con la risoluzione (non legislativa), in sintesi, si chiede alla Ue di sostenere l'economia collaborativa sviluppatasi online e garantire la concorrenza leale, oltre al rispetto dei diritti dei lavoratori e degli obblighi fiscali. Negli ultimi anni il web e le piattaforme digitali hanno aperto possibilità prima inesistenti, consentendo a chi ha risorse da mettere a disposizione di accedere a un pubblico vastissimo, con il quale scambiare o vendere beni e servizi. Dall'affitto della casa al noleggio dell'auto, dal ristorante domestico alla babysitter. In Italia le piattaforme attive sono più di 200, secondo il rapporto 2016 curato da Unicatt TraiLab Collaboriamo.org, in crescita del 10% su base annua e del 49% rispetto al 2014. E dietro questi numeri si muove ormai un potenziale economico consistente. Uno studio dell'Università di Pavia ha calcolato in 3,5 miliardi il giro d'affari generato in Italia dalla sharing economy, con prospettive di crescita fino a 25 miliardi al 2025. A livello europeo, poi, PwC calcola che in quello stesso anno le transazioni raggiungeranno i 570 miliardi di controvalore, solo conteggiando i cinque principali settori (finanza, alloggi, trasporti, servizi domestici e servizi professionali). Di fatto, gli operatori della sharing hanno rotto alcuni schemi tradizionali: per fare un esempio, molti diffidano degli autostoppisti, ma possono trovarsi a dare un passaggio a un perfetto sconosciuto, senza diffidenza, purché abbia una buona reputazione su BlaBlacar. L'effetto dirompente si è però manifestato nell'apertura di una serie di fronti problematici, a partire da quello fiscale. Gli utenti delle piattaforme, il più delle volte, sono soggetti "privati" senza partita Iva che ottengono somme di denaro più o meno elevate, in modo più o meno continuo. Da qui le incertezze sull'inquadramento dei proventi, che spesso è difficile incasellare nelle categorie già esistenti. Si pensi alla distinzione non sempre immediata tra redditi e rimborsi spese, soprattutto quando mancano i giustificativi a supporto. [...] Più in generale, quando si maneggia la complessità della sharing economy, c'è sempre il rischio di voler dettare prescrizioni troppo minuziose per fenomeni nuovi e difficili da inquadrare. Ancora la manovrina tratta come locazioni brevi anche i contratti che includono la "fornitura di biancheria e di pulizia dei locali", ma non cita piccoli servizi accessori come la prima colazione, che sono molto più comuni e che non richiedono il ricorso a manodopera esterna. (Da: "Dalla casa all'auto, tutte le novità della sharing economy", a cura di Dario Aquaro e Cristiano Dell'Oste, http://www.ilsole24ore.com) Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Dall'affitto della casa al noleggio dell'auto, dal ristorante domestico al servizio di consegna, la sharing economy è cresciuta molto negli ultimi anni, con oltre 200 piattaforme [1] operative in Italia e un giro d'affari stimato oltre i 3,5 miliardi. L'economia della condivisione sta però crescendo con regole frammentarie o contraddittorie, sia sotto il profilo fiscale che su quello più generale dei vincoli e dei diritti. La tassa sugli affitti brevi (nota anche come tassa Airbnb) appena introdotta con la manovrina convertita in legge dal Parlamento, segnala un cambio di passo che potrebbe presto completarsi in base a progetti di legge nazionali e indicazioni delle istituzioni europee. Il 15 giugno scorso il Parlamento europeo ha sottolineato l'urgenza di fissare delle linee guida sulla sharing economy, per affrontare le zone grigie delle diverse normative nazionali che ne frenano la crescita. Con la risoluzione (non legislativa), in sintesi, si chiede alla Ue di sostenere l'economia collaborativa sviluppatasi online e garantire la concorrenza leale, oltre al rispetto dei diritti dei lavoratori e degli obblighi fiscali. Negli ultimi anni il web e le piattaforme digitali hanno aperto possibilità prima inesistenti, consentendo a chi ha risorse da mettere a disposizione di accedere a un pubblico vastissimo, con il quale scambiare o vendere beni e servizi. Dall'affitto della casa al noleggio dell'auto, dal ristorante domestico alla babysitter. In Italia le piattaforme attive sono più di 200, secondo il rapporto 2016 curato da Unicatt TraiLab Collaboriamo.org, in crescita del 10% su base annua e del 49% rispetto al 2014. E dietro questi numeri si muove ormai un potenziale economico consistente. Uno studio dell'Università di Pavia ha calcolato in 3,5 miliardi il giro d'affari generato in Italia dalla sharing economy, con prospettive di crescita fino a 25 miliardi al 2025. A livello europeo, poi, PwC calcola che in quello stesso anno le transazioni raggiungeranno i 570 miliardi di controvalore, solo conteggiando i cinque principali settori (finanza, alloggi, trasporti, servizi domestici e servizi professionali). Di fatto, gli operatori della sharing hanno rotto alcuni schemi tradizionali: per fare un esempio, molti diffidano degli autostoppisti, ma possono trovarsi a dare un passaggio a un perfetto sconosciuto, senza diffidenza, purché abbia una buona reputazione su BlaBlacar. L'effetto dirompente si è però manifestato nell'apertura di una serie di fronti problematici, a partire da quello fiscale. Gli utenti delle piattaforme, il più delle volte, sono soggetti "privati" senza partita Iva che ottengono somme di denaro più o meno elevate, in modo più o meno continuo. Da qui le incertezze sull'inquadramento dei proventi, che spesso è difficile incasellare nelle categorie già esistenti. Si pensi alla distinzione non sempre immediata tra redditi e rimborsi spese, soprattutto quando mancano i giustificativi a supporto. [...] Più in generale, quando si maneggia la complessità della sharing economy, c'è sempre il rischio di voler dettare prescrizioni troppo minuziose per fenomeni nuovi e difficili da inquadrare. Ancora la manovrina tratta come locazioni brevi anche i contratti che includono la "fornitura di biancheria e di pulizia dei locali", ma non cita piccoli servizi accessori come la prima colazione, che sono molto più comuni e che non richiedono il ricorso a manodopera esterna. (Da: "Dalla casa all'auto, tutte le novità della sharing economy", a cura di Dario Aquaro e Cristiano Dell'Oste, http://www.ilsole24ore.com) Il termine "piattaforme [1]" è un sostantivo:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Dall'affitto della casa al noleggio dell'auto, dal ristorante domestico al servizio di consegna, la sharing economy è cresciuta molto negli ultimi anni, con oltre 200 piattaforme [1] operative in Italia e un giro d'affari stimato oltre i 3,5 miliardi. L'economia della condivisione sta però crescendo con regole frammentarie o contraddittorie, sia sotto il profilo fiscale che su quello più generale dei vincoli e dei diritti. La tassa sugli affitti brevi (nota anche come tassa Airbnb) appena introdotta con la manovrina convertita in legge dal Parlamento, segnala un cambio di passo che potrebbe presto completarsi in base a progetti di legge nazionali e indicazioni delle istituzioni europee. Il 15 giugno scorso il Parlamento europeo ha sottolineato l'urgenza di fissare delle linee guida sulla sharing economy, per affrontare le zone grigie delle diverse normative nazionali che ne frenano la crescita. Con la risoluzione (non legislativa), in sintesi, si chiede alla Ue di sostenere l'economia collaborativa sviluppatasi online e garantire la concorrenza leale, oltre al rispetto dei diritti dei lavoratori e degli obblighi fiscali. Negli ultimi anni il web e le piattaforme digitali hanno aperto possibilità prima inesistenti, consentendo a chi ha risorse da mettere a disposizione di accedere a un pubblico vastissimo, con il quale scambiare o vendere beni e servizi. Dall'affitto della casa al noleggio dell'auto, dal ristorante domestico alla babysitter. In Italia le piattaforme attive sono più di 200, secondo il rapporto 2016 curato da Unicatt TraiLab Collaboriamo.org, in crescita del 10% su base annua e del 49% rispetto al 2014. E dietro questi numeri si muove ormai un potenziale economico consistente. Uno studio dell'Università di Pavia ha calcolato in 3,5 miliardi il giro d'affari generato in Italia dalla sharing economy, con prospettive di crescita fino a 25 miliardi al 2025. A livello europeo, poi, PwC calcola che in quello stesso anno le transazioni raggiungeranno i 570 miliardi di controvalore, solo conteggiando i cinque principali settori (finanza, alloggi, trasporti, servizi domestici e servizi professionali). Di fatto, gli operatori della sharing hanno rotto alcuni schemi tradizionali: per fare un esempio, molti diffidano degli autostoppisti, ma possono trovarsi a dare un passaggio a un perfetto sconosciuto, senza diffidenza, purché abbia una buona reputazione su BlaBlacar. L'effetto dirompente si è però manifestato nell'apertura di una serie di fronti problematici, a partire da quello fiscale. Gli utenti delle piattaforme, il più delle volte, sono soggetti "privati" senza partita Iva che ottengono somme di denaro più o meno elevate, in modo più o meno continuo. Da qui le incertezze sull'inquadramento dei proventi, che spesso è difficile incasellare nelle categorie già esistenti. Si pensi alla distinzione non sempre immediata tra redditi e rimborsi spese, soprattutto quando mancano i giustificativi a supporto. [...] Più in generale, quando si maneggia la complessità della sharing economy, c'è sempre il rischio di voler dettare prescrizioni troppo minuziose per fenomeni nuovi e difficili da inquadrare. Ancora la manovrina tratta come locazioni brevi anche i contratti che includono la "fornitura di biancheria e di pulizia dei locali", ma non cita piccoli servizi accessori come la prima colazione, che sono molto più comuni e che non richiedono il ricorso a manodopera esterna. (Da: "Dalla casa all'auto, tutte le novità della sharing economy", a cura di Dario Aquaro e Cristiano Dell'Oste, http://www.ilsole24ore.com) Quale delle seguenti affermazioni è VERA relativamente alla sharing economy?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Dall'affitto della casa al noleggio dell'auto, dal ristorante domestico al servizio di consegna, la sharing economy è cresciuta molto negli ultimi anni, con oltre 200 piattaforme [1] operative in Italia e un giro d'affari stimato oltre i 3,5 miliardi. L'economia della condivisione sta però crescendo con regole frammentarie o contraddittorie, sia sotto il profilo fiscale che su quello più generale dei vincoli e dei diritti. La tassa sugli affitti brevi (nota anche come tassa Airbnb) appena introdotta con la manovrina convertita in legge dal Parlamento, segnala un cambio di passo che potrebbe presto completarsi in base a progetti di legge nazionali e indicazioni delle istituzioni europee. Il 15 giugno scorso il Parlamento europeo ha sottolineato l'urgenza di fissare delle linee guida sulla sharing economy, per affrontare le zone grigie delle diverse normative nazionali che ne frenano la crescita. Con la risoluzione (non legislativa), in sintesi, si chiede alla Ue di sostenere l'economia collaborativa sviluppatasi online e garantire la concorrenza leale, oltre al rispetto dei diritti dei lavoratori e degli obblighi fiscali. Negli ultimi anni il web e le piattaforme digitali hanno aperto possibilità prima inesistenti, consentendo a chi ha risorse da mettere a disposizione di accedere a un pubblico vastissimo, con il quale scambiare o vendere beni e servizi. Dall'affitto della casa al noleggio dell'auto, dal ristorante domestico alla babysitter. In Italia le piattaforme attive sono più di 200, secondo il rapporto 2016 curato da Unicatt TraiLab Collaboriamo.org, in crescita del 10% su base annua e del 49% rispetto al 2014. E dietro questi numeri si muove ormai un potenziale economico consistente. Uno studio dell'Università di Pavia ha calcolato in 3,5 miliardi il giro d'affari generato in Italia dalla sharing economy, con prospettive di crescita fino a 25 miliardi al 2025. A livello europeo, poi, PwC calcola che in quello stesso anno le transazioni raggiungeranno i 570 miliardi di controvalore, solo conteggiando i cinque principali settori (finanza, alloggi, trasporti, servizi domestici e servizi professionali). Di fatto, gli operatori della sharing hanno rotto alcuni schemi tradizionali: per fare un esempio, molti diffidano degli autostoppisti, ma possono trovarsi a dare un passaggio a un perfetto sconosciuto, senza diffidenza, purché abbia una buona reputazione su BlaBlacar. L'effetto dirompente si è però manifestato nell'apertura di una serie di fronti problematici, a partire da quello fiscale. Gli utenti delle piattaforme, il più delle volte, sono soggetti "privati" senza partita Iva che ottengono somme di denaro più o meno elevate, in modo più o meno continuo. Da qui le incertezze sull'inquadramento dei proventi, che spesso è difficile incasellare nelle categorie già esistenti. Si pensi alla distinzione non sempre immediata tra redditi e rimborsi spese, soprattutto quando mancano i giustificativi a supporto. [...] Più in generale, quando si maneggia la complessità della sharing economy, c'è sempre il rischio di voler dettare prescrizioni troppo minuziose per fenomeni nuovi e difficili da inquadrare. Ancora la manovrina tratta come locazioni brevi anche i contratti che includono la "fornitura di biancheria e di pulizia dei locali", ma non cita piccoli servizi accessori come la prima colazione, che sono molto più comuni e che non richiedono il ricorso a manodopera esterna. (Da: "Dalla casa all'auto, tutte le novità della sharing economy", a cura di Dario Aquaro e Cristiano Dell'Oste, http://www.ilsole24ore.com) Quale delle seguenti affermazioni è FALSA relativamente alle piattaforme digitali della sharing economy?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Devi convincerti che la lode infiacchisce, invita a uno sforzo minore, mentre l'attacco ben sostenuto fortifica. Lascia che sia la tua opera a difendersi e va' oltre. Se essa non regge al colpo, tutto ciò che potrai inventare per salvarla non impedirà la sua rovina; preoccupati casomai di farne un'altra che resista meglio. È interessante penetrare i segreti dell'arte altrui, ma non giurerei che sia un reale vantaggio. Una scrittrice di grande talento mi raccontava che lo studio, la dissezione, la scomposizione dei migliori romanzi aveva impegnato a tal punto la sua giovinezza che lei stessa aveva cominciato a produrre soltanto quand'era già molto esperta, padrona di tutti i segreti, di tutte le risorse del mestiere. Ma era il mestiere degli altri. La vera abilità è quella che ti viene consigliata, all'ultimo momento, dall'emozione; è l'intelligenza dell'emozione. Si definisce "miniera" l'assimilazione delle opere precedenti. [1] Essa assicura agli artisti mediocri il minimo della fatica e il massimo successo. Al vero artista, però, ogni nuovo argomento prospetta una difficoltà nuova e, per uscire vincitori, tutto ciò che si è acquisito in precedenza non serve a nulla. Il virtuosismo ha prodotto soltanto banalità. Non devi perfezionare il tuo mestiere ma te stesso. Se ti senti abbastanza sicuro di te, fiducioso nella tua forza � e devo, ahimè, aggiungere, se non hai bisogno, per vivere, del "frutto del tuo lavoro" �, ti consiglio (ma bada che dovrai pagarne lo scotto) di buttarti alle spalle giornali e giornalisti. È proprio del giornale intrattenere il pubblico con ciò che domani lo interesserà meno di oggi. Come puoi convivere con costoro, tu che... Ciò nonostante, sii modesto. Non basta attraversare ignorati la propria epoca per svegliarsi cinquant'anni dopo Keats, Nietzsche, Baudelaire o Stendhal. Ti è però consentito ambire la loro gloria e preferire quel miraggio reale al successo. Se in futuro un adolescente pensoso, simile a quello che potevo essere io, immerso nella mia Aminta o in qualche altro mio libro dove il mio pensiero si sia manifestato più armoniosamente, sentisse battere il proprio cuore come batteva il mio leggendo "Better be" (eccetera, citare Keats), e dicesse: eccoti per me, più vivo del più vivo compagno, André Gide. E non mi rammarico che tu sia morto: se vivessi ancora non ti conoscerei! (Da: André Gide, "Consigli a un giovane scrittore") Cosa assicura agli artisti mediocri il minimo della fatica e il massimo successo [1]?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Devi convincerti che la lode infiacchisce, invita a uno sforzo minore, mentre l'attacco ben sostenuto fortifica. Lascia che sia la tua opera a difendersi e va' oltre. Se essa non regge al colpo, tutto ciò che potrai inventare per salvarla non impedirà la sua rovina; preoccupati casomai di farne un'altra che resista meglio. È interessante penetrare i segreti dell'arte altrui, ma non giurerei che sia un reale vantaggio. Una scrittrice di grande talento mi raccontava che lo studio, la dissezione, la scomposizione dei migliori romanzi aveva impegnato a tal punto la sua giovinezza che lei stessa aveva cominciato a produrre soltanto quand'era già molto esperta, padrona di tutti i segreti, di tutte le risorse del mestiere. Ma era il mestiere degli altri. La vera abilità è quella che ti viene consigliata, all'ultimo momento, dall'emozione; è l'intelligenza dell'emozione. Si definisce "miniera" l'assimilazione delle opere precedenti. [1] Essa assicura agli artisti mediocri il minimo della fatica e il massimo successo. Al vero artista, però, ogni nuovo argomento prospetta una difficoltà nuova e, per uscire vincitori, tutto ciò che si è acquisito in precedenza non serve a nulla. Il virtuosismo ha prodotto soltanto banalità. Non devi perfezionare il tuo mestiere ma te stesso. Se ti senti abbastanza sicuro di te, fiducioso nella tua forza � e devo, ahimè, aggiungere, se non hai bisogno, per vivere, del "frutto del tuo lavoro" �, ti consiglio (ma bada che dovrai pagarne lo scotto) di buttarti alle spalle giornali e giornalisti. È proprio del giornale intrattenere il pubblico con ciò che domani lo interesserà meno di oggi. Come puoi convivere con costoro, tu che... Ciò nonostante, sii modesto. Non basta attraversare ignorati la propria epoca per svegliarsi cinquant'anni dopo Keats, Nietzsche, Baudelaire o Stendhal. Ti è però consentito ambire la loro gloria e preferire quel miraggio reale al successo. Se in futuro un adolescente pensoso, simile a quello che potevo essere io, immerso nella mia Aminta o in qualche altro mio libro dove il mio pensiero si sia manifestato più armoniosamente, sentisse battere il proprio cuore come batteva il mio leggendo "Better be" (eccetera, citare Keats), e dicesse: eccoti per me, più vivo del più vivo compagno, André Gide. E non mi rammarico che tu sia morto: se vivessi ancora non ti conoscerei! (Da: André Gide, "Consigli a un giovane scrittore") Cosa, secondo l'autore, fortifica veramente uno scrittore?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. Devi convincerti che la lode infiacchisce, invita a uno sforzo minore, mentre l'attacco ben sostenuto fortifica. Lascia che sia la tua opera a difendersi e va' oltre. Se essa non regge al colpo, tutto ciò che potrai inventare per salvarla non impedirà la sua rovina; preoccupati casomai di farne un'altra che resista meglio. È interessante penetrare i segreti dell'arte altrui, ma non giurerei che sia un reale vantaggio. Una scrittrice di grande talento mi raccontava che lo studio, la dissezione, la scomposizione dei migliori romanzi aveva impegnato a tal punto la sua giovinezza che lei stessa aveva cominciato a produrre soltanto quand'era già molto esperta, padrona di tutti i segreti, di tutte le risorse del mestiere. Ma era il mestiere degli altri. La vera abilità è quella che ti viene consigliata, all'ultimo momento, dall'emozione; è l'intelligenza dell'emozione. Si definisce "miniera" l'assimilazione delle opere precedenti. [1] Essa assicura agli artisti mediocri il minimo della fatica e il massimo successo. Al vero artista, però, ogni nuovo argomento prospetta una difficoltà nuova e, per uscire vincitori, tutto ciò che si è acquisito in precedenza non serve a nulla. Il virtuosismo ha prodotto soltanto banalità. Non devi perfezionare il tuo mestiere ma te stesso. Se ti senti abbastanza sicuro di te, fiducioso nella tua forza � e devo, ahimè, aggiungere, se non hai bisogno, per vivere, del "frutto del tuo lavoro" �, ti consiglio (ma bada che dovrai pagarne lo scotto) di buttarti alle spalle giornali e giornalisti. È proprio del giornale intrattenere il pubblico con ciò che domani lo interesserà meno di oggi. Come puoi convivere con costoro, tu che... Ciò nonostante, sii modesto. Non basta attraversare ignorati la propria epoca per svegliarsi cinquant'anni dopo Keats, Nietzsche, Baudelaire o Stendhal. Ti è però consentito ambire la loro gloria e preferire quel miraggio reale al successo. Se in futuro un adolescente pensoso, simile a quello che potevo essere io, immerso nella mia Aminta o in qualche altro mio libro dove il mio pensiero si sia manifestato più armoniosamente, sentisse battere il proprio cuore come batteva il mio leggendo "Better be" (eccetera, citare Keats), e dicesse: eccoti per me, più vivo del più vivo compagno, André Gide. E non mi rammarico che tu sia morto: se vivessi ancora non ti conoscerei! (Da: André Gide, "Consigli a un giovane scrittore") In cosa risiede l'abilità dello scrittore?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Devi convincerti che la lode infiacchisce, invita a uno sforzo minore, mentre l'attacco ben sostenuto fortifica. Lascia che sia la tua opera a difendersi e va' oltre. Se essa non regge al colpo, tutto ciò che potrai inventare per salvarla non impedirà la sua rovina; preoccupati casomai di farne un'altra che resista meglio. È interessante penetrare i segreti dell'arte altrui, ma non giurerei che sia un reale vantaggio. Una scrittrice di grande talento mi raccontava che lo studio, la dissezione, la scomposizione dei migliori romanzi aveva impegnato a tal punto la sua giovinezza che lei stessa aveva cominciato a produrre soltanto quand'era già molto esperta, padrona di tutti i segreti, di tutte le risorse del mestiere. Ma era il mestiere degli altri. La vera abilità è quella che ti viene consigliata, all'ultimo momento, dall'emozione; è l'intelligenza dell'emozione. Si definisce "miniera" l'assimilazione delle opere precedenti. [1] Essa assicura agli artisti mediocri il minimo della fatica e il massimo successo. Al vero artista, però, ogni nuovo argomento prospetta una difficoltà nuova e, per uscire vincitori, tutto ciò che si è acquisito in precedenza non serve a nulla. Il virtuosismo ha prodotto soltanto banalità. Non devi perfezionare il tuo mestiere ma te stesso. Se ti senti abbastanza sicuro di te, fiducioso nella tua forza � e devo, ahimè, aggiungere, se non hai bisogno, per vivere, del "frutto del tuo lavoro" �, ti consiglio (ma bada che dovrai pagarne lo scotto) di buttarti alle spalle giornali e giornalisti. È proprio del giornale intrattenere il pubblico con ciò che domani lo interesserà meno di oggi. Come puoi convivere con costoro, tu che... Ciò nonostante, sii modesto. Non basta attraversare ignorati la propria epoca per svegliarsi cinquant'anni dopo Keats, Nietzsche, Baudelaire o Stendhal. Ti è però consentito ambire la loro gloria e preferire quel miraggio reale al successo. Se in futuro un adolescente pensoso, simile a quello che potevo essere io, immerso nella mia Aminta o in qualche altro mio libro dove il mio pensiero si sia manifestato più armoniosamente, sentisse battere il proprio cuore come batteva il mio leggendo "Better be" (eccetera, citare Keats), e dicesse: eccoti per me, più vivo del più vivo compagno, André Gide. E non mi rammarico che tu sia morto: se vivessi ancora non ti conoscerei! (Da: André Gide, "Consigli a un giovane scrittore") Per ogni nuovo argomento, lo scrittore deve:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Devi convincerti che la lode infiacchisce, invita a uno sforzo minore, mentre l'attacco ben sostenuto fortifica. Lascia che sia la tua opera a difendersi e va' oltre. Se essa non regge al colpo, tutto ciò che potrai inventare per salvarla non impedirà la sua rovina; preoccupati casomai di farne un'altra che resista meglio. È interessante penetrare i segreti dell'arte altrui, ma non giurerei che sia un reale vantaggio. Una scrittrice di grande talento mi raccontava che lo studio, la dissezione, la scomposizione dei migliori romanzi aveva impegnato a tal punto la sua giovinezza che lei stessa aveva cominciato a produrre soltanto quand'era già molto esperta, padrona di tutti i segreti, di tutte le risorse del mestiere. Ma era il mestiere degli altri. La vera abilità è quella che ti viene consigliata, all'ultimo momento, dall'emozione; è l'intelligenza dell'emozione. Si definisce "miniera" l'assimilazione delle opere precedenti. [1] Essa assicura agli artisti mediocri il minimo della fatica e il massimo successo. Al vero artista, però, ogni nuovo argomento prospetta una difficoltà nuova e, per uscire vincitori, tutto ciò che si è acquisito in precedenza non serve a nulla. Il virtuosismo ha prodotto soltanto banalità. Non devi perfezionare il tuo mestiere ma te stesso. Se ti senti abbastanza sicuro di te, fiducioso nella tua forza � e devo, ahimè, aggiungere, se non hai bisogno, per vivere, del "frutto del tuo lavoro" �, ti consiglio (ma bada che dovrai pagarne lo scotto) di buttarti alle spalle giornali e giornalisti. È proprio del giornale intrattenere il pubblico con ciò che domani lo interesserà meno di oggi. Come puoi convivere con costoro, tu che... Ciò nonostante, sii modesto. Non basta attraversare ignorati la propria epoca per svegliarsi cinquant'anni dopo Keats, Nietzsche, Baudelaire o Stendhal. Ti è però consentito ambire la loro gloria e preferire quel miraggio reale al successo. Se in futuro un adolescente pensoso, simile a quello che potevo essere io, immerso nella mia Aminta o in qualche altro mio libro dove il mio pensiero si sia manifestato più armoniosamente, sentisse battere il proprio cuore come batteva il mio leggendo "Better be" (eccetera, citare Keats), e dicesse: eccoti per me, più vivo del più vivo compagno, André Gide. E non mi rammarico che tu sia morto: se vivessi ancora non ti conoscerei! (Da: André Gide, "Consigli a un giovane scrittore") Secondo l'autore, uno scrittore:

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