Tutte le domande del quiz : Branitratto da:Guardia di Finanza Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel primo semestre del 2015, si stima che siano poco meno di 85 mila gli incidenti stradali con lesioni a persone avvenuti in Italia. Il numero dei morti entro il trentesimo giorno è stimato in 1.596 casi, mentre i feriti ammontano a 119.599.Rispetto ai dati consolidati dello stesso periodo del 2014, le stime preliminari evidenziano una riduzione del 2,9% nel numero di incidenti con lesioni a persone e del 3,8% nel numero di feriti mentre le vittime aumentano dell'1%. Nei primi sei mesi del 2015 si registra pertanto un'inversione di tendenza nel calo della mortalità, con conseguente rischio di registrare nell'anno in corso un allontanamento dall'obiettivo europeo di riduzione del 50% delle vittime entro il 2020.Con riferimento al primo semestre 2001, il numero di morti è diminuito del 51,4%, mentre tra il 2010 e il 2015, sempre considerando il primo semestre, la variazione è stata pari a �19,0%.L'indice di mortalità, calcolato come rapporto tra il numero dei morti e il numero degli incidenti con lesioni moltiplicato 100, è pari a 1,88. Tale valore è in lieve aumento rispetto a quello registrato per il primo semestre 2014 (1,81).Sulle strade urbane si sono rilevati il 76,1% degli incidenti, il 72,7% dei feriti e il 47,4% dei morti; questi ultimi sono in aumento del 7,4%, rispetto alla stesso periodo del 2014.L'indice di mortalità è risultato pari a 1,17 (1,06 nel primo semestre 2014).Sulle autostrade si sono registrati il 5,2% degli incidenti, il 6,2% dei feriti e l'8,8% dei morti. Per questa categoria di strada, le vittime si riducono del 4,1% rispetto al primo semestre 2014; in base ai risultati preliminari, infine, le vittime sono 3,14 ogni 100 incidenti (3,34 nel 2014).Sulle strade extraurbane è avvenuto il 18,7% degli incidenti, con il 21,1% di feriti e il 43,9% di vittime; queste ultime diminuiscono del 4,1% rispetto al periodo gennaio-giugno 2014. L'indice di mortalità è pari a 4,42 morti ogni 100 incidenti (4,38 nel 2014).Il 2015 si presenta come un anno di ripresa della mobilità [1]; secondo i dati le prime iscrizioni di autovetture nel periodo gennaio-giugno 2015 sono aumentate del 15,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. (da: www.istat.it) In riferimento ai dati del testo, si registrano più vittime: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel primo semestre del 2015, si stima che siano poco meno di 85 mila gli incidenti stradali con lesioni a persone avvenuti in Italia. Il numero dei morti entro il trentesimo giorno è stimato in 1.596 casi, mentre i feriti ammontano a 119.599.Rispetto ai dati consolidati dello stesso periodo del 2014, le stime preliminari evidenziano una riduzione del 2,9% nel numero di incidenti con lesioni a persone e del 3,8% nel numero di feriti mentre le vittime aumentano dell'1%. Nei primi sei mesi del 2015 si registra pertanto un'inversione di tendenza nel calo della mortalità, con conseguente rischio di registrare nell'anno in corso un allontanamento dall'obiettivo europeo di riduzione del 50% delle vittime entro il 2020.Con riferimento al primo semestre 2001, il numero di morti è diminuito del 51,4%, mentre tra il 2010 e il 2015, sempre considerando il primo semestre, la variazione è stata pari a �19,0%.L'indice di mortalità, calcolato come rapporto tra il numero dei morti e il numero degli incidenti con lesioni moltiplicato 100, è pari a 1,88. Tale valore è in lieve aumento rispetto a quello registrato per il primo semestre 2014 (1,81).Sulle strade urbane si sono rilevati il 76,1% degli incidenti, il 72,7% dei feriti e il 47,4% dei morti; questi ultimi sono in aumento del 7,4%, rispetto alla stesso periodo del 2014.L'indice di mortalità è risultato pari a 1,17 (1,06 nel primo semestre 2014).Sulle autostrade si sono registrati il 5,2% degli incidenti, il 6,2% dei feriti e l'8,8% dei morti. Per questa categoria di strada, le vittime si riducono del 4,1% rispetto al primo semestre 2014; in base ai risultati preliminari, infine, le vittime sono 3,14 ogni 100 incidenti (3,34 nel 2014).Sulle strade extraurbane è avvenuto il 18,7% degli incidenti, con il 21,1% di feriti e il 43,9% di vittime; queste ultime diminuiscono del 4,1% rispetto al periodo gennaio-giugno 2014. L'indice di mortalità è pari a 4,42 morti ogni 100 incidenti (4,38 nel 2014).Il 2015 si presenta come un anno di ripresa della mobilità [1]; secondo i dati le prime iscrizioni di autovetture nel periodo gennaio-giugno 2015 sono aumentate del 15,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. (da: www.istat.it) Con "mobilità" [1] si intende la possibilità di: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel primo semestre del 2015, si stima che siano poco meno di 85 mila gli incidenti stradali con lesioni a persone avvenuti in Italia. Il numero dei morti entro il trentesimo giorno è stimato in 1.596 casi, mentre i feriti ammontano a 119.599.Rispetto ai dati consolidati dello stesso periodo del 2014, le stime preliminari evidenziano una riduzione del 2,9% nel numero di incidenti con lesioni a persone e del 3,8% nel numero di feriti mentre le vittime aumentano dell'1%. Nei primi sei mesi del 2015 si registra pertanto un'inversione di tendenza nel calo della mortalità, con conseguente rischio di registrare nell'anno in corso un allontanamento dall'obiettivo europeo di riduzione del 50% delle vittime entro il 2020.Con riferimento al primo semestre 2001, il numero di morti è diminuito del 51,4%, mentre tra il 2010 e il 2015, sempre considerando il primo semestre, la variazione è stata pari a �19,0%.L'indice di mortalità, calcolato come rapporto tra il numero dei morti e il numero degli incidenti con lesioni moltiplicato 100, è pari a 1,88. Tale valore è in lieve aumento rispetto a quello registrato per il primo semestre 2014 (1,81).Sulle strade urbane si sono rilevati il 76,1% degli incidenti, il 72,7% dei feriti e il 47,4% dei morti; questi ultimi sono in aumento del 7,4%, rispetto alla stesso periodo del 2014.L'indice di mortalità è risultato pari a 1,17 (1,06 nel primo semestre 2014).Sulle autostrade si sono registrati il 5,2% degli incidenti, il 6,2% dei feriti e l'8,8% dei morti. Per questa categoria di strada, le vittime si riducono del 4,1% rispetto al primo semestre 2014; in base ai risultati preliminari, infine, le vittime sono 3,14 ogni 100 incidenti (3,34 nel 2014).Sulle strade extraurbane è avvenuto il 18,7% degli incidenti, con il 21,1% di feriti e il 43,9% di vittime; queste ultime diminuiscono del 4,1% rispetto al periodo gennaio-giugno 2014. L'indice di mortalità è pari a 4,42 morti ogni 100 incidenti (4,38 nel 2014).Il 2015 si presenta come un anno di ripresa della mobilità [1]; secondo i dati le prime iscrizioni di autovetture nel periodo gennaio-giugno 2015 sono aumentate del 15,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. (da: www.istat.it) Dai dati riportati nel testo emerge che il maggior numero di incidenti si è verificato: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel primo semestre del 2015, si stima che siano poco meno di 85 mila gli incidenti stradali con lesioni a persone avvenuti in Italia. Il numero dei morti entro il trentesimo giorno è stimato in 1.596 casi, mentre i feriti ammontano a 119.599.Rispetto ai dati consolidati dello stesso periodo del 2014, le stime preliminari evidenziano una riduzione del 2,9% nel numero di incidenti con lesioni a persone e del 3,8% nel numero di feriti mentre le vittime aumentano dell'1%. Nei primi sei mesi del 2015 si registra pertanto un'inversione di tendenza nel calo della mortalità, con conseguente rischio di registrare nell'anno in corso un allontanamento dall'obiettivo europeo di riduzione del 50% delle vittime entro il 2020.Con riferimento al primo semestre 2001, il numero di morti è diminuito del 51,4%, mentre tra il 2010 e il 2015, sempre considerando il primo semestre, la variazione è stata pari a �19,0%.L'indice di mortalità, calcolato come rapporto tra il numero dei morti e il numero degli incidenti con lesioni moltiplicato 100, è pari a 1,88. Tale valore è in lieve aumento rispetto a quello registrato per il primo semestre 2014 (1,81).Sulle strade urbane si sono rilevati il 76,1% degli incidenti, il 72,7% dei feriti e il 47,4% dei morti; questi ultimi sono in aumento del 7,4%, rispetto alla stesso periodo del 2014.L'indice di mortalità è risultato pari a 1,17 (1,06 nel primo semestre 2014).Sulle autostrade si sono registrati il 5,2% degli incidenti, il 6,2% dei feriti e l'8,8% dei morti. Per questa categoria di strada, le vittime si riducono del 4,1% rispetto al primo semestre 2014; in base ai risultati preliminari, infine, le vittime sono 3,14 ogni 100 incidenti (3,34 nel 2014).Sulle strade extraurbane è avvenuto il 18,7% degli incidenti, con il 21,1% di feriti e il 43,9% di vittime; queste ultime diminuiscono del 4,1% rispetto al periodo gennaio-giugno 2014. L'indice di mortalità è pari a 4,42 morti ogni 100 incidenti (4,38 nel 2014).Il 2015 si presenta come un anno di ripresa della mobilità [1]; secondo i dati le prime iscrizioni di autovetture nel periodo gennaio-giugno 2015 sono aumentate del 15,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. (da: www.istat.it) Con riferimento al primo semestre 2001, il numero di morti nel 2014 è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel primo semestre del 2015, si stima che siano poco meno di 85 mila gli incidenti stradali con lesioni a persone avvenuti in Italia. Il numero dei morti entro il trentesimo giorno è stimato in 1.596 casi, mentre i feriti ammontano a 119.599.Rispetto ai dati consolidati dello stesso periodo del 2014, le stime preliminari evidenziano una riduzione del 2,9% nel numero di incidenti con lesioni a persone e del 3,8% nel numero di feriti mentre le vittime aumentano dell'1%. Nei primi sei mesi del 2015 si registra pertanto un'inversione di tendenza nel calo della mortalità, con conseguente rischio di registrare nell'anno in corso un allontanamento dall'obiettivo europeo di riduzione del 50% delle vittime entro il 2020.Con riferimento al primo semestre 2001, il numero di morti è diminuito del 51,4%, mentre tra il 2010 e il 2015, sempre considerando il primo semestre, la variazione è stata pari a �19,0%.L'indice di mortalità, calcolato come rapporto tra il numero dei morti e il numero degli incidenti con lesioni moltiplicato 100, è pari a 1,88. Tale valore è in lieve aumento rispetto a quello registrato per il primo semestre 2014 (1,81).Sulle strade urbane si sono rilevati il 76,1% degli incidenti, il 72,7% dei feriti e il 47,4% dei morti; questi ultimi sono in aumento del 7,4%, rispetto alla stesso periodo del 2014.L'indice di mortalità è risultato pari a 1,17 (1,06 nel primo semestre 2014).Sulle autostrade si sono registrati il 5,2% degli incidenti, il 6,2% dei feriti e l'8,8% dei morti. Per questa categoria di strada, le vittime si riducono del 4,1% rispetto al primo semestre 2014; in base ai risultati preliminari, infine, le vittime sono 3,14 ogni 100 incidenti (3,34 nel 2014).Sulle strade extraurbane è avvenuto il 18,7% degli incidenti, con il 21,1% di feriti e il 43,9% di vittime; queste ultime diminuiscono del 4,1% rispetto al periodo gennaio-giugno 2014. L'indice di mortalità è pari a 4,42 morti ogni 100 incidenti (4,38 nel 2014).Il 2015 si presenta come un anno di ripresa della mobilità [1]; secondo i dati le prime iscrizioni di autovetture nel periodo gennaio-giugno 2015 sono aumentate del 15,6% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. (da: www.istat.it) Rispetto ai dati consolidati dello stesso periodo del 2014, le stime evidenziano: |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel sistema produttivo italiano, anche considerando le sole imprese con dipendenti, prevalgono quelle di piccolissima dimensione. Nel 2013, l'86,4% delle unità produttive con dipendenti appartiene al segmento delle "micro-imprese" (meno di 10 addetti) che assorbono il 20,5% degli addetti complessivi. La quota più alta di micro-imprese (90,3%) si riscontra nei settori delle Costruzioni e del Commercio, la più bassa nell'Industria in senso stretto (71,9%).Si stima che le imprese con dipendenti nate nel 2014 siano 111.823. Il tasso di natalità rimane pressoché stabile, passando dall'8,1% nel 2013 all'8,2% nel 2014. Il tasso di mortalità registra invece un calo di 0,3 punti percentuali tra il 2012 e il 2013 (da 9,2% a 8,9%).Fra il 2009 e il 2012, in un periodo di persistente recessione economica, i tassi di sopravvivenza delle imprese con dipendenti nate negli anni 2008-2012 sono differenziati a seconda del settore. Nell'industria in senso stretto si registrano quelli più alti: l'84,4% delle imprese sopravvive dopo un anno mentre il 42,1% è ancora attivo a cinque anni dalla nascita. Nel settore delle Costruzioni troviamo invece i più bassi: solo il 69,1% delle imprese sopravvive dopo un anno e dopo cinque anni è ancora attivo il 25,7% delle nuove imprese.Nel 2013 la quota di dipendenti delle nuove imprese sul totale dipendenti scende all'1,5% dal 2,1% del 2008. È il settore delle Costruzioni a registrare il calo maggiore sia di nuovi dipendenti sia di quelli che perdono l'occupazione: i primi ("job creation") passano da 4,4% nel 2008 a 2,6% nel 2013; i secondi ("job destruction") da 5,0% a 3,6%.Le imprese nuove nate assumono occupati dipendenti relativamente più giovani (gli occupati under30 sono il 29,3% contro il 16,2% di quelli di imprese già attive) ma hanno anche quote più basse di lavoratori "full-time" [1] (58,4% contro 77,1%) e a tempo indeterminato (71,0 contro 88,7%).Le imprese con dipendenti che sopravvivono a cinque anni dalla nascita registrano un aumento della dimensione media da 3,2 addetti nel 2008 a 5,5 nel 2013. La crescita più elevata si ha nel settore Altri Servizi (da 3,3 a 6,7 addetti in media). (da: www.istat.it) Nelle imprese nuove nate l'età media dei dipendenti è inferiore rispetto a quelli delle imprese già attive, infatti: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel sistema produttivo italiano, anche considerando le sole imprese con dipendenti, prevalgono quelle di piccolissima dimensione. Nel 2013, l'86,4% delle unità produttive con dipendenti appartiene al segmento delle "micro-imprese" (meno di 10 addetti) che assorbono il 20,5% degli addetti complessivi. La quota più alta di micro-imprese (90,3%) si riscontra nei settori delle Costruzioni e del Commercio, la più bassa nell'Industria in senso stretto (71,9%).Si stima che le imprese con dipendenti nate nel 2014 siano 111.823. Il tasso di natalità rimane pressoché stabile, passando dall'8,1% nel 2013 all'8,2% nel 2014. Il tasso di mortalità registra invece un calo di 0,3 punti percentuali tra il 2012 e il 2013 (da 9,2% a 8,9%).Fra il 2009 e il 2012, in un periodo di persistente recessione economica, i tassi di sopravvivenza delle imprese con dipendenti nate negli anni 2008-2012 sono differenziati a seconda del settore. Nell'industria in senso stretto si registrano quelli più alti: l'84,4% delle imprese sopravvive dopo un anno mentre il 42,1% è ancora attivo a cinque anni dalla nascita. Nel settore delle Costruzioni troviamo invece i più bassi: solo il 69,1% delle imprese sopravvive dopo un anno e dopo cinque anni è ancora attivo il 25,7% delle nuove imprese.Nel 2013 la quota di dipendenti delle nuove imprese sul totale dipendenti scende all'1,5% dal 2,1% del 2008. È il settore delle Costruzioni a registrare il calo maggiore sia di nuovi dipendenti sia di quelli che perdono l'occupazione: i primi ("job creation") passano da 4,4% nel 2008 a 2,6% nel 2013; i secondi ("job destruction") da 5,0% a 3,6%.Le imprese nuove nate assumono occupati dipendenti relativamente più giovani (gli occupati under30 sono il 29,3% contro il 16,2% di quelli di imprese già attive) ma hanno anche quote più basse di lavoratori "full-time" [1] (58,4% contro 77,1%) e a tempo indeterminato (71,0 contro 88,7%).Le imprese con dipendenti che sopravvivono a cinque anni dalla nascita registrano un aumento della dimensione media da 3,2 addetti nel 2008 a 5,5 nel 2013. La crescita più elevata si ha nel settore Altri Servizi (da 3,3 a 6,7 addetti in media). (da: www.istat.it) Nel 2013 in Italia: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel sistema produttivo italiano, anche considerando le sole imprese con dipendenti, prevalgono quelle di piccolissima dimensione. Nel 2013, l'86,4% delle unità produttive con dipendenti appartiene al segmento delle "micro-imprese" (meno di 10 addetti) che assorbono il 20,5% degli addetti complessivi. La quota più alta di micro-imprese (90,3%) si riscontra nei settori delle Costruzioni e del Commercio, la più bassa nell'Industria in senso stretto (71,9%).Si stima che le imprese con dipendenti nate nel 2014 siano 111.823. Il tasso di natalità rimane pressoché stabile, passando dall'8,1% nel 2013 all'8,2% nel 2014. Il tasso di mortalità registra invece un calo di 0,3 punti percentuali tra il 2012 e il 2013 (da 9,2% a 8,9%).Fra il 2009 e il 2012, in un periodo di persistente recessione economica, i tassi di sopravvivenza delle imprese con dipendenti nate negli anni 2008-2012 sono differenziati a seconda del settore. Nell'industria in senso stretto si registrano quelli più alti: l'84,4% delle imprese sopravvive dopo un anno mentre il 42,1% è ancora attivo a cinque anni dalla nascita. Nel settore delle Costruzioni troviamo invece i più bassi: solo il 69,1% delle imprese sopravvive dopo un anno e dopo cinque anni è ancora attivo il 25,7% delle nuove imprese.Nel 2013 la quota di dipendenti delle nuove imprese sul totale dipendenti scende all'1,5% dal 2,1% del 2008. È il settore delle Costruzioni a registrare il calo maggiore sia di nuovi dipendenti sia di quelli che perdono l'occupazione: i primi ("job creation") passano da 4,4% nel 2008 a 2,6% nel 2013; i secondi ("job destruction") da 5,0% a 3,6%.Le imprese nuove nate assumono occupati dipendenti relativamente più giovani (gli occupati under30 sono il 29,3% contro il 16,2% di quelli di imprese già attive) ma hanno anche quote più basse di lavoratori "full-time" [1] (58,4% contro 77,1%) e a tempo indeterminato (71,0 contro 88,7%).Le imprese con dipendenti che sopravvivono a cinque anni dalla nascita registrano un aumento della dimensione media da 3,2 addetti nel 2008 a 5,5 nel 2013. La crescita più elevata si ha nel settore Altri Servizi (da 3,3 a 6,7 addetti in media). (da: www.istat.it) Il tasso di natalità dal 2013 al 2014 è: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel sistema produttivo italiano, anche considerando le sole imprese con dipendenti, prevalgono quelle di piccolissima dimensione. Nel 2013, l'86,4% delle unità produttive con dipendenti appartiene al segmento delle "micro-imprese" (meno di 10 addetti) che assorbono il 20,5% degli addetti complessivi. La quota più alta di micro-imprese (90,3%) si riscontra nei settori delle Costruzioni e del Commercio, la più bassa nell'Industria in senso stretto (71,9%).Si stima che le imprese con dipendenti nate nel 2014 siano 111.823. Il tasso di natalità rimane pressoché stabile, passando dall'8,1% nel 2013 all'8,2% nel 2014. Il tasso di mortalità registra invece un calo di 0,3 punti percentuali tra il 2012 e il 2013 (da 9,2% a 8,9%).Fra il 2009 e il 2012, in un periodo di persistente recessione economica, i tassi di sopravvivenza delle imprese con dipendenti nate negli anni 2008-2012 sono differenziati a seconda del settore. Nell'industria in senso stretto si registrano quelli più alti: l'84,4% delle imprese sopravvive dopo un anno mentre il 42,1% è ancora attivo a cinque anni dalla nascita. Nel settore delle Costruzioni troviamo invece i più bassi: solo il 69,1% delle imprese sopravvive dopo un anno e dopo cinque anni è ancora attivo il 25,7% delle nuove imprese.Nel 2013 la quota di dipendenti delle nuove imprese sul totale dipendenti scende all'1,5% dal 2,1% del 2008. È il settore delle Costruzioni a registrare il calo maggiore sia di nuovi dipendenti sia di quelli che perdono l'occupazione: i primi ("job creation") passano da 4,4% nel 2008 a 2,6% nel 2013; i secondi ("job destruction") da 5,0% a 3,6%.Le imprese nuove nate assumono occupati dipendenti relativamente più giovani (gli occupati under30 sono il 29,3% contro il 16,2% di quelli di imprese già attive) ma hanno anche quote più basse di lavoratori "full-time" [1] (58,4% contro 77,1%) e a tempo indeterminato (71,0 contro 88,7%).Le imprese con dipendenti che sopravvivono a cinque anni dalla nascita registrano un aumento della dimensione media da 3,2 addetti nel 2008 a 5,5 nel 2013. La crescita più elevata si ha nel settore Altri Servizi (da 3,3 a 6,7 addetti in media). (da: www.istat.it) In relazione ai tassi di sopravvivenza delle imprese con dipendenti nate tra il 2008 e il 2012 dal testo emerge che: |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nel sistema produttivo italiano, anche considerando le sole imprese con dipendenti, prevalgono quelle di piccolissima dimensione. Nel 2013, l'86,4% delle unità produttive con dipendenti appartiene al segmento delle "micro-imprese" (meno di 10 addetti) che assorbono il 20,5% degli addetti complessivi. La quota più alta di micro-imprese (90,3%) si riscontra nei settori delle Costruzioni e del Commercio, la più bassa nell'Industria in senso stretto (71,9%).Si stima che le imprese con dipendenti nate nel 2014 siano 111.823. Il tasso di natalità rimane pressoché stabile, passando dall'8,1% nel 2013 all'8,2% nel 2014. Il tasso di mortalità registra invece un calo di 0,3 punti percentuali tra il 2012 e il 2013 (da 9,2% a 8,9%).Fra il 2009 e il 2012, in un periodo di persistente recessione economica, i tassi di sopravvivenza delle imprese con dipendenti nate negli anni 2008-2012 sono differenziati a seconda del settore. Nell'industria in senso stretto si registrano quelli più alti: l'84,4% delle imprese sopravvive dopo un anno mentre il 42,1% è ancora attivo a cinque anni dalla nascita. Nel settore delle Costruzioni troviamo invece i più bassi: solo il 69,1% delle imprese sopravvive dopo un anno e dopo cinque anni è ancora attivo il 25,7% delle nuove imprese.Nel 2013 la quota di dipendenti delle nuove imprese sul totale dipendenti scende all'1,5% dal 2,1% del 2008. È il settore delle Costruzioni a registrare il calo maggiore sia di nuovi dipendenti sia di quelli che perdono l'occupazione: i primi ("job creation") passano da 4,4% nel 2008 a 2,6% nel 2013; i secondi ("job destruction") da 5,0% a 3,6%.Le imprese nuove nate assumono occupati dipendenti relativamente più giovani (gli occupati under30 sono il 29,3% contro il 16,2% di quelli di imprese già attive) ma hanno anche quote più basse di lavoratori "full-time" [1] (58,4% contro 77,1%) e a tempo indeterminato (71,0 contro 88,7%).Le imprese con dipendenti che sopravvivono a cinque anni dalla nascita registrano un aumento della dimensione media da 3,2 addetti nel 2008 a 5,5 nel 2013. La crescita più elevata si ha nel settore Altri Servizi (da 3,3 a 6,7 addetti in media). (da: www.istat.it) Per lavoratori "full-time" [1] si intende: |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nell'accidentato percorso tra il 1915 e il 2015 gli Stati e le società del mondo arabo hanno ottenuto alcuni risultati straordinari in campi come l'istruzione, l'industrializzazione, l'espressione culturale e altri ancora, ma hanno visto anche il cronicizzarsi di comportamenti criminali da parte di alcuni poteri statali e di molti attori non statuali. Tuttavia al cuore del tormentato secolo scorso è sempre rimasta l'impossibilità di stabilire un rapporto tra Stato e cittadino che fosse al contempo stabile, soddisfacente e legittimo. Il petrolio, l'ideologia, il materialismo, la religione, l'appartenenza etnica, l'orgoglio tribale, le memorie e le rivendicazioni storiche e, più recentemente, la guerra, sono stati tutti usati per alimentare la solidarietà nazionale. Ottenendo nella maggioranza dei casi alcuni successi parziali, ma mai definitivi.L'esplosione delle rivolte arabe, partite dalla Tunisia cinque anni fa, è stata un'importante tappa in questo viaggio lungo e incompiuto. È stata l'espressione simultanea più drammatica e diffusa dell'insoddisfazione di massa e delle aspirazioni condivise dei cittadini arabi. Dobbiamo rendere omaggio ai milioni di persone che hanno preso parte a quest'ultimo nobile tentativo di ottenere dignità e democrazia, agevolando le loro possibilità di riuscita attraverso una migliore comprensione del perché ci siano stati così pochi successi in quest'ultimo secolo di ostinato paternalismo arabo. (da: Rami Khouri, "Perché le rivolte arabe sono fallite") Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nell'accidentato percorso tra il 1915 e il 2015 gli Stati e le società del mondo arabo hanno ottenuto alcuni risultati straordinari in campi come l'istruzione, l'industrializzazione, l'espressione culturale e altri ancora, ma hanno visto anche il cronicizzarsi di comportamenti criminali da parte di alcuni poteri statali e di molti attori non statuali. Tuttavia al cuore del tormentato secolo scorso è sempre rimasta l'impossibilità di stabilire un rapporto tra Stato e cittadino che fosse al contempo stabile, soddisfacente e legittimo. Il petrolio, l'ideologia, il materialismo, la religione, l'appartenenza etnica, l'orgoglio tribale, le memorie e le rivendicazioni storiche e, più recentemente, la guerra, sono stati tutti usati per alimentare la solidarietà nazionale. Ottenendo nella maggioranza dei casi alcuni successi parziali, ma mai definitivi.L'esplosione delle rivolte arabe, partite dalla Tunisia cinque anni fa, è stata un'importante tappa in questo viaggio lungo e incompiuto. È stata l'espressione simultanea più drammatica e diffusa dell'insoddisfazione di massa e delle aspirazioni condivise dei cittadini arabi. Dobbiamo rendere omaggio ai milioni di persone che hanno preso parte a quest'ultimo nobile tentativo di ottenere dignità e democrazia, agevolando le loro possibilità di riuscita attraverso una migliore comprensione del perché ci siano stati così pochi successi in quest'ultimo secolo di ostinato paternalismo arabo. (da: Rami Khouri, "Perché le rivolte arabe sono fallite") Qual è l'argomento del brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nell'accidentato percorso tra il 1915 e il 2015 gli Stati e le società del mondo arabo hanno ottenuto alcuni risultati straordinari in campi come l'istruzione, l'industrializzazione, l'espressione culturale e altri ancora, ma hanno visto anche il cronicizzarsi di comportamenti criminali da parte di alcuni poteri statali e di molti attori non statuali. Tuttavia al cuore del tormentato secolo scorso è sempre rimasta l'impossibilità di stabilire un rapporto tra Stato e cittadino che fosse al contempo stabile, soddisfacente e legittimo. Il petrolio, l'ideologia, il materialismo, la religione, l'appartenenza etnica, l'orgoglio tribale, le memorie e le rivendicazioni storiche e, più recentemente, la guerra, sono stati tutti usati per alimentare la solidarietà nazionale. Ottenendo nella maggioranza dei casi alcuni successi parziali, ma mai definitivi.L'esplosione delle rivolte arabe, partite dalla Tunisia cinque anni fa, è stata un'importante tappa in questo viaggio lungo e incompiuto. È stata l'espressione simultanea più drammatica e diffusa dell'insoddisfazione di massa e delle aspirazioni condivise dei cittadini arabi. Dobbiamo rendere omaggio ai milioni di persone che hanno preso parte a quest'ultimo nobile tentativo di ottenere dignità e democrazia, agevolando le loro possibilità di riuscita attraverso una migliore comprensione del perché ci siano stati così pochi successi in quest'ultimo secolo di ostinato paternalismo arabo. (da: Rami Khouri, "Perché le rivolte arabe sono fallite") Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nell'accidentato percorso tra il 1915 e il 2015 gli Stati e le società del mondo arabo hanno ottenuto alcuni risultati straordinari in campi come l'istruzione, l'industrializzazione, l'espressione culturale e altri ancora, ma hanno visto anche il cronicizzarsi di comportamenti criminali da parte di alcuni poteri statali e di molti attori non statuali. Tuttavia al cuore del tormentato secolo scorso è sempre rimasta l'impossibilità di stabilire un rapporto tra Stato e cittadino che fosse al contempo stabile, soddisfacente e legittimo. Il petrolio, l'ideologia, il materialismo, la religione, l'appartenenza etnica, l'orgoglio tribale, le memorie e le rivendicazioni storiche e, più recentemente, la guerra, sono stati tutti usati per alimentare la solidarietà nazionale. Ottenendo nella maggioranza dei casi alcuni successi parziali, ma mai definitivi.L'esplosione delle rivolte arabe, partite dalla Tunisia cinque anni fa, è stata un'importante tappa in questo viaggio lungo e incompiuto. È stata l'espressione simultanea più drammatica e diffusa dell'insoddisfazione di massa e delle aspirazioni condivise dei cittadini arabi. Dobbiamo rendere omaggio ai milioni di persone che hanno preso parte a quest'ultimo nobile tentativo di ottenere dignità e democrazia, agevolando le loro possibilità di riuscita attraverso una migliore comprensione del perché ci siano stati così pochi successi in quest'ultimo secolo di ostinato paternalismo arabo. (da: Rami Khouri, "Perché le rivolte arabe sono fallite") Qual è, secondo l'autore, il problema principale degli Stati arabi? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nell'accidentato percorso tra il 1915 e il 2015 gli Stati e le società del mondo arabo hanno ottenuto alcuni risultati straordinari in campi come l'istruzione, l'industrializzazione, l'espressione culturale e altri ancora, ma hanno visto anche il cronicizzarsi di comportamenti criminali da parte di alcuni poteri statali e di molti attori non statuali. Tuttavia al cuore del tormentato secolo scorso è sempre rimasta l'impossibilità di stabilire un rapporto tra Stato e cittadino che fosse al contempo stabile, soddisfacente e legittimo. Il petrolio, l'ideologia, il materialismo, la religione, l'appartenenza etnica, l'orgoglio tribale, le memorie e le rivendicazioni storiche e, più recentemente, la guerra, sono stati tutti usati per alimentare la solidarietà nazionale. Ottenendo nella maggioranza dei casi alcuni successi parziali, ma mai definitivi.L'esplosione delle rivolte arabe, partite dalla Tunisia cinque anni fa, è stata un'importante tappa in questo viaggio lungo e incompiuto. È stata l'espressione simultanea più drammatica e diffusa dell'insoddisfazione di massa e delle aspirazioni condivise dei cittadini arabi. Dobbiamo rendere omaggio ai milioni di persone che hanno preso parte a quest'ultimo nobile tentativo di ottenere dignità e democrazia, agevolando le loro possibilità di riuscita attraverso una migliore comprensione del perché ci siano stati così pochi successi in quest'ultimo secolo di ostinato paternalismo arabo. (da: Rami Khouri, "Perché le rivolte arabe sono fallite") Quale dei seguenti è un successo ottenuto dagli Stati arabi? |
RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nell'anno del centenario della Rivoluzione russa e a ridosso del centocinquantesimo anniversario della nascita del maestro che ha aperto la strada alla pittura astratta (1866- 1944), questa esibizione lo celebra con oltre 130 lavori in esposizione. Almeno 50 sue opere, alcune delle quali mai viste prima in Italia, provengono dai più importanti musei russi, come l'Ermitage di San Pietroburgo, la Galleria Tret'jakov, il Museo Puskin e il Museo Panrusso delle Arti Decorative, delle Arti Applicate e dell'Arte Popolare di Mosca.Mentre 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa rivelano quanto l'artista fosse profondamente ancorato alla tradizione pittorica russa, e come le sue origini siano il punto di partenza necessario, imprescindibile, per interpretare la sintassi e la grammatica dei suoi lavori. Entrare nella pittura era decisamente un pallino di Kandinskij, forse perché quell'esperienza l'aveva realmente vissuta durante un viaggio fatto da studente nel Vologda: "Entrando per la prima volta nelle sale di un'isba, mi ritrovai circondato da ogni parte dalla pittura, come se io stesso fossi penetrato nella Pittura", scrisse nella sua autobiografia. Invitato nel 1889, quando era studente di giurisprudenza appassionato di folklore [1] ed etnografia, a una spedizione dalla Società imperiale di Scienze naturali, a 500 chilometri a nord di Mosca, fu travolto dall'intensità dei colori di quei luoghi. La forza poi di certe immagini, delle stampe popolari, delle decorazioni colorate, delle icone misteriose e le emozioni che ne scaturivano, lo portarono a rinunciare a una cattedra di legge in Estonia, a partire per Monaco dove si iscriverà all'Accademia e da allora abbraccerà per sempre l'arte. Le composizioni pittoriche di Kandinskij sono simili ad icone antiche, ma hanno insita una modernità che trascina nell'invisibile. Kandinskij diceva che i suoi veri maestri erano i creatori di icone, ma è sempre stata un'affermazione difficile da spiegare. Dobbiamo infatti ricordare che le icone sono rappresentazioni dell'invisibile, di Dio e spesso Kandinskij è stato definito il pittore che sa dare forma all'invisibile, che rappresenta l'anima, l'aldilà, la quarta dimensione, l'interiorità, e gli è stata riconosciuta proprio la capacità di aprire una finestra nell'anima, come fa un'icona antica" [...]. (Da: "A Milano c'è Kandinskij, il maestro dell'invisibile", di Valentina Tosoni, Repubblica.it) Quale delle seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nell'anno del centenario della Rivoluzione russa e a ridosso del centocinquantesimo anniversario della nascita del maestro che ha aperto la strada alla pittura astratta (1866- 1944), questa esibizione lo celebra con oltre 130 lavori in esposizione. Almeno 50 sue opere, alcune delle quali mai viste prima in Italia, provengono dai più importanti musei russi, come l'Ermitage di San Pietroburgo, la Galleria Tret'jakov, il Museo Puskin e il Museo Panrusso delle Arti Decorative, delle Arti Applicate e dell'Arte Popolare di Mosca.Mentre 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa rivelano quanto l'artista fosse profondamente ancorato alla tradizione pittorica russa, e come le sue origini siano il punto di partenza necessario, imprescindibile, per interpretare la sintassi e la grammatica dei suoi lavori. Entrare nella pittura era decisamente un pallino di Kandinskij, forse perché quell'esperienza l'aveva realmente vissuta durante un viaggio fatto da studente nel Vologda: "Entrando per la prima volta nelle sale di un'isba, mi ritrovai circondato da ogni parte dalla pittura, come se io stesso fossi penetrato nella Pittura", scrisse nella sua autobiografia. Invitato nel 1889, quando era studente di giurisprudenza appassionato di folklore [1] ed etnografia, a una spedizione dalla Società imperiale di Scienze naturali, a 500 chilometri a nord di Mosca, fu travolto dall'intensità dei colori di quei luoghi. La forza poi di certe immagini, delle stampe popolari, delle decorazioni colorate, delle icone misteriose e le emozioni che ne scaturivano, lo portarono a rinunciare a una cattedra di legge in Estonia, a partire per Monaco dove si iscriverà all'Accademia e da allora abbraccerà per sempre l'arte. Le composizioni pittoriche di Kandinskij sono simili ad icone antiche, ma hanno insita una modernità che trascina nell'invisibile. Kandinskij diceva che i suoi veri maestri erano i creatori di icone, ma è sempre stata un'affermazione difficile da spiegare. Dobbiamo infatti ricordare che le icone sono rappresentazioni dell'invisibile, di Dio e spesso Kandinskij è stato definito il pittore che sa dare forma all'invisibile, che rappresenta l'anima, l'aldilà, la quarta dimensione, l'interiorità, e gli è stata riconosciuta proprio la capacità di aprire una finestra nell'anima, come fa un'icona antica" [...]. (Da: "A Milano c'è Kandinskij, il maestro dell'invisibile", di Valentina Tosoni, Repubblica.it) Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal brano? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nell'anno del centenario della Rivoluzione russa e a ridosso del centocinquantesimo anniversario della nascita del maestro che ha aperto la strada alla pittura astratta (1866- 1944), questa esibizione lo celebra con oltre 130 lavori in esposizione. Almeno 50 sue opere, alcune delle quali mai viste prima in Italia, provengono dai più importanti musei russi, come l'Ermitage di San Pietroburgo, la Galleria Tret'jakov, il Museo Puskin e il Museo Panrusso delle Arti Decorative, delle Arti Applicate e dell'Arte Popolare di Mosca.Mentre 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa rivelano quanto l'artista fosse profondamente ancorato alla tradizione pittorica russa, e come le sue origini siano il punto di partenza necessario, imprescindibile, per interpretare la sintassi e la grammatica dei suoi lavori. Entrare nella pittura era decisamente un pallino di Kandinskij, forse perché quell'esperienza l'aveva realmente vissuta durante un viaggio fatto da studente nel Vologda: "Entrando per la prima volta nelle sale di un'isba, mi ritrovai circondato da ogni parte dalla pittura, come se io stesso fossi penetrato nella Pittura", scrisse nella sua autobiografia. Invitato nel 1889, quando era studente di giurisprudenza appassionato di folklore [1] ed etnografia, a una spedizione dalla Società imperiale di Scienze naturali, a 500 chilometri a nord di Mosca, fu travolto dall'intensità dei colori di quei luoghi. La forza poi di certe immagini, delle stampe popolari, delle decorazioni colorate, delle icone misteriose e le emozioni che ne scaturivano, lo portarono a rinunciare a una cattedra di legge in Estonia, a partire per Monaco dove si iscriverà all'Accademia e da allora abbraccerà per sempre l'arte. Le composizioni pittoriche di Kandinskij sono simili ad icone antiche, ma hanno insita una modernità che trascina nell'invisibile. Kandinskij diceva che i suoi veri maestri erano i creatori di icone, ma è sempre stata un'affermazione difficile da spiegare. Dobbiamo infatti ricordare che le icone sono rappresentazioni dell'invisibile, di Dio e spesso Kandinskij è stato definito il pittore che sa dare forma all'invisibile, che rappresenta l'anima, l'aldilà, la quarta dimensione, l'interiorità, e gli è stata riconosciuta proprio la capacità di aprire una finestra nell'anima, come fa un'icona antica" [...]. (Da: "A Milano c'è Kandinskij, il maestro dell'invisibile", di Valentina Tosoni, Repubblica.it) Qual è il significato del termine "folklore" [1]? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nell'anno del centenario della Rivoluzione russa e a ridosso del centocinquantesimo anniversario della nascita del maestro che ha aperto la strada alla pittura astratta (1866- 1944), questa esibizione lo celebra con oltre 130 lavori in esposizione. Almeno 50 sue opere, alcune delle quali mai viste prima in Italia, provengono dai più importanti musei russi, come l'Ermitage di San Pietroburgo, la Galleria Tret'jakov, il Museo Puskin e il Museo Panrusso delle Arti Decorative, delle Arti Applicate e dell'Arte Popolare di Mosca.Mentre 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa rivelano quanto l'artista fosse profondamente ancorato alla tradizione pittorica russa, e come le sue origini siano il punto di partenza necessario, imprescindibile, per interpretare la sintassi e la grammatica dei suoi lavori. Entrare nella pittura era decisamente un pallino di Kandinskij, forse perché quell'esperienza l'aveva realmente vissuta durante un viaggio fatto da studente nel Vologda: "Entrando per la prima volta nelle sale di un'isba, mi ritrovai circondato da ogni parte dalla pittura, come se io stesso fossi penetrato nella Pittura", scrisse nella sua autobiografia. Invitato nel 1889, quando era studente di giurisprudenza appassionato di folklore [1] ed etnografia, a una spedizione dalla Società imperiale di Scienze naturali, a 500 chilometri a nord di Mosca, fu travolto dall'intensità dei colori di quei luoghi. La forza poi di certe immagini, delle stampe popolari, delle decorazioni colorate, delle icone misteriose e le emozioni che ne scaturivano, lo portarono a rinunciare a una cattedra di legge in Estonia, a partire per Monaco dove si iscriverà all'Accademia e da allora abbraccerà per sempre l'arte. Le composizioni pittoriche di Kandinskij sono simili ad icone antiche, ma hanno insita una modernità che trascina nell'invisibile. Kandinskij diceva che i suoi veri maestri erano i creatori di icone, ma è sempre stata un'affermazione difficile da spiegare. Dobbiamo infatti ricordare che le icone sono rappresentazioni dell'invisibile, di Dio e spesso Kandinskij è stato definito il pittore che sa dare forma all'invisibile, che rappresenta l'anima, l'aldilà, la quarta dimensione, l'interiorità, e gli è stata riconosciuta proprio la capacità di aprire una finestra nell'anima, come fa un'icona antica" [...]. (Da: "A Milano c'è Kandinskij, il maestro dell'invisibile", di Valentina Tosoni, Repubblica.it) Quale affermazione su Kandinskij è corretta? |
| RISPOSTA   Leggere attentamente il seguente brano. Nell'anno del centenario della Rivoluzione russa e a ridosso del centocinquantesimo anniversario della nascita del maestro che ha aperto la strada alla pittura astratta (1866- 1944), questa esibizione lo celebra con oltre 130 lavori in esposizione. Almeno 50 sue opere, alcune delle quali mai viste prima in Italia, provengono dai più importanti musei russi, come l'Ermitage di San Pietroburgo, la Galleria Tret'jakov, il Museo Puskin e il Museo Panrusso delle Arti Decorative, delle Arti Applicate e dell'Arte Popolare di Mosca.Mentre 85 tra icone, stampe popolari ed esempi di arte decorativa rivelano quanto l'artista fosse profondamente ancorato alla tradizione pittorica russa, e come le sue origini siano il punto di partenza necessario, imprescindibile, per interpretare la sintassi e la grammatica dei suoi lavori. Entrare nella pittura era decisamente un pallino di Kandinskij, forse perché quell'esperienza l'aveva realmente vissuta durante un viaggio fatto da studente nel Vologda: "Entrando per la prima volta nelle sale di un'isba, mi ritrovai circondato da ogni parte dalla pittura, come se io stesso fossi penetrato nella Pittura", scrisse nella sua autobiografia. Invitato nel 1889, quando era studente di giurisprudenza appassionato di folklore [1] ed etnografia, a una spedizione dalla Società imperiale di Scienze naturali, a 500 chilometri a nord di Mosca, fu travolto dall'intensità dei colori di quei luoghi. La forza poi di certe immagini, delle stampe popolari, delle decorazioni colorate, delle icone misteriose e le emozioni che ne scaturivano, lo portarono a rinunciare a una cattedra di legge in Estonia, a partire per Monaco dove si iscriverà all'Accademia e da allora abbraccerà per sempre l'arte. Le composizioni pittoriche di Kandinskij sono simili ad icone antiche, ma hanno insita una modernità che trascina nell'invisibile. Kandinskij diceva che i suoi veri maestri erano i creatori di icone, ma è sempre stata un'affermazione difficile da spiegare. Dobbiamo infatti ricordare che le icone sono rappresentazioni dell'invisibile, di Dio e spesso Kandinskij è stato definito il pittore che sa dare forma all'invisibile, che rappresenta l'anima, l'aldilà, la quarta dimensione, l'interiorità, e gli è stata riconosciuta proprio la capacità di aprire una finestra nell'anima, come fa un'icona antica" [...]. (Da: "A Milano c'è Kandinskij, il maestro dell'invisibile", di Valentina Tosoni, Repubblica.it) Qual è il rapporto di Kandinskij con la tradizione pittorica russa? |
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Leggere attentamente il seguente brano. Nel sistema produttivo italiano, anche considerando le sole imprese con dipendenti, prevalgono quelle di piccolissima dimensione. Nel 2013, l'86,4% delle unità produttive con dipendenti appartiene al segmento delle "micro-imprese" (meno di 10 addetti) che assorbono il 20,5% degli addetti complessivi. La quota più alta di micro-imprese (90,3%) si riscontra nei settori delle Costruzioni e del Commercio, la più bassa nell'Industria in senso stretto (71,9%).Si stima che le imprese con dipendenti nate nel 2014 siano 111.823. Il tasso di natalità rimane pressoché stabile, passando dall'8,1% nel 2013 all'8,2% nel 2014. Il tasso di mortalità registra invece un calo di 0,3 punti percentuali tra il 2012 e il 2013 (da 9,2% a 8,9%).Fra il 2009 e il 2012, in un periodo di persistente recessione economica, i tassi di sopravvivenza delle imprese con dipendenti nate negli anni 2008-2012 sono differenziati a seconda del settore. Nell'industria in senso stretto si registrano quelli più alti: l'84,4% delle imprese sopravvive dopo un anno mentre il 42,1% è ancora attivo a cinque anni dalla nascita. Nel settore delle Costruzioni troviamo invece i più bassi: solo il 69,1% delle imprese sopravvive dopo un anno e dopo cinque anni è ancora attivo il 25,7% delle nuove imprese.Nel 2013 la quota di dipendenti delle nuove imprese sul totale dipendenti scende all'1,5% dal 2,1% del 2008. È il settore delle Costruzioni a registrare il calo maggiore sia di nuovi dipendenti sia di quelli che perdono l'occupazione: i primi ("job creation") passano da 4,4% nel 2008 a 2,6% nel 2013; i secondi ("job destruction") da 5,0% a 3,6%.Le imprese nuove nate assumono occupati dipendenti relativamente più giovani (gli occupati under30 sono il 29,3% contro il 16,2% di quelli di imprese già attive) ma hanno anche quote più basse di lavoratori "full-time" [1] (58,4% contro 77,1%) e a tempo indeterminato (71,0 contro 88,7%).Le imprese con dipendenti che sopravvivono a cinque anni dalla nascita registrano un aumento della dimensione media da 3,2 addetti nel 2008 a 5,5 nel 2013. La crescita più elevata si ha nel settore Altri Servizi (da 3,3 a 6,7 addetti in media). (da: www.istat.it) Nelle imprese nuove nate l'età media dei dipendenti è inferiore rispetto a quelli delle imprese già attive, infatti:
Leggere attentamente il seguente brano. Nel sistema produttivo italiano, anche considerando le sole imprese con dipendenti, prevalgono quelle di piccolissima dimensione. Nel 2013, l'86,4% delle unità produttive con dipendenti appartiene al segmento delle "micro-imprese" (meno di 10 addetti) che assorbono il 20,5% degli addetti complessivi. La quota più alta di micro-imprese (90,3%) si riscontra nei settori delle Costruzioni e del Commercio, la più bassa nell'Industria in senso stretto (71,9%).Si stima che le imprese con dipendenti nate nel 2014 siano 111.823. Il tasso di natalità rimane pressoché stabile, passando dall'8,1% nel 2013 all'8,2% nel 2014. Il tasso di mortalità registra invece un calo di 0,3 punti percentuali tra il 2012 e il 2013 (da 9,2% a 8,9%).Fra il 2009 e il 2012, in un periodo di persistente recessione economica, i tassi di sopravvivenza delle imprese con dipendenti nate negli anni 2008-2012 sono differenziati a seconda del settore. Nell'industria in senso stretto si registrano quelli più alti: l'84,4% delle imprese sopravvive dopo un anno mentre il 42,1% è ancora attivo a cinque anni dalla nascita. Nel settore delle Costruzioni troviamo invece i più bassi: solo il 69,1% delle imprese sopravvive dopo un anno e dopo cinque anni è ancora attivo il 25,7% delle nuove imprese.Nel 2013 la quota di dipendenti delle nuove imprese sul totale dipendenti scende all'1,5% dal 2,1% del 2008. È il settore delle Costruzioni a registrare il calo maggiore sia di nuovi dipendenti sia di quelli che perdono l'occupazione: i primi ("job creation") passano da 4,4% nel 2008 a 2,6% nel 2013; i secondi ("job destruction") da 5,0% a 3,6%.Le imprese nuove nate assumono occupati dipendenti relativamente più giovani (gli occupati under30 sono il 29,3% contro il 16,2% di quelli di imprese già attive) ma hanno anche quote più basse di lavoratori "full-time" [1] (58,4% contro 77,1%) e a tempo indeterminato (71,0 contro 88,7%).Le imprese con dipendenti che sopravvivono a cinque anni dalla nascita registrano un aumento della dimensione media da 3,2 addetti nel 2008 a 5,5 nel 2013. La crescita più elevata si ha nel settore Altri Servizi (da 3,3 a 6,7 addetti in media). (da: www.istat.it) Per lavoratori "full-time" [1] si intende: