Tutte le domande del quiz : Ragionamento critico verbaletratto da:Comune di Napoli / RIPAM Quiz - Concorso pubblico per il reclutamento di 94 istruttori socio-educativi (categoria C, posizione economica C1, codice concorso ISE/NAE)  Esercitati su questo Quiz  |
| RISPOSTA   La Borsa di New York (Nyse) è nata nel 1792 e nel corso dei decenni è diventata il più grande mercato mobiliare del mondo, dove oggi sono quotate sia le grandi, medie e piccole aziende americane, sia i principali gruppi industriali e finanziari europei e asiatici. La presenza delle imprese non americane ha fatto registrare una notevole impennata. Uno dei criteri fondamentali che le imprese devono rispettare per operare nella Borsa di New York è quello della trasparenza. Le possibilità e la facilità di investimento all'interno del mercato della Borsa di New York sono abbastanza agevoli anche per chi opera dall'Europa. La negoziazione dei titoli viene condotta attraverso un meccanismo d'asta tra i membri della borsa (broker), che operano sul mercato su commissione da parte di investitori privati o istituzionali, e alcuni operatori specialisti che hanno la responsabilità di gestire i titoli di una società quotata e che si fanno garanti della transazione (devono cioè coprire eventuali ordini inevasi per evitare forti destabilizzazioni e oscillazioni dei prezzi delle azioni). Questa tipologia di mercato garantisce, in linea di massima, una maggiore stabilità e sicurezza per gli investitori ed un corretto equilibrio tra domanda e offerta. Per aprirsi ulteriormente all'internazionalizzazione il Nyse ha annunciato il graduale passaggio dal sistema dei sedicesimi a quello dei decimali per la quotazione dei titoli. Il sistema dei decimali è adottato da tutte le altre piazze borsistiche mondiali, ma è osteggiato dai broker statunitensi che ritengono di avere maggior potere contrattuale (che si traduce in maggiori margini di guadagno) con il sistema dei sedicesimi. Per evitare forti destabilizzazioni ed oscillazioni dei prezzi delle azioni: |
| RISPOSTA   La Borsa di New York (Nyse) è nata nel 1792 e nel corso dei decenni è diventata il più grande mercato mobiliare del mondo, dove oggi sono quotate sia le grandi, medie e piccole aziende americane, sia i principali gruppi industriali e finanziari europei e asiatici. La presenza delle imprese non americane ha fatto registrare una notevole impennata. Uno dei criteri fondamentali che le imprese devono rispettare per operare nella Borsa di New York è quello della trasparenza. Le possibilità e la facilità di investimento all'interno del mercato della Borsa di New York sono abbastanza agevoli anche per chi opera dall'Europa. La negoziazione dei titoli viene condotta attraverso un meccanismo d'asta tra i membri della borsa (broker), che operano sul mercato su commissione da parte di investitori privati o istituzionali, e alcuni operatori specialisti che hanno la responsabilità di gestire i titoli di una società quotata e che si fanno garanti della transazione (devono cioè coprire eventuali ordini inevasi per evitare forti destabilizzazioni e oscillazioni dei prezzi delle azioni). Questa tipologia di mercato garantisce, in linea di massima, una maggiore stabilità e sicurezza per gli investitori ed un corretto equilibrio tra domanda e offerta. Per aprirsi ulteriormente all'internazionalizzazione il Nyse ha annunciato il graduale passaggio dal sistema dei sedicesimi a quello dei decimali per la quotazione dei titoli. Il sistema dei decimali è adottato da tutte le altre piazze borsistiche mondiali, ma è osteggiato dai broker statunitensi che ritengono di avere maggior potere contrattuale (che si traduce in maggiori margini di guadagno) con il sistema dei sedicesimi. Le scelte annunciate dal Nyse per aprirsi ulteriormente all'internazionalizzazione sono: |
| RISPOSTA   La Borsa di New York (Nyse) è nata nel 1792 e nel corso dei decenni è diventata il più grande mercato mobiliare del mondo, dove oggi sono quotate sia le grandi, medie e piccole aziende americane, sia i principali gruppi industriali e finanziari europei e asiatici. La presenza delle imprese non americane ha fatto registrare una notevole impennata. Uno dei criteri fondamentali che le imprese devono rispettare per operare nella Borsa di New York è quello della trasparenza. Le possibilità e la facilità di investimento all'interno del mercato della Borsa di New York sono abbastanza agevoli anche per chi opera dall'Europa. La negoziazione dei titoli viene condotta attraverso un meccanismo d'asta tra i membri della borsa (broker), che operano sul mercato su commissione da parte di investitori privati o istituzionali, e alcuni operatori specialisti che hanno la responsabilità di gestire i titoli di una società quotata e che si fanno garanti della transazione (devono cioè coprire eventuali ordini inevasi per evitare forti destabilizzazioni e oscillazioni dei prezzi delle azioni). Questa tipologia di mercato garantisce, in linea di massima, una maggiore stabilità e sicurezza per gli investitori ed un corretto equilibrio tra domanda e offerta. Per aprirsi ulteriormente all'internazionalizzazione il Nyse ha annunciato il graduale passaggio dal sistema dei sedicesimi a quello dei decimali per la quotazione dei titoli. Il sistema dei decimali è adottato da tutte le altre piazze borsistiche mondiali, ma è osteggiato dai broker statunitensi che ritengono di avere maggior potere contrattuale (che si traduce in maggiori margini di guadagno) con il sistema dei sedicesimi. Le società che intendono operare nella Borsa di New York devono rispettare alcuni criteri fondamentali, tra i quali: |
| RISPOSTA   La Borsa di New York (Nyse) è nata nel 1792 e nel corso dei decenni è diventata il più grande mercato mobiliare del mondo, dove oggi sono quotate sia le grandi, medie e piccole aziende americane, sia i principali gruppi industriali e finanziari europei e asiatici. La presenza delle imprese non americane ha fatto registrare una notevole impennata. Uno dei criteri fondamentali che le imprese devono rispettare per operare nella Borsa di New York è quello della trasparenza. Le possibilità e la facilità di investimento all'interno del mercato della Borsa di New York sono abbastanza agevoli anche per chi opera dall'Europa. La negoziazione dei titoli viene condotta attraverso un meccanismo d'asta tra i membri della borsa (broker), che operano sul mercato su commissione da parte di investitori privati o istituzionali, e alcuni operatori specialisti che hanno la responsabilità di gestire i titoli di una società quotata e che si fanno garanti della transazione (devono cioè coprire eventuali ordini inevasi per evitare forti destabilizzazioni e oscillazioni dei prezzi delle azioni). Questa tipologia di mercato garantisce, in linea di massima, una maggiore stabilità e sicurezza per gli investitori ed un corretto equilibrio tra domanda e offerta. Per aprirsi ulteriormente all'internazionalizzazione il Nyse ha annunciato il graduale passaggio dal sistema dei sedicesimi a quello dei decimali per la quotazione dei titoli. Il sistema dei decimali è adottato da tutte le altre piazze borsistiche mondiali, ma è osteggiato dai broker statunitensi che ritengono di avere maggior potere contrattuale (che si traduce in maggiori margini di guadagno) con il sistema dei sedicesimi. Con l'intento di aprirsi ancora di più all'internazionalizzazione, il Nyse ha annunciato che: |
RISPOSTA   La Borsa di New York (Nyse) è nata nel 1792 e nel corso dei decenni è diventata il più grande mercato mobiliare del mondo, dove oggi sono quotate sia le grandi, medie e piccole aziende americane, sia i principali gruppi industriali e finanziari europei e asiatici. La presenza delle imprese non americane ha fatto registrare una notevole impennata. Uno dei criteri fondamentali che le imprese devono rispettare per operare nella Borsa di New York è quello della trasparenza. Le possibilità e la facilità di investimento all'interno del mercato della Borsa di New York sono abbastanza agevoli anche per chi opera dall'Europa. La negoziazione dei titoli viene condotta attraverso un meccanismo d'asta tra i membri della borsa (broker), che operano sul mercato su commissione da parte di investitori privati o istituzionali, e alcuni operatori specialisti che hanno la responsabilità di gestire i titoli di una società quotata e che si fanno garanti della transazione (devono cioè coprire eventuali ordini inevasi per evitare forti destabilizzazioni e oscillazioni dei prezzi delle azioni). Questa tipologia di mercato garantisce, in linea di massima, una maggiore stabilità e sicurezza per gli investitori ed un corretto equilibrio tra domanda e offerta. Per aprirsi ulteriormente all'internazionalizzazione il Nyse ha annunciato il graduale passaggio dal sistema dei sedicesimi a quello dei decimali per la quotazione dei titoli. Il sistema dei decimali è adottato da tutte le altre piazze borsistiche mondiali, ma è osteggiato dai broker statunitensi che ritengono di avere maggior potere contrattuale (che si traduce in maggiori margini di guadagno) con il sistema dei sedicesimi. Alla Borsa di New York sono attualmente quotate: |
| RISPOSTA   La bottega dell'orafo, così come la conosciamo oggi, nasce nel corso del XII secolo con l'abbandono dei laboratori di oreficeria all'interno dei monasteri da parte di molti maestri che decidono di trasferirsi nei centri urbani allora in formazione. Si organizzano così le prime corporazioni dell'Arte, inizialmente inscritte in quelle dei fabbri, le quali, oltre a tutelare gli interessi della categoria, garantiscono il committente sui titoli, ovvero la quantità di metallo nobile contenuto nella lega. La quantità di tecniche impiegate dagli orefici medievali dimostra il grado di raffinatezza che era possibile raggiungere. Parte di tali numerosi procedimenti era retaggio della civiltà greco-romana, altri derivavano dalla cosiddetta arte barbarica, altri ancora appartenevano alla tradizione bizantina e araba. Una delle tecniche più diffuse era la fusione: il modello che poteva essere in bronzo, in legno o in cera, veniva immerso in uno strato di sabbia nella quale lasciava la sua impronta vuota, lo stampo, all'interno del quale si faceva colare il metallo fuso; questo una volta raffreddato, veniva tolto dallo stampo per essere ripulito dal getto di fusione e rifinito con le varie tecniche di decorazione. Con questo sistema si ottenevano pochi esemplari dell'oggetto, perché lo stampo si deteriorava presto; quando invece se ne dovevano realizzare molte repliche, come per esempio nel caso delle fibule, si usava uno stampo in pietra. Gli oggetti unici venivano invece creati col metodo della cera persa: al modello in cera veniva collegato un elemento a forma di imbuto, quindi si ricopriva la cera con creta e materiale refrattario impastato con acqua e si lasciava asciugare il tutto. Infine l'impasto veniva scaldato in modo che la cera sciogliesse e al suo posto si colava attraverso l'imbuto il metallo fuso. La cera: |
| RISPOSTA   La bottega dell'orafo, così come la conosciamo oggi, nasce nel corso del XII secolo con l'abbandono dei laboratori di oreficeria all'interno dei monasteri da parte di molti maestri che decidono di trasferirsi nei centri urbani allora in formazione. Si organizzano così le prime corporazioni dell'Arte, inizialmente inscritte in quelle dei fabbri, le quali, oltre a tutelare gli interessi della categoria, garantiscono il committente sui titoli, ovvero la quantità di metallo nobile contenuto nella lega. La quantità di tecniche impiegate dagli orefici medievali dimostra il grado di raffinatezza che era possibile raggiungere. Parte di tali numerosi procedimenti era retaggio della civiltà greco-romana, altri derivavano dalla cosiddetta arte barbarica, altri ancora appartenevano alla tradizione bizantina e araba. Una delle tecniche più diffuse era la fusione: il modello che poteva essere in bronzo, in legno o in cera, veniva immerso in uno strato di sabbia nella quale lasciava la sua impronta vuota, lo stampo, all'interno del quale si faceva colare il metallo fuso; questo una volta raffreddato, veniva tolto dallo stampo per essere ripulito dal getto di fusione e rifinito con le varie tecniche di decorazione. Con questo sistema si ottenevano pochi esemplari dell'oggetto, perché lo stampo si deteriorava presto; quando invece se ne dovevano realizzare molte repliche, come per esempio nel caso delle fibule, si usava uno stampo in pietra. Gli oggetti unici venivano invece creati col metodo della cera persa: al modello in cera veniva collegato un elemento a forma di imbuto, quindi si ricopriva la cera con creta e materiale refrattario impastato con acqua e si lasciava asciugare il tutto. Infine l'impasto veniva scaldato in modo che la cera sciogliesse e al suo posto si colava attraverso l'imbuto il metallo fuso. Un elemento a forma di imbuto: |
| RISPOSTA   La bottega dell'orafo, così come la conosciamo oggi, nasce nel corso del XII secolo con l'abbandono dei laboratori di oreficeria all'interno dei monasteri da parte di molti maestri che decidono di trasferirsi nei centri urbani allora in formazione. Si organizzano così le prime corporazioni dell'Arte, inizialmente inscritte in quelle dei fabbri, le quali, oltre a tutelare gli interessi della categoria, garantiscono il committente sui titoli, ovvero la quantità di metallo nobile contenuto nella lega. La quantità di tecniche impiegate dagli orefici medievali dimostra il grado di raffinatezza che era possibile raggiungere. Parte di tali numerosi procedimenti era retaggio della civiltà greco-romana, altri derivavano dalla cosiddetta arte barbarica, altri ancora appartenevano alla tradizione bizantina e araba. Una delle tecniche più diffuse era la fusione: il modello che poteva essere in bronzo, in legno o in cera, veniva immerso in uno strato di sabbia nella quale lasciava la sua impronta vuota, lo stampo, all'interno del quale si faceva colare il metallo fuso; questo una volta raffreddato, veniva tolto dallo stampo per essere ripulito dal getto di fusione e rifinito con le varie tecniche di decorazione. Con questo sistema si ottenevano pochi esemplari dell'oggetto, perché lo stampo si deteriorava presto; quando invece se ne dovevano realizzare molte repliche, come per esempio nel caso delle fibule, si usava uno stampo in pietra. Gli oggetti unici venivano invece creati col metodo della cera persa: al modello in cera veniva collegato un elemento a forma di imbuto, quindi si ricopriva la cera con creta e materiale refrattario impastato con acqua e si lasciava asciugare il tutto. Infine l'impasto veniva scaldato in modo che la cera sciogliesse e al suo posto si colava attraverso l'imbuto il metallo fuso. Le corporazioni dell'Arte: |
RISPOSTA   La bottega dell'orafo, così come la conosciamo oggi, nasce nel corso del XII secolo con l'abbandono dei laboratori di oreficeria all'interno dei monasteri da parte di molti maestri che decidono di trasferirsi nei centri urbani allora in formazione. Si organizzano così le prime corporazioni dell'Arte, inizialmente inscritte in quelle dei fabbri, le quali, oltre a tutelare gli interessi della categoria, garantiscono il committente sui titoli, ovvero la quantità di metallo nobile contenuto nella lega. La quantità di tecniche impiegate dagli orefici medievali dimostra il grado di raffinatezza che era possibile raggiungere. Parte di tali numerosi procedimenti era retaggio della civiltà greco-romana, altri derivavano dalla cosiddetta arte barbarica, altri ancora appartenevano alla tradizione bizantina e araba. Una delle tecniche più diffuse era la fusione: il modello che poteva essere in bronzo, in legno o in cera, veniva immerso in uno strato di sabbia nella quale lasciava la sua impronta vuota, lo stampo, all'interno del quale si faceva colare il metallo fuso; questo una volta raffreddato, veniva tolto dallo stampo per essere ripulito dal getto di fusione e rifinito con le varie tecniche di decorazione. Con questo sistema si ottenevano pochi esemplari dell'oggetto, perché lo stampo si deteriorava presto; quando invece se ne dovevano realizzare molte repliche, come per esempio nel caso delle fibule, si usava uno stampo in pietra. Gli oggetti unici venivano invece creati col metodo della cera persa: al modello in cera veniva collegato un elemento a forma di imbuto, quindi si ricopriva la cera con creta e materiale refrattario impastato con acqua e si lasciava asciugare il tutto. Infine l'impasto veniva scaldato in modo che la cera sciogliesse e al suo posto si colava attraverso l'imbuto il metallo fuso. Prima del XII secolo, nei monasteri: |
| RISPOSTA   La bottega dell'orafo, così come la conosciamo oggi, nasce nel corso del XII secolo con l'abbandono dei laboratori di oreficeria all'interno dei monasteri da parte di molti maestri che decidono di trasferirsi nei centri urbani allora in formazione. Si organizzano così le prime corporazioni dell'Arte, inizialmente inscritte in quelle dei fabbri, le quali, oltre a tutelare gli interessi della categoria, garantiscono il committente sui titoli, ovvero la quantità di metallo nobile contenuto nella lega. La quantità di tecniche impiegate dagli orefici medievali dimostra il grado di raffinatezza che era possibile raggiungere. Parte di tali numerosi procedimenti era retaggio della civiltà greco-romana, altri derivavano dalla cosiddetta arte barbarica, altri ancora appartenevano alla tradizione bizantina e araba. Una delle tecniche più diffuse era la fusione: il modello che poteva essere in bronzo, in legno o in cera, veniva immerso in uno strato di sabbia nella quale lasciava la sua impronta vuota, lo stampo, all'interno del quale si faceva colare il metallo fuso; questo una volta raffreddato, veniva tolto dallo stampo per essere ripulito dal getto di fusione e rifinito con le varie tecniche di decorazione. Con questo sistema si ottenevano pochi esemplari dell'oggetto, perché lo stampo si deteriorava presto; quando invece se ne dovevano realizzare molte repliche, come per esempio nel caso delle fibule, si usava uno stampo in pietra. Gli oggetti unici venivano invece creati col metodo della cera persa: al modello in cera veniva collegato un elemento a forma di imbuto, quindi si ricopriva la cera con creta e materiale refrattario impastato con acqua e si lasciava asciugare il tutto. Infine l'impasto veniva scaldato in modo che la cera sciogliesse e al suo posto si colava attraverso l'imbuto il metallo fuso. Per creare un oggetto unico: |
| RISPOSTA   La capacità di memorizzare è precoce, anche se in rapporto a diversi tipi di memoria. La memoria del lattante è inizialmente di tipo procedurale, vale a dire associa sensazioni e movimenti che gli sono utili per organizzare semplici atti motori. La memoria procedurale è molto duratura e alcuni ricordi di questo tipo non si disintegrano mai (come andare in bicicletta). Le memorie "semantiche", associate ai significati, si sviluppano invece più tardivamente e sono legate al linguaggio: queste memorie sono meno stabili. La memoria a breve termine, detta anche "memoria di lavoro", è una sorta di lista della spesa che viene dimenticata non appena ne abbiamo fatto uso. Questo tipo di memoria ha una capacità di circa sei-sette elementi di informazione che possono riguardare le cose più diverse. La memoria dichiarativa, a lungo termine, è quella alla quale affidiamo episodi della nostra vita o l'apprendimento di concetti e si basa su modifiche delle trame nervose: ad esempio, sulla produzione di nuovi contatti (sinapsi) tra neuroni o sulla ristrutturazione di una rete nervosa che assume una nuova conformazione. I ricordi sono distribuiti nei circuiti nervosi della corteccia: non esiste un'unica sede della memoria anche se alcuni aspetti della memoria visiva dipendono dalla corteccia visiva e alcuni aspetti della memoria uditiva dalla corteccia uditiva. La rete nervosa assume una nuova conformazione: |
| RISPOSTA   La capacità di memorizzare è precoce, anche se in rapporto a diversi tipi di memoria. La memoria del lattante è inizialmente di tipo procedurale, vale a dire associa sensazioni e movimenti che gli sono utili per organizzare semplici atti motori. La memoria procedurale è molto duratura e alcuni ricordi di questo tipo non si disintegrano mai (come andare in bicicletta). Le memorie "semantiche", associate ai significati, si sviluppano invece più tardivamente e sono legate al linguaggio: queste memorie sono meno stabili. La memoria a breve termine, detta anche "memoria di lavoro", è una sorta di lista della spesa che viene dimenticata non appena ne abbiamo fatto uso. Questo tipo di memoria ha una capacità di circa sei-sette elementi di informazione che possono riguardare le cose più diverse. La memoria dichiarativa, a lungo termine, è quella alla quale affidiamo episodi della nostra vita o l'apprendimento di concetti e si basa su modifiche delle trame nervose: ad esempio, sulla produzione di nuovi contatti (sinapsi) tra neuroni o sulla ristrutturazione di una rete nervosa che assume una nuova conformazione. I ricordi sono distribuiti nei circuiti nervosi della corteccia: non esiste un'unica sede della memoria anche se alcuni aspetti della memoria visiva dipendono dalla corteccia visiva e alcuni aspetti della memoria uditiva dalla corteccia uditiva. La memoria che immagazzina episodi della nostra vita: |
RISPOSTA   La capacità di memorizzare è precoce, anche se in rapporto a diversi tipi di memoria. La memoria del lattante è inizialmente di tipo procedurale, vale a dire associa sensazioni e movimenti che gli sono utili per organizzare semplici atti motori. La memoria procedurale è molto duratura e alcuni ricordi di questo tipo non si disintegrano mai (come andare in bicicletta). Le memorie "semantiche", associate ai significati, si sviluppano invece più tardivamente e sono legate al linguaggio: queste memorie sono meno stabili. La memoria a breve termine, detta anche "memoria di lavoro", è una sorta di lista della spesa che viene dimenticata non appena ne abbiamo fatto uso. Questo tipo di memoria ha una capacità di circa sei-sette elementi di informazione che possono riguardare le cose più diverse. La memoria dichiarativa, a lungo termine, è quella alla quale affidiamo episodi della nostra vita o l'apprendimento di concetti e si basa su modifiche delle trame nervose: ad esempio, sulla produzione di nuovi contatti (sinapsi) tra neuroni o sulla ristrutturazione di una rete nervosa che assume una nuova conformazione. I ricordi sono distribuiti nei circuiti nervosi della corteccia: non esiste un'unica sede della memoria anche se alcuni aspetti della memoria visiva dipendono dalla corteccia visiva e alcuni aspetti della memoria uditiva dalla corteccia uditiva. Ci si dimentica presto: |
| RISPOSTA   La capacità di memorizzare è precoce, anche se in rapporto a diversi tipi di memoria. La memoria del lattante è inizialmente di tipo procedurale, vale a dire associa sensazioni e movimenti che gli sono utili per organizzare semplici atti motori. La memoria procedurale è molto duratura e alcuni ricordi di questo tipo non si disintegrano mai (come andare in bicicletta). Le memorie "semantiche", associate ai significati, si sviluppano invece più tardivamente e sono legate al linguaggio: queste memorie sono meno stabili. La memoria a breve termine, detta anche "memoria di lavoro", è una sorta di lista della spesa che viene dimenticata non appena ne abbiamo fatto uso. Questo tipo di memoria ha una capacità di circa sei-sette elementi di informazione che possono riguardare le cose più diverse. La memoria dichiarativa, a lungo termine, è quella alla quale affidiamo episodi della nostra vita o l'apprendimento di concetti e si basa su modifiche delle trame nervose: ad esempio, sulla produzione di nuovi contatti (sinapsi) tra neuroni o sulla ristrutturazione di una rete nervosa che assume una nuova conformazione. I ricordi sono distribuiti nei circuiti nervosi della corteccia: non esiste un'unica sede della memoria anche se alcuni aspetti della memoria visiva dipendono dalla corteccia visiva e alcuni aspetti della memoria uditiva dalla corteccia uditiva. La memoria dichiarativa: |
| RISPOSTA   La capacità di memorizzare è precoce, anche se in rapporto a diversi tipi di memoria. La memoria del lattante è inizialmente di tipo procedurale, vale a dire associa sensazioni e movimenti che gli sono utili per organizzare semplici atti motori. La memoria procedurale è molto duratura e alcuni ricordi di questo tipo non si disintegrano mai (come andare in bicicletta). Le memorie "semantiche", associate ai significati, si sviluppano invece più tardivamente e sono legate al linguaggio: queste memorie sono meno stabili. La memoria a breve termine, detta anche "memoria di lavoro", è una sorta di lista della spesa che viene dimenticata non appena ne abbiamo fatto uso. Questo tipo di memoria ha una capacità di circa sei-sette elementi di informazione che possono riguardare le cose più diverse. La memoria dichiarativa, a lungo termine, è quella alla quale affidiamo episodi della nostra vita o l'apprendimento di concetti e si basa su modifiche delle trame nervose: ad esempio, sulla produzione di nuovi contatti (sinapsi) tra neuroni o sulla ristrutturazione di una rete nervosa che assume una nuova conformazione. I ricordi sono distribuiti nei circuiti nervosi della corteccia: non esiste un'unica sede della memoria anche se alcuni aspetti della memoria visiva dipendono dalla corteccia visiva e alcuni aspetti della memoria uditiva dalla corteccia uditiva. I ricordi: |
| RISPOSTA   La Coppa di Licurgo è un vaso di vetro del quarto secolo d.C., di fattura romana, conservato al British Museum di Londra. Ha una proprietà particolare: esposto in piena luce è verde, ma in trasparenza, quando la luce lo attraversa, è di un colore rosso rubino intenso. Per fabbricare oggetti di questo tipo, gli artigiani romani aggiungevano al vetro fuso la «porpora di Cassio», un composto a base di polvere d'oro. Modellavano il vaso e lo lasciavano raffreddare. Poi lo riscaldavano di nuovo fino a 500-700 gradi e rapidamente lo immergevano nell'acqua fredda. Nella struttura amorfa del vetro si formavano minuscoli agglomerati d'oro che riflettevano la luce in modo tale da produrre la stupefacente colorazione rossa. La tecnica fu riscoperta in Europa nel XVII secolo e viene usata ancora oggi dai maestri vetrai di tutto il mondo che, al posto della «porpora di Cassio», mescolano al vetro fuso una soluzione di acido tetracloroaurico. Ora, alcuni ricercatori dell'Università di Venezia hanno analizzato la composizione del vetro cangiante e hanno descritto il processo chimico responsabile del fenomeno. Gli autori della ricerca hanno esaminato il vetro con una tecnica nota come spettroscopia Mossbauer, che permette di determinare a livello atomico la struttura di alcuni materiali. Hanno scoperto che nella prima fase della lavorazione, quando il vaso prende forma, l'oro si diffonde nella matrice di vetro sotto forma di atomi ossidati che non influiscono sulle proprietà ottiche del materiale. Per questo l'oggetto, appena solidificato, è incolore. Quando viene riscaldato per la seconda volta e poi repentinamente raffreddato, gli atomi d'oro si liberano dal legame con l'ossigeno e si riuniscono a formare particelle di metallo di dimensioni variabili da 5 a 20 nanometri. Una delle particolarità della Coppa di Licurgo: |
| RISPOSTA   La Coppa di Licurgo è un vaso di vetro del quarto secolo d.C., di fattura romana, conservato al British Museum di Londra. Ha una proprietà particolare: esposto in piena luce è verde, ma in trasparenza, quando la luce lo attraversa, è di un colore rosso rubino intenso. Per fabbricare oggetti di questo tipo, gli artigiani romani aggiungevano al vetro fuso la «porpora di Cassio», un composto a base di polvere d'oro. Modellavano il vaso e lo lasciavano raffreddare. Poi lo riscaldavano di nuovo fino a 500-700 gradi e rapidamente lo immergevano nell'acqua fredda. Nella struttura amorfa del vetro si formavano minuscoli agglomerati d'oro che riflettevano la luce in modo tale da produrre la stupefacente colorazione rossa. La tecnica fu riscoperta in Europa nel XVII secolo e viene usata ancora oggi dai maestri vetrai di tutto il mondo che, al posto della «porpora di Cassio», mescolano al vetro fuso una soluzione di acido tetracloroaurico. Ora, alcuni ricercatori dell'Università di Venezia hanno analizzato la composizione del vetro cangiante e hanno descritto il processo chimico responsabile del fenomeno. Gli autori della ricerca hanno esaminato il vetro con una tecnica nota come spettroscopia Mossbauer, che permette di determinare a livello atomico la struttura di alcuni materiali. Hanno scoperto che nella prima fase della lavorazione, quando il vaso prende forma, l'oro si diffonde nella matrice di vetro sotto forma di atomi ossidati che non influiscono sulle proprietà ottiche del materiale. Per questo l'oggetto, appena solidificato, è incolore. Quando viene riscaldato per la seconda volta e poi repentinamente raffreddato, gli atomi d'oro si liberano dal legame con l'ossigeno e si riuniscono a formare particelle di metallo di dimensioni variabili da 5 a 20 nanometri. La colorazione rossa della Coppa di Licurgo: |
RISPOSTA   La Coppa di Licurgo è un vaso di vetro del quarto secolo d.C., di fattura romana, conservato al British Museum di Londra. Ha una proprietà particolare: esposto in piena luce è verde, ma in trasparenza, quando la luce lo attraversa, è di un colore rosso rubino intenso. Per fabbricare oggetti di questo tipo, gli artigiani romani aggiungevano al vetro fuso la «porpora di Cassio», un composto a base di polvere d'oro. Modellavano il vaso e lo lasciavano raffreddare. Poi lo riscaldavano di nuovo fino a 500-700 gradi e rapidamente lo immergevano nell'acqua fredda. Nella struttura amorfa del vetro si formavano minuscoli agglomerati d'oro che riflettevano la luce in modo tale da produrre la stupefacente colorazione rossa. La tecnica fu riscoperta in Europa nel XVII secolo e viene usata ancora oggi dai maestri vetrai di tutto il mondo che, al posto della «porpora di Cassio», mescolano al vetro fuso una soluzione di acido tetracloroaurico. Ora, alcuni ricercatori dell'Università di Venezia hanno analizzato la composizione del vetro cangiante e hanno descritto il processo chimico responsabile del fenomeno. Gli autori della ricerca hanno esaminato il vetro con una tecnica nota come spettroscopia Mossbauer, che permette di determinare a livello atomico la struttura di alcuni materiali. Hanno scoperto che nella prima fase della lavorazione, quando il vaso prende forma, l'oro si diffonde nella matrice di vetro sotto forma di atomi ossidati che non influiscono sulle proprietà ottiche del materiale. Per questo l'oggetto, appena solidificato, è incolore. Quando viene riscaldato per la seconda volta e poi repentinamente raffreddato, gli atomi d'oro si liberano dal legame con l'ossigeno e si riuniscono a formare particelle di metallo di dimensioni variabili da 5 a 20 nanometri. Alcuni ricercatori hanno descritto la composizione di questo vetro: |
| RISPOSTA   La Coppa di Licurgo è un vaso di vetro del quarto secolo d.C., di fattura romana, conservato al British Museum di Londra. Ha una proprietà particolare: esposto in piena luce è verde, ma in trasparenza, quando la luce lo attraversa, è di un colore rosso rubino intenso. Per fabbricare oggetti di questo tipo, gli artigiani romani aggiungevano al vetro fuso la «porpora di Cassio», un composto a base di polvere d'oro. Modellavano il vaso e lo lasciavano raffreddare. Poi lo riscaldavano di nuovo fino a 500-700 gradi e rapidamente lo immergevano nell'acqua fredda. Nella struttura amorfa del vetro si formavano minuscoli agglomerati d'oro che riflettevano la luce in modo tale da produrre la stupefacente colorazione rossa. La tecnica fu riscoperta in Europa nel XVII secolo e viene usata ancora oggi dai maestri vetrai di tutto il mondo che, al posto della «porpora di Cassio», mescolano al vetro fuso una soluzione di acido tetracloroaurico. Ora, alcuni ricercatori dell'Università di Venezia hanno analizzato la composizione del vetro cangiante e hanno descritto il processo chimico responsabile del fenomeno. Gli autori della ricerca hanno esaminato il vetro con una tecnica nota come spettroscopia Mossbauer, che permette di determinare a livello atomico la struttura di alcuni materiali. Hanno scoperto che nella prima fase della lavorazione, quando il vaso prende forma, l'oro si diffonde nella matrice di vetro sotto forma di atomi ossidati che non influiscono sulle proprietà ottiche del materiale. Per questo l'oggetto, appena solidificato, è incolore. Quando viene riscaldato per la seconda volta e poi repentinamente raffreddato, gli atomi d'oro si liberano dal legame con l'ossigeno e si riuniscono a formare particelle di metallo di dimensioni variabili da 5 a 20 nanometri. Attraverso l'utilizzo della spettroscopia: |
RISPOSTA   La Coppa di Licurgo è un vaso di vetro del quarto secolo d.C., di fattura romana, conservato al British Museum di Londra. Ha una proprietà particolare: esposto in piena luce è verde, ma in trasparenza, quando la luce lo attraversa, è di un colore rosso rubino intenso. Per fabbricare oggetti di questo tipo, gli artigiani romani aggiungevano al vetro fuso la «porpora di Cassio», un composto a base di polvere d'oro. Modellavano il vaso e lo lasciavano raffreddare. Poi lo riscaldavano di nuovo fino a 500-700 gradi e rapidamente lo immergevano nell'acqua fredda. Nella struttura amorfa del vetro si formavano minuscoli agglomerati d'oro che riflettevano la luce in modo tale da produrre la stupefacente colorazione rossa. La tecnica fu riscoperta in Europa nel XVII secolo e viene usata ancora oggi dai maestri vetrai di tutto il mondo che, al posto della «porpora di Cassio», mescolano al vetro fuso una soluzione di acido tetracloroaurico. Ora, alcuni ricercatori dell'Università di Venezia hanno analizzato la composizione del vetro cangiante e hanno descritto il processo chimico responsabile del fenomeno. Gli autori della ricerca hanno esaminato il vetro con una tecnica nota come spettroscopia Mossbauer, che permette di determinare a livello atomico la struttura di alcuni materiali. Hanno scoperto che nella prima fase della lavorazione, quando il vaso prende forma, l'oro si diffonde nella matrice di vetro sotto forma di atomi ossidati che non influiscono sulle proprietà ottiche del materiale. Per questo l'oggetto, appena solidificato, è incolore. Quando viene riscaldato per la seconda volta e poi repentinamente raffreddato, gli atomi d'oro si liberano dal legame con l'ossigeno e si riuniscono a formare particelle di metallo di dimensioni variabili da 5 a 20 nanometri. Per la fabbricazione di questi oggetti, i romani: |
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La Borsa di New York (Nyse) è nata nel 1792 e nel corso dei decenni è diventata il più grande mercato mobiliare del mondo, dove oggi sono quotate sia le grandi, medie e piccole aziende americane, sia i principali gruppi industriali e finanziari europei e asiatici. La presenza delle imprese non americane ha fatto registrare una notevole impennata. Uno dei criteri fondamentali che le imprese devono rispettare per operare nella Borsa di New York è quello della trasparenza. Le possibilità e la facilità di investimento all'interno del mercato della Borsa di New York sono abbastanza agevoli anche per chi opera dall'Europa. La negoziazione dei titoli viene condotta attraverso un meccanismo d'asta tra i membri della borsa (broker), che operano sul mercato su commissione da parte di investitori privati o istituzionali, e alcuni operatori specialisti che hanno la responsabilità di gestire i titoli di una società quotata e che si fanno garanti della transazione (devono cioè coprire eventuali ordini inevasi per evitare forti destabilizzazioni e oscillazioni dei prezzi delle azioni). Questa tipologia di mercato garantisce, in linea di massima, una maggiore stabilità e sicurezza per gli investitori ed un corretto equilibrio tra domanda e offerta. Per aprirsi ulteriormente all'internazionalizzazione il Nyse ha annunciato il graduale passaggio dal sistema dei sedicesimi a quello dei decimali per la quotazione dei titoli. Il sistema dei decimali è adottato da tutte le altre piazze borsistiche mondiali, ma è osteggiato dai broker statunitensi che ritengono di avere maggior potere contrattuale (che si traduce in maggiori margini di guadagno) con il sistema dei sedicesimi. Alla Borsa di New York sono attualmente quotate: