Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Regione Campania Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Non basta essere “tutto orecchie” per non perdere nemmeno una parola di un discorso. Sembra infatti che, senza rendercene conto, “ascoltiamo” anche attraverso la nostra pelle, unico organo di senso capace di percepire gli altrimenti impercettibili spostamenti d'aria provocati dall'emissione di alcuni suoni. La scoperta, pubblicata su Nature dal team di Brian Gick dell'University of British Columbia a Vancouver (Canada), suggerisce che quando ascoltiamo qualcuno parlare utilizziamo non solo le informazioni che arrivano da occhi e orecchie. Secondo gli studiosi registriamo anche sottili indizi tattili, come appunto lo spostamento dell'aria che accompagna le parole, per poter costruire una immagine completa dei suoni che stiamo udendo. Alcuni dei rumori che emettiamo producono piccoli, inudibili “scoppiettii” d'aria, tipici ad esempio dei suoni aspirati o sibilanti. Il gruppo di ricercatori diretto da Gick ha scoperto che, quando questi brevi scoppiettii d'aria arrivano alla pelle di mani e collo, le sillabe udite sono percepite come aspirate anche quando non lo sono. Ad esempio: sillabe non aspirate come “ba” e “da” sono state percepite come le rispettive equivalenti aspirate “pa” e “ta” quando venivano presentate agli ascoltatori insieme a un flusso d'aria sulla pelle. Questo, secondo gli scienziati, indica che le informazioni che arrivano dal senso del tatto accompagnano suoni e immagini, e vengono elaborate dal nostro cervello per decifrare ciò che viene detto. Alcuni suoni: |
| RISPOSTA   Non basta essere “tutto orecchie” per non perdere nemmeno una parola di un discorso. Sembra infatti che, senza rendercene conto, “ascoltiamo” anche attraverso la nostra pelle, unico organo di senso capace di percepire gli altrimenti impercettibili spostamenti d'aria provocati dall'emissione di alcuni suoni. La scoperta, pubblicata su Nature dal team di Brian Gick dell'University of British Columbia a Vancouver (Canada), suggerisce che quando ascoltiamo qualcuno parlare utilizziamo non solo le informazioni che arrivano da occhi e orecchie. Secondo gli studiosi registriamo anche sottili indizi tattili, come appunto lo spostamento dell'aria che accompagna le parole, per poter costruire una immagine completa dei suoni che stiamo udendo. Alcuni dei rumori che emettiamo producono piccoli, inudibili “scoppiettii” d'aria, tipici ad esempio dei suoni aspirati o sibilanti. Il gruppo di ricercatori diretto da Gick ha scoperto che, quando questi brevi scoppiettii d'aria arrivano alla pelle di mani e collo, le sillabe udite sono percepite come aspirate anche quando non lo sono. Ad esempio: sillabe non aspirate come “ba” e “da” sono state percepite come le rispettive equivalenti aspirate “pa” e “ta” quando venivano presentate agli ascoltatori insieme a un flusso d'aria sulla pelle. Questo, secondo gli scienziati, indica che le informazioni che arrivano dal senso del tatto accompagnano suoni e immagini, e vengono elaborate dal nostro cervello per decifrare ciò che viene detto. La pelle: |
| RISPOSTA   Non basta essere “tutto orecchie” per non perdere nemmeno una parola di un discorso. Sembra infatti che, senza rendercene conto, “ascoltiamo” anche attraverso la nostra pelle, unico organo di senso capace di percepire gli altrimenti impercettibili spostamenti d'aria provocati dall'emissione di alcuni suoni. La scoperta, pubblicata su Nature dal team di Brian Gick dell'University of British Columbia a Vancouver (Canada), suggerisce che quando ascoltiamo qualcuno parlare utilizziamo non solo le informazioni che arrivano da occhi e orecchie. Secondo gli studiosi registriamo anche sottili indizi tattili, come appunto lo spostamento dell'aria che accompagna le parole, per poter costruire una immagine completa dei suoni che stiamo udendo. Alcuni dei rumori che emettiamo producono piccoli, inudibili “scoppiettii” d'aria, tipici ad esempio dei suoni aspirati o sibilanti. Il gruppo di ricercatori diretto da Gick ha scoperto che, quando questi brevi scoppiettii d'aria arrivano alla pelle di mani e collo, le sillabe udite sono percepite come aspirate anche quando non lo sono. Ad esempio: sillabe non aspirate come “ba” e “da” sono state percepite come le rispettive equivalenti aspirate “pa” e “ta” quando venivano presentate agli ascoltatori insieme a un flusso d'aria sulla pelle. Questo, secondo gli scienziati, indica che le informazioni che arrivano dal senso del tatto accompagnano suoni e immagini, e vengono elaborate dal nostro cervello per decifrare ciò che viene detto. Gli indizi tattili collegati ai suoni: |
| RISPOSTA   Non basta essere “tutto orecchie” per non perdere nemmeno una parola di un discorso. Sembra infatti che, senza rendercene conto, “ascoltiamo” anche attraverso la nostra pelle, unico organo di senso capace di percepire gli altrimenti impercettibili spostamenti d'aria provocati dall'emissione di alcuni suoni. La scoperta, pubblicata su Nature dal team di Brian Gick dell'University of British Columbia a Vancouver (Canada), suggerisce che quando ascoltiamo qualcuno parlare utilizziamo non solo le informazioni che arrivano da occhi e orecchie. Secondo gli studiosi registriamo anche sottili indizi tattili, come appunto lo spostamento dell'aria che accompagna le parole, per poter costruire una immagine completa dei suoni che stiamo udendo. Alcuni dei rumori che emettiamo producono piccoli, inudibili “scoppiettii” d'aria, tipici ad esempio dei suoni aspirati o sibilanti. Il gruppo di ricercatori diretto da Gick ha scoperto che, quando questi brevi scoppiettii d'aria arrivano alla pelle di mani e collo, le sillabe udite sono percepite come aspirate anche quando non lo sono. Ad esempio: sillabe non aspirate come “ba” e “da” sono state percepite come le rispettive equivalenti aspirate “pa” e “ta” quando venivano presentate agli ascoltatori insieme a un flusso d'aria sulla pelle. Questo, secondo gli scienziati, indica che le informazioni che arrivano dal senso del tatto accompagnano suoni e immagini, e vengono elaborate dal nostro cervello per decifrare ciò che viene detto. I ricercatori: |
| RISPOSTA   Non basta essere “tutto orecchie” per non perdere nemmeno una parola di un discorso. Sembra infatti che, senza rendercene conto, “ascoltiamo” anche attraverso la nostra pelle, unico organo di senso capace di percepire gli altrimenti impercettibili spostamenti d'aria provocati dall'emissione di alcuni suoni. La scoperta, pubblicata su Nature dal team di Brian Gick dell'University of British Columbia a Vancouver (Canada), suggerisce che quando ascoltiamo qualcuno parlare utilizziamo non solo le informazioni che arrivano da occhi e orecchie. Secondo gli studiosi registriamo anche sottili indizi tattili, come appunto lo spostamento dell'aria che accompagna le parole, per poter costruire una immagine completa dei suoni che stiamo udendo. Alcuni dei rumori che emettiamo producono piccoli, inudibili “scoppiettii” d'aria, tipici ad esempio dei suoni aspirati o sibilanti. Il gruppo di ricercatori diretto da Gick ha scoperto che, quando questi brevi scoppiettii d'aria arrivano alla pelle di mani e collo, le sillabe udite sono percepite come aspirate anche quando non lo sono. Ad esempio: sillabe non aspirate come “ba” e “da” sono state percepite come le rispettive equivalenti aspirate “pa” e “ta” quando venivano presentate agli ascoltatori insieme a un flusso d'aria sulla pelle. Questo, secondo gli scienziati, indica che le informazioni che arrivano dal senso del tatto accompagnano suoni e immagini, e vengono elaborate dal nostro cervello per decifrare ciò che viene detto. Gli spostamenti d'aria: |
| RISPOSTA   Non basta essere “tutto orecchie” per non perdere nemmeno una parola di un discorso. Sembra infatti che, senza rendercene conto, “ascoltiamo” anche attraverso la nostra pelle, unico organo di senso capace di percepire gli altrimenti impercettibili spostamenti d'aria provocati dall'emissione di alcuni suoni. La scoperta, pubblicata su Nature dal team di Brian Gick dell'University of British Columbia a Vancouver (Canada), suggerisce che quando ascoltiamo qualcuno parlare utilizziamo non solo le informazioni che arrivano da occhi e orecchie. Secondo gli studiosi registriamo anche sottili indizi tattili, come appunto lo spostamento dell'aria che accompagna le parole, per poter costruire una immagine completa dei suoni che stiamo udendo. Alcuni dei rumori che emettiamo producono piccoli, inudibili “scoppiettii” d'aria, tipici ad esempio dei suoni aspirati o sibilanti. Il gruppo di ricercatori diretto da Gick ha scoperto che, quando questi brevi scoppiettii d'aria arrivano alla pelle di mani e collo, le sillabe udite sono percepite come aspirate anche quando non lo sono. Ad esempio: sillabe non aspirate come “ba” e “da” sono state percepite come le rispettive equivalenti aspirate “pa” e “ta” quando venivano presentate agli ascoltatori insieme a un flusso d'aria sulla pelle. Questo, secondo gli scienziati, indica che le informazioni che arrivano dal senso del tatto accompagnano suoni e immagini, e vengono elaborate dal nostro cervello per decifrare ciò che viene detto. La percezione dei suoni: |
| RISPOSTA   Non esiste un criterio univoco per scegliere la fiera più adatta allo sviluppo delle attività di un'azienda. Per quanto riguarda i visitatori-operatori la necessità di visitare più fiere è meno tassativa da quando la navigazione in Internet consente un buon aggiornamento. La Rete però non potrà mai sostituire la fiera come autentico marketplace del comparto. Per partecipare ad una fiera ci si può rivolgere alle segreterie degli enti fieristici, ma visto che i loro comunicati stampa non sempre sono imparziali può essere più utile consultare le associazioni di categoria, che spesso organizzano fiere specializzate e sono in grado di individuare le fiere più importanti nelle diverse aree geografiche, la stampa specializzata e gli annuari; questi ultimi pur nella loro grande completezza, non forniscono però parametri di scelta. Una quarta fonte considerata valida è rappresentata dalle aziende e dai visitatori che hanno già esperienza di export e fiere. Il "gigantismo" non è sempre un parametro indicativo di successo: disturba i contatti e richiede troppo tempo per una visita completa. Le fiere super-specializzate, di minori dimensioni, rappresentano per alcuni settori una soluzione migliore. Per quanto riguarda il settore delle tecnologie industriali le fiere a cadenza annuale difficilmente possono offrire innovazioni e aggiornamenti: in tal caso la periodicità ideale è biennale-triennale. Il "gigantismo": |
| RISPOSTA   Non esiste un criterio univoco per scegliere la fiera più adatta allo sviluppo delle attività di un'azienda. Per quanto riguarda i visitatori-operatori la necessità di visitare più fiere è meno tassativa da quando la navigazione in Internet consente un buon aggiornamento. La Rete però non potrà mai sostituire la fiera come autentico marketplace del comparto. Per partecipare ad una fiera ci si può rivolgere alle segreterie degli enti fieristici, ma visto che i loro comunicati stampa non sempre sono imparziali può essere più utile consultare le associazioni di categoria, che spesso organizzano fiere specializzate e sono in grado di individuare le fiere più importanti nelle diverse aree geografiche, la stampa specializzata e gli annuari; questi ultimi pur nella loro grande completezza, non forniscono però parametri di scelta. Una quarta fonte considerata valida è rappresentata dalle aziende e dai visitatori che hanno già esperienza di export e fiere. Il "gigantismo" non è sempre un parametro indicativo di successo: disturba i contatti e richiede troppo tempo per una visita completa. Le fiere super-specializzate, di minori dimensioni, rappresentano per alcuni settori una soluzione migliore. Per quanto riguarda il settore delle tecnologie industriali le fiere a cadenza annuale difficilmente possono offrire innovazioni e aggiornamenti: in tal caso la periodicità ideale è biennale-triennale. Nel settore delle tecnologie industriali, è difficile che: |
| RISPOSTA   Non esiste un criterio univoco per scegliere la fiera più adatta allo sviluppo delle attività di un'azienda. Per quanto riguarda i visitatori-operatori la necessità di visitare più fiere è meno tassativa da quando la navigazione in Internet consente un buon aggiornamento. La Rete però non potrà mai sostituire la fiera come autentico marketplace del comparto. Per partecipare ad una fiera ci si può rivolgere alle segreterie degli enti fieristici, ma visto che i loro comunicati stampa non sempre sono imparziali può essere più utile consultare le associazioni di categoria, che spesso organizzano fiere specializzate e sono in grado di individuare le fiere più importanti nelle diverse aree geografiche, la stampa specializzata e gli annuari; questi ultimi pur nella loro grande completezza, non forniscono però parametri di scelta. Una quarta fonte considerata valida è rappresentata dalle aziende e dai visitatori che hanno già esperienza di export e fiere. Il "gigantismo" non è sempre un parametro indicativo di successo: disturba i contatti e richiede troppo tempo per una visita completa. Le fiere super-specializzate, di minori dimensioni, rappresentano per alcuni settori una soluzione migliore. Per quanto riguarda il settore delle tecnologie industriali le fiere a cadenza annuale difficilmente possono offrire innovazioni e aggiornamenti: in tal caso la periodicità ideale è biennale-triennale. I comunicati stampa delle segreterie degli enti fieristici: |
| RISPOSTA   Non esiste un criterio univoco per scegliere la fiera più adatta allo sviluppo delle attività di un'azienda. Per quanto riguarda i visitatori-operatori la necessità di visitare più fiere è meno tassativa da quando la navigazione in Internet consente un buon aggiornamento. La Rete però non potrà mai sostituire la fiera come autentico marketplace del comparto. Per partecipare ad una fiera ci si può rivolgere alle segreterie degli enti fieristici, ma visto che i loro comunicati stampa non sempre sono imparziali può essere più utile consultare le associazioni di categoria, che spesso organizzano fiere specializzate e sono in grado di individuare le fiere più importanti nelle diverse aree geografiche, la stampa specializzata e gli annuari; questi ultimi pur nella loro grande completezza, non forniscono però parametri di scelta. Una quarta fonte considerata valida è rappresentata dalle aziende e dai visitatori che hanno già esperienza di export e fiere. Il "gigantismo" non è sempre un parametro indicativo di successo: disturba i contatti e richiede troppo tempo per una visita completa. Le fiere super-specializzate, di minori dimensioni, rappresentano per alcuni settori una soluzione migliore. Per quanto riguarda il settore delle tecnologie industriali le fiere a cadenza annuale difficilmente possono offrire innovazioni e aggiornamenti: in tal caso la periodicità ideale è biennale-triennale. I visitatori-operatori: |
| RISPOSTA   Non esiste un criterio univoco per scegliere la fiera più adatta allo sviluppo delle attività di un'azienda. Per quanto riguarda i visitatori-operatori la necessità di visitare più fiere è meno tassativa da quando la navigazione in Internet consente un buon aggiornamento. La Rete però non potrà mai sostituire la fiera come autentico marketplace del comparto. Per partecipare ad una fiera ci si può rivolgere alle segreterie degli enti fieristici, ma visto che i loro comunicati stampa non sempre sono imparziali può essere più utile consultare le associazioni di categoria, che spesso organizzano fiere specializzate e sono in grado di individuare le fiere più importanti nelle diverse aree geografiche, la stampa specializzata e gli annuari; questi ultimi pur nella loro grande completezza, non forniscono però parametri di scelta. Una quarta fonte considerata valida è rappresentata dalle aziende e dai visitatori che hanno già esperienza di export e fiere. Il "gigantismo" non è sempre un parametro indicativo di successo: disturba i contatti e richiede troppo tempo per una visita completa. Le fiere super-specializzate, di minori dimensioni, rappresentano per alcuni settori una soluzione migliore. Per quanto riguarda il settore delle tecnologie industriali le fiere a cadenza annuale difficilmente possono offrire innovazioni e aggiornamenti: in tal caso la periodicità ideale è biennale-triennale. Le fiere di minori dimensioni: |
| RISPOSTA   Non esiste un criterio univoco per scegliere la fiera più adatta allo sviluppo delle attività di un'azienda. Per quanto riguarda i visitatori-operatori la necessità di visitare più fiere è meno tassativa da quando la navigazione in Internet consente un buon aggiornamento. La Rete però non potrà mai sostituire la fiera come autentico marketplace del comparto. Per partecipare ad una fiera ci si può rivolgere alle segreterie degli enti fieristici, ma visto che i loro comunicati stampa non sempre sono imparziali può essere più utile consultare le associazioni di categoria, che spesso organizzano fiere specializzate e sono in grado di individuare le fiere più importanti nelle diverse aree geografiche, la stampa specializzata e gli annuari; questi ultimi pur nella loro grande completezza, non forniscono però parametri di scelta. Una quarta fonte considerata valida è rappresentata dalle aziende e dai visitatori che hanno già esperienza di export e fiere. Il "gigantismo" non è sempre un parametro indicativo di successo: disturba i contatti e richiede troppo tempo per una visita completa. Le fiere super-specializzate, di minori dimensioni, rappresentano per alcuni settori una soluzione migliore. Per quanto riguarda il settore delle tecnologie industriali le fiere a cadenza annuale difficilmente possono offrire innovazioni e aggiornamenti: in tal caso la periodicità ideale è biennale-triennale. Le fiere specializzate: |
| RISPOSTA   Non esiste un criterio univoco per scegliere la fiera più adatta allo sviluppo delle attività di un'azienda. Per quanto riguarda i visitatori-operatori la necessità di visitare più fiere è meno tassativa da quando la navigazione in Internet consente un buon aggiornamento. La Rete però non potrà mai sostituire la fiera come autentico marketplace del comparto. Per partecipare ad una fiera ci si può rivolgere alle segreterie degli enti fieristici, ma visto che i loro comunicati stampa non sempre sono imparziali può essere più utile consultare le associazioni di categoria, che spesso organizzano fiere specializzate e sono in grado di individuare le fiere più importanti nelle diverse aree geografiche, la stampa specializzata e gli annuari; questi ultimi pur nella loro grande completezza, non forniscono però parametri di scelta. Una quarta fonte considerata valida è rappresentata dalle aziende e dai visitatori che hanno già esperienza di export e fiere. Il "gigantismo" non è sempre un parametro indicativo di successo: disturba i contatti e richiede troppo tempo per una visita completa. Le fiere super-specializzate, di minori dimensioni, rappresentano per alcuni settori una soluzione migliore. Per quanto riguarda il settore delle tecnologie industriali le fiere a cadenza annuale difficilmente possono offrire innovazioni e aggiornamenti: in tal caso la periodicità ideale è biennale-triennale. Per scegliere le fiere più adatte allo sviluppo delle attività di un'azienda: |
| RISPOSTA   Non esiste un criterio univoco per scegliere la fiera più adatta allo sviluppo delle attività di un'azienda. Per quanto riguarda i visitatori-operatori la necessità di visitare più fiere è meno tassativa da quando la navigazione in Internet consente un buon aggiornamento. La Rete però non potrà mai sostituire la fiera come autentico marketplace del comparto. Per partecipare ad una fiera ci si può rivolgere alle segreterie degli enti fieristici, ma visto che i loro comunicati stampa non sempre sono imparziali può essere più utile consultare le associazioni di categoria, che spesso organizzano fiere specializzate e sono in grado di individuare le fiere più importanti nelle diverse aree geografiche, la stampa specializzata e gli annuari; questi ultimi pur nella loro grande completezza, non forniscono però parametri di scelta. Una quarta fonte considerata valida è rappresentata dalle aziende e dai visitatori che hanno già esperienza di export e fiere. Il "gigantismo" non è sempre un parametro indicativo di successo: disturba i contatti e richiede troppo tempo per una visita completa. Le fiere super-specializzate, di minori dimensioni, rappresentano per alcuni settori una soluzione migliore. Per quanto riguarda il settore delle tecnologie industriali le fiere a cadenza annuale difficilmente possono offrire innovazioni e aggiornamenti: in tal caso la periodicità ideale è biennale-triennale. La periodicità ideale di una fiera: |
| RISPOSTA   Nuove proposte si affacciano per liberare le città europee congestionate dal traffico. Per affrontare l'incremento della mobilità, che negli ultimi 15 anni ha avuto tassi di crescita anche dell'80-100%, si punta sui servizi a chiamata, idonei soprattutto in aree o periodi di domanda debole o all'interno di direttrici ad alta intensità di traffico. Inoltre, la tassazione del suolo urbano deve essere integrata e funzionale al sistema di mobilità. Attualmente, in Italia, meno del 20% delle entrate che provengono dal mondo dell'auto vengono reinvestite per migliorare e sviluppare le reti stradali, mentre nel resto d'Europa la media è del 35%. In compenso, l'automobilista ha versato all'erario ben 69,6 miliardi di euro nel 2001, pari al 22% delle entrate tributarie e al 6% del Pil. Tra le nuove proposte avanza quella di favorire la nascita di un'agenzia internazionale per la diffusione dei carburanti alternativi. In Italia, il protocollo d'intesa tra il Ministero dell'Ambiente e la Fiat prevede una riduzione del 20% entro il 2005 del consumo medio delle vetture prodotte, per raggiungere nel 2010 il limite di 35 Km di percorrenza al litro, aumentando di circa 15 Km per litro l'odierna autonomia delle vetture. Attualmente, nel trasporto pubblico, l'autobus, che soddisfa il 76% della domanda di trasporto, è il mezzo più utilizzato, ma il parco circolante è costituito da mezzi poco confortevoli e inquinanti. Un bus con dieci anni di anzianità inquina come quattro di nuova generazione, uno con venti anni consuma come 10 di nuova generazione e come 40 a metano. In Italia: |
| RISPOSTA   Nuove proposte si affacciano per liberare le città europee congestionate dal traffico. Per affrontare l'incremento della mobilità, che negli ultimi 15 anni ha avuto tassi di crescita anche dell'80-100%, si punta sui servizi a chiamata, idonei soprattutto in aree o periodi di domanda debole o all'interno di direttrici ad alta intensità di traffico. Inoltre, la tassazione del suolo urbano deve essere integrata e funzionale al sistema di mobilità. Attualmente, in Italia, meno del 20% delle entrate che provengono dal mondo dell'auto vengono reinvestite per migliorare e sviluppare le reti stradali, mentre nel resto d'Europa la media è del 35%. In compenso, l'automobilista ha versato all'erario ben 69,6 miliardi di euro nel 2001, pari al 22% delle entrate tributarie e al 6% del Pil. Tra le nuove proposte avanza quella di favorire la nascita di un'agenzia internazionale per la diffusione dei carburanti alternativi. In Italia, il protocollo d'intesa tra il Ministero dell'Ambiente e la Fiat prevede una riduzione del 20% entro il 2005 del consumo medio delle vetture prodotte, per raggiungere nel 2010 il limite di 35 Km di percorrenza al litro, aumentando di circa 15 Km per litro l'odierna autonomia delle vetture. Attualmente, nel trasporto pubblico, l'autobus, che soddisfa il 76% della domanda di trasporto, è il mezzo più utilizzato, ma il parco circolante è costituito da mezzi poco confortevoli e inquinanti. Un bus con dieci anni di anzianità inquina come quattro di nuova generazione, uno con venti anni consuma come 10 di nuova generazione e come 40 a metano. Il consumo medio delle vetture prodotte: |
| RISPOSTA   Nuove proposte si affacciano per liberare le città europee congestionate dal traffico. Per affrontare l'incremento della mobilità, che negli ultimi 15 anni ha avuto tassi di crescita anche dell'80-100%, si punta sui servizi a chiamata, idonei soprattutto in aree o periodi di domanda debole o all'interno di direttrici ad alta intensità di traffico. Inoltre, la tassazione del suolo urbano deve essere integrata e funzionale al sistema di mobilità. Attualmente, in Italia, meno del 20% delle entrate che provengono dal mondo dell'auto vengono reinvestite per migliorare e sviluppare le reti stradali, mentre nel resto d'Europa la media è del 35%. In compenso, l'automobilista ha versato all'erario ben 69,6 miliardi di euro nel 2001, pari al 22% delle entrate tributarie e al 6% del Pil. Tra le nuove proposte avanza quella di favorire la nascita di un'agenzia internazionale per la diffusione dei carburanti alternativi. In Italia, il protocollo d'intesa tra il Ministero dell'Ambiente e la Fiat prevede una riduzione del 20% entro il 2005 del consumo medio delle vetture prodotte, per raggiungere nel 2010 il limite di 35 Km di percorrenza al litro, aumentando di circa 15 Km per litro l'odierna autonomia delle vetture. Attualmente, nel trasporto pubblico, l'autobus, che soddisfa il 76% della domanda di trasporto, è il mezzo più utilizzato, ma il parco circolante è costituito da mezzi poco confortevoli e inquinanti. Un bus con dieci anni di anzianità inquina come quattro di nuova generazione, uno con venti anni consuma come 10 di nuova generazione e come 40 a metano. Negli ultimi quindici anni: |
| RISPOSTA   Nuove proposte si affacciano per liberare le città europee congestionate dal traffico. Per affrontare l'incremento della mobilità, che negli ultimi 15 anni ha avuto tassi di crescita anche dell'80-100%, si punta sui servizi a chiamata, idonei soprattutto in aree o periodi di domanda debole o all'interno di direttrici ad alta intensità di traffico. Inoltre, la tassazione del suolo urbano deve essere integrata e funzionale al sistema di mobilità. Attualmente, in Italia, meno del 20% delle entrate che provengono dal mondo dell'auto vengono reinvestite per migliorare e sviluppare le reti stradali, mentre nel resto d'Europa la media è del 35%. In compenso, l'automobilista ha versato all'erario ben 69,6 miliardi di euro nel 2001, pari al 22% delle entrate tributarie e al 6% del Pil. Tra le nuove proposte avanza quella di favorire la nascita di un'agenzia internazionale per la diffusione dei carburanti alternativi. In Italia, il protocollo d'intesa tra il Ministero dell'Ambiente e la Fiat prevede una riduzione del 20% entro il 2005 del consumo medio delle vetture prodotte, per raggiungere nel 2010 il limite di 35 Km di percorrenza al litro, aumentando di circa 15 Km per litro l'odierna autonomia delle vetture. Attualmente, nel trasporto pubblico, l'autobus, che soddisfa il 76% della domanda di trasporto, è il mezzo più utilizzato, ma il parco circolante è costituito da mezzi poco confortevoli e inquinanti. Un bus con dieci anni di anzianità inquina come quattro di nuova generazione, uno con venti anni consuma come 10 di nuova generazione e come 40 a metano. Le entrate provenienti dal mondo dell'auto: |
| RISPOSTA   Nuove proposte si affacciano per liberare le città europee congestionate dal traffico. Per affrontare l'incremento della mobilità, che negli ultimi 15 anni ha avuto tassi di crescita anche dell'80-100%, si punta sui servizi a chiamata, idonei soprattutto in aree o periodi di domanda debole o all'interno di direttrici ad alta intensità di traffico. Inoltre, la tassazione del suolo urbano deve essere integrata e funzionale al sistema di mobilità. Attualmente, in Italia, meno del 20% delle entrate che provengono dal mondo dell'auto vengono reinvestite per migliorare e sviluppare le reti stradali, mentre nel resto d'Europa la media è del 35%. In compenso, l'automobilista ha versato all'erario ben 69,6 miliardi di euro nel 2001, pari al 22% delle entrate tributarie e al 6% del Pil. Tra le nuove proposte avanza quella di favorire la nascita di un'agenzia internazionale per la diffusione dei carburanti alternativi. In Italia, il protocollo d'intesa tra il Ministero dell'Ambiente e la Fiat prevede una riduzione del 20% entro il 2005 del consumo medio delle vetture prodotte, per raggiungere nel 2010 il limite di 35 Km di percorrenza al litro, aumentando di circa 15 Km per litro l'odierna autonomia delle vetture. Attualmente, nel trasporto pubblico, l'autobus, che soddisfa il 76% della domanda di trasporto, è il mezzo più utilizzato, ma il parco circolante è costituito da mezzi poco confortevoli e inquinanti. Un bus con dieci anni di anzianità inquina come quattro di nuova generazione, uno con venti anni consuma come 10 di nuova generazione e come 40 a metano. I servizi a chiamata: |
RISPOSTA   Nuove proposte si affacciano per liberare le città europee congestionate dal traffico. Per affrontare l'incremento della mobilità, che negli ultimi 15 anni ha avuto tassi di crescita anche dell'80-100%, si punta sui servizi a chiamata, idonei soprattutto in aree o periodi di domanda debole o all'interno di direttrici ad alta intensità di traffico. Inoltre, la tassazione del suolo urbano deve essere integrata e funzionale al sistema di mobilità. Attualmente, in Italia, meno del 20% delle entrate che provengono dal mondo dell'auto vengono reinvestite per migliorare e sviluppare le reti stradali, mentre nel resto d'Europa la media è del 35%. In compenso, l'automobilista ha versato all'erario ben 69,6 miliardi di euro nel 2001, pari al 22% delle entrate tributarie e al 6% del Pil. Tra le nuove proposte avanza quella di favorire la nascita di un'agenzia internazionale per la diffusione dei carburanti alternativi. In Italia, il protocollo d'intesa tra il Ministero dell'Ambiente e la Fiat prevede una riduzione del 20% entro il 2005 del consumo medio delle vetture prodotte, per raggiungere nel 2010 il limite di 35 Km di percorrenza al litro, aumentando di circa 15 Km per litro l'odierna autonomia delle vetture. Attualmente, nel trasporto pubblico, l'autobus, che soddisfa il 76% della domanda di trasporto, è il mezzo più utilizzato, ma il parco circolante è costituito da mezzi poco confortevoli e inquinanti. Un bus con dieci anni di anzianità inquina come quattro di nuova generazione, uno con venti anni consuma come 10 di nuova generazione e come 40 a metano. Un autobus di nuova generazione: |
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Nuove proposte si affacciano per liberare le città europee congestionate dal traffico. Per affrontare l'incremento della mobilità, che negli ultimi 15 anni ha avuto tassi di crescita anche dell'80-100%, si punta sui servizi a chiamata, idonei soprattutto in aree o periodi di domanda debole o all'interno di direttrici ad alta intensità di traffico. Inoltre, la tassazione del suolo urbano deve essere integrata e funzionale al sistema di mobilità. Attualmente, in Italia, meno del 20% delle entrate che provengono dal mondo dell'auto vengono reinvestite per migliorare e sviluppare le reti stradali, mentre nel resto d'Europa la media è del 35%. In compenso, l'automobilista ha versato all'erario ben 69,6 miliardi di euro nel 2001, pari al 22% delle entrate tributarie e al 6% del Pil. Tra le nuove proposte avanza quella di favorire la nascita di un'agenzia internazionale per la diffusione dei carburanti alternativi. In Italia, il protocollo d'intesa tra il Ministero dell'Ambiente e la Fiat prevede una riduzione del 20% entro il 2005 del consumo medio delle vetture prodotte, per raggiungere nel 2010 il limite di 35 Km di percorrenza al litro, aumentando di circa 15 Km per litro l'odierna autonomia delle vetture. Attualmente, nel trasporto pubblico, l'autobus, che soddisfa il 76% della domanda di trasporto, è il mezzo più utilizzato, ma il parco circolante è costituito da mezzi poco confortevoli e inquinanti. Un bus con dieci anni di anzianità inquina come quattro di nuova generazione, uno con venti anni consuma come 10 di nuova generazione e come 40 a metano. Un autobus di nuova generazione: