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Tutte le domande del quiz : Brani

tratto da:
Guardia di Finanza
Quiz - 631 allievi marescialli 2018 (90° corso) Concorso pubblico, per titoli ed esami, per 631 allievi marescialli 2018



 Esercitati su questo Quiz 

RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Benché molti affermino che nel nuovo secolo il fatto urbano stia radicalmente cambiando la propria natura, non si può scrivere della città del XXI secolo senza fare riferimento alla sua formazione e al costituirsi delle idee intorno a essa nel secolo precedente. Sicuramente nel futuro della città ci attendono problemi di mitigazione [1] degli impatti ambientali, un cambiamento di molte strutture di servizio e dei luoghi di convegno collettivo, il ritorno, sia pure in modi nuovi, di strategie di previsione dei loro sviluppi fisici, di nuovi tipi di assetto della mobilità, di nuove tensioni verso la privatizzazione degli spazi ma anche di una qualche risoluzione delle aree difficili del mondo per povertà e per intolleranza.Comunque si vogliano giudicare queste previsioni, si spera che le pratiche di architettura possano continuare a giocare un ruolo nello stesso tempo critico e civilmente propositivo anche in futuro. Ma può anche darsi che questo non avvenga e altre forze modellino, anche morfologicamente, il futuro urbano del pianeta, come già minacciano di fare. È stato scritto molto (e con fatalismo) sulle ragioni dello strapotere tecnico-economico delle ideologie del mercato e dell'informazione come fondamento dell'indebolita coscienza delle storie delle diversità culturali e sociali, ma anche sulla loro capacità di interpretare positivamente tale strapotere. Sovente ciò è stato contrapposto alle forme di internazionalismo critico che hanno caratterizzato la cultura europea dei secoli passati. Le pratiche della globalizzazione sembrano comunque proporre per il momento prospettive ideali di compimento assai lontane da quello "stato universale e omogeneo" che il filosofo Alexandre Kojève vedeva compiersi con il trionfo dei principi della libertà e dell'eguaglianza, ma anche come esaurimento della dialettica storica e, nello stesso tempo, come passaggio dalla felicità alla contentezza, al voler comprendere ogni cosa senza desiderare di modificare alcunché.Anche per la città europea è comunque necessario affrontare, dopo le modificazioni imposte dalla città industriale a quella storica, le difficoltà promosse dalla dispersione deregolamentata sino all'abusivismo dell'espansione dell'ultimo trentennio, quelle dell'eccessiva concentrazione delle funzioni centrali, dell'espulsione delle classi povere e, in generale, delle funzioni abitative dai centri storici; la difficile compatibilità positiva con il preesistente e talvolta la negazione di ogni suo valore. (da: Vittorio Gregotti, "Città globali", in Treccani) Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dalla lettura del testo?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Benché molti affermino che nel nuovo secolo il fatto urbano stia radicalmente cambiando la propria natura, non si può scrivere della città del XXI secolo senza fare riferimento alla sua formazione e al costituirsi delle idee intorno a essa nel secolo precedente. Sicuramente nel futuro della città ci attendono problemi di mitigazione [1] degli impatti ambientali, un cambiamento di molte strutture di servizio e dei luoghi di convegno collettivo, il ritorno, sia pure in modi nuovi, di strategie di previsione dei loro sviluppi fisici, di nuovi tipi di assetto della mobilità, di nuove tensioni verso la privatizzazione degli spazi ma anche di una qualche risoluzione delle aree difficili del mondo per povertà e per intolleranza.Comunque si vogliano giudicare queste previsioni, si spera che le pratiche di architettura possano continuare a giocare un ruolo nello stesso tempo critico e civilmente propositivo anche in futuro. Ma può anche darsi che questo non avvenga e altre forze modellino, anche morfologicamente, il futuro urbano del pianeta, come già minacciano di fare. È stato scritto molto (e con fatalismo) sulle ragioni dello strapotere tecnico-economico delle ideologie del mercato e dell'informazione come fondamento dell'indebolita coscienza delle storie delle diversità culturali e sociali, ma anche sulla loro capacità di interpretare positivamente tale strapotere. Sovente ciò è stato contrapposto alle forme di internazionalismo critico che hanno caratterizzato la cultura europea dei secoli passati. Le pratiche della globalizzazione sembrano comunque proporre per il momento prospettive ideali di compimento assai lontane da quello "stato universale e omogeneo" che il filosofo Alexandre Kojève vedeva compiersi con il trionfo dei principi della libertà e dell'eguaglianza, ma anche come esaurimento della dialettica storica e, nello stesso tempo, come passaggio dalla felicità alla contentezza, al voler comprendere ogni cosa senza desiderare di modificare alcunché.Anche per la città europea è comunque necessario affrontare, dopo le modificazioni imposte dalla città industriale a quella storica, le difficoltà promosse dalla dispersione deregolamentata sino all'abusivismo dell'espansione dell'ultimo trentennio, quelle dell'eccessiva concentrazione delle funzioni centrali, dell'espulsione delle classi povere e, in generale, delle funzioni abitative dai centri storici; la difficile compatibilità positiva con il preesistente e talvolta la negazione di ogni suo valore. (da: Vittorio Gregotti, "Città globali", in Treccani) Stando al significato che assume nel brano, un sinonimo di "mitigazione" [1] è:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Benché molti affermino che nel nuovo secolo il fatto urbano stia radicalmente cambiando la propria natura, non si può scrivere della città del XXI secolo senza fare riferimento alla sua formazione e al costituirsi delle idee intorno a essa nel secolo precedente. Sicuramente nel futuro della città ci attendono problemi di mitigazione [1] degli impatti ambientali, un cambiamento di molte strutture di servizio e dei luoghi di convegno collettivo, il ritorno, sia pure in modi nuovi, di strategie di previsione dei loro sviluppi fisici, di nuovi tipi di assetto della mobilità, di nuove tensioni verso la privatizzazione degli spazi ma anche di una qualche risoluzione delle aree difficili del mondo per povertà e per intolleranza.Comunque si vogliano giudicare queste previsioni, si spera che le pratiche di architettura possano continuare a giocare un ruolo nello stesso tempo critico e civilmente propositivo anche in futuro. Ma può anche darsi che questo non avvenga e altre forze modellino, anche morfologicamente, il futuro urbano del pianeta, come già minacciano di fare. È stato scritto molto (e con fatalismo) sulle ragioni dello strapotere tecnico-economico delle ideologie del mercato e dell'informazione come fondamento dell'indebolita coscienza delle storie delle diversità culturali e sociali, ma anche sulla loro capacità di interpretare positivamente tale strapotere. Sovente ciò è stato contrapposto alle forme di internazionalismo critico che hanno caratterizzato la cultura europea dei secoli passati. Le pratiche della globalizzazione sembrano comunque proporre per il momento prospettive ideali di compimento assai lontane da quello "stato universale e omogeneo" che il filosofo Alexandre Kojève vedeva compiersi con il trionfo dei principi della libertà e dell'eguaglianza, ma anche come esaurimento della dialettica storica e, nello stesso tempo, come passaggio dalla felicità alla contentezza, al voler comprendere ogni cosa senza desiderare di modificare alcunché.Anche per la città europea è comunque necessario affrontare, dopo le modificazioni imposte dalla città industriale a quella storica, le difficoltà promosse dalla dispersione deregolamentata sino all'abusivismo dell'espansione dell'ultimo trentennio, quelle dell'eccessiva concentrazione delle funzioni centrali, dell'espulsione delle classi povere e, in generale, delle funzioni abitative dai centri storici; la difficile compatibilità positiva con il preesistente e talvolta la negazione di ogni suo valore. (da: Vittorio Gregotti, "Città globali", in Treccani) Dalla lettura del brano, che cosa NON ci si dovrebbe attendere nel futuro della città?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Benché molti affermino che nel nuovo secolo il fatto urbano stia radicalmente cambiando la propria natura, non si può scrivere della città del XXI secolo senza fare riferimento alla sua formazione e al costituirsi delle idee intorno a essa nel secolo precedente. Sicuramente nel futuro della città ci attendono problemi di mitigazione [1] degli impatti ambientali, un cambiamento di molte strutture di servizio e dei luoghi di convegno collettivo, il ritorno, sia pure in modi nuovi, di strategie di previsione dei loro sviluppi fisici, di nuovi tipi di assetto della mobilità, di nuove tensioni verso la privatizzazione degli spazi ma anche di una qualche risoluzione delle aree difficili del mondo per povertà e per intolleranza.Comunque si vogliano giudicare queste previsioni, si spera che le pratiche di architettura possano continuare a giocare un ruolo nello stesso tempo critico e civilmente propositivo anche in futuro. Ma può anche darsi che questo non avvenga e altre forze modellino, anche morfologicamente, il futuro urbano del pianeta, come già minacciano di fare. È stato scritto molto (e con fatalismo) sulle ragioni dello strapotere tecnico-economico delle ideologie del mercato e dell'informazione come fondamento dell'indebolita coscienza delle storie delle diversità culturali e sociali, ma anche sulla loro capacità di interpretare positivamente tale strapotere. Sovente ciò è stato contrapposto alle forme di internazionalismo critico che hanno caratterizzato la cultura europea dei secoli passati. Le pratiche della globalizzazione sembrano comunque proporre per il momento prospettive ideali di compimento assai lontane da quello "stato universale e omogeneo" che il filosofo Alexandre Kojève vedeva compiersi con il trionfo dei principi della libertà e dell'eguaglianza, ma anche come esaurimento della dialettica storica e, nello stesso tempo, come passaggio dalla felicità alla contentezza, al voler comprendere ogni cosa senza desiderare di modificare alcunché.Anche per la città europea è comunque necessario affrontare, dopo le modificazioni imposte dalla città industriale a quella storica, le difficoltà promosse dalla dispersione deregolamentata sino all'abusivismo dell'espansione dell'ultimo trentennio, quelle dell'eccessiva concentrazione delle funzioni centrali, dell'espulsione delle classi povere e, in generale, delle funzioni abitative dai centri storici; la difficile compatibilità positiva con il preesistente e talvolta la negazione di ogni suo valore. (da: Vittorio Gregotti, "Città globali", in Treccani) Secondo l'autore, quale delle seguenti alternative NON è elencata fra le difficoltà che è necessario affrontare per la città europea?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Benché molti affermino che nel nuovo secolo il fatto urbano stia radicalmente cambiando la propria natura, non si può scrivere della città del XXI secolo senza fare riferimento alla sua formazione e al costituirsi delle idee intorno a essa nel secolo precedente. Sicuramente nel futuro della città ci attendono problemi di mitigazione [1] degli impatti ambientali, un cambiamento di molte strutture di servizio e dei luoghi di convegno collettivo, il ritorno, sia pure in modi nuovi, di strategie di previsione dei loro sviluppi fisici, di nuovi tipi di assetto della mobilità, di nuove tensioni verso la privatizzazione degli spazi ma anche di una qualche risoluzione delle aree difficili del mondo per povertà e per intolleranza.Comunque si vogliano giudicare queste previsioni, si spera che le pratiche di architettura possano continuare a giocare un ruolo nello stesso tempo critico e civilmente propositivo anche in futuro. Ma può anche darsi che questo non avvenga e altre forze modellino, anche morfologicamente, il futuro urbano del pianeta, come già minacciano di fare. È stato scritto molto (e con fatalismo) sulle ragioni dello strapotere tecnico-economico delle ideologie del mercato e dell'informazione come fondamento dell'indebolita coscienza delle storie delle diversità culturali e sociali, ma anche sulla loro capacità di interpretare positivamente tale strapotere. Sovente ciò è stato contrapposto alle forme di internazionalismo critico che hanno caratterizzato la cultura europea dei secoli passati. Le pratiche della globalizzazione sembrano comunque proporre per il momento prospettive ideali di compimento assai lontane da quello "stato universale e omogeneo" che il filosofo Alexandre Kojève vedeva compiersi con il trionfo dei principi della libertà e dell'eguaglianza, ma anche come esaurimento della dialettica storica e, nello stesso tempo, come passaggio dalla felicità alla contentezza, al voler comprendere ogni cosa senza desiderare di modificare alcunché.Anche per la città europea è comunque necessario affrontare, dopo le modificazioni imposte dalla città industriale a quella storica, le difficoltà promosse dalla dispersione deregolamentata sino all'abusivismo dell'espansione dell'ultimo trentennio, quelle dell'eccessiva concentrazione delle funzioni centrali, dell'espulsione delle classi povere e, in generale, delle funzioni abitative dai centri storici; la difficile compatibilità positiva con il preesistente e talvolta la negazione di ogni suo valore. (da: Vittorio Gregotti, "Città globali", in Treccani) Quale delle seguenti affermazioni è auspicata dall'autore del saggio per il futuro dell'urbanistica?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Berlino è oggi la metropoli europea che riesce ad accogliere e ad amalgamare la storia e il futuro. Grandiosa, monumentale, dinamica: ogni personalità vi troverebbe soddisfazione. Dalle attrazioni notorie, sino alla rinnovata arte contemporanea. Una Berlino, insomma, in costante mutamento, che si reinventa e proietta al futuro ricreandosi dal passato.Alexanderplatz è una delle più celebri e affascinanti piazze, nonché assai imponente.Ha preso questo nome in virtù dello zar Alessandro I, che visitò la capitale del regno di Prussia nel 1805. La formazione del Zentrale Markthalle (mercato centrale al coperto) nel 1886 e del grande magazzino Tietz tra il 1904 e il 1911, hanno reso la piazza il più importante centro commerciale. La piazza deve la sua notorietà al romanzo di Alfred Döblin, intitolato "Alexanderplatz Berlin", 1929.Tuttavia la piazza nella sua realtà strutturale risale agli anni '60 dopo che essa era stata in gran parte distrutta nella seconda guerra mondiale. Non dimentichiamo, infine, che Alexanderplatz è la più grande piazza dell'intera Germania.Grazie all'architettura quasi futurista della Berlin Hauptbahnhof (Stazione centrale) vi sentirete catapultati in un incredibile futuro post-moderno. La stazione centrale di Berlino è infatti uno dei progetti più spettacolari. Dopo undici anni di lavori, è stata aperta il 28 maggio del 2006 come la più moderna stazione di incrocio d'Europa.È definita la "Cattedrale del traffico". La stazione è raffinata, colma di luce che penetra dalle sue grandiose vetrate. Il capannone in vetro lungo 321 metri della ferrovia metropolitana in direzione est-ovest viene incrociato dal capannone della stazione largo 40 metri e lungo 160 metri, che va in direzione nord-sud.Una stazione che dunque è metafora della continua crescita della capitale tedesca.La Brandenburger Tor (La Porta di Brandeburgo) è uno snodo di epoche, passaggio di incontro della storia della metropoli tedesca, simboleggiante ora l'unità, è una tappa assolutamente obbligatoria.Una gigantesca porta che nel passato rappresentava l'elemento divisorio della città tra la parte est e la parte ovest. Dalla caduta del Muro è invece simbolo dell'unità tedesca.L'opera architettonica, di pietra arenaria, rientra nel cosiddetto "classicismo tedesco".È ispirata ai propilei [1] dell'antica Acropoli di Atene. Sui lati sono posizionate sei possenti colonne doriche che sorreggono la trave trasversale profonda undici metri, e che creano cinque passaggi. (da: Orazio Labbate, "Berlino: una metropoli tra storia e modernità", "Il Sole 24 ore") Qual è il significato del termine "propilei" indicato nel testo col riferimento [1]?
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. Berlino è oggi la metropoli europea che riesce ad accogliere e ad amalgamare la storia e il futuro. Grandiosa, monumentale, dinamica: ogni personalità vi troverebbe soddisfazione. Dalle attrazioni notorie, sino alla rinnovata arte contemporanea. Una Berlino, insomma, in costante mutamento, che si reinventa e proietta al futuro ricreandosi dal passato.Alexanderplatz è una delle più celebri e affascinanti piazze, nonché assai imponente.Ha preso questo nome in virtù dello zar Alessandro I, che visitò la capitale del regno di Prussia nel 1805. La formazione del Zentrale Markthalle (mercato centrale al coperto) nel 1886 e del grande magazzino Tietz tra il 1904 e il 1911, hanno reso la piazza il più importante centro commerciale. La piazza deve la sua notorietà al romanzo di Alfred Döblin, intitolato "Alexanderplatz Berlin", 1929.Tuttavia la piazza nella sua realtà strutturale risale agli anni '60 dopo che essa era stata in gran parte distrutta nella seconda guerra mondiale. Non dimentichiamo, infine, che Alexanderplatz è la più grande piazza dell'intera Germania.Grazie all'architettura quasi futurista della Berlin Hauptbahnhof (Stazione centrale) vi sentirete catapultati in un incredibile futuro post-moderno. La stazione centrale di Berlino è infatti uno dei progetti più spettacolari. Dopo undici anni di lavori, è stata aperta il 28 maggio del 2006 come la più moderna stazione di incrocio d'Europa.È definita la "Cattedrale del traffico". La stazione è raffinata, colma di luce che penetra dalle sue grandiose vetrate. Il capannone in vetro lungo 321 metri della ferrovia metropolitana in direzione est-ovest viene incrociato dal capannone della stazione largo 40 metri e lungo 160 metri, che va in direzione nord-sud.Una stazione che dunque è metafora della continua crescita della capitale tedesca.La Brandenburger Tor (La Porta di Brandeburgo) è uno snodo di epoche, passaggio di incontro della storia della metropoli tedesca, simboleggiante ora l'unità, è una tappa assolutamente obbligatoria.Una gigantesca porta che nel passato rappresentava l'elemento divisorio della città tra la parte est e la parte ovest. Dalla caduta del Muro è invece simbolo dell'unità tedesca.L'opera architettonica, di pietra arenaria, rientra nel cosiddetto "classicismo tedesco".È ispirata ai propilei [1] dell'antica Acropoli di Atene. Sui lati sono posizionate sei possenti colonne doriche che sorreggono la trave trasversale profonda undici metri, e che creano cinque passaggi. (da: Orazio Labbate, "Berlino: una metropoli tra storia e modernità", "Il Sole 24 ore") Quale delle seguenti affermazioni è deducibile dal testo?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Berlino è oggi la metropoli europea che riesce ad accogliere e ad amalgamare la storia e il futuro. Grandiosa, monumentale, dinamica: ogni personalità vi troverebbe soddisfazione. Dalle attrazioni notorie, sino alla rinnovata arte contemporanea. Una Berlino, insomma, in costante mutamento, che si reinventa e proietta al futuro ricreandosi dal passato.Alexanderplatz è una delle più celebri e affascinanti piazze, nonché assai imponente.Ha preso questo nome in virtù dello zar Alessandro I, che visitò la capitale del regno di Prussia nel 1805. La formazione del Zentrale Markthalle (mercato centrale al coperto) nel 1886 e del grande magazzino Tietz tra il 1904 e il 1911, hanno reso la piazza il più importante centro commerciale. La piazza deve la sua notorietà al romanzo di Alfred Döblin, intitolato "Alexanderplatz Berlin", 1929.Tuttavia la piazza nella sua realtà strutturale risale agli anni '60 dopo che essa era stata in gran parte distrutta nella seconda guerra mondiale. Non dimentichiamo, infine, che Alexanderplatz è la più grande piazza dell'intera Germania.Grazie all'architettura quasi futurista della Berlin Hauptbahnhof (Stazione centrale) vi sentirete catapultati in un incredibile futuro post-moderno. La stazione centrale di Berlino è infatti uno dei progetti più spettacolari. Dopo undici anni di lavori, è stata aperta il 28 maggio del 2006 come la più moderna stazione di incrocio d'Europa.È definita la "Cattedrale del traffico". La stazione è raffinata, colma di luce che penetra dalle sue grandiose vetrate. Il capannone in vetro lungo 321 metri della ferrovia metropolitana in direzione est-ovest viene incrociato dal capannone della stazione largo 40 metri e lungo 160 metri, che va in direzione nord-sud.Una stazione che dunque è metafora della continua crescita della capitale tedesca.La Brandenburger Tor (La Porta di Brandeburgo) è uno snodo di epoche, passaggio di incontro della storia della metropoli tedesca, simboleggiante ora l'unità, è una tappa assolutamente obbligatoria.Una gigantesca porta che nel passato rappresentava l'elemento divisorio della città tra la parte est e la parte ovest. Dalla caduta del Muro è invece simbolo dell'unità tedesca.L'opera architettonica, di pietra arenaria, rientra nel cosiddetto "classicismo tedesco".È ispirata ai propilei [1] dell'antica Acropoli di Atene. Sui lati sono posizionate sei possenti colonne doriche che sorreggono la trave trasversale profonda undici metri, e che creano cinque passaggi. (da: Orazio Labbate, "Berlino: una metropoli tra storia e modernità", "Il Sole 24 ore") Quale delle seguenti affermazioni in riferimento ad Alexanderplatz è deducibile dal brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Berlino è oggi la metropoli europea che riesce ad accogliere e ad amalgamare la storia e il futuro. Grandiosa, monumentale, dinamica: ogni personalità vi troverebbe soddisfazione. Dalle attrazioni notorie, sino alla rinnovata arte contemporanea. Una Berlino, insomma, in costante mutamento, che si reinventa e proietta al futuro ricreandosi dal passato.Alexanderplatz è una delle più celebri e affascinanti piazze, nonché assai imponente.Ha preso questo nome in virtù dello zar Alessandro I, che visitò la capitale del regno di Prussia nel 1805. La formazione del Zentrale Markthalle (mercato centrale al coperto) nel 1886 e del grande magazzino Tietz tra il 1904 e il 1911, hanno reso la piazza il più importante centro commerciale. La piazza deve la sua notorietà al romanzo di Alfred Döblin, intitolato "Alexanderplatz Berlin", 1929.Tuttavia la piazza nella sua realtà strutturale risale agli anni '60 dopo che essa era stata in gran parte distrutta nella seconda guerra mondiale. Non dimentichiamo, infine, che Alexanderplatz è la più grande piazza dell'intera Germania.Grazie all'architettura quasi futurista della Berlin Hauptbahnhof (Stazione centrale) vi sentirete catapultati in un incredibile futuro post-moderno. La stazione centrale di Berlino è infatti uno dei progetti più spettacolari. Dopo undici anni di lavori, è stata aperta il 28 maggio del 2006 come la più moderna stazione di incrocio d'Europa.È definita la "Cattedrale del traffico". La stazione è raffinata, colma di luce che penetra dalle sue grandiose vetrate. Il capannone in vetro lungo 321 metri della ferrovia metropolitana in direzione est-ovest viene incrociato dal capannone della stazione largo 40 metri e lungo 160 metri, che va in direzione nord-sud.Una stazione che dunque è metafora della continua crescita della capitale tedesca.La Brandenburger Tor (La Porta di Brandeburgo) è uno snodo di epoche, passaggio di incontro della storia della metropoli tedesca, simboleggiante ora l'unità, è una tappa assolutamente obbligatoria.Una gigantesca porta che nel passato rappresentava l'elemento divisorio della città tra la parte est e la parte ovest. Dalla caduta del Muro è invece simbolo dell'unità tedesca.L'opera architettonica, di pietra arenaria, rientra nel cosiddetto "classicismo tedesco".È ispirata ai propilei [1] dell'antica Acropoli di Atene. Sui lati sono posizionate sei possenti colonne doriche che sorreggono la trave trasversale profonda undici metri, e che creano cinque passaggi. (da: Orazio Labbate, "Berlino: una metropoli tra storia e modernità", "Il Sole 24 ore") Quale parte della città viene definita "la Cattedrale del traffico"?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Berlino è oggi la metropoli europea che riesce ad accogliere e ad amalgamare la storia e il futuro. Grandiosa, monumentale, dinamica: ogni personalità vi troverebbe soddisfazione. Dalle attrazioni notorie, sino alla rinnovata arte contemporanea. Una Berlino, insomma, in costante mutamento, che si reinventa e proietta al futuro ricreandosi dal passato.Alexanderplatz è una delle più celebri e affascinanti piazze, nonché assai imponente.Ha preso questo nome in virtù dello zar Alessandro I, che visitò la capitale del regno di Prussia nel 1805. La formazione del Zentrale Markthalle (mercato centrale al coperto) nel 1886 e del grande magazzino Tietz tra il 1904 e il 1911, hanno reso la piazza il più importante centro commerciale. La piazza deve la sua notorietà al romanzo di Alfred Döblin, intitolato "Alexanderplatz Berlin", 1929.Tuttavia la piazza nella sua realtà strutturale risale agli anni '60 dopo che essa era stata in gran parte distrutta nella seconda guerra mondiale. Non dimentichiamo, infine, che Alexanderplatz è la più grande piazza dell'intera Germania.Grazie all'architettura quasi futurista della Berlin Hauptbahnhof (Stazione centrale) vi sentirete catapultati in un incredibile futuro post-moderno. La stazione centrale di Berlino è infatti uno dei progetti più spettacolari. Dopo undici anni di lavori, è stata aperta il 28 maggio del 2006 come la più moderna stazione di incrocio d'Europa.È definita la "Cattedrale del traffico". La stazione è raffinata, colma di luce che penetra dalle sue grandiose vetrate. Il capannone in vetro lungo 321 metri della ferrovia metropolitana in direzione est-ovest viene incrociato dal capannone della stazione largo 40 metri e lungo 160 metri, che va in direzione nord-sud.Una stazione che dunque è metafora della continua crescita della capitale tedesca.La Brandenburger Tor (La Porta di Brandeburgo) è uno snodo di epoche, passaggio di incontro della storia della metropoli tedesca, simboleggiante ora l'unità, è una tappa assolutamente obbligatoria.Una gigantesca porta che nel passato rappresentava l'elemento divisorio della città tra la parte est e la parte ovest. Dalla caduta del Muro è invece simbolo dell'unità tedesca.L'opera architettonica, di pietra arenaria, rientra nel cosiddetto "classicismo tedesco".È ispirata ai propilei [1] dell'antica Acropoli di Atene. Sui lati sono posizionate sei possenti colonne doriche che sorreggono la trave trasversale profonda undici metri, e che creano cinque passaggi. (da: Orazio Labbate, "Berlino: una metropoli tra storia e modernità", "Il Sole 24 ore") Quale delle seguenti affermazioni in riferimento alla Porta di Brandeburgo è deducibile dal testo?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Blair Hedges, biologo dell'Università della Pennsylvania, ha una passione per il "mini": dopo aver scoperto nel 2001 il più piccolo geko del mondo e aver partecipato nel 1993 alla ricerca della rana più piccola del mondo, poco tempo fa ha trovato, sull'isola di Barbados, il serpente più piccolo del mondo. "Il Leptotyphlops carlae stava riposando tranquillamente sotto un sasso: l'ho girato ed è venuto fuori", afferma Hedges, che tiene a precisare come il suo coinvolgimento nella scoperta di altre mini specie sia assolutamente casuale. Il ricercatore trascorre infatti molto tempo sull'isola alla ricerca di nuovi animali. Il minuscolo serpente sta comodamente su una moneta da 25 cent, il cui diametro è di 2,4 cm. Il "Leptotyphlops carlae" non è comunque il rettile più piccolo del mondo: questo primato spetta allo "Sphaerodactylus ariasae", un piccolo geko che può stare su una moneta da 10 cent. (Archivio Selexi) Secondo quanto riportato nel brano, Blair Hedges:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Blair Hedges, biologo dell'Università della Pennsylvania, ha una passione per il "mini": dopo aver scoperto nel 2001 il più piccolo geko del mondo e aver partecipato nel 1993 alla ricerca della rana più piccola del mondo, poco tempo fa ha trovato, sull'isola di Barbados, il serpente più piccolo del mondo. "Il Leptotyphlops carlae stava riposando tranquillamente sotto un sasso: l'ho girato ed è venuto fuori", afferma Hedges, che tiene a precisare come il suo coinvolgimento nella scoperta di altre mini specie sia assolutamente casuale. Il ricercatore trascorre infatti molto tempo sull'isola alla ricerca di nuovi animali. Il minuscolo serpente sta comodamente su una moneta da 25 cent, il cui diametro è di 2,4 cm. Il "Leptotyphlops carlae" non è comunque il rettile più piccolo del mondo: questo primato spetta allo "Sphaerodactylus ariasae", un piccolo geko che può stare su una moneta da 10 cent. (Archivio Selexi) Secondo quanto riportato nel brano, cos'ha scoperto Blair Hedges nel 2001?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Blair Hedges, biologo dell'Università della Pennsylvania, ha una passione per il "mini": dopo aver scoperto nel 2001 il più piccolo geko del mondo e aver partecipato nel 1993 alla ricerca della rana più piccola del mondo, poco tempo fa ha trovato, sull'isola di Barbados, il serpente più piccolo del mondo. "Il Leptotyphlops carlae stava riposando tranquillamente sotto un sasso: l'ho girato ed è venuto fuori", afferma Hedges, che tiene a precisare come il suo coinvolgimento nella scoperta di altre mini specie sia assolutamente casuale. Il ricercatore trascorre infatti molto tempo sull'isola alla ricerca di nuovi animali. Il minuscolo serpente sta comodamente su una moneta da 25 cent, il cui diametro è di 2,4 cm. Il "Leptotyphlops carlae" non è comunque il rettile più piccolo del mondo: questo primato spetta allo "Sphaerodactylus ariasae", un piccolo geko che può stare su una moneta da 10 cent. (Archivio Selexi) Secondo quanto riportato nel brano, il mini serpente che ha scoperto Blair Hedges:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Blair Hedges, biologo dell'Università della Pennsylvania, ha una passione per il "mini": dopo aver scoperto nel 2001 il più piccolo geko del mondo e aver partecipato nel 1993 alla ricerca della rana più piccola del mondo, poco tempo fa ha trovato, sull'isola di Barbados, il serpente più piccolo del mondo. "Il Leptotyphlops carlae stava riposando tranquillamente sotto un sasso: l'ho girato ed è venuto fuori", afferma Hedges, che tiene a precisare come il suo coinvolgimento nella scoperta di altre mini specie sia assolutamente casuale. Il ricercatore trascorre infatti molto tempo sull'isola alla ricerca di nuovi animali. Il minuscolo serpente sta comodamente su una moneta da 25 cent, il cui diametro è di 2,4 cm. Il "Leptotyphlops carlae" non è comunque il rettile più piccolo del mondo: questo primato spetta allo "Sphaerodactylus ariasae", un piccolo geko che può stare su una moneta da 10 cent. (Archivio Selexi) Secondo quanto riportato nel brano, quale delle seguenti affermazioni è corretta?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Blair Hedges, biologo dell'Università della Pennsylvania, ha una passione per il "mini": dopo aver scoperto nel 2001 il più piccolo geko del mondo e aver partecipato nel 1993 alla ricerca della rana più piccola del mondo, poco tempo fa ha trovato, sull'isola di Barbados, il serpente più piccolo del mondo. "Il Leptotyphlops carlae stava riposando tranquillamente sotto un sasso: l'ho girato ed è venuto fuori", afferma Hedges, che tiene a precisare come il suo coinvolgimento nella scoperta di altre mini specie sia assolutamente casuale. Il ricercatore trascorre infatti molto tempo sull'isola alla ricerca di nuovi animali. Il minuscolo serpente sta comodamente su una moneta da 25 cent, il cui diametro è di 2,4 cm. Il "Leptotyphlops carlae" non è comunque il rettile più piccolo del mondo: questo primato spetta allo "Sphaerodactylus ariasae", un piccolo geko che può stare su una moneta da 10 cent. (Archivio Selexi) Secondo quanto riportato nel brano, nel 1993 Hedges:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Celiaci e intolleranti al glutine potranno mangiare pasta e farina come tutti gli altri. A consentirlo è il New gluten world, spinoff dell'Università di Foggia che ha messo a punto un processo di "detossificazione" del glutine che non altera le proprietà delle farine ma le rende commestibili anche per i celiaci. "Un'invenzione rivoluzionaria", la definisce la stessa capogruppo del progetto e docente dell'ateneo foggiano Carmela Lamacchia. Non a caso è stata premiata come migliore startup dell'anno al Premio Nazionale Innovazione 2015. "Rivoluzionaria � spiega � perché con un processo chimico semplicissimo e applicabile a livello industriale riesce non a togliere, ma a detossificare il glutine da tutti gli alimenti che lo contengono rendendoli così commestibili, e commerciabili, anche tra i celiaci".Il partner industriale che ha già effettuato le sperimentazioni in vitro sulle cellule linfocitarie intestinali di soggetti celiaci e che nel 2016 con l'Università di New Hampton effettuerà le sperimentazioni in vivo, sui pazienti. Risultati ottenuti anche grazie a una partnership con un'azienda, la Molino Casillo Spa, che sostiene la startup a livello economico (ha già investito oltre un milione e mezzo di euro) e di processo: "Se l'imprenditore non è proiettato verso l'innovazione � commenta Casillo � è difficile avere successo al giorno d'oggi. La crisi ci ha imposto cambiamento e coraggio e questo caso, nel suo piccolo, rappresenta un cambiamento profondo, contro ogni pregiudizio sul Sud retrogrado [1] e gli imprenditori poco aperti al futuro".Quanto tempo serve ancora per trovare il prodotto sul mercato? "Circa 18 mesi per procedere alla fase di preindustrializzazione" conclude Lamacchia. In seguito la startup le proporrà ai produttori di farine e prodotti finiti e nasceranno nuove linee di prodotto che consentiranno a chi è celiaco o intollerante al glutine di mangiare prodotti con caratteristiche sensoriali o nutrizionali identiche a quelli in commercio, ma senza glutine. Non più solo pasta di riso, mais o altri cereali, ma grano. (da: "Rivoluzione in cucina: paste e farine con glutine anche per i celiaci" di Giulia Cimpanelli, "Corriere Innovazione") Quale tra questi NON è un sinonimo di "retrogrado"[1]?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Celiaci e intolleranti al glutine potranno mangiare pasta e farina come tutti gli altri. A consentirlo è il New gluten world, spinoff dell'Università di Foggia che ha messo a punto un processo di "detossificazione" del glutine che non altera le proprietà delle farine ma le rende commestibili anche per i celiaci. "Un'invenzione rivoluzionaria", la definisce la stessa capogruppo del progetto e docente dell'ateneo foggiano Carmela Lamacchia. Non a caso è stata premiata come migliore startup dell'anno al Premio Nazionale Innovazione 2015. "Rivoluzionaria � spiega � perché con un processo chimico semplicissimo e applicabile a livello industriale riesce non a togliere, ma a detossificare il glutine da tutti gli alimenti che lo contengono rendendoli così commestibili, e commerciabili, anche tra i celiaci".Il partner industriale che ha già effettuato le sperimentazioni in vitro sulle cellule linfocitarie intestinali di soggetti celiaci e che nel 2016 con l'Università di New Hampton effettuerà le sperimentazioni in vivo, sui pazienti. Risultati ottenuti anche grazie a una partnership con un'azienda, la Molino Casillo Spa, che sostiene la startup a livello economico (ha già investito oltre un milione e mezzo di euro) e di processo: "Se l'imprenditore non è proiettato verso l'innovazione � commenta Casillo � è difficile avere successo al giorno d'oggi. La crisi ci ha imposto cambiamento e coraggio e questo caso, nel suo piccolo, rappresenta un cambiamento profondo, contro ogni pregiudizio sul Sud retrogrado [1] e gli imprenditori poco aperti al futuro".Quanto tempo serve ancora per trovare il prodotto sul mercato? "Circa 18 mesi per procedere alla fase di preindustrializzazione" conclude Lamacchia. In seguito la startup le proporrà ai produttori di farine e prodotti finiti e nasceranno nuove linee di prodotto che consentiranno a chi è celiaco o intollerante al glutine di mangiare prodotti con caratteristiche sensoriali o nutrizionali identiche a quelli in commercio, ma senza glutine. Non più solo pasta di riso, mais o altri cereali, ma grano. (da: "Rivoluzione in cucina: paste e farine con glutine anche per i celiaci" di Giulia Cimpanelli, "Corriere Innovazione") Il processo di lavorazione elaborato dalla startup prevede:
RISPOSTA   Domanda difficile Leggere attentamente il seguente brano. Celiaci e intolleranti al glutine potranno mangiare pasta e farina come tutti gli altri. A consentirlo è il New gluten world, spinoff dell'Università di Foggia che ha messo a punto un processo di "detossificazione" del glutine che non altera le proprietà delle farine ma le rende commestibili anche per i celiaci. "Un'invenzione rivoluzionaria", la definisce la stessa capogruppo del progetto e docente dell'ateneo foggiano Carmela Lamacchia. Non a caso è stata premiata come migliore startup dell'anno al Premio Nazionale Innovazione 2015. "Rivoluzionaria � spiega � perché con un processo chimico semplicissimo e applicabile a livello industriale riesce non a togliere, ma a detossificare il glutine da tutti gli alimenti che lo contengono rendendoli così commestibili, e commerciabili, anche tra i celiaci".Il partner industriale che ha già effettuato le sperimentazioni in vitro sulle cellule linfocitarie intestinali di soggetti celiaci e che nel 2016 con l'Università di New Hampton effettuerà le sperimentazioni in vivo, sui pazienti. Risultati ottenuti anche grazie a una partnership con un'azienda, la Molino Casillo Spa, che sostiene la startup a livello economico (ha già investito oltre un milione e mezzo di euro) e di processo: "Se l'imprenditore non è proiettato verso l'innovazione � commenta Casillo � è difficile avere successo al giorno d'oggi. La crisi ci ha imposto cambiamento e coraggio e questo caso, nel suo piccolo, rappresenta un cambiamento profondo, contro ogni pregiudizio sul Sud retrogrado [1] e gli imprenditori poco aperti al futuro".Quanto tempo serve ancora per trovare il prodotto sul mercato? "Circa 18 mesi per procedere alla fase di preindustrializzazione" conclude Lamacchia. In seguito la startup le proporrà ai produttori di farine e prodotti finiti e nasceranno nuove linee di prodotto che consentiranno a chi è celiaco o intollerante al glutine di mangiare prodotti con caratteristiche sensoriali o nutrizionali identiche a quelli in commercio, ma senza glutine. Non più solo pasta di riso, mais o altri cereali, ma grano. (da: "Rivoluzione in cucina: paste e farine con glutine anche per i celiaci" di Giulia Cimpanelli, "Corriere Innovazione") Quale tra le seguenti affermazioni NON è deducibile dal brano?
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Celiaci e intolleranti al glutine potranno mangiare pasta e farina come tutti gli altri. A consentirlo è il New gluten world, spinoff dell'Università di Foggia che ha messo a punto un processo di "detossificazione" del glutine che non altera le proprietà delle farine ma le rende commestibili anche per i celiaci. "Un'invenzione rivoluzionaria", la definisce la stessa capogruppo del progetto e docente dell'ateneo foggiano Carmela Lamacchia. Non a caso è stata premiata come migliore startup dell'anno al Premio Nazionale Innovazione 2015. "Rivoluzionaria � spiega � perché con un processo chimico semplicissimo e applicabile a livello industriale riesce non a togliere, ma a detossificare il glutine da tutti gli alimenti che lo contengono rendendoli così commestibili, e commerciabili, anche tra i celiaci".Il partner industriale che ha già effettuato le sperimentazioni in vitro sulle cellule linfocitarie intestinali di soggetti celiaci e che nel 2016 con l'Università di New Hampton effettuerà le sperimentazioni in vivo, sui pazienti. Risultati ottenuti anche grazie a una partnership con un'azienda, la Molino Casillo Spa, che sostiene la startup a livello economico (ha già investito oltre un milione e mezzo di euro) e di processo: "Se l'imprenditore non è proiettato verso l'innovazione � commenta Casillo � è difficile avere successo al giorno d'oggi. La crisi ci ha imposto cambiamento e coraggio e questo caso, nel suo piccolo, rappresenta un cambiamento profondo, contro ogni pregiudizio sul Sud retrogrado [1] e gli imprenditori poco aperti al futuro".Quanto tempo serve ancora per trovare il prodotto sul mercato? "Circa 18 mesi per procedere alla fase di preindustrializzazione" conclude Lamacchia. In seguito la startup le proporrà ai produttori di farine e prodotti finiti e nasceranno nuove linee di prodotto che consentiranno a chi è celiaco o intollerante al glutine di mangiare prodotti con caratteristiche sensoriali o nutrizionali identiche a quelli in commercio, ma senza glutine. Non più solo pasta di riso, mais o altri cereali, ma grano. (da: "Rivoluzione in cucina: paste e farine con glutine anche per i celiaci" di Giulia Cimpanelli, "Corriere Innovazione") La capogruppo del progetto afferma che:
RISPOSTA    Leggere attentamente il seguente brano. Celiaci e intolleranti al glutine potranno mangiare pasta e farina come tutti gli altri. A consentirlo è il New gluten world, spinoff dell'Università di Foggia che ha messo a punto un processo di "detossificazione" del glutine che non altera le proprietà delle farine ma le rende commestibili anche per i celiaci. "Un'invenzione rivoluzionaria", la definisce la stessa capogruppo del progetto e docente dell'ateneo foggiano Carmela Lamacchia. Non a caso è stata premiata come migliore startup dell'anno al Premio Nazionale Innovazione 2015. "Rivoluzionaria � spiega � perché con un processo chimico semplicissimo e applicabile a livello industriale riesce non a togliere, ma a detossificare il glutine da tutti gli alimenti che lo contengono rendendoli così commestibili, e commerciabili, anche tra i celiaci".Il partner industriale che ha già effettuato le sperimentazioni in vitro sulle cellule linfocitarie intestinali di soggetti celiaci e che nel 2016 con l'Università di New Hampton effettuerà le sperimentazioni in vivo, sui pazienti. Risultati ottenuti anche grazie a una partnership con un'azienda, la Molino Casillo Spa, che sostiene la startup a livello economico (ha già investito oltre un milione e mezzo di euro) e di processo: "Se l'imprenditore non è proiettato verso l'innovazione � commenta Casillo � è difficile avere successo al giorno d'oggi. La crisi ci ha imposto cambiamento e coraggio e questo caso, nel suo piccolo, rappresenta un cambiamento profondo, contro ogni pregiudizio sul Sud retrogrado [1] e gli imprenditori poco aperti al futuro".Quanto tempo serve ancora per trovare il prodotto sul mercato? "Circa 18 mesi per procedere alla fase di preindustrializzazione" conclude Lamacchia. In seguito la startup le proporrà ai produttori di farine e prodotti finiti e nasceranno nuove linee di prodotto che consentiranno a chi è celiaco o intollerante al glutine di mangiare prodotti con caratteristiche sensoriali o nutrizionali identiche a quelli in commercio, ma senza glutine. Non più solo pasta di riso, mais o altri cereali, ma grano. (da: "Rivoluzione in cucina: paste e farine con glutine anche per i celiaci" di Giulia Cimpanelli, "Corriere Innovazione") Quale delle seguenti è una caratteristica della startup deducibile dal testo?

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