Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In genere è difficile prevedere quale sia il tipo di danno che si può verificare durante un terremoto in quanto esso dipende da molteplici fattori quali il tipo di struttura dell'edificio (muratura, calcestruzzo armato, acciaio), l'età di costruzione, la configurazione della struttura, i materiali utilizzati per edificarla, le condizioni del luogo dove è stata costruita, la vicinanza con altre costruzioni, eccetera. Durante un terremoto, infatti, un edificio si può danneggiare in diversi modi e riportare danni strutturali (cioè agli elementi portanti, come pilastri, travi, setti murari) e danni non strutturali (come camini, cornicioni, tramezzi, tamponature). Se la struttura è capace di subire grandi deformazioni, potrà anche subire gravi danni, ma non crollerà. Il danno degli edifici dipende poi dalla durata e dall'intensità del terremoto: più questo è forte, più tende a scuotere a lungo e con più forza il terreno e, quindi, a causare danni alle strutture. Ciò che allora si può fare è attuare delle forme di prevenzione dei disastri, ovvero delle misure antisismiche. Queste prevedono che le costruzioni rispettino delle norme prestabilite, il cui scopo è quello di assicurare che in caso di evento sismico sia protetta la vita umana, siano limitati i danni e rimangano funzionanti le strutture essenziali per gli interventi di protezione civile.A volte però le speculazioni edilizie sono più forti del senso di responsabilità che dovrebbe avere chi costruisce le abitazioni. È in casi come questi che, anche al giorno d'oggi, (quando le conoscenze dell'ingegneria sismica sono molto più avanzate di un tempo), si assiste a drammatiche distruzioni come quelle del terremoto dell'Aquila, che ha abbattuto moltissimi edifici, anche di nuovissima costruzione. Di contro, Paesi come la Cina o il Giappone hanno fatto grossi passi in avanti nell'ambito delle misure antisismiche. Nel 1556 il terremoto dello Shaanxi in Cina (uno dei più disastrosi terremoti storici mondiali) causò la morte di 850 mila persone. Allora c'era poco da fare contro i terremoti perché non si avevano conoscenze adeguate. Oggi invece questi Paesi si sono mobilitati riuscendo a trovare soluzioni architettoniche tecnologiche. (da: Pulvirenti Manzella "I danni del terremoto") Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal brano? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In genere è difficile prevedere quale sia il tipo di danno che si può verificare durante un terremoto in quanto esso dipende da molteplici fattori quali il tipo di struttura dell'edificio (muratura, calcestruzzo armato, acciaio), l'età di costruzione, la configurazione della struttura, i materiali utilizzati per edificarla, le condizioni del luogo dove è stata costruita, la vicinanza con altre costruzioni, eccetera. Durante un terremoto, infatti, un edificio si può danneggiare in diversi modi e riportare danni strutturali (cioè agli elementi portanti, come pilastri, travi, setti murari) e danni non strutturali (come camini, cornicioni, tramezzi, tamponature). Se la struttura è capace di subire grandi deformazioni, potrà anche subire gravi danni, ma non crollerà. Il danno degli edifici dipende poi dalla durata e dall'intensità del terremoto: più questo è forte, più tende a scuotere a lungo e con più forza il terreno e, quindi, a causare danni alle strutture. Ciò che allora si può fare è attuare delle forme di prevenzione dei disastri, ovvero delle misure antisismiche. Queste prevedono che le costruzioni rispettino delle norme prestabilite, il cui scopo è quello di assicurare che in caso di evento sismico sia protetta la vita umana, siano limitati i danni e rimangano funzionanti le strutture essenziali per gli interventi di protezione civile.A volte però le speculazioni edilizie sono più forti del senso di responsabilità che dovrebbe avere chi costruisce le abitazioni. È in casi come questi che, anche al giorno d'oggi, (quando le conoscenze dell'ingegneria sismica sono molto più avanzate di un tempo), si assiste a drammatiche distruzioni come quelle del terremoto dell'Aquila, che ha abbattuto moltissimi edifici, anche di nuovissima costruzione. Di contro, Paesi come la Cina o il Giappone hanno fatto grossi passi in avanti nell'ambito delle misure antisismiche. Nel 1556 il terremoto dello Shaanxi in Cina (uno dei più disastrosi terremoti storici mondiali) causò la morte di 850 mila persone. Allora c'era poco da fare contro i terremoti perché non si avevano conoscenze adeguate. Oggi invece questi Paesi si sono mobilitati riuscendo a trovare soluzioni architettoniche tecnologiche. (da: Pulvirenti Manzella "I danni del terremoto") Il danno subito degli edifici in seguito a un terremoto dipende: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In genere è difficile prevedere quale sia il tipo di danno che si può verificare durante un terremoto in quanto esso dipende da molteplici fattori quali il tipo di struttura dell'edificio (muratura, calcestruzzo armato, acciaio), l'età di costruzione, la configurazione della struttura, i materiali utilizzati per edificarla, le condizioni del luogo dove è stata costruita, la vicinanza con altre costruzioni, eccetera. Durante un terremoto, infatti, un edificio si può danneggiare in diversi modi e riportare danni strutturali (cioè agli elementi portanti, come pilastri, travi, setti murari) e danni non strutturali (come camini, cornicioni, tramezzi, tamponature). Se la struttura è capace di subire grandi deformazioni, potrà anche subire gravi danni, ma non crollerà. Il danno degli edifici dipende poi dalla durata e dall'intensità del terremoto: più questo è forte, più tende a scuotere a lungo e con più forza il terreno e, quindi, a causare danni alle strutture. Ciò che allora si può fare è attuare delle forme di prevenzione dei disastri, ovvero delle misure antisismiche. Queste prevedono che le costruzioni rispettino delle norme prestabilite, il cui scopo è quello di assicurare che in caso di evento sismico sia protetta la vita umana, siano limitati i danni e rimangano funzionanti le strutture essenziali per gli interventi di protezione civile.A volte però le speculazioni edilizie sono più forti del senso di responsabilità che dovrebbe avere chi costruisce le abitazioni. È in casi come questi che, anche al giorno d'oggi, (quando le conoscenze dell'ingegneria sismica sono molto più avanzate di un tempo), si assiste a drammatiche distruzioni come quelle del terremoto dell'Aquila, che ha abbattuto moltissimi edifici, anche di nuovissima costruzione. Di contro, Paesi come la Cina o il Giappone hanno fatto grossi passi in avanti nell'ambito delle misure antisismiche. Nel 1556 il terremoto dello Shaanxi in Cina (uno dei più disastrosi terremoti storici mondiali) causò la morte di 850 mila persone. Allora c'era poco da fare contro i terremoti perché non si avevano conoscenze adeguate. Oggi invece questi Paesi si sono mobilitati riuscendo a trovare soluzioni architettoniche tecnologiche. (da: Pulvirenti Manzella "I danni del terremoto") Quale delle seguenti affermazioni, in riferimento al brano, è corretta? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In genere è difficile prevedere quale sia il tipo di danno che si può verificare durante un terremoto in quanto esso dipende da molteplici fattori quali il tipo di struttura dell'edificio (muratura, calcestruzzo armato, acciaio), l'età di costruzione, la configurazione della struttura, i materiali utilizzati per edificarla, le condizioni del luogo dove è stata costruita, la vicinanza con altre costruzioni, eccetera. Durante un terremoto, infatti, un edificio si può danneggiare in diversi modi e riportare danni strutturali (cioè agli elementi portanti, come pilastri, travi, setti murari) e danni non strutturali (come camini, cornicioni, tramezzi, tamponature). Se la struttura è capace di subire grandi deformazioni, potrà anche subire gravi danni, ma non crollerà. Il danno degli edifici dipende poi dalla durata e dall'intensità del terremoto: più questo è forte, più tende a scuotere a lungo e con più forza il terreno e, quindi, a causare danni alle strutture. Ciò che allora si può fare è attuare delle forme di prevenzione dei disastri, ovvero delle misure antisismiche. Queste prevedono che le costruzioni rispettino delle norme prestabilite, il cui scopo è quello di assicurare che in caso di evento sismico sia protetta la vita umana, siano limitati i danni e rimangano funzionanti le strutture essenziali per gli interventi di protezione civile.A volte però le speculazioni edilizie sono più forti del senso di responsabilità che dovrebbe avere chi costruisce le abitazioni. È in casi come questi che, anche al giorno d'oggi, (quando le conoscenze dell'ingegneria sismica sono molto più avanzate di un tempo), si assiste a drammatiche distruzioni come quelle del terremoto dell'Aquila, che ha abbattuto moltissimi edifici, anche di nuovissima costruzione. Di contro, Paesi come la Cina o il Giappone hanno fatto grossi passi in avanti nell'ambito delle misure antisismiche. Nel 1556 il terremoto dello Shaanxi in Cina (uno dei più disastrosi terremoti storici mondiali) causò la morte di 850 mila persone. Allora c'era poco da fare contro i terremoti perché non si avevano conoscenze adeguate. Oggi invece questi Paesi si sono mobilitati riuscendo a trovare soluzioni architettoniche tecnologiche. (da: Pulvirenti Manzella "I danni del terremoto") Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In genere è difficile prevedere quale sia il tipo di danno che si può verificare durante un terremoto in quanto esso dipende da molteplici fattori quali il tipo di struttura dell'edificio (muratura, calcestruzzo armato, acciaio), l'età di costruzione, la configurazione della struttura, i materiali utilizzati per edificarla, le condizioni del luogo dove è stata costruita, la vicinanza con altre costruzioni, eccetera. Durante un terremoto, infatti, un edificio si può danneggiare in diversi modi e riportare danni strutturali (cioè agli elementi portanti, come pilastri, travi, setti murari) e danni non strutturali (come camini, cornicioni, tramezzi, tamponature). Se la struttura è capace di subire grandi deformazioni, potrà anche subire gravi danni, ma non crollerà. Il danno degli edifici dipende poi dalla durata e dall'intensità del terremoto: più questo è forte, più tende a scuotere a lungo e con più forza il terreno e, quindi, a causare danni alle strutture. Ciò che allora si può fare è attuare delle forme di prevenzione dei disastri, ovvero delle misure antisismiche. Queste prevedono che le costruzioni rispettino delle norme prestabilite, il cui scopo è quello di assicurare che in caso di evento sismico sia protetta la vita umana, siano limitati i danni e rimangano funzionanti le strutture essenziali per gli interventi di protezione civile.A volte però le speculazioni edilizie sono più forti del senso di responsabilità che dovrebbe avere chi costruisce le abitazioni. È in casi come questi che, anche al giorno d'oggi, (quando le conoscenze dell'ingegneria sismica sono molto più avanzate di un tempo), si assiste a drammatiche distruzioni come quelle del terremoto dell'Aquila, che ha abbattuto moltissimi edifici, anche di nuovissima costruzione. Di contro, Paesi come la Cina o il Giappone hanno fatto grossi passi in avanti nell'ambito delle misure antisismiche. Nel 1556 il terremoto dello Shaanxi in Cina (uno dei più disastrosi terremoti storici mondiali) causò la morte di 850 mila persone. Allora c'era poco da fare contro i terremoti perché non si avevano conoscenze adeguate. Oggi invece questi Paesi si sono mobilitati riuscendo a trovare soluzioni architettoniche tecnologiche. (da: Pulvirenti Manzella "I danni del terremoto") Quale delle seguenti affermazioni, in riferimento al brano, è corretta? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In Inghilterra il 40% della forza lavoro negli ospedali è costituita da infermieri e medici stranieri. Se la fetta maggiore arriva da Filippine e India, negli ultimi sei anni anche italiani, spagnoli e portoghesi hanno fatto la loro parte. Il Nursing & Midwifery Council ha stimato che oltre ai 2.500 operatori sanitari arrivati dal nostro Paese, ce ne sono più di 10 mila che vengono dalla penisola iberica. Il boom è avvenuto a partire dal 2011, con l'acuirsi [1] della crisi economica.Tre le procedure di "reclutamento". La prima è rappresentata dalle agenzie private che fanno da intermediarie tra i laureati italiani e gli ospedali inglesi. La selezione, spesso, avviene con un colloquio via Skype. Poi ci sono gli infermieri freelance, che cercano da sé un posto disponibile. Infine c'è il sistema sostenuto dall'Ipasvi, la Federazione Nazionale Collegi Infermieri, che mette online i bandi degli ospedali inglesi."Questa è la soluzione su cui puntiamo di più � spiega Luigino Schiavon, presidente Ipasvi di Venezia � perché non ci sono di mezzo le agenzie". Il primo step è mandare il proprio curriculum, poi sono le infermiere inglesi a venire in Italia per completare la selezione. "Arrivano qui per valutare motivazioni e competenze dei candidati", aggiunge Schiavon. Per ora i giovani reclutati con questa modalità sono circa 1.200. Quali sono le ragioni che spingono i ragazzi italiani a dare la priorità all'Inghilterra? "Lì il ruolo professionale è molto valorizzato dal sistema sanitario � spiega Schiavon � e dopo sei mesi di affiancamento gli infermieri sono assunti con un contratto a tempo indeterminato". Quello che affascina di più, però, sono le prospettive di crescita: "La progressione di carriera avviene per merito. Si parte da un salario minimo di 26 mila sterline all'anno per arrivare a 98 mila sterline quando si raggiunge l'apice".Secondo i dati pubblicati dall'Ocse nel 2014, nel nostro Paese mancano circa 60 mila infermieri e, al tempo stesso, sono ben 25 mila i neolaureati che non riescono a trovare lavoro. Ciò si traduce nella chiusura dei reparti e nella riduzione dei posti letto. Il problema è la mancanza di concorsi e assunzioni: "Dal 2008 la crisi economica ha ridotto il finanziamento al sistema sanitario e ormai abbiamo alle spalle anni di blocchi del turnover e dei contratti � spiega Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi �, questo significa che noi formiamo il giusto numero di infermieri, ma loro poi non vengono assorbiti dalla pubblica amministrazione". Perciò decidono di andare via. (da: Ludovica Liuni, "Regno Unito, la 'fuga' degli infermieri italiani: 'Qui possiamo fare carriera ed essere considerati persone, non numeri'", Ilfattoquotidiano.it) Che cosa NON si può affermare dalla lettura del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In Inghilterra il 40% della forza lavoro negli ospedali è costituita da infermieri e medici stranieri. Se la fetta maggiore arriva da Filippine e India, negli ultimi sei anni anche italiani, spagnoli e portoghesi hanno fatto la loro parte. Il Nursing & Midwifery Council ha stimato che oltre ai 2.500 operatori sanitari arrivati dal nostro Paese, ce ne sono più di 10 mila che vengono dalla penisola iberica. Il boom è avvenuto a partire dal 2011, con l'acuirsi [1] della crisi economica.Tre le procedure di "reclutamento". La prima è rappresentata dalle agenzie private che fanno da intermediarie tra i laureati italiani e gli ospedali inglesi. La selezione, spesso, avviene con un colloquio via Skype. Poi ci sono gli infermieri freelance, che cercano da sé un posto disponibile. Infine c'è il sistema sostenuto dall'Ipasvi, la Federazione Nazionale Collegi Infermieri, che mette online i bandi degli ospedali inglesi."Questa è la soluzione su cui puntiamo di più � spiega Luigino Schiavon, presidente Ipasvi di Venezia � perché non ci sono di mezzo le agenzie". Il primo step è mandare il proprio curriculum, poi sono le infermiere inglesi a venire in Italia per completare la selezione. "Arrivano qui per valutare motivazioni e competenze dei candidati", aggiunge Schiavon. Per ora i giovani reclutati con questa modalità sono circa 1.200. Quali sono le ragioni che spingono i ragazzi italiani a dare la priorità all'Inghilterra? "Lì il ruolo professionale è molto valorizzato dal sistema sanitario � spiega Schiavon � e dopo sei mesi di affiancamento gli infermieri sono assunti con un contratto a tempo indeterminato". Quello che affascina di più, però, sono le prospettive di crescita: "La progressione di carriera avviene per merito. Si parte da un salario minimo di 26 mila sterline all'anno per arrivare a 98 mila sterline quando si raggiunge l'apice".Secondo i dati pubblicati dall'Ocse nel 2014, nel nostro Paese mancano circa 60 mila infermieri e, al tempo stesso, sono ben 25 mila i neolaureati che non riescono a trovare lavoro. Ciò si traduce nella chiusura dei reparti e nella riduzione dei posti letto. Il problema è la mancanza di concorsi e assunzioni: "Dal 2008 la crisi economica ha ridotto il finanziamento al sistema sanitario e ormai abbiamo alle spalle anni di blocchi del turnover e dei contratti � spiega Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi �, questo significa che noi formiamo il giusto numero di infermieri, ma loro poi non vengono assorbiti dalla pubblica amministrazione". Perciò decidono di andare via. (da: Ludovica Liuni, "Regno Unito, la 'fuga' degli infermieri italiani: 'Qui possiamo fare carriera ed essere considerati persone, non numeri'", Ilfattoquotidiano.it) Che cosa NON si può dedurre dalla lettura del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In Inghilterra il 40% della forza lavoro negli ospedali è costituita da infermieri e medici stranieri. Se la fetta maggiore arriva da Filippine e India, negli ultimi sei anni anche italiani, spagnoli e portoghesi hanno fatto la loro parte. Il Nursing & Midwifery Council ha stimato che oltre ai 2.500 operatori sanitari arrivati dal nostro Paese, ce ne sono più di 10 mila che vengono dalla penisola iberica. Il boom è avvenuto a partire dal 2011, con l'acuirsi [1] della crisi economica.Tre le procedure di "reclutamento". La prima è rappresentata dalle agenzie private che fanno da intermediarie tra i laureati italiani e gli ospedali inglesi. La selezione, spesso, avviene con un colloquio via Skype. Poi ci sono gli infermieri freelance, che cercano da sé un posto disponibile. Infine c'è il sistema sostenuto dall'Ipasvi, la Federazione Nazionale Collegi Infermieri, che mette online i bandi degli ospedali inglesi."Questa è la soluzione su cui puntiamo di più � spiega Luigino Schiavon, presidente Ipasvi di Venezia � perché non ci sono di mezzo le agenzie". Il primo step è mandare il proprio curriculum, poi sono le infermiere inglesi a venire in Italia per completare la selezione. "Arrivano qui per valutare motivazioni e competenze dei candidati", aggiunge Schiavon. Per ora i giovani reclutati con questa modalità sono circa 1.200. Quali sono le ragioni che spingono i ragazzi italiani a dare la priorità all'Inghilterra? "Lì il ruolo professionale è molto valorizzato dal sistema sanitario � spiega Schiavon � e dopo sei mesi di affiancamento gli infermieri sono assunti con un contratto a tempo indeterminato". Quello che affascina di più, però, sono le prospettive di crescita: "La progressione di carriera avviene per merito. Si parte da un salario minimo di 26 mila sterline all'anno per arrivare a 98 mila sterline quando si raggiunge l'apice".Secondo i dati pubblicati dall'Ocse nel 2014, nel nostro Paese mancano circa 60 mila infermieri e, al tempo stesso, sono ben 25 mila i neolaureati che non riescono a trovare lavoro. Ciò si traduce nella chiusura dei reparti e nella riduzione dei posti letto. Il problema è la mancanza di concorsi e assunzioni: "Dal 2008 la crisi economica ha ridotto il finanziamento al sistema sanitario e ormai abbiamo alle spalle anni di blocchi del turnover e dei contratti � spiega Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi �, questo significa che noi formiamo il giusto numero di infermieri, ma loro poi non vengono assorbiti dalla pubblica amministrazione". Perciò decidono di andare via. (da: Ludovica Liuni, "Regno Unito, la 'fuga' degli infermieri italiani: 'Qui possiamo fare carriera ed essere considerati persone, non numeri'", Ilfattoquotidiano.it) Che cosa NON si può affermare dalla lettura del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In Inghilterra il 40% della forza lavoro negli ospedali è costituita da infermieri e medici stranieri. Se la fetta maggiore arriva da Filippine e India, negli ultimi sei anni anche italiani, spagnoli e portoghesi hanno fatto la loro parte. Il Nursing & Midwifery Council ha stimato che oltre ai 2.500 operatori sanitari arrivati dal nostro Paese, ce ne sono più di 10 mila che vengono dalla penisola iberica. Il boom è avvenuto a partire dal 2011, con l'acuirsi [1] della crisi economica.Tre le procedure di "reclutamento". La prima è rappresentata dalle agenzie private che fanno da intermediarie tra i laureati italiani e gli ospedali inglesi. La selezione, spesso, avviene con un colloquio via Skype. Poi ci sono gli infermieri freelance, che cercano da sé un posto disponibile. Infine c'è il sistema sostenuto dall'Ipasvi, la Federazione Nazionale Collegi Infermieri, che mette online i bandi degli ospedali inglesi."Questa è la soluzione su cui puntiamo di più � spiega Luigino Schiavon, presidente Ipasvi di Venezia � perché non ci sono di mezzo le agenzie". Il primo step è mandare il proprio curriculum, poi sono le infermiere inglesi a venire in Italia per completare la selezione. "Arrivano qui per valutare motivazioni e competenze dei candidati", aggiunge Schiavon. Per ora i giovani reclutati con questa modalità sono circa 1.200. Quali sono le ragioni che spingono i ragazzi italiani a dare la priorità all'Inghilterra? "Lì il ruolo professionale è molto valorizzato dal sistema sanitario � spiega Schiavon � e dopo sei mesi di affiancamento gli infermieri sono assunti con un contratto a tempo indeterminato". Quello che affascina di più, però, sono le prospettive di crescita: "La progressione di carriera avviene per merito. Si parte da un salario minimo di 26 mila sterline all'anno per arrivare a 98 mila sterline quando si raggiunge l'apice".Secondo i dati pubblicati dall'Ocse nel 2014, nel nostro Paese mancano circa 60 mila infermieri e, al tempo stesso, sono ben 25 mila i neolaureati che non riescono a trovare lavoro. Ciò si traduce nella chiusura dei reparti e nella riduzione dei posti letto. Il problema è la mancanza di concorsi e assunzioni: "Dal 2008 la crisi economica ha ridotto il finanziamento al sistema sanitario e ormai abbiamo alle spalle anni di blocchi del turnover e dei contratti � spiega Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi �, questo significa che noi formiamo il giusto numero di infermieri, ma loro poi non vengono assorbiti dalla pubblica amministrazione". Perciò decidono di andare via. (da: Ludovica Liuni, "Regno Unito, la 'fuga' degli infermieri italiani: 'Qui possiamo fare carriera ed essere considerati persone, non numeri'", Ilfattoquotidiano.it) Che cosa significa il verbo "acuire" [1]? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In Inghilterra il 40% della forza lavoro negli ospedali è costituita da infermieri e medici stranieri. Se la fetta maggiore arriva da Filippine e India, negli ultimi sei anni anche italiani, spagnoli e portoghesi hanno fatto la loro parte. Il Nursing & Midwifery Council ha stimato che oltre ai 2.500 operatori sanitari arrivati dal nostro Paese, ce ne sono più di 10 mila che vengono dalla penisola iberica. Il boom è avvenuto a partire dal 2011, con l'acuirsi [1] della crisi economica.Tre le procedure di "reclutamento". La prima è rappresentata dalle agenzie private che fanno da intermediarie tra i laureati italiani e gli ospedali inglesi. La selezione, spesso, avviene con un colloquio via Skype. Poi ci sono gli infermieri freelance, che cercano da sé un posto disponibile. Infine c'è il sistema sostenuto dall'Ipasvi, la Federazione Nazionale Collegi Infermieri, che mette online i bandi degli ospedali inglesi."Questa è la soluzione su cui puntiamo di più � spiega Luigino Schiavon, presidente Ipasvi di Venezia � perché non ci sono di mezzo le agenzie". Il primo step è mandare il proprio curriculum, poi sono le infermiere inglesi a venire in Italia per completare la selezione. "Arrivano qui per valutare motivazioni e competenze dei candidati", aggiunge Schiavon. Per ora i giovani reclutati con questa modalità sono circa 1.200. Quali sono le ragioni che spingono i ragazzi italiani a dare la priorità all'Inghilterra? "Lì il ruolo professionale è molto valorizzato dal sistema sanitario � spiega Schiavon � e dopo sei mesi di affiancamento gli infermieri sono assunti con un contratto a tempo indeterminato". Quello che affascina di più, però, sono le prospettive di crescita: "La progressione di carriera avviene per merito. Si parte da un salario minimo di 26 mila sterline all'anno per arrivare a 98 mila sterline quando si raggiunge l'apice".Secondo i dati pubblicati dall'Ocse nel 2014, nel nostro Paese mancano circa 60 mila infermieri e, al tempo stesso, sono ben 25 mila i neolaureati che non riescono a trovare lavoro. Ciò si traduce nella chiusura dei reparti e nella riduzione dei posti letto. Il problema è la mancanza di concorsi e assunzioni: "Dal 2008 la crisi economica ha ridotto il finanziamento al sistema sanitario e ormai abbiamo alle spalle anni di blocchi del turnover e dei contratti � spiega Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione Nazionale dei Collegi Ipasvi �, questo significa che noi formiamo il giusto numero di infermieri, ma loro poi non vengono assorbiti dalla pubblica amministrazione". Perciò decidono di andare via. (da: Ludovica Liuni, "Regno Unito, la 'fuga' degli infermieri italiani: 'Qui possiamo fare carriera ed essere considerati persone, non numeri'", Ilfattoquotidiano.it) Che cosa NON si può dedurre dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In realtà, in alcuni settori ci sono già donne a dei livelli importanti e che sono rimaste donne, non donne che vogliono fare gli uomini. Anzi, io credo che una donna ha successo se rimane anche donna, con degli atout fondamentali che un uomo non potrà mai avere. E in certe situazioni è molto meglio la donna sicuramente.Ci sono settori come il consumer goods, dove le donne hanno fatto carriera. Giorgina Gallo, che citavo prima, è proprio una di queste. Ma anche Daniela Riccardi, AD di Diesel o Manuela Soffientini che è a capo di Philips in Italia. Nel consumer goods era più semplice perché molte di queste donne vengono dalle multinazionali, nell'ambito delle quali non è un caso che siano cresciute. Giorgina Gallo è nata e cresciuta in L'Oréal, Danila Riccardi è nata e cresciuta in Procter&Gamble. Donatella Treu è cresciuta in Wolters Kluwer. Tutte nelle multinazionali, dove non importa a nessuno che una sia una donna: se sei bravo vai avanti e se non sei bravo non vai avanti. Allora perché queste donne hanno scelto il consumer goods anziché andare [1] in Fiat? Però, gradualmente stanno crescendo donne anche in altri settori, con più fatica nel settore industriale. È chiaro che bisogna dare tempo. Bisogna anche aiutare le donne a crescere. Quante aziende sono culturalmente predisposte a questo? Non tantissime ancora. Io credo che le donne che vedremo nei prossimi dieci anni in posizione di numero uno aumenteranno decisamente. Ci sono tantissime persone al livello di numero due o numero tre con la potenzialità di fare il salto al numero uno. Bisogna che loro abbiano il coraggio di continuare a farlo e bisogna che le aziende ci credano. Però io sono molto ottimista. La legge sulle quote femminili nel cda, anche se non si può cambiare la cultura con una legge, sta facendo in modo che nei cda arrivino o possano arrivare sempre più donne che oggi non sono ancora il numero uno. Si darà a queste donne la possibilità di crescere, di vedere il mondo oltre il famoso soffitto di vetro. (da: M. Francione, N. Gavazzi, "E&M") Da quanto detto nel brano, si deduce che le "donne che vogliono fare gli uomini": |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In realtà, in alcuni settori ci sono già donne a dei livelli importanti e che sono rimaste donne, non donne che vogliono fare gli uomini. Anzi, io credo che una donna ha successo se rimane anche donna, con degli atout fondamentali che un uomo non potrà mai avere. E in certe situazioni è molto meglio la donna sicuramente.Ci sono settori come il consumer goods, dove le donne hanno fatto carriera. Giorgina Gallo, che citavo prima, è proprio una di queste. Ma anche Daniela Riccardi, AD di Diesel o Manuela Soffientini che è a capo di Philips in Italia. Nel consumer goods era più semplice perché molte di queste donne vengono dalle multinazionali, nell'ambito delle quali non è un caso che siano cresciute. Giorgina Gallo è nata e cresciuta in L'Oréal, Danila Riccardi è nata e cresciuta in Procter&Gamble. Donatella Treu è cresciuta in Wolters Kluwer. Tutte nelle multinazionali, dove non importa a nessuno che una sia una donna: se sei bravo vai avanti e se non sei bravo non vai avanti. Allora perché queste donne hanno scelto il consumer goods anziché andare [1] in Fiat? Però, gradualmente stanno crescendo donne anche in altri settori, con più fatica nel settore industriale. È chiaro che bisogna dare tempo. Bisogna anche aiutare le donne a crescere. Quante aziende sono culturalmente predisposte a questo? Non tantissime ancora. Io credo che le donne che vedremo nei prossimi dieci anni in posizione di numero uno aumenteranno decisamente. Ci sono tantissime persone al livello di numero due o numero tre con la potenzialità di fare il salto al numero uno. Bisogna che loro abbiano il coraggio di continuare a farlo e bisogna che le aziende ci credano. Però io sono molto ottimista. La legge sulle quote femminili nel cda, anche se non si può cambiare la cultura con una legge, sta facendo in modo che nei cda arrivino o possano arrivare sempre più donne che oggi non sono ancora il numero uno. Si darà a queste donne la possibilità di crescere, di vedere il mondo oltre il famoso soffitto di vetro. (da: M. Francione, N. Gavazzi, "E&M") Per quale ragione Daniela Riccardi e le altre donne citate nel brano hanno fatto carriera più facilmente nel consumer goods? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In realtà, in alcuni settori ci sono già donne a dei livelli importanti e che sono rimaste donne, non donne che vogliono fare gli uomini. Anzi, io credo che una donna ha successo se rimane anche donna, con degli atout fondamentali che un uomo non potrà mai avere. E in certe situazioni è molto meglio la donna sicuramente.Ci sono settori come il consumer goods, dove le donne hanno fatto carriera. Giorgina Gallo, che citavo prima, è proprio una di queste. Ma anche Daniela Riccardi, AD di Diesel o Manuela Soffientini che è a capo di Philips in Italia. Nel consumer goods era più semplice perché molte di queste donne vengono dalle multinazionali, nell'ambito delle quali non è un caso che siano cresciute. Giorgina Gallo è nata e cresciuta in L'Oréal, Danila Riccardi è nata e cresciuta in Procter&Gamble. Donatella Treu è cresciuta in Wolters Kluwer. Tutte nelle multinazionali, dove non importa a nessuno che una sia una donna: se sei bravo vai avanti e se non sei bravo non vai avanti. Allora perché queste donne hanno scelto il consumer goods anziché andare [1] in Fiat? Però, gradualmente stanno crescendo donne anche in altri settori, con più fatica nel settore industriale. È chiaro che bisogna dare tempo. Bisogna anche aiutare le donne a crescere. Quante aziende sono culturalmente predisposte a questo? Non tantissime ancora. Io credo che le donne che vedremo nei prossimi dieci anni in posizione di numero uno aumenteranno decisamente. Ci sono tantissime persone al livello di numero due o numero tre con la potenzialità di fare il salto al numero uno. Bisogna che loro abbiano il coraggio di continuare a farlo e bisogna che le aziende ci credano. Però io sono molto ottimista. La legge sulle quote femminili nel cda, anche se non si può cambiare la cultura con una legge, sta facendo in modo che nei cda arrivino o possano arrivare sempre più donne che oggi non sono ancora il numero uno. Si darà a queste donne la possibilità di crescere, di vedere il mondo oltre il famoso soffitto di vetro. (da: M. Francione, N. Gavazzi, "E&M") L'espressione "anziché andare", identificata dal numero [1], è un complemento: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In realtà, in alcuni settori ci sono già donne a dei livelli importanti e che sono rimaste donne, non donne che vogliono fare gli uomini. Anzi, io credo che una donna ha successo se rimane anche donna, con degli atout fondamentali che un uomo non potrà mai avere. E in certe situazioni è molto meglio la donna sicuramente.Ci sono settori come il consumer goods, dove le donne hanno fatto carriera. Giorgina Gallo, che citavo prima, è proprio una di queste. Ma anche Daniela Riccardi, AD di Diesel o Manuela Soffientini che è a capo di Philips in Italia. Nel consumer goods era più semplice perché molte di queste donne vengono dalle multinazionali, nell'ambito delle quali non è un caso che siano cresciute. Giorgina Gallo è nata e cresciuta in L'Oréal, Danila Riccardi è nata e cresciuta in Procter&Gamble. Donatella Treu è cresciuta in Wolters Kluwer. Tutte nelle multinazionali, dove non importa a nessuno che una sia una donna: se sei bravo vai avanti e se non sei bravo non vai avanti. Allora perché queste donne hanno scelto il consumer goods anziché andare [1] in Fiat? Però, gradualmente stanno crescendo donne anche in altri settori, con più fatica nel settore industriale. È chiaro che bisogna dare tempo. Bisogna anche aiutare le donne a crescere. Quante aziende sono culturalmente predisposte a questo? Non tantissime ancora. Io credo che le donne che vedremo nei prossimi dieci anni in posizione di numero uno aumenteranno decisamente. Ci sono tantissime persone al livello di numero due o numero tre con la potenzialità di fare il salto al numero uno. Bisogna che loro abbiano il coraggio di continuare a farlo e bisogna che le aziende ci credano. Però io sono molto ottimista. La legge sulle quote femminili nel cda, anche se non si può cambiare la cultura con una legge, sta facendo in modo che nei cda arrivino o possano arrivare sempre più donne che oggi non sono ancora il numero uno. Si darà a queste donne la possibilità di crescere, di vedere il mondo oltre il famoso soffitto di vetro. (da: M. Francione, N. Gavazzi, "E&M") La legge sulle quote femminili nel C.d.A.: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In realtà, in alcuni settori ci sono già donne a dei livelli importanti e che sono rimaste donne, non donne che vogliono fare gli uomini. Anzi, io credo che una donna ha successo se rimane anche donna, con degli atout fondamentali che un uomo non potrà mai avere. E in certe situazioni è molto meglio la donna sicuramente.Ci sono settori come il consumer goods, dove le donne hanno fatto carriera. Giorgina Gallo, che citavo prima, è proprio una di queste. Ma anche Daniela Riccardi, AD di Diesel o Manuela Soffientini che è a capo di Philips in Italia. Nel consumer goods era più semplice perché molte di queste donne vengono dalle multinazionali, nell'ambito delle quali non è un caso che siano cresciute. Giorgina Gallo è nata e cresciuta in L'Oréal, Danila Riccardi è nata e cresciuta in Procter&Gamble. Donatella Treu è cresciuta in Wolters Kluwer. Tutte nelle multinazionali, dove non importa a nessuno che una sia una donna: se sei bravo vai avanti e se non sei bravo non vai avanti. Allora perché queste donne hanno scelto il consumer goods anziché andare [1] in Fiat? Però, gradualmente stanno crescendo donne anche in altri settori, con più fatica nel settore industriale. È chiaro che bisogna dare tempo. Bisogna anche aiutare le donne a crescere. Quante aziende sono culturalmente predisposte a questo? Non tantissime ancora. Io credo che le donne che vedremo nei prossimi dieci anni in posizione di numero uno aumenteranno decisamente. Ci sono tantissime persone al livello di numero due o numero tre con la potenzialità di fare il salto al numero uno. Bisogna che loro abbiano il coraggio di continuare a farlo e bisogna che le aziende ci credano. Però io sono molto ottimista. La legge sulle quote femminili nel cda, anche se non si può cambiare la cultura con una legge, sta facendo in modo che nei cda arrivino o possano arrivare sempre più donne che oggi non sono ancora il numero uno. Si darà a queste donne la possibilità di crescere, di vedere il mondo oltre il famoso soffitto di vetro. (da: M. Francione, N. Gavazzi, "E&M") Cosa si intende con "soffitto di vetro"? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In un ministero... meglio non dire in quale. Non c'è nulla di più suscettibile dei ministeri, dei reggimenti, degli uffici e, insomma, d'ogni sorta di corpo burocratico. Al giorno d'oggi, ormai, ogni privato cittadino ritiene che lì venga offesa tutta la società [...] Dunque in "un ministero" prestava servizio "un funzionario", un funzionario che non si può dire che fosse molto importante.Era di bassa statura, alquanto butterato, rossiccio, persino un po' debole di vista, con una incipiente calvizie, rughe da entrambe le parti delle guance e quel colore della faccia che si dice emorroidale [1]... Che farci? la colpa è del clima di Pietroburgo. Quanto al grado (da noi bisogna innanzi tutto dichiarare il grado), era ciò che viene chiamato un eterno consigliere titolare, del quale, com'è noto, si sono beffati e presi gioco in abbondanza i vari scrittori che hanno la lodevole abitudine di prendersela con quelli che non possono mordere. Il cognome del funzionario era Basmackìn. Già da questo nome si vede che esso, in un tempo lontano, aveva avuto origine da una scarpa; ma quando, in quale epoca e in qual modo esso fosse derivato dalla scarpa è assolutamente ignoto. Il padre, il nonno, il cognato, insomma assolutamente tutti i Basmackìn andavano in giro con gli stivali, rinnovando solo tre volte all'anno le suole. Il suo nome era: Akàkij Akakièvic. Al lettore parrà forse alquanto strano e ricercato, ma posso assicurare che esso non era stato scelto, solo che, a causa di particolari circostanze, non fu assolutamente possibile dare un altro nome. Avvenne precisamente così: Akàkij Akakièvic nacque verso sera [...] Alla genitrice proposero di scegliere fra uno dei seguenti nomi: Mòkkija, Sòssija, oppure di chiamarlo con il nome del martire Chozdazàt. "No," pensò la madre, "che razza di nomi!" Per compiacerla aprirono il calendario in un altro punto; uscirono altri tre nomi: Trifìlij, Dùla, Varachàsij!" "Ma questo è un flagello," disse la donna, "che razza di nomi continuano a venir fuori; davvero non li ho mai sentiti. Fosse ancora Varadàt o Varùch, ma Trifìlij e Varachàsij!" Voltarono ancora la pagina e uscirono: Pavsikàkij e Vachtìsij. "Beh, ormai vedo," disse la donna, "che questo è il suo destino.Già che dev'essere così, meglio che si chiami come suo padre. Suo padre è Akàkij e che pure il figlio sia dunque Akàkij". (tratto da: Gogol, "Il Cappotto", in "Racconti di Pietroburgo") Quelle delle seguenti affermazioni deducibili dal testo è FALSA? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In un ministero... meglio non dire in quale. Non c'è nulla di più suscettibile dei ministeri, dei reggimenti, degli uffici e, insomma, d'ogni sorta di corpo burocratico. Al giorno d'oggi, ormai, ogni privato cittadino ritiene che lì venga offesa tutta la società [...] Dunque in "un ministero" prestava servizio "un funzionario", un funzionario che non si può dire che fosse molto importante.Era di bassa statura, alquanto butterato, rossiccio, persino un po' debole di vista, con una incipiente calvizie, rughe da entrambe le parti delle guance e quel colore della faccia che si dice emorroidale [1]... Che farci? la colpa è del clima di Pietroburgo. Quanto al grado (da noi bisogna innanzi tutto dichiarare il grado), era ciò che viene chiamato un eterno consigliere titolare, del quale, com'è noto, si sono beffati e presi gioco in abbondanza i vari scrittori che hanno la lodevole abitudine di prendersela con quelli che non possono mordere. Il cognome del funzionario era Basmackìn. Già da questo nome si vede che esso, in un tempo lontano, aveva avuto origine da una scarpa; ma quando, in quale epoca e in qual modo esso fosse derivato dalla scarpa è assolutamente ignoto. Il padre, il nonno, il cognato, insomma assolutamente tutti i Basmackìn andavano in giro con gli stivali, rinnovando solo tre volte all'anno le suole. Il suo nome era: Akàkij Akakièvic. Al lettore parrà forse alquanto strano e ricercato, ma posso assicurare che esso non era stato scelto, solo che, a causa di particolari circostanze, non fu assolutamente possibile dare un altro nome. Avvenne precisamente così: Akàkij Akakièvic nacque verso sera [...] Alla genitrice proposero di scegliere fra uno dei seguenti nomi: Mòkkija, Sòssija, oppure di chiamarlo con il nome del martire Chozdazàt. "No," pensò la madre, "che razza di nomi!" Per compiacerla aprirono il calendario in un altro punto; uscirono altri tre nomi: Trifìlij, Dùla, Varachàsij!" "Ma questo è un flagello," disse la donna, "che razza di nomi continuano a venir fuori; davvero non li ho mai sentiti. Fosse ancora Varadàt o Varùch, ma Trifìlij e Varachàsij!" Voltarono ancora la pagina e uscirono: Pavsikàkij e Vachtìsij. "Beh, ormai vedo," disse la donna, "che questo è il suo destino.Già che dev'essere così, meglio che si chiami come suo padre. Suo padre è Akàkij e che pure il figlio sia dunque Akàkij". (tratto da: Gogol, "Il Cappotto", in "Racconti di Pietroburgo") Quelle delle seguenti affermazioni deducibili dal testo è vera? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In un ministero... meglio non dire in quale. Non c'è nulla di più suscettibile dei ministeri, dei reggimenti, degli uffici e, insomma, d'ogni sorta di corpo burocratico. Al giorno d'oggi, ormai, ogni privato cittadino ritiene che lì venga offesa tutta la società [...] Dunque in "un ministero" prestava servizio "un funzionario", un funzionario che non si può dire che fosse molto importante.Era di bassa statura, alquanto butterato, rossiccio, persino un po' debole di vista, con una incipiente calvizie, rughe da entrambe le parti delle guance e quel colore della faccia che si dice emorroidale [1]... Che farci? la colpa è del clima di Pietroburgo. Quanto al grado (da noi bisogna innanzi tutto dichiarare il grado), era ciò che viene chiamato un eterno consigliere titolare, del quale, com'è noto, si sono beffati e presi gioco in abbondanza i vari scrittori che hanno la lodevole abitudine di prendersela con quelli che non possono mordere. Il cognome del funzionario era Basmackìn. Già da questo nome si vede che esso, in un tempo lontano, aveva avuto origine da una scarpa; ma quando, in quale epoca e in qual modo esso fosse derivato dalla scarpa è assolutamente ignoto. Il padre, il nonno, il cognato, insomma assolutamente tutti i Basmackìn andavano in giro con gli stivali, rinnovando solo tre volte all'anno le suole. Il suo nome era: Akàkij Akakièvic. Al lettore parrà forse alquanto strano e ricercato, ma posso assicurare che esso non era stato scelto, solo che, a causa di particolari circostanze, non fu assolutamente possibile dare un altro nome. Avvenne precisamente così: Akàkij Akakièvic nacque verso sera [...] Alla genitrice proposero di scegliere fra uno dei seguenti nomi: Mòkkija, Sòssija, oppure di chiamarlo con il nome del martire Chozdazàt. "No," pensò la madre, "che razza di nomi!" Per compiacerla aprirono il calendario in un altro punto; uscirono altri tre nomi: Trifìlij, Dùla, Varachàsij!" "Ma questo è un flagello," disse la donna, "che razza di nomi continuano a venir fuori; davvero non li ho mai sentiti. Fosse ancora Varadàt o Varùch, ma Trifìlij e Varachàsij!" Voltarono ancora la pagina e uscirono: Pavsikàkij e Vachtìsij. "Beh, ormai vedo," disse la donna, "che questo è il suo destino.Già che dev'essere così, meglio che si chiami come suo padre. Suo padre è Akàkij e che pure il figlio sia dunque Akàkij". (tratto da: Gogol, "Il Cappotto", in "Racconti di Pietroburgo") Dove si svolge il racconto? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In un ministero... meglio non dire in quale. Non c'è nulla di più suscettibile dei ministeri, dei reggimenti, degli uffici e, insomma, d'ogni sorta di corpo burocratico. Al giorno d'oggi, ormai, ogni privato cittadino ritiene che lì venga offesa tutta la società [...] Dunque in "un ministero" prestava servizio "un funzionario", un funzionario che non si può dire che fosse molto importante.Era di bassa statura, alquanto butterato, rossiccio, persino un po' debole di vista, con una incipiente calvizie, rughe da entrambe le parti delle guance e quel colore della faccia che si dice emorroidale [1]... Che farci? la colpa è del clima di Pietroburgo. Quanto al grado (da noi bisogna innanzi tutto dichiarare il grado), era ciò che viene chiamato un eterno consigliere titolare, del quale, com'è noto, si sono beffati e presi gioco in abbondanza i vari scrittori che hanno la lodevole abitudine di prendersela con quelli che non possono mordere. Il cognome del funzionario era Basmackìn. Già da questo nome si vede che esso, in un tempo lontano, aveva avuto origine da una scarpa; ma quando, in quale epoca e in qual modo esso fosse derivato dalla scarpa è assolutamente ignoto. Il padre, il nonno, il cognato, insomma assolutamente tutti i Basmackìn andavano in giro con gli stivali, rinnovando solo tre volte all'anno le suole. Il suo nome era: Akàkij Akakièvic. Al lettore parrà forse alquanto strano e ricercato, ma posso assicurare che esso non era stato scelto, solo che, a causa di particolari circostanze, non fu assolutamente possibile dare un altro nome. Avvenne precisamente così: Akàkij Akakièvic nacque verso sera [...] Alla genitrice proposero di scegliere fra uno dei seguenti nomi: Mòkkija, Sòssija, oppure di chiamarlo con il nome del martire Chozdazàt. "No," pensò la madre, "che razza di nomi!" Per compiacerla aprirono il calendario in un altro punto; uscirono altri tre nomi: Trifìlij, Dùla, Varachàsij!" "Ma questo è un flagello," disse la donna, "che razza di nomi continuano a venir fuori; davvero non li ho mai sentiti. Fosse ancora Varadàt o Varùch, ma Trifìlij e Varachàsij!" Voltarono ancora la pagina e uscirono: Pavsikàkij e Vachtìsij. "Beh, ormai vedo," disse la donna, "che questo è il suo destino.Già che dev'essere così, meglio che si chiami come suo padre. Suo padre è Akàkij e che pure il figlio sia dunque Akàkij". (tratto da: Gogol, "Il Cappotto", in "Racconti di Pietroburgo") L'espressione "quel colore della faccia che si dice emorroidale", indicato nel testo col riferimento [1], esprime una figura retorica, quale? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. In un ministero... meglio non dire in quale. Non c'è nulla di più suscettibile dei ministeri, dei reggimenti, degli uffici e, insomma, d'ogni sorta di corpo burocratico. Al giorno d'oggi, ormai, ogni privato cittadino ritiene che lì venga offesa tutta la società [...] Dunque in "un ministero" prestava servizio "un funzionario", un funzionario che non si può dire che fosse molto importante.Era di bassa statura, alquanto butterato, rossiccio, persino un po' debole di vista, con una incipiente calvizie, rughe da entrambe le parti delle guance e quel colore della faccia che si dice emorroidale [1]... Che farci? la colpa è del clima di Pietroburgo. Quanto al grado (da noi bisogna innanzi tutto dichiarare il grado), era ciò che viene chiamato un eterno consigliere titolare, del quale, com'è noto, si sono beffati e presi gioco in abbondanza i vari scrittori che hanno la lodevole abitudine di prendersela con quelli che non possono mordere. Il cognome del funzionario era Basmackìn. Già da questo nome si vede che esso, in un tempo lontano, aveva avuto origine da una scarpa; ma quando, in quale epoca e in qual modo esso fosse derivato dalla scarpa è assolutamente ignoto. Il padre, il nonno, il cognato, insomma assolutamente tutti i Basmackìn andavano in giro con gli stivali, rinnovando solo tre volte all'anno le suole. Il suo nome era: Akàkij Akakièvic. Al lettore parrà forse alquanto strano e ricercato, ma posso assicurare che esso non era stato scelto, solo che, a causa di particolari circostanze, non fu assolutamente possibile dare un altro nome. Avvenne precisamente così: Akàkij Akakièvic nacque verso sera [...] Alla genitrice proposero di scegliere fra uno dei seguenti nomi: Mòkkija, Sòssija, oppure di chiamarlo con il nome del martire Chozdazàt. "No," pensò la madre, "che razza di nomi!" Per compiacerla aprirono il calendario in un altro punto; uscirono altri tre nomi: Trifìlij, Dùla, Varachàsij!" "Ma questo è un flagello," disse la donna, "che razza di nomi continuano a venir fuori; davvero non li ho mai sentiti. Fosse ancora Varadàt o Varùch, ma Trifìlij e Varachàsij!" Voltarono ancora la pagina e uscirono: Pavsikàkij e Vachtìsij. "Beh, ormai vedo," disse la donna, "che questo è il suo destino.Già che dev'essere così, meglio che si chiami come suo padre. Suo padre è Akàkij e che pure il figlio sia dunque Akàkij". (tratto da: Gogol, "Il Cappotto", in "Racconti di Pietroburgo") Quale delle seguenti affermazioni deducibili dal testo relative al protagonista Akakij è FALSA? |
|
 Esercitati su questo Quiz  |
Cerca
CONCORSI NELLE PROVINCE
Agrigento Alessandria Ancona Aosta Arezzo Ascoli Piceno Asti Avellino Bari Barletta Andria Trani Belluno Benevento Bergamo Biella Bologna Bolzano Brescia Brindisi Cagliari Caltanissetta Campobasso Carbonia Iglesias Caserta Catania Catanzaro Chieti Como Cosenza Cremona Crotone Cuneo Enna Fermo Ferrara Firenze Foggia Forli Cesena Frosinone Genova Gorizia Grosseto Imperia Isernia La Spezia L'Aquila Latina Lecce Lecco Livorno Lodi Lucca Macerata Mantova Massa Carrara Matera Messina Milano Modena Monza e della Brianza Napoli Novara Nuoro Olbia Tempio Oristano Padova Palermo Parma Pavia Perugia Pesaro e Urbino Pescara Piacenza Pisa Pistoia Pordenone Potenza Prato Ragusa Ravenna Reggio Calabria Reggio Emilia Rieti Rimini Roma Rovigo Salerno Medio Campidano Sassari Savona Siena Siracusa Sondrio Taranto Teramo Terni Torino Ogliastra Trapani Trento Treviso Trieste Udine Varese Venezia Verbano Cusio Ossola Vercelli Verona Vibo Valentia Vicenza Viterbo

Leggere attentamente il seguente brano. In genere è difficile prevedere quale sia il tipo di danno che si può verificare durante un terremoto in quanto esso dipende da molteplici fattori quali il tipo di struttura dell'edificio (muratura, calcestruzzo armato, acciaio), l'età di costruzione, la configurazione della struttura, i materiali utilizzati per edificarla, le condizioni del luogo dove è stata costruita, la vicinanza con altre costruzioni, eccetera. Durante un terremoto, infatti, un edificio si può danneggiare in diversi modi e riportare danni strutturali (cioè agli elementi portanti, come pilastri, travi, setti murari) e danni non strutturali (come camini, cornicioni, tramezzi, tamponature). Se la struttura è capace di subire grandi deformazioni, potrà anche subire gravi danni, ma non crollerà. Il danno degli edifici dipende poi dalla durata e dall'intensità del terremoto: più questo è forte, più tende a scuotere a lungo e con più forza il terreno e, quindi, a causare danni alle strutture. Ciò che allora si può fare è attuare delle forme di prevenzione dei disastri, ovvero delle misure antisismiche. Queste prevedono che le costruzioni rispettino delle norme prestabilite, il cui scopo è quello di assicurare che in caso di evento sismico sia protetta la vita umana, siano limitati i danni e rimangano funzionanti le strutture essenziali per gli interventi di protezione civile.A volte però le speculazioni edilizie sono più forti del senso di responsabilità che dovrebbe avere chi costruisce le abitazioni. È in casi come questi che, anche al giorno d'oggi, (quando le conoscenze dell'ingegneria sismica sono molto più avanzate di un tempo), si assiste a drammatiche distruzioni come quelle del terremoto dell'Aquila, che ha abbattuto moltissimi edifici, anche di nuovissima costruzione. Di contro, Paesi come la Cina o il Giappone hanno fatto grossi passi in avanti nell'ambito delle misure antisismiche. Nel 1556 il terremoto dello Shaanxi in Cina (uno dei più disastrosi terremoti storici mondiali) causò la morte di 850 mila persone. Allora c'era poco da fare contro i terremoti perché non si avevano conoscenze adeguate. Oggi invece questi Paesi si sono mobilitati riuscendo a trovare soluzioni architettoniche tecnologiche. (da: Pulvirenti Manzella "I danni del terremoto") Il danno subito degli edifici in seguito a un terremoto dipende:
Leggere attentamente il seguente brano. In un ministero... meglio non dire in quale. Non c'è nulla di più suscettibile dei ministeri, dei reggimenti, degli uffici e, insomma, d'ogni sorta di corpo burocratico. Al giorno d'oggi, ormai, ogni privato cittadino ritiene che lì venga offesa tutta la società [...] Dunque in "un ministero" prestava servizio "un funzionario", un funzionario che non si può dire che fosse molto importante.Era di bassa statura, alquanto butterato, rossiccio, persino un po' debole di vista, con una incipiente calvizie, rughe da entrambe le parti delle guance e quel colore della faccia che si dice emorroidale [1]... Che farci? la colpa è del clima di Pietroburgo. Quanto al grado (da noi bisogna innanzi tutto dichiarare il grado), era ciò che viene chiamato un eterno consigliere titolare, del quale, com'è noto, si sono beffati e presi gioco in abbondanza i vari scrittori che hanno la lodevole abitudine di prendersela con quelli che non possono mordere. Il cognome del funzionario era Basmackìn. Già da questo nome si vede che esso, in un tempo lontano, aveva avuto origine da una scarpa; ma quando, in quale epoca e in qual modo esso fosse derivato dalla scarpa è assolutamente ignoto. Il padre, il nonno, il cognato, insomma assolutamente tutti i Basmackìn andavano in giro con gli stivali, rinnovando solo tre volte all'anno le suole. Il suo nome era: Akàkij Akakièvic. Al lettore parrà forse alquanto strano e ricercato, ma posso assicurare che esso non era stato scelto, solo che, a causa di particolari circostanze, non fu assolutamente possibile dare un altro nome. Avvenne precisamente così: Akàkij Akakièvic nacque verso sera [...] Alla genitrice proposero di scegliere fra uno dei seguenti nomi: Mòkkija, Sòssija, oppure di chiamarlo con il nome del martire Chozdazàt. "No," pensò la madre, "che razza di nomi!" Per compiacerla aprirono il calendario in un altro punto; uscirono altri tre nomi: Trifìlij, Dùla, Varachàsij!" "Ma questo è un flagello," disse la donna, "che razza di nomi continuano a venir fuori; davvero non li ho mai sentiti. Fosse ancora Varadàt o Varùch, ma Trifìlij e Varachàsij!" Voltarono ancora la pagina e uscirono: Pavsikàkij e Vachtìsij. "Beh, ormai vedo," disse la donna, "che questo è il suo destino.Già che dev'essere così, meglio che si chiami come suo padre. Suo padre è Akàkij e che pure il figlio sia dunque Akàkij". (tratto da: Gogol, "Il Cappotto", in "Racconti di Pietroburgo") Quelle delle seguenti affermazioni deducibili dal testo è FALSA?