Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   I bambini di un tempo potevano giocare in modi oggi non più praticabili. Queste esperienze ludiche erano esplorazioni complesse dell'ambiente circostante: prati, campi, vie cittadine e interi quartieri o paesi erano i luoghi in cui si svolgeva l'"apprendistato al mondo" dei bambini. A volte riuniti in bande, a volte costretti o ostinati in una solitudine segreta, i bambini si confrontavano con gli altri bambini, con gli animali, con il territorio, in parte conosciuto e amico, in parte ignoto e misterioso, e con gli adulti. La parola chiave era "la scoperta". Oggi alcuni bambini riescono ancora a vivere un surrogato di questa palestra cognitiva. La causa di questa mancanza è da ricercare soprattutto nella urbanizzazione e nella consegna della città nelle mani dell'automobilista. Il bambino è confinato in una riserva che assume le vesti della casa o del parco giochi. Il parco giochi non ha nulla a che fare con il parco dei divertimenti, luogo di fughe, giostre e meraviglie, è un luogo destituito di ogni magia. Non ci sono pericoli, non si deve marinare la scuola per andarci, non si rischia l'incolumità, non c'è avventura a disposizione. Il fascino della scoperta si esaurisce nella brevità della prima ricognizione visiva e motoria. Questo spazio non offre alcuna possibilità di essere vissuto in maniera personale e creativa, la sua fruizione è disegnata a tavolino e prevista da progettisti adulti, esistono esecuzioni di gesti già programmati (lo scivolo, l'altalena). E' un sistema ludico chiuso. Le città oggi: |
| RISPOSTA   I bambini di un tempo potevano giocare in modi oggi non più praticabili. Queste esperienze ludiche erano esplorazioni complesse dell'ambiente circostante: prati, campi, vie cittadine e interi quartieri o paesi erano i luoghi in cui si svolgeva l'"apprendistato al mondo" dei bambini. A volte riuniti in bande, a volte costretti o ostinati in una solitudine segreta, i bambini si confrontavano con gli altri bambini, con gli animali, con il territorio, in parte conosciuto e amico, in parte ignoto e misterioso, e con gli adulti. La parola chiave era "la scoperta". Oggi alcuni bambini riescono ancora a vivere un surrogato di questa palestra cognitiva. La causa di questa mancanza è da ricercare soprattutto nella urbanizzazione e nella consegna della città nelle mani dell'automobilista. Il bambino è confinato in una riserva che assume le vesti della casa o del parco giochi. Il parco giochi non ha nulla a che fare con il parco dei divertimenti, luogo di fughe, giostre e meraviglie, è un luogo destituito di ogni magia. Non ci sono pericoli, non si deve marinare la scuola per andarci, non si rischia l'incolumità, non c'è avventura a disposizione. Il fascino della scoperta si esaurisce nella brevità della prima ricognizione visiva e motoria. Questo spazio non offre alcuna possibilità di essere vissuto in maniera personale e creativa, la sua fruizione è disegnata a tavolino e prevista da progettisti adulti, esistono esecuzioni di gesti già programmati (lo scivolo, l'altalena). E' un sistema ludico chiuso. Prima i bambini: |
| RISPOSTA   I bambini di un tempo potevano giocare in modi oggi non più praticabili. Queste esperienze ludiche erano esplorazioni complesse dell'ambiente circostante: prati, campi, vie cittadine e interi quartieri o paesi erano i luoghi in cui si svolgeva l'"apprendistato al mondo" dei bambini. A volte riuniti in bande, a volte costretti o ostinati in una solitudine segreta, i bambini si confrontavano con gli altri bambini, con gli animali, con il territorio, in parte conosciuto e amico, in parte ignoto e misterioso, e con gli adulti. La parola chiave era "la scoperta". Oggi alcuni bambini riescono ancora a vivere un surrogato di questa palestra cognitiva. La causa di questa mancanza è da ricercare soprattutto nella urbanizzazione e nella consegna della città nelle mani dell'automobilista. Il bambino è confinato in una riserva che assume le vesti della casa o del parco giochi. Il parco giochi non ha nulla a che fare con il parco dei divertimenti, luogo di fughe, giostre e meraviglie, è un luogo destituito di ogni magia. Non ci sono pericoli, non si deve marinare la scuola per andarci, non si rischia l'incolumità, non c'è avventura a disposizione. Il fascino della scoperta si esaurisce nella brevità della prima ricognizione visiva e motoria. Questo spazio non offre alcuna possibilità di essere vissuto in maniera personale e creativa, la sua fruizione è disegnata a tavolino e prevista da progettisti adulti, esistono esecuzioni di gesti già programmati (lo scivolo, l'altalena). E' un sistema ludico chiuso. Il bambino è "confinato": |
| RISPOSTA   I bambini di un tempo potevano giocare in modi oggi non più praticabili. Queste esperienze ludiche erano esplorazioni complesse dell'ambiente circostante: prati, campi, vie cittadine e interi quartieri o paesi erano i luoghi in cui si svolgeva l'"apprendistato al mondo" dei bambini. A volte riuniti in bande, a volte costretti o ostinati in una solitudine segreta, i bambini si confrontavano con gli altri bambini, con gli animali, con il territorio, in parte conosciuto e amico, in parte ignoto e misterioso, e con gli adulti. La parola chiave era "la scoperta". Oggi alcuni bambini riescono ancora a vivere un surrogato di questa palestra cognitiva. La causa di questa mancanza è da ricercare soprattutto nella urbanizzazione e nella consegna della città nelle mani dell'automobilista. Il bambino è confinato in una riserva che assume le vesti della casa o del parco giochi. Il parco giochi non ha nulla a che fare con il parco dei divertimenti, luogo di fughe, giostre e meraviglie, è un luogo destituito di ogni magia. Non ci sono pericoli, non si deve marinare la scuola per andarci, non si rischia l'incolumità, non c'è avventura a disposizione. Il fascino della scoperta si esaurisce nella brevità della prima ricognizione visiva e motoria. Questo spazio non offre alcuna possibilità di essere vissuto in maniera personale e creativa, la sua fruizione è disegnata a tavolino e prevista da progettisti adulti, esistono esecuzioni di gesti già programmati (lo scivolo, l'altalena). E' un sistema ludico chiuso. Il fascino della scoperta, in un parco giochi: |
| RISPOSTA   I bambini di un tempo potevano giocare in modi oggi non più praticabili. Queste esperienze ludiche erano esplorazioni complesse dell'ambiente circostante: prati, campi, vie cittadine e interi quartieri o paesi erano i luoghi in cui si svolgeva l'"apprendistato al mondo" dei bambini. A volte riuniti in bande, a volte costretti o ostinati in una solitudine segreta, i bambini si confrontavano con gli altri bambini, con gli animali, con il territorio, in parte conosciuto e amico, in parte ignoto e misterioso, e con gli adulti. La parola chiave era "la scoperta". Oggi alcuni bambini riescono ancora a vivere un surrogato di questa palestra cognitiva. La causa di questa mancanza è da ricercare soprattutto nella urbanizzazione e nella consegna della città nelle mani dell'automobilista. Il bambino è confinato in una riserva che assume le vesti della casa o del parco giochi. Il parco giochi non ha nulla a che fare con il parco dei divertimenti, luogo di fughe, giostre e meraviglie, è un luogo destituito di ogni magia. Non ci sono pericoli, non si deve marinare la scuola per andarci, non si rischia l'incolumità, non c'è avventura a disposizione. Il fascino della scoperta si esaurisce nella brevità della prima ricognizione visiva e motoria. Questo spazio non offre alcuna possibilità di essere vissuto in maniera personale e creativa, la sua fruizione è disegnata a tavolino e prevista da progettisti adulti, esistono esecuzioni di gesti già programmati (lo scivolo, l'altalena). E' un sistema ludico chiuso. I bambini di un tempo svolgevano il loro "apprendistato al mondo": |
| RISPOSTA   I bambini di un tempo potevano giocare in modi oggi non più praticabili. Queste esperienze ludiche erano esplorazioni complesse dell'ambiente circostante: prati, campi, vie cittadine e interi quartieri o paesi erano i luoghi in cui si svolgeva l'"apprendistato al mondo" dei bambini. A volte riuniti in bande, a volte costretti o ostinati in una solitudine segreta, i bambini si confrontavano con gli altri bambini, con gli animali, con il territorio, in parte conosciuto e amico, in parte ignoto e misterioso, e con gli adulti. La parola chiave era "la scoperta". Oggi alcuni bambini riescono ancora a vivere un surrogato di questa palestra cognitiva. La causa di questa mancanza è da ricercare soprattutto nella urbanizzazione e nella consegna della città nelle mani dell'automobilista. Il bambino è confinato in una riserva che assume le vesti della casa o del parco giochi. Il parco giochi non ha nulla a che fare con il parco dei divertimenti, luogo di fughe, giostre e meraviglie, è un luogo destituito di ogni magia. Non ci sono pericoli, non si deve marinare la scuola per andarci, non si rischia l'incolumità, non c'è avventura a disposizione. Il fascino della scoperta si esaurisce nella brevità della prima ricognizione visiva e motoria. Questo spazio non offre alcuna possibilità di essere vissuto in maniera personale e creativa, la sua fruizione è disegnata a tavolino e prevista da progettisti adulti, esistono esecuzioni di gesti già programmati (lo scivolo, l'altalena). E' un sistema ludico chiuso. Oggi i bambini: |
| RISPOSTA   I bambini di un tempo potevano giocare in modi oggi non più praticabili. Queste esperienze ludiche erano esplorazioni complesse dell'ambiente circostante: prati, campi, vie cittadine e interi quartieri o paesi erano i luoghi in cui si svolgeva l'"apprendistato al mondo" dei bambini. A volte riuniti in bande, a volte costretti o ostinati in una solitudine segreta, i bambini si confrontavano con gli altri bambini, con gli animali, con il territorio, in parte conosciuto e amico, in parte ignoto e misterioso, e con gli adulti. La parola chiave era "la scoperta". Oggi alcuni bambini riescono ancora a vivere un surrogato di questa palestra cognitiva. La causa di questa mancanza è da ricercare soprattutto nella urbanizzazione e nella consegna della città nelle mani dell'automobilista. Il bambino è confinato in una riserva che assume le vesti della casa o del parco giochi. Il parco giochi non ha nulla a che fare con il parco dei divertimenti, luogo di fughe, giostre e meraviglie, è un luogo destituito di ogni magia. Non ci sono pericoli, non si deve marinare la scuola per andarci, non si rischia l'incolumità, non c'è avventura a disposizione. Il fascino della scoperta si esaurisce nella brevità della prima ricognizione visiva e motoria. Questo spazio non offre alcuna possibilità di essere vissuto in maniera personale e creativa, la sua fruizione è disegnata a tavolino e prevista da progettisti adulti, esistono esecuzioni di gesti già programmati (lo scivolo, l'altalena). E' un sistema ludico chiuso. Le cause del fatto che i bambini di oggi non vivono lo stesso tipo di "apprendistato al mondo" di quelli di un tempo: |
| RISPOSTA   I bambini di un tempo potevano giocare in modi oggi non più praticabili. Queste esperienze ludiche erano esplorazioni complesse dell'ambiente circostante: prati, campi, vie cittadine e interi quartieri o paesi erano i luoghi in cui si svolgeva l'"apprendistato al mondo" dei bambini. A volte riuniti in bande, a volte costretti o ostinati in una solitudine segreta, i bambini si confrontavano con gli altri bambini, con gli animali, con il territorio, in parte conosciuto e amico, in parte ignoto e misterioso, e con gli adulti. La parola chiave era "la scoperta". Oggi alcuni bambini riescono ancora a vivere un surrogato di questa palestra cognitiva. La causa di questa mancanza è da ricercare soprattutto nella urbanizzazione e nella consegna della città nelle mani dell'automobilista. Il bambino è confinato in una riserva che assume le vesti della casa o del parco giochi. Il parco giochi non ha nulla a che fare con il parco dei divertimenti, luogo di fughe, giostre e meraviglie, è un luogo destituito di ogni magia. Non ci sono pericoli, non si deve marinare la scuola per andarci, non si rischia l'incolumità, non c'è avventura a disposizione. Il fascino della scoperta si esaurisce nella brevità della prima ricognizione visiva e motoria. Questo spazio non offre alcuna possibilità di essere vissuto in maniera personale e creativa, la sua fruizione è disegnata a tavolino e prevista da progettisti adulti, esistono esecuzioni di gesti già programmati (lo scivolo, l'altalena). E' un sistema ludico chiuso. Il parco giochi: |
| RISPOSTA   I fiumi del nostro pianeta non godono di buona salute: più di metà dei 500 maggiori corsi d'acqua del mondo sono inquinati o corrono il rischio di prosciugarsi a causa dello sfruttamento da parte dell'uomo. È quanto afferma un rapporto presentato nei giorni scorsi a Washington dalla World Commission on Water for the 21st Century, struttura creata nel 1998 dal World Water Council con il compito di raccogliere i dati riguardanti lo stato delle risorse idriche mondiali in relazione alle condizioni socioeconomiche delle popolazioni che vivono lungo i grandi fiumi. Il rapporto fa parte di uno studio più ampio presentato al Second World Water Forum & Ministerial Conference, a marzo all'Aja, nei Paesi Bassi. L'allarme riguarda numerose aree geografiche: in Egitto, raggiunge il Mediterraneo soltanto il dieci per cento delle acque del Nilo; nella Russia asiatica, le coltivazioni di cotone, che assorbono i tre quarti delle acque dei fiumi Amu Darya e Syr Darya, ne hanno ridotto il livello di quindici metri in trent'anni. In Cina, il Fiume Giallo è rimasto completamente asciutto per metà del 1997, e le aree del bacino destinate all'agricoltura sono inquinate. Meno drammatica sembra essere invece la situazione lungo il fiume Congo e il Rio delle Amazzoni, risparmiati dai grandi insediamenti industriali. "Senza una seria politica internazionale di protezione ambientale ci troveremo in breve tempo a fronteggiare una crisi idrica molto seria" ha spiegato il vicepresidente della Banca Mondiale. "I rapporti tra le nazioni dovrebbero essere improntati alla collaborazione, non alla competizione volta ad assicurare gli approvvigionamenti ad un paese piuttosto che ad un altro. Per rendersi conto delle reali proporzioni del problema basta citare un dato: nell'ultimo anno, l'inquinamento dei fiumi o il danneggiamento dei bacini ha causato 25 milioni di rifugiati in tutto il pianeta, un numero superiore ai 21 milioni di rifugiati di guerra. Un triste primato che, senza un deciso impegno da parte di tutti, potrebbe essere confermato negli anni a venire." Secondo il vicepresidente della Banca Mondiale: |
| RISPOSTA   I fiumi del nostro pianeta non godono di buona salute: più di metà dei 500 maggiori corsi d'acqua del mondo sono inquinati o corrono il rischio di prosciugarsi a causa dello sfruttamento da parte dell'uomo. È quanto afferma un rapporto presentato nei giorni scorsi a Washington dalla World Commission on Water for the 21st Century, struttura creata nel 1998 dal World Water Council con il compito di raccogliere i dati riguardanti lo stato delle risorse idriche mondiali in relazione alle condizioni socioeconomiche delle popolazioni che vivono lungo i grandi fiumi. Il rapporto fa parte di uno studio più ampio presentato al Second World Water Forum & Ministerial Conference, a marzo all'Aja, nei Paesi Bassi. L'allarme riguarda numerose aree geografiche: in Egitto, raggiunge il Mediterraneo soltanto il dieci per cento delle acque del Nilo; nella Russia asiatica, le coltivazioni di cotone, che assorbono i tre quarti delle acque dei fiumi Amu Darya e Syr Darya, ne hanno ridotto il livello di quindici metri in trent'anni. In Cina, il Fiume Giallo è rimasto completamente asciutto per metà del 1997, e le aree del bacino destinate all'agricoltura sono inquinate. Meno drammatica sembra essere invece la situazione lungo il fiume Congo e il Rio delle Amazzoni, risparmiati dai grandi insediamenti industriali. "Senza una seria politica internazionale di protezione ambientale ci troveremo in breve tempo a fronteggiare una crisi idrica molto seria" ha spiegato il vicepresidente della Banca Mondiale. "I rapporti tra le nazioni dovrebbero essere improntati alla collaborazione, non alla competizione volta ad assicurare gli approvvigionamenti ad un paese piuttosto che ad un altro. Per rendersi conto delle reali proporzioni del problema basta citare un dato: nell'ultimo anno, l'inquinamento dei fiumi o il danneggiamento dei bacini ha causato 25 milioni di rifugiati in tutto il pianeta, un numero superiore ai 21 milioni di rifugiati di guerra. Un triste primato che, senza un deciso impegno da parte di tutti, potrebbe essere confermato negli anni a venire." Secondo uno studio presentato alla conferenza dell'Aja, l'allarme sullo stato delle risorse idriche mondiale riguarda: |
| RISPOSTA   I fiumi del nostro pianeta non godono di buona salute: più di metà dei 500 maggiori corsi d'acqua del mondo sono inquinati o corrono il rischio di prosciugarsi a causa dello sfruttamento da parte dell'uomo. È quanto afferma un rapporto presentato nei giorni scorsi a Washington dalla World Commission on Water for the 21st Century, struttura creata nel 1998 dal World Water Council con il compito di raccogliere i dati riguardanti lo stato delle risorse idriche mondiali in relazione alle condizioni socioeconomiche delle popolazioni che vivono lungo i grandi fiumi. Il rapporto fa parte di uno studio più ampio presentato al Second World Water Forum & Ministerial Conference, a marzo all'Aja, nei Paesi Bassi. L'allarme riguarda numerose aree geografiche: in Egitto, raggiunge il Mediterraneo soltanto il dieci per cento delle acque del Nilo; nella Russia asiatica, le coltivazioni di cotone, che assorbono i tre quarti delle acque dei fiumi Amu Darya e Syr Darya, ne hanno ridotto il livello di quindici metri in trent'anni. In Cina, il Fiume Giallo è rimasto completamente asciutto per metà del 1997, e le aree del bacino destinate all'agricoltura sono inquinate. Meno drammatica sembra essere invece la situazione lungo il fiume Congo e il Rio delle Amazzoni, risparmiati dai grandi insediamenti industriali. "Senza una seria politica internazionale di protezione ambientale ci troveremo in breve tempo a fronteggiare una crisi idrica molto seria" ha spiegato il vicepresidente della Banca Mondiale. "I rapporti tra le nazioni dovrebbero essere improntati alla collaborazione, non alla competizione volta ad assicurare gli approvvigionamenti ad un paese piuttosto che ad un altro. Per rendersi conto delle reali proporzioni del problema basta citare un dato: nell'ultimo anno, l'inquinamento dei fiumi o il danneggiamento dei bacini ha causato 25 milioni di rifugiati in tutto il pianeta, un numero superiore ai 21 milioni di rifugiati di guerra. Un triste primato che, senza un deciso impegno da parte di tutti, potrebbe essere confermato negli anni a venire." Un problema che affligge il Fiume Giallo: |
| RISPOSTA   I fiumi del nostro pianeta non godono di buona salute: più di metà dei 500 maggiori corsi d'acqua del mondo sono inquinati o corrono il rischio di prosciugarsi a causa dello sfruttamento da parte dell'uomo. È quanto afferma un rapporto presentato nei giorni scorsi a Washington dalla World Commission on Water for the 21st Century, struttura creata nel 1998 dal World Water Council con il compito di raccogliere i dati riguardanti lo stato delle risorse idriche mondiali in relazione alle condizioni socioeconomiche delle popolazioni che vivono lungo i grandi fiumi. Il rapporto fa parte di uno studio più ampio presentato al Second World Water Forum & Ministerial Conference, a marzo all'Aja, nei Paesi Bassi. L'allarme riguarda numerose aree geografiche: in Egitto, raggiunge il Mediterraneo soltanto il dieci per cento delle acque del Nilo; nella Russia asiatica, le coltivazioni di cotone, che assorbono i tre quarti delle acque dei fiumi Amu Darya e Syr Darya, ne hanno ridotto il livello di quindici metri in trent'anni. In Cina, il Fiume Giallo è rimasto completamente asciutto per metà del 1997, e le aree del bacino destinate all'agricoltura sono inquinate. Meno drammatica sembra essere invece la situazione lungo il fiume Congo e il Rio delle Amazzoni, risparmiati dai grandi insediamenti industriali. "Senza una seria politica internazionale di protezione ambientale ci troveremo in breve tempo a fronteggiare una crisi idrica molto seria" ha spiegato il vicepresidente della Banca Mondiale. "I rapporti tra le nazioni dovrebbero essere improntati alla collaborazione, non alla competizione volta ad assicurare gli approvvigionamenti ad un paese piuttosto che ad un altro. Per rendersi conto delle reali proporzioni del problema basta citare un dato: nell'ultimo anno, l'inquinamento dei fiumi o il danneggiamento dei bacini ha causato 25 milioni di rifugiati in tutto il pianeta, un numero superiore ai 21 milioni di rifugiati di guerra. Un triste primato che, senza un deciso impegno da parte di tutti, potrebbe essere confermato negli anni a venire." La World Commission on Water: |
RISPOSTA   I fiumi del nostro pianeta non godono di buona salute: più di metà dei 500 maggiori corsi d'acqua del mondo sono inquinati o corrono il rischio di prosciugarsi a causa dello sfruttamento da parte dell'uomo. È quanto afferma un rapporto presentato nei giorni scorsi a Washington dalla World Commission on Water for the 21st Century, struttura creata nel 1998 dal World Water Council con il compito di raccogliere i dati riguardanti lo stato delle risorse idriche mondiali in relazione alle condizioni socioeconomiche delle popolazioni che vivono lungo i grandi fiumi. Il rapporto fa parte di uno studio più ampio presentato al Second World Water Forum & Ministerial Conference, a marzo all'Aja, nei Paesi Bassi. L'allarme riguarda numerose aree geografiche: in Egitto, raggiunge il Mediterraneo soltanto il dieci per cento delle acque del Nilo; nella Russia asiatica, le coltivazioni di cotone, che assorbono i tre quarti delle acque dei fiumi Amu Darya e Syr Darya, ne hanno ridotto il livello di quindici metri in trent'anni. In Cina, il Fiume Giallo è rimasto completamente asciutto per metà del 1997, e le aree del bacino destinate all'agricoltura sono inquinate. Meno drammatica sembra essere invece la situazione lungo il fiume Congo e il Rio delle Amazzoni, risparmiati dai grandi insediamenti industriali. "Senza una seria politica internazionale di protezione ambientale ci troveremo in breve tempo a fronteggiare una crisi idrica molto seria" ha spiegato il vicepresidente della Banca Mondiale. "I rapporti tra le nazioni dovrebbero essere improntati alla collaborazione, non alla competizione volta ad assicurare gli approvvigionamenti ad un paese piuttosto che ad un altro. Per rendersi conto delle reali proporzioni del problema basta citare un dato: nell'ultimo anno, l'inquinamento dei fiumi o il danneggiamento dei bacini ha causato 25 milioni di rifugiati in tutto il pianeta, un numero superiore ai 21 milioni di rifugiati di guerra. Un triste primato che, senza un deciso impegno da parte di tutti, potrebbe essere confermato negli anni a venire." In Egitto: |
| RISPOSTA   I fiumi del nostro pianeta non godono di buona salute: più di metà dei 500 maggiori corsi d'acqua del mondo sono inquinati o corrono il rischio di prosciugarsi a causa dello sfruttamento da parte dell'uomo. È quanto afferma un rapporto presentato nei giorni scorsi a Washington dalla World Commission on Water for the 21st Century, struttura creata nel 1998 dal World Water Council con il compito di raccogliere i dati riguardanti lo stato delle risorse idriche mondiali in relazione alle condizioni socioeconomiche delle popolazioni che vivono lungo i grandi fiumi. Il rapporto fa parte di uno studio più ampio presentato al Second World Water Forum & Ministerial Conference, a marzo all'Aja, nei Paesi Bassi. L'allarme riguarda numerose aree geografiche: in Egitto, raggiunge il Mediterraneo soltanto il dieci per cento delle acque del Nilo; nella Russia asiatica, le coltivazioni di cotone, che assorbono i tre quarti delle acque dei fiumi Amu Darya e Syr Darya, ne hanno ridotto il livello di quindici metri in trent'anni. In Cina, il Fiume Giallo è rimasto completamente asciutto per metà del 1997, e le aree del bacino destinate all'agricoltura sono inquinate. Meno drammatica sembra essere invece la situazione lungo il fiume Congo e il Rio delle Amazzoni, risparmiati dai grandi insediamenti industriali. "Senza una seria politica internazionale di protezione ambientale ci troveremo in breve tempo a fronteggiare una crisi idrica molto seria" ha spiegato il vicepresidente della Banca Mondiale. "I rapporti tra le nazioni dovrebbero essere improntati alla collaborazione, non alla competizione volta ad assicurare gli approvvigionamenti ad un paese piuttosto che ad un altro. Per rendersi conto delle reali proporzioni del problema basta citare un dato: nell'ultimo anno, l'inquinamento dei fiumi o il danneggiamento dei bacini ha causato 25 milioni di rifugiati in tutto il pianeta, un numero superiore ai 21 milioni di rifugiati di guerra. Un triste primato che, senza un deciso impegno da parte di tutti, potrebbe essere confermato negli anni a venire." Uno dei problemi dei fiumi della Russia asiatica: |
| RISPOSTA   I fiumi del nostro pianeta non godono di buona salute: più di metà dei 500 maggiori corsi d'acqua del mondo sono inquinati o corrono il rischio di prosciugarsi a causa dello sfruttamento da parte dell'uomo. È quanto afferma un rapporto presentato nei giorni scorsi a Washington dalla World Commission on Water for the 21st Century, struttura creata nel 1998 dal World Water Council con il compito di raccogliere i dati riguardanti lo stato delle risorse idriche mondiali in relazione alle condizioni socioeconomiche delle popolazioni che vivono lungo i grandi fiumi. Il rapporto fa parte di uno studio più ampio presentato al Second World Water Forum & Ministerial Conference, a marzo all'Aja, nei Paesi Bassi. L'allarme riguarda numerose aree geografiche: in Egitto, raggiunge il Mediterraneo soltanto il dieci per cento delle acque del Nilo; nella Russia asiatica, le coltivazioni di cotone, che assorbono i tre quarti delle acque dei fiumi Amu Darya e Syr Darya, ne hanno ridotto il livello di quindici metri in trent'anni. In Cina, il Fiume Giallo è rimasto completamente asciutto per metà del 1997, e le aree del bacino destinate all'agricoltura sono inquinate. Meno drammatica sembra essere invece la situazione lungo il fiume Congo e il Rio delle Amazzoni, risparmiati dai grandi insediamenti industriali. "Senza una seria politica internazionale di protezione ambientale ci troveremo in breve tempo a fronteggiare una crisi idrica molto seria" ha spiegato il vicepresidente della Banca Mondiale. "I rapporti tra le nazioni dovrebbero essere improntati alla collaborazione, non alla competizione volta ad assicurare gli approvvigionamenti ad un paese piuttosto che ad un altro. Per rendersi conto delle reali proporzioni del problema basta citare un dato: nell'ultimo anno, l'inquinamento dei fiumi o il danneggiamento dei bacini ha causato 25 milioni di rifugiati in tutto il pianeta, un numero superiore ai 21 milioni di rifugiati di guerra. Un triste primato che, senza un deciso impegno da parte di tutti, potrebbe essere confermato negli anni a venire." Rispetto alla situazione idrica mondiale: |
| RISPOSTA   I fiumi del nostro pianeta non godono di buona salute: più di metà dei 500 maggiori corsi d'acqua del mondo sono inquinati o corrono il rischio di prosciugarsi a causa dello sfruttamento da parte dell'uomo. È quanto afferma un rapporto presentato nei giorni scorsi a Washington dalla World Commission on Water for the 21st Century, struttura creata nel 1998 dal World Water Council con il compito di raccogliere i dati riguardanti lo stato delle risorse idriche mondiali in relazione alle condizioni socioeconomiche delle popolazioni che vivono lungo i grandi fiumi. Il rapporto fa parte di uno studio più ampio presentato al Second World Water Forum & Ministerial Conference, a marzo all'Aja, nei Paesi Bassi. L'allarme riguarda numerose aree geografiche: in Egitto, raggiunge il Mediterraneo soltanto il dieci per cento delle acque del Nilo; nella Russia asiatica, le coltivazioni di cotone, che assorbono i tre quarti delle acque dei fiumi Amu Darya e Syr Darya, ne hanno ridotto il livello di quindici metri in trent'anni. In Cina, il Fiume Giallo è rimasto completamente asciutto per metà del 1997, e le aree del bacino destinate all'agricoltura sono inquinate. Meno drammatica sembra essere invece la situazione lungo il fiume Congo e il Rio delle Amazzoni, risparmiati dai grandi insediamenti industriali. "Senza una seria politica internazionale di protezione ambientale ci troveremo in breve tempo a fronteggiare una crisi idrica molto seria" ha spiegato il vicepresidente della Banca Mondiale. "I rapporti tra le nazioni dovrebbero essere improntati alla collaborazione, non alla competizione volta ad assicurare gli approvvigionamenti ad un paese piuttosto che ad un altro. Per rendersi conto delle reali proporzioni del problema basta citare un dato: nell'ultimo anno, l'inquinamento dei fiumi o il danneggiamento dei bacini ha causato 25 milioni di rifugiati in tutto il pianeta, un numero superiore ai 21 milioni di rifugiati di guerra. Un triste primato che, senza un deciso impegno da parte di tutti, potrebbe essere confermato negli anni a venire." Un rapporto della World Commission on Water: |
| RISPOSTA   I giroscopi sono i cervelli silenziosi che guidano gli aerei per aria, i satelliti in orbita e le navi in mare. Due sono i principi fisici su cui si fonda il funzionamento dei giroscopi: la legge di conservazione del momento angolare e il principio di precessione. Secondo la legge di conservazione del momento angolare, una massa rotante tende a mantenere fissa nello spazio la direzione di rotazione, (per questo motivo un giroscopio in moto riesce a mantenere un satellite sempre in direzione della Terra, rendendo stabili le comunicazioni) e si oppone ad una forza che cerchi di inclinarla. In base al principio di precessione un giroscopio in moto non vincolato si muove ortogonalmente rispetto ad una forza esterna; un giroscopio posto nell'ala di un aereo in volo ha un moto di precessione quando questa comincia ad inclinarsi, rilevando la precessione, gli strumenti di bordo possono segnalare al pilota l'inclinazione dell'ala. Verso la metà del XX secolo, per contrastare le onde e mantenere in assetto le navi, enormi giroscopi erano alloggiati nelle stive e mantenuti in rotazione da motori; oggi i giroscopi meccanici sono sempre meno: negli anni Ottanta sono comparsi i giroscopi laser ad anello e a fibre ottiche, più compatti e precisi dei loro predecessori. Vengono prodotti anche piccoli giroscopi al quarzo e al silicio, in grado di avvertire le vibrazioni dei materiali. Questi ultimi sono meno accurati rispetto a quelli laser ma molto più economici e potrebbero essere utilizzati anche nelle automobili. Nelle navi erano presenti: |
| RISPOSTA   I giroscopi sono i cervelli silenziosi che guidano gli aerei per aria, i satelliti in orbita e le navi in mare. Due sono i principi fisici su cui si fonda il funzionamento dei giroscopi: la legge di conservazione del momento angolare e il principio di precessione. Secondo la legge di conservazione del momento angolare, una massa rotante tende a mantenere fissa nello spazio la direzione di rotazione, (per questo motivo un giroscopio in moto riesce a mantenere un satellite sempre in direzione della Terra, rendendo stabili le comunicazioni) e si oppone ad una forza che cerchi di inclinarla. In base al principio di precessione un giroscopio in moto non vincolato si muove ortogonalmente rispetto ad una forza esterna; un giroscopio posto nell'ala di un aereo in volo ha un moto di precessione quando questa comincia ad inclinarsi, rilevando la precessione, gli strumenti di bordo possono segnalare al pilota l'inclinazione dell'ala. Verso la metà del XX secolo, per contrastare le onde e mantenere in assetto le navi, enormi giroscopi erano alloggiati nelle stive e mantenuti in rotazione da motori; oggi i giroscopi meccanici sono sempre meno: negli anni Ottanta sono comparsi i giroscopi laser ad anello e a fibre ottiche, più compatti e precisi dei loro predecessori. Vengono prodotti anche piccoli giroscopi al quarzo e al silicio, in grado di avvertire le vibrazioni dei materiali. Questi ultimi sono meno accurati rispetto a quelli laser ma molto più economici e potrebbero essere utilizzati anche nelle automobili. Quale tipo di giroscopi potrebbe essere utilizzato nelle automobili? |
| RISPOSTA   I giroscopi sono i cervelli silenziosi che guidano gli aerei per aria, i satelliti in orbita e le navi in mare. Due sono i principi fisici su cui si fonda il funzionamento dei giroscopi: la legge di conservazione del momento angolare e il principio di precessione. Secondo la legge di conservazione del momento angolare, una massa rotante tende a mantenere fissa nello spazio la direzione di rotazione, (per questo motivo un giroscopio in moto riesce a mantenere un satellite sempre in direzione della Terra, rendendo stabili le comunicazioni) e si oppone ad una forza che cerchi di inclinarla. In base al principio di precessione un giroscopio in moto non vincolato si muove ortogonalmente rispetto ad una forza esterna; un giroscopio posto nell'ala di un aereo in volo ha un moto di precessione quando questa comincia ad inclinarsi, rilevando la precessione, gli strumenti di bordo possono segnalare al pilota l'inclinazione dell'ala. Verso la metà del XX secolo, per contrastare le onde e mantenere in assetto le navi, enormi giroscopi erano alloggiati nelle stive e mantenuti in rotazione da motori; oggi i giroscopi meccanici sono sempre meno: negli anni Ottanta sono comparsi i giroscopi laser ad anello e a fibre ottiche, più compatti e precisi dei loro predecessori. Vengono prodotti anche piccoli giroscopi al quarzo e al silicio, in grado di avvertire le vibrazioni dei materiali. Questi ultimi sono meno accurati rispetto a quelli laser ma molto più economici e potrebbero essere utilizzati anche nelle automobili. L'inclinazione dell'ala è segnalata al pilota: |
RISPOSTA   I giroscopi sono i cervelli silenziosi che guidano gli aerei per aria, i satelliti in orbita e le navi in mare. Due sono i principi fisici su cui si fonda il funzionamento dei giroscopi: la legge di conservazione del momento angolare e il principio di precessione. Secondo la legge di conservazione del momento angolare, una massa rotante tende a mantenere fissa nello spazio la direzione di rotazione, (per questo motivo un giroscopio in moto riesce a mantenere un satellite sempre in direzione della Terra, rendendo stabili le comunicazioni) e si oppone ad una forza che cerchi di inclinarla. In base al principio di precessione un giroscopio in moto non vincolato si muove ortogonalmente rispetto ad una forza esterna; un giroscopio posto nell'ala di un aereo in volo ha un moto di precessione quando questa comincia ad inclinarsi, rilevando la precessione, gli strumenti di bordo possono segnalare al pilota l'inclinazione dell'ala. Verso la metà del XX secolo, per contrastare le onde e mantenere in assetto le navi, enormi giroscopi erano alloggiati nelle stive e mantenuti in rotazione da motori; oggi i giroscopi meccanici sono sempre meno: negli anni Ottanta sono comparsi i giroscopi laser ad anello e a fibre ottiche, più compatti e precisi dei loro predecessori. Vengono prodotti anche piccoli giroscopi al quarzo e al silicio, in grado di avvertire le vibrazioni dei materiali. Questi ultimi sono meno accurati rispetto a quelli laser ma molto più economici e potrebbero essere utilizzati anche nelle automobili. Negli ultimi decenni del secolo scorso: |
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I fiumi del nostro pianeta non godono di buona salute: più di metà dei 500 maggiori corsi d'acqua del mondo sono inquinati o corrono il rischio di prosciugarsi a causa dello sfruttamento da parte dell'uomo. È quanto afferma un rapporto presentato nei giorni scorsi a Washington dalla World Commission on Water for the 21st Century, struttura creata nel 1998 dal World Water Council con il compito di raccogliere i dati riguardanti lo stato delle risorse idriche mondiali in relazione alle condizioni socioeconomiche delle popolazioni che vivono lungo i grandi fiumi. Il rapporto fa parte di uno studio più ampio presentato al Second World Water Forum & Ministerial Conference, a marzo all'Aja, nei Paesi Bassi. L'allarme riguarda numerose aree geografiche: in Egitto, raggiunge il Mediterraneo soltanto il dieci per cento delle acque del Nilo; nella Russia asiatica, le coltivazioni di cotone, che assorbono i tre quarti delle acque dei fiumi Amu Darya e Syr Darya, ne hanno ridotto il livello di quindici metri in trent'anni. In Cina, il Fiume Giallo è rimasto completamente asciutto per metà del 1997, e le aree del bacino destinate all'agricoltura sono inquinate. Meno drammatica sembra essere invece la situazione lungo il fiume Congo e il Rio delle Amazzoni, risparmiati dai grandi insediamenti industriali. "Senza una seria politica internazionale di protezione ambientale ci troveremo in breve tempo a fronteggiare una crisi idrica molto seria" ha spiegato il vicepresidente della Banca Mondiale. "I rapporti tra le nazioni dovrebbero essere improntati alla collaborazione, non alla competizione volta ad assicurare gli approvvigionamenti ad un paese piuttosto che ad un altro. Per rendersi conto delle reali proporzioni del problema basta citare un dato: nell'ultimo anno, l'inquinamento dei fiumi o il danneggiamento dei bacini ha causato 25 milioni di rifugiati in tutto il pianeta, un numero superiore ai 21 milioni di rifugiati di guerra. Un triste primato che, senza un deciso impegno da parte di tutti, potrebbe essere confermato negli anni a venire." In Egitto: