Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Lo strato che si trova al di sotto degli strati rocciosi sul fondo dell'oceano potrebbe costituire il più grande serbatoio biologico esistente, potendo teoricamente ospitare più organismi di quanto non facciano tutti gli habitat marini messi insieme. Per cercare prove a sostegno di questa suggestiva ipotesi, è stata allestita una nave da ricerca, la G. Thompson, equipaggiata con un robot sommergibile, Jason, sospeso a un fascio di cavi elettrici e fibre ottiche. Jason è in grado di compiere molte delicate operazioni sul fondo dell'oceano, grazie al suo braccio in alluminio dotato di una «mano» a quattro artigli. Tutte le operazioni sono visualizzate per mezzo di una telecamera. Finora, forme di vita come batteri solforiduttori, vermi tubuliformi o granchi predatori erano state rinvenute sul fondo oceanico in corrispondenza di sorgenti calde emesse da una sorta di camini rocciosi chiamati «fumatori neri». Questa spedizione è invece alla ricerca di forme di vita in sorgenti calde prodotte artificialmente, in punti dove il calore proveniente dal basso fa fuoriuscire acqua da fratture della roccia. Si dovrebbe così riuscire a campionare l'acqua che si trova nelle fessure interne alla crosta oceanica. A questo scopo, nel 1998 alcune colonne di plastica contenenti speciali filtri destinati a intrappolare cellule, DNA o altre tracce di vita, sono state collocate sul fondo dell'Oceano Pacifico. Le colonne sono dotate di sensori elettronici per misurare la temperatura e il flusso dell'acqua, parametri utili a determinare se sussistano o meno le condizioni idonee alla vita. Nei pressi dei cosiddetti "fumatori neri": |
| RISPOSTA   Lo strato che si trova al di sotto degli strati rocciosi sul fondo dell'oceano potrebbe costituire il più grande serbatoio biologico esistente, potendo teoricamente ospitare più organismi di quanto non facciano tutti gli habitat marini messi insieme. Per cercare prove a sostegno di questa suggestiva ipotesi, è stata allestita una nave da ricerca, la G. Thompson, equipaggiata con un robot sommergibile, Jason, sospeso a un fascio di cavi elettrici e fibre ottiche. Jason è in grado di compiere molte delicate operazioni sul fondo dell'oceano, grazie al suo braccio in alluminio dotato di una «mano» a quattro artigli. Tutte le operazioni sono visualizzate per mezzo di una telecamera. Finora, forme di vita come batteri solforiduttori, vermi tubuliformi o granchi predatori erano state rinvenute sul fondo oceanico in corrispondenza di sorgenti calde emesse da una sorta di camini rocciosi chiamati «fumatori neri». Questa spedizione è invece alla ricerca di forme di vita in sorgenti calde prodotte artificialmente, in punti dove il calore proveniente dal basso fa fuoriuscire acqua da fratture della roccia. Si dovrebbe così riuscire a campionare l'acqua che si trova nelle fessure interne alla crosta oceanica. A questo scopo, nel 1998 alcune colonne di plastica contenenti speciali filtri destinati a intrappolare cellule, DNA o altre tracce di vita, sono state collocate sul fondo dell'Oceano Pacifico. Le colonne sono dotate di sensori elettronici per misurare la temperatura e il flusso dell'acqua, parametri utili a determinare se sussistano o meno le condizioni idonee alla vita. Il robot Jason: |
| RISPOSTA   Lo strato che si trova al di sotto degli strati rocciosi sul fondo dell'oceano potrebbe costituire il più grande serbatoio biologico esistente, potendo teoricamente ospitare più organismi di quanto non facciano tutti gli habitat marini messi insieme. Per cercare prove a sostegno di questa suggestiva ipotesi, è stata allestita una nave da ricerca, la G. Thompson, equipaggiata con un robot sommergibile, Jason, sospeso a un fascio di cavi elettrici e fibre ottiche. Jason è in grado di compiere molte delicate operazioni sul fondo dell'oceano, grazie al suo braccio in alluminio dotato di una «mano» a quattro artigli. Tutte le operazioni sono visualizzate per mezzo di una telecamera. Finora, forme di vita come batteri solforiduttori, vermi tubuliformi o granchi predatori erano state rinvenute sul fondo oceanico in corrispondenza di sorgenti calde emesse da una sorta di camini rocciosi chiamati «fumatori neri». Questa spedizione è invece alla ricerca di forme di vita in sorgenti calde prodotte artificialmente, in punti dove il calore proveniente dal basso fa fuoriuscire acqua da fratture della roccia. Si dovrebbe così riuscire a campionare l'acqua che si trova nelle fessure interne alla crosta oceanica. A questo scopo, nel 1998 alcune colonne di plastica contenenti speciali filtri destinati a intrappolare cellule, DNA o altre tracce di vita, sono state collocate sul fondo dell'Oceano Pacifico. Le colonne sono dotate di sensori elettronici per misurare la temperatura e il flusso dell'acqua, parametri utili a determinare se sussistano o meno le condizioni idonee alla vita. Le sorgenti calde prodotte artificialmente: |
| RISPOSTA   Lo strato che si trova al di sotto degli strati rocciosi sul fondo dell'oceano potrebbe costituire il più grande serbatoio biologico esistente, potendo teoricamente ospitare più organismi di quanto non facciano tutti gli habitat marini messi insieme. Per cercare prove a sostegno di questa suggestiva ipotesi, è stata allestita una nave da ricerca, la G. Thompson, equipaggiata con un robot sommergibile, Jason, sospeso a un fascio di cavi elettrici e fibre ottiche. Jason è in grado di compiere molte delicate operazioni sul fondo dell'oceano, grazie al suo braccio in alluminio dotato di una «mano» a quattro artigli. Tutte le operazioni sono visualizzate per mezzo di una telecamera. Finora, forme di vita come batteri solforiduttori, vermi tubuliformi o granchi predatori erano state rinvenute sul fondo oceanico in corrispondenza di sorgenti calde emesse da una sorta di camini rocciosi chiamati «fumatori neri». Questa spedizione è invece alla ricerca di forme di vita in sorgenti calde prodotte artificialmente, in punti dove il calore proveniente dal basso fa fuoriuscire acqua da fratture della roccia. Si dovrebbe così riuscire a campionare l'acqua che si trova nelle fessure interne alla crosta oceanica. A questo scopo, nel 1998 alcune colonne di plastica contenenti speciali filtri destinati a intrappolare cellule, DNA o altre tracce di vita, sono state collocate sul fondo dell'Oceano Pacifico. Le colonne sono dotate di sensori elettronici per misurare la temperatura e il flusso dell'acqua, parametri utili a determinare se sussistano o meno le condizioni idonee alla vita. Una delle caratteristiche del robot Jason: |
| RISPOSTA   Lo strato che si trova al di sotto degli strati rocciosi sul fondo dell'oceano potrebbe costituire il più grande serbatoio biologico esistente, potendo teoricamente ospitare più organismi di quanto non facciano tutti gli habitat marini messi insieme. Per cercare prove a sostegno di questa suggestiva ipotesi, è stata allestita una nave da ricerca, la G. Thompson, equipaggiata con un robot sommergibile, Jason, sospeso a un fascio di cavi elettrici e fibre ottiche. Jason è in grado di compiere molte delicate operazioni sul fondo dell'oceano, grazie al suo braccio in alluminio dotato di una «mano» a quattro artigli. Tutte le operazioni sono visualizzate per mezzo di una telecamera. Finora, forme di vita come batteri solforiduttori, vermi tubuliformi o granchi predatori erano state rinvenute sul fondo oceanico in corrispondenza di sorgenti calde emesse da una sorta di camini rocciosi chiamati «fumatori neri». Questa spedizione è invece alla ricerca di forme di vita in sorgenti calde prodotte artificialmente, in punti dove il calore proveniente dal basso fa fuoriuscire acqua da fratture della roccia. Si dovrebbe così riuscire a campionare l'acqua che si trova nelle fessure interne alla crosta oceanica. A questo scopo, nel 1998 alcune colonne di plastica contenenti speciali filtri destinati a intrappolare cellule, DNA o altre tracce di vita, sono state collocate sul fondo dell'Oceano Pacifico. Le colonne sono dotate di sensori elettronici per misurare la temperatura e il flusso dell'acqua, parametri utili a determinare se sussistano o meno le condizioni idonee alla vita. In un periodo precedente alla spedizione della G. Thompson: |
| RISPOSTA   Lo strato che si trova al di sotto degli strati rocciosi sul fondo dell'oceano potrebbe costituire il più grande serbatoio biologico esistente, potendo teoricamente ospitare più organismi di quanto non facciano tutti gli habitat marini messi insieme. Per cercare prove a sostegno di questa suggestiva ipotesi, è stata allestita una nave da ricerca, la G. Thompson, equipaggiata con un robot sommergibile, Jason, sospeso a un fascio di cavi elettrici e fibre ottiche. Jason è in grado di compiere molte delicate operazioni sul fondo dell'oceano, grazie al suo braccio in alluminio dotato di una «mano» a quattro artigli. Tutte le operazioni sono visualizzate per mezzo di una telecamera. Finora, forme di vita come batteri solforiduttori, vermi tubuliformi o granchi predatori erano state rinvenute sul fondo oceanico in corrispondenza di sorgenti calde emesse da una sorta di camini rocciosi chiamati «fumatori neri». Questa spedizione è invece alla ricerca di forme di vita in sorgenti calde prodotte artificialmente, in punti dove il calore proveniente dal basso fa fuoriuscire acqua da fratture della roccia. Si dovrebbe così riuscire a campionare l'acqua che si trova nelle fessure interne alla crosta oceanica. A questo scopo, nel 1998 alcune colonne di plastica contenenti speciali filtri destinati a intrappolare cellule, DNA o altre tracce di vita, sono state collocate sul fondo dell'Oceano Pacifico. Le colonne sono dotate di sensori elettronici per misurare la temperatura e il flusso dell'acqua, parametri utili a determinare se sussistano o meno le condizioni idonee alla vita. Una delle teorie circa il fondo degli oceani: |
RISPOSTA   Lo strato che si trova al di sotto degli strati rocciosi sul fondo dell'oceano potrebbe costituire il più grande serbatoio biologico esistente, potendo teoricamente ospitare più organismi di quanto non facciano tutti gli habitat marini messi insieme. Per cercare prove a sostegno di questa suggestiva ipotesi, è stata allestita una nave da ricerca, la G. Thompson, equipaggiata con un robot sommergibile, Jason, sospeso a un fascio di cavi elettrici e fibre ottiche. Jason è in grado di compiere molte delicate operazioni sul fondo dell'oceano, grazie al suo braccio in alluminio dotato di una «mano» a quattro artigli. Tutte le operazioni sono visualizzate per mezzo di una telecamera. Finora, forme di vita come batteri solforiduttori, vermi tubuliformi o granchi predatori erano state rinvenute sul fondo oceanico in corrispondenza di sorgenti calde emesse da una sorta di camini rocciosi chiamati «fumatori neri». Questa spedizione è invece alla ricerca di forme di vita in sorgenti calde prodotte artificialmente, in punti dove il calore proveniente dal basso fa fuoriuscire acqua da fratture della roccia. Si dovrebbe così riuscire a campionare l'acqua che si trova nelle fessure interne alla crosta oceanica. A questo scopo, nel 1998 alcune colonne di plastica contenenti speciali filtri destinati a intrappolare cellule, DNA o altre tracce di vita, sono state collocate sul fondo dell'Oceano Pacifico. Le colonne sono dotate di sensori elettronici per misurare la temperatura e il flusso dell'acqua, parametri utili a determinare se sussistano o meno le condizioni idonee alla vita. La spedizione del robot Jason: |
| RISPOSTA   Lo strato che si trova al di sotto degli strati rocciosi sul fondo dell'oceano potrebbe costituire il più grande serbatoio biologico esistente, potendo teoricamente ospitare più organismi di quanto non facciano tutti gli habitat marini messi insieme. Per cercare prove a sostegno di questa suggestiva ipotesi, è stata allestita una nave da ricerca, la G. Thompson, equipaggiata con un robot sommergibile, Jason, sospeso a un fascio di cavi elettrici e fibre ottiche. Jason è in grado di compiere molte delicate operazioni sul fondo dell'oceano, grazie al suo braccio in alluminio dotato di una «mano» a quattro artigli. Tutte le operazioni sono visualizzate per mezzo di una telecamera. Finora, forme di vita come batteri solforiduttori, vermi tubuliformi o granchi predatori erano state rinvenute sul fondo oceanico in corrispondenza di sorgenti calde emesse da una sorta di camini rocciosi chiamati «fumatori neri». Questa spedizione è invece alla ricerca di forme di vita in sorgenti calde prodotte artificialmente, in punti dove il calore proveniente dal basso fa fuoriuscire acqua da fratture della roccia. Si dovrebbe così riuscire a campionare l'acqua che si trova nelle fessure interne alla crosta oceanica. A questo scopo, nel 1998 alcune colonne di plastica contenenti speciali filtri destinati a intrappolare cellule, DNA o altre tracce di vita, sono state collocate sul fondo dell'Oceano Pacifico. Le colonne sono dotate di sensori elettronici per misurare la temperatura e il flusso dell'acqua, parametri utili a determinare se sussistano o meno le condizioni idonee alla vita. Uno degli obiettivi della missione della G. Thompson: |
| RISPOSTA   Molti pediatri sono talmente convinti nel promuovere l'allattamento, che spesso sono riluttanti ad ammettere che il latte materno non è così buono come si crede, o almeno non lo è più. Negli ultimi 25-30 anni i medici hanno scoperto nel latte la presenza di elementi tossici come DDT, solventi e metalli pesanti. Le persone assorbono queste sostanze dall'aria inquinata e dai cibi contaminati, il pesce e i prodotti animali soprattutto. Alcuni agenti chimici sono solubili nel grasso, quindi non vengono prontamente escreti dal corpo, al contrario, si attaccano alle cellule grasse e vi possono restare per sempre. Quando, però, una donna allatta il proprio bambino, queste cellule si attivano per produrre latte, in tal modo gli agenti contaminanti vanno direttamente nel latte. Nei primi sei mesi di allattamento, una madre può trasferire al proprio figlio il 20% dei contaminanti. I pochi studi relativi agli effetti a lungo termine degli inquinanti nel latte materno hanno mostrato risultati tra loro discordanti. Gli esperti sono d'accordo sulla necessità di continuare le ricerche in questo ambito. Una nota positiva viene dal fatto che un ricercatore ha constatato che, in Occidente, i livelli di DDT e diossina nel latte materno sono diminuiti soprattutto grazie alla loro messa al bando o a controlli più severi sul loro utilizzo. Negli ultimi 25-30 anni: |
| RISPOSTA   Molti pediatri sono talmente convinti nel promuovere l'allattamento, che spesso sono riluttanti ad ammettere che il latte materno non è così buono come si crede, o almeno non lo è più. Negli ultimi 25-30 anni i medici hanno scoperto nel latte la presenza di elementi tossici come DDT, solventi e metalli pesanti. Le persone assorbono queste sostanze dall'aria inquinata e dai cibi contaminati, il pesce e i prodotti animali soprattutto. Alcuni agenti chimici sono solubili nel grasso, quindi non vengono prontamente escreti dal corpo, al contrario, si attaccano alle cellule grasse e vi possono restare per sempre. Quando, però, una donna allatta il proprio bambino, queste cellule si attivano per produrre latte, in tal modo gli agenti contaminanti vanno direttamente nel latte. Nei primi sei mesi di allattamento, una madre può trasferire al proprio figlio il 20% dei contaminanti. I pochi studi relativi agli effetti a lungo termine degli inquinanti nel latte materno hanno mostrato risultati tra loro discordanti. Gli esperti sono d'accordo sulla necessità di continuare le ricerche in questo ambito. Una nota positiva viene dal fatto che un ricercatore ha constatato che, in Occidente, i livelli di DDT e diossina nel latte materno sono diminuiti soprattutto grazie alla loro messa al bando o a controlli più severi sul loro utilizzo. Quando alcuni agenti chimici vengono assorbiti dal corpo: |
| RISPOSTA   Molti pediatri sono talmente convinti nel promuovere l'allattamento, che spesso sono riluttanti ad ammettere che il latte materno non è così buono come si crede, o almeno non lo è più. Negli ultimi 25-30 anni i medici hanno scoperto nel latte la presenza di elementi tossici come DDT, solventi e metalli pesanti. Le persone assorbono queste sostanze dall'aria inquinata e dai cibi contaminati, il pesce e i prodotti animali soprattutto. Alcuni agenti chimici sono solubili nel grasso, quindi non vengono prontamente escreti dal corpo, al contrario, si attaccano alle cellule grasse e vi possono restare per sempre. Quando, però, una donna allatta il proprio bambino, queste cellule si attivano per produrre latte, in tal modo gli agenti contaminanti vanno direttamente nel latte. Nei primi sei mesi di allattamento, una madre può trasferire al proprio figlio il 20% dei contaminanti. I pochi studi relativi agli effetti a lungo termine degli inquinanti nel latte materno hanno mostrato risultati tra loro discordanti. Gli esperti sono d'accordo sulla necessità di continuare le ricerche in questo ambito. Una nota positiva viene dal fatto che un ricercatore ha constatato che, in Occidente, i livelli di DDT e diossina nel latte materno sono diminuiti soprattutto grazie alla loro messa al bando o a controlli più severi sul loro utilizzo. I livelli di DDT nel latte materno: |
RISPOSTA   Molti pediatri sono talmente convinti nel promuovere l'allattamento, che spesso sono riluttanti ad ammettere che il latte materno non è così buono come si crede, o almeno non lo è più. Negli ultimi 25-30 anni i medici hanno scoperto nel latte la presenza di elementi tossici come DDT, solventi e metalli pesanti. Le persone assorbono queste sostanze dall'aria inquinata e dai cibi contaminati, il pesce e i prodotti animali soprattutto. Alcuni agenti chimici sono solubili nel grasso, quindi non vengono prontamente escreti dal corpo, al contrario, si attaccano alle cellule grasse e vi possono restare per sempre. Quando, però, una donna allatta il proprio bambino, queste cellule si attivano per produrre latte, in tal modo gli agenti contaminanti vanno direttamente nel latte. Nei primi sei mesi di allattamento, una madre può trasferire al proprio figlio il 20% dei contaminanti. I pochi studi relativi agli effetti a lungo termine degli inquinanti nel latte materno hanno mostrato risultati tra loro discordanti. Gli esperti sono d'accordo sulla necessità di continuare le ricerche in questo ambito. Una nota positiva viene dal fatto che un ricercatore ha constatato che, in Occidente, i livelli di DDT e diossina nel latte materno sono diminuiti soprattutto grazie alla loro messa al bando o a controlli più severi sul loro utilizzo. Gli esperti affermano che le ricerche hanno dimostrato: |
| RISPOSTA   Molti pediatri sono talmente convinti nel promuovere l'allattamento, che spesso sono riluttanti ad ammettere che il latte materno non è così buono come si crede, o almeno non lo è più. Negli ultimi 25-30 anni i medici hanno scoperto nel latte la presenza di elementi tossici come DDT, solventi e metalli pesanti. Le persone assorbono queste sostanze dall'aria inquinata e dai cibi contaminati, il pesce e i prodotti animali soprattutto. Alcuni agenti chimici sono solubili nel grasso, quindi non vengono prontamente escreti dal corpo, al contrario, si attaccano alle cellule grasse e vi possono restare per sempre. Quando, però, una donna allatta il proprio bambino, queste cellule si attivano per produrre latte, in tal modo gli agenti contaminanti vanno direttamente nel latte. Nei primi sei mesi di allattamento, una madre può trasferire al proprio figlio il 20% dei contaminanti. I pochi studi relativi agli effetti a lungo termine degli inquinanti nel latte materno hanno mostrato risultati tra loro discordanti. Gli esperti sono d'accordo sulla necessità di continuare le ricerche in questo ambito. Una nota positiva viene dal fatto che un ricercatore ha constatato che, in Occidente, i livelli di DDT e diossina nel latte materno sono diminuiti soprattutto grazie alla loro messa al bando o a controlli più severi sul loro utilizzo. I pesci e i prodotti animali: |
| RISPOSTA   Molti pediatri sono talmente convinti nel promuovere l'allattamento, che spesso sono riluttanti ad ammettere che il latte materno non è così buono come si crede, o almeno non lo è più. Negli ultimi 25-30 anni i medici hanno scoperto nel latte la presenza di elementi tossici come DDT, solventi e metalli pesanti. Le persone assorbono queste sostanze dall'aria inquinata e dai cibi contaminati, il pesce e i prodotti animali soprattutto. Alcuni agenti chimici sono solubili nel grasso, quindi non vengono prontamente escreti dal corpo, al contrario, si attaccano alle cellule grasse e vi possono restare per sempre. Quando, però, una donna allatta il proprio bambino, queste cellule si attivano per produrre latte, in tal modo gli agenti contaminanti vanno direttamente nel latte. Nei primi sei mesi di allattamento, una madre può trasferire al proprio figlio il 20% dei contaminanti. I pochi studi relativi agli effetti a lungo termine degli inquinanti nel latte materno hanno mostrato risultati tra loro discordanti. Gli esperti sono d'accordo sulla necessità di continuare le ricerche in questo ambito. Una nota positiva viene dal fatto che un ricercatore ha constatato che, in Occidente, i livelli di DDT e diossina nel latte materno sono diminuiti soprattutto grazie alla loro messa al bando o a controlli più severi sul loro utilizzo. Le cellule grasse: |
| RISPOSTA   Molti pediatri sono talmente convinti nel promuovere l'allattamento, che spesso sono riluttanti ad ammettere che il latte materno non è così buono come si crede, o almeno non lo è più. Negli ultimi 25-30 anni i medici hanno scoperto nel latte la presenza di elementi tossici come DDT, solventi e metalli pesanti. Le persone assorbono queste sostanze dall'aria inquinata e dai cibi contaminati, il pesce e i prodotti animali soprattutto. Alcuni agenti chimici sono solubili nel grasso, quindi non vengono prontamente escreti dal corpo, al contrario, si attaccano alle cellule grasse e vi possono restare per sempre. Quando, però, una donna allatta il proprio bambino, queste cellule si attivano per produrre latte, in tal modo gli agenti contaminanti vanno direttamente nel latte. Nei primi sei mesi di allattamento, una madre può trasferire al proprio figlio il 20% dei contaminanti. I pochi studi relativi agli effetti a lungo termine degli inquinanti nel latte materno hanno mostrato risultati tra loro discordanti. Gli esperti sono d'accordo sulla necessità di continuare le ricerche in questo ambito. Una nota positiva viene dal fatto che un ricercatore ha constatato che, in Occidente, i livelli di DDT e diossina nel latte materno sono diminuiti soprattutto grazie alla loro messa al bando o a controlli più severi sul loro utilizzo. I pediatri: |
| RISPOSTA   Molti pediatri sono talmente convinti nel promuovere l'allattamento, che spesso sono riluttanti ad ammettere che il latte materno non è così buono come si crede, o almeno non lo è più. Negli ultimi 25-30 anni i medici hanno scoperto nel latte la presenza di elementi tossici come DDT, solventi e metalli pesanti. Le persone assorbono queste sostanze dall'aria inquinata e dai cibi contaminati, il pesce e i prodotti animali soprattutto. Alcuni agenti chimici sono solubili nel grasso, quindi non vengono prontamente escreti dal corpo, al contrario, si attaccano alle cellule grasse e vi possono restare per sempre. Quando, però, una donna allatta il proprio bambino, queste cellule si attivano per produrre latte, in tal modo gli agenti contaminanti vanno direttamente nel latte. Nei primi sei mesi di allattamento, una madre può trasferire al proprio figlio il 20% dei contaminanti. I pochi studi relativi agli effetti a lungo termine degli inquinanti nel latte materno hanno mostrato risultati tra loro discordanti. Gli esperti sono d'accordo sulla necessità di continuare le ricerche in questo ambito. Una nota positiva viene dal fatto che un ricercatore ha constatato che, in Occidente, i livelli di DDT e diossina nel latte materno sono diminuiti soprattutto grazie alla loro messa al bando o a controlli più severi sul loro utilizzo. Il 20% dei contaminanti: |
| RISPOSTA   Nel 2000 la politica delle due Banche centrali più importanti del mondo (Stati Uniti ed Europa) ha avuto un tratto comune (anche se l'intensità era diversa): la crescita del costo del denaro. Questo per cercare di frenare una ripresa economica troppo impetuosa in America ed un'inflazione che stava rialzando la testa in Europa. Il rialzo del costo del denaro ha provocato, insieme ad altri fattori, il crollo di Wall Street, e cioè del Nasdaq. Il 2001 si presenta tutto di segno opposto. In America la discesa del costo del denaro è già cominciata ed andrà avanti, in Europa dovrebbe cominciare tra poco. Questo, tra l'altro, renderà assai poco interessante l'investimento in obbligazioni e titoli di Stato. E sarà, quindi, di nuovo inevitabile investire denaro in azioni se si vorrà tentare di guadagnare qualcosa. Ma, se si parla di investimenti in azioni, è d'obbligo fare i conti con i titoli tecnologici. Gli esperti, per esempio, sostengono che, dopo le batoste prese nel corso dell'ultimo anno, adesso i tecnologici sono tornati ad essere interessanti e prevedono una loro crescita almeno di 3-4 volte rispetto alla crescita ipotizzata dei titoli della old economy. Naturalmente, l'esperienza dell'anno scorso non è stata vissuta invano e quindi si consiglia di non perdere tempo in titoli e titolini sconosciuti o quasi, e di puntare invece su titoli forti e solidi che sono presenti in Borsa. Gli esperti si spingono anche un po' più avanti e dicono che chi vuole investire in tecnologici è meglio che scelga i suoi titoli in America, dentro il Nasdaq, dove ci sono le società più serie. La new economy europea, invece, è ancora un po' troppo sperimentale. Se invece si vuole, come è giusto, mettere in portafoglio anche qualche sano titolo old economy, allora è meglio guardare all'Europa dove ci sono banche, assicurazioni e aziende alimentari in grado di fornire ancora qualche discreta soddisfazione agli investitori. Nel 2000 le Banche centrali americane ed europee hanno adottato delle politiche volte: |
| RISPOSTA   Nel 2000 la politica delle due Banche centrali più importanti del mondo (Stati Uniti ed Europa) ha avuto un tratto comune (anche se l'intensità era diversa): la crescita del costo del denaro. Questo per cercare di frenare una ripresa economica troppo impetuosa in America ed un'inflazione che stava rialzando la testa in Europa. Il rialzo del costo del denaro ha provocato, insieme ad altri fattori, il crollo di Wall Street, e cioè del Nasdaq. Il 2001 si presenta tutto di segno opposto. In America la discesa del costo del denaro è già cominciata ed andrà avanti, in Europa dovrebbe cominciare tra poco. Questo, tra l'altro, renderà assai poco interessante l'investimento in obbligazioni e titoli di Stato. E sarà, quindi, di nuovo inevitabile investire denaro in azioni se si vorrà tentare di guadagnare qualcosa. Ma, se si parla di investimenti in azioni, è d'obbligo fare i conti con i titoli tecnologici. Gli esperti, per esempio, sostengono che, dopo le batoste prese nel corso dell'ultimo anno, adesso i tecnologici sono tornati ad essere interessanti e prevedono una loro crescita almeno di 3-4 volte rispetto alla crescita ipotizzata dei titoli della old economy. Naturalmente, l'esperienza dell'anno scorso non è stata vissuta invano e quindi si consiglia di non perdere tempo in titoli e titolini sconosciuti o quasi, e di puntare invece su titoli forti e solidi che sono presenti in Borsa. Gli esperti si spingono anche un po' più avanti e dicono che chi vuole investire in tecnologici è meglio che scelga i suoi titoli in America, dentro il Nasdaq, dove ci sono le società più serie. La new economy europea, invece, è ancora un po' troppo sperimentale. Se invece si vuole, come è giusto, mettere in portafoglio anche qualche sano titolo old economy, allora è meglio guardare all'Europa dove ci sono banche, assicurazioni e aziende alimentari in grado di fornire ancora qualche discreta soddisfazione agli investitori. Le previsioni per il 2001 ci dicono che, se si vorrà guadagnare, bisognerà investire: |
RISPOSTA   Nel 2000 la politica delle due Banche centrali più importanti del mondo (Stati Uniti ed Europa) ha avuto un tratto comune (anche se l'intensità era diversa): la crescita del costo del denaro. Questo per cercare di frenare una ripresa economica troppo impetuosa in America ed un'inflazione che stava rialzando la testa in Europa. Il rialzo del costo del denaro ha provocato, insieme ad altri fattori, il crollo di Wall Street, e cioè del Nasdaq. Il 2001 si presenta tutto di segno opposto. In America la discesa del costo del denaro è già cominciata ed andrà avanti, in Europa dovrebbe cominciare tra poco. Questo, tra l'altro, renderà assai poco interessante l'investimento in obbligazioni e titoli di Stato. E sarà, quindi, di nuovo inevitabile investire denaro in azioni se si vorrà tentare di guadagnare qualcosa. Ma, se si parla di investimenti in azioni, è d'obbligo fare i conti con i titoli tecnologici. Gli esperti, per esempio, sostengono che, dopo le batoste prese nel corso dell'ultimo anno, adesso i tecnologici sono tornati ad essere interessanti e prevedono una loro crescita almeno di 3-4 volte rispetto alla crescita ipotizzata dei titoli della old economy. Naturalmente, l'esperienza dell'anno scorso non è stata vissuta invano e quindi si consiglia di non perdere tempo in titoli e titolini sconosciuti o quasi, e di puntare invece su titoli forti e solidi che sono presenti in Borsa. Gli esperti si spingono anche un po' più avanti e dicono che chi vuole investire in tecnologici è meglio che scelga i suoi titoli in America, dentro il Nasdaq, dove ci sono le società più serie. La new economy europea, invece, è ancora un po' troppo sperimentale. Se invece si vuole, come è giusto, mettere in portafoglio anche qualche sano titolo old economy, allora è meglio guardare all'Europa dove ci sono banche, assicurazioni e aziende alimentari in grado di fornire ancora qualche discreta soddisfazione agli investitori. I titoli tecnologici sono tornati ad essere interessanti ed è consigliabile puntare: |
| RISPOSTA   Nel 2000 la politica delle due Banche centrali più importanti del mondo (Stati Uniti ed Europa) ha avuto un tratto comune (anche se l'intensità era diversa): la crescita del costo del denaro. Questo per cercare di frenare una ripresa economica troppo impetuosa in America ed un'inflazione che stava rialzando la testa in Europa. Il rialzo del costo del denaro ha provocato, insieme ad altri fattori, il crollo di Wall Street, e cioè del Nasdaq. Il 2001 si presenta tutto di segno opposto. In America la discesa del costo del denaro è già cominciata ed andrà avanti, in Europa dovrebbe cominciare tra poco. Questo, tra l'altro, renderà assai poco interessante l'investimento in obbligazioni e titoli di Stato. E sarà, quindi, di nuovo inevitabile investire denaro in azioni se si vorrà tentare di guadagnare qualcosa. Ma, se si parla di investimenti in azioni, è d'obbligo fare i conti con i titoli tecnologici. Gli esperti, per esempio, sostengono che, dopo le batoste prese nel corso dell'ultimo anno, adesso i tecnologici sono tornati ad essere interessanti e prevedono una loro crescita almeno di 3-4 volte rispetto alla crescita ipotizzata dei titoli della old economy. Naturalmente, l'esperienza dell'anno scorso non è stata vissuta invano e quindi si consiglia di non perdere tempo in titoli e titolini sconosciuti o quasi, e di puntare invece su titoli forti e solidi che sono presenti in Borsa. Gli esperti si spingono anche un po' più avanti e dicono che chi vuole investire in tecnologici è meglio che scelga i suoi titoli in America, dentro il Nasdaq, dove ci sono le società più serie. La new economy europea, invece, è ancora un po' troppo sperimentale. Se invece si vuole, come è giusto, mettere in portafoglio anche qualche sano titolo old economy, allora è meglio guardare all'Europa dove ci sono banche, assicurazioni e aziende alimentari in grado di fornire ancora qualche discreta soddisfazione agli investitori. Dove dovrebbe agire chi volesse investire in titoli della old economy? |
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Lo strato che si trova al di sotto degli strati rocciosi sul fondo dell'oceano potrebbe costituire il più grande serbatoio biologico esistente, potendo teoricamente ospitare più organismi di quanto non facciano tutti gli habitat marini messi insieme. Per cercare prove a sostegno di questa suggestiva ipotesi, è stata allestita una nave da ricerca, la G. Thompson, equipaggiata con un robot sommergibile, Jason, sospeso a un fascio di cavi elettrici e fibre ottiche. Jason è in grado di compiere molte delicate operazioni sul fondo dell'oceano, grazie al suo braccio in alluminio dotato di una «mano» a quattro artigli. Tutte le operazioni sono visualizzate per mezzo di una telecamera. Finora, forme di vita come batteri solforiduttori, vermi tubuliformi o granchi predatori erano state rinvenute sul fondo oceanico in corrispondenza di sorgenti calde emesse da una sorta di camini rocciosi chiamati «fumatori neri». Questa spedizione è invece alla ricerca di forme di vita in sorgenti calde prodotte artificialmente, in punti dove il calore proveniente dal basso fa fuoriuscire acqua da fratture della roccia. Si dovrebbe così riuscire a campionare l'acqua che si trova nelle fessure interne alla crosta oceanica. A questo scopo, nel 1998 alcune colonne di plastica contenenti speciali filtri destinati a intrappolare cellule, DNA o altre tracce di vita, sono state collocate sul fondo dell'Oceano Pacifico. Le colonne sono dotate di sensori elettronici per misurare la temperatura e il flusso dell'acqua, parametri utili a determinare se sussistano o meno le condizioni idonee alla vita. La spedizione del robot Jason:
Molti pediatri sono talmente convinti nel promuovere l'allattamento, che spesso sono riluttanti ad ammettere che il latte materno non è così buono come si crede, o almeno non lo è più. Negli ultimi 25-30 anni i medici hanno scoperto nel latte la presenza di elementi tossici come DDT, solventi e metalli pesanti. Le persone assorbono queste sostanze dall'aria inquinata e dai cibi contaminati, il pesce e i prodotti animali soprattutto. Alcuni agenti chimici sono solubili nel grasso, quindi non vengono prontamente escreti dal corpo, al contrario, si attaccano alle cellule grasse e vi possono restare per sempre. Quando, però, una donna allatta il proprio bambino, queste cellule si attivano per produrre latte, in tal modo gli agenti contaminanti vanno direttamente nel latte. Nei primi sei mesi di allattamento, una madre può trasferire al proprio figlio il 20% dei contaminanti. I pochi studi relativi agli effetti a lungo termine degli inquinanti nel latte materno hanno mostrato risultati tra loro discordanti. Gli esperti sono d'accordo sulla necessità di continuare le ricerche in questo ambito. Una nota positiva viene dal fatto che un ricercatore ha constatato che, in Occidente, i livelli di DDT e diossina nel latte materno sono diminuiti soprattutto grazie alla loro messa al bando o a controlli più severi sul loro utilizzo. Gli esperti affermano che le ricerche hanno dimostrato: