Quiz e Concorsi
  • Ultimi CONCORSI
  • Mappa Concorsi Attivi
  • Ultimi QUIZ
  • QUIZ per argomenti
  • QUIZ Patente B
  • Medicina
    • Quiz – Esame di Stato di abilitazione 2016
    • Quiz – Esame di Stato di abilitazione 2015
  • Contattaci

Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbale

tratto da:
Regione Campania
Quiz - 2175 posti a tempo indeterminato - Nuovi concorsi per 950 laureati e 1225 diplomati a tempo indeterminato presso vari enti della Regione Campania



 Esercitati su questo Quiz 

RISPOSTA    Dopo due anni di ripresa economica, nel 2001 la classe media russa è ritornata ai livelli di benessere pre-crisi e si è estesa fino a comprendere il 22% della popolazione. Nel periodo successivo alla crisi del 1998, la caduta del potere d'acquisto del rublo era stimata in oltre il 50%. Ma già un anno dopo, le prime inchieste indicavano che il potere d'acquisto della cosiddetta classe media si era già ripreso, recuperando fino all'80% del livello pre-crisi. Successivamente, nella primavera e nell'autunno 2001, i sondaggi condotti sullo stile di vita dei russi a Mosca, San Pietroburgo e in altre 14 grandi città, hanno confermato che la classe media russa si è andata riconsolidando nel 1999-2001, non solo come classe di reddito, ma anche come comunanza di valori e consapevolezza sociale. Pur tenendo conto di un possibile rallentamento delle spese nel 2002-2003 in rapporto al boom del triennio scorso, ma di una prevedibile ripresa nel 2004-2006, le prospettive per chi opera sul mercato dei consumi in Russia sono comunque incoraggianti. Tra i settori più promettenti figurano quello dell'alimentazione e dell'abbigliamento per i quali si prevedono gli aumenti di spesa più vistosi, anche tenendo conto di un ulteriore allargamento della classe media, a seguire gli immobili e le automobili, anche se con percentuali più basse. La caduta del potere d'acquisto del rublo:
RISPOSTA    Dopo due anni di ripresa economica, nel 2001 la classe media russa è ritornata ai livelli di benessere pre-crisi e si è estesa fino a comprendere il 22% della popolazione. Nel periodo successivo alla crisi del 1998, la caduta del potere d'acquisto del rublo era stimata in oltre il 50%. Ma già un anno dopo, le prime inchieste indicavano che il potere d'acquisto della cosiddetta classe media si era già ripreso, recuperando fino all'80% del livello pre-crisi. Successivamente, nella primavera e nell'autunno 2001, i sondaggi condotti sullo stile di vita dei russi a Mosca, San Pietroburgo e in altre 14 grandi città, hanno confermato che la classe media russa si è andata riconsolidando nel 1999-2001, non solo come classe di reddito, ma anche come comunanza di valori e consapevolezza sociale. Pur tenendo conto di un possibile rallentamento delle spese nel 2002-2003 in rapporto al boom del triennio scorso, ma di una prevedibile ripresa nel 2004-2006, le prospettive per chi opera sul mercato dei consumi in Russia sono comunque incoraggianti. Tra i settori più promettenti figurano quello dell'alimentazione e dell'abbigliamento per i quali si prevedono gli aumenti di spesa più vistosi, anche tenendo conto di un ulteriore allargamento della classe media, a seguire gli immobili e le automobili, anche se con percentuali più basse. In Russia, il mercato dei consumi:
RISPOSTA    Dopo l'annuncio nel 1996 della scoperta di fossili in un meteorite di origine marziana, noto come ALH8400, si sono sentite solo smentite. Ora un gruppo di scienziati è tornato a sostenere l'esistenza della vita marziana. Secondo alcuni ricercatori di Houston, che hanno pubblicato la loro scoperta su diverse riviste scientifiche, il meteorite conterrebbe minuscoli cristalli di magnetite che sulla Terra sono un tipico prodotto dell'attività biologica. I cristalli si presentano infatti in piccole catene che molti batteri terrestri, che vivono sul fondo dei laghi, utilizzano come bussole per orientarsi. Secondo gli autori del lavoro, non esistono cristalli simili che si siano formati in modi non biologici. Nei batteri terrestri, poi, i cristalli sono ricoperti da una membrana, di cui gli scienziati sostengono di aver visto i resti fossili al microscopio elettronico analizzando il meteorite marziano. Anche se in effetti sulla Terra simili catene di cristalli si formano solo per processi biologici, altri geologi che hanno studiato a fondo il meteorite, avvertono però che le conclusioni di questa ricerca sono forse affrettate e non andrebbero accettate senza un ulteriore studio. Un primo problema è che il meteorite contiene molti altri cristalli di magnetite che non sono attribuibili alla vita, per cui non è escluso che ci sia un meccanismo non biologico in grado di produrre anche le catene. Non è escluso ora che queste ricerche subiscano una brusca frenata a causa delle profonde divergenze che dividono i ricercatori. I cristalli di magnetite:
RISPOSTA    Dopo l'annuncio nel 1996 della scoperta di fossili in un meteorite di origine marziana, noto come ALH8400, si sono sentite solo smentite. Ora un gruppo di scienziati è tornato a sostenere l'esistenza della vita marziana. Secondo alcuni ricercatori di Houston, che hanno pubblicato la loro scoperta su diverse riviste scientifiche, il meteorite conterrebbe minuscoli cristalli di magnetite che sulla Terra sono un tipico prodotto dell'attività biologica. I cristalli si presentano infatti in piccole catene che molti batteri terrestri, che vivono sul fondo dei laghi, utilizzano come bussole per orientarsi. Secondo gli autori del lavoro, non esistono cristalli simili che si siano formati in modi non biologici. Nei batteri terrestri, poi, i cristalli sono ricoperti da una membrana, di cui gli scienziati sostengono di aver visto i resti fossili al microscopio elettronico analizzando il meteorite marziano. Anche se in effetti sulla Terra simili catene di cristalli si formano solo per processi biologici, altri geologi che hanno studiato a fondo il meteorite, avvertono però che le conclusioni di questa ricerca sono forse affrettate e non andrebbero accettate senza un ulteriore studio. Un primo problema è che il meteorite contiene molti altri cristalli di magnetite che non sono attribuibili alla vita, per cui non è escluso che ci sia un meccanismo non biologico in grado di produrre anche le catene. Non è escluso ora che queste ricerche subiscano una brusca frenata a causa delle profonde divergenze che dividono i ricercatori. Grazie agli studi sul meteorite ALH8400:
RISPOSTA    Dopo l'annuncio nel 1996 della scoperta di fossili in un meteorite di origine marziana, noto come ALH8400, si sono sentite solo smentite. Ora un gruppo di scienziati è tornato a sostenere l'esistenza della vita marziana. Secondo alcuni ricercatori di Houston, che hanno pubblicato la loro scoperta su diverse riviste scientifiche, il meteorite conterrebbe minuscoli cristalli di magnetite che sulla Terra sono un tipico prodotto dell'attività biologica. I cristalli si presentano infatti in piccole catene che molti batteri terrestri, che vivono sul fondo dei laghi, utilizzano come bussole per orientarsi. Secondo gli autori del lavoro, non esistono cristalli simili che si siano formati in modi non biologici. Nei batteri terrestri, poi, i cristalli sono ricoperti da una membrana, di cui gli scienziati sostengono di aver visto i resti fossili al microscopio elettronico analizzando il meteorite marziano. Anche se in effetti sulla Terra simili catene di cristalli si formano solo per processi biologici, altri geologi che hanno studiato a fondo il meteorite, avvertono però che le conclusioni di questa ricerca sono forse affrettate e non andrebbero accettate senza un ulteriore studio. Un primo problema è che il meteorite contiene molti altri cristalli di magnetite che non sono attribuibili alla vita, per cui non è escluso che ci sia un meccanismo non biologico in grado di produrre anche le catene. Non è escluso ora che queste ricerche subiscano una brusca frenata a causa delle profonde divergenze che dividono i ricercatori. Le ricerche sul metorite:
RISPOSTA    Dopo l'annuncio nel 1996 della scoperta di fossili in un meteorite di origine marziana, noto come ALH8400, si sono sentite solo smentite. Ora un gruppo di scienziati è tornato a sostenere l'esistenza della vita marziana. Secondo alcuni ricercatori di Houston, che hanno pubblicato la loro scoperta su diverse riviste scientifiche, il meteorite conterrebbe minuscoli cristalli di magnetite che sulla Terra sono un tipico prodotto dell'attività biologica. I cristalli si presentano infatti in piccole catene che molti batteri terrestri, che vivono sul fondo dei laghi, utilizzano come bussole per orientarsi. Secondo gli autori del lavoro, non esistono cristalli simili che si siano formati in modi non biologici. Nei batteri terrestri, poi, i cristalli sono ricoperti da una membrana, di cui gli scienziati sostengono di aver visto i resti fossili al microscopio elettronico analizzando il meteorite marziano. Anche se in effetti sulla Terra simili catene di cristalli si formano solo per processi biologici, altri geologi che hanno studiato a fondo il meteorite, avvertono però che le conclusioni di questa ricerca sono forse affrettate e non andrebbero accettate senza un ulteriore studio. Un primo problema è che il meteorite contiene molti altri cristalli di magnetite che non sono attribuibili alla vita, per cui non è escluso che ci sia un meccanismo non biologico in grado di produrre anche le catene. Non è escluso ora che queste ricerche subiscano una brusca frenata a causa delle profonde divergenze che dividono i ricercatori. Alcuni geologi hanno affrontato il problema dei cristalli di magnetite concludendo:
RISPOSTA    Dopo l'annuncio nel 1996 della scoperta di fossili in un meteorite di origine marziana, noto come ALH8400, si sono sentite solo smentite. Ora un gruppo di scienziati è tornato a sostenere l'esistenza della vita marziana. Secondo alcuni ricercatori di Houston, che hanno pubblicato la loro scoperta su diverse riviste scientifiche, il meteorite conterrebbe minuscoli cristalli di magnetite che sulla Terra sono un tipico prodotto dell'attività biologica. I cristalli si presentano infatti in piccole catene che molti batteri terrestri, che vivono sul fondo dei laghi, utilizzano come bussole per orientarsi. Secondo gli autori del lavoro, non esistono cristalli simili che si siano formati in modi non biologici. Nei batteri terrestri, poi, i cristalli sono ricoperti da una membrana, di cui gli scienziati sostengono di aver visto i resti fossili al microscopio elettronico analizzando il meteorite marziano. Anche se in effetti sulla Terra simili catene di cristalli si formano solo per processi biologici, altri geologi che hanno studiato a fondo il meteorite, avvertono però che le conclusioni di questa ricerca sono forse affrettate e non andrebbero accettate senza un ulteriore studio. Un primo problema è che il meteorite contiene molti altri cristalli di magnetite che non sono attribuibili alla vita, per cui non è escluso che ci sia un meccanismo non biologico in grado di produrre anche le catene. Non è escluso ora che queste ricerche subiscano una brusca frenata a causa delle profonde divergenze che dividono i ricercatori. Analizzando il meteorite, i ricercatori:
RISPOSTA    Dopo l'annuncio nel 1996 della scoperta di fossili in un meteorite di origine marziana, noto come ALH8400, si sono sentite solo smentite. Ora un gruppo di scienziati è tornato a sostenere l'esistenza della vita marziana. Secondo alcuni ricercatori di Houston, che hanno pubblicato la loro scoperta su diverse riviste scientifiche, il meteorite conterrebbe minuscoli cristalli di magnetite che sulla Terra sono un tipico prodotto dell'attività biologica. I cristalli si presentano infatti in piccole catene che molti batteri terrestri, che vivono sul fondo dei laghi, utilizzano come bussole per orientarsi. Secondo gli autori del lavoro, non esistono cristalli simili che si siano formati in modi non biologici. Nei batteri terrestri, poi, i cristalli sono ricoperti da una membrana, di cui gli scienziati sostengono di aver visto i resti fossili al microscopio elettronico analizzando il meteorite marziano. Anche se in effetti sulla Terra simili catene di cristalli si formano solo per processi biologici, altri geologi che hanno studiato a fondo il meteorite, avvertono però che le conclusioni di questa ricerca sono forse affrettate e non andrebbero accettate senza un ulteriore studio. Un primo problema è che il meteorite contiene molti altri cristalli di magnetite che non sono attribuibili alla vita, per cui non è escluso che ci sia un meccanismo non biologico in grado di produrre anche le catene. Non è escluso ora che queste ricerche subiscano una brusca frenata a causa delle profonde divergenze che dividono i ricercatori. Molti batteri terrestri:
RISPOSTA    Dopo l'annuncio nel 1996 della scoperta di fossili in un meteorite di origine marziana, noto come ALH8400, si sono sentite solo smentite. Ora un gruppo di scienziati è tornato a sostenere l'esistenza della vita marziana. Secondo alcuni ricercatori di Houston, che hanno pubblicato la loro scoperta su diverse riviste scientifiche, il meteorite conterrebbe minuscoli cristalli di magnetite che sulla Terra sono un tipico prodotto dell'attività biologica. I cristalli si presentano infatti in piccole catene che molti batteri terrestri, che vivono sul fondo dei laghi, utilizzano come bussole per orientarsi. Secondo gli autori del lavoro, non esistono cristalli simili che si siano formati in modi non biologici. Nei batteri terrestri, poi, i cristalli sono ricoperti da una membrana, di cui gli scienziati sostengono di aver visto i resti fossili al microscopio elettronico analizzando il meteorite marziano. Anche se in effetti sulla Terra simili catene di cristalli si formano solo per processi biologici, altri geologi che hanno studiato a fondo il meteorite, avvertono però che le conclusioni di questa ricerca sono forse affrettate e non andrebbero accettate senza un ulteriore studio. Un primo problema è che il meteorite contiene molti altri cristalli di magnetite che non sono attribuibili alla vita, per cui non è escluso che ci sia un meccanismo non biologico in grado di produrre anche le catene. Non è escluso ora che queste ricerche subiscano una brusca frenata a causa delle profonde divergenze che dividono i ricercatori. Precedentemente alla pubblicazione dell'articolo dei ricercatori di Houston:
RISPOSTA    Dopo l'annuncio nel 1996 della scoperta di fossili in un meteorite di origine marziana, noto come ALH8400, si sono sentite solo smentite. Ora un gruppo di scienziati è tornato a sostenere l'esistenza della vita marziana. Secondo alcuni ricercatori di Houston, che hanno pubblicato la loro scoperta su diverse riviste scientifiche, il meteorite conterrebbe minuscoli cristalli di magnetite che sulla Terra sono un tipico prodotto dell'attività biologica. I cristalli si presentano infatti in piccole catene che molti batteri terrestri, che vivono sul fondo dei laghi, utilizzano come bussole per orientarsi. Secondo gli autori del lavoro, non esistono cristalli simili che si siano formati in modi non biologici. Nei batteri terrestri, poi, i cristalli sono ricoperti da una membrana, di cui gli scienziati sostengono di aver visto i resti fossili al microscopio elettronico analizzando il meteorite marziano. Anche se in effetti sulla Terra simili catene di cristalli si formano solo per processi biologici, altri geologi che hanno studiato a fondo il meteorite, avvertono però che le conclusioni di questa ricerca sono forse affrettate e non andrebbero accettate senza un ulteriore studio. Un primo problema è che il meteorite contiene molti altri cristalli di magnetite che non sono attribuibili alla vita, per cui non è escluso che ci sia un meccanismo non biologico in grado di produrre anche le catene. Non è escluso ora che queste ricerche subiscano una brusca frenata a causa delle profonde divergenze che dividono i ricercatori. Alcuni ricercatori americani, studiando il meteorite:
RISPOSTA    Durante una normale giornata di lavoro, quanto tempo trascorriamo all'aperto? Per la maggior parte degli abitanti dei paesi industrializzati la risposta è una-due ore, persino il tempo libero viene spesso trascorso in ambienti chiusi. Eppure, mentre per l'inquinamento degli ambienti esterni si sono messi a punto accurati metodi di valutazione e parametri di riferimento, sono assai meno conosciuti e pubblicizzati i metodi per valutare la qualità dell'aria negli ambienti interni. Tale qualità dipende principalmente dalla concentrazione degli inquinanti, ovvero dalla quantità di inquinanti rilasciata nell'aria in rapporto al fattore di diluizione determinato dal ricambio con aria pulita. Alcuni inquinanti, però, non sono immediatamente percepibili. È questo il caso del radon che, incolore e inodore, può essere misurato solo utilizzando strumenti di analisi. La maggioranza delle molecole inquinanti è tuttavia percepibile non solo tramite l'olfatto, ma anche per l'azione irritante o tossica svolta sull'organismo. Per esempio, l'ozono e la formaldeide hanno un odore pungente caratteristico e sono fortemente irritanti per le mucose. L'anidride carbonica è del tutto inodore, ma a concentrazioni crescenti provoca sensazioni d'aria viziata e soffocante. Ma anche gli inquinanti rilasciati da arredi, suppellettili e rivestimenti possono contribuire ad aumentare la sensazione di disagio. In condizioni normali, è impossibile discriminare l'azione dei singoli inquinanti; ciò che percepiamo è solo un livello più o meno elevato di accettabilità, che possiamo tradurre in una sensazione di «comfort» respiratorio più o meno elevato. Nello studio dell'inquinamento di ambienti esterni:
RISPOSTA    Durante una normale giornata di lavoro, quanto tempo trascorriamo all'aperto? Per la maggior parte degli abitanti dei paesi industrializzati la risposta è una-due ore, persino il tempo libero viene spesso trascorso in ambienti chiusi. Eppure, mentre per l'inquinamento degli ambienti esterni si sono messi a punto accurati metodi di valutazione e parametri di riferimento, sono assai meno conosciuti e pubblicizzati i metodi per valutare la qualità dell'aria negli ambienti interni. Tale qualità dipende principalmente dalla concentrazione degli inquinanti, ovvero dalla quantità di inquinanti rilasciata nell'aria in rapporto al fattore di diluizione determinato dal ricambio con aria pulita. Alcuni inquinanti, però, non sono immediatamente percepibili. È questo il caso del radon che, incolore e inodore, può essere misurato solo utilizzando strumenti di analisi. La maggioranza delle molecole inquinanti è tuttavia percepibile non solo tramite l'olfatto, ma anche per l'azione irritante o tossica svolta sull'organismo. Per esempio, l'ozono e la formaldeide hanno un odore pungente caratteristico e sono fortemente irritanti per le mucose. L'anidride carbonica è del tutto inodore, ma a concentrazioni crescenti provoca sensazioni d'aria viziata e soffocante. Ma anche gli inquinanti rilasciati da arredi, suppellettili e rivestimenti possono contribuire ad aumentare la sensazione di disagio. In condizioni normali, è impossibile discriminare l'azione dei singoli inquinanti; ciò che percepiamo è solo un livello più o meno elevato di accettabilità, che possiamo tradurre in una sensazione di «comfort» respiratorio più o meno elevato. La qualità dell'aria negli ambienti interni:
RISPOSTA    Durante una normale giornata di lavoro, quanto tempo trascorriamo all'aperto? Per la maggior parte degli abitanti dei paesi industrializzati la risposta è una-due ore, persino il tempo libero viene spesso trascorso in ambienti chiusi. Eppure, mentre per l'inquinamento degli ambienti esterni si sono messi a punto accurati metodi di valutazione e parametri di riferimento, sono assai meno conosciuti e pubblicizzati i metodi per valutare la qualità dell'aria negli ambienti interni. Tale qualità dipende principalmente dalla concentrazione degli inquinanti, ovvero dalla quantità di inquinanti rilasciata nell'aria in rapporto al fattore di diluizione determinato dal ricambio con aria pulita. Alcuni inquinanti, però, non sono immediatamente percepibili. È questo il caso del radon che, incolore e inodore, può essere misurato solo utilizzando strumenti di analisi. La maggioranza delle molecole inquinanti è tuttavia percepibile non solo tramite l'olfatto, ma anche per l'azione irritante o tossica svolta sull'organismo. Per esempio, l'ozono e la formaldeide hanno un odore pungente caratteristico e sono fortemente irritanti per le mucose. L'anidride carbonica è del tutto inodore, ma a concentrazioni crescenti provoca sensazioni d'aria viziata e soffocante. Ma anche gli inquinanti rilasciati da arredi, suppellettili e rivestimenti possono contribuire ad aumentare la sensazione di disagio. In condizioni normali, è impossibile discriminare l'azione dei singoli inquinanti; ciò che percepiamo è solo un livello più o meno elevato di accettabilità, che possiamo tradurre in una sensazione di «comfort» respiratorio più o meno elevato. Una delle modalità di riconoscimento delle sostanze inquinanti:
RISPOSTA    Durante una normale giornata di lavoro, quanto tempo trascorriamo all'aperto? Per la maggior parte degli abitanti dei paesi industrializzati la risposta è una-due ore, persino il tempo libero viene spesso trascorso in ambienti chiusi. Eppure, mentre per l'inquinamento degli ambienti esterni si sono messi a punto accurati metodi di valutazione e parametri di riferimento, sono assai meno conosciuti e pubblicizzati i metodi per valutare la qualità dell'aria negli ambienti interni. Tale qualità dipende principalmente dalla concentrazione degli inquinanti, ovvero dalla quantità di inquinanti rilasciata nell'aria in rapporto al fattore di diluizione determinato dal ricambio con aria pulita. Alcuni inquinanti, però, non sono immediatamente percepibili. È questo il caso del radon che, incolore e inodore, può essere misurato solo utilizzando strumenti di analisi. La maggioranza delle molecole inquinanti è tuttavia percepibile non solo tramite l'olfatto, ma anche per l'azione irritante o tossica svolta sull'organismo. Per esempio, l'ozono e la formaldeide hanno un odore pungente caratteristico e sono fortemente irritanti per le mucose. L'anidride carbonica è del tutto inodore, ma a concentrazioni crescenti provoca sensazioni d'aria viziata e soffocante. Ma anche gli inquinanti rilasciati da arredi, suppellettili e rivestimenti possono contribuire ad aumentare la sensazione di disagio. In condizioni normali, è impossibile discriminare l'azione dei singoli inquinanti; ciò che percepiamo è solo un livello più o meno elevato di accettabilità, che possiamo tradurre in una sensazione di «comfort» respiratorio più o meno elevato. La sensazione di disagio che a volte percepiamo in un ambiente chiuso:
RISPOSTA    Durante una normale giornata di lavoro, quanto tempo trascorriamo all'aperto? Per la maggior parte degli abitanti dei paesi industrializzati la risposta è una-due ore, persino il tempo libero viene spesso trascorso in ambienti chiusi. Eppure, mentre per l'inquinamento degli ambienti esterni si sono messi a punto accurati metodi di valutazione e parametri di riferimento, sono assai meno conosciuti e pubblicizzati i metodi per valutare la qualità dell'aria negli ambienti interni. Tale qualità dipende principalmente dalla concentrazione degli inquinanti, ovvero dalla quantità di inquinanti rilasciata nell'aria in rapporto al fattore di diluizione determinato dal ricambio con aria pulita. Alcuni inquinanti, però, non sono immediatamente percepibili. È questo il caso del radon che, incolore e inodore, può essere misurato solo utilizzando strumenti di analisi. La maggioranza delle molecole inquinanti è tuttavia percepibile non solo tramite l'olfatto, ma anche per l'azione irritante o tossica svolta sull'organismo. Per esempio, l'ozono e la formaldeide hanno un odore pungente caratteristico e sono fortemente irritanti per le mucose. L'anidride carbonica è del tutto inodore, ma a concentrazioni crescenti provoca sensazioni d'aria viziata e soffocante. Ma anche gli inquinanti rilasciati da arredi, suppellettili e rivestimenti possono contribuire ad aumentare la sensazione di disagio. In condizioni normali, è impossibile discriminare l'azione dei singoli inquinanti; ciò che percepiamo è solo un livello più o meno elevato di accettabilità, che possiamo tradurre in una sensazione di «comfort» respiratorio più o meno elevato. Uno dei problemi dell'inquinamento degli ambienti chiusi:
RISPOSTA    Durante una normale giornata di lavoro, quanto tempo trascorriamo all'aperto? Per la maggior parte degli abitanti dei paesi industrializzati la risposta è una-due ore, persino il tempo libero viene spesso trascorso in ambienti chiusi. Eppure, mentre per l'inquinamento degli ambienti esterni si sono messi a punto accurati metodi di valutazione e parametri di riferimento, sono assai meno conosciuti e pubblicizzati i metodi per valutare la qualità dell'aria negli ambienti interni. Tale qualità dipende principalmente dalla concentrazione degli inquinanti, ovvero dalla quantità di inquinanti rilasciata nell'aria in rapporto al fattore di diluizione determinato dal ricambio con aria pulita. Alcuni inquinanti, però, non sono immediatamente percepibili. È questo il caso del radon che, incolore e inodore, può essere misurato solo utilizzando strumenti di analisi. La maggioranza delle molecole inquinanti è tuttavia percepibile non solo tramite l'olfatto, ma anche per l'azione irritante o tossica svolta sull'organismo. Per esempio, l'ozono e la formaldeide hanno un odore pungente caratteristico e sono fortemente irritanti per le mucose. L'anidride carbonica è del tutto inodore, ma a concentrazioni crescenti provoca sensazioni d'aria viziata e soffocante. Ma anche gli inquinanti rilasciati da arredi, suppellettili e rivestimenti possono contribuire ad aumentare la sensazione di disagio. In condizioni normali, è impossibile discriminare l'azione dei singoli inquinanti; ciò che percepiamo è solo un livello più o meno elevato di accettabilità, che possiamo tradurre in una sensazione di «comfort» respiratorio più o meno elevato. Nelle varie ricerche sull'inquinamento:
RISPOSTA    Durante una normale giornata di lavoro, quanto tempo trascorriamo all'aperto? Per la maggior parte degli abitanti dei paesi industrializzati la risposta è una-due ore, persino il tempo libero viene spesso trascorso in ambienti chiusi. Eppure, mentre per l'inquinamento degli ambienti esterni si sono messi a punto accurati metodi di valutazione e parametri di riferimento, sono assai meno conosciuti e pubblicizzati i metodi per valutare la qualità dell'aria negli ambienti interni. Tale qualità dipende principalmente dalla concentrazione degli inquinanti, ovvero dalla quantità di inquinanti rilasciata nell'aria in rapporto al fattore di diluizione determinato dal ricambio con aria pulita. Alcuni inquinanti, però, non sono immediatamente percepibili. È questo il caso del radon che, incolore e inodore, può essere misurato solo utilizzando strumenti di analisi. La maggioranza delle molecole inquinanti è tuttavia percepibile non solo tramite l'olfatto, ma anche per l'azione irritante o tossica svolta sull'organismo. Per esempio, l'ozono e la formaldeide hanno un odore pungente caratteristico e sono fortemente irritanti per le mucose. L'anidride carbonica è del tutto inodore, ma a concentrazioni crescenti provoca sensazioni d'aria viziata e soffocante. Ma anche gli inquinanti rilasciati da arredi, suppellettili e rivestimenti possono contribuire ad aumentare la sensazione di disagio. In condizioni normali, è impossibile discriminare l'azione dei singoli inquinanti; ciò che percepiamo è solo un livello più o meno elevato di accettabilità, che possiamo tradurre in una sensazione di «comfort» respiratorio più o meno elevato. Una delle caratteristiche del radon:
RISPOSTA    Durante una normale giornata di lavoro, quanto tempo trascorriamo all'aperto? Per la maggior parte degli abitanti dei paesi industrializzati la risposta è una-due ore, persino il tempo libero viene spesso trascorso in ambienti chiusi. Eppure, mentre per l'inquinamento degli ambienti esterni si sono messi a punto accurati metodi di valutazione e parametri di riferimento, sono assai meno conosciuti e pubblicizzati i metodi per valutare la qualità dell'aria negli ambienti interni. Tale qualità dipende principalmente dalla concentrazione degli inquinanti, ovvero dalla quantità di inquinanti rilasciata nell'aria in rapporto al fattore di diluizione determinato dal ricambio con aria pulita. Alcuni inquinanti, però, non sono immediatamente percepibili. È questo il caso del radon che, incolore e inodore, può essere misurato solo utilizzando strumenti di analisi. La maggioranza delle molecole inquinanti è tuttavia percepibile non solo tramite l'olfatto, ma anche per l'azione irritante o tossica svolta sull'organismo. Per esempio, l'ozono e la formaldeide hanno un odore pungente caratteristico e sono fortemente irritanti per le mucose. L'anidride carbonica è del tutto inodore, ma a concentrazioni crescenti provoca sensazioni d'aria viziata e soffocante. Ma anche gli inquinanti rilasciati da arredi, suppellettili e rivestimenti possono contribuire ad aumentare la sensazione di disagio. In condizioni normali, è impossibile discriminare l'azione dei singoli inquinanti; ciò che percepiamo è solo un livello più o meno elevato di accettabilità, che possiamo tradurre in una sensazione di «comfort» respiratorio più o meno elevato. Uno degli effetti dell'anidride carbonica:
RISPOSTA    E' stato un gigantesco bolide celeste, 250 milioni di anni fa, a scatenare la "Madre di tutte le estinzioni", la catastrofe globale che fu sul punto di cancellare per sempre la vita sulla Terra. L'impatto di un asteroide, spiegano oggi i ricercatori della Nasa e delle università di Washington, non fu direttamente responsabile dell'estinzione, ma servì ad innescare una serie di cataclismi che attaccarono le specie viventi su più fronti, spazzandone via il 96 per cento. Il bolide era di dimensioni colossali: da 6 a 12 chilometri di diametro, calcolano gli scienziati, secondo i quali la collisione liberò un'energia un milione di volte superiore a quella del più terribile dei terremoti recenti. Meno famosa, ma molto più grave della catastrofe che condannò i dinosauri, la cosiddetta "estinzione del Permiano" (dal nome del periodo geologico al termine del quale si verificò) è stata la più drammatica delle cinque estinzioni di massa che la Terra ha conosciuto fino ad oggi, ed è stata quella che, secondo gli scienziati, ha portato la vita sull'orlo della scomparsa totale. Le terre emerse, che all'epoca erano raggruppate nel supercontinente Pangea, furono sconvolte da una attività vulcanica senza precedenti, che seppellì l'intera superficie sotto 3 metri di lava. Le nubi di polveri e anidride carbonica prodotte dalle eruzioni sconvolsero il clima, i livelli del mare mutarono e la percentuale di ossigeno contenuta nelle acque oceaniche si alterò: una catena di eventi che colpì con estrema violenza sia gli organismi marini che quelli terrestri, risparmiandone una percentuale a stento sufficiente a garantire la prosecuzione della vita. La catastrofe che provocò l'estinzione dei dinosauri:
RISPOSTA    E' stato un gigantesco bolide celeste, 250 milioni di anni fa, a scatenare la "Madre di tutte le estinzioni", la catastrofe globale che fu sul punto di cancellare per sempre la vita sulla Terra. L'impatto di un asteroide, spiegano oggi i ricercatori della Nasa e delle università di Washington, non fu direttamente responsabile dell'estinzione, ma servì ad innescare una serie di cataclismi che attaccarono le specie viventi su più fronti, spazzandone via il 96 per cento. Il bolide era di dimensioni colossali: da 6 a 12 chilometri di diametro, calcolano gli scienziati, secondo i quali la collisione liberò un'energia un milione di volte superiore a quella del più terribile dei terremoti recenti. Meno famosa, ma molto più grave della catastrofe che condannò i dinosauri, la cosiddetta "estinzione del Permiano" (dal nome del periodo geologico al termine del quale si verificò) è stata la più drammatica delle cinque estinzioni di massa che la Terra ha conosciuto fino ad oggi, ed è stata quella che, secondo gli scienziati, ha portato la vita sull'orlo della scomparsa totale. Le terre emerse, che all'epoca erano raggruppate nel supercontinente Pangea, furono sconvolte da una attività vulcanica senza precedenti, che seppellì l'intera superficie sotto 3 metri di lava. Le nubi di polveri e anidride carbonica prodotte dalle eruzioni sconvolsero il clima, i livelli del mare mutarono e la percentuale di ossigeno contenuta nelle acque oceaniche si alterò: una catena di eventi che colpì con estrema violenza sia gli organismi marini che quelli terrestri, risparmiandone una percentuale a stento sufficiente a garantire la prosecuzione della vita. Come fu possibile la prosecuzione della vita dopo "l'estinzione del Permiano"?

 Esercitati su questo Quiz 
«45678910»
[bbp-single-forum id=21165]

ShowQuestions

Cerca

CONCORSI NELLE PROVINCE

Agrigento   Alessandria   Ancona   Aosta   Arezzo   Ascoli Piceno   Asti   Avellino   Bari   Barletta Andria Trani   Belluno   Benevento   Bergamo   Biella   Bologna   Bolzano   Brescia   Brindisi   Cagliari   Caltanissetta   Campobasso   Carbonia Iglesias   Caserta   Catania   Catanzaro   Chieti   Como   Cosenza   Cremona   Crotone   Cuneo   Enna   Fermo   Ferrara   Firenze   Foggia   Forli Cesena   Frosinone   Genova   Gorizia   Grosseto   Imperia   Isernia   La Spezia   L'Aquila   Latina   Lecce   Lecco   Livorno   Lodi   Lucca   Macerata   Mantova   Massa Carrara   Matera   Messina   Milano   Modena   Monza e della Brianza   Napoli   Novara   Nuoro   Olbia Tempio   Oristano   Padova   Palermo   Parma   Pavia   Perugia   Pesaro e Urbino   Pescara   Piacenza   Pisa   Pistoia   Pordenone   Potenza   Prato   Ragusa   Ravenna   Reggio Calabria   Reggio Emilia   Rieti   Rimini   Roma   Rovigo   Salerno   Medio Campidano   Sassari   Savona   Siena   Siracusa   Sondrio   Taranto   Teramo   Terni   Torino   Ogliastra   Trapani   Trento   Treviso   Trieste   Udine   Varese   Venezia   Verbano Cusio Ossola   Vercelli   Verona   Vibo Valentia   Vicenza   Viterbo

CONCORSI NELLE REGIONI

Abruzzo   Basilicata   Calabria   Campania   Emilia Romagna   Liguria   Lombardia   Friuli Venezia Giulia   Lazio   Marche   Molise   Piemonte   Puglia   Sicilia   Sardegna   Toscana   Trentino Alto Adige   Umbria   Valle d'Aosta   Veneto
Copyright Quiz e Concorsi